mercoledì 27 settembre 2017

House of Cards (5a stagione)

Avevamo lasciato così l'anno scorso gli Underwood e la Casa Bianca (qui la mia recensione), in mezzo ad una grave crisi e ad una elezione presidenziale piena di intoppi e gestioni non proprio pulite delle campagne tramite i social media. Quest'anno la serie riprende esattamente da quel punto, da quella dichiarazione (di terrore) mettendo al centro sempre di più Frank e Claire e le loro ambizioni spesso contrastanti. Giacché in questa nuova (5a) stagione di House of Cards, seppur con qualche alto e basso (con una linea temporale che più delle altre volte si allarga e si restringe, e con un ritmo abbastanza differente rispetto a quello a cui eravamo abituati), il Presidente (numerose sono anche quest'anno le ellissi raccontate direttamente agli spettatori) e la first lady affrontano varie crisi, le elezioni contro il repubblicano Conway, il furto di un camion con del materiale radioattivo, la crisi in Siria e i soliti intrighi dei democratici contro gli Underwood. Le vicende infatti, che non risentono comunque del ritmo frammentato, e che si svolgono tutte in soli cinque mesi di loro presidenza (tra Frank e Claire che assurdamente si passano l'incarico più volte), come vedremo più avanti, sono tante, importanti ed ovviamente eccezionali. I fatti si concatenano perfettamente e i colpi di scena non mancano di certo, ciò che più manca è però la plausibilità. House of Cards è un prodotto sopraffino dal punto di vista tecnico ed originale, ma le stagioni cominciano a far sentire il proprio peso. Il prodotto Netflix fatica a stupire e l'egocentrismo dei suoi protagonisti trova conferma anche in video dove non vi è più spazio per altri interpreti al di fuori della stanza ovale. Per cui compito decisamente difficile per gli sceneggiatori quello di dover dar vita ad una stagione che fosse come minimo all'altezza della quarta, conclusasi con un finale a dir poco agghiacciante. Saranno riusciti nell'impresa?

Arduo rispondere, anche se certamente dopo cinque stagioni era difficile fare meglio, eppure incredibilmente riesce ugualmente a sorprendere. Dopotutto House of Cards (serie che ho sempre adorato, sin dalla prima puntata rimasi difatti a dir poco entusiasta), ha sempre goduto sin dall'inizio di una straordinaria regia, di una sceneggiatura coi fiocchi e di interpreti di una bravura semplicemente eccelsa, perciò la strada non era così tortuosa. Questa quinta stagione contiene infatti tutte queste caratteristiche ma, soprattutto verso le ultime puntate, osa un pochino di più stravolgendo tutta la serie dalle fondamenta. Se la quarta stagione ci aveva fatto difatti raggelare il sangue con la ormai famosa dichiarazione da parte di Frank Underwood, allora quello che si vede in questo finale ci lascia semplicemente a bocca aperta e con gli occhi sbarrati. Giacché nonostante siamo arrivati alla quinta stagione, Beau Willimon e gli sceneggiatori assoldati riescono ancora una volta a sorprendere e spaventare. Spaventosa è soprattutto la sua attualità (parlo di Trump ovviamente), poiché in effetti ci sono dei parallelismi con la nostra realtà che fanno davvero paura. Ma torniamo alla parola sorprendere, che in questo caso vale sia in positivo che negativo, poiché nonostante (come già detto) il livello tecnico elevatissimo, alcuni problemi ci sono eccome. Su tutte la sceneggiatura, che troppo spesso crea colpi di scena fini a se stessi, alquanto telefonati o non necessari, e che per la necessità di colpire e sedurre il telespettatore concepisce troppe situazioni border line spesso innalzate senza basi solide, facendo così crollare sotto il suo stesso peso il "castello di carte".  

