lunedì 18 gennaio 2016

Italian weekend (Italiano medio, Ambo, Il nome del figlio)

Il nome del figlio (2015) non è la versione italiana della commedia francese Cena tra amici, infatti i due film usciti a distanza di tre anni, condividono soltanto il punto di partenza letterario, Le prénom, una pièce teatrale. Il nome di un bimbo in arrivo, annunciato durante una cena, è l'avvio e la bomba che esplode una dopo l'altra le maschere sociali dei commensali. A cambiare sono il salotto, convertito letteralmente e antropologicamente in italiano, e naturalmente il nome, ispirato dalla nostra letteratura e dalla nostra Storia (da Adolf a Benito). Paolo Pontecorvo, agente immobiliare con la battuta pronta e il vizio della beffa, e Simona, aspirante scrittrice di periferia col vizio della gaffe, aspettano un bambino. In occasione di una cena, che raccoglie intorno al tavolo i futuri zii e la futura zia, Paolo comunica con enfasi e convinzione il nome scelto per il nascituro. La famiglia, composta da professori universitari, insegnanti e musicisti allineati a sinistra, non reagisce bene davanti a quel nome, un nome 'inquadrato' a destra e dentro un passato drammatico per la nazione. Dibattito e scambio di idee degenerano presto in una messa in discussione di valori, scelte e persone, che non mancano di offendere e ferire tutti, nessuno escluso. Ma qualche volta l'amore può fare miracoli e rimettere ordine nel caos degli affetti.

Già non riusciamo più a fare un film nostro che adesso cominciano a copiare dagli altri, originale non è originale, è solo diverso ma tutta la stessa solfa francese. Gli attori sono molto diversi è si vede, ma la storia riesce, nonostante il cast comunque di gran livello (Alessandro Gassmann, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo e Micaela Ramazzotti), a tenere bene il ritmo e la tensione. Si perché tra un primo e un secondo, un bicchiere e l'altro di vino, da un semplice scherzo si scatena una guerra, tra ricordi che riaffiorano e rancori che si accendono, si scatenano polemiche, dibattiti e risse. Prima si arrabbiano e si incazzano e poi tutto finisce a tarallucci e vino, non credo che nella realtà accada sempre così, anzi. Alla fine scopriamo che in realtà il nascituro non è un maschio. Nonostante molte pecche e piccole imperfezioni è un film che si lascia vedere, da vedere. Piccola curiosità, la bambina che nasce è la vera figlia della protagonista, la Ramazzotti. Mi preme comunque sottolineare che un nome di un bambino non fa di certo diventare il bambino stesso una cattiva persona, anche Hitler e Mussolini sono stati bambini e di certo non pensavano di fare ciò che dopo 30 anni e più hanno fatto di male, ovviamente non è consono ma non è mica vietato, e poi con i nomi che si inventano adesso (come nel film), secondo me una scelta più comune e territoriale o genealogico mi sembra la migliore ipotesi possibile per un bambino che da grande non sarà preso in giro.


Italiano medio (2015) è una dissacrante, delirante ed esilarante commedia di Marcello Macchia, in arte Maccio Capatonda, comico dello zoo di radio 105. Un grottesco film sulla manie degli italiani, ed è questo che da al film una certa qualità. Giulio Verme reagisce fin da piccolo all'appiattimento dei genitori sui non-valori televisivi con una preoccupazione insistente per l'educazione civica e l'ambiente, ma il suo atteggiamento integralista lo confina ad un lavoro di smistamento rifiuti, che conferma la sua "tormentosa consapevolezza del lerciume che ci circonda". Stanco di non contare niente e di non concludere mai, il cittadino modello Giulio cederà ad una tentazione banale: assumere una pasticca, fornitagli dall'amico Alfonzo, che dovrebbe aiutarlo ad usare ben più di quel 20% del proprio cervello accessibile agli esseri umani, peccato che Alfonzo gli allunghi una pillola che riduce il suo 20% a un misero 2%, trasformando il Verme in un egoista lascivo e sfrenato che pensa solo al sesso, ai vizi e al proprio tornaconto. Un italiano medio, insomma, giacché è da vent'anni che assistiamo al dominio incontrastato della televisione commerciale, riducendo al 2% il cervello della maggioranza dei cittadini della Penisola. Italiano medio è un esercizio sulle contraddizioni del nostro Paese, Macchia attinge a piene mani dal cinema di cui ha fatto infinite caricature, da Fight Club e Arancia Meccanica, a Hunger Games ed ovviamente Limitless per esprimere l'espressività del nostro tempo, volgare, corrotta, iconoclasta, isterica, lunare, come l'Italia di oggi. Docenti universitari decrepiti e vicine zoccole, Grandi Fratelli e Mastervip, calciatori e veline, complottisti e vegani, disoccupati che mendicano una password per tornare a galla e precari disposti a fare i tassisti, i piazzisti, i testimoni di guru improvvisati, e ci sono anche i guru improvvisati, le pacifiste violente e i cumenda senza scrupoli. Italiano medio è una parabola comica sulla parte trash di ognuno di noi in lotta titanica con la propria parte decorosa, una denuncia degli integralismi come delle derive qualunquiste, una galleria di mostri contemporanei e di quotidiane nefandezze, di cui ridere senza mai potersene chiamare fuori, in quanto italiani medi. Cast di non grandissimo livello, ma per la sua utilità è un film assolutamente da vedere.

Ambo (2014) è una commedia agrodolce sulla paternità o presunta tale, infatti il film parla di un padre (Adriano Giannini) che scopre dopo un controllo di routine (alle parti 'basse') di essere sterile, scioccato da questa notizia fugge dalla sua casa e dalla sua donna (una sexy Serena Autieri) che riteneva essere perfetta e che invece o forse l'ha tradita. La donna non capisce il comportamento strano del marito, lo stesso marito che dopo aver trovato il diario di lei, cerca di capire chi sia questo uomo che ha messo incinta la moglie. Insieme a un simpatico amico va alla ricerca del fantomatico uomo, ma prima trova un prete, poi un gay e poi addirittura incolpa il suo amico. La moglie stanca lo affronta scoprendo che lui si sente tradito e lei finalmente capisce il suo errore ma il danno morale è fatto. Ma dopo averci pensato il padre riconosce che è difficile stare senza di loro. soprattutto dal suo dolce bambino, e quindi al diavolo il Dna, lui si sente ed è il padre di Marzio, lui l'ha cresciuto e ama ancora alla follia la moglie. Il film è abbastanza buono, con un pizzico di comicità che non guasta ma anche troppo sentimentalismo, da segnalare la presenza del romano Maurizio Mattioli e la sua meravigliosa verve. Gli attori molto bravi, pochissime sfumature sbagliate, una commedia non eccezionale ma di qualità. Solo alla fine scopriamo il nome del titolo, un bambino africano adottato, il che è già qualcosa di buono. In definitiva interessante, ma non troppo, poco divertente, ma che si lascia guardare e che intrattiene bene.

2 commenti:

  1. Dato che la controparte francese mi era piaciuta moltissimo, "il nome del figlio" me lo sono risparmiato. Gli altri due li segno :)

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    1. L'ho visto proprio per vedere le differenze...vuoi gli attori o l'ambientazione era meglio quello francese...gli altri due non eccezionali ma da vedere ;)

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