giovedì 2 novembre 2017

The Neon Demon (2016)

Fiaba cupa e violenta diretta con un grande stile che spesso sconfina nel manierismo dal Nicolas Winding Refn di Drive è The Neon Demon. Difficile guardare a questo film (del 2016) stratificato, citazionista, suggestivo e originale dal punto di vista visivo e disturbante in un paio di scene evitabili e di cattivo gusto, senza riandare infatti con la mente al grande film interpretato da Ryan Gosling. Tanti sono difatti i punti di contatto tra Drive e The Neon Demon, a partire dallo stile, riconoscibilissimo ormai, fatto di atmosfere sospese, un'illuminazione suggestiva, un'attenzione maniacale alla messa in scena. Peccato che dal film del 2011, quest'ultimo lavoro si discosta per una  minor coerenza narrativa e una minor efficacia dei personaggi. Perché anche se visivamente è molto ben fatto, psichedelico, artistico in alcuni momenti, con una fotografia alquanto pregevole, ha una trama un po' piatta, con dialoghi abbastanza (troppo) banali, tanto da annoiare presto. Sì c'è questo finale abbastanza inaspettato, disturbante, anomalo che è quello che giustifica l'etichetta di film horror (anche se di horror in generale c'è ben poco, l'avrei più definito un thriller cupo), ma prima del finale la storia non è nient'altro che quella della classica giovane campagnola dalla bellezza diafana che entra nel mondo della moda, fatto di apparenze, finzioni, invidie e manie, e incredibilmente si scopre essere in possesso della bellezza più fulgida in circolazione facendo rapidamente breccia nel jet-set. Il film racconta tutti i cliché del caso, trasmette questo senso di plastico, finto, vuoto di un certo mondo dello spettacolo, facendoci scattare sempre il solito interrogativo, è il film che vuole trasmettere il senso di vuoto del mondo della moda, oppure è proprio un film vuoto di contenuti. Difficile rispondere. Purtroppo in genere quando ci si pone questa domanda significa che si è visto un film piuttosto sterile e poco umano, volere o no del regista, posso apprezzare la parte visiva ma trovo stucchevole tutto il resto.

