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venerdì 28 febbraio 2025

Listone del mese (Febbraio 2025)

Il blog si arricchisce di una nuova sezione, una sezione, meglio dire pagina, intitolata "Header Blog Collection", che altro non è che la galleria di copertine che si sono avvicendate tutti questi anni, e tutte prodotte da me. La pagina trovate nella parte destra del blog, oppure semplicemente a questo link. Per quanto riguarda invece il mese in sé per sé, è stato un mese di febbraio (nuovamente) altalenante, ma com'è normale che sia quando l'età avanza. E alla soglia dei miei 40 anni, che festeggerò il 13 del prossimo mese, se mentalmente mi sento ancora un ragazzino, fisicamente non tanto. Però come tengo duro io, tengono duro i miei genitori e mio fratello, anche loro alle prese con dei problemini, si sperano tutti risolvibili. Ma non voglio dilungarmi o esacerbarvi in chiacchiere, ecco subitamente invece, cosa mi ha riservato questo mese.

Capitolo Musica: Possono anche cambiare i fattori, ma alla fine a cambiare non è il risultato, ancora una volta non vince Sanremo chi incontestabilmente avrebbe meritato di vincerlo. Va da sé che la canzone vincitrice di quest'anno è tra le mie sei canzoni preferite, e che difficile era scegliere la vincente senza indiscutibile ragione, ma da lì a trionfare è un altro discorso. In ogni caso è passata anche quest'altra edizione, ma sperando che qualcosa cambi, non aspetto per niente con ansia la prossima.

Capitolo Games: Avevo pure trovato la traduzione, e speravo di riuscire nonostante l'impossibilità nel reimpostare i comandi, a giocare (e finalmente, perché era da mesi fermo nella libreria di GOG) a The Beast Inside, ma quest'ultimo ostacolo si è rivelato invece decisivo (e non capisco come di questi tempi ci siano ancora queste problematiche da affrontare). E così, impossibilitato nel giocare ad un survival horror di grande interesse com'era, ecco un altro, accoppiato stavolta ad un sparatutto.

Capitolo Serie Tv: Una serie così lunga che vederla in un unico "slot" era impensabile, la serie in questione è The Expanse, sei stagioni per un totale di sessantadue puntate (da cinquanta minuti ciascuna). Ma se inizialmente avrei dovuto vedere una stagione ogni mese per sei mesi, la scoperta della scadenza delle prime tre stagioni su Prime Video il 27 febbraio ha scombussolato le carte. Mi sono ritrovato così ha vedere in fretta e furia le prime tre stagioni in tempo per questo di mese, spostando le restanti tre nei successivi. Un cambio di piano che ha un po' ingarbugliato l'ordine di visione, ma che non ha intaccato più di tanto la lista, sempre però parecchio intasata.

Capitolo Cinema: L'anno scorso raggiunsi un record che con i film nominati agli Oscar non avevo mai raggiunto prima, riuscendone a vedere la metà (qui). Quest'anno invece, bottino magro, dato che solo 3 dei 30 totali visti già, e solo 6 quelli resi disponibili alla visione su piattaforme streaming legali. Di questi che compongono lo Speciale dedicato agli Oscar 2025, e trattasi di Nickel Boys (quest'anno poi ho deciso di non fare previsioni di vittoria delle singole categorie, non mi va e non sarebbe credibile), disponibile su Prime Video solo da ieri 27 febbraio. Data ultima tra l'altro per vedere, sempre dallo stesso servizio streaming, The Equalizer 3, uno dei 12 altri film recensiti, che tuttavia da inizio marzo verrà trasmesso su Sky. Rimanendo su Prime, è stato il 6 invece l'ultimo giorno per vedere I mercenari 4. Ho visto infine Joker: Folie à Deux su Infinity Plus nella settimana tra il 31 gennaio e il 6 febbraio. In totale quindi 18 i film visti questo mese, un mese che mi ha regalato ahimè pochissime soddisfazioni.

venerdì 28 aprile 2023

I film del mese (Aprile 2023)

