Non l'ho mai specificato, eppure è successo che un film che inizialmente avevo scartato, l'ho poi rivalutato è visto, ma mi preme adesso sottolineare, visto che una specifica richiesta mi è già giunta (e ossessivamente) all'orecchio, che qualora un lettore qualsiasi mi dicesse che un film che ho evitato gli è piaciuto, potrei anche pensarci su, e chissà in futuro recuperare. Io infatti ascolto i consigli, leggo il parere dei critici (e dei blogger) e valuto bene se vedere o meno un film, e quando i motivi sono validi o almeno personalmente interessanti rivaluto e cambio idea, perché come si sa, cambiare idea si può, e certe volte si deve, anche se poi potrebbe risultare sbagliato fare ciò. Come sbagliato sarà stato forse vedere questi film qui, ma di cui tuttavia (più o meno) non rimpiango.
Viral (Horror, Usa 2016): A mio avviso questo film, l'ennesimo lungometraggio riguardante i virus e gli infetti, questa volta diretto dal duo Henry Joost/Ariel Schulman (Paranormal Activity 3, Paranormal Activity 4, Catfish), non convince pienamente sotto il profilo fanta-horror, lasciando poco spazio alla sostanza (gli attacchi degli infetti, uno strano e non identificato parassita si insinua all'interno delle persone controllandone la mente e successivamente il corpo, sono piuttosto ridotti) e senza approfondire alcune cose che vengono presentate in maniera superficiale. La caratterizzazione di alcuni personaggi poi non sembra delle più credibili, anzi irritano un poco certi atteggiamenti e alcune banalità evidenti. Tuttavia il film, un film che nella tradizione Blumhouse offre un prodotto abbastanza solido a livello qualitativo (anche se il soggetto è quasi mai originale), ha degli aspetti positivi, specialmente nelle due attrici protagoniste (il resto è puro ornamento), brave a sviluppare il rapporto fra sorelle di fronte ad una nascente pandemia (Sofia Black-D'Elia e Analeigh Tipton). Di solito in film di questo genere le fasi iniziali sono saltate praticamente a pie pari, ma qui ci si concentra specialmente nei primi momenti del contagio, quando c'è più incertezza sul da farsi che la necessità di sopravvivere. Meglio la prima parte della seconda, che sconta soprattutto la prevedibilità della narrazione (giacché un momento prima che la scena procede si capisce già tutto) e qualche soluzione non priva di forzature. Nel complesso però, pur non riuscendo a infondere una certa atmosfera ansiogena (nonostante l'ambientazione quasi Lynchiana), il film ha comunque il merito di non rendersi noioso, ma non fa abbastanza per meritare la sufficienza piena. Infatti senza infamia e senza lode, ma senza riuscire nemmeno a farsi ricordare più di tanto. Voto: 5+



