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martedì 30 giugno 2026

I film del mese (Giugno 2026)

Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è intitolato "Cinema Europa", contenente quattro film "Vintage" di produzione e direzione europea. 

Io sono nessuno 2 (Azione/Commedia 2025) - Il film ripropone quasi alla lettera la formula del primo capitolo: stessi personaggi, stessa ironia, stessa struttura fatta di combattimenti continui e zero fronzoli narrativi. L'effetto sorpresa però è svanito, e il risultato è inevitabilmente meno incisivo. L'azione resta solida, ben coreografata e sempre divertente, ma la trama è esile e la villain interpretata da Sharon Stone è troppo caricata per lasciare davvero il segno. Timo Tjahjanto (che torna dopo il deludente The Big 4) dirige con ritmo e mestiere, ma qui sembra limitarsi a replicare ciò che funzionava, senza l'energia fresca e un po' folle che aveva reso il primo film così immediato e sorprendente. Pur essendo una spanna sotto al predecessore, rimane un prodotto frizzante, esagerato quanto basta e perfettamente fedele allo spirito originale. Voto: 6+

Cinque secondi (Dramma 2025) - Paolo Virzì mette in scena due film in uno: da un lato il dramma cupo di un avvocato divorato dal senso di colpa per la morte della figlia, dall'altro la vicenda più leggera (e molto più debole) di un misantropo circondato da giovani hyppie intenti a recuperare una vigna. La prima parte funziona pur muovendosi su binari già noti, mentre la seconda scivola in una banalità quasi farsesca. Valerio Mastandrea regge l'intero impianto con una prova intensa e solitaria, Valeria Bruni Tedeschi a intermittenza. Dopo il pessimo Un altro ferragosto, il film rappresenta comunque un passo avanti, pur restando lontano dai momenti migliori del regista. La regia è gentile ma poco incisiva, i ritmi dilatati e la catarsi emotiva manca del tutto (giusto cinque secondi), mentre la direzione dei giovani attori risulta spesso incerta. Voto: 5,5

Le Déluge (Dramma 2024) - Film storico asciutto e rigoroso che ricostruisce gli ultimi giorni di Luigi XVI e Maria Antonietta, concentrandosi più sulla dimensione psicologica che sul contesto rivoluzionario. Gianluca Jodice (il regista de Il cattivo poeta) sceglie un impianto quasi teatrale, fatto di interni claustrofobici e atmosfere plumbee, dove i due sovrani appaiono come spettri in attesa del proprio destino. Funziona soprattutto il ritratto del re, fragile, dimesso e dignitoso, in contrasto con l'ostinazione della consorte. Le interpretazioni di Guillaume Canet e Mélanie Laurent sono solide e misurate, capaci di reggere un racconto privo di enfasi. La messa in scena è elegante, sobria, visivamente curata, anche se la narrazione procede senza particolari guizzi. Un'opera composta, riflessiva, che illumina un frammento di storia spesso trascurato. Voto: 6

No Other Choice - Non c'è altra scelta (Thriller 2025) - Park Chan-wook firma un'opera ambiziosa che non raggiunge l'emotività di Decision to Leave, ma conferma ancora una volta la sua solidità registica. Il mix di thriller, satira sociale e commedia nera funziona, pur con alcuni difetti tipici del cinema coreano: durata eccessiva, dialoghi prolissi e un grottesco talvolta sopra le righe. La storia non è nuova, ma acquista forza grazie alla messa in scena scintillante, alla gestione della tensione e a un protagonista straordinario come Lee Byung‑hun. L'alternanza tra dramma, pulp e farsa è volutamente instabile e genera momenti di grande impatto, soprattutto nella seconda metà. Tecnicamente d'alto livello, cast di contorno compreso. Un'opera imperfetta ma potente, feroce nella critica al capitalismo e lucidissima nel suo sguardo sul presente. Voto: 7

