lunedì 2 maggio 2016

Gli altri film del mese (Aprile 2016)

Latin Lover è una garbata commedia tutta italiana, quasi tutta al femminile. Il film diretto (con mano ferma e senza sbavature o lungaggini) da Cristina Comencini (che firma anche soggetto e sceneggiatura della storia), verrà ricordato soprattutto per essere stata l'ultima (accettabile, discreta) interpretazione dell'indimenticabile Virna Lisi, morta pochi mesi dopo la fine delle riprese. La Comencini ispirata dal padre (da una vena auto-biografica) e dalla tradizione cinematografica italiana ne fa quasi un elogio, in quanto con Saverio Crispo ne riassume le sue peculiarità. Difatti Saverio (interpretato da Francesco Scianna) riassume nella sua carriera 20-30 anni di storia di quel cinema italiano e di quei suoi attori nati nel secondo dopoguerra: dai musical alle commedie degli anni '60, al cinema francese e svedese d'essay, passando per le pellicole politiche impegnate degli anni '70, fino agli spaghetti-western. C’è un finto Il Sorpasso, un finto spaghetti western, un finto La classe operaia va in paradiso, un finto Brancaleone e via dicendo, Crispo sembra riassumere principalmente Gassman, Mastroianni e Volontè. E come un classico divo, anche Saverio ha vissuto le sue esperienze da rotocalco, cambiando mogli ed amanti come si cambiano i calzini e avendo la ventura di mettere al mondo una figlia femmina per ognuna delle sue donne, a ciascuna delle quali conferisce un nome che comincia con la "esse". Ed eccole qui ora le sue figlie nel giorno del decennale della sua morte nel paese natale in Puglia: ognuna diversa non solo per nazionalità, ma anche per interessi, per personalità e atteggiamento nei confronti di un padre che (asseconda delle situazioni di lavoro e del rapporto con l'allora compagna) poteva essere più affettuoso e genitoriale o più distante ed egocentrico. Ed ecco anche due delle mogli residue, entrambe ex-attrici, che fra di loro (nonostante l'imbarazzo e la gelosia iniziali per l'uomo conteso) si ritrovano più facilmente complici perché affratellate dai suoi tradimenti continui.

Quindi c'è la prima moglie Rita (la bravissima Virna Lisi) con la primogenita Susanna (la simpaticissima Angela Finocchiaro), dalla Spagna arriva la seconda moglie Ramona (Marisa Paredes) con la figlia Segunda (Candela Peña), dalla Francia sopraggiunge la seconda figlia di Saverio, frutto di una scappatella con una costumista, Stephanie (stavolta non malissimo Valeria Bruni Tedeschi), dalla Svezia ecco la più piccola, Solveig (la bellissima e sensuale Pihla Viitala) e infine pure la figlia americana, Shelley (Nadeah Miranda). Eccole tutte partecipare alle celebrazioni organizzate per l'evento non senza la tema che possa succedere qualcosa di "sconcio", qualcosa che rovini l'idillio e la memoria del loro Saverio. Ma ovviamente qualcosa non andrà come sperato, e non mancheranno sorprese. Latin Lover è una commedia sentimentale ben fatta, ritmata e appassionante. Un film su un uomo che non si vede mai (Scianna, perfetto e iconico nella sua  parte), salvo nelle immagini di repertorio e poi nella fantasia finale, ma interpretato da tante ottime donne-attrici, che riescono a trasmettere la complessità di un rapporto familiare e di come le loro vite ne siano state condizionate. Un film gradevole, simpatico, sincero. Gli attori sono bravi e credibili. Si sorride, qualche volta si ride ma con educazione e senza volgarità. Un film valido che riconcilia con un caratteristico linguaggio italiano che, troppo spesso, improbabili eredi riducono invece a mera elencazione di barzellette, o a rappresentazione di situazioni cervellotiche e incomprensibili ai più.