Volendo dare un mio giudizio più definito agli ultimi Premi Oscar, avendone come anticipato settimane fa visti ulteriori 4 film (qui ivi presenti), potrei veramente dire qualcosa di interessante ed importante? Anche perché di quelli vincitori (che sono 9 in tutto) me ne manca (ancora) il più premiato (ed alcuni altri) e di quelli (oggi) visti nessuno si è portato a casa una singola statuetta. Beh non credo, tuttavia posso comunque dire che Close mi è piaciuto molto più che Niente di nuovo sul fronte occidentale, e che forse il premio come Miglior film internazionale (almeno quello, che il film tedesco 4 ne ha vinti in totale) sarebbe dovuto andare a lui, o al massimo al buonissimo Argentina, 1985. Dico che senza togliere niente a Women Talking, ma non saprei non avendolo visto, il premio per la sceneggiatura non originale l'avrei dato al buon Living (che poi Glass OnionTop Gun: Maverick perché candidati?), che ad Elvis a fronte delle otto candidature che non ne abbia vinto nessuno ci sta (non mi ha convinto come potrete leggere), ma al bellissimo Gli spiriti dell'isola (ben 9 le candidature ricevute) almeno uno glielo avrei dato, perché merita (come potreste leggere). E detto questo niente più ho da aggiungere, forse quando li avrò visti tutti potrei, ma dovrete aspettare un bel po' di tempo prima che questo succeda, però succederà prima o poi. Nel frattempo accontentarsi dei 4 di cui sopra più altri 12, somma del numero classico di film mensili visti.

L'arma dell'inganno - Operation Mincemeat (Dramma/Guerra/Storico 2022) - Argomento interessante per un film tuttavia lento e un po' noioso. Una delle operazioni di spionaggio più complesse (e riuscite) di sempre. C'era il materiale per tirar fuori il classico e solido film storico inglese. E in effetti il film classico lo è, solido un po' meno. John Madden (regista di Miss Sloane tra gli altri) si affida ad attori di tutto rispetto, a partire da Colin Firth, peccato che infarcisca il film di sotto-trame ridondanti (su tutti una sotto-trama amorosa da rivista patinata che a tratti è controproducente), che se da una parte valorizzano il lato umano di queste spie, dall'altra appesantiscono il film. Niente male comunque. In generale sufficiente, principalmente per una seconda parte che riesce ad alzare il ritmo della vicenda e creare più interesse per la conclusione della missione, ma è una pellicola che ha i suoi difetti. In ogni caso istruttivo per la Storia che racconta. Voto: 6

Crimes of the Future (Sci-fi/Horror 2022) - Ritorno al body horror per David Cronenberg, siamo circa dalle parti di Existenz, ma rispetto al precedente film il tutto è meno riuscito. Dialoghi prolissi e momenti criptici sfavoriscono il ritmo, nonostante momenti interessanti non manchino e le scenografie siano di ottimo livello. Una pellicola che affascina per concetti (sulla carta) ed atmosfera ma che toppa nella realizzazione filmica (sopra un'idea indubbiamente interessante, costruisce una distopia oltre i limiti del credibile, in cui spesso i suoi personaggi si affannano a renderla tale). Bene Viggo Mortensen e Lea Seydoux, un po' troppo sopra le righe la Kristen Stewart. Apprezzo tanto Cronenberg, ma personalmente ritengo Crimes of the Future tra i lavori meno indovinati del regista canadese. Mi dispiace molto infatti distanziarmi dal plauso unanime ma a me questo film non è piaciuto granché, un film visivamente affascinante, forse fuori tempo. Voto: 5,5

martedì 31 gennaio 2023

I film del mese (Gennaio 2023)

No, non mi sono dimenticato del Giorno della Memoria, che infinitamente dovrebbe esserci, semplicemente quest'anno ho preferito inserire i film, che per l'appunto stavolta sono ben due, in questo post mensile che racchiude tutte le visioni del mese (il primo Addio, signor Haffmann, ambientato nella Parigi dell'occupazione nazista, il secondo Harry Haft: Storia di un sopravvissuto, un racconto straordinario su un uomo che ha superato ogni previsione per rimanere in vita), post che da quest'anno non avrà il suo Angolo Vintage, ci penseranno gli speciali Cinema (come quello su Stephen King giorni fa) a rimpinguare il "settore", il 2023 è ancora lungo, lunghissimo. In ogni caso, e come detto, ben due film della Memoria, entrambi visti su Sky (ed entrambi ho inserito a fine lista). A proposito di Sky, come per le serie tv di venerdì scorso, è stata quella "piattaforma" l'unico fruitore cinematografico per questo mese (e non sarà l'unica volta, o l'unica piattaforma). Sedici film tra diversi generi e diversi valori, poche sorprese ma tante cose vedibili.