The Running Man (Azione/Sci-fi 2025) - Edgar Wright firma un action solido e divertente, anche se meno personale del solito. La premessa alla Running Man funziona e offre una critica ai media e ai social, pur restando prevedibile e superficiale. Glen Powell regge il film con carisma, mentre il resto del cast è meno incisivo. L'azione è frenetica, le atmosfere retro‑distopiche riuscite, ma il tono oscilla troppo tra satira, grottesco e thriller. Qualche sequenza brillante c'è, ma la seconda parte perde mordente e il finale è affrettato. Resta un intrattenimento efficace, ben confezionato, ma senza quel guizzo (già mancante in Ultima notte a Soho) che ci si aspetta da Wright. Voto: 6

Sentimental Value (Dramma/Commedia 2025) - Dramma familiare intimo e misurato, dove l'inizio e il finale colpiscono mentre la parte centrale si perde in qualche prolissità e in un montaggio poco fluido. Al centro c’è il tentativo di un padre regista di ricucire un rapporto spezzato usando l'unico linguaggio che conosce: quello della drammaturgia. Joachim Trier sceglie di nuovo (dopo La persona peggiore del mondo) il volto di Renate Reinsve, qui efficace nel restituire fragilità e distanza, anche se il personaggio rimane volutamente poco approfondito. Stellan Skarsgård offre una prova magnetica, mentre la sorella funge da ponte emotivo tra rancori e possibilità di guarigione. La regia è elegante ma un po' algida, più ammirevole che davvero coinvolgente. Un'opera imperfetta, lineare, che emoziona a tratti ma che lascia poco. Voto: 6,5

lunedì 11 gennaio 2021

I film del periodo (14 Dicembre 2020-6 Gennaio 2021)

Dovete scusarmi ma mi sono dimenticato l'ultima volta, in quella inerente ai film di Natale visti durante le ultime feste natalizie (qui), di comunicarvi un'altra importante novità concernente la nuova filosofia e le nuove modalità di organizzazione del blog, e nello specifico relativo alle recensioni cinematografiche. Infatti, come potete già notare, è sparito il semaforo, né verde, né giallo, né rosso. Difatti, a volte capitava che io dovessi vedere 30 film prima di trovare un film che potesse rientrare nella categoria del verde, e questa cosa mi scocciava. Così ho fatto la scelta più ovvia, eliminare questo problemino, e semplicemente recensire i film in ordine di visione, non tenendo conto dei voti migliori, come capita capita. In ogni caso oggi non c'è l'Angolo Vintage (visione o revisione di un classico o un cult), ma temporaneamente non c'è, tornerà infatti dal prossimo listone, per il momento accontentatevi di quello che c'è, che non è poco.

Migliori nemici (Biografico/Dramma 2019) - Negli anni '70 nella Carolina del Nord, un'attivista per i diritti civili e un esponente del Ku Klux Klan formano un'inaspettata alleanza. L'America delle segregazioni razziali fa da sfondo ad una vicenda ispirata ad una storia vera. Senza grandi personalismi, ma con una ricostruzione ambientale e dello spirito dei tempi corretta, il regista (l'esordiente Robin Bissell) racconta una storia interessante in cui i personaggi cambiano le loro prospettive mentali. E' un film infatti che sottolinea la potenza del dialogo tra opposte fazioni. Convivenza dapprima forzata, influenzata dall'impenetrabilità dei blocchi opposti, ma che gradualmente, per curiosità o convenienza, si arriva ad una conoscenza reciproca. Certo non un tema mai visto, tutto girato in maniera convenzionale, ma comunque credibile. Bene i due protagonisti, anzi, il film è anche una buona occasione per la performance di un grande attore come Sam Rockwell, che tuttavia supera in bravura la coprotagonista (Taraji P. Henson, già vista ne Il diritto di contare, in un ruolo analogo a questo), meno bene i personaggi di contorno, poco caratterizzati, in particolare l'ideatore di questi incontri. Ma nel complesso, un racconto interessante e coinvolgente quanto basta per meritare attenzione. Una visione discretamente tratteggiata, capace di offrire spunti di riflessione ed emozioni ben definite. Voto: 6

