giovedì 17 maggio 2018

GLOW (1a stagione)

Gli anni Dieci dei Duemila saranno ricordati come l'epoca dei revival e di come l'effetto nostalgia abbia avuto la meglio su ogni tentativo di spingersi al di là dei confini finora conosciuti nel mondo dell'arte. Un discorso che abbraccia a 360° ogni genere, dal cinema alla musica, alla televisione. E così la Netflix pensa bene di coniugare l'effetto nostalgia a doppio strato con una serie originale, da una parte gli anni '80 e dall'altra il wrestling. Il wrestling, che per noi figli degli anni '80 è stato un appuntamento settimanale fisso, scandito inizialmente da quell'inconfondibile voce made in USA con cui Dan Peterson ci ha raccontato, con ugual enfasi, le incredibili mosse di Hulk Hogan o i voli dei giocatori della NBA. E questo imprinting emozionale è rimasto in attesa di riesplodere adesso (in verità il 23 giugno scorso, praticamente un anno fa) con GLOW, una serie appunto originale ma ispirata liberamente alla storia di GLOW, acronimo di Gorgeous Ladies of Wrestling, circuito (molto famoso all'epoca, almeno in america) che negli anni '80 metteva sul ring delle donne in uno scenario fino a quel momento ovviamente a vocazione maschile. E così prendendo ispirazione dalla serie originale, la serie Netflix parte dalla sigla GLOW e decide di scrivere una storia nuova, quasi in toto (anche se la serie si svolge comunque in quegli anni, epoca d'oro del wrestling americano rappresentato in primis dalla WWF, odierna WWE), ed altresì decide di presentarci questa nuova serie, appellandosi sia ai tifosi di wrestling sia a coloro che pensano che sia stupido. In tal senso è utile sottolineare che come da tradizione della piattaforma streaming, GLOW si muove sul flebile confine tra comedy e drama. Infatti, la serie si concentra principalmente sul fattore commedia, inserendo situazioni surreali e tragicomiche e dando fin da subito una caratterizzazione ben definita ad ogni personaggio. Persino la meno sfruttata delle protagoniste ha un passato da cui attingere e da poter raccontare. In tutto questo, il fattore drama rappresenta una piccola parte della narrazione ma, ciò nonostante, rappresenta il perno principale attorno al quale tutta la vicenda.
Una vicenda che nella Los Angeles del 1985 ci racconta del regista Sam Sylvia che ha l'idea di uno show di wrestling femminile e decide di trovare dodici ragazze per realizzare il suo obiettivo. Ad aiutarlo nella realizzazione dello spettacolo ci saranno Ruth, attrice in erba piena di sogni (e con una situazione personale abbastanza complicata), Debbie, neomamma ed ex attrice, e tante altre ragazze che vogliono vivere il proprio sogno di diventare famose. In tutto questo, i problemi personali delle wrestler verranno fuori, minando la riuscita del progetto e i rapporti interpersonali tra di loro, non a caso i problemi tra Debbie la moglie di Mark, uomo con cui Ruth ha avuto una relazione, che devono collaborare a lavoro, rappresentano uno dei conflitti principali della stagione. Una stagione, una serie profondamente americana, specialmente per il suo carattere ironico che le ha consentito di riportarci indietro nel tempo agli anni '80 (con chiari riferimenti a Reagan e alla sua politica, giacché la serie gioca molto anche sulle tensioni di quel tempo, in tal senso la rivalità principale tra Liberty Bell e Zoya The Destroyer, rappresenta in maniera divertente l'ansia che avevano allora per la guerra fredda) e mostrarci lati più o meno noti di una società ricca di sfumature. Una società in cui la versione femminile del più celebre wrestling maschile, veniva esaltata da una evidente componente sensuale. Anche se e dopotutto la maggior parte delle atlete erano in realtà attrici in erba, spesso destinate ad una carriera infelice, che tentavano in ogni modo di entrare nel modo dello spettacolo, di brillare ad ogni costo. Esattamente come Ruth Wilder (la bellissima e sensuale Alison Brie), attrice squattrinata e incapace di sottostare ai dettami dello show biz, sfortunata ma anche incapace di trovare una propria dimensione personale (che in verità come una costante particolarità dello show non ha nulla di positivo all'inizio, è altezzosa, al limite dell'antipatia, e cerca di primeggiare, tuttavia quando viene umiliata dalla sua ex-migliore amica qualcosa cambia), che in alternativa all'altra backdoor del cinema (il porno) preferisce un provino per questa nuova idea del regista Sam Silvya (Marc Maron), che dopo una serie di prodotti horror e una rapida celebrità per il suo stile, è in fase calante.