La scuola cattolica (Dramma 2021) - Un film (tratto dall'omonimo romanzo) che mira a ricostruire l'ambiente alto borghese in cui avvenne il celebre omicidio del Circeo. Il regista (Stefano Mordini) scava nelle psicologie dei personaggi partendo da un ipotetico ruolo nella genesi del delitto dovuto all'ambiente malsano dal punto di vista morale (di certo far ricadere la colpa alla dottrina cattolica è sbagliato ed inesatto, giacché erano per lo più universitari, e in questo senso fuorviante è il titolo), ma alcuni personaggi sono decisamente pleonastici e i continui salti temporali non giovano alla "compattezza" della pellicola. Sono invece pregevoli la ricostruzione ambientale e la prova del cast, con attori giovani assai credibili (tra questi la buona Benedetta Porcaroli). C'è qualche lentezza, qualche sotto-trama inutile, ma il film si lascia guardare e gli ultimi venti minuti colpiscono con discreta crudezza, seppur rimane la sensazione a fine visione, assai amara per la verità, di un racconto che volesse dare una spiegazione e/o addirittura una giustificazione a ciò che di terribile e inenarrabile successe. Voto: 6

Chi è senza peccato - The Dry (Dramma/Thriller 2020) - Tra dramma e poliziesco, The Dry si avvale di una forza narrativa su due piani paralleli, presente e passato, che sono destinati ad essere legati. Il protagonista (un poliziotto), che dalla città torna nella cittadina di provincia natia, non è un elemento nuovo, ma il regista Robert Connolly riesce ad amalgamare benissimo una vicenda coinvolgente insieme ad altri aspetti come l'ambientazione particolare e flashback determinanti (certo la sceneggiatura prevede che a distanza di poche ore si risolvano 2 casi di omicidio distanziati di 20 anni, ma pazienza). Il microcosmo di questa piccola cittadina australiana sembra un po' quello di Cane di Paglia di Sam Peckinpah, tra ubriaconi, bifolchi e personaggi che hanno qualcosa da nascondere. Valido il finale, dove tutto bene o male si viene a collimare, ed anche la "siccità" del titolo si rivela importante. Bravo Eric Bana e bene il resto del cast. Un film ben confezionato, un "giallo" interessante dove tutto è al posto giusto, ma per essere un thriller naviga su un mare piatto, noioso a tratti, nonostante ciò buono. Voto: 6+

sabato 30 luglio 2022

I film del mese (Luglio 2022)

Nel momento più intenso, a parte quello finale con le classifiche generali annuali, bloggeristicamente parlando dell'anno, mi è accaduto un guaio (come accennato venerdì scorso), ancora e sfortunatamente non risolto, ma in fase di risoluzione (spero definitivamente entro lunedì). Una situazione che tuttavia, non solo mi ha permesso di esserci oggi ad esporvi il classico listone cinematografico mensile (il rischio che lo spostassi c'è stato), ma che mi permetterà di tornare attivo (su tutte le sedi) già da adesso, tant'è che tra oggi e domani riuscirò finalmente a rispondere a tutti i vostri commenti rimasti senza risposta, ed a girare tra i blog "amici" e seguiti (da cui manco da parecchi giorni). Un bel problema, tra post programmati e da programmare, se dicevo intenso era perché molti concentrati in poco tempo. A cominciare proprio da quello di venerdì scorso, per il settimo anno del blog (Qui), continuando con quello relativo al Geekoni di martedì passato (Qui), e questo di oggi, ma non finisce qui, ecco che martedì sarà il mio turno della Notte Horror, quindi insomma parecchia roba. Non bastasse che molte cose interessanti accadranno ad Agosto (prima di Ferragosto il post sui tormentoni musicali, dopo la seconda edizione della mia personale Horror Fest), ma alla fine eccomi, pronto, anche alla visione della quarta stagione di Stranger Things (nella lista delle serie di Agosto) ed a Spider-Man: No Way Home (nella lista dei film). Perché certamente, e nonostante tutto, di cose da fare e da vedere c'è e ci sarà sempre, accada quel che accada per esempio al blog, sempre a rischio di ridimensionamento.