Il gioco di Gerald (Thriller 2017) - Per un gioco erotico finito male, una donna si ritrova ammanettata al letto in una casa isolata. Come è noto, non è per niente facile realizzare bei film basati sui romanzi di Stephen King. Questa volta ci prova Mike Flanagan, giovane autore di svariate pellicole horror, a trasporre in immagini l'omonimo libro, che io peraltro non ho letto. La prima parte l'ho trovata interessante e riuscita, con la creazione della situazione angosciosa della protagonista. Poi cominciano le ansie irrazionali e la riscoperta degli antichi sensi di colpa, fattori tipici della scrittura di King. Ed infine c'è pure la didascalica spiegazione finale che chiarisce l'incredibile realtà della situazione. La pellicola si poggia completamente sulla notevole performance attoriale della brava Carla Gugino, che riesce a ben manifestare il crescendo di orrori che la protagonista prova. Garantiscono un efficace supporto Bruce Greenwood ed il viscido Henry Thomas, in cui si fa veramente fatica a riconoscere il simpatico bimbetto di ET. Non convince molto a mio avviso la sotto-trama del serial killer che porta ad un finale bruttino e tutto sommato evitabile. Comunque visione tutto sommato valida, anche dal punto di vista registico, che risulta abbastanza scorrevole e senza punti morti, e per una pellicola ambientata dentro ad una stanza questa è una gran cosa. Una produzione Netflix abbastanza soddisfacente. Voto: 6+

venerdì 31 luglio 2020

I film del periodo (16-31 Luglio 2020)

Tornano, dopo quasi due mesi dall'ultima volta, nel listone dei film visti ultimamente, le prime visioni, più o meno in chiaro delle scorse settimane (e anche di più). Infatti ecco film (alcuni ancora disponibili) scaricati/visti da RaiPlay, di questi alcuni andati in onda in chiaro (Rai 3) ed alcuni dalle sezioni (Fuori orario Cose (mai) viste ma anche da altre) della suddetta piattaforma multimediale, ed ecco film da altri canali quali Spike, e pure un po' di film dalla rassegna cinematografica (che non è ancora terminata, in tal senso certi ci saranno nel prossimo passaggio del listone cinematografico "televisivo") "laeffeFilmFestival", un ciclo dedicato ai più bei Film da Leggere, dieci visioni d'autore tratte da altrettanti grandi romanzi del passato e da alcuni dei più fortunati successi letterari degli ultimi anni, tante prime visioni e film inediti, per riscoprire tutto il piacere di una buona storia, dalle pagine di un libro alla tv (ovviamente tutto su LaF, solo su Sky, canale 135, e il mercoledì sera), infine un film che dovevo recuperare e che ho dovuto vederlo in streaming. E insomma un bel raggruppamento, che non sarà certamente l'ultimo.

SEMAFORO VERDE PER...
Confessions (Dramma/Thriller 2010) - Scritto e diretto da un regista (Tetsuya Nakashima) famoso per i suoi film pop e coloratissimi (questo è tuttavia il suo primo che vedo), Confessions è un film agghiacciante e allucinante, un film che procede a colpi di ralenti (fin troppo ostentati, talvolta), inquadrature geometriche e vertiginose e colori desaturati. E' un film cupo e violento (sicuramente memore della lezione del coreano Chan-wook Park e della sua trilogia della vendetta), un thriller angoscioso e inquietante, che non manca mai di far riflettere lo spettatore. Molteplici sono, infatti, i temi affrontati: dall'incapacità di comunicazione tra due generazioni (sia tra studenti e professori che tra genitori e figli), all'analisi lucida e spietata del mondo degli adolescenti, guastato da smanie di protagonismo e da fenomeni di bullismo (che, comunque, sono frutto dell'inattenzione degli educatori), alla questione della difficoltà dei legami familiari o, meglio in questo caso, della loro assenza, alle problematiche legate alla scuola, una istituzione in sfacelo, che incita alla competizione e al carrierismo più spietati, di fatto restituendo un'immagine desolante della società nipponica odierna (tema, questo, affrontato da molto cinema giapponese contemporaneo), ma forse anche di quella occidentale. Confessions (tratto da un romanzo) è tutto questo e molto altro ancora: un thriller ricco di colpi di scena (fin dallo scioccante prologo), visivamente eccezionale (anche se spesso estetizzante), un film dallo sviluppo narrativo interessante e incalzante, anche se piuttosto lontano dalla consuetudini della cinematografia occidentale. Buona la colonna sonora (che passa con disinvoltura da Bach ai Radiohead) e le interpretazioni degli attori (tra questi Yoshino Kimura di Sukiyaki Western Django, Takako Matsu, interprete vocale di Let It Go di Frozen, per questo si è pure esibita alla cerimonia degli Oscar 2020, e Mana Ashida, "Mako Mori" da bambina in Pacific Rim). Terribile e spiazzante, ma visivamente notevole, il finale. Voto: 7

lunedì 5 novembre 2018

The Place (2017)