Come abbiamo detto la trama si svolge nel 1985 a Los Angeles, e la serie riesce perfettamente a rappresentare il periodo (a riproporre alla perfezione l'atmosfera degli anni '80, dipingendo la mentalità americana del periodo con occhio ironico ma critico, e politicamente scorretto, proprio grazie alla metafora del wrestling contro gli stereotipi dell'epoca), l'apparenza dei personaggi, la loro personalità, i colori più audaci (lo stile degli abiti, ma anche la musica) e persino l'acconciatura dei capelli delle varie protagoniste risaltano subito all'occhio dello spettatore. Non è un caso che il regista messo a comando delle varie protagoniste, rispecchia perfettamente i registi cocainomani dei B-Movie più trash di quegli anni e anche le feste vengono rappresentate piene di droga, alcool e preservativi, feste pazze ed eccentriche proprio come il periodo a cui sono ispirate. Conferendo così, nonostante il tutto sia stato già rifatto visto, un carattere unico, anche perché non si parla solo di wrestling (la vera novità, giacché questa è la prima serie che tratta questo argomento), la lotta è infatti solo il filo conduttore che lega una serie di protagoniste che devono affrontare dei problemi esistenziali personali, ma che grazie a GLOW possono provare a trovare un briciolo di coraggio e la forza di rialzare la testa. Lotta che qui comunque è di grande importanza e di grande efficacia, perché la serie riesce a rendere giustizia al wrestling, nonostante la maggior parte delle scene siano svolte al di fuori del ring, seguendo la vita e gli avvenimenti che coinvolgono le protagoniste. GLOW infatti avrebbe potuto benissimo mettere il wrestling in un angolo durante le varie puntate, oppure avrebbe potuto deriderlo insieme a chi lo pratica e segue, al contrario invece è riuscita a rappresentare sia il lato buffo che quello il lato serio più atletico. Certo, le varie mosse eseguite sono semplici, ma la loro esecuzione e l'addestramento è preso seriamente e nei limiti della sicurezza dell'avversario, infatti le stesse attrici della serie sono state aiutate da veri professionisti come Chavo Guerrero Jr. e Kia Stevens (conosciuta nel modo del wrestling come Awesome Kong e Kharma) che oltre ad interpretare Tammé ha allenato tutto il cast.
Per questo alla fine dei conti non bisogna essere un fan del wrestling per vedere questa serie (non è necessario avere una conoscenza del wrestling in senso stretto, dato che risulta fruibile anche alla grande massa degli spettatori), poiché c'è molto altro che accade in un mix tra divertimento e drama. Certo, per i fan più appassionati della disciplina troveranno piacevole l'inserimento di alcuni elementi e, in alcuni casi, si sentiranno a proprio agio nel vedere la cura dello spettacolo, la creazione delle storyline (la storia su cui si basa una rivalità tra due o più lottatori) e delle gimnick (il personaggio interpretato dal wrestler), per loro inoltre gli episodi, gli allenamenti, i match e soprattutto i vari cameo risulteranno altamente godibili (non per nulla, gli anni '80 rappresentano la vera e propria epoca d'oro del wrestling americano, con la nascita delle leggende più iconiche del mondo del pro wrestling: Hulk HoganUltimate Warrior e tantissimi altri), ma qui c'è tanto altro in gioco. Tanto però non sempre ben espresso. Perché la serie creata da Liz Flahive, sceneggiatrice veterana di Nurse Jackie: Terapia d'urto, con la complicità di Jenji Kohan, la "mamma" di Orange Is the New Black, che non ho visto ma da cui sembra seguire un identico canovaccio almeno in termini "femministi", non è esente da pecche. Infatti, a parte la splendida colonna sonora che riprende tutte le canzoni di maggior successo di quel periodo, a parte i momenti