Wild è un film del 2014 diretto da Jean-Marc Vallée (nominato al premio Oscar per Dallas Buyers Club) e sceneggiato dallo scrittore Nick Hornby, che racconta la storia scritta da lei stessa in un romanzo quasi omonimo di Cheryl Strayed (interpretata da Reese Witherspoon, comunque all'altezza ma non eccezionale) che, per uscire da una vita alla deriva, decise di intraprendere a piedi un viaggio di 1.100 miglia (attraversando il Pacific Crest Trail, il sentiero montano di 4.286 chilometri che va dai confini meridionali del Messico fino ai confini con il Canada, lungo le catene montuose vicine alla costa Ovest degli Stati Uniti), mettendo alla prova se stessa e i propri limiti. Il film quasi come Into the wild (una copia quasi sputata al femminile) racconta la sfida dell'uomo alla natura e alla vita stessa, ma al contrario qui ci si sofferma sopratutto sull'aspetto emotivo e psicologico della protagonista che dopo aver perso la madre e dopo un divorzio, va in crisi, e quindi le ambientazioni e i paesaggi vanno in secondo piano e questo purtroppo (per io che l'ho visto in super hd) stona leggermente. Più che un film di grandi scenari Wild è un film di vedute, uno in cui la pioggia suggerisce scene tristi, la neve momenti teneri e la violenza del caldo attimi pericolosi. Insomma delude un po su questo aspetto, visivo e paesaggistico, sicuramente la storia del film è buona e quella personale è abbastanza interessante, certamente però anche qui qualcosa non quadra. E' una donna tormentata diciamo, ma egoista, poiché ha un marito e sembra felice ma poi ad un tratto cambia e non vuole dire sempre no a tutto, vuole fare esperienze, come se la droga e la promiscuità fossero belle esperienze e poi vuole ritornare quella di prima (insomma deciditi..). L'uso continuo del flashback poi irrita leggermente, specialmente se discontinui e non utili come in certi casi, ma poi soprattutto non induce a riflettere, secondo me non c'è bisogno di affrontare un viaggio per capire qualcosa in più di se stessi, ci vorrebbe solo un'esame di coscienza. Fortunatamente il finale lascia in lei una speranza di un futuro sereno, però doveva capirlo prima di buttare tutto nel cesso.

Adattamento di una novella di Dennis Lehane, maestro del noir, che ha co-firmato la sceneggiatura, Chi è senza colpa è un film (2014) dove nessuno è davvero innocente, nessuno è davvero chi dice di essere. Non lo è il cugino Marv di James Gandolfini (alla sua ultima memorabile interpretazione), non lo è l'Eric di Matthias Schoenaerts, che vorrebbe far credere al mondo di non essere pazzo, nondimeno è matto da legare (e da sparare), non lo è soprattutto il Bob di Tom Hardy (attore di spessore, veramente bravo) che amerebbe essere soltanto un barman gentile, che versa da bere e discute del tempo, che procede dal bar alla casa e dalla casa al bar. Sì perché il suo locale (un tempo gestito dal cugino Marv), ora funge da specchietto per le allodole per il riciclo di denaro della mafia cecena. Una sera però Bob farà la conoscenza (per 'colpa' di un cagnolino) con una vicina di casa (la bella Noomi Rapace) e da quel momento si innescheranno una serie di eventi, tra cui l'incontro con un mitomane, un folle e un delinquente di bassa lega che farà precipitare la situazione. Quello che sembrerebbe essere un gangster movie riciclato, difatti non lo è. Grazie alla storia innovativa per certi versi, originale per altri, riesce senza troppi problemi a tenere alta la tensione. Chi è senza colpa è però, prima di tutto, prima di essere un noir, un film sulla solitudine e la malinconia. Tutti i personaggi sono soli, e cercano un modo per andare avanti anche non sono pronti per farlo. Per questo non tutto funziona alla perfezione. Un punto debole del film sta nel ritmo molto dilatato, scandito dai dialoghi, ma non sempre adatto ad un noir come questo, cosi che, pur senza mai annoiare, a volte dà il senso di eccessiva uniformità, senza delle vere punte narrative, anche se, proprio in virtù di questa "lentezza" il finale arriva ancor più sorprendente (nonostante gli indizi disseminati in qua e là dal regista). Forse non un capolavoro, ma di certo piacevolmente asciutto ed essenzialmente elegante. Che non è poco. Da non perdere.

