giovedì 5 maggio 2016

La risposta è nelle stelle (2015) & Best of me (2014)

La risposta è nelle stelle (The Longest Ride) è un film del 2015 diretto da George Tillman Jr., tratto dall'omonimo romanzo di Nicholas Sparks. Tra gli interpreti principali figurano Britt Robertson, Scott Eastwood (figlio del grande Clint), Jack Huston (Richard Harrow nella serie Boardwalk Empire) e Oona Chaplin (figlia di Geraldine Chaplin e nipote del celebre Charlie Chaplin, Talisa Maegyr nella serie Il Trono di Spade). Il film è incentrato sulla storia d'amore tra Luke, un ragazzo che ama cavalcare tori, gareggiando nei rodei, che dirige un ranch con sua mamma e Sophia, la classica brava ragazza che alloggia in una confraternita e che sta per intraprendere il lavoro dei suoi sogni nel mondo dell'arte a New York. Proprio mentre il loro rapporto viene messo a dura prova da ambizioni e ideali contrastanti, Sophia e Luke, che appartengono a due mondi apparentemente lontani si imbattono inaspettatamente in Ira Levinson (Alan Alda), un anziano con una grande storia d'amore alle spalle, il cui ricordo della decennale storia d'amore con l'adorata moglie, ispirerà e scuoterà profondamente la giovane coppia. Mettendo a confronto due generazioni e conseguentemente due diversi intrecci amorosi, La risposta è nelle stelle esplora così le sfide e le infinite ricompense di una lunga e duratura storia d'amore. Di regola questi tipi di film non fanno proprio per me però certamente questo è molto diverso da tanti altri del genere, la trama e il finale non sono così scontati come farebbe pensare, il film si lascia vedere, conferma le aspettative (non tanto altissime), e si distingue (si fa per dire) per dolce innocuità. Comunque premettendo che non avendo letto il libro da cui è tratto il film non ho un termine di paragone, l'inizio è abbastanza "sciocco". Trovo un po' banale la conoscenza tra i due protagonisti, lei la classica secchiona studiosa che si fa trascinare ad un rodeo e improvvisamente esulta come se fosse il più bello spettacolo mai visto...un tantino esagerata, come reazione. I due cominciano a frequentarsi, anche se lei tra un paio di mesi dovrebbe partire per New York, ma ovviamente saltano fuori i problemi, due mondi diversi che si incontrano lui è il classico cowboy, lei la ragazza di città che si adatta alla vita di campagna per amore.

Qui però corrono parallele due storie, una del passato e una del presente. Quella del passato (Jack Huston e Oona Chaplin) è anche la più intrigante (e che ho gradito soprattutto) è raccontata attraverso delle lettere che ripercorrono un arco di tempo che va dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri e  mette in scena una "rinuncia" che non è troppo indagata e indubbiamente toccante.  La seconda, quella che si svolge nel presente, (Scott Eastwood, molto somigliante al padre e con un fisico muscolosissimo e Britt Robertson, bella, brava ma un po 'sciocchina') è invece una storia più banale e soprattutto già vista, ma la si segue volentieri se non altro perché è ambientata in un mondo che, a proposito di stelle, è distante anni luce da noi, il mondo dei rodeo, dell'america rurale tutta stivali camperos, birra e cappelli da cowboy. Le scene con i tori sono molto belle, e comunque non c'è sangue o qualcuno che rimane ferito. E' un film che con semplicità e schiettezza fa capire quanto l'amore sia forte, più forte di tutto e tutti. Anche il messaggio che vuole dare, tutto sommato, è schietto e lineare: in amore occorre fare dei sacrifici, sempre. Naturalmente la tesi sostenuta è che ne vale poi la pena. Ma ha ragione, bisogna sempre rinunciare a qualcosa che è più o meno importante, molte volte per altro non si pone nemmeno una scelta, se questa comporta la perdita dell'amore e dunque, semplicemente, per continuare ad amare si rinuncia ai propri sogni, alle proprie ambizioni, alle proprie aspettative. Comunque, al di là del messaggio, il film alla fine è guardabile. Vista la semplicità di cui il film si fa portavoce i rispettivi finali sono più che...lieti, ma in fondo è proprio per questo che si vede un film del genere. Un film che piacerà anche ai fan del libro e di Nicholas Sparks, affamati di storie romantiche e lacrime di commozione, e qualche risata. A parte la scenografia impeccabile, da vedere una sola volta e per gli amanti del genere.

