venerdì 30 novembre 2018

Gli altri film del mese (Novembre 2018)

Se appena ieri dicevo che il mese di novembre è stato il mese delle occasioni sprecate, ed è stato appunto così, a riabilitare questo stesso mese, un mese in cui il freddo e il brutto tempo ha fatto parecchi danni (personalmente per esempio mi ha "costretto" a stare a riposo per 2 giorni, colpa dell'ennesima interruzione di linea), ci hanno pensato per fortuna non solo i 4 film che "presento" oggi, ma anche alcuni altri di cui avrete certamente letto le mie recensioni. Film che hanno risollevato appunto il mio stato d'animo un po' deluso e scoraggiato da visioni sempre meno originali e non proprio soddisfacenti. In ogni caso, tra pochi alti e tanti bassi in campo cinematografico, la vita è andata avanti, ma dopotutto non può che essere così sempre, seppur ad andare avanti è stato solo (come sempre) il tempo, quello sì, che certe volte passa davvero velocemente (aveva ragione Albert Einstein con il suo strabiliante concetto della relatività), perché poi in verità non c'è stata nessuna grossa novità e nessun cambiamento importante, ed in nessun campo, in questo Novembre che sta per finire, e che sta per lasciare spazio al mese, anzi, al periodo festivo più bello dell'anno (almeno personalmente parlando). Tuttavia a Novembre, anzi, pochi giorni fa, c'è stato il compleanno di mio fratello, mentre a metà mese è ricorso il secondo anniversario della scomparsa di mia nonna materna, e quindi qualcosa è successo. Ma io non vedo l'ora adesso di assaporare l'aria natalizia, l'albero è quasi pronto per essere addobbato, anche se prima di ciò, se io devo vedere se tutte le luci si accendono, voi dovete continuare leggere questo post, dopotutto questa introduzione è solo per introdurre comunque l'ultima selezione degli altri film del mese di quest'anno, perché a dicembre non ci sarà. Perciò buona lettura e tante care cose a tutti.

giovedì 29 novembre 2018

I peggiori film del mese (Novembre 2018)

Se devo sintetizzare con due parole questo mese, direi che questo mese di novembre è stato il mese delle occasioni sprecate, perché molte sono state le pellicole che ho visto, comprese alcune (quasi tutte) della lista qui presente, che hanno sprecato il loro potenziale, che potevano essere e diventare qualcosa in più, qualcosa di un po' meglio, e che invece si sono perse e alla fine hanno un po' deluso. Si sono insomma rivelati film mediocri.

The Last Witness (Thriller, Gran Bretagna, Polonia, 2018): Possiede un bel potenziale per un essere uno di quei thriller cospirazionisti, dove l'indagine di un giornalista si allarga a macchia d'olio in maniera imprevedibile e e dalle conseguenze pericolose sia a livello individuale, sia per le ripercussioni sullo scacchiere mondiale. Eppure il film manca completamente di mordente e si trastulla in particolari di poca importanza come la storia d'amore tra lo stesso giornalista ed un ufficiale donna dell'esercito inglese. Il film infatti, diretto da Piotr Szkopiak, con Alex Pettyfer, Robert Więckiewicz e Talulah Riley, un thriller che orbita attorno al tristemente celebre massacro di Katyn (dove 20 mila polacchi persero la vita in modo crudele), seppur storicamente apprezzabile e racconti una vicenda tragica e notevole, e riesca bene a miscelare thriller e dramma, soprattutto dal punto di vista visivo non convince particolarmente, considerato che le immagini sono spesse plumbee e poco incisive: ciò che resta è quindi un'estetica poco ispirata ed eccessivamente economica. La trama poi commette l'errore di disperdere quei pochi momenti di complessità, trascinandosi da una scena all'altra con inerzia e un pizzico di goffaggine. La sceneggiatura, come detto, parte con i giusti presupposti, possedendo tutti i pezzi di cui necessita un buon thriller per creare una storia dal mistero efficace e spiazzante. Ma con l'incedere della pellicola ciò che si percepisce è la mancanza di una vera atmosfera cospiratoria, che dissipa suspense e intrighi, andandosi ad impantanare in una storia d'amore artificiosa, avvilente ed inappagante. Alex Pettyfer e Talulah Riley alternano interpretazioni appena soddisfacenti che non riescono a spostare l'attenzione dalla totale mancanza di spina dorsale della trama, che in ultima analisi non ha la forza né la capacità drammatica di poter reggere su di sé un mistero così fitto, né tanto meno rendere giustizia ad uno degli orrori meno conosciuti della seconda guerra mondiale. Voto: 5,5

