giovedì 23 marzo 2017

Il sapore del successo & Le ricette della Signora Toku (2015)

Era da tanto che non vedevo un film di ambito culinario, l'ultimo fu il più che discreto e piacevole Amore, cucina e curry, ebbene in questa settimana ne ho visti ben due. Due film abbastanza buoni ma soprattutto deliziosi da vedere, due film dove l'aspetto culinario è però solo il 'contorno' (più accentuato nel primo) delle storie raccontate, difatti il tema principale sono il riscatto e redenzione, la libertà e la ricerca della felicità. Ma andiamo con ordine, il protagonista de Il sapore del successo (Burnt), film del 2015 diretto da John Wells (I segreti di Osage County) e scritto da Steven Knight, è una specie di Gordon Ramsey con un passato tormentoso alle spalle. Adam Jones, questo è il suo nome, uno chef da due stelle Michelin che ha attraversato un brutto periodo, finendo in un gorgo tutto droga donne alcol. Ma, una volta liberatosi dalle sue dipendenze, torna alla ribalta con un nuovo ristorante e un solo obiettivo, ottenere la terza stella Michelin. Protagonista assoluto di questa pellicola è Bradley Cooper (credibile quanto basta), qui ancora una volta alle prese con personaggi dal carattere estremo e poco equilibrato, che si conferma un attore di talento, a cui il regista affianca la talentuosa Sienna Miller, con la quale riesce a ricreare la stessa chimica di American Sniper, interprete che riesce benissimo a tenere testa al suo comprimario. E quindi, dopo aver raccontato di una famiglia allo sbaraglio, questa volta si concentra su un cuoco anch'esso allo sbaraglio che cerca di tornare alla ribalta, e il suo talento registico si conferma, poiché riesce a rendere questo film culinario sufficientemente incisivo, delineando benissimo il suo protagonista, per cui la cucina ha un valore ben preciso, e quindi sono giustificabili le (forse troppe) inquadrature sui numerosi piatti di cucina. La regia infatti non fa altro che rafforzare il mordente della pellicola, regalando stuzzicanti inquadrature, un montaggio frenetico e accattivante, e una colonna sonora che accresce la tensione del film. Ma nonostante questo e nonostante mi sia moderatamente piaciuto, il film non è un granché, cioè intendiamoci per quanto riguarda il lato culinario è molto apprezzabile e ben girato, ma dal punto di vista della sceneggiatura e di come i personaggi evolvono stenta un po. Quello che manca alla pellicola insomma è forse la scintilla della sorpresa, tutto difatti appare prevedibile fin dall'inizio, quando il protagonista appare con il suo atteggiamento sprezzante e la terza stella sembra già nelle sue tasche.