Pochi scrittori hanno visto trasporre con tanta regolarità i loro romanzi al cinema, Nicholas Sparks può vantare questo primato, curioso poi come nel film di sopra, anche in The Best of Me: Il meglio di me (The Best of Me, 2014) diretto da Michael Hoffman e tratto dal suo romanzo omonimo (andato in onda in prima visione su canale5 il 19 aprile), il confronto fra le generazioni e il raffronto fra passato e presente creano la mappa emozionale da seguire per i più giovani, tanto i protagonisti della storia quanto gli spettatori. Le sue storie ho imparato a capire combinano sapientemente artificio e intreccio puramente letterari con elementi molto quotidiani che, al contrario dei primi, sono anche molto condivisibili. I due protagonisti di Il meglio di me hanno avuto una relazione importante ai tempi del liceo e il racconto inizia quando entrambi concludono il loro rapporto, dando vita a due storie dislocate nel tempo, quella dei due giovani amanti vent'anni prima e quella attuale, dove gli ex amanti sono infelici, perché non hanno realizzato la vita che sognavano. Nel 1992 infatti, Amanda (Liana Liberato, veramente troppo ingenua) e Dawson (Luke Bracey, non proprio adatto nel ruolo secondo me) si innamorano e vivono una grande storia d’amore nonostante le differenze sociali: Amanda appartiene alla ricca borghesia mentre Dawson vive ai margini della città con un padre violento e tre fratelli. Dopo l’ennesimo scontro con il padre, Dawson trova ospitalità da Tuck (Gerald McRaney), un meccanico che lo accoglie come un figlio. Vent'anni dopo la vita ha preso svolte diverse per entrambi, ma Amanda (la bellissima Michelle Monaghan) e Dawson (James Marsden, non male recitativamente parlando, una curiosità: per il suo ruolo era stato inizialmente scelto il compianto Paul Walker) si ritrovano per la morte di Tuck (un caro amico di entrambi) che ha lasciato loro il suo cottage. Il ritrovarsi, sebbene abbia toni agrodolci, riaccende quell'amore che non hanno mai dimenticato, lasciando però che i due scoprano presto come il sentimento sia minacciato ancora una volta dalle forze ostili che li hanno separati due decenni prima. Dawson vorrebbe ricominciare da capo con Amanda, che però è sposata con un figlio anche se non è felice. Amanda torna a casa, ma il destino ha ancora in serbo un’altra sorpresa. In questo film comunque più prevedibile in certi punti, meno in altri, del precedente, diventa interessante il paragone tra la vita passata e quella presente. In quella passata, i due protagonisti sono profondamente diversi di carattere, Dawson vive in una famiglia violenta, e nonostante i limiti che gli vengono imposti vuole perseguire il suo ideale di ricerca e di studio, mentre Amanda è una ragazza con tanti sogni, vitale, e toglie Dawson dalla sua solitudine, lo presenta alla propria ricca famiglia che, naturalmente, lo rifiuta, ma il loro amore continua imperterrito, trovando un riparo nella casa dell’anziano e saggio Tuck. Nella vita attuale, ciascuno dei due vive un’esistenza senza senso. Lei si è sposata con un uomo che non ama, ha perso una bambina per via della leucemia, e si ritrova con un unico figlio. Tutto questo sia chiaro non viene detto subito, perché all'inizio dell’incontro per via del testamento, i due ex amanti tengono tra di loro le distanze, come se un oscuro passato pesa sulle loro vite, avendo impedito la prosecuzione del loro amore. E tuttavia, dovendo soggiornare per qualche giorno nella vecchia casa di Tuck per fare una 'lista' di quel che devono prendere, inizia tra di loro un dialogo che via via li riavvicina a colpi di flash back. Perché hanno smesso di amarsi? Questa domanda si rincorre per quasi tutta la pellicola e crea una certa suspense, per via del confronto continuo