sul ring che forse sono i migliori (una specie di bizzarro Saranno Famosi per chi famoso non voleva nemmeno esserlo), a parte l'eccezionale idea dello storytelling che si nasconde, ma nemmeno troppo, dietro il mondo del wrestling, cioè l'idea che, per attirare l'attenzione degli spettatori ai quali i combattimenti e le coreografie non bastano, bisogna costruire dei ruoli dietro le persone che si muovono sul ring e che devono rappresentare schieramenti opposti ed estremi, sono pochi i personaggi a cui è concesso uno spessore caratteriali e molte delle ragazze, dopo un primo impatto iniziale, offrono poco rispetto a chi è stato concesso un approfondimento del personaggio.
A mancare a volte è anche quel bilanciamento tra commedia e dramma personale, senza dimenticare l'impatto visivo freddo, fatto di ambientazioni spoglie e un tono abbastanza dimesso. Non dimenticando altresì la cosa meno interessante di GLOW, ovvero le parentesi da soap opera, per esempio la gravidanza inaspettata di Ruth, o la scoperta della paternità di Sam, tutte cose risolte nel giro di un episodio o due e quindi senza vera necessità, non solo estranee alla storyline principale ma in un certo senso fuori posto, come prese di peso altrove e abbandonate qui a un consumo veloce. Per questo si tratta secondo me di un lavoro comunque nella media, niente di eclatante (che ancora nasconde varie potenzialità inespresse dato che lo show è solo agli inizi, ma la seconda stagione per fortuna sta per arrivare), ma che tuttavia si fa apprezzare, poiché GLOW è in ogni caso un prodotto piacevole, senza infamia e senza lode. Un prodotto che in dieci puntate di puro intrattenimento riesce sicuramente nel suo intento, dopotutto i pregi superano i difetti. Innanzitutto non c'è mai la sensazione che l'effetto da minestrone della pop-cultura possa affogare la narrazione: infatti ogni aspetto è curato nel dettaglio, Los Angeles non è mai stata così sporca e vissuta (i personaggi che vediamo in scena sono persone che non ce l'hanno fatta, e Hollywood è impietosa al riguardo, ognuno di loro sognava di essere da qualche altra parte), i motel sono orripilanti, la colonna sonora non è mai invadente, il glitter fa capolino quando serve. Inoltre davvero intelligentissima è la durata di 30 minuti a episodio che ha il pregio non indifferente di alleggerire una storia già di per sé molto semplice e narrativamente riconoscibile (con il cammino di queste giovani e spaesate attrici-lottatrici costrette a fare gruppo per raggiungere la tanto agognata messa in onda). Non è facile infatti riuscire ad inserire all'interno di una tempistica simile tutta la gamma di idee che animano GLOW, eppure il ritmo del serial è incredibile, riesce a non creare mai attimi di rallentamento ma tiene sempre ben saldo il legame emotivo con lo spettatore.
Un legame che nonostante non tutti i personaggi sono stati tutti ben caratterizzati, viene esplicato soprattutto grazie ad alcuni importanti personaggi. Tra questi risalta ovviamente la carismatica ed ottima Alison Brie nei panni di Ruth Wilder, l'attrice, già conosciuta grazie a serie tv come Community (serie in cui di lei ero infatuato, e lo sono ancora..) e Mad Men, ha avuto l'occasione di fare qualcosa di diverso. Brie nei panni di Ruth è pura energia ed è il perno principale della serie, sia coi suoi lati positivi che quelli negativi (non ci si potrà stancare di lei infatti, che nonostante il suo triste fato, riuscirà sempre a trovare quella dose di sarcasmo misto a ottimismo in grado di salvarle la giornata). Al di fuori di Alison Brie, i due personaggi principali di GLOW sono Debbie (un'attrice di soap-opera costretta a rinunciare alla carriera perché "sfortunatamente" dotata anche di un cervello, oltre al corpo mozzafiato), interpretato da Betty Gilpin e Sam, interpretato da Marc Maron. Mentre Brie è il centro dello spettacolo, entrambi sono più che degni del tempo dedicato loro e portano un sacco di dramma e umorismo alla serie. Il terzo asso portante dell'apparato recitativo è difatti garantito da un Marc Maron irresistibilmente cinico, stanco e piegato dal corso degli eventi. Per dirne una: il suo personaggio, Sam Sylvia, è un regista che si vende (abbassando così il suo già precario livello) per garantirsi i finanziamenti per il suo nuovo lungometraggio a cui lavora da ormai dieci anni, salvo poi scoprire che un film con un soggetto molto simile al suo sta spopolando nelle sale: è Ritorno al futuro. Il suo è anche il personaggio più lungimirante e tragico del lotto: i suoi numerosi anni di esperienza nel settore sono essenziali affinché un gruppo di sprovvedute entri in contatto con un mondo totalmente fittizio (da notare anche la cantante Kate Nash, perfettamente a suo agio).
