Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è intitolato "Cinema Europa", contenente quattro film "Vintage" di produzione e direzione europea.
Io sono nessuno 2 (Azione/Commedia 2025) - Il film ripropone quasi alla lettera la formula del primo capitolo: stessi personaggi, stessa ironia, stessa struttura fatta di combattimenti continui e zero fronzoli narrativi. L'effetto sorpresa però è svanito, e il risultato è inevitabilmente meno incisivo. L'azione resta solida, ben coreografata e sempre divertente, ma la trama è esile e la villain interpretata da Sharon Stone è troppo caricata per lasciare davvero il segno. Timo Tjahjanto (che torna dopo il deludente The Big 4) dirige con ritmo e mestiere, ma qui sembra limitarsi a replicare ciò che funzionava, senza l'energia fresca e un po' folle che aveva reso il primo film così immediato e sorprendente. Pur essendo una spanna sotto al predecessore, rimane un prodotto frizzante, esagerato quanto basta e perfettamente fedele allo spirito originale. Voto: 6+
Cinque secondi (Dramma 2025) - Paolo Virzì mette in scena due film in uno: da un lato il dramma cupo di un avvocato divorato dal senso di colpa per la morte della figlia, dall'altro la vicenda più leggera (e molto più debole) di un misantropo circondato da giovani hyppie intenti a recuperare una vigna. La prima parte funziona pur muovendosi su binari già noti, mentre la seconda scivola in una banalità quasi farsesca. Valerio Mastandrea regge l'intero impianto con una prova intensa e solitaria, Valeria Bruni Tedeschi a intermittenza. Dopo il pessimo Un altro ferragosto, il film rappresenta comunque un passo avanti, pur restando lontano dai momenti migliori del regista. La regia è gentile ma poco incisiva, i ritmi dilatati e la catarsi emotiva manca del tutto (giusto cinque secondi), mentre la direzione dei giovani attori risulta spesso incerta. Voto: 5,5
Le Déluge (Dramma 2024) - Film storico asciutto e rigoroso che ricostruisce gli ultimi giorni di Luigi XVI e Maria Antonietta, concentrandosi più sulla dimensione psicologica che sul contesto rivoluzionario. Gianluca Jodice (il regista de Il cattivo poeta) sceglie un impianto quasi teatrale, fatto di interni claustrofobici e atmosfere plumbee, dove i due sovrani appaiono come spettri in attesa del proprio destino. Funziona soprattutto il ritratto del re, fragile, dimesso e dignitoso, in contrasto con l'ostinazione della consorte. Le interpretazioni di Guillaume Canet e Mélanie Laurent sono solide e misurate, capaci di reggere un racconto privo di enfasi. La messa in scena è elegante, sobria, visivamente curata, anche se la narrazione procede senza particolari guizzi. Un'opera composta, riflessiva, che illumina un frammento di storia spesso trascurato. Voto: 6
No Other Choice - Non c'è altra scelta (Thriller 2025) - Park Chan-wook firma un'opera ambiziosa che non raggiunge l'emotività di Decision to Leave, ma conferma ancora una volta la sua solidità registica. Il mix di thriller, satira sociale e commedia nera funziona, pur con alcuni difetti tipici del cinema coreano: durata eccessiva, dialoghi prolissi e un grottesco talvolta sopra le righe. La storia non è nuova, ma acquista forza grazie alla messa in scena scintillante, alla gestione della tensione e a un protagonista straordinario come Lee Byung‑hun. L'alternanza tra dramma, pulp e farsa è volutamente instabile e genera momenti di grande impatto, soprattutto nella seconda metà. Tecnicamente d'alto livello, cast di contorno compreso. Un'opera imperfetta ma potente, feroce nella critica al capitalismo e lucidissima nel suo sguardo sul presente. Voto: 7
