giovedì 28 maggio 2026

Le serie tv del mese (Maggio 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

One Piece (2a stagione) - La seconda stagione di One Piece su Netflix conferma la solidità del progetto senza superare davvero l'impatto della prima. Ritrova lo stesso equilibrio tra fedeltà, ritmo e spirito d'avventura, ampliando il mondo narrativo con nuove isole, nuovi personaggi e una ciurma sempre più affiatata. Le dinamiche interne funzionano bene, le new entry sono convincenti e l'atmosfera resta quella di un viaggio genuino e divertente. Allo stesso tempo emergono limiti più evidenti: gli effetti speciali sono altalenanti, alcuni combattimenti risultano meno incisivi e certe scelte estetiche o di montaggio appaiono discutibili. L'abbondanza di cameo e anticipazioni, pensata per i fan, rischia di spezzare la coerenza e di rendere la stagione meno autonoma. Anche la compressione narrativa sacrifica alcuni personaggi e rende il racconto meno compatto rispetto alla prima stagione. Pur senza un vero salto di qualità, la serie mantiene intatto il suo fascino e prepara con cura la strada verso Alabasta. È un capitolo solido, piacevole e rispettoso dell’opera originale, che conferma la tenuta del live‑action senza replicare del tutto l'effetto sorpresa dell'esordio. Voto: 7,5

Glaskupan: La cupola di vetro (Miniserie) - Firmata da Camilla Läckberg, parte da un'idea forte e da un passato traumatico che dovrebbe dare profondità alla protagonista. L'autrice inserisce anche temi femministi e razziali, smontando l'immagine di una Svezia placida e impeccabile. Ma l'esecuzione non regge il peso delle ambizioni. Il racconto procede con personaggi poco definiti, interpretazioni corrette ma raramente memorabili e un'indagine costellata di ingenuità narrative. La tensione è intermittente, i depistaggi si riconoscono subito, il movente del rapitore convince poco e persino l'ambientazione nordica (solitamente un punto di forza) qui aggiunge meno atmosfera del previsto. Qualche merito c'è: l'impronta noir funziona, la protagonista Lejla è ben diretta e l'indagine psicologica sui traumi ha un suo spessore. Ma la trama resta prevedibile, priva di veri colpi di scena, e la protagonista finisce per apparire più ingenua che brillante, incrinando la credibilità dell'intero impianto. Chi ama il nordic noir potrebbe trovarvi qualche suggestione, ma chi si aspettava un thriller all'altezza del nome della Läckberg rischia di restare freddo quanto il paesaggio che lo circonda. Voto: 5

Big Sky (2a stagione) - La seconda stagione della serie televisiva thriller poliziesca statunitense creata da David E. Kelley resta nei binari della sufficienza, ma perde quel minimo di tensione che rendeva la prima stagione (pur banale) sorprendentemente appassionante. Qui la banalità rimane, mentre l'appassionante svanisce. La serie prova ad allargare il mondo narrativo con un intrigo più corale, un incidente sospetto e un carico di droga, ma finisce per disperdere il focus in troppe sottotrame e personaggi. Il ritmo c'è, i twist non mancano, e il cast fa il possibile per dare peso a una scrittura che spesso si rifugia nei cliché. Ma la gestione della lunga serialità mostra tutti i limiti della tv generalista: il ritorno forzato di volti noti, la formula semi‑antologica, la necessità di rilanciare continuamente senza una vera direzione. Si guarda senza fatica, certo, ma anche senza particolare coinvolgimento. Un thriller che intrattiene, non entusiasma, e che conferma come Big Sky sappia funzionare solo a metà. Voto: 6

The Last Kingdom (3a stagione) - La terza stagione di The Last Kingdom (dopo una spettacolare seconda) segna una crescita evidente: la trama è sempre tesa, ricca di intrighi politici e battaglie che aumentano di intensità. Uhtred diventa più maturo e consapevole, mentre il rapporto con Alfred raggiunge il suo momento più drammatico e umano, con scene che definiscono entrambi i personaggi. La produzione fa un salto di qualità: fotografia più curata, scenari più ampi e un ritmo narrativo più sicuro. Pur prendendosi libertà rispetto ai romanzi, la serie resta coerente con lo spirito dell'epoca e con l'evoluzione dei protagonisti. Alcune sottotrame funzionano meno, e certe scelte (come la morte di figure importanti) possono sorprendere, ma contribuiscono al tema della transizione e della fine di un ciclo. Il cast è solido: Alfred, Beocca, Aethelflaed e gli uomini di Uhtred trovano spazio per crescere, mentre piccoli momenti di umorismo rendono il mondo più vivo. La stagione chiude archi narrativi iniziati molto prima e prepara con intelligenza ciò che verrà. Non perfetta, ma intensa, matura e ricca di momenti memorabili: una delle stagioni più riuscite della serie. Voto: 7