Tutto accettabile e forse più insomma, perché se inizialmente avevo iniziato GLOW per pura curiosità e con poche aspettative (anche se in verità è stato quasi il contrario), questo serial mi ha sorpreso. Proprio perché questa serie tv a dispetto di quel che sembrava e con il giusto equilibrio comedy/drama, è sorprendentemente una serie adatta sia a chi è un fan del wrestling che a chi non lo è. A proposito di wrestling, per chi pensa che esso sia finto, la serie può essere un brusco risveglio, dalle errate convinzioni create ad hoc dalla stampa dopo la tragica morte di alcuni dei più famosi wrestler degli ultimi anni. Perché su una cosa GLOW risulta il più accurato possibile: per fare wrestling ci vuole allenamento, ci vuole fatica, ci vuole sangue e ci vuole il cuore. Il wrestling è sport spettacolo. E la serie Netflix riesce a trasmetterlo, seppur attraverso la comedy, in modo netto, chiaro e perfetto. Tanto che seppur rimane un must assoluto per ogni appassionato e cultore di pro wrestling americano, è comunque un piacevole diversivo per lo spettatore comune in cerca di cinque ore di sana ironia e divertimento senza pretese. Una serie in cui il punto di forza è da attribuire non solo alla scrittura dei personaggi, la qualità registica e fotografica che richiama il periodo in questione, ma anche  alle attrici che hanno reso credibile, divertente e drammatica (quando si deve) la produzione, regalando al grande pubblico quello nuovo e quello più "vintage" la compianta vena che si respirava durante gli incontri reali di quegli anni, che hanno rievocato sicuramente anche parecchi ricordi rimasti nascosti nel subconscio di chi assiste. In poche parole dal punto di vista qualitativo è semplicemente eccentrico, pulito e reale.
Ovviamente GLOW, come già detto e ripetuto, non è solo wrestling, appunto le varie tematiche e situazioni che vivono i protagonisti sono affrontate in maniera diretta e incisiva, riuscendo a trasmettere agli occhi di chi guarda tutti i problemi dei personaggi, facendoti entrare con la testa nello schermo tanto che la scrittura combacia con queste figure, riuscendo a trovare il giusto equilibrio (almeno in larga parte) tra il ring e le vicende personali, che non sono affatto semplici o banali, anzi sono pesanti e drammatiche al punto comunque di non disgustare. Insomma dopo tutta questa analisi avrete capito che questa produzione è una serie valida, divertente e analitica che richiama in maniera maniacale, semplice e reale gli anni ottanta e il wrestling adottato in quegli anni, regalando al pubblico un prodotto confezionato in maniera egregia, senza sbavature degne di nota tanto che i pregi si sprecano e si fondono tra loro per dare vita a GLOW. Un nota per Alison Brie/Ruth Wilder, un attrice affascinante, bellissima e altrettanto brava (che vediamo anche in due scene hot davvero interessanti) che ha dato vita ad un personaggio complesso, divertente e semplice allo stesso tempo, riuscendo ad interpretarlo non solo con le battute e le movenze, ma anche con i suoi occhi singolari e particolari che segna un altro punto a questa serie. Una serie che potrebbe certamente piacere (e a chi ancora non ha avuto l'occasione di vederla) soprattutto per l'ambientazione e alcuni personaggi, e se la seconda stagione seguirà la scia della prima e verranno approfondite le storie di altre ragazze allora GLOW potrà essere ricordata sicuramente come una delle più originali serie degli ultimi anni (una delle migliori forse no), poiché per ora l'inizio è stato più che buono. Voto: 7

