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giovedì 28 novembre 2019

I peggiori film del mese (Novembre 2019)

L'attenzione sui social è già poco alta, ho sbagliato forse a pensare che spingere il "lettore" alla curiosità (senza rimandare visivamente ai titoli facenti parte le liste) ne avrebbe alzata la soglia (in parte pure su blogger e in altri lidi), e così, come potete notare, il banner standard attivo negli ultimi mesi per le liste dei peggiori e degli altri film del mese, è stato sostituto da uno classico. D'ora in poi infatti, anche grazie ad un sito di collage più flessibile dei precedenti che utilizzavo, tutto tornerà all'origine, i banner torneranno ad essere diretti e "coinvolgenti". Un'altra novità è che da questo mese la lista dei film scartati ed evitati conterrà solamente i titoli (e senza rimandi linkati), praticamente non specificherò il motivo per cui ho deciso di non vedere (almeno fino a quando qualcuno mi fa cambiare idea o mi insinua il dubbio) un determinato film. Comunque al di là di tutto questo, ecco le peggiori visioni del mese.

Alla fine ci sei tu (Dramma, Usa 2018)
Tema e genere: Agrodolce commedia romantica sul senso del tempo e della vita.
Trama: La vita di Calvin (un ragazzo ipocondriaco, Asa Butterfield) viene stravolta quando incontra Skye (Maisie Williams) un'adolescente che soffre di una malattia terminale. La sua nuova amica lo assume per aiutarla a completare la sua lista di cose da fare prima di morire, una missione che lo costringerà ad affrontare le sue peggiori paure, e a vivere in maniera nuova l'innamoramento con la bella ma apparentemente instabile Izzy (Nina Dobrev).
RecensioneAlla fine ci sei tu è un film abbastanza intenso, toccante e commovente, da meritare apprezzamenti. Un film che non scivola (quasi) mai in inutili pietismi, evitando (quasi sempre) eccessi d'enfasi e retorica. Una storia quindi emozionante, divertente e commovente al contempo, inno all'amicizia e che celebra il senso profondo della vita. E' soprattutto, infatti, una storia di un'amicizia insolita e poco convenzionale, specie nel modo in cui scaturisce, in un malinteso di fatto e ancor più, si sviluppa, con diversi momenti simpatici, in cui fanno capolino i divertenti confronti-scontri, con i due poliziotti dal cuore tenero. Quanto più la pellicola procede, tanto più il film perde la sua connotazione leggera, collocando sullo sfondo il black humour della prima parte, acquisendo un tono decisamente più drammatico, facendo emergere l'aspetto introspettivo del racconto. Un racconto (di formazione) nel suo complesso godibile, perché discretamente tratteggiato e perciò capace di non annoiare né di lasciarsi andare a buonismi fastidiosi, dal buon impatto emotivo, ben interpretato e ben girato, che ci rammenta, come conti di più la qualità del tempo che abbiamo a disposizione, piuttosto che la sua durata. E quindi qual è il problema del film? E' che di originale ha ben poco, anzi, molte situazioni sembrano ricalcare quel gioiellino che era Quel fantastico peggior anno della mia vita, altre sembrano ricalcare i molti classici film di formazione della cinematografia statunitense degli ultimi anni, altre le classiche commedie romantiche giovanili. Insomma tutto già visto, e in misura forse migliore. Certo, ci sono alcune differenze, ma la base è quella, finale compreso. E così nonostante il film riesca ad intrattenere, e nonostante si lasci vedere, non riesce a distinguersi, risultando così solo un film sì carino ma facilmente (troppo facilmente) dimenticabile.
Regia/Sceneggiatura/Aspetto tecnico/Cast: Il cast mi è sembrato discreto, le interpretazioni convincenti (anche se Maisie Williams pare un po' spaesata, stessa cosa Asa Butterfield, che pare avere sempre la stessa espressione, e non è la prima volta, mentre Nina Dobrev è sempre bella e questo basta, gli altri invece nella media), la regia (firmata da Peter Hutchings, che non mi dice proprio niente) senza macchia, il ritmo degli eventi è fluido (le musiche in tal senso fanno il loro dovere) e i dialoghi alternano battute simpatiche con altre più portati all'emozionalità che un soggetto così deve avere nelle proprie corde. Un soggetto che però, se avesse avuto anche una punta di originalità, sarebbe forse risultato meno dimenticabile del previsto.
Commento Finale: Ormai il tema malattia terminale giovanile sta diventando un genere a parte, visti i tanti titoli che trattano gli stessi temi. Alcuni risultano piuttosto banali, altri invece più coinvolgenti e meno frivoli. Nel caso di Then Came You, possiamo parlare di una via di mezzo tra quella che è la poca originalità del soggetto con la capacità, comunque, di rendersi gradevole e spiritosa, in alcuni momenti. Tuttavia il ricorrere ad una certa (seppur inevitabile) retorica, unita alla non capacità di distinzione, non aiuta la pellicola a stare sulla soglia di galleggiamento.
Consigliato: No, se avete già visto film simili, sì se invece questa potrebbe essere la prima volta.
Voto: 5,5

lunedì 15 ottobre 2018

Vittoria e Abdul (2017)