Cosa accadrebbe se esistesse un genio della lampada in grado di realizzare i nostri desideri? E cosa accadrebbe se dovessimo compiere delle azioni che vanno contro morale e legge per ottenere quello che abbiamo chiesto? The Place, l'ultimo film di Paolo Genovese, parla proprio di questo. Il film infatti analizza il comportamento umano di fronte ad una scelta difficile, spesso estrema e dicotomica. E in tal senso questo film del 2017 co-scritto e diretto dal regista Romano, è un film provocatorio, perché parla di morale, di desideri, di possibilità e pone come fulcro di tutto il libero arbitrio dell'uomo. Dopotutto, di fronte all'occasione di ottenere qualcosa di agognato, l'animo umano è corruttibile? Si è disposti a sacrificare gli altri per arrivare ai propri scopi? C'è un mostro dormiente in ognuno di noi pronto a risvegliarsi qualora si presenti la giusta occasione? Forse sì, forse no, sta di fatto che c'è qualcosa di misterioso che aleggia per tutta la durata di The Place, un'opera estremamente particolare, audace e sperimentale che arriva dopo il grandissimo ed inaspettato successo (secondo alcuni ma non per me) di Perfetti Sconosciuti, un film simile un po' nella sostanza e un po' nella struttura, giacché ancora una volta il regista mette in scena una storia in cui si intrecciano le vicende di vari personaggi, le cui intersecazioni sfuggono ai diretti protagonisti, mentre di esse solo il pubblico riesce, almeno in parte, a rendersi conto e l'impostazione è nuovamente "teatrale". E quindi come il film precedente, questo si rivela essere una boccata d'aria fresca al cinema nostrano che, con due/tre film all'anno, dimostra di voler ancora tornare ad essere cinema di qualità ma soprattutto originalità (anche se il tutto è ispirato alla serie tv americana The Booth at the End, che comunque non conosco e non ho mai visto). E quindi, esattamente come in quel caso, si tratta di un film veramente difficile, perché, a causa della sua singolarità, percorre durante tutta la sua durata su di un sottile filo teso tra due grandi bivi: nel primo si rivela essere un pessimo film, completamente assurdo, noioso, presuntuoso ed irritante, dall'altro invece si rivela, come poi è stato per Perfetti Sconosciuti, un autentico gioiellino che emoziona, appassiona, coinvolge. Ma inaspettatamente in questo caso la pellicola sta nel mezzo.

mercoledì 18 aprile 2018

Recuperi Sky on demand (Marzo/Aprile 2018)

Chi mi conosce sa, o anche chi di cinema è appassionato, che le liste dei film da vedere non finiscono mai, e infatti tra le mie tante liste, eccone una rimasta per un po' di tempo in sospeso, ovvero i film che non sono riuscito a registrare da Sky (causa motivi dettati dal tempo, dalla voglia e da imprevisti tecnici) e che grazie al servizio on demand della piattaforma stessa ho potuto finalmente vedere. Una lista per fortuna piccola (solo 12 titoli, che saranno perciò divisi in due tronconi) e film che in ogni caso (a parte soprattutto le prossime sei pellicole) non sono e non saranno più disponibili alla visione, se vi interessano infatti dovrete trovare altri modi, o più semplicemente aspettare un passaggio televisivo (anche se forse non tutti verranno trasmessi) per vederli. Ma a parte ciò questi suddetti film, molti usciti in sordina e poco conosciuti, altri meno inediti, son contento di aver visto, ho fatto bene difatti a volerli comunque recuperare, perché, anche se non ho la sfera magica, so che nessuno mi deluderà tanto (forse solo un pochino), a partire proprio da questi primi sei, film molto interessanti, belli, passabili e quasi certamente da consigliare e vedere.

mercoledì 26 aprile 2017

La felicità è un sistema complesso (2015)

