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venerdì 28 luglio 2017

Steve Jobs (2015)

Sarò forse uno dei pochi a pensarla così, ma reputo Jobs, film del 2013, diretto da Joshua Michael Stern e con protagonista Ashton Kutcher, un film migliore e più interessante nonché coinvolgente (soprattutto nella narrazione) di questo secondo film biografico su Steve Jobs, perché Steve Jobs, film del 2015 diretto e co-prodotto da Danny Boyle con protagonista Michael Fassbender, nonostante l'originalità della messa in scena e della sceneggiatura non mi ha coinvolto e convinto del tutto. Messa in scena infatti troppo teatrale, dialoghi esasperati e pieni di humor e battute intelligenti, rendono certamente il film parecchio gradevole, ma ciò non lascia il segno. Poiché questo atipico e frammentato biopic, che concentra tutta l'attenzione su tre snodi fondamentali (revisionati come fossero "in diretta", in tempo reale) della vita/carriera di Steve Jobs, non mi ha per niente appassionato. "Steve Jobs" difatti (che ricostruisce il suo burrascoso passato personale e professionale soltanto attraverso i brevi flashback e gli infiniti dialoghi) ci porta nei backstage pochi minuti prima dei lanci dei tre prodotti più significativi della carriera di Jobs, il Macintosh nel 1984, il NeXTcube nel 1988, l'iMac nel 1998, e per tre volte compaiono, in questi minuti, ostacoli e difficoltà, sotto forma delle persone più importanti della sua vita, con le quali Jobs intrattiene intense discussioni, a volte più "accese" e a volte più "temperate", comunque mai banali seppur estenuanti, soprattutto per lo spettatore, specie se non abituato al "teatro". Dato che quest'opera, che appunto non è il classico e prevedibile biopic come si potrebbe pensare, che lascia più spazio alla sceneggiatura che alla regia, che punta troppo (e non benissimo come altri) sui dialoghi (tutti d'un fiato ma senza colpi di scena), tanto che ne risente tutto il ritmo del film, è quasi in tutto e per tutto una deludente opera teatrale.

martedì 23 maggio 2017

The Divergent Series: Allegiant (2016)

Allegiant, un titolo che assieme a Divergent ed Insurgent (di cui trovate la recensione qui) sicuramente genera una certa curiosità anche solo a sentirlo per la prima volta, per chi invece ha visto gli altri due episodi, un film che cattura la voglia di vedere il proseguo della storia, vista la buona (ma non eccelsa) qualità dei due episodi predecessori. Ma non so se dipende da una grossolana e spartana trasposizione dai libri da cui la serie è tratta, però in questo episodio si perde tutto ciò che di positivo avevo visto fino ad ora. Aleggiano, prevedibilmente, l'aria stantia e la calma piatta proprie della puntata interlocutoria, di transizione, di preparazione alla gran "battaglia finale" che, presumibilmente, vedremo nel capitolo conclusivo, Ascendant. La sceneggiatura è infatti a tratti raccapricciante con certe svolte davvero assurde o contorte. E anche se nel complesso si percepisce uno sforzo registico maggiore per mano di Robert Schwentke, ci sono difatti alcune buone soggettive e più movimenti di macchina, un uso dei colori più importante, c'è più fantascienza insomma, i momenti ridicoli sono davvero molti, colpa forse della fonte da cui proviene lo script, che mai ha davvero sorpreso o spiazzato. Perché The Divergent Series: Allegiant, film del 2016, ambientato nuovamente in un futuro distopico post apocalittico, è un concentrato interessante ma senza polpa, che quasi sembra spegnere qualsiasi scintilla accesa nei due precedenti capitoli. Dato che in Allegiant, come anche la trama (che in certi momenti coinvolge completamente lo spettatore, altre volte sembra ingolfarsi e annoiarlo) ci dice, diverse cose sono pure ed altre contaminate. Poiché anche se le ambientazioni e molti effetti speciali meritano sicuramente una lode, assieme agli sceneggiatori, poco o niente funziona davvero, a partire proprio dalla trama stessa, sicuramente pochino affascinante ma deludente.

lunedì 9 gennaio 2017

Il peggio del peggio del cinema 2016

Ovviamente dopo aver visto i migliori, qui, è tempo di vedere quali sono i peggiori film visti. Ebbene dopo aver spulciato tra i cassetti, ho rispolverato tante cretinate. Cretinate che non comprenderanno i film di serie B o classici film per la tv, perché è risaputo che fanno pena, anche se a volte, in rare occasioni sorprendono e sono pure meglio di quelli usciti al cinema. In ogni caso c'è una importante novità, le classifiche saranno divise in tre, anche se sarà solo uno il vincitore, anzi perdente (che sarà subito svelato, anche se vi consiglio di leggere tutto). Per prima i film "bruttissimi", poi quelli brutti e infine quelli quasi brutti ma comunque sconsigliabili (si salvano da queste classifiche i film valutati 5,5). Nel mezzo una piccola lista di attori che, per sbaglio o per sfortuna, hanno offerto prove recitative da rivedere.