mercoledì 28 novembre 2018

[TAG] Very Pop Blog - I miei Natali del passato

All'inizio avevo deciso, memore di un Tag simile sul Natale proposto l'anno scorso (qui), di non partecipare quest'anno a nessun Tag a tema natalizio, ma poi visto che ho partecipato sempre volentieri a tutti i Tag proposti dal Moz O'Clock e visto soprattutto la nomination ricevuta proprio ieri dalla carissima Claudia, non ho potuto dire di no. E così eccomi oggi continuare a raccontare, meglio ricordare, atmosfere di un tempo trascorso, al di là delle epoche vissute. Sì perché dopo aver raccontato i nostri/miei anni '80, i nostri/miei anni '90, le nostre/mie estati del passato, oggi parliamo/parlo del Natale vissuto durante la giovinezza. Come? Semplice, grazie appunto al Tag "Very Pop Blog", un Tag, di cui immagine si può usare quella che più ci piace o più semplicemente riproporre quella dell'originale, che consiste in: 1) Elencare tutto ciò che è stato un simbolo dei nostri Natali del passato, in base ai vari macroargomenti forniti; 2) Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento a https://mikimoz.blogspot.com/2018/11/natali-da-bambini.html ; 3) taggare altri cinque bloggers, avvisandoli (su quest'ultimo punto però devo declinare, perché ormai ho rinunciato da tempo a fare nomination, e tuttavia anche senza nomination ognuno è libero di riproporlo se vuole nei loro rispettivi blog). Ebbene, ecco le mie risposte.

martedì 27 novembre 2018

Le altre serie tv (Ottobre/Novembre 2018)

Trasmessa da settembre ad ottobre su Sky Atlantic, Save me (Salvami) ha subito catturato la mia attenzione e mi ha spinto (con ancor più vigore) a vedere una dietro l'altra le sei puntate della serie. Una serie dal forte legame padre/figlia (che prende spunto dalla sempre più delicata tematica delle conoscenze online, per presentare appunto un rapporto, quel rapporto, ben noto al pubblico grazie a innumerevoli film e produzioni a riguardo, per citarne uno, Io vi troverò con Liam Neeson), una serie attualissima, cruda, diretta, che non prende mai scorciatoie, una serie che mostra il lato oscuro della società con un bellissimo cast ed una narrazione veloce e accattivante. La serie infatti, una serie televisiva britannica del 2018, creata, sceneggiata e interpretata da Lennie James, al quale va riconosciuto il merito di aver interpretato, creato e sceneggiato un prodotto davvero avvincente da fruire tutto d'un fiato sin dalla primo episodio dal titolo "Il lato oscuro", la puntata pilota difatti getta le basi di una corsa contro il tempo adrenalinica, appassionante e coinvolgente, che avrà sviluppi e intrecci fatali davvero imprevedibili, è affascinante, intrigante e tiene davvero col fiato sospeso. Le vicende non a caso si svolgono abbastanza rapidamente e la serie (sono sei gli episodi totali della serie, già rinnovata per una seconda stagione) ha un potenziale enorme che si nota fin dalle prime battute e che cresce di episodio in episodio. Questo perché innegabilmente avvincente è la lotta instancabile di un padre contro il destino che gli impedisce di incontrare la figlia. Giacché per la polizia e per l'ex moglie e il suo nuovo compagno è lui l'unico sospettato del rapimento (un giorno infatti Jody, Indeyarna Donaldson-Holness, sua figlia, scompare proprio mentre la ragazzina è in cammino per andare a trovarlo, dopo tanti anni, proprio per questo motivo accusano l'uomo di aver rapito la figlia), con tutte le prove e gli indizi sulla carta schiaccianti che sembrano inchiodarlo. Lui però non c'entra, non vede e non sente la figlia da quanto aveva 3 anni, ma ora si sente coinvolto, ancora legatissimo all'ex moglie interpretata benissimo da Suranne Jones, che tuttavia non sta di certo con un uomo migliore, anzi tutt'altro, si è trovata un altro compagno, suo marito Barry (Barry Ward), che gestisce dei traffici di certo non limpidissimi.