Cinque anni dopo il commovente PhilomenaStephen Frears con Vittoria e Abdul (Victoria & Abdul), film del 2017 diretto dallo stesso regista britannico, porta al cinema di nuovo una storia, dopo Florence, con una donna il cui carisma accentra ogni sguardo su di se, da parte sua Frears continua a concentrarsi, più che sulla storia che circonda i protagonisti, proprio sugli stretti rapporti personali e su cosa le persone sono l'una per l'altra. E in tal senso non è la prima volta che sul grande schermo vengono realizzati film basati su rapporti tra personaggi di spicco e servitù, eppure la pellicola affascina perché è ispirata liberamente a una storia vera, tratta dai diari (ritrovati nel 2010) che la Regina Vittoria scriveva in lingua Urdu, quando era ancora in vita, grazie all'insegnamento di Abdul. Il film infatti, basato sull'omonimo libro di Shrabani Basu, che racconta una storia quasi sconosciuta, perché volutamente tenuta nascosta e venuta alla luce solo poco tempo fa, porta in scena la storia della controversa amicizia tra la regina Vittoria alla fine del suo regno e un suo attendente di origine indiana, Abdul Karim, selezionato per la sua bellezza per consegnare una moneta all'imperatrice indiana durante una delle tante cerimonie di cui è fulcro e protagonista. Istruito a dovere sui movimenti da compiere e ammonito sugli sguardi da evitare, Abdul osa però incrociare quello dell'annoiata regina, scatenando un interesse che presto si trasforma in un'amicizia dai tratti decisamente poco convenzionali che durerà molto a lungo, nonostante tutti i tentativi di farlo fallire. Vittoria e Abdul è quindi soprattutto il ritratto di una donna potente e determinata, dopotutto a Stephen Frears (che con The Program convinse ugualmente) piace raccontare le grandi Regine, e sa farlo con eleganza, grazia e perspicacia, come aveva già dimostrato nel 2006 con il bellissimo The Queen e come fa anche in questo suo nuovo film, che vede l'ennesima collaborazione tra il regista e una delle signore del teatro e del cinema inglese, Judi Dench, già protagonista in due suoi precedenti lavori, Lady Henderson presenta e appunto Philomena, ma anche di un'amicizia che ha saputo superare differenze sociali e religiose. E in tal senso il film è diviso in due fasi dal punto di vista narrativo, con una prima parte ironica e divertente con diverse scene che strappano più di una risata, e una seconda che vira invece al sentimentale e commuove, ma nell'insieme si tratta di una piacevole e irriverente commedia.

venerdì 12 ottobre 2018

Assassinio sull'Orient Express (2017)

Mettiamo in chiaro subito una cosa, in questa recensione privilegerò il confronto con la pellicola del 1974, che a mio parere è doveroso, proprio quell'adattamento (davvero ottimo) è per me infatti il migliore per conoscere Agatha Christie (almeno cinematograficamente), certo, questo nuovo rifacimento difatti (più o meno fedele al precedente) risulta comunque interessante e se ne consiglia una visione (anche perché seppur diversa, in fin dei conti è un'esperienza piacevole), ma un'eccellente confezione, bellissime e superbe riprese e una regia solida e di mestiere non bastano a fare di questo film, Assassinio sull'Orient Express (Murder on the Orient Express), film del 2017 diretto, co-prodotto e interpretato da Kenneth Branagh, un'opera di un certo livello. Purtroppo il problema è nella (nuova) sceneggiatura e (di conseguenza) nell'impianto narrativo del romanzo (qui effettivamente non incisivo come nel precedente, perché se geniale è la risoluzione del giallo, non tanto giustificabile la scelta finale). Complessivamente è un film discreto ma senza spessore e senza personalità. Un remake algido nell'esecuzione e sontuoso nella fotografia e nelle ottime riprese. E tuttavia, pur non essendo una pellicola originale ed eccezionale in sé, essa possiede tutte le carte in regola per venire pienamente apprezzata, anche se alcuni dettagli alla fine non convincono in questo film che in realtà sarebbe potuto essere assai peggiore. Il film infatti cerca una propria strada, che trova solo in parte, lasciando l'amaro in bocca, non solo per il finale troppo triste. Perché certo, confrontarsi con la scrittrice di gialli più famosa al mondo è sempre difficile, e fare un remake di un'opera che è quasi un capolavoro (sto parlando appunto ed ovviamente del film omonimo del 1974, diretto da Sidney Lumet) lo è ancor di più, ma la non del tutta efficace attualizzazione dell'opera da parte del regista avviene non senza negative conseguenze. Tra queste l'atmosfera del film, che cambia radicalmente, se nel film del 1974 c'era un clima in fin dei conti allegro, con un Poirot sicuro di sé che dava peraltro spazio a godibilissimi siparietti comici, troviamo in questa pellicola un Poirot triste e tormentato, quasi "dannato" per questa sua caratteristica di vedere il mondo diviso in due. L'atmosfera è quindi (troppo) cupa e pesante in confronto a quella speranzosa e gioviale dell'originale.