La storia poi, per quanto risulti piena zeppa di personaggi straordinari e risvolti inaspettati, rimane un po' fossilizzata riguardo le tanto attese elezioni che aspettavamo da anni e anni. Altra cosa che non ho apprezzato molto è stata la gestione di alcuni personaggi, che prima vediamo molto spesso e anche molto approfonditi, mentre dopo la prima metà della serie spariscono. Ok, forse non avevano più nulla da dire, ma li potevano congedare un pochino meglio. Anche alcuni complotti che Frank architetta risultano un pochino troppo esagerati, seppur comunque abbastanza plausibili, d'altronde conoscendo il personaggio non sono rimasto stupito più di tanto. Al tempo stesso però viene dato il giusto spazio ad ogni personaggio coinvolto, per esempio in questa quinta stagione Doug Stamper, interpretato sempre alla perfezione da Michael Kelly, è al centro di un'importantissima questione, sia lavorativa che soprattutto personale. Un personaggio rimasto un po' in sordina è invece Tom Yates, interpretato da Paul Sparks, il che non mi è dispiaciuto più di tanto. Ammetto che il personaggio di Yates non mi è mai piaciuto molto, l'ho trovato un personaggio quasi inutile e non era mai stato al centro di chissà quale risvolto. Qui per fortuna a qualcosa serve, ad approfondire alcuni aspetti, su tutti il "carattere" di Claire. Ha il suo spazio anche William Conway, interpretato da Joel Kinnaman (bravo a ad interpretare il personaggio, in tutte le sue sfaccettature, molto bene), che ho apprezzato anche in questa quinta stagione, anche se vederlo alla Casa Bianca non mi sarebbe per niente piaciuto, troppo arrogante e tronfio. 

Comunque da non dimenticare sono, il congressista Alex Romero (James Martinez), che darà tanto filo da torcere, Seth Grayson (Derek Cecil), sempre dubbioso e quindi pericoloso e Le Ann Harvey (la bella e sexy Neve Campbell), che purtroppo si infilerà in una strada senza uscita. Davvero notevoli sono infine e soprattutto due new entry, ovvero Mark Usher e Jane Davis, interpretati da Campbell Scott e Patricia Clarkson. Entrambi sono dei personaggi ambigui, subdoli, non riesci mai a capire da che parte stanno e se sono loro a controllare o ad essere controllati. Entrambi gli interpreti sono stati eccezionali, ma va menzionata in particolar modo la Clarkson che è riuscita a rendere il suo personaggio inquietante, misterioso ma dall'atteggiamento sereno e innocente (che niente e nessuno minimamente la tocca). Una perfomance straordinaria insomma sotto tutti i punti di vista. Mark Usher invece è già più un libro aperto, capiamo bene perché passa da una parte all'altra ma rimane comunque un personaggio di cui non ci si può assolutamente fidare, e Scott ha reso molto bene l'idea del personaggio. Tant'è che gli stessi Underwood spesso si trovano i difficoltà nel gestire questi personaggi. A tal proposito ora è finalmente giunto il momento di dedicare un po' di spazio a questa coppia, la più letale della televisione. Che dire? Frank, uno dei personaggi più belli che siano mai esistiti sul grande schermo, continua a fare quello che di naturale gli vien da fare (praticamente di tutto), mentre Claire, l'altro personaggio forte, è semplicemente sublime. Ciò che sorprende in House of cards 5 è infatti il personaggio di Claire, sempre più determinata, cinica e diabolica nelle sue scelte e convinzioni. 

Lo sguardo della donna incontra quello dello spettatore in pochissime occasioni, ma quando lo fa le sue parole sono taglienti, mirano al cuore e alla mente di chi guarda. Poiché la rottura della quarta parete non è più, come nelle passate stagioni, un espediente per raccontare la storia, per avvicinare lo spettatore ai personaggi, ma un vero e proprio scontro (un rapporto meta-cinematografico a tratti durissimo e che forse raramente si è visto in una serie). Frank e Claire accusano infatti, in diversi momenti ma con toni simili, lo spettatore di sadismo. Davvero pazzesco e incredibile. Incredibile e pazzesco è inoltre il rapporto tra Claire e Frank. Un qualcosa di sensazionale, anche perché Robin Wright e Kevin Spacey sono ulteriormente un'accoppiata perfetta. Se nelle precedenti stagioni infatti i due insieme avevano dimostrato di essere perfetti, con questa quinta stagione riaffermano (come se ce ne fosse bisogno) la loro fortissima chimica. Spacey (bravissimo ad incanalare tutta la sua energia e il suo pathos per enfatizzare il momento) è un mostro sacro del cinema, ci ha regalato delle perfomance sensazionali e sta continuando a farlo. Non ci vuole un genio insomma per capire che quella di House of Cards è una delle sue perfomance migliori. Robin Wirght però, questo va detto, in alcune scene riesce a superare un mostro come Spacey in termini di bravura, e non sto esagerando. La Wright è nata per interpretare questo ruolo, non l'ho mai vista così tanto in parte. Riesce a dare quell'eleganza, quella sensualità e quell'atteggiamento da femme fatale che è perfetto per il personaggio. In questa quinta stagione il personaggio viene messo particolarmente in risalto proprio per poi rubare totalmente la scena a Frank nel finale e stravolgere la serie dalle fondamenta. 