BONUS

Vampire Princess Miyu (1988-1989) [OAV - 4 Episodi] - Un'esperienza affascinante ma irregolare, un piccolo rituale gotico che seduce più per atmosfera che per compiutezza narrativa. L'estetica è il vero cuore dell'opera: luci fredde, rossi improvvisi, silenzi che pesano più dei dialoghi, un senso costante di sospensione che trasforma ogni episodio in una fiaba oscura. Miyu e Larva funzionano subito, enigmatici e distanti, quasi figure simboliche più che personaggi, e la colonna sonora minimalista amplifica quel tono ipnotico che resta la cifra più memorabile del progetto. Allo stesso tempo, la struttura a episodi isolati rende l'insieme frammentario: più variazioni sul tema che un percorso coerente. I personaggi secondari sono spesso sacrificati, semplici pedine destinate a sparire senza lasciare traccia, e la scelta di mantenere l'universo di Miyu così nebuloso a volte sembra meno una poetica del non detto e più una rinuncia a costruire un vero contesto. Anche l'animazione alterna momenti di grande suggestione a passaggi più rigidi, segno di un budget limitato. Nel complesso, questi OAV non sono un capolavoro, ma possiedono un'identità forte e riconoscibile: un horror elegante, malinconico, imperfetto, che vive di atmosfera più che di trama. Un'opera breve ma suggestiva, capace di lasciare un'eco più emotiva che narrativa. Valutazione 6,50

Dragon Ball Daima (2024-2025) [Serie - 20 Episodi] - Serie che recupera l'anima più autentica della saga, riportando al centro avventura, comicità e spirito d'esplorazione. L'espediente dei personaggi "chibi" non è solo nostalgia, ma un modo per tornare alla leggerezza del primo Dragon Ball, introducendo al tempo stesso il nuovo Regno Demoniaco e un approccio ai combattimenti più agile e creativo. Sul piano tecnico la serie è uno dei lavori più curati di Toei degli ultimi anni: animazioni fluide, colori vividi, regia più cinematografica e un character design che valorizza sia i volti storici sia le nuove creature. Un risultato notevole, soprattutto considerando che recuperare l'anima delle serie in una nuova storia rivolta a nuove e vecchie generazioni non era impresa facile, visti i risultati discutibili di diversi film d'animazione recenti. Non mancano però limiti: ritmo irregolare, alcuni misteri risolti in fretta e una trama che, ignorando gli eventi di Dragon Ball Super, sembra muoversi in una sorta di realtà parallela. Pur senza l'epicità di Z, Daima resta un'avventura fresca, piacevole e rispettosa dell'eredità di Toriyama, capace di parlare sia ai fan storici sia ai nuovi spettatori. Valutazione 7,50

Ghost in the Shell - Stand Alone Complex (2004-2005) [Serie - Stagione 2 - 26 Episodi] - "2nd GIG" riprende la Sezione 9 con una trama più politica, matura e stratificata, dominata dal caso degli Undici Individuali e dalla crisi dei profughi di Dejima. L'impianto resta quello del poliziesco complottistico, ma qui la complessità aumenta sensibilmente: dialoghi fitti, intrighi multilivello e continui rimandi sociopolitici richiedono un'attenzione costante, a volte anche più di una visione. La serie però guadagna in profondità tematica, affrontando terrorismo, manipolazione dell'informazione, tensioni ideologiche e dinamiche di massa con un taglio più adulto rispetto alla prima stagione. Sul piano tecnico, animazioni e regia mostrano un ulteriore salto di qualità, mentre la colonna sonora di Yoko Kanno rimane un valore assoluto, con opening e insert song che amplificano l'impatto emotivo delle scene. Gli episodi dedicati al passato dei membri della Sezione 9 rappresentano alcuni dei momenti più riusciti, aggiungendo sfumature ai personaggi e rendendo il gruppo più umano e riconoscibile. Il ritmo iniziale, però, è lento e la narrazione può risultare pesante per chi cerca un racconto più lineare o ricco d'azione. Nel complesso un'opera tecnicamente eccellente e tematicamente ricca, superiore sotto molti aspetti alla prima stagione ma anche più impegnativa, più densa e meno immediata. Un capitolo che richiede attenzione, ma che ripaga con una visione complessa, affascinante e sorprendentemente attuale. Valutazione 7,25

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