The Running Man (Azione/Sci-fi 2025) - Edgar Wright firma un action solido e divertente, anche se meno personale del solito. La premessa alla Running Man funziona e offre una critica ai media e ai social, pur restando prevedibile e superficiale. Glen Powell regge il film con carisma, mentre il resto del cast è meno incisivo. L'azione è frenetica, le atmosfere retro‑distopiche riuscite, ma il tono oscilla troppo tra satira, grottesco e thriller. Qualche sequenza brillante c'è, ma la seconda parte perde mordente e il finale è affrettato. Resta un intrattenimento efficace, ben confezionato, ma senza quel guizzo (già mancante in Ultima notte a Soho) che ci si aspetta da Wright. Voto: 6
Sentimental Value (Dramma/Commedia 2025) - Dramma familiare intimo e misurato, dove l'inizio e il finale colpiscono mentre la parte centrale si perde in qualche prolissità e in un montaggio poco fluido. Al centro c’è il tentativo di un padre regista di ricucire un rapporto spezzato usando l'unico linguaggio che conosce: quello della drammaturgia. Joachim Trier sceglie di nuovo (dopo La persona peggiore del mondo) il volto di Renate Reinsve, qui efficace nel restituire fragilità e distanza, anche se il personaggio rimane volutamente poco approfondito. Stellan Skarsgård offre una prova magnetica, mentre la sorella funge da ponte emotivo tra rancori e possibilità di guarigione. La regia è elegante ma un po' algida, più ammirevole che davvero coinvolgente. Un'opera imperfetta, lineare, che emoziona a tratti ma che lascia poco. Voto: 6,5
Il maestro (Dramma 2025) - Andrea Di Stefano torna a dirigere Pierfrancesco Favino dopo il discreto e a tratti sorprendente L'ultima notte di amore, ma la magia non si ripete. Il film parte bene, poi si appesantisce in una parte centrale dispersiva, segnata da sottotrame inutili e da un ritmo che si sfilaccia. Il tennis resta soprattutto una cornice per un racconto di formazione incentrato sul rapporto maestro‑allievo, dove l'ex campione in rovina cerca più un riscatto personale che la gloria del giovane. Favino restituisce con efficacia ambiguità e fragilità del suo personaggio, mentre Tiziano Menichelli convince per naturalezza. La regia è personale, con belle ambientazioni, ma a tratti poco coesa. Piccolo ma elegante il contributo di Edwige Fenech. Un'opera discreta, con buoni momenti, che lascia però il bicchiere mezzo vuoto. Voto: 5,5
Testa o croce? (Western 2025) - Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis riportano il western in un territorio insolito, tra paludi romane, butteri e cacciatori di taglie, costruendo un racconto che mescola fuga, romanticismo sporco e grottesco. La storia procede a strappi: l'inizio è promettente, poi la narrazione si sfilaccia in capitoli poco scorrevoli e in passaggi troppo frettolosi. La coppia Borghi-Tereszkiewicz funziona a tratti, meglio quando separata, mentre John C. Reilly è usato in modo curioso ma non sempre convincente. Alcune idee sono suggestive (l'inserto su Buffalo Bill, i guerriglieri, le peripezie della testa di Santino) altre meno riuscite, soprattutto quelle oniriche. Resta un film coraggioso, che non teme il rischio del ridicolo e prova a reinventare il genere con personalità. Un intrattenimento piacevole, pur con limiti evidenti. Voto: 5,5
La valle dei sorrisi (Horror 2025) - Paolo Strippoli dopo A Classic Horror Story, conferma un interesse autentico per un horror che usa il territorio come motore simbolico. Quel film mostrava un autore visivamente ambizioso, ma qui la sua poetica trova un terreno più personale. La valle dei sorrisi lavora su atmosfere alpine inquietanti e su una riflessione forte: il dolore come parte essenziale della coscienza. Le idee non mancano, ma la scrittura è irregolare e la regia non sempre valorizza le suggestioni. La parte centrale è lenta, alcuni passaggi risultano pasticciati e il finale appare forzato. Resta un'opera interessante, imperfetta ma sincera nelle intenzioni. Voto: 6
