mercoledì 4 maggio 2016

Vynil (1a stagione)

Vinyl è la nuova serie capolavoro targata HBO. La prima stagione è andata in onda in Italia (una settimana dopo l'America) su Sky Atlantic dal 22 febbraio al 25 aprile. La serie che racconta l'ascesa del rock e del punk nella New York anni settanta, è stata già rinnovata per una seconda stagione. La serie è una vera e propria immersione nella Grande Mela dei primi anni 70, dai costumi agli oggetti, e ovviamente poi c'è la musica. Quella non può mancare, d'altronde il titolo è Vinyl, ossia i vecchi dischi di una volta che ormai non si usano più, una serie che sicuramente potrebbe piacere a Nella Crosiglia, se riuscisse a vederla, dato che con le serie tv non va d'accordo. Ambientato tra gli anni sessanta e settanta, Vinyl gira soprattutto attorno al mercato discografico e la politica, quella sporca a ritmo di sesso, droga e puro rock, che governa nelle case discografiche. La serie è diretta da un Martin Scorsese in stato di grazia, della serie il regista è anche produttore insieme a Mick Jagger e Terence Winter, due dai curriculum sicuramente non banali. Il regista premio Oscar che ha anche firmato la regia del lungo pilot con il quale Vinyl ha ufficialmente debuttato ha realizzato qualcosa di eccezionale, grazie anche soprattutto a Terence Winter (già autore ed executive de I Soprano, Boardwalk Empire e The Wolf of Wall Street) che porta in seno un protagonista azzeccatissimo nel ruolo, quel Bobby Cannavale, che in Vinyl è il discografico Richie Finestra, visto proprio in Boardwalk Empire nel ruolo di Gyp Rosetti (ruolo per cui ha vinto anche un Emmy), ma anche alla forza musicale di Mick Jagger e di suo figlio Jasper, che interpreta il leader del gruppo musicale dei Nasty Bits, futura band nascente nella serie. La serie parte col botto, con un pilot di quasi due ore veramente eccezionale, la puntata migliore, che sfiora la perfezione, dato che le successive puntate deluderanno un po le mie aspettative, non tanto la musica (l'elemento più importante, e su questo aspetto non c'è niente da dire, nessuna pecca, nessun errore), quanto la trama principale non tanto originale e quasi inverosimile, ma soprattutto quasi identica ad Empire, ovvero il capo di una casa discografica in cerca di nuovi talenti, in cerca di nuovi sponsor, in cerca di qualcosa di eccezionale cercando di non far affondare la baracca, ma mentre lì è sesso, droga e rap, qui sesso, droga e rock'n roll, quello vero. Non solo ai cantanti è permesso 'divertirsi' ma anche ai discografici stessi, come Richie Finestra, fondatore e presidente della American Century Records, un'etichetta musicale un tempo di successo che naviga in cattive acque, che è sul punto di essere ceduta, in una New York capace di entusiasmarsi all'assolo di una chitarra elettrica. Un evento però cambia la sua vita e riaccende il suo amore per la musica ma rovina la sua vita privata.

Ma veniamo all'entusiasmante, atipico pilot, anche se più che un pilot un film, più che un film un vero e proprio trip di immagini, suoni e il mood di un'epoca che ha visto la nascita degli Dei del Rock. Ma, attenzione, lasciate che vi avvisi subito: questa non è una serie per perbenisti; questa non è una serie per chi si scandalizza con poco; questa è Vinyl, ed è un capolavoro che va ascoltato al massimo del volume del vostro televisore. New York, 1973. Siamo nel tempio del rock 'n roll, della droga e del sesso sfrenato. Parola d'ordine? Osare. Promiscuità. Eccitazione. Sballo. Luci psichedeliche, corpi uniti e amplificatori a mille. In un mondo perfetto, nella sua imperfezione, come questo, molto difficile è riuscire a mantenere un proprio equilibrio senza avere la constante tentazione di valicare il limite; e questo, Richie lo sa fin troppo bene. Richie è una vittima del rock 'n roll, ma anche la conseguenza delle sue stesse scelte. Richie, dopo vent'anni nel campo della musica e un orecchio sopraffino, è costretto dopo alcuni flop a vendere baracca e burattini ad una compagnia tedesca, la Polygram, ma l'impresa sarà tutt'altro che semplice. Richie infatti, oltre ad avere un orecchio sopraffino, capace di scovare qualsiasi artista, non riesce a stare per troppo tempo fuori dai guai. Presto droga, debiti, fantasmi del passato e un presente scosso da un terribile, e quasi accidentale, tragico incidente, lo metteranno a dura prova, come alcuni contratti in ballo, tra cui uno molto succoso con dei giovanissimi Led Zeppelin. Fino a quando gli schiamazzi della folla radunata davanti ad un club adiacente alla sua macchina (mentre è intento a sniffare cocaina) non attirano la sua attenzione. Incuriosito, Finestra, entra nel locale, tra siringhe usate gettate a terra e giovani catturati dalla performance dei New York Dolls che diventano agli occhi del discografico in crisi l'espressione diretta di un nuovo percorso da seguire per risalire la vetta. Da quella notte fatta di disperazione, speranza e polvere bianca Richie e Vynil metterà il turbo dalla seconda puntata, che comincia con la sigla che nel pilot non c'era, un minuto e mezzo di rock che non è altro se non la perfetta introduzione al mondo e all'epoca in cui si muovono Richie Finestra e gli altri personaggi, bella e accattivante ma non eccezionale. Vinyl diventa così una serie torbida, sfrontata e feroce proprio come il periodo che si prefissa di raccontare. Protagonista assoluta è la musica, che non abbandona mai la scena ma, anzi, diviene vero e proprio personaggio invisibile ma onnipresente. In "Vinyl" la musica (dal rock al punk, passando persino per un hip-hop non ancora istituzionalizzato) è protagonista assoluta e viene fruita nei luoghi più disparati e a più livelli. 