venerdì 23 novembre 2018

The Zero Theorem: Tutto è vanità (2013)

Con Terry Gilliam ho sempre avuto un rapporto burrascoso, tra (pochi) alti e (tanti) bassi, sarà riuscito con il suo penultimo lavoro datato 2013 (e stranamente distribuito in Italia 3 anni dopo), il suo ultimo è invece da poco uscito al cinema, quel L'uomo che uccise Don Chisciotte di cui si è parlato tanto precedentemente alla sua presentazione e si parla tanto dopo la sua distribuzione (giudizi abbastanza tiepidi), a migliorare questo rapporto? No, mi spiace, purtroppo no. Perché pur volendo essere indulgenti nei confronti di uno dei maestri più visionari che il mondo del cinema ricordi, bisogna ammettere che il film, che parte illudendoci di farci sognare, di ritrovare (anche se in verità le atmosfere e le ambientazioni sono simili) quelle atmosfere e quelle ambientazioni che lo avevano reso celebre con pellicole come "Brazil" e "L'esercito delle dodici scimmie" (e questa volta incentra il suo discorso sulla disperata ricerca di un senso che spinge un uomo alienato a scontrarsi con le sue paure e le sue difficoltà relazionali, nonché a cercare di scalfire un sistema che lo tiene stretto in una morsa e per il quale la speranza è un nemico da eliminare), purtroppo si eclissi e soffochi in se stesso, sepolto da un pesante sovraccarico di suggestioni senza una vera storia a sorreggerlo. Procedendo infatti per trovate visive talvolta sorprendenti e per espedienti comici per allentare il climax ascendente della storia, The Zero Theorem: Tutto è vanità (The Zero Theorem), film del 2013 diretto da Terry Gilliam,  presenta tutte le ossessioni del cinema del regista statunitense, fermo purtroppo a un tempo d'oro che fu e non aggiornato ai tempi correnti. Con il sapore della favola moralistica che trasforma le vecchie ossessioni oniriche in realtà virtuali alternative e che si fonda ancora una volta sull'eroe che si riscopre la via della redenzione dopo essere stato colpito attraverso gli unici due legami affettivi che si era creato, The Zero Theorem sembra essere stato concepito per auto-omaggiarsi e auto-citarsi. E non bastano le ennesime straordinarie trasformazioni di Christoph Waltz e dell'istrionica Tilda Swinton, difficilmente riconoscibile nei panni di una psicoanalista virtuale, a definirlo del tutto riuscito.

giovedì 22 novembre 2018

Le mie canzoni preferite (Ottobre/Novembre 2018)

È passata l'estate, è passato (quasi) l'autunno, è arrivato il tempo di Michael Bublé, che comunque ascolto sempre con gioia quando arriva il periodo giusto, che praticamente è già arrivato, ma prima di ciò, e come di consueto, ecco la classifica, anzi selezione, dei brani e delle canzoni mie preferite di questi ultimi due mesi, in quest'ultimo post annuale (a dicembre potrebbe esserci o meno una sorpresa). Due mesi che hanno confermato il talento di alcuni, il successo di altri e la scoperta di tanti altri ancora. Due mesi che saranno condensati su Youtube  (e se qualcuno lì mi segue avrà visto questa selezione in anteprima assoluta) con la solita playlist (qui), mentre qui ecco a voi i video uno per uno.

