Ha fatto appassionare milioni di spettatori in tutto il mondo, diventando una delle saghe cinematografiche distopiche, e letterarie, più amate dai giovani, e finalmente è tornata per l'ultimo capitolo della sua mirabolante storia, ecco finalmente il terzo e ultimo capitolo della saga young-adult tratta dai fortunati best-seller di James Dashner, ecco Maze Runner - La rivelazione (Maze Runner: The Death Cure). Alla regia troviamo ancora una volta Wes Ball, che aveva già diretto i primi due capitoli della saga: Maze Runner: Il Labirinto e Maze Runner: La Fuga. E dal momento che squadra che vince non si cambia, nel nuovo film ritroviamo Dylan O'Brien (ultimamente visto in gran forma in American Assassin) nel ruolo del protagonista Thomas, Kaya Scodelario (vista di recente in Pirati dei Caraibi: La Vendetta di Salazar e dopo in Tiger House) come Theresa, Thomas Brodie-Sangaster e Nathalie Emmanuel (rispettivamente Jojen Reed e Missandei de Il Trono di Spade) nei panni di Newt e Harriet, accompagnati dagli altri ex-radurai Minho (Ki Hong Lee), Sonya (Katherine McNamara) e Frypan (Dexter Darden), e tornano anche i "cattivi", interpretati da Patricia Clarkson e Aidan Gillen. Un capitolo su cui la prima cosa da dire sarebbe che si è fatto attendere, anche troppo, perché la distanza di ben tre anni si è fatta sentire, e purtroppo vantaggi e svantaggi hanno pesato. Le riprese infatti erano già iniziate nel 2016, ma un grave incidente sul set ha costretto a fermare la produzione, rimandando l'arrivo del film. Un film che, nonostante le buone premesse, tende a lasciare parecchi punti in sospeso, facendo sorgere più domande e dando pochissime risposte. Perché certo, da un lato questo ritardo è andato a svantaggio del film, dal momento che negli ultimi due/tre anni si è andato molto perdendo l'interesse verso la saga, mentre dall'altro ha permesso forse al regista di prendersi più libertà nella narrazione senza incappare in critiche (soprattutto dei cultori della saga letteraria), peccato che, sarà che è passato diverso tempo dal film precedente, che gli attori hanno definitivamente perso i tratti fanciulleschi che li contraddistinguevano nei due prequel, sarà il completo distacco dall'ambientazione originale del labirinto o più semplicemente il fatto che ci sono più proiettili ed esplosioni che parole, ma Maze Runner: La Rivelazione non convince. Il regista difatti, anche se dirige con una certa naturalezza l'ultimo capitolo di Maze Runner, confezionando una pellicola ad uso e consumo dei fan della saga cinematografica (i lettori dei libri di Dashner probabilmente avranno storto parecchio il naso), ed offre nuovamente, una storia altamente action, con contaminazioni futuristiche ed apocalittiche, ed il suo giovanissimo cast, non riesce (almeno non del tutto) a chiudere degnamente la saga.