Bobby Cannavale è indubbiamente l'anima del primo episodio e di tutti gli episodi, dove iniziano a delinearsi anche tutte le sottotrame, legate sia al presente che al passato, che mettono in luce personaggi come la bellissima moglie Devon (Olivia Wilde, ex attrice modella della factory di Andy Warhol, che qui vedremo totalmente nuda) o Juno Temple, nei panni dell’intraprendente e scatenata Jamie, aspirante manager musicale, all'inizio solo "la ragazza dei panini" dell'American Century. Altri nomi importanti costellano il primo episodio e poi tutta la serie, facendo del cast uno dei cavalli di battaglia di questo piccolo gioiello, assieme a "piccoli" figli d'arte come il giovanissimo James Jagger (già figurante nel cast di una serie dal sapore rock, Sex&Drugs&Rock&Roll), nei panni di uno scapestrato Kip Steveson (rontman dei The Nasty Bits) o Jack Quaid, figlio di Dennis Quaid e Meg Ryan, nei panni di un aspirante talent scout dell’American Century. Tra i protagonisti merita una menzione sicuramente Ray Romano (un attore che ho sempre apprezzato e divertito dai tempi di Tutti amano Raymond) interprete dello sfrontato businessman Zak Yankovich. Nelle successive puntate i semi lanciati dal pilot vengono perfettamente raccolti (non tanto a dir la verità) nello scorrere dei nove episodi seguenti, lasciando anche modo di intendere un felice proseguimento nella confermata seconda stagione. Non tutti i nodi, infatti, vengono al pettine; un leggero senso di insoddisfazione l’ultimo episodio lo da, ma senza quella tipica pesantezza di quando gli avvenimenti non sono stati narrati nel verso giusto. Inevitabile non ammettere è la netta differenza, a livello tecnico, che c'è tra il primo episodio e gli altri. La regia di Scorsese è un marchio di fabbrica, e l'azione ne risente non poco, senza però perdere quella sua qualità che, per fortuna, contraddistingue tutta la serie. Ogni episodio è costellato da molteplici omaggi. Alcuni unici, come per esempio la bellissima puntata dedica a David Bowie con una cover di Life on Mars da mettere brividi, altri invece si intervallano nello stesso episodio. La musica è un personaggio perennemente presente ma, al tempo stesso, non invasivo. Diventa flusso di coscienza o rappresentazione sonora dei sentimenti dei personaggi o delle situazioni entro le quali si muovono. Nelle scene troppo drammatiche, si è trovato il giusto escamotage per alleggerirle, senza far perdere loro una certa solennità, attraverso l’inserimento di un omaggio con la rappresentazione scenica del cantante in questione, senza però allontanarsi da quella stessa scena. La musica è, ormai lo abbiamo assodato, protagonista indiscussa. Fulcro di bene e male al tempo stesso. Sebbene alcuni episodi non sempre spicchino per dinamismo, dando spazio a dialoghi molto verbosi, le differenti linee di trama vengono sviluppate nel modo giusto. Come già detto prima, in sospeso viene lasciato davvero molto poco, se non quel tanto che basta per fidelizzare il rapporto con lo spettatore. Del resto Vinyl parla proprio di dipendenza. C'era da aspettarselo che l'effetto collaterale che avrebbe potuto provocare nello spettatore, sarebbe proprio stato renderlo schiavo delle sue immagini, dei suoi personaggi, della meravigliosa musica che non lascia un attimo di tregua.