C'è il suo zampino in molte canzoni, e stavolta è insieme a Selena Gomez e un certo Ozuna,
parlo ovviamente di Cardi B e della martellante ma interessante Taki Taki di DJ Snake

mercoledì 21 novembre 2018

Recuperi da Oscar (2015/2016)

La fine della mia "stagione" cinematografica si avvicina, e così non avendo più tanto spazio, e per fare in modo di chiudere l'anno con più film possibili all'attivo, ho deciso di completare, o almeno cercare di completare, il recupero programmato alle pellicole candidate all'Oscar, e lo farò in due parti, la prossima tra due settimane. E così tra film di difficile individuazione e film individuati solo con i sottotitoli, eccomi qui oggi a proporvi la recensione agli ultimi due film che mi mancavano tra la lista dei film relativi agli Oscar 2015, e due, ma non gli ultimi (me ne mancano altre pellicole, tra cui una che non ho trovato e che rimanderò all'anno prossimo o quando sarà disponibile, molto probabile al solo streaming), della lista dei film relativi agli Oscar 2016.

martedì 20 novembre 2018

Akira (1988)

Film di animazione di culto della fine degli anni '80, uscito quest'anno nuovamente al cinema esattamente a trent'anni di distanza (restaurato e con un nuovo doppiaggio, io però ho visto la versione "originale"), Akira (recuperato proprio in occasione di questo compleanno), film d'animazione della durata di circa 120 minuti, prodotto nel 1988 dalla collaborazione tra le maggiori compagnie di produzione cinematografica giapponesi dell'epoca, fu portato su grande schermo da Katsuhiro Ôtomo (il quale diviene protagonista anche nella pellicola, nel ruolo di regista e, ovviamente, sceneggiatore), l'autore del manga omonimo le cui pubblicazioni iniziarono qualche anno prima. L'opera ha avuto un grosso impatto a livello mediatico, attirando in seguito anche l'attenzione dei mercati occidentali. Attualmente è considerato uno dei capisaldi dell'animazione Giapponese ed internazionale, ma Akira merita veramente questo titolo? Probabilmente si, eppure la sua valutazione, per quanto mi riguarda, non supera la sufficienza. Il motivo di tale voto, apparentemente severo se si considera il successo riscontrato praticamente ovunque nel mondo, è dovuto principalmente alla sceneggiatura, che definirei estremamente confusa e caotica. Gli eventi si susseguono rapidamente ed apparentemente senza una vera logica, o comunque risultano estremamente difficili da seguire. Non ho letto il manga originale (in tal senso fare paragoni mi stato è impossibile produrre, cosicché il voto è meramente collegato alla "mia" visione del film), ma documentandomi brevemente, ho capito che molte scene sono state tagliate, alcuni personaggi completamente eliminati, e, di conseguenza, molte spiegazioni sono venute meno. Sicuramente, per chi ha letto in precedenza la controparte cartacea, sarà stato ed è stato più semplice seguire questo lungometraggio, ma per un neofita del prodotto le difficoltà non sono state e non saranno poche, anzi, andando verso la conclusione della pellicola lo spettatore vedrà i suoi dubbi aumentare. Ora, è vero, inutile negarlo: non tutte le domande che ci si può ragionevolmente porre durante la visione troveranno una risposta (per cui, se vi piacciono le storie dotate di un finale netto, chiaro e risolutore, guardare altrove) tuttavia questo non è in realtà strano se consideriamo questo aspetto nel contesto della cultura orientale, che vede di buon occhio il finale aperto, che lascia volutamente lo spettatore con qualcosa su cui arrovellarsi e ragionare, personalmente però dopo la visione la mia espressione era quella del "Ehm...quindi?" (poiché più aperto di così il finale non potrebbe essere).