No Time to Die (Azione/Thriller 2021) - Nonostante il prologo di grande bellezza tra i ghiacci norvegesi e i sassi di Matera, l'ultimo film del ciclo Daniel Craig come agente 007/James Bond (il penultimo fu Spectre nel 2015) rischia di deludere: le new entry non sono tutte azzeccate, i riferimenti ai capitoli precedenti troppi insistiti, il colpo di scena piazzato a metà risulta telefonatissimo, il super-cattivo ha motivazioni banali e comportamenti incongruenti. Sarebbero difetti difficili da perdonare non ci fosse quella manciata di minuti nell'epilogo: l'addio al personaggio/attore che, tra alti e bassi, conosciamo da 15 anni mira a suscitare la nostra commozione e riesce nell'intento (buona almeno la colonna sonora e la canzone a tema). Fumettosamente passabile però questo film, che indubbiamente è il peggiore della serie, una serie che a proposito spero riparti meglio di quanto le premesse facciano sperare, perché ora 007 sarà…Lashana Lynch. Chi?? Appunto. Per dire, la Ana de Armas, fighissima agente segreto a Cuba, ruba la scena a tutte ed è la vera Bond-girl di questo film. Un film lungo, arzigogolato e sbiadito. Voto: 5,5

Il capo perfetto (Dramma/Commedia 2021) - Ipocrisia e complotti machiavellici per una graffiante satira sul lato oscuro dell'imprenditoria (l'ambizione di un titolare di una fabbrica di bilance, dove mantenere l'equilibrio non è solo una metafora), con un eccellente Javier Bardem (meglio che nelle sue ultime uscite) nei panni del capo "paterno" che, nei momenti di difficoltà, non si lascia piegare dagli scrupoli (imperdibili certe sue espressioni serafiche sfoggiate nei momenti più critici o imbarazzanti). Fernando León de Aranoa, il regista di Escobar - Il fascino del male, alterna impietosamente gag tragicomiche e climax ansiogeni di esilarante banalità, costruendo un villain tanto odioso da rendersi diabolicamente simpatico. Anche se lo script non è sempre il massimo della precisione, qualche "ritocchino" ad hoc lo riequilibra con successo. I toni sono per lo più quelli della commedia, il ritmo scandito dal decorrere dei giorni della settimana e il sorriso fa spesso capolino. Poi subentra l'aspetto del dramma ma il film rimane molto godibile, ancorché asciutto e ha il pregio di adottare un paio di soluzioni narrative che possono sorprendere. Un film pungente, che diverte con intelligenza grazie a una sceneggiatura ricca di dialoghi scritti in punta di penna, davvero riuscito. Voto: 6,5

lunedì 31 maggio 2021

I film del periodo (17-31 Maggio 2021)

Dovevo 4 giorni fa fare il richiamo, ma per (paradossali) ingerenze non è successo, spero in settimana, comunque ho da comunicarvi una piccola novità, inerente all'Angolo Vintage, semplicemente rubrica che dopo oggi (e l'ultimo film, film ultimo Pre 2000 della collezione Japan Animation) se ne andrà beatamente in vacanza. Non è un addio infatti, ma un arrivederci, presumibilmente all'anno prossimo. Durante questo primo scorcio d'anno sono stati così tanti i film Vintage, e tanti ancora saranno (la Promessa ne prevede parecchi), che vederne altri era decisamente troppo (ed alla fine dell'anno ne avrò visti più di 50). Cosicché chiudo temporaneamente e punto tutto sul resto, sulle pellicole recenti e prime visioni. Ed a proposito di ciò, ecco di nuovo e d'importante recentemente da me visto.

Volevo nascondermi (Biografico/Dramma 2020) - Il fresco vincitore di ben 7 David di Donatello nell'edizione di quest'anno (tra cui quello per il miglior film), è un film riuscito solo in parte. Fotografia e ambientazione campagnola contribuiscono sì a fornire la cornice più adatta al mostruoso lavoro di Elio Germano, che si trasfigura letteralmente nel pittore svizzero-emiliano (sicuramente meritati i Premi assegnategli, prima a Berlino e poi ai David), tuttavia il film viene un po' a fatica, perché, invece di tentare la via del racconto organico, traccia un ritratto per frammenti, incisivi, significativi, aderenti al personaggio quanto si vuole, ma confluenti in un insieme nevrotico, capace di mettere a prova. In sostanza un one man show attorno a questo malinconico, tormentato e folle genio, interessante soprattutto per chi ha amato (o perlomeno conosca) l'artista. Giorgio Diritti si concentra sull'uomo, sull'infanzia che ne ha turbato la psiche e sulla sua ricerca di un'accettazione da parte del prossimo. I fatti pedissequi destano poche emozioni in quanto manca la connotazione del periodo storico (dopotutto siamo a cavallo della Seconda Guerra) anche se a livello ambientale l'uso del dialetto ci riporta all'epoca dei fatti. La sceneggiatura non è un granché, i personaggi secondari non sono ben sviluppati e i salti temporali rendono molto confusionario il tutto, rischiando di rovinare un film che nel complesso non è male. Meglio è sicuramente la buona colonna sonora che accompagna dolcemente i momenti in cui si vive la natura in tutta la sua essenza. A conti fatti buono, ma non buonissimo. Voto: 6+

