mercoledì 25 maggio 2016

Ho ucciso Napoleone & La scelta (2015)

Ho ucciso Napoleone è una cinica, perfida e ironica commedia del 2015, diretta da Giorgia Farina, alla sua seconda prova da regista dopo Amiche nemiche. E come quest'ultimo lungometraggio, si tratta nuovamente di un film in cui un gruppo di donne cerca di sovvertire l'ordine del mondo degli uomini con un piano segreto (ma c'è un twist, colpo di scena). La storia è quella di una manager in carriera, Anita, autoritaria, intraprendente e ambiziosa che negli anni ha imparato a rimanere fredda, glaciale a tutto e tutti. Ciò che però ancora non sa, è che un uragano sta per travolgerla spazzando via tutte le sue certezze. Il lavoro, l'amore, il futuro, tutto in macerie nel giro di un giorno. Nell'arco di ventiquattr'ore, infatti, riceve una promozione, scopre di aspettare un bambino e viene licenziata di punto in bianco dalla società farmaceutica in cui si occupava di Risorse Umane. Abbandonata anche da Paride (sposato con figli), suo amante e capo (e padre di suo figlio), Anita, aiutata da tre donne a dir poco problematiche, e da un avvocato (della stessa sua ex-società) ansioso, timido e goffo, metterà in atto la sua vendetta (elaborando un complesso piano) contro i suoi datori di lavoro e contro chiunque provi a metterle i bastoni tra le ruote. Ma come spesso accade, anche il piano perfetto può vacillare di fronte all'imprevisto, soprattutto se l'imprevisto ha le sembianze di chi non sospetteresti mai. Niente infatti sarà come sembra, e nonostante Anita comincerà ad aprirsi al mondo e scongelare il 'sofficino' che ha messo al posto del cuore (grazie a sua figlia), per lei ci saranno molte sorprese, non tutte gradevoli. La regista, con questa ironica e pungente commedia, sorprende, grazie all'originalità della trama. Infatti il film è veramente una sorpresa, anche se non regge tantissimo, portando con quest'opera corale al femminile che si ripropone di rovesciare un sistema maschilista arcaico e non sempre funzionale, una ventata di "internazionalità", lontana dalla volgarità e dal facile sentimentalismo che imprigionano spesso la nostra cinematografia. Un film che guarda con occhio divertito al mondo manageriale, senza pretese etico-moralistiche. Una commedia sopra le righe con una misura di ferocia insolita per il nostro cinema, fortemente stilizzata e profondamente cinica. Peccato che il film assuma un aspetto grottesco e farsesco ad un certo punto, difatti sembra concludersi e diventare un film completamente diverso. 

Infatti, come già accennato, Ho Ucciso Napoleone ha un importante twist della trama che ne uccide la plausibilità, ribalta molte cose che pensavamo di sapere, con l'intenzione di capovolgere ruoli e stereotipi sessisti (in realtà affermandone altri relativi ai maschi mammoni). La svolta ingarbuglia, caotica e spiazzante, però, invece che risolvere, sterza il cuore della storia in una direzione che sembra meno interessante della prima (senza dimenticare gli intrallazzi familiari di una famiglia allargata che si potevano evitare). A salvare il film dovrebbero almeno essere gli attori, ma non è così. Il cast ricco di nomi di spicco si perde nelle complicazioni della storia, davvero troppo stratificata per risultare gestibile per gli spettatori nonostante la durata contenuta del film, e questo ritratto comico dell'umana barbarie perde di incisività e di compattezza (per non parlare della credibilità delle svolte narrative). A partire dal team eterogeneo di donne, composto tra le altre da Thony, Iaia Forte e Elena Sofia Ricci, completamente disunito, che non interagisce mai in maniera significativa ne al suo interno ne al suo esterno, e facendo così la loro funzione rimane incomprensibile. E di più non fanno ne Adriano Giannini ne Libero Di Rienzo (comunque il migliore), fino ovviamente a Micaela Ramazzotti, che qui però, una volta tanto lontana dal suo tipico personaggio, riesce a salvarsi. Ma più che lei (sufficientemente brava), il suo personaggio, grintoso e anticonvenzionale, una donna determinata che da vittima si trasforma in carnefice, pronta a risollevarsi dopo ogni caduta. Notevole e interessante è infatti la crescita del personaggio di Anita nel corso della storia, trasformandosi da donna di ghiaccio a compagna amorevole, senza abbandonare però quel pizzico di acidità che la rende insopportabile ma, allo stesso tempo, è parte integrante del suo fascino (anche se il trucco e parrucco non mi è per niente piaciuto). La particolarità di Ho ucciso Napoleone è il fatto di essere un film fatto dalle donne ma che non si rivolge solo alle donne e di essere una commedia diversa da quelle presenti nel panorama nazionale. In questo film infatti nulla possiamo dare per scontato e mai possiamo annoiarci, anche se la pellicola (con una riuscita colonna sonora) non convince appieno. Difatti nonostante il film riesca a raggiungere la sufficienza, ne sconsiglio la visione, perché in fin dei conti (dato anche il flop del botteghino) la pellicola delude. Certamente una visione la si può dare, ma non aspettatevi un granché. L'originalità non sempre è indice di successo.