venerdì 3 novembre 2017

Miss Peregrine: La casa dei ragazzi speciali (2016)

"Edward mani di forbice", "Il mistero di Sleepy Hollow", "The Nightmare before Christmas" sono solo alcuni dei titoli che ci hanno permesso di poterci addentrare nel meraviglioso mondo cinematografico di Tim Burton e di poterne apprezzare appieno la straordinaria originalità. Grazie anche alle sue straordinarie capacità di animatore, sceneggiatore, disegnatore e scrittore il visionario regista statunitense ha, infatti, costruito un immaginario filmico assai personale che sicuramente occupa un posto d'onore nel cuore di qualunque spettatore (di certo il mio). I suoi lavori sono come belle e raffinate fiabe dalle tinte gotiche e dalle atmosfere dark, in grado di trasportarci in mondi surreali dai quali non vorremmo più uscire. Non a caso questo è quello che accade al protagonista di quest'ultimo suo film del 2016, Miss Peregrine: La casa dei ragazzi speciali (Miss Peregrine's Home for Peculiar Children), che si ritroverà catapultato in una realtà fantastica dalla quale non vorrà più staccarsi. Jake (Asa Butterfield), un ragazzo timido ed impacciato, dopo la morte dell'adorato nonno (Terrence Stamp), seguendo gli indizi che questo gli ha lasciato, cerca di ricostruire la vita passata del nonno che aveva sempre sentito raccontare come fosse una bella favola, popolata da esseri speciali e piena di meravigliose avventure e di cui conserva solo sbiadite fotografie. Quando Jake lascia la Florida ed arriva nel Galles, viene finalmente a sapere che i racconti di suo nonno non erano solamente frutto della sua immaginazione senile e man mano che prosegue nella ricerca della verità verrà a contatto con una realtà inimmaginabile che lo aiuterà soprattutto a conoscere meglio se stesso.

giovedì 22 settembre 2016

Spectre (2015)

Spectre è uno spettacolare film d'azione del 2015, l'ultimo di una delle serie filmiche più longeve di sempre, quella di 007. Questo difatti è il ventiquattresimo film di James Bond, il quarto che vede protagonista Daniel Craig, che ha però già annunciato il suo ritiro come agente segreto, questo infatti è il suo ultimo film nei panni di 007. In questo nuovo episodio, oltre a Craig, nel cast ci sono anche Christoph Waltz, nel ruolo dell'antagonista Ernst Stavro Blofeld (che ritorna dopo 32 anni dall'ultima apparizione, nel film Mai dire mai interpretato da Max von Sydow), a capo dell'organizzazione criminale Spectre con cui ancora una volta il nostro eroe si scontra dopo il precedente capitolo. Infine tornano nei rispettivi ruoli del cast anche Ralph Fiennes, Ben Whishaw, Naomie Harris e Judi Dench (in un cameo, dato che è stata uccisa in Skyfall), senza dimenticare Léa Seydoux, che interpreta la nuova bond-girl insieme a Monica Bellucci, nel ruolo di Lucia Sciarra, la bond-girl più anziana di sempre. Il film è nuovamente diretto da Sam Mendes, ex marito di Kate Winslet e discreto regista, che aveva entusiasmato nel 2012. Anche in questo lo fa ma qualcosina in meno, nonostante una partenza col botto e un finale sufficientemente accettabile. Difatti comincia con una delle scene, una delle sequenze d'apertura più belle, sia visivamente che registicamente, dell'intera saga. Quella che da un messaggio criptico (che durante la pellicola scopriremo) proveniente dal suo passato manda James Bond in missione prima a Città del Messico e poi a Roma. In Messico, durante la Festa dei Morti (una delle feste più incredibili di sempre, già ampliamente conosciuta e benissimo nel film d'animazione Il libro della vita, che se non l'avete ancora visto vi consiglio di farlo) infatti la macchina da presa comincia a seguire i movimenti di un misterioso uomo mascherato, tramite un impressionante (e bellissimo) piano sequenza di (circa) cinque minuti. La misteriosa figura si rivelerà essere il buon vecchio James che, ci delizierà con una camminata sui tetti, un'esplosione con conseguente crollo di un palazzo e un combattimento corpo a corpo all'interno di un elicottero in volo, tutto fantastico. Ma il suo colpo di testa (dove in ogni caso sventa un attentato e uccide Marco Sciarra, terrorista legato a Spectre, una misteriosa organizzazione criminale e tentacolare) gli aliena Gareth Mallory, il nuovo M alle prese con pressioni politiche e Max Denbigh (Andrew Scott), membro del governo britannico che non vede l'ora di mandare in pensione i vecchi agenti dell'MI6 e di controllare con tanti occhi le agenzie del mondo. Congedato a tempo (in)determinato, Bond prosegue la sua indagine contro il parere di Mallory (Ralph Fiennes) e con l'aiuto dei fedeli Q (Ben Whishaw) e Moneypenny (Naomie Harris), segretamente arruolati, e tra un funerale e un inseguimento, una vedova consolabile (Monica Bellucci) e una gita in montagna, l'agente 007 stana Mr. White (Jesper Christensen), una vecchia conoscenza con crisi di coscienza e una figlia da salvare. Bond si fa carico di entrambe e protegge anche Madeleine Swann (Léa Seydoux) dagli scagnozzi di Spectre, amministrata dal sadico Franz Oberhauser (Christoph Waltz). È lui l'uomo dietro a tutto (l'uomo che si prefisse l'obbiettivo di far soffrire Bond, diventando "l'artefice delle sue sofferenze", molti dei lutti e delle difficoltà che l'agente segreto ha dovuto patire sono state infatti orchestrate da Blofeld e dalla sua Spectre), è lui il megalomane da eliminare.