lunedì 19 novembre 2018

Agatha Christie Collection

Sarà stato un caso, sarà stata la programmazione cinematografica di Sky, ma dopo due adattamenti cinematografici della regina dei gialli Agata Christie, opportunamente visti, eccone altri tre che ho ovviamente visto. Tre adattamenti che hanno riempito il palinsesto della collezione "Ottobre con Agata Christie", tre adattamenti che tuttavia bisogna sottolineare sono tutte miniserie britanniche, tre adattamenti a tre racconti davvero interessanti, ecco quali. Basata sull'intramontabile romanzo omonimo (uno dei più celebri) di Agatha Christie, sceneggiata da Sarah Phelps e diretta da Craig Viveiros, Dieci piccoli indiani (And Then There Were None) è una miniserie televisiva britannica (composta originariamente da tre puntate e poi da due nell'edizione italiana) del 2015, una miniserie che, offrendo allo spettatore un adattamento contemporaneamente nuovo e fedele, non delude né i fan del romanzo, né quelli delle produzioni BBC (che negli ultimi anni sta proponendo discreti prodotti), perché riesce tenere incollato allo schermo anche chi conosce già la trama del giallo più venduto al mondo. Come in molti altri romanzi della Regina del Giallo, la scelta di una location circoscritta fa sì che il responsabile dei crimini si nasconda necessariamente fra i protagonisti, la miniserie infatti ci racconta di otto sconosciuti che vengono convocati dai misteriosi coniugi Owen nella loro tenuta (una villa principesca ed isolata, posta su di un isola al largo della costa del Devon), lì gli otto si uniranno ad una coppia di domestici che già si trova sul posto (10 personaggi, 10 piccoli indiani, come nella filastrocca per bambini), tutti che in attesa di incontrare i padroni di casa, ad uno ad uno però i convenuti iniziano a cadere come mosche (scatenando in questo modo fra i sopravvissuti la caccia all'assassino). Non era dunque facile mantenere alta la suspense, ma la realizzazione impeccabile, l'ottima recitazione degli attori, le atmosfere inquietanti e la colonna sonora adeguata costringono anche lo spettatore più consapevole a chiedersi se davvero il mistero si risolverà come da copione, quest'ultimo infatti offre tre ore di giallo/mystery ad alta dose di tensione emotiva. Così tanta che ci si ritrova comunque ad empatizzare con i personaggi, non così tanto innocenti. Perché anche non avendo letto il libro, quest'opera calligrafica, attenta alla confezione ed elegante nella forma e curata nella messa in scena, riesce davvero ad affascinare e coinvolgere.

venerdì 16 novembre 2018

Black Panther (2018)