Minari (Dramma 2020) - Il quasi esordiente Lee Isaac Chung racconta una famiglia in cattività, dove ognuno è alla ricerca della propria realizzazione e fondamentalmente di una collocazione identitaria in una terra che non è ancora propria. La mancanza di collaborazione in questa ricerca porta ad un'ovvia crisi che rischia di far saltare definitivamente il già fragile equilibrio, ma è solo quando la crisi, letteralmente, esplode che i protagonisti ritroveranno ciò che è più importante per loro: l'amore famigliare. Minari è una storia insolita e delicata, intima, capace di emozionare e di far sorridere, che vede nella coppia nonna-nipote, il più grande il più piccolo del nucleo, il punto di interesse attorno al quale ruota la storia e che simbolicamente la rappresenta nel suo andamento. Minari è un film dolce e amaro che mostra la demistificazione del sogno americano, le aspirazioni, i sentimenti e le emozioni di una famiglia coreana emigrata negli Stati Uniti in cerca di fortuna. La prima sensazione che ho avuto era che fosse un reboot di Un affare di famiglia, poi passano i primi 10 minuti e il film cresce, ma non fa meglio di quel bellissimo film. Ecco, a mio avviso manca quel qualcosa in più che quel film aveva, ma comunque sia mi è piaciuto abbastanza. Minari infatti, sorprende ugualmente e in positivo per la sua leggerezza e sensibilità, non forzando niente per cercare di stupire. Si apprezza, inoltre, come è stata dettagliatamente rappresentata una famiglia emigrata (eccetto il piccolo David) con tutti i suoi problemi annessi, senza mai cadere nel melodrammatico. La regia è al servizio della storia, come lo sono le note del commento musicale. Quest'ultimo soprattutto ho apprezzato in particolar modo, bellissima è difatti la dolcissima colonna sonora originale. Bravi tutti gli attori: Yoon Yeo-jeong nella parte della nonnina fuori come un balcone ha vinto l'Oscar per la migliore interpretazione di non protagonista (l'unico a fronte delle 6 candidature), l'abbiamo già vista in The Housemaid (2010) e In Another Country (2012)Steven Yeun lo avevamo visto recitare la parte dell'amico ricco e viziato nel film Burning di Lee Chang-dong del 2018. La storia è proprio carina e lascia qualcosa al termine della visione, davvero un bel film. Voto: 7

venerdì 31 luglio 2020

I film del periodo (16-31 Luglio 2020)

Tornano, dopo quasi due mesi dall'ultima volta, nel listone dei film visti ultimamente, le prime visioni, più o meno in chiaro delle scorse settimane (e anche di più). Infatti ecco film (alcuni ancora disponibili) scaricati/visti da RaiPlay, di questi alcuni andati in onda in chiaro (Rai 3) ed alcuni dalle sezioni (Fuori orario Cose (mai) viste ma anche da altre) della suddetta piattaforma multimediale, ed ecco film da altri canali quali Spike, e pure un po' di film dalla rassegna cinematografica (che non è ancora terminata, in tal senso certi ci saranno nel prossimo passaggio del listone cinematografico "televisivo") "laeffeFilmFestival", un ciclo dedicato ai più bei Film da Leggere, dieci visioni d'autore tratte da altrettanti grandi romanzi del passato e da alcuni dei più fortunati successi letterari degli ultimi anni, tante prime visioni e film inediti, per riscoprire tutto il piacere di una buona storia, dalle pagine di un libro alla tv (ovviamente tutto su LaF, solo su Sky, canale 135, e il mercoledì sera), infine un film che dovevo recuperare e che ho dovuto vederlo in streaming. E insomma un bel raggruppamento, che non sarà certamente l'ultimo.