La scelta è un drammatico, intenso e potente, film italiano del 2015 diretto da Michele Placido. Il soggetto della pellicola, liberamente ispirato al testo teatrale L'innesto di Luigi Pirandello, datato 1919, faceva ben sperare. Alla fine infatti a parte la trama, la recitazione (l'aspetto più importante) è venuto meno. La trama difatti, anche se impegnativa, è senza dubbio interessante ma non classica come sembrerebbe. Quella di Laura e Giorgio infatti potrebbe essere una storia di normale felicità quotidiana, se solo una violenza improvvisa non ne sconvolgesse l'equilibrio, portando alla luce le loro diversità caratteriali. Quando, poi, Laura scopre di essere incinta, il dubbio sulla paternità del bambino mette alla prova il loro amore, costringendo i due coniugi ad affrontare ogni paura e a fare una scelta. Giorgio infatti si sente offeso e privato di un suo diritto morale, mentre Laura ha in grembo una creatura che tanto desiderava. Una tempesta emotiva così forte e dolorosa però riuscirà ad unire la coppia e non a dividerla. La scelta è una pellicola complessa, non facile da spiegare e capire. Il film parla di maternità e di paternità, e sulla capacità (o meno) dell'uomo di accettare un figlio che potrebbe non essere suo. Entrano così in gioco dinamiche che hanno a che fare con un senso primordiale dell'appartenenza biologica di un neonato al padre (giacché la madre è sempre certa, e di solito priva di dubbi sul suo ruolo) che sembrano appartenere ad un passato remoto. Il dramma è grande per l'uomo e per la donna. I primi 20 minuti di questo film, intenso, toccante e profondamente introspettivo, che tocca con delicatezza un tema forte e doloroso, mostrandoci i punti di vista e il diverso "sentire" dei 2 protagonisti Laura (una straordinaria Ambra Angiolini che non si calava in un ruolo del genere da anni) e Giorgio (un bravo Raoul Bova, che dimostra di non essere solo belloccio, è un attore, non credibilissimo ma nemmeno peggiore di tanti altri, si impegna e si vede) davanti ad una scelta difficile e coraggiosa, non sono niente di male, vengono presentati i personaggi e cose varie, poi però arriva (spoiler) lo stupro alla Angiolini che stravolge la situazione rendendola tragicomica. Una scena, mio modestissimo parere, girata malissimo e senza senso, che contribuisce alla trasformazione della stessa protagonista in una folle psicopatica (attenzione, è vero che è plausibile, perché per una donna è un forte trauma, ma quello che non convince sono i modi) che in segmenti di secondi cambia umore in modo radicale più volte sotto gli occhi di un povero Bova che sembra essere l'unico sano di mente in grado di recitare e interpretare un ruolo credibile in un allegra sagra di personaggi secondari dalle frasi facili accompagnati musicalmente e visivamente (perché vengono inquadrati ventimila volte) da un coro di bambini sotto la direzione della maestra Angiolini, condito da un montaggio ripetitivo caratterizzato da collegamenti audio con le scene successive con anticipi netti sui tempi (almeno 10 secondi prima della scena che sarebbe seguita), così da ritrovarsi troppe volte ad ascoltare una conversazione di una scena con le immagini di un'altra in cui c'erano solo giochi di sguardi e movimenti a caso. Un po fastidioso, come certe mimiche facciali forzate di Bova (non malissimo però ai fini della pellicola), che in un'ora insegue e si irrigidisce, chiedendo spiegazioni ad una Angiolini (comunque potente, profonda ed efficace a tratti) tutta sguardi, isterismi e corse, senza mai uno scarto psicologico evolutivo nel personaggio. con svolte ingiustificate, di falle nella continuità di montaggio, di visioni dell’uomo e della donna a dir poco medievali (lui non capisce, lei non è capita). In ogni caso, dipende dai punti di vista, film decisamente forte, difficile, impegnativo, rischioso ma da vedere. L'accuratezza, l'intelligenza e la sensibilità con cui è stato creato questo film merita comunque un plauso incondizionato. Un film italiano di spessore e qualità magistralmente diretto da Michele Placido, la sua regia, come anche il suo personaggio, sono impeccabili, grandissimo attore di una naturalezza sconvolgente. Un film che commuove e ci fa partecipi della drammatica situazione che purtroppo non ha niente di impossibile nella cronaca a cui ormai siamo fin troppo abituati.

2 commenti:

  1. Ho ucciso Napoleone per me una delle migliori commedie italiane della scorsa annata, anche se io con la Ramazzotti non sono particolarmente obiettivo, devo ammetterlo. La scelta mi manca, invece...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sicuramente bella ma non così eccezionale, la Ramazzotti anch'io la trovo superficiale e non bravissima ma qui sorprende. Credo che dovresti recuperarlo, ma non aspettarti un capolavoro ;)

      Elimina