Forget and forgive è un inedito thriller canadese del 2014. Da i produttori di Kept woman (interessante thriller dello scorso mese) una storia che corre sul filo della memoria con Elisabeth Rohm. La detective della omicidi Anna Walker, lasciata per morta dopo un feroce assalto, si risveglia in ospedale afflitta da una grave amnesia che non le permette di ricordare quasi nulla. Mentre si sforza di mettere insieme i pezzi del suo passato, scopre che era una poliziotta insensibile e competitiva, capace di mettere il lavoro davanti agli affetti, e che aveva una torrida relazione con un collega. Per Anna non sara' facile cambiare e riconquistare la fiducia dei propri cari, ma mentre cerca di rimettersi sulla giusta strada, realizza di aver messo in pericolo non solo la sua vita ma anche quella della famiglia, a causa dei suoi comportamenti passati. La storia non è certo originale, però a parte qualche cliché del genere è un avvincente thriller poliziesco molto interessante con qualche buon colpo di scena forse anche prevedibili ma buoni. Certamente il basso livello c'è e si vede. Comunque è un discreto film, al contrario di un altro che vi sconsiglio di vedere (sempre della Incendo ma del 2015), ovvero Un sogno per cambiare (Trigger point) dove una ragazza, dopo il licenziamento del padre da parte di una multinazionale, si unisce a un gruppo di attivisti politici, una scelta che avrà risvolti romantici ma soprattutto drammatiche conseguenze, in quanto sebbene l'associazione predichi l'azione attraverso la non violenza, due membri si comportano esattamente all'opposto. Poteva essere interessante ma già dall'inizio diventa chiaro l'assurdità della storia, come delle persone che esplodono come se niente fosse, polizia inesistente, attori decisamente scarsi, finale prevedibilissimo e sciocco nonché inutile, come tutto il film.

Il caso Novack (Beautiful & Twisted) è un film del 2015 diretto da Chris Zalla e ispirato ad un fatto realmente accaduto negli Stati Uniti (nel 2009), che racconta la storia di Ben Novack jr (un convincente Rob Lowe), erede milionario della fortuna del Miami Beach Hotel, e di sua moglie Narcy, una spogliarellista mozzafiato (Paz Vega in forma straordinaria, sensuale e bellissima) che non passa di certo inosservata. Il loro intenso rapporto di coppia, basato su pratiche fetish e sadomaso, si trasforma presto in un matrimonio in cui coesistono inspiegabilmente amore e sfiducia. Un giorno però, quando Ben viene brutalmente assassinato, trovato ucciso in un hotel, la prima su cui ricadono i sospetti è proprio Narcy (di origini latine), a causa della rete di comportamenti devianti di cui è al centro. Non solo, è anche indagata anche per l'omicidio della suocera. Questa è una delle incredibili storie americane, fatti così 'strani' da non sembrare credibili, come ho dubitato seriamente ad un certo punto ma è tutto dannatamente vero. In questo thriller dove sesso e bugie la fanno da padrone, non passa inosservata la Vega che qui esibisce tutto il suo splendore nei panni di una donna instabile che per avere ciò che vuole è disposta ad eliminare come ostacolo sulla sua strada anche sua figlia. Immaginatevi quindi il soggetto, aggiungeteci certe scene sexy (d'altronde è una spogliarellista), auto da corsa, fumetti, tanti soldi, viaggi, case e tutto il 'cucuzzaro' e vedrete che non ve ne pentirete quando deciderete di vedere questo interessantissimo nonché avvincente ed intrigante thriller che consiglio caldamente.