12 commenti:

  1. Alison Brie è fantastica e la sua Zoya mitica, voglio uno spin-off solo su di lei! :-D La prima stagione non mi ha esaltato, molto, spero che la seconda sia migliore, basta che ci sia tantissima Zoya ;-) Cheers

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    1. Alison Brie è una vera forza, e poi lei è davvero magnetica ;)
      Comunque spero anch'io in una migliore seconda stagione :)

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  2. Ne ho sentito parlare ma non mi attirava più di tanto, anche se ho amato gli anni d'oro della WWF!

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    1. Tutti noi li abbiamo amati, e questo ne è un bell'omaggio, dovresti provare quindi secondo me ;)

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  3. Come @fperale ne avevo sentito parlare ma proprio non fa per me e leggendo la tua recensione ne sono ancora più convinta!

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    1. In verità con un cast praticamente tutto al femminile credevo il contrario, ma se non t'intriga meglio lasciar perdere ;)

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  4. Mi ero completamente dimenticato di questa serie, che avrei proprio voluto vedere per mille motivi.
    Dai, il bilanciamento tra drama e commedia magari non sarà ottimo, però c'è tutto un resto che secondo me è da FAVOLA^^

    Moz-

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    1. Tra poco (a giugno) comincerà anche la seconda, quale momento giusto quindi?
      Sì, è da favola poiché pop, ecco perché molto sicuramente ti piacerà ;)

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  5. Da bravo adoratore del wrestling ho molto amato questa serie, più che altro perché è riuscita a mettere in scena dei personaggi allo stesso tempo credibili e divertentissimi. Zoya uber alles, ovviamente!

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    1. Non seguo più il wrestling da anni, tuttavia ha raggiunto ugualmente il mio interesse, proprio per i personaggi, la storia, le ambientazioni e l'atmosfera altamente credibile ed efficace ;)

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  6. Sono indeciso, gli anni 80 e la commedia mi attirano in ogni salsa ma il wrestling ha smesso di interessarmi nella prima metà degli anni 90, inoltre le uniche lotte che vorrei vedere tra donne sono quelle nel fango.
    Peccato per la soap opera sviluppata in quel modo, preferirei sempre fosse più approfondita, autoconclusiva non ha senso.

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    1. Anche a me non interessa più il wrestling, però le lotte, seppur non intriganti come quelle del fango, sono qui gustose ;)
      Certo, per quanto riguarda la soap opera rimane ciò un difetto, tuttavia il resto è davvero bello, senza dimenticare che la Brie e Gilpin sono tanta roba :)

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