Ammetto di conoscere e sapere poco del regista Gianni Zanasi, ma da quello che mi sembra di capire, nel cinema del regista i fallimenti personali e/o artistici diventano occasione di rinascita. E' il caso anche dell'ultimo, importante e maturo La felicità è un sistema complesso, una divertente commedia esistenziale (del 2015) che affronta temi importanti della vita con sorriso e leggerezza. Una pellicola che racconta una storia molto delicata in cui si intrecciano le esistenze di vari personaggi dove si alternano in un connubio perfetto ironia e dramma, dove i rapporti sentimentali, familiari, lavorativi tra le persone non appaiono mai scontati. Enrico Giusti, interpretato da un Valerio Mastandrea strepitoso (il volto umano e affidabile di una commedia esistenziale imprevedibile e scompaginata), è un personaggio opaco nella vita privata e brillante nel suo lavoro. E' il classico "tagliatore di teste" ma il suo lavoro è molto di più, nel licenziare manager incompetenti e sempre più spesso figli di papà (ritratto della nostra classe dirigente), Enrico affronta, a suo modo, una lotta generazionale contro un padre-dirigente in bancarotta, fuggito dalle proprie responsabilità in Canada. Sulla delusione scaturita da questo drammatico evento e sul conseguente vuoto esistenziale, Enrico oppone la sua vita da uomo responsabile, uomo sicuro di sé, a cui le mani non sudano mai per insicurezza e paura. Ma la prospettiva con cui guardare seriamente la vita si capovolge con l'incontro di due ragazzini, incarnazione probabile di un'ideale classe dirigente futura, ed una giovane donna (la fidanzata israeliana del fratello, sedotta e abbandonata), dotata di una femminilità differente. Una persona autentica come anche lui riscoprirà di essere.

venerdì 10 febbraio 2017

Perfetti sconosciuti (2016)

Ho atteso forse troppo per vedere Perfetti sconosciuti, commedia italiana del 2016 diretta da Paolo Genovese, film tanto elogiato, e anche premiato, ma meglio tardi che mai. Ed è solo grazie a Sky che nonostante ultimamente nutro qualche dubbio sui film italiani, ho visto questo film, poiché a parte rare eccezioni non sempre mi sorprendono in positivo, le tante commedie italiane, ma in questo caso è diverso perché qui siamo di fronte a una dramedy/teatrale interessante e sicuramente riuscita, anche se devo ammettere che qui siamo ugualmente di fronte alla solita comedy/drama italiana di oggi. Dato che l'idea anche se buona, non è proprio originalissima, negli ultimi anni infatti le cene fra amici sono diventate il nuovo topos della commedia italiana e francese (Cena tra Amici, Il nome del Figlio ed altri), un modo per rappresentare l'intimità più che l'azione, e dare la possibilità ai personaggi (chiusi in una sorta di unità di tempo e di luogo) di battagliare dialetticamente fra di loro. Ma poiché tutto si svolge in maniera brillante ed azzeccata, ed erano anni che non vedevo un film (italiano) così, tutto azzeccato, idea, sceneggiatura, interpretazione, mi ha davvero sorpreso, anche se alla fine della visione non posso fare a meno di avere quella rabbia per alcune piccole (o grandi) cose che non mi sono piaciute e che fanno di questo film di Genovese un prodotto riuscito sì ma non fino in fondo. Di sicuro però, questo è un film che ha il suo senso, girato bene, montato meglio e interpretato ancor meglio. Un film, una "cena delle beffe" che guarda all'attualità e vanta una scrittura precisa, disincantata e comica al punto giusto. Paolo Genovese infatti, dirige una commedia sull'amicizia, sull'amore e sul tradimento, che porterà quattro coppie di amici a confrontarsi e a scoprire di essere 'perfetti sconosciuti' (come da titolo). Difatti durante una cena, un gruppo di amici decide di fare una specie di gioco della verità mettendo i loro cellulari sul tavolo, e per la durata della cena, messaggi e telefonate sono condivisi tra loro, mettendo a conoscenza l'un l'altro dei propri segreti più profondi. E qui il film prende il volo, ognuno ha qualche segreto più o meno importante da nascondere o forse, da rivelare.