mercoledì 1 agosto 2018

Animali notturni (2016)

Personalmente non amo questi tipi di film sofisticati, criptici, che durante ma soprattutto a fine visione lasciano parecchi punti interrogativi senza una risposta sicura. Ve ne sarete forse accorti di ciò da alcune mie recensioni, da alcuni giudizi a certe pellicole simili (anche se non per tutti i suddetti casi). Sia chiaro però, Animali notturni (Nocturnal Animals), film drammatico e neo-noir del 2016 scritto, diretto e co-prodotto da Tom Ford (basato sul romanzo del 1993 di Austin Wright Tony & Susan), è un film solido, ma non è un grande film. Infatti questa pellicola, che mi ha lasciato abbastanza perplesso, anche perché pensavo meglio, vista la miriade di osanna ricevuti a destra e a manca, è una pellicola molto pretenziosa che cerca di mettere in scena, con un doppio livello narrativo, il tema della vendetta e dell'abbandono, inseguendo costantemente una profondità, in ciò che vuole narrare e veicolare, che però mai raggiunge. E in tal senso l'opera seconda del regista/stilista dopo A Single Man non pecca nel tema, sempre meritevole di interesse, ovvero le cicatrici, dolenti ancora dopo anni, causate da rapporti sentimentali finiti male, bensì nella struttura (un racconto-cornice da dramma sentimentale che racchiude come narrazione di secondo livello un revenge movie nel profondo West, con atmosfere alla Killer Joe o Non è un paese per vecchi), potenzialmente intrigante ma non priva di difetti, e nel legame troppo strombazzato tra i due livelli narrativi. L'impressione è difatti che la montagna abbia partorito il topolino: costruzione diegetica ambiziosa, grande fotografia, attori in grande spolvero, intensità dialogica, cura certosina nella messa in scena, quello che manca sono storie interessanti, approfondite, che non sappiano di già visto e stravisto. In questo senso, le due parti di cui è composta l'opera, quella reale su Susan e quella romanzesca su Tony e l'indagine del detective, vanno a pescare da bacini tematici particolarmente frequentati nel cinema hollywoodiano: la ricca donna infelice, il crimine e la violenza in scenari desolati. Non a caso la pellicola ci racconta della vita di una gallerista che va in crisi quando riceve un manoscritto da parte del suo ex-marito, la cui storia sembra essere una inquietante metafora del loro rapporto di coppia.
Non è un caso quindi che il film alterni la messinscena del romanzo con gli effetti che tale lettura provoca nella donna, uniti ai suoi ricordi della loro vita di coppia. Tutto il film è dunque un viaggio nella psiche di Susan, sia attraverso le sue memorie dirette, sia attraverso le sue reazioni alla lettura del romanzo, che ben presto si intuisce essere una sorta di grande metafora di quello che fu il loro matrimonio, segnato da un idillio iniziale poi precipitato in una crisi che portò la protagonista a scelte di cambiamento radicali. Animali notturni si è aggiudicato il Gran Premio della giuria a Venezia, e va detto che a livello di tecnica e regia è assolutamente meritato: grazie alla buona fotografia, Tom Ford immerge infatti buona parte del film nelle tenebre della notte, ore predilette per risvegliare demoni interiori, paure ancestrali, inquietudini inconsce di Susan, che soffre di insonnia. Nella penombra della sua lussuosa e modernissima casa, Susan passeggia o giace inerme a letto, rapita e al contempo turbata dalle pagine che legge, mentre in lei avviene un processo maieutico di graduale comprensione della verità: le sue azioni hanno avuto ripercussioni devastanti sulla vita di Tony, traumi gravissimi di cui solo ora intuirà la portata, attraverso il racconto estremamente pulp che si appresta a leggere. È proprio nella messinscena del manoscritto che il film mostra i suoi limiti. Lo svolgimento del racconto (di cui tacerò ogni dettaglio) dopo un inizio folgorante, vira in un poliziesco canonico nemmeno particolarmente elaborato. Certo, la raffinatezza della rivelazione è quanto di più lontano dalla lista delle priorità del film, tuttavia il racconto, che ne occupa buona parte del minutaggio, non offre che scene e situazioni viste numerose volte in tante altre opere che affrontino il tema della giustizia privata. Il vero punto di forza sarebbe dovuto essere il valore simbolico del racconto stesso, ma il suo potenziale perturbante viene indebolito dalla messinscena dei ricordi di Susan, che si offrono né più né meno quali spiegazioni per lo spettatore, che viene così dotato di tutti gli strumenti per istituire un paragone fra il passato di Susan e Tony e il racconto del manoscritto, in una continua alternanza fra i due livelli che, se inizialmente lascia spiazzati e avvinti, alla lunga finisce per perdere di mordente.
Purtroppo il film non riesce a mantenere tutto l'appeal che mostra di possedere nella prima mezz'ora misteriosa e al cardiopalma, da thriller lynchiano, in cui uno spettatore che non abbia letto il libro (come il sottoscritto) può rimanere affascinato e spiazzato da alcuni elementi di puro mystery che sembrano fare da presupposto a una chiave di lettura paranormale della vicenda. Questa grande libertà interpretativa ci è ben presto preclusa dall'autore, che tramite il montaggio alternato di cui si è detto si premura ben presto di riportare la narrazione entro binari più sicuri e banali. È un peccato perché buona parte del senso di minaccia iniziale, che pure il regista si sforza tramite fotografia e musica di mantenere, è destinato a scemare inesorabilmente. Questo perché Tom Ford gestisce il linguaggio cinematografico in modo troppo estetizzante, sacrificando la dimensione narrativa delle sequenze. Non c'è grande pazienza nel costruire le tessiture, perché per il regista ogni immagine deve essere scultorea. E allora sono i personaggi a raccontare i loro problemi, ma noi non li vediamo davvero materializzati nella messa in scena. I protagonisti si descrivono a vicenda e noi non