Fantascienza avventurosa, colorata, divertente, questo è Valerian e la Città dei mille pianeti (Valérian et la Cité des mille planètes), film del 2017 scritto e diretto da Luc Besson. Quest'ultimo infatti, a ventuno anni da Il Quinto Elemento, torna alla regia di una space opera prendendo spunto da un caro ricordo d'infanzia, il fumetto Valérian et Laureline ideato dallo scrittore Pierre Christin e il disegnatore Jean-Claude Mézières nel 1967, lo fa con 197 milioni di euro di incentivi, budget più alto della storia del cinema francese, con l'obiettivo di creare un prodotto che possa davvero segnare una generazione, e in parte ci riesce. E in tal senso obiettivo ambizioso, quello di Besson, nell'andare a creare un moderno Star Wars. Dopotutto il film è ambientato nel futuro e nello spazio, e racconta di due agenti del governo di Alpha, Valerian e Laureline appunto, che vengono incaricati di stroncare ogni pericolo per quella che era una semplice base orbitante terrestre e che è diventata l'esempio gigantesco di convivenza tra migliaia di esseri differenti tra di loro (e davvero è molto efficace il racconto visivo iniziale di come sia accaduto tutto questo). Ma quando vengono incaricati di svolgere una missione alquanto strana e rischiosa, capiscono che su Alpha c'è molto di più di quello che loro stessi pensavano, e che quindi toccherà a loro scongiurare una fratricida guerra. Peccato che, come negli ultimi Star Wars, seppur dal punto di vista puramente visivo, Valerian e la Città dei Mille Pianeti è uno spettacolo per gli occhi (la sequenza della nascita di Alpha, con la colonna sonora di Space Oddity di David Bowie è fantastica), Alpha, ed in generale tutto il film, sono infatti spettacolari, grazie ad un accorto ed appassionato uso di ogni tecnologia disponibile, dal punto di vista narrativo (e non solo) lasci parecchio a desiderare. Quest'ultimo difatti, nonostante le vicende singolarmente non siano poi neanche tanto male, soffre dello sgangherato motore che lo muove, o almeno parte di esso.
Pagine
- HOME
- MY WORLD
- IL BLOG
- CINEMA
- TV & SERIES
- MUSICA
- GAMES
- LETTURE
- POST VARI ED ALTRO
- GEEK LEAGUE
- CONTATTI
- CLASSIFICHE
- FILM ANNO PER ANNO DAL 2015 AD OGGI
- TUTTI I FILM
- RUBRICHE CINEMA
- SERIE TV ANNO PER ANNO DAL 2015 AD OGGI
- TUTTE LE SERIE
- IL GIRO DEL MONDO CINEMATOGRAFICO
- TAG
- MCU
- DC
- NOTTE HORROR
- HALLOWEEN
- CHRISTMAS
- STAR WARS
- ALIEN
- ARCHIVI
- ELENCO ALTRI SPECIALI
- LISTE & CLASSIFICHE ANIME
- ANIME-TION MOVIES & SERIES
- AGGIORNAMENTI LIVE VISIONI & GAMES
- HEADER COLLECTION
Visualizzazione post con etichetta Dane DeHaan. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dane DeHaan. Mostra tutti i post
lunedì 22 ottobre 2018
lunedì 14 maggio 2018
La cura dal benessere (2016)
Difficile esprimere un giudizio sull'ultima opera di Gore Verbinski, il quale gira un film decisamente visionario e criptico, molto ambizioso, con diversi livelli di interpretazione. Fonti d'ispirazione e d'imitazione tantissime, ci sono tracce di Argento, echi di Kubrick e Lynch, qualche richiamo a "Shutter Island" di Scorsese, con momenti di smarrimento paranoico alla Polanski e perfino un finale che fa venire in mente "La maschera di cera". Classificabile come thriller-horror, tra paranormale e psicologico, non a caso quest'impasto di generi diversi inizia come un thriller aziendale, prosegue come un giallo psicologico, per poi diventare sempre più un horror e chiudere come un melodramma gotico, è una storia che si mantiene ad un ritmo sostenuto malgrado la sua lunghezza. Immerso in un clima onirico, il protagonista sembra seguire un percorso altalenante, tra delirio e realtà, tra pazzia e lucidità, tra farneticazione e pericoli reali. Dopotutto ci sono delle invenzioni visive molto suggestive e le atmosfere sono perfettamente allucinanti ed estranianti, insomma sembra di essere in un forte "trip "da acidi. Tuttavia la storia appare disordinata e affollata da troppi elementi eterogenei, che ne rendono poi difficile l'assimilazione e la relativa interpretazione. Tanto che personalmente, non mi ha entusiasmato più di tanto. Questo perché La cura dal benessere (A Cure for Wellness), film del 2016 diretto dal regista statunitense, seppur è un lavoro decisamente interessante, per buona parte avvincente e ricco di interessanti suggestioni ottimamente sfruttate nell'eccellente prima parte, presenta però un certo (netto) calo nella meno efficace seconda quando (e soprattutto nell'ultima mezz'ora di film, in cui tutte le aspettative s'infrangono) i nodi vengono al pettine. La presunta rivelazione finale è infatti ampiamente intuibile dagli elementi sparpagliati nel corso della narrazione che non possono sfuggire all'attenzione dello spettatore più accorto. A tal proposito sembra che il regista abbia provato (non riuscendoci ahimè) a far qualcosa in cui altri ci sono riusciti. Sono difatti moltissimi gli esempi di film costruiti come giochi di prestigio, il cui motore trainante altro non è che il colpo di scena finale, macchine illusorie perfette che depistano e seminano falsi indizi per tutto l'arco della propria narrazione, con l'unico scopo di lasciare di stucco lo spettatore, regalandogli poi la soddisfazione di tornare a casa con in tasca la soluzione del trucco. A questa categoria vorrebbe appartenere anche questo film se non fosse appunto che già nei primissimi minuti viene offerta allo spettatore, in maniera chiara ed evidente, la soluzione all'inganno attorno a cui ruotano le due ore e mezza del film.
Iscriviti a:
Post (Atom)