Air: i custodi del risveglio è un Bmovie di fantascienza post-apocalittica co-prodotto da Robert Kirkman, creatore della fortunata saga "The Walking Dead", da cui infatti porta l'attore Norman Reedus. Come quasi tutti i film a tema post-apocalisse girati disponendo di un budget risicato, anche 'Air' cerca di giustificare la comprensibile assenza di effetti speciali limitando il set a disposizione dei personaggi e il loro conseguente raggio d'azione. Nel caso in questione, i due protagonisti, i tecnici Cartwright (Djimon Hounsou, ex 'Gladiatore') e Baur (il "veterano" dell'Armageddon Norman Reedus, alias il mitico Daryl di TWD) sono confinati all'interno di un claustrofobico bunker sotterraneo in compagnia dei "dormienti", un gruppo di luminari selezionati dal governo per ripopolare la Terra alla fine dell'olocausto nucleare. Un'ottima trovata sicuramente dato che la pellicola girata all'interno di 3-4 stanze e un paio di corridoi, senza effetti speciali ingombranti e CGI, si concentra sugli attori, tutti i riflettori sono puntati su loro due, il loro umore, le loro espressioni, le parole e i silenzi. Peccato però che la trama di "Air" tende secondo me a perdersi un po' per strada, giocando a creare un senso di aspettativa spropositata che che viene malamente ripagato. Tutto il film infatti si incentra su questa coppia di scienziati, il loro vivere insieme per un tempo indeterminato, risvegliarsi per un giorno una volta ogni sei mesi e confrontarsi, sempre le stesse procedure, la stessa fastidiosa routine con la speranza che la lancetta della radioattività arrivi a zero. Chi guarderà questo film quindi non deve aspettarsi esplosioni, inseguimenti, astronavi o alieni, la fantascienza che si tratta racconta dell'autodistruzione dell'umanità e un voglia di ricominciare senza sapere se sia possibile farlo. In conclusione discreto film, comunque ben girato e con bravi attori, uniche note negative, alcune scene "ad alta tensione" abbastanza forzate, la sceneggiatura che conta troppi passaggi incongruenti e il finale un po telefonato e sdolcinato.

Ombre dal passato (Broken Horses) è un epico thriller sui legami della fratellanza, le leggi della lealtà e l'inutilità della violenza. Il film (inedito in Italia, visibile su Sky ovviamente) che unisce tre diversi generi: thriller, azione e drammatico, è ambientato nell'ombra della guerra tra gli Stati Uniti e il Messico e racconta la storia dei fratelli Buddy (Chris Marquette) e Jacob Heckum (Anton Yelchin) che dopo la morte del padre (Thomas Jane 'The Punisher') prenderanno ad un certo punto strade diverse. Mentre il primo è un killer al soldo di un gangster (Vincent D'Onofrio) ed ha abbracciato la malavita, il secondo è un musicista in procinto di sposarsi, che dopo molto tempo torna nel suo paese di origine per ricevere il regalo di nozze. L'incontro riaprirà vecchie ferite, mai chiuse del tutto, e Jakey si troverà coinvolto in una guerra tra bande rivali di inaudita violenza, che metterà a dura prova ogni legame di lealtà. Anche quelli più profondi, anche quelli tra due fratelli. Rispetto ad altri film, sicuramente, si differenzia per la sua originalità. In teoria è classificato come thriller, però ciò non deve trarre in inganno. Gli intrighi e i doppi giochi naturalmente ci sono, ma il film non è solo concentrato su questo, anzi. Molto spazio è dedicato alle emozioni dei due fratelli, per questo si può affermare che si tratta di un film drammatico unito al genere thriller e, sul finale, ci sono scene anche commoventi, profonde, che in pellicole di questo tipo non è semplice trovare. Già solo la scelta del regista di unire in uno stesso film più generi, fa guadagnare alla pellicola la sufficienza. Personalmente apprezzo molto quando in uno stesso film si sperimentano stili e scene differenti, però ciò è rimesso al libero apprezzamento di ciascuno spettatore, può piacere o può non piacere. Altri due motivi per cui guardare il film sono la bellezza dei luoghi in cui è stato girato e la colonna sonora, la melodia che, specie nelle scene drammatiche e nella scena finale, fa da sottofondo. Passando alle cose negative, va subito detto che il film stenta a decollare, a differenza di altre pellicole, Ombre dal passato, nei primi 20 minuti, può risultare noioso, per poi riprendersi man mano che il film avanza. Sicuramente a chi piacciono i film con un ritmo alto, con scene mozzafiato e avvincenti, rischierà di annoiarsi, il ritmo del film è, infatti, lento e in alcuni tratti anche impegnativo, ma ciò è una normale conseguenza della scelta (rischiosa ma originale) adoperata dal regista. Va detto, però, che una volta giunto alla conclusione è un film che trasmette qualcosa, e questo non è cosa da poco per un thriller. Film, perciò, sufficiente di cui consiglio la visione.