martedì 17 maggio 2016

Ritorno al Marigold Hotel (2015) & Parigi a tutti i costi (2013)

Ritorno al Marigold Hotel è un esotico (dato che la pellicola si svolge prevalentemente in India), spensierato e simpatico film del 2015 diretto da John Madden, sequel dell’inaspettato successo Marigold Hotel del 2012. E' intuibile ovviamente che gli avvenimenti che accadono sono la più o meno diretta conseguenza di quelli precedentemente narrati. Pertanto incontriamo anche gli stessi personaggi con qualcuno nuovo aggiunto, come, per esempio, quello interpretato da Richard Gere. Certamente però il film non mantiene le aspettative del primo ma per tutti quelli (come me) che si innamorarono del Marigold Hotel, di quel giovane ragazzo indiano e dei suoi anziani ospiti che decidono di trasformarsi da ospiti in ospitanti, il ritorno al Marigold è un dovere oltre che un piacere. Il tema è lo stesso, la narrazione invece diversa, una specie di casa di riposo dove anziani signori passano il tempo che gli resta in pace, in armonia senza troppi pensieri, o almeno è quello che vorrebbero. Ma ora che il Marigold Hotel è pieno di clienti che si trattengono per periodi prolungati, i due co-direttori Muriel Donnelly (una burbera, dispotica e sempre fantastica Maggie Smith) e Sonny Kapoor (un sempre energico Dev Patel, The Millionaire, Humandroid) sognano di ingrandirsi, e hanno appena trovato il posto ideale per farlo, il secondo Marigold Hotel e volano quindi negli States per trovare dei finanziatori per aprire questa nuova struttura. Rientrati in India e in attesa dell'ispettore, che arriverà in incognito a valutare la gestione alberghiera, iniziano i problemi. Si deve infatti capire chi è l’ispettore che verrà per valutare il livello dell’ospitalità, e per un malinteso si scateneranno insolite e buffe situazioni. Sonny a un passo dal matrimonio con l'amore della sua vita Sunaina (Tina Desaie sull'orlo di una crisi di nervi a causa di un rivale americano troppo interessato ai suoi 'affari', si accorge che i suoi progetti per il nuovo hotel gli rubano più tempo di quanto non ne abbia a disposizione. Forse l'unica ad avere le risposte alle domande di tutti è Muriel (una vecchia signora inglese con pochi giorni davanti), che custodisce i segreti di tutti. Nel frattempo infatti si verificano numerosi fraintendimenti e scaramucce tra gli ospiti stessi dell'hotel che vagano nell'incertezza di un futuro sospeso, tra chi naviga nelle acque vorticose di una relazione speciale, Norman e Carol (Ronald Pickup e Diana Hardcastle), chi si destreggia tra due corteggiatori entrambi molto allettanti, Madge (Celia Imrie), chi si avventurano a Jaipur con un piano di lavoro in mente, chiedendosi a cosa porterà il loro appuntamento fisso a colazione, Evelyn e Douglas (una bravissima Judi Dench e Bill Nighy), e chi arrivato da poco, Guy Chambers (un 'piacione' Richard Gere), trova nella madre di Sonny, Mrs. Kapoor (Lillete Dubey), una musa per il suo prossimo romanzo.