SEMAFORO VERDE PER...
Confessions (Dramma/Thriller 2010) - Scritto e diretto da un regista (Tetsuya Nakashima) famoso per i suoi film pop e coloratissimi (questo è tuttavia il suo primo che vedo), Confessions è un film agghiacciante e allucinante, un film che procede a colpi di ralenti (fin troppo ostentati, talvolta), inquadrature geometriche e vertiginose e colori desaturati. E' un film cupo e violento (sicuramente memore della lezione del coreano Chan-wook Park e della sua trilogia della vendetta), un thriller angoscioso e inquietante, che non manca mai di far riflettere lo spettatore. Molteplici sono, infatti, i temi affrontati: dall'incapacità di comunicazione tra due generazioni (sia tra studenti e professori che tra genitori e figli), all'analisi lucida e spietata del mondo degli adolescenti, guastato da smanie di protagonismo e da fenomeni di bullismo (che, comunque, sono frutto dell'inattenzione degli educatori), alla questione della difficoltà dei legami familiari o, meglio in questo caso, della loro assenza, alle problematiche legate alla scuola, una istituzione in sfacelo, che incita alla competizione e al carrierismo più spietati, di fatto restituendo un'immagine desolante della società nipponica odierna (tema, questo, affrontato da molto cinema giapponese contemporaneo), ma forse anche di quella occidentale. Confessions (tratto da un romanzo) è tutto questo e molto altro ancora: un thriller ricco di colpi di scena (fin dallo scioccante prologo), visivamente eccezionale (anche se spesso estetizzante), un film dallo sviluppo narrativo interessante e incalzante, anche se piuttosto lontano dalla consuetudini della cinematografia occidentale. Buona la colonna sonora (che passa con disinvoltura da Bach ai Radiohead) e le interpretazioni degli attori (tra questi Yoshino Kimura di Sukiyaki Western Django, Takako Matsu, interprete vocale di Let It Go di Frozen, per questo si è pure esibita alla cerimonia degli Oscar 2020, e Mana Ashida, "Mako Mori" da bambina in Pacific Rim). Terribile e spiazzante, ma visivamente notevole, il finale. Voto: 7

venerdì 28 giugno 2019

Gli altri film del mese (Giugno 2019)

L'estate è ufficialmente cominciata pochi giorni fa, e sicuramente il caldo ancor si sentirà, per parecchio sfortunatamente sarà. Ma lamentarsi non si può e non si deve però, perché anche se in casa sauna è, a settembre o più in là forse igloo sarà, quindi che parli a fa? Io di certo sto tranquillo, il caldo l'ho sopporto (anche se fino ad un certo punto) e non dico niente, una cosa solo dico, che all'onomastico io ci tengo. Onomastico che domani sarà, che arriverà dopo Antonio, Vito e Giovanni (a tal proposito tanti auguri passati a chi non ho dato), ma anche Paolo sarà insieme a Pietro. Ah Pietro, chi ancora non sa, tra tre settimane o poco più, questo mio mondo quattro anni farà, e festa sarà. Una grande festa in cui verrà svelato finalmente il mio progetto, progetto che a conclusione arriverà, anche se non tutto terminerà già. Ma a questo poi si penserà, nel frattempo io sempre continuerò a proporvi novità, tra tag, musica e cinemà. Non vi resta quindi che aspettà, tanto il tempo veloce passerà.

giovedì 20 dicembre 2018

Le migliori attrici e i migliori attori, più altri premi, dei film visti nel 2018

E' imprescindibile ogni anno non premiare le migliori interpretazioni attoriali dell'anno, ed eccoli i migliori attrici e i migliori attori dei film visti nel 2018, che quest'anno tuttavia, al contrario degli anni precedenti (qui l'edizione del 2016, qui e qui l'edizione del 2017), saranno accompagnati da altri premi, premi simili a quelli già visti qualche giorno fa nella selezione dei vincitori/e ai Movies Vintage Awards 2015/2018. In tal senso, poiché lungo e corposo sarà questo post, diamo subito voce agli attori e vediamo chi sono, personalmente parlando (ma anche no), i vincitori e chi gli ha conteso il premio.