Le vicende che si susseguono poi, accadono tutte troppo in fretta, non fai in tempo a metabolizzare un accaduto che il regista te ne "spiattella" un'altro subito davanti. Lo spettatore non riesce a percepire granché il tempo che passa, quanto ne passa da una vicenda all'altra o quale sia il grado di difficoltà che il protagonista incontra per arrivare ad un certo punto, tra avversari chef, critici Michelin o vecchie conoscenze in cerca di denaro. Da questo punto di vista sono rimasto abbastanza deluso, perché conoscendo pellicole (più che discrete) in cui qualcuno cade e deve cercare di tirarsi su e affrontare un percorso di "recupero", fino a portarlo ad una rivincita, qui invece il tutto si percepisce in maniera troppo labile, non so se per la durata troppo breve del film, o per la non perfetta diluizione dei tempi. Anche se, in ogni caso, Il Sapore del Successo rimane un buon film sulla cucina e su tutto il mondo che si trova dietro i fornelli dei grandi ristoranti, perfetto se si vuole passare un'oretta e mezza a sbavare dietro le 'zummate' su piatti esteticamente ineccepibili e invitanti. Poiché il film è un prodotto di intrattenimento ben costruito e con il merito di rappresentare (in maniera realistica) la competizione che regna oggi nel mondo della cucina di alto livello, dove personaggi alla Adam continuano a moltiplicarsi a ritmo vertiginoso nelle cucine dei grandi ristoranti, finendo poi di regola in qualche programma televisivo. Comunque decisamente scarna è la prima parte, molto più ricca (anche se troppo frenetica, nevrotica) di contenuti la seconda nella quale si svolge in pratica l'intera trama del film. Trama e storia, che lascia da parte alcuni temi importanti (tra cui proprio il riscatto di cui parlavo all'inizio) e senza approfondire adeguatamente (nessun informazione o immagini chiarificatori), in cui anche molte star di alto e medio livello (ad esempio Uma Thurman, Emma Thompson, il nostro Riccardo Scamarcio, che per fortuna non fa niente di importante) sparpagliate di qua e di là come prezzemolo (per restare in tema), risultano di fatto leggermente sprecate. In definitiva però, ma senza esagerare troppo anche nei giudizi, Il sapore del successo è quindi un bel film, con un colpo di scena ben pensato e ben piazzato (anche se scontato), ma che non annoia il pubblico e che fa amare la cucina raffinata e a volte troppo ricercata, e che infine si distingue soprattutto per il cast di supporto, perché oltre a quelli già citati, ci sono da segnalare inoltre, Alicia Vikander, Daniel Bruhl, Omar SyMatthew Rhys, senza dimenticare Lily James. Insomma una tavola ricca e davvero niente male per un film stuzzicante e sufficientemente riuscito. 6,5/10