tra la vita di un tempo e la vita attuale. Per gran parte del film, la trama regge, e anche bene. Il problema è che quando si viene a sapere il perché si erano lasciati da giovani, si rimane un po' a bocca asciutta. Non posso dire ciò che è effettivamente successo per evitare spoiler, ma onestamente a me è sembrato un movente poco credibile per interrompere un amore così grande. Chiarito il loro passato, i protagonisti riscoprono il loro amore perduto, e i vent'anni senza senso trascorsi diventano il destino che li ha portati a rinnovare il loro amore. Ma quest'amore deve fare i conti con la realtà, in particolare con quella di lei, che la lega a un marito e, soprattutto, a un sincero amore per il proprio figlio. Il film sembra riprendersi, ma poi abbiamo tre colpi di scena, l’uno accavallato all'altro, che, se sortiscono l'effetto di impressionare lo spettatore, ciò avviene con leggera fantasticheria, senza quel lavoro estetico che sappia cogliere la tipicità del dramma sentimentale dei comuni mortali. E quando la fantasticheria prevale sulla tipicità del giudizio estetico, si ha il rischio che l’arte venga meno al suo scopo, diventando semplice prestigio per soggiogare i cuori nel divertissement fine a se stesso, senza che si apra un mondo per scorgere il nostro mondo. E’ un peccato, perché la regia, la scenografia, gli attori, le atmosfere e anche i dialoghi sono davvero ben fatti. Ciò che non funziona, a mio avviso, è una trama troppo miracolistica, edulcorata, e frettolosa nella fine. E’ un film da vedere scena per scena, lasciando da parte la trama, perché è solo liberandolo dalla trama che possiamo davvero rapportarci a una rappresentazione lodevole delle emozioni e dei sentimenti che l’amore, così come qui viene rappresentato, è in grado di esprimere. E’ un’opera sull'amore, di quello che dura nel tempo nonostante l’avverso destino, e che si trasmette di generazione in generazione, intessendo le trame di un altro destino, raccontato nelle stelle, nel quale l’umanità, se ama davvero, può vedere riflessa la propria immagine buona, splendente di una luce che su questa terra viene spesso deturpata. Film bello, romantico ma allo stesso tempo drammatico, con un finale che scena dopo scena non ti aspetti. Unica pecca il personaggio giovane di Amanda, che caratterialmente non assomiglia a quella adulta, mentre Dawson giovane non assomiglia fisicamente a quello adulto, Per gli amanti del genere.

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4 commenti:

  1. Nicholas Sparks è stato l'autore preferito di mia madre, insieme a Wilbur Smith, e come dici,spesso ne hanno tratto dei film, io penso di aver visto solo " Le pagine della nostra vita", che ironia, adesso è una storia che quasi mi appartiene, perchè mia madre è affetta dalla stessa malattia della protagonista ed io...be' sono i suoi ricordi. Bella recensione, meriteresti di scrivere per qualche rivista specializzata ;)

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    1. Come sai non conosco molti scrittori comunque credo di aver visto anche Dear John che se non sbaglio è suo e non era affatto male anche se non amo tanto questi film...grazie ma non esageriamo ;)

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  2. Sparks lo critico sempre, ma in realtà non mi dispiace.
    Questi li ho visti entrambi, ma ho preferito il secondo.
    Sarà perché più tragico e fatalista, sarà perché è più lui. ;)

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    1. Io ho preferito invece il primo, il secondo quando l'ho visto mi è sembrata una copia del primo, anche se la storia è diversa tratta gli stessi temi...comunque tutti e due non mi sono dispiaciuti ;)

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