Per la prima volta nella storia dei cinecomics, a dieci anni esatti dall'inaugurazione del Marvel Cinematic Universe (Iron Man ha compiuto dieci anni ad Aprile scorso), ecco arrivare il primo film (il diciottesimo del MCU) tratto da fumetti con protagonista un eroe di colore (il film è infatti basato sul personaggio di Pantera Nera della Marvel Comics), con un cast e una crew quasi completamente composta da talenti di settore di colore, un unicum persino a Hollywood che mai aveva visto un progetto di tale scala (e budget), realizzato da attori, registi, tecnici, sceneggiatori e produttori afroamericani. Questo aspetto produttivo e l'unicità del personaggio facevano di Black Panther, film del 2018 diretto e co-scritto da Ryan Coogler, un film storicamente importante (perché strutturalmente e concettualmente diverso), non solo nell'ambito del genere, ed era quindi normale che le aspettative fossero alte. Anche perché in tal senso tutti parlavano di un film diverso, ben lontano dai soliti Marvel che, ammettiamolo pure, belli e divertenti (altresì eccezionali), ma sono un po' tutti uguali. Ecco dopo aver visto quest'ultimo action fumettistico, non sono poi così convinto che qualcosa di diverso significhi "qualcosa di buono", a me è sembrata un'accozzaglia di roba abbastanza difficile da digerire per intero. Accozzaglia che la critica americana, anche questa volta, l'ha etichettata come l'ennesimo capolavoro Marvel, ma la verità (come sempre, quasi sempre, perché i due Guardiani della Galassia capolavori lo sono per davvero e tanti altri sono davvero eccezionali) sta nel mezzo. Giacché è abbastanza ovvio che questo cinecomic, in questo frangente, venga utilizzato come mezzo per parlare di rivalsa dei neri e porre dunque l'attenzione sulla questione delle minoranze etniche, afroamericane in particolare. Black Panther, quindi, sembra essere una "tacita" risposta alle manovre politiche (in quasi un anno poco è cambiato) di Donald Trump, dacché si riempie la bocca di tanti temi importanti, quali l'immigrazione, l'integrazione tra popoli diversi e la corsa agli armamenti, cercando una dimensione narrativa propria dove ambisce mettere in parallelo messaggi politici e intrattenimento, laddove quest'ultimo (ahimè) viene meno. Perché certo, ci sta ed è anche giusto che questi temi vengano alla luce, ma per colpa di ciò il film diviene presto statico, appesantito, debolissimo per la mancanza di ritmo e, paradossalmente, si rivela povero di combattimenti.

giovedì 15 novembre 2018

[Cinema] Il livello della commedia italiana moderna (Test secondo)

E' successo nuovamente, Sky ha ulteriormente proposto ai suoi spettatori e mandato in onda alcune commedie italiane a pochi mesi dalle sale, è così non ho resistito per riprovare con il test già effettuato ad agosto (qui) sulla qualità, sul livello raggiunto dalla commedia italiana moderna. Ebbene, sarà stata una coincidenza o meno, ma nuovamente il risultato è stato il medesimo, perché ancora una volta solo una commedia su 4 riesce nel suo intento (come potrete vedere dalle mie recensioni), solo una commedia riesce a raggiungere la sufficienza piena (di più è alquanto raro), mentre la metà sono da bocciare (probabilmente era meglio non produrre nemmeno) e l'ultima da "rimandare". Il cambio di rotta insomma non c'è stato, anzi, se contiamo anche Sono Tornato dell'altro giorno (che in verità farebbe parte della rassegna cinematografica proposta da Sky ai suoi clienti) la situazione è anche peggiore. E tuttavia non tutto è da buttare, anche se questa volta a salvare la situazione non c'è Edoardo Leo, ma sorprendentemente qualcuno del tutto inatteso che è riuscito, anzi, sono riusciti a salvare la baracca. Trattasi di Gennaro Nunziante e Fabio Rovazzi che, evitando di esser volgare e proponendo invece qualcosa di genuino, semplice ed efficace, sono incredibilmente riusciti appunto a consegnarci a noi pubblico una commedia che, lontana dalle classiche commediole italiane, riesce nell'intento di far sorridere, un po' riflettere e divertire, senza per questo proporre o far vedere volgarità, vietandone in tal senso (anche se ormai lo sdoganamento è completo) la visione ai minori, ma un qualcosa di fruibile a tutti, che senza grandi difficoltà può far piacere a chiunque, soprattutto a chi da una commedia cerca soprattutto lo svago e il divertimento senza grosse pretese, e farlo con lo scopo ultimo di far ridere il suo pubblico senza esagerazioni inutili. Ebbene il film ci riesce anche senza essere un qualcosa di eccezionale, al contrario delle altre, ma per saperne di più meglio leggere.