I MIGLIORI ATTORI
7. Ex aequo in settima posizione per Michael Keaton, sardonico truffatore in The FounderMahershala Ali, affettuoso mascalzone in Moonlight,
James McAvoy, pazzoide maniaco in Split, e per Edoardo Leo, il nuovo, simpaticissimo volto, della commedia italiana
6. E' stato capace di interpretazioni ben migliori, ma perfetto è stato Dev Patel in Lion, ed è giusto quindi riconoscergli questo piccolo riconoscimento

lunedì 4 giugno 2018

Elle (2016)

C'era un tempo in cui andavano forte i "Rape & Revenge" (e il tempo sembra non essere ancora finito per loro, anzi), un particolare filone realistico dell'horror in cui una donna vittima di violenza sessuale si vendica in maniera dieci volte più cruenta dei suoi stupratori. Ora, in maniera del tutto singolare, anche il mitico Paul Verhoeven tenta la strada del Rape & Revenge, ma lo fa in maniera del tutto slegata dalla tradizione con Elle, un oggetto filmico affascinante e allo stesso tempo fortemente imperfetto. In Elle, film del 2016 diretto dal regista olandese, facciamo la conoscenza di Michèle, una donna forte e indipendente che sta a capo di un'azienda che produce videogiochi. Un giorno Michèle viene aggredita e stuprata, dentro casa sua, da uno sconosciuto dal volto coperto da un passamontagna. La donna decide di non denunciare l'accaduto, ma si procura le armi e comincia a dargli la caccia. Questo è solo l'incipit però, quello che sulla carta lo identificherebbe appunto come Rape & Revenge. Solo che Elle non si accontenta di un'etichetta di genere e va oltre in maniera così spudorata da perdere completamente un'identità: da dramma si trasforma in commedia e quell'anima thriller che lo muoveva diventa ben presto grottesco. Grottesco che tuttavia non vuol dire perdere ogni senso o logica (rasentare la mediocrità), anche perché in questa pellicola (una sorta di commedia grottesca sulla vita e sulle pulsioni), che in ogni caso segna il grande ritorno di Paul Verhoeven, lo scandaloso regista olandese che ben venticinque anni fa lasciava un marchio indelebile nella storia del cinema con Basic Instinct, nel quale una Sharon Stone più bella, più erotica e più perversa che mai faceva perdere la testa al detective Nick Curran interpretato da Michael Douglas, qui tuttavia al contrario la Michèle di Isabelle Huppert è molto diversa dalla bionda Catherine Tramell, tanto quanto Elle lo è da Basic Instinct, proprio perché i toni oscuri, da thriller poliziesco, qui vengono abbandonati in favore di atmosfere non allegre, ma sicuramente più leggere, egli narra comunque senza forzare mai la mano sul pathos, Michèle è una donna forte, dal pugno di ferro sia nella vita privata che sul luogo di lavoro (è una produttrice di videogame, un aspetto molto interessante che ci fa capire molto di questa donna energica, giovanile, circondata dai poster di The Last of Us o The Order 1886), una donna dal passato turbolento e tragico, che dà poca importanza alla violenza subita perché ne ha già passate fin troppe.

martedì 3 aprile 2018

Il condominio dei cuori infranti (2015)

Film delicato, riflessivo e positivo, adatto a chi ama (ma non solo) il cinema francese senza fronzoli e incentrato sulle piccole storie quotidiane, questo è Il condominio dei cuori infranti (Asphalte), una commedia tenera e sorprendente, una commedia (nonostante il titolo faccia temere di ritrovarsi in un'altra innocua e inconsistente commedia sentimentale) agrodolce capace di far riflettere sull'importanza delle nostre stesse esistenze, ed in grado di far divertire lo spettatore attraverso dialoghi semplici e diretti. Ambientato in chiave surreale nel condominio di una banlieue francese, fatiscente insieme al prevedibile circondario, il film del regista Samuel Benchetrit infatti (prendendo spunto dalla propria raccolta di racconti Chroniques de l'asphalte), intreccia con rigore tre storie rappresentative della commedia umana. La storia di tre solitudini, tre cadute, tre incontri e tre risalite. Tre storie, sapientemente intrecciate, che miscelano in misura diversa realismo e surrealismo, senza mai eccedere, che coniugano divertimento e malinconia senza forzature e stridori. Tre storie, profondamente umane, splendidamente raccontate, che con pochi accenni riescono a restituire pienamente il vissuto di sei personaggi, sei esseri umani, che accidentalmente si incrociano, interagiscono, si confrontano. Sei forme diverse di solitudine che proprio attraverso la difficoltà del dialogo trovano il modo di comunicare, di giungere ad una autentica comprensione dell'altro. Girando in 4:3 (formato ritenuto più idoneo del comune 16:9 a contenere gli spazi ristretti degli interni), con uno stile minimalista fatto di camera prevalentemente fissa, dialoghi asciutti e concisi, musiche non invadenti, e situazioni al limite del surreale, e permettendosi anche calzanti citazioni filmiche, il regista mette difatti in fila una sequenza di bozzetti "umani" nei quali l'umorismo caustico è servito in un lieve ed equilibrato mix di malinconia ed assurdo.