Il loro rapporto difatti è a un punto di totale conflitto, entrambi sono allo stesso livello, Claire ha un certo potere e Frank pure, e non esiteranno nell'usare quel potere quindi per distruggersi a vicenda. Lei la Wright che, oltre ad essere un'attrice sensazionale, torna nuovamente in veste di regista, ed anche così fa un lavoro a dir poco sensazionale. Dopotutto e come detto, la regia di House of Cards è sempre stata caratterizzata da una forte geometria e spesso simmetria degli oggetti presenti sulla scena, ma nella quinta stagione questa caratteristica è molto più sentita rispetto a prima. La fotografia non è da meno, molto fredda, quasi monocromatica ma perfetta per rappresentare l'animo freddo e manipolatore dei personaggi. Tutto l'aspetto tecnico, dalla regia al montaggio alla fotografia ricordano moltissimo lo stile del regista David Fincher, il quale ha diretto le prime due puntate della serie ed è ancora presente come produttore esecutivo. Non credo che Fincher dia più un contributo artistico alla serie, ma è chiaro che i vari registi e produttori vogliono che la serie sembri un film di Fincher e riuscendoci molto bene. Lo stesso Kevin Spacey ha spesso collaborato con David Fincher nella produzione di film come The Social Network, il quale ha tantissime caratteristiche in comune con la serie creata da Willimon. Anche la colonna sonora non è da meno, i vari temi hanno sempre come strumenti principali strumenti a fiato che danno vita a delle melodie molto americane, patriottiche, ma poi si intromettono altri strumenti come il pianoforte e il violino e sembra quasi che compromettano l'intera sinfonia. Un po' quello che fa Frank, ovvero intromettersi nella politica americana per raggiungere il potere totale corrompendo però quello stesso potere a cui aspira. Anche Doug è soggetto di alcuni temi, le cui melodie confuse e dinamiche rispecchiano benissimo il suo stato d'animo tormentato e distrutto. 

Verso il finale di stagione infine c'è un tema che è un vero e proprio climax che si può ritrovare pure nel comportamento dei vari personaggi protagonisti della situazione. Uno straordinario cliffhanger è invece il finale, dove vediamo Claire scaricare Frank e annunciare "il suo momento". Momento che, nonostante House of Cards si riaffermi essere come una delle serie migliori di sempre e una delle mie tantissime preferite, originale, cattiva, fredda, misteriosa, reale ed unica, spero non arrivi mai, dato che se qualcosa non cambia dalle solite situazioni o i soliti intrallazzi, qualcosa potrebbe spezzarsi. Da quando Frank ha ottenuto la carica di Presidente degli Stati Uniti d'America, è cominciata infatti una lunga parabola discendente, non improvvisa, anzi, le ultime due stagioni sono riuscite a tamponare, ma era comunque inevitabile che ci saremmo trovati in un vicolo cieco proseguendo su questa strada. Il rischio di House of Cards è proprio quello di trasformarsi presto in una brutta copia se stesso, dove non basteranno nemmeno le presenze di Kevin Spacey e Robin Wright a rendere efficiente lo show. Ovviamente spero non succeda, giacché questa straordinaria quinta stagione, che ha stravolto la serie delle fondamenta col suo finale, è stata davvero eccezionale. E quindi cosa aspettarci dalla sesta stagione se mai ci sarà? Non saprei, solo il tempo ce lo saprà dire, anche se l'unica certezza è che il regno del terrore continuerà ad esistere. Voto: 7,5

2 commenti:

  1. Ciao, ti ho passato la palla per un gioco-tag sugli anni 90. Se sei interessato a partecipare sul mio blog trovi il regolamento :)

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    1. Nomination o meno avevo già in mente di farlo, come scritto a Moz, ma grazie comunque di aver pensato a me, a presto ;)

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