Troppo cattivi 2 (Animazione/Commedia 2025) - Il sequel riprende la formula del primo film con ritmo veloce, umorismo costante e un'azione sempre sopra le righe. La banda tenta di redimersi, ma il rapimento da parte di un gruppo rivale li trascina in un nuovo piano criminale che sfocia addirittura nello spazio. Le idee non mancano e alcuni personaggi, anche negativi, funzionano grazie al loro tono grottesco e caricaturale. L'ingresso delle "Troppo Cattive" aggiunge movimento ma fa perdere un po' di mordente comico, mentre l'ultima parte diventa troppo strampalata. Qualche inciampo, termini fuori luogo, ma nel complesso il film intrattiene sufficientemente, divertendo. Voto: 6
Father Mother Sister Brother (Dramma 2025) - Tre episodi che raccontano l'incomunicabilità familiare con una regia volutamente rarefatta, ma fin troppo spenta. Jim Jarmusch (lontano dall'originale I morti non muoiono) osserva il distacco emotivo tra generazioni con dialoghi minimi e interpretazioni trattenute, senza però andare oltre la semplice fotografia di rapporti logori. Il primo segmento mantiene un certo interesse, mentre il secondo e soprattutto il terzo scivolano in una freddezza che allontana lo spettatore. L'impianto teatrale appesantisce il ritmo, i richiami tra gli episodi diventano prevedibili e l'emozione resta fuori campo. Il messaggio sulla distanza affettiva e sulla fragilità dei legami è chiaro, ma non trova una vera forza espressiva. Un film corretto ma poco coinvolgente, ben lontano dal meritare alcunché premio. Voto: 5
La camera di consiglio (Dramma 2025) - Un film civile e rigoroso che ricrea con credibilità i 36 giorni di isolamento dei giurati del maxiprocesso. L'impianto para‑teatrale e la scelta di restare nel bunker restituiscono la claustrofobia del luogo, ma limitano il respiro narrativo. Il film si concentra sull'esito morale, tralasciando tensioni e livelli drammatici più ampi. Sergio Rubini e Massimo Popolizio guidano un cast coeso, con piacevoli presenze come Claudio Bigagli e Betti Pedrazzi. Ideale appendice de Il traditore, si lascia vedere pur senza raggiungerne forza e complessità. Solido nelle intenzioni, corretto nelle interpretazioni, ma privo di guizzi e talvolta didascalico. Voto: 6
La voce di Hind Rajab (Dramma 2025) - Film dal tema devastante, ma dalla resa meno incisiva. Kaouther Ben Hania (L'uomo che vendette la sua pelle) ricostruisce il tentativo di salvataggio di una bambina usando la sua voce reale, trasformando la tragedia di Gaza in un'esperienza emotivamente lacerante. L'impianto chiuso e statico restituisce l'impotenza dei soccorritori, ma la messa in scena para‑televisiva fatica a sostenere la complessità etica del materiale. Pur legato al conflitto israelo‑palestinese, il film va scisso dalla politica: la sua forza emotiva può generare il rischio di letture improprie o di denigrazione del popolo ebraico, rischio che va evitato. La focalizzazione su un singolo episodio di violenza porta inoltre a sfiorare la pornografia del dolore, rendendo il risultato intenso nel tema ma meno convincente nei mezzi espressivi. Voto: 6,5
La riunione di condominio (Commedia 2025) - Commedia nera dall'impostazione teatrale, ambientata in un unico appartamento dove una riunione condominiale degenera dopo la proposta di affittare a un uomo con disturbi mentali. L'innesco rivela ipocrisie, pregiudizi e rancori: un microcosmo umano fatto di progressisti di facciata, conservatori diffidenti, pettegoli e opportunisti. Il modello è chiaramente Carnage: spazio chiuso, dialoghi serrati, tensione crescente e personaggi‑archetipo che si smascherano a vicenda. La sceneggiatura è ritmata, la claustrofobia funziona e il cast (spicca Clara Lago) sostiene bene il gioco al massacro. Pur prevedibile nello sviluppo e nel finale, il film offre uno specchio credibile della convivenza forzata e dei limiti umani che le assemblee condominiali sanno far emergere con precisione chirurgica. Voto: 6+
ANGOLO VINTAGE