possiamo far altro che credere loro. Ma questo rende poco efficace la loro caratterizzazione e smorza in parte la potenza e la necessità dello spirito vendicativo del romanzo. Le dinamiche delle indagini sono tutt'altro che indimenticabili, anzi, si fanno notare per il loro ritmo blando e l'essenzialità degli elementi in gioco. Non è proprio una storia avvincente quella di Tony, è un lento macerarsi nella frustrazione (e questo va bene), che aggiunge poco al risultato complessivo delle vicende. Si poteva asciugare questa parte e dare maggior consistenza agli sviluppi nella vita reale di Susan, che invece sono del tutto minimali. Alcuni dialoghi sono anche validi, ma la maggior parte del copione si fa notare per l'impronta didascalica data da Ford (con la storia del fratello gay di lei messo lì senza un vero senso narrativo). Insomma, tutto è scandito in modo troppo nitido, diluendo in questo modo la corrosiva asprezza delle vicende. Lo spettatore non è mai incalzato dalle scene, ma al contrario le attende, nel loro dipanarsi un po' pachidermico.
E insomma il talento di Tom Ford sembra più fertile nell'impostazione visiva dell'immagine e delle sequenze. La chiarezza con cui vengono concepite le scene è infatti notevole, anche se bisogna anche dire che le suddette sequenze erano tutte decisamente facili da girare. Le parti più complesse (e ambiziose) vengono saltate con ellissi furbesche. Vediamo quasi sempre e solo persone dialoganti. Scene curate, nelle luci, nella tonalità cromatica della fotografia, nei paesaggi, nelle pettinature e nei costumi, ma fondamentalmente scene elementari. Animali notturni rimane così un film tecnicamente ben realizzato che offre grandi prove attoriali da parte di tutto il cast (Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Aaron Taylor-Johnson, Michael Shannon, Isla Fisher e Armie Hammer su tutti, senza poi dimenticare Andrea Riseborough, Jena Malone e Michael Sheen), ma banalizza molto il promettente materiale iniziale con una eccessiva esplicitazione. Un film che quindi fondamentale ha un solo problema, ovvero che quando i guru del mondo della moda passano al cinema, confezionano dei lavori stilisticamente impeccabili ma imprigionati dentro il loro stesso rigore formale, e anche questo film non sfugge a questo freddo e ingessato destino. Il problema è che Ford non resiste alla tentazione (da stilista) di imbalsamare tutto e tutti in figurine perfette e bellissime. Tutto è patinato e tirato a lucido, tutti sono bellissimi ed elegantissimi, i colori pompati, tutto è così preciso al millimetro che alla fine la storia esce soffocata, fredda, anche un po' banale. Non è un caso che impietosamente attaccato ai suoi pori, il regista dà l'impressione di appoggiarsi un po' troppo pesantemente su Amy Adams, che strepitosa lo è comunque e ormai può fare quello che vuole, non curando però a dovere molti altri piccoli/grandi particolari che un po' lasciano a desiderare. Tutto il film infatti si appoggia alla finezza della sua malinconia: l'ansia che si sfoga in piccoli gesti, dita inquiete, il respiro che manca, occhi invasi da rimpianti, fantasmi, ricordi, storie di animali notturni che sembrano lutti incarnati per riempire la fredda bellezza di locali impeccabili, una grande prova, di grande naturalezza, nonostante l'incombenza di dover spesso riempire lo schermo in totale solitudine.
Ma il problema sta nel fatto che, aldilà dell'impeccabile estetica, Nocturnal Animals fallisce (anche se parzialmente) sia nel livello narrativo di Susan che in quello del romanzato Tony, dove il primo ci consegna un personaggio asettico, algido, senza particolare spessore psicologico, mentre il secondo una noiosa e banale storia di revenge all'americana, come se ne vedono a migliaia. Le due storie sono congiunte, ma arrivati alla fine della pellicola non si prova alcun interesse per quel punto di congiunzione (in un finale molto ambiguo anche se in linea con il resto del film), causa una una boriosa storia con del potenziale rimasto latente. E quindi per me è un "ni" questo Animali Notturni, che risulta solo in parte coinvolgente, in cui prevale il gioco intellettuale e spigoloso, una rappresentazione fredda e distante, che più che coinvolgere gioca con una narrazione elegante proprio mentre ci racconta di sentimenti profondi che meriterebbero ben altro sguardo. Forse deriva anche da un'ambientazione fin troppo elegante e al modo di descrivere un ambiente sociale e culturale in fondo credibile ma così distante dalla realtà. Insomma nonostante Tom Ford sia un regista originale e così poco alla moda cinematografica di oggi, nonostante l'eleganza visiva, sembra purtroppo più interessato a mostrarci i toni cupi, violenti e depressi che caratterizzano la protagonista e il suo ambiente (e in tal senso brutale e anche troppo scioccante risulta l'inizio, donne ammiccanti obese, non grasse, non sovrappeso: obese american style, che ballano nude in slow motion in un'istallazione di arte contemporanea) che non ad analizzare l'esistenza in cui vive. Ottime interpretazioni del cast (d'eccellenza) che non delude (in tal senso perfetto è Aaron Taylor-Johnson, sempre convincente è Jake Gyllenhaal e nuovamente sorprendente è Michael Shannon, a cui tuttavia esagerata mi è sembrata la candidatura all'Oscar, la meritava per altri film migliori di questo), ma che purtroppo non può svincolarsi da quei difetti che corrono per tutta la pellicola, una pellicola che chiude il suo arco narrativo anche troppo prevedibilmente ma pur sempre da interpretare, e siccome sinceramente io i finali da interpretare li ho sempre odiati, non riesco proprio a dare un voto che rientri nella media che leggo in giro. In ogni caso però, questo film, che decisamente non è un capolavoro, è un film riuscito a metà, tecnicamente elegante e tuttavia sufficientemente bello da meritare una visione (stando attenti ad evitare ai minori certe scene). Voto: 6