A mandare soprattutto avanti la storia è Richie, sul quale ci si concentra anche di più per lo sviluppo del suo personaggio. Non a caso, è proprio su Richie che rimangono in sospese alcune questioni, pur riuscendo a chiudere l’episodio con armonia e senza forzature. Non si ha la sensazione che si stia tagliando bruscamente qualcosa. In un modo o nell'altro, tutto è più o meno rientrato al suo posto. La recitazione degli attori, primi fra tutti Bobby Canavale, è straordinaria. Tutti perfettamente immersi nel loro personaggio. Dalle movenze alle parole, ogni loro mossa è altamente credibile. Siamo con Canavale per tutti e dieci gli episodi. Incredibile e realistico. Sofferente, drammatico e folle al punto giusto da farsi odiare e amare al tempo stesso. Nota di merito anche per il giovanissimo James Jagger. Un prova da vero professionista, riuscendo a essere molto efficace soprattutto nelle esibizioni. Del resto, con un cognome del genere, ci si sarebbe stupiti del contrario. Molto brava anche Juno Temple, sensuale e spigliata. Un po groupie e un po' donna di successo. La parte le sta a pennello, facendo emergere ancora di più i lati infantili e non ancora pronti, per quel mondo, del suo personaggio. Viene, invece, un po' dimenticata nel corso degli episodi Olivia Wilde, interprete della bellissima e carismatica Devon. Soprattutto sul finale, quando questo personaggio avrebbe potuto aver molto più spessore, non viene sfruttata al meglio, lasciando un po’ tutta la relazione tra i due al caso. La fotografia è sempre ben studiata, evocativa e simbolica. Un gioco di luci perfettamente bilanciato su ogni sequenza, su ogni differente mood di episodio. Vinyl è un prodotto altamente confezionato con cura. Al suo interno ruggiscono feroci le tematiche più esplicite ed estreme che ormai sono diventate un marchio di fabbrica per HBO. Ed è proprio questo che ci piace vedere. Una serie che non ha paura di raccontare un periodo storico con violenza, andando a scavare nel suo animo più grezzo e rude, quello più sporco e seducente. Vinyl è come un disco di buon annata, un evergreen intramontabile. Anche quando ti ha stancato non puoi fare a meno di ascoltarlo, perché la sua perfezione risiede proprio in quei dettagli resi ancora più spigolosi dal tempo. Vintage ma sofisticato, osceno ma non volgare, profondo e doloroso. Un meraviglioso omaggio a un periodo storico e musicale che solo uomini come Scorsese e Jagger, in modi assolutamente opposti, hanno vissuto da vicino, a volte osservandolo semplicemente, altre vivendolo e costruendolo. In conclusione quindi quello che mi è piaciuto di più è stata la musica e certe stupende battute diciamo su cantanti snobbati che all'epoca erano semi-sconosciuti poi diventati leggenda. Bello anche riscoprire artisti e canzoni dimenticati di un'epoca d'oro per la musica. Nota di demerito all'abuso sproporzionato di droga, perché anche se era abitudine all'epoca, da sempre fastidio vedere gente ridursi così, come Richie che nella prima metà della stagione è costantemente fatto per lavorare e pensare meglio. Non mancano scene spinte e nudità (anche maschili) ma non poteva in effetti essere altrimenti. Insomma una delle serie candidate ad essere la migliore dell'anno. Se ancora non l'avete vista quindi, il consiglio è quello di dedicarvi una bella giornata in compagnia di Vinyl. E incrociamo le dita per la seconda stagione.

10 commenti:

  1. Devo vederlo, ma mi sembra troppo impegnativo per questo periodo un po' così.
    Scarico e metto da parte per l'estate. ;)

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    1. L'importante è che recuperi, perché secondo me vale la pena vederlo ;)

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  2. Magnifica, l'ho adorata dall'inizio alla fine e ho avuto gli occhi a cuore per Juno Temple riccia dal primo episodio, fino all'inquadratura sulle chiappe nude alla penultima e poi nell'ultima ancora di più.

    Serie troppo troppo bella comunque....

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    1. Si veramente una bella ragazza però io invece gli avevo per Olivia che dopo averla vista al 90% nuda in third person, nel giro di una settimana totalmente...lei ha una sensualità assurda, comunque a parte le belle ragazze è una grandissima serie, da vedere e rivedere ;)

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  3. Non sono riuscita a vederlo. Grazie per il post cercherò di non perdere le repliche.

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    1. Peccato...grazie a te! fai bene, non perderle ;)

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  4. Mio caro Pietro, non sono affatto contraria alle serie televisive e mi scuso per il ritatdo alla rispota ma ero impeganta su vari fronti musicali.
    Non riesco a seguirli per mancanza di tempo spesso o per stanchezza e questo mi induce a non vederli. Ma di Vynil ho visto parecchi trailer e li ho trovati molto interessanti credimi, poi Scorsese non è la prima volta insieme a Jagger con" Shine a light " quindi...
    Chissà che non sia questo il mio battesimo dell'aria?!
    Bacissimo e buon w/e

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    1. Lo so che non sei contraria, è che non hai tempo...comunque ti ho menzionato perché è una serie che fa esattamente al caso tuo dato che il rock è il tuo pane quotidiano.
      Spero di sì...chissà...a presto ;)

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    2. Mi hai dato una dritta caro Pietro che già avevo notato e penso senza alcun dubbio di poterla vedere, perchè la considero fatta per bene e per me poi , assolutamente da non perdere.. Grazie!
      Un bacio grande!

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    3. Di niente, un bacio anche a te! ;)

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