American Gothic (Horror/Thriller 1988) - Un horror anni '80 (di produzione e direzione britannica) che rielabora la formula della "famiglia di folli" con un taglio grottesco, quasi da commedia nera, più vicino alla satira rurale di Non aprite quella porta che al vero terrore. L'incipit, con atmosfere alla Shining nei titoli di testa, funziona grazie all'isolamento boschivo e a un mood straniante ben costruito. Ma la regia televisiva, il gore attenuato e la scarsa originalità frenano ogni ambizione. Rod Steiger e Yvonne De Carlo reggono la scena con autorità, mentre i giovani protagonisti oscillano tra il macchiettistico e l'involontariamente comico. Fanny resta l'unica figura davvero disturbante, quasi una cugina deforme dei Sawyer. La critica sociale rimane superficiale e lo slasher prende il sopravvento senza particolare inventiva. Il finale tenta una svolta da "rape & revenge", ma risulta affrettato. Imperfetto e datato, ma dotato di un fascino bizzarro che può intrigare chi ama le deviazioni più eccentriche del genere. Voto: 6
Spetters (Sport/Dramma 1980) - "Spruzzi" nella sua traduzione letteraria del termine è uno dei lavori più feroci e vitali del primo Paul Verhoeven, un dramma di provincia che anticipa già lo sguardo iconoclasta e crudele che porterà poi negli USA. Tra motocross, sogni di riscatto e miseria quotidiana, i tre protagonisti passano da una prima parte goliardica a un secondo atto amarissimo, dove ogni illusione si sgretola. La regia è nervosa, sporca, senza filtri, e non teme di mostrare stupri, pestaggi e umiliazioni con un realismo disturbante. Rutger Hauer, pur in un ruolo marginale, lascia il segno, mentre il cast di sconosciuti regge sorprendentemente bene la brutalità emotiva del racconto. La fotografia ruvida e la colonna sonora essenziale, quasi asciutta, amplificano il senso di degrado e disillusione. Alcune sequenze (la banda, l'aggressione, il crollo dei personaggi) restano impresse per potenza e coraggio. Un film duro, triste, ma vivo: una delle opere più interessanti e sottovalutate del Verhoeven olandese. Voto: 7
La casa con la scala nel buio (Thriller 1983) - Un thriller che vive soprattutto dell’atmosfera e della mano di Lamberto Bava, capace di creare tensione anche con mezzi limitati. La scala, centrale solo nella sequenza iniziale, diventa presto un dettaglio evocativo più che narrativo, mentre l'impronta Argentiana domina scenografie e regia. Il problema è una sceneggiatura goffa, piena di forzature e personaggi che agiscono in modo assurdo, con dialoghi spesso riempitivi. Andrea Occhipinti risulta troppo passivo e imbalsamato, mentre alcune figure femminili sono quasi superflue. Gli omicidi, soprattutto quello in bagno, restano efficaci e crudeli, ma non bastano a compensare i tempi morti. Il finale funziona senza sorprendere davvero. Un film che intrattiene a tratti, ma resta (rispetto a Dèmoni) minore e facilmente dimenticabile. Voto: 5,5
Ma come si può uccidere un bambino? (Dramma/Horror 1976) - Un horror atipico che ribalta l'innocenza infantile trasformandola in una minaccia crudele sotto un sole mediterraneo implacabile. L'incipit documentaristico, duro e provocatorio, introduce subito un discorso morale pesante che ancora oggi colpisce, pur risultando meno incisivo rispetto all'epoca. L'atmosfera resta inquieta grazie alle location spettrali e alla regia di Narciso Ibáñez Serrador, capace di creare tensione anche nei momenti più statici. Tuttavia, il ritmo lento della prima metà e alcune scelte narrative mostrano chiaramente la loro età. La sceneggiatura, pur ricca di spunti, non approfondisce davvero il mistero e si affida a soluzioni oggi un po' goffe. La seconda parte, invece, esplode in un crescendo feroce e disturbante che rimane impresso. Un film coraggioso, crudele, psicologicamente abrasivo, che conserva fascino ma nel complesso non è invecchiato bene, pur mantenendo intatta la sua capacità di inquietare. Voto: 6,5

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