6 commenti:

  1. Non è il capolavoro di cui tanti (troppi) hanno strepitato in giro, però devo dire che a me è piaciuto, Amy Adams bravissima alle prese con un personaggio proprio stronzo, poi vabbè sono di parte perché la trovo anche bellissima, ma questo è un discorso extra cinematografico ;-) Cheers

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    1. Io dopotutto non ho detto che non mi è piaciuto, ma solo che le aspettative sono state disattese clamorosamente, nonostante la Adams (che piace anche a me..) e nonostante il racconto spiazzante ;)

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  2. Pensa che io l'ho adorato dall'inizio alla fine, mi sono lasciata trasportare dai due livelli narrativi e nel finale ho sentito un enorme peso sullo stomaco. Per me promosso a pieni voti!

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    1. Non nego che è stato un pugno nello stomaco comunque questo film, tuttavia mi son ripreso presto...il colpo non è stato potente come speravo, comunque promosso sì ma con la sufficienza solo piena a parer mio ;)

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  3. Ti dirò… per me è uno dei migliori che ho visto negli ultimi anni. Purtroppo a questo giro viaggiamo decisamente lontanucci ^^'

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    1. Sapevo di andare in contro a delle critiche, ma come sai ognuno la vede a modo suo, e poi stare "lontano" ogni tanto non è un male ;)

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