giovedì 31 agosto 2017

I peggiori film del mese (Agosto 2017)

Quest'ultimo mese, per fortuna meno caldo, soprattutto meteorologicamente parlando, di quello precedente, è stato comunque un mese movimentato e importante, almeno per me, non solo per aver partecipato e scritto recensioni con il gruppo di blogger (per la Notte Horror e due commemorazioni che ci saranno a settembre), che ultimamente ha ripreso finalmente vita, ma perché nella settimana di vacanza dal blog, che a proposito non mi aspettavo cominciasse con il piede sbagliato, giacché per 3 giorni ho fatto a meno della Linea Internet (Fibra per l'esattezza), e che finisse ancora peggio con altri 5 giorni di supplizio, ho avuto modo di pensare a come migliorare il mio cinema. Nei giorni di pausa forzata, seppur rigeneranti e gradevoli infatti, ho capito di non aver spazio e tempo di vedere quello che vorrei davvero vedere. Perché anche se ultimamente sto facendo una "selezione" ai film, devo essere ancor più selettivo su cosa vedere e cosa no, dato che anche in questo mese ho visto film (abbastanza deludenti) che forse non avrei dovuto vedere, non davvero ispiratrici e/o interessanti, per cui d'ora in poi vedrò e recensirò film personalmente più nelle mie corde o che m'ispirino davvero. Attenzione però, perché la lista da cui dipendere è ugualmente lunga, perciò non mancherà certamente questa rubrica, contenente sempre i film che ho scartato ed evitato (da questo mese poi la lista non conterrà, a parte rare eccezioni, i film fatti esclusivamente per la televisione, che a prescindere da tutto evito sempre di vedere). Ma prima di ciò ecco i peggiori (soprattutto per il mio personale giudizio) film visti del mese.

La legge della notte (Drammatico, Usa 2016): Gangster movie ambizioso e che parla dell'ascesa al potere di un uomo dall'animo ambivalente, da una parte è un ribelle assetato di soldi e dall'altra una persona che sa amare e che sogna una vita tranquilla. La confezione è perfetta, fotografia, scenografie e costumi stupefacenti, le scene delle sparatorie discrete e le atmosfere noir anni 20 sono altamente affascinanti. Purtroppo a mancare è il pathos, non si entra in empatia con i personaggi, manco col protagonista mono-espressivo Ben Affleck (non particolarmente adatto per questo film, al contrario di The Accountant, bravo solo ad amoreggiare con Sienna Miller e Zoe Saldana), e il plot sembra sfilacciato in molti punti, dove la sceneggiatura (che procede accumulando tanti elementi, ma non avendo tempo per approfondirli in maniera esauriente nonostante la troppa durata) è allungata senza motivo. La trama a volte sembra girare a vuoto, non succede nulla per minuti e minuti, e questo è il più grande difetto del film. Il potenziale c'era, come il discreto (però sprecato) cast comprendente Elle Fanning, Chris Cooper, Brendan Gleeson ed anche il "nostro" Remo Girone, ma non è stato sfruttato a dovere. Voto: 5,5

Un disastro di ragazza (Commedia, Usa 2015): Di certo mi aspettavo di vedere la classica commedia romantica esuberante, quella di una ragazza che preferisce relazioni veloci a noiosi impegni romantici salvo poi ricredersi, ma di un livello più alto, e invece no, perché in stile quasi similmente volgare (vedere per credere, anzi, meglio stare lontani) il film sembra girare intorno all'imbarazzante Nonno scatenato ma in versione al femminile. Una versione interessante (soprattutto nell'inedito incipit iniziale) e godibile però fino ad un certo punto, perché purtroppo la suddetta pellicola per colpa, di stereotipi tipici di queste commedie, della banale e superficiale trama, dell'eccessiva durata visto il tema, di gag strampalate che mai funzionano, di camei allucinanti quali John Cena e LeBron James e di una protagonista, Amy Schumer (l'ennesima macchietta comica) non proprio "attraente" (al contrario della bella sorella Brie Larson), è davvero brutta, noiosa ed inutile. Inoltre non fa ridere praticamente mai, coinvolge molto poco, è povera di contenuti e non brilla nemmeno tecnicamente. Insomma una mezza schifezza dove nemmeno una perfida e inedita Tilda Swinton si salva. Voto: 4,5