1. Film bruttissimo, pasticciato e prevedibile, e il cast comprendente un pessimo Johnny Depp e una stramba Gwyneth Paltrow, a cui si aggiungono degli esaltati Ewan McGregor e Paul Bettany da una parte e Olivia Munn dall'altra, rendono Mortdecai degno del premio come peggior film e del Saba Cine Razzie Awards del 2016. (3)

venerdì 29 luglio 2016

Sopravvissuto: The Martian (2015)

Sopravvissuto: The Martian (The Martian) è uno spettacolare e straordinario film di fantascienza del 2015 diretto e prodotto da Ridley Scott, che dopo il deludente Exodus: Dei e Re, torna nel suo habitat naturale, in un genere a lui caro, la fantascienza, e dirigendo questo film (notevole e visivamente molto bello), fa centro ancora una volta. Perché Ridley Scott, uno dei geni indiscussi del mondo del cinema contemporaneo, riesce anche con questo The Martian a colpire il bersaglio grosso. Lui è infatti uno dei pochissimi registi che non sbagliano quasi mai un colpo. Se 35 anni fa aveva rivoluzionato il genere fantascientifico con il mitico Blade Runner, con quest'ultima creazione è secondo me riuscito a riportare il genere alle origini. E non mi riferisco al modo di mettere in scena la storia, cosa fatta peraltro in maniera magistrale, ma piuttosto a un ritorno al concetto di fantascienza per quel che era, esplorazione e avventure nello spazio. Il film, che ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Golden Globe per il miglior film commedia o musicale, e sette candidature ai premi Oscar 2016 come miglior film, miglior attore protagonista, migliore sceneggiatura non originale, miglior scenografia, migliori effetti speciali, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro (vincendone nessuno), è basato sul romanzo L'uomo di Marte del 2011 di Andy Weir, ingegnere informatico fattosi scrittore. La sceneggiatura, scritta da Drew Goddard (World War Z, Cloverfield), non è perciò significativamente originale, ma il regista si "limita" a farne un film che a moltissimi critici non è piaciuto affatto perché ritenuto troppo scontato e soprattutto mancante di pathos e di dinamicità, ma a mio avviso invece il film è da vedere proprio perché l'originalità di Scott sta in quello che riesce a "piazzare" con maestria in una storia che avrebbe potuto facilmente annoiare lo spettatore e invece non succede affatto, anzi, ti tiene incollato allo 'schermo' per tutta la sua durata, comunque moderatamente eccessiva. Il film ha come protagonista l'astronauta Mark Watney, botanico della missione della NASA su Marte denominata Ares 3, interpretato da Matt Damon, che dopo una terribile tempesta che investe tutto l'equipaggio con a capo la bellissima Jessica Chastain (vista recentemente in 1981: Indagine a New York) viene travolto da un ripetitore radio e, dato per morto, viene lasciato solo sulla superficie di Marte. L'astronauta però si sveglia ferito, e si accorge che è stato lasciato erroneamente da solo, rimanendo così intrappolato. Dovrà quindi trovare un modo per sopravvivere, adattarsi alla vita sul pianeta e trovare un modo per contattare la Terra, e quando ci riuscirà la Nasa proverà ad escogitare un modo per farlo tornare a casa, ma sarà lotta contro il tempo sia da una parte che dell'altra, perché gli imprevisti capitano sempre e non tutto va secondo i piani.

sabato 30 gennaio 2016

Una notte al museo 3 & Scemo e più scemo 2 (2014)

Notte al museo 3: Il segreto del faraone (Night at the Museum: Secret of the Tomb) è un film del 2014 diretto da Shawn Levy. La pellicola è il seguito del film Una notte al museo 2: La fuga del 2009. Dopo otto anni e circa un miliardo di dollari incassati in tutto il mondo coi primi due episodi, la saga si chiude con questo terzo capitolo nel quale il guardiano notturno Larry Daley del Museo di Storia Naturale di Manhattan, è alle prese con la strana muffa verde che sta ricoprendo gradualmente la tavola del faraone, quella che, di notte, dà vita a tutti i personaggi all'interno dell'istituzione museale, si reca quindi a Londra, al British Museum, per impedire che l'incantesimo svanisca. Nella capitale inglese verrà accolto da un'esilarante ed esplosiva guardia, e si troverà di nuovo fianco a fianco con vecchi e nuovi personaggi che magicamente prendono vita quali Theodore Roosvelt (con Robin Williams alla sua ultima interpretazione), Jedidah Smith, Ottaviano e il faraone Merenkahre. Non solo, in questo terzo episodio a prendere vita sono un triceratopo e numerosi elefanti, tartarughe e guerrieri ninja, Garuda tibetani e Sir Lancillotto in persona (il miglior acquisto del film nella spassosa interpretazione di Dan Stevens, divo nascente del cinema anglosassone) tutti appartenenti al museo inglese. Quello che ha sempre contraddistinto l'intera trilogia è lo humour così come il tono scanzonato, il ritmo sempre alto e crescente. La sceneggiatura però sembra fatta apposta per infilarci quante più gag possibili, a volte pure già viste. Ben Stiller addirittura raddoppia grazie al primitivo quasi sosia che gli permette di dar sfogo al suo lato più demenziale ma sono i suoi soci ad essere ormai intrappolati in se stessi e in situazioni assolutamente artificiose. Si salvano, come detto Stevens, e Hugh Jackman in un simpaticissimo quanto breve cameo in cui interpreta se stesso a teatro. Il clima che si avverte è inevitabilmente quello dell'ultimo giorno di scuola in cui la classe appare stanca e arranca in attesa del suono della campanella.