Tempo instabile con probabili schiarite è un film del 2015 in cui si racconta di due amici di lunga data (Lillo Petrolo e Luca Zingaretti) i quali lavorano insieme da molti anni nella medesima azienda (che produce divani) e che, quando un giorno scoprono per caso che nei terreni della ditta c'è un giacimento di petrolio, i due sconvolgono le proprie vite, mostrando il loro lato egoista, avido e meschino, arrivando anche a compromettere seriamente la propria amicizia sino, ovviamente, al rappacificamento finale. Questa pellicola girata da Marco Pontecorvo, figlio del grande Gillo, è una commedia assai leggera ma nel complesso piacevole e la sua riuscita si basa tutta sulle figure dei due interpreti principali, Lillo e Zingaretti appunto, che danno vita a due personaggi simpatici, diretti, molto alla mano nonché complici tra loro. La trama ovviamente risulta un poco irreale per come avvengono e si susseguono le vicende, ma sicuramente essa funge solo da pretesto al regista al fine di creare una commedia fresca, divertente e senza alcuna pretesa. Quello che rende piacevole tutto il contesto, del resto, è anche l'intero ambiente circostante, cioè il paese stesso in cui si svolgono i fatti che è abitato da particolari individui, una sorta quasi di "macchiette", che ben si armonizzano con i due personaggi principali ed, anzi, danno loro l'opportunità di esprimere al meglio il proprio ruolo. Ma soprattutto mi è piaciuto assai (davvero tanto) la scelta del regista di far esprimere la parte emotiva del figlio adolescente alla bella animazione manga, l'elemento forse più bello e innovativo di tutto il film. Il ritmo c'è, il cast quindi non è male, anche se non proprio assortito benissimo, poiché un'ora e mezza di accenti romagnoleschi (romagnolo blando, inflessione romanesca, con punte incomprensibili ogni tanto di lombardo e di veneto) in bocca a Lillo Petrolo e Luca Zingaretti sono, se non fastidiosi, quantomeno palesemente fasulli. Fra gli altri interpreti spicca la presenza dell'americano John Turturro, che come nel coevo Mia madre (con Moretti) sfrutta le sue origini per recitare un po' in italiano e un po' in inglese, risultando invece fastidioso. Insomma, a parte qualche piccolo problema questo film è ideale come scaccia pensieri.

Sweetwater è un solido e avvincente western del 2013 del regista Logan Miller, co-sceneggiatore insieme al fratello gemello Noah. Uno sceriffo tanto folle quanto spietato nell'eseguire il suo compito di tutore della legge che danza al tramonto dando libero sfogo alla sua vena di bizzarria ("preferisco essere definito originale") è l'immagine simbolo di questo geniale film western, che riesce a rinverdire i fasti del genere. A fare da corollario a questo tutore della legge davvero fuori dall'ordinario troviamo da una parte un viscido reverendo che predica bene ma razzola male, falso come quel bianco accecante che tanto ama e con cui dipinge la "sua" chiesa e l'inquietante schiera di crocefissi che la circondano, e dall'altra un'avvenente ex prostituta ora moglie innamorata e fedele di un contadino messicano in lotta perenne nel quotidiano nella speranza di garantire serenità alla sua famiglia. Ma quando Miguel, il messicano, incrocia sulla sua strada il reverendo Josiah, il destino gli riserva una amara sorpresa. Peccato (per l'ipocrita predicatore) che la tenera mogliettina riveli la tempra di una amazzone e che lo sceriffo Cornelius Jackson dietro sua follia nasconda metodo investigativo e ostinata ricerca della verità. Siamo dalle parti del revenge movie, ma questa volta l'angelo della vendetta ha le fattezze, davvero angeliche bisogna ammetterlo, di una splendida fanciulla cui una vita difficile e un passato torbido non sono riusciti ad annientare una grazia innata. Sweetwater è, diciamolo per dissipare ogni dubbio, un western piccolo ma efficacemente confezionato, con un'eccellente fotografia e un'aderente colonna sonora, e con un mood malinconico in parte rotto dalla sprezzante ironia insita nel personaggio dello sceriffo Jackson, un irresistibile Ed Harris (in stravagante versione "capellona"). In questo film però il valore aggiunto è la complessità dei principali protagonisti, oltre allo strepitoso sceriffo, un villain odioso e spietato da far venire voglia di entrare nello schermo e provvedere di persona alla sua esecuzione, il temibile ed affascinante, inquietante e credibile cattivo della situazione Jason Isaacs (Il patriota, Harry Potter), che dimostra tutta le sue grandi qualità attoriali, e soprattutto dalla incantevole, bella e sensuale e sino a poco tempo fa troppo esclusivamente televisiva January Jones (X-Men - L'inizio, Solo per vendetta), perfetta e meravigliosa nel rendere l'antitesi tra una bontà di fondo tradita da una espressione angelica, e la risolutezza di una donna che chiede e si assicura giustizia. Autentica dea della vendetta, sotto il cui aspetto fragile e delicato si intuiscono rapidamente doti di risolutezza e implacabilità. E sullo sfondo il duro scenario del New Mexico, terra arida come le persone che la calpestano sovrastata da cieli meravigliosi e indifferenti alle miserie umane. E' un west sporco, crudele e cattivo, dove i deboli sono vittima dei soprusi di una società corrotta, interessata solo al denaro e alla "salvezza" divina, garantita per l'appunto da una sordida schiavitù morale agli ordini del profeta. Non disprezzando anche una calibrata fase drammatica, la regia si dimostra solidissima soprattutto nelle sequenze d'azione, con sparatorie tese ed efficaci e uno scontro finale, all'interno di un recinto, di grande intelligenza organizzativa. Tecnicamente di buona qualità, crudele e allo stesso tempo ironica, beffarda e violenta, Sweetwater si rivela una pellicola di grande fascino. Da vedere, anche se il western non è nelle vostre corde.