Anche perché The Neon Demon (senza dubbio il film più folle di Nicolas Winding Refn, che rimane anche dopo questo uno dei registi più interessati al mondo) vive di due anime opposte, la prima mezz'ora (ma anche 45') girata in modo splendido con la musica elettronica di Cliff Martinez (e le luci al neon che non potevano mancare già dopo aver letto soltanto il titolo), tanto che appunto per la prima parte si rimane affascinati da questo mondo e dalle sue immagini potenti. Peccato che ci sia un'altra ora e mezza da digerire. Perché, quando la trama e l'interesse per il personaggio sono già stati persi per strada, inevitabilmente le idee visive si appiattiscono. E quel che rimane è il discorso sulla bellezza, "l'unica banconota che abbiamo a questo mondo" e allo stesso tempo un veleno senza alcun antidoto. E' interessante, infatti, notare come queste super-modelle in fondo si somiglino così tanto al punto da risultare tutte uguali. Questi aspetti sono la parte migliore di un interminabile film di due ore che non smette mai di ripetersi, per concludersi con un terzo atto gratuito e fastidioso messo a punto dal regista con l'intenzione di sconvolgere.
D'un tratto l'horror si fa sul serio e ce n'è per tutti, necrofilia, cannibalismo, splatter e humour forzato. Arrivano troppo tardi e sono troppo gratuiti. E' così che, una volta terminata la visione, ci si ritrova di pessimo umore, come se il regista ci avesse preso in giro, promettendo un horror solido e inedito e invece presentandosi con un ibrido tra videoclip e installazione in cui celebra il suo talento. NWR infatti, che come tutti coloro che si ritengono degli artisti firma con un acronimo le sue opere, voleva realizzare un horror sul tema della bellezza, ma quello che ne esce fuori è un'opera estetica vuota, dove più passa il tempo e più la trama sembra perdere il senso logico (ed ogni traccia di profondità narrativa) sbalordendo lo spettatore con tanto eccesso da far provare in alcuni momenti la sensazione di sentirsi presi in giro ridendo di gusto. Dato che seppur la prima scena è alquanto significativa nel voler raccontare di persone che in fondo sono già morte dentro (lo schermo si apre infatti e vediamo una Elle Fanning sgozzata, con il sangue che ancora le cola dal corpo mentre viene illuminata dai flash sul set), quello che ne segue è un esperimento auto-compiaciuto.
Un esperimento con cui il regista cerca in qualche modo di farsi largo nel genere horror e affiancare il cinema dei grandi maestri, anche se più che affiancarli, li copia senza alcun pudore. Ma l'intenzione del regista era davvero questa? Perché se la sua idea era regalarci un'ora sconcertante e a tratti davvero divertente allora il film è da applausi, seppur con una trama confusionaria. La mancanza di comunicazioni verbali tra i protagonisti nel film voleva essere un "far parlare il silenzio", emozionare gli spettatori trascinandoli all'interno della scena, ma non ci riesce, anche se in ogni caso perfetta è la scelta della protagonista femminile. D'altronde la storia vede protagonista (la sedicenne) Jesse (una notevole Elle Fanning, affascinante e inquietante al tempo stesso), bellissima e innocente fanciulla (che vive un motel di Los Angeles, un postaccio gestito dal rude Keanu Reeves) che colpisce col proprio candore le vecchie volpi del business della moda: fotografi, stilisti, truccatrici. Tutti la vogliono per la sua bellezza naturale in un mondo tanto appariscente quanto vuoto e plastificato (anche l'agenzia con a capo una sprecata Christina Hendricks).
La cosa genere invidia, come ovvio, presso le tante splendide e rifatte colleghe. L'unica che sembra dare corda e assicurare una certa amicizia disinteressata alla protagonista è Ruby (Jena Malone), truccatrice per le modelle e, in un secondo lavoro serale, anche per le salme all'obitorio. Metafora un po' ovvia e non sarà la sola all'interno di un film squilibrato che, per voler dire troppo, sacrifica profondità e coerenza. La vita e la morte, la finzione e la realtà, il sesso come principale forma di violenza, la noia del vivere. Sì perché Refn mette dentro questo film tanto, forse troppo. E' un regista infatti, tra i pochissimi oggi, che cerca di sintetizzare una visione del mondo e delle sue storture. Lo fa con uno stile ipnotico e al tempo stesso respingente, e non si ferma davanti a nulla, esagerando in almeno tre occasioni (una strana sequenza necrofila, una scena pulp con protagonista la Malone e il finale cruentissimo ed evitabile) e realizza, a differenza del precedente, pasticciatissimo Solo Dio perdona, un film colto (in molti momenti il personaggio di Jesse è quasi sovrapponibile a quello di Carrie nell'omonimo film di De Palma), strutturato come una tragedia classica, sin troppo curato dal punto di vista registico ma con la tendenza al manierismo, già percepito parzialmente in Drive, che qui sembra prendere (troppo ed appunto) il sopravvento.
Anche se è interessante assistere alla mutazione della protagonista, da ragazzina innocente (orfana che deve sbarcare il lunario conscia che il suo unico talento sia la sua bellezza) a fiore che sboccia in un prato velenoso, "Tutti vogliono essere come me" dirà a un certo punto, una volta che la sua mutazione in top-model sarà compiuta, in una bellissima scena tutta giocata sui riflessi degli specchi, quel "demone al neon" che finisce per possedere le sue prede. Dopotutto The Neon Demon è un omaggio alla bellezza vera e innocente rappresentata da Jesse, che sarà fagocitata dal mondo di Los Angeles a causa di tre donne che si riveleranno essere il "mostro della moda". Cannibalismo, necrofilia, feticismo, Refn mette di tutto nel suo film, ma non ci lascia assolutamente nulla. Una riflessione sulla bellezza inizia, ma termina quando decide di dare una svolta horror inutile e inappropriata in alcuni passaggi. Resta negli occhi quell'inizio folgorante che aveva convinto e affascinato (come anche la colonna sonora, davvero angosciante, ed un'eccellente fotografia, senza dimenticare la buona prova delle "sexy" attrici e di una sempre più meravigliosa Elle Fanning), ma come i grandi artisti quando si esagera nella sperimentazione il risultato può essere (per colpa appunto dell'assenza di una trama) mediocre e confuso e questo è The Neon Demon. Uno dei suoi film probabilmente meno riusciti, specie se pensiamo a capolavori come "Drive", ma spero il suo talento gli porti nuovamente lontano. Voto: 5,5

10 commenti:

  1. Anche questa volta siamo allineati ;-) Refn trasforma ogni immagine in un pagina di rivista patinata, in un set fotografico d’alta moda, avrebbe potuto tirare fuori un “Suspiria 2.0” ma ad un certo punto perde di vista l’horror, che forse non era nemmeno nel suo mirino non so. Mi è sembrato un messaggio un po’ stucchevole (Hollywood che ti divora) una bella scatola scintillante e poco altro. Cheers!

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    1. Ma soprattutto l'horror dov'è? anche perché non mette nessuna soggezione e paura...ok la metafora o il messaggio ma che noia! In ogni caso se siamo allineati è un bene ;)

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  2. A me è piaciuto un po' più di te, molto Lynchiano. Bello quel che ha detto Cassidino, sul possibile Suspiria 2.0! In effetti...
    Sulla campagnola diafana sono morto XD

    Moz-

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    1. In effetti un po' Lynchiano è, ma mi ha dato più fastidio che piacere in questo caso ;)
      Peccato che poi è lei che muore..

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  3. Insomma, due voti negativi e uno positivo. Bene. Ma sapete che io qualche tempo fa ho visto un film italiano che più o meno parla della stessa cosa? E anche in quel caso c'è una decisa 'spruzzata' di Dario Argento prima maniera. Non vi svelo altro perché ho già il post in archivio, pronto per la pubblicazione XD. Sicuramente Pietro sa a che film mi riferisco, probabilmente anche Cassidy.

    Pietro di chi sono le tette ehm chi sono le attrici nell'ultimo screenshot? :D

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    1. Probabilmente sì, ma ora non mi sovviene, però certamente lo scoprirò ;)
      Le uniche cose interessanti in effetti...e sono Bella Heathcote e Abbey Lee...buona visione.. :D

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    2. Entrambe non sono male, comunque sì anch'io preferisco lei ;)

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  4. Stile da vendere. Mi vengono ancora i brividi solo a pensarci, mi piace tanto tanto, che ci devo fare.

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    1. Oggi insomma siamo su due livelli opposti, che ci possiamo fare? ;)

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