Tratto da un best seller giapponese, Le Ricette della Signora Toku (An), film appunto giapponese del 2015 diretto da Naomi Kawase (per me abbastanza sconosciuta), è una gradevole, delicata, intimista e piacevole pellicola, che per quanto poco originale è però molto bella e poetica. La fotografia, la sceneggiatura e gli interpreti infatti sono magici. La storia di Toku è però in fondo, nonostante anche qui la cucina fa da contorno al tema, è soprattutto una parabola del diverso, una toccante e bellissima parabola del diverso. La signora Toku è infatti una esile vecchina che vive in simbiosi con la natura e sa preparare una deliziosa marmellata di fagioli per arricchire i dorayaki, i famosi dolci giapponesi. Sentaro gestisce con poco successo una piccola bottega dove cucina quasi controvoglia dorayaki di gusto scadente e con pochi clienti. Le loro vite si incontreranno casualmente. Le mani malate della signora Toku però, (discriminate dalla malattia e da un difficile trascorso), prepareranno per Santero ottimi dolcetti e riscalderanno il suo cuore. Le Ricette della Signora Toku, per quanto possa sembrare apparentemente delicato e fragile, è in realtà duro e crudele. Se infatti all'inizio il film risulta una tradizionale mescolanza tra immagini poetiche di alberi che stormiscono e fiori candidi e la storia del film di cucina (il titolo italiano stesso è fuorviante e vorrebbe portarci in questa unica direzione), in verità ad avere la meglio è la saggezza e l'esperienza della signora, che educa il giovane principale a trovare la sua strada. Il film per questo si trasforma in un racconto sull'incontro tra tre persone, che ognuna a suo modo si trova emarginata e isolata da una società che non è affatto tenera con chi è diverso o in difficoltà. Toku infatti e in realtà vive in un sanatorio per malati di lebbra, che una legge del dopoguerra aveva costretto a vivere in quarantena, Sentaro lavora nel baracchino di dorayaki per ripagare un debito e la giovane Wakana (che spesso passa dal negozio) non riesce a comunicare con la madre, che non le presta attenzione e non la comprende, e vorrebbe insomma andarsene di casa. Toku quindi diventa la madre che Sentaro e Wakana non hanno mai avuto, riuscendo non solo a far capire come la natura è in noi stessi (tutto ciò che facciamo, ogni attività, per riuscire bene, deve infatti essere pervasa di comprensione e pazienza e di amore per quello che stiamo realizzando), ma anche a creare un bel legame, utile a i due ad andare avanti nella vita e non mollare mai. Il negozietto è stato difatti, seppur per breve tempo, un'isola, un rifugio felice, in cui i personaggi si sono ritrovati, si sono ascoltati e hanno finalmente trovato la loro voce. Ma nonostante le tematiche esposte in questa pellicola risultano quanto mai profonde e toccanti, il valore dell'amicizia, della solidarietà e dello spirito combattivo necessario ad affrontare la propria personale esistenza, tutto purtroppo viene presentato in una maniera abbastanza scontata, senza nessun approfondimento particolare tale da estrapolare la pellicola dal "già visto" e dal prevedibile. Ciò denota difatti una regia, forse, ancora poco matura, sebbene lineare e precisa, ma che ancora, appunto, deve percorrere un po' di strada al fine di affermarsi in maniera efficace. La regista infatti non riesce del tutto a trovare il suo vero respiro, in alcuni istanti mostra delicatezza e sensibilità, in altri finisce per diventare, come la marmellata di An appunto, leggermente, forse inevitabilmente stucchevole. In più le caratterizzazioni dei personaggi sembrano solo abbozzati, Toku in effetti, è caratterizzata, forse anche il doppiaggio non aiuta, come una donna curiosa, invadente, all'inizio. I continui sospiri, il modo di parlare inframmezzato da risatine d'imbarazzo, il modo calcato in cui presta attenzione alle voci del mondo della natura, a volte risultano davvero un po' sciocchi, quasi fastidiosi. Kiki Kirin però, sa come impreziosire la sua presenza, ma la scelta della regista in certi momenti appare comunque poco azzeccata. Lunghe inquadrature indugiano sui dettagli delle stagioni, interrompendo la narrazione, rallentandola, quasi lo sguardo fosse in estasi. Non c'è musica, solo lo stormire e il frusciare degli alberi. La denuncia della grettezza e della meschinità degli uomini si perde per diventare un canto all'armonia e alla bellezza. Non sempre poi il lirismo si tramuta in sentimento ed emozione autentica. Nessuno dei protagonisti prova rabbia o risentimento per essere stato relegato ai margini. Forse Sentaro è il più credibile da questo punto di vista e qualche moto d'indignazione lo prova. Ma nonostante ciò Le Ricette della Signora Toku è una semplice ma non banale pellicola, che si complica un po' dopo la metà ma recupera abbastanza agilmente. Infine dolce e toccante è il rito della preparazione della marmellata An. Deludente e fragile invece la seconda parte, protagonista per lo più Santaro e le sue problematiche esistenziali. In definitiva però film non così "piccolo", nel miglior senso del termine, come promette la prima parte ma decisamente gradevole e bello da vedere. 7/10

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6 commenti:

  1. Ma io davvero mi chiedo come fai a essere così cineonnivoro (per restare in tema mangereccio XD)!
    Film che non mi passerebbe mai per la mente manco di vederli per sbaglio... tipo il primo che hai recensito!! :D
    Il secondo, invece, già è più apprezzabile (sulla cucina, di particolare, c'è sempre Il pranzo di Babette, che pure è una mattonata sui coglioni eh).
    Se capita, quello giapponese lo vedo: mi hanno incuriosito le risatine e i gridolini che citi^^

    Moz-

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    1. Giuro che non lo faccio più! :D
      Comunque sì lo so, a volte mi faccio prendere dalla curiosità, ma da questo mese qualcosa sta cambiando, d'ora in poi sarò più selettivo ;)
      In ogni caso non ti soffermare troppo su quello quando lo vedi :)

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  2. Il primo l'ho visto, non è un gran film, siamo d'accordo, però è piacevole e, a volte, è sufficiente.

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    1. Diciamo anche che il cast d'accompagnamento non è affatto male ;)

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  3. Mi ispira il primo film, lo guarderò sicuramente quando lo trasmettono in tv!😊

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    1. Sì, è più commerciale in effetti, ma potrebbe ugualmente piacerti ;)

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