Infine due film che non meritano locandine, non perché sono brutti, anzi, qualcosa di buono c'è, soprattutto nel primo, al contrario invece del secondo troppo bambinesco, ma non mi hanno convinto tantissimo. Il primo è Qualcosa di inaspettato (Away & Back) un film per la tv della Hallmark, un'intensa storia di buoni sentimenti e amore per la natura, con i classici romanticismi. Quando una famiglia di cigni fa il suo nido nella fattoria Peterson, il vedovo Jack (Jason Lee, il mitico protagonista di My name is Earl e Alvin Superstar) e i suoi tre figli devono far fronte alla situazione e ai problemi che comporta. Da lì a poco infatti sono costretti a fare i conti con l'ornitologa Ginny Newsom (la bellissima e meravigliosa Minka Kelly, vedere per credere), arrivata per "salvare" i maestosi uccelli. Tra Jack e la donna è antipatia a prima vista ma pian piano l'ostilità iniziale si trasforma in qualcosa di più romantico. Niente di così originale quindi ma piacevole e gradevole, per chi ama la natura è da non perdere. Il secondo invece è un filmetto olandese senza troppe pretese, Wiplala: Un maghetto per amico, un'avventura magica, adattamento di uno dei romanzi per bambini di Annie M.G. Smith. Il film racconta dell'amicizia tra un tenero bambino e un simpatico mago alto dieci centimetri emerso improvvisamente dalla credenza della cucina. Wiplala fa amicizia anche con il resto della famiglia finché non restringe tutti quanti facendoli divenire persone in miniatura. Ha inizio così per i Blom un'eccitante avventura in un mondo molto più grande di quanto immaginassero. Sicuramente la trama è interessante, che ricalca un mitico film della Disney Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi, ma in versione baby rispetto a quello. Troppo ingenuo e a tratti anche claustrofobico. Da segnalare comunque una divertente scena con una macchinina telecomandata. In definitiva però si può anche evitare.

4 commenti:

  1. Di tutti ho visto solo Chi è senza colpa, per amore di Gandolfini. Non male ma più passa il tempo meno me lo ricordo...

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    1. Sì molto bello ma comunque non proprio eccezionale, però ti suggerisco di vedere Sweetwater e Ombre dal passato ;)

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  2. Che vergogna....di questi non è ho visti nemmeno uno! Quale mi consiglieresti, tenendo presente che odio sia il troppo sangue che le troppe sdolcinerie?
    Ciao!

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    1. Sicuramente Wild, ma anche Forget and forgive e forse Il caso Novack, e poi credo Air e Tempo instabile con probabili schiarite...gli altri c'è sangue e in alcuni troppo zucchero ;)

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