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giovedì 7 marzo 2019
Maze Runner - La rivelazione (2018)
venerdì 4 gennaio 2019
House of cards (6a stagione)
Come ben tutti sanno la produzione della sesta ed ultima stagione di House of Cards è stata dilaniata dallo scandalo sessuale di Kevin Spacey. Il protagonista maschile principale è stato infatti fatto fuori dalla serie, che però per questo perde di carisma ed è vittima della produzione, essendo stata costretta a riscrivere in fretta e furia tutta la storia. Difatti, la produzione era già in corso quando lo scandalo è scoppiato, pertanto tutta la storyline è stata modificata per eliminare Frank Underwood dalla storia. Tale cambiamento ha portato ad un accentramento della storia attorno a Claire, protagonista femminile che si ritrova padrona assoluta della scena. Purtroppo però, questo repentino ri-modellamento, non ha portato nessun beneficiò e perciò la sesta ed ultima stagione si rivela la più brutta dell'intera serie. Si perché tutti i timori che avevano accompagnato la produzione (ovvero se sarebbe riuscita a sopravvivere senza la sua punta di diamante) si sono rivelati tutti. Non è bastata neanche Robin Wright infatti a tenere in piedi la baracca, nonostante si era sperato che lei ci riuscisse, perché le capacità le ha e le ha sempre avute, ma nulla ha potuto fare senza una base, senza una sceneggiatura all'altezza. Ognuno dei coinvolti nella produzione ce l'ha messa tutta per restituire ai fan qualcosa che nel bene o nel male rendesse giustizia alla serie, ma risulta evidente quanto quest'impresa sia stata un orbitare attorno al buco nero lasciato da Spacey senza precipitarci dentro. Sceneggiatori e registi hanno dovuto affrontare una sfida senza precedenti e di questo bisogna rendergli atto, ma non puoi fare una stagione di House of Cards senza Frank e il tentativo di sminuire l'importanza del personaggio denigrandolo in più passaggi o standoci a debita distanza non fanno altro che fomentare l'opinione di coloro che vedono nella sua assenza il punto debole della stagione. Perché certo, la scelta di Netflix di escludere Kevin Spacey è stata encomiabile, ma gli si è rivoltata contro, visto il pessimo prodotto confezionato. Sarebbe stato più idoneo cancellare l'intero show e finire con il colpo finale della quinta stagione (qui). Sarebbe stato un finale migliore rispetto a quello presentato in quest'ultima. Un finale purtroppo rivelatosi amaro. Infatti, della forza e dell'impatto delle prime stagioni (coadiuvate anche dalla mano di David Fincher) non è rimasta nessuna traccia. Ciò che è rimasto è l'affetto per i personaggi principali che sono gravitati nella trama dei coniugi Underwood, tutto il resto è però noia.
mercoledì 14 novembre 2018
Sharp Objects (Miniserie)
In un anno in cui la HBO ha dovuto fare a meno delle sue galline dalle uova d'oro (si pensi a The Leftovers, Big Little Lies e Game of Thrones, queste ultime due torneranno nel 2019), galline che appunto avevano riportato in auge l'immagine della rete che aveva subito un brutto colpo dopo la messa in stand by di True Detective (ora però non più) e la cancellazione di Vinyl (questa sì definitivamente), ecco che dal cilindro vien spuntare il classico coniglio, ovvero una delle serie televisive più attese dell'anno, una serie sulla carta pensata per suscitare titoli altisonanti sulle riviste specializzate prima ancora di rivelare anche una sola sequenza. Si tratta infatti di uno show che prende le mosse dal famoso e omonimo romanzo scritto da Gillian Flynn (già sceneggiatrice di Gone Girl), ha come regista di tutti e otto gli episodi Jean-Marc Vallée (già regista in tv con Big Little Lies e di film quali Dallas Buyers Club e Demolition), ha una showrunner abbastanza famosa come lo è Marti Noxon (perché tra gli autrici di Buffy, la serie cult) e in ultimo (ma non certo per importanza) vanta un cast dominato da due eccezionali dive cinematografiche come Amy Adams e Patricia Clarkson. Le ottime premesse di partenza sono in gran parte confermate da Sharp Objects, in particolare grazie alla presentazione di un personaggio principale estremamente tormentato, di grande cupezza ma al contempo anche capace di indurre una spiccata empatia nello spettatore. Camille infatti non è altro che una versione femminile di tanti antieroi (protagonisti dalla condotta non esattamente impeccabile, profondamente traumatizzati e capaci di destreggiarsi in un mondo in cui il Male si nasconde dietro ogni dettaglio forti di un profondissimo tormento interiore che consente loro di affrontare la brutalità della realtà ad occhi aperti) che abbiamo visto sullo schermo per tanti anni, soprattutto su HBO.
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