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venerdì 31 gennaio 2025

Listone del mese (Gennaio 2025)

Nonostante gli scongiuri e le preghiere il 2025 non è cominciato proprio nei migliori dei modi, con due "guai" successi in pochi giorni, niente di allarmante ma un po' di preoccupazione c'è e rimane. Eppure anche stavolta sono riuscito nell'intento di riproporre il classico listone generale mensile, listone che da questo mese e per tutto l'anno cambia faccia, nuovo stile ma "vecchia" impaginazione. L'altra novità è che la pagina Instagram da adesso in poi non verrà più aggiornata, rimarrà attiva ma non conterrà le pubblicazioni mensili. Infine una parola è d'obbligo sulla Giornata della Memoria, che quest'anno vedrà sia una serie che un film sull'argomento da me visti e recensiti, una Giornata che mai come in questo periodo storico è importante conservare, divulgare, per non dimenticare uno dei periodi bui dell'umanità tutta.

Capitolo Musica: Una stagione musicalmente interessante, seppur non del tutto entusiasmante, è appena terminata, lo conferma la classica mia finestra conclusiva inerente al 2024 pubblicata fine mese scorso, ma un'altra è immediatamente ricominciata. Comincia adesso con un carico di aspettative non indifferente, ma con la consapevolezza che la musica mai si fermerà, e che al di là dei gusti musicali di ognuno, compresi i miei, tanta bella roba risuonerà e gli anni d'oro mai ci lasceranno.

Capitolo Games: L'intenzione di quest'anno appena cominciato in campo videoludico è quella di giocare a due giochi al mese per un totale di ventiquattro. Ma se ci riuscirò o meno dipenderà non solo dalla mia capacità di completamento (che man mano per vari motivi viene sempre meno) e/o dallo svicolarsi da giochi "non conformi", esempio lo sparatutto tattico Sniper Ghost Warrior Contracts, tanto semplice quanto complicato, bisognerebbe essere cecchino nella realtà per completare le varie missioni (e questo è troppo per me), ma anche e soprattutto dalla longevità dei giochi stessi. Si vedrà, ma intanto ecco il gioco più longevo e quello meno, terminati e finiti, della mia lista.

Capitolo Serie Tv: Alcune delle serie e/o miniserie che ho visto in questo mese avrei già dovuto vederle per la fine dello scorso anno, ma vicissitudini varie me l'hanno impedito, cosicché eccole ritrovate ora, pronte a fare bella o brutta figura dopo l'attesa. Oltre a ciò anche una interessante novità, non so se sia la prima in assoluto o meno (non credo proprio), ma è comunque la prima Miniserie sull'Olocausto che vedo per la Giornata della Memoria, quindi parecchia carne al fuoco da scoprire.

Capitolo Cinema: A farla da padrone in questo primo mese cinematografico dell'anno due piattaforme, quella di Sky e di Mediaset. Da quest'ultima, tramite l'abbonamento Infinity Plus, ho visto (penso record assoluto) ben 5 film, visti consecutivamente nelle ultime settimane. Cominciando da Twisters, in programma dal 27 dicembre scorso al 2 gennaio, Beetlejuice Beetlejuice, dal 3 al 9 gennaio, Super/Man: The Cristopher Reeve Story, dal 10 al 16 gennaio, Buffalo Kids, dal 17 al 23 gennaio, e Trap, dal 24 al 30 gennaio. Tra l'altro i primi quattro torneranno disponibili a febbraio. Ho visto poi un film anche da RaiPlay, ovvero Lunana, candidato per il miglior film internazionale agli Oscar del 2022, ed a proposito, altri due film candidati agli Oscar rispettivamente nel 2021 e nel 2024 e sempre nella categoria miglior film internazionale ho anche visto. Tra i dodici film di Sky ecco infatti L'uomo che vendette la sua pelle e soprattutto La zona d'interesse. Quest'ultimo non solo è l'unico ad averlo vinto quel premio, è il film scelto di vedere per la Giornata della Memoria, immancabile appuntamento della mia agenda cinematografica. Infine nel primo "Angolo Vintage" di quest'anno troviamo due film del maestro Guillermo Del Toro, non sono riuscito a trovare il suo primo cosicché ho visto i due successivi al suo esordio che ancora mi mancavano. Tra l'altro Mimic tuttora disponibile alla visione su Paramount Plus (La spina del diavolo invece l'ho visto in streaming). Uno speciale che chiude una lista di film sorprendenti, di pellicole interessanti.

lunedì 20 novembre 2023

Le serie tv del mese (Novembre 2023)

Per il prossimo mese è previsto che io veda e recensisca un bel bottino di serie, più di quanto mai fatto, ma nemmeno in questo mese mi sono poi tanto risparmiato, tant'è che ho visto pure, anche se mezz'ora o meno di tempo l'avrei potuto trovare ugualmente, la seconda stagione di I Am Groot. Una seconda stagione (piena di buffe esplorazioni) che ne conferma la semplicità ed efficacia dei corti dedicati al personaggio dei Guardiani della Galassia (con la voce di Vin Diesel). Cinque nuove (baby)storie che mostrano un'altra fase della crescita dell'arbusto, ovvero pubertà e pre-adolescenza, con un'animazione fluida, dinamica e molto slapstick. Poche settimane fa "prendeva" parte all'ultimo viaggio dei Guardiani, nel capitolo conclusivo della trilogia di James Gunn (Qui recensione Vol. 3), ora lo si ritrova nella sua versione più dolce e irriverente (sempre su Disney Plus). Baby Groot, un po' cresciuto rispetto alla prima stagione (qui il mio commento), animato da una curiosità invincibile e una naturale propensione a cercar guai. Brevi, tecnicamente ottimi e divertenti, manca la "magia del gruppo" sì, ma è sempre bello ritrovarlo in "azione", tutto semplice però tremendamente efficace. Comunque ecco cos'altro ho visto in quest'ultimo mese dell'anno, di novembre vinaio.

Das Boot (3a stagione) - Una nuova stagione, della serie di guerra prodotta da Bavaria Fiction e Sky Studios, migliore delle precedenti. Si attenuano i difetti, si acuiscono i pregi. La trama continua sempre a vacillare di tanto in tanto, complice l'intreccio di più storie, lentezza e derive narrative (inutili in certi casi) non sono alleate dell'intera struttura (ecco pure alcuni archi che vengono spazzati via rapidamente), ma Das Boot continua (ed ancor meglio) ad impressionare con la sua plausibilmente evocazione atmosferica della vita durante il Secondo Conflitto Mondiale. Non c'è modo di sfuggire alla brutalità della guerra. Ma ciò che questa serie fa così bene è trasmettere le aree grigie della vita: non tutti i "cattivi" sono "cattivi" e non tutti i "buoni" sono "buoni", abbiamo sempre una scelta su come comportarci. Ci muoviamo dal mare aperto (che resta centrale motore narrativo e quello più convincente), a Dusseldorf e Kiel in Germania, a Liverpool in Inghilterra e a Lisbona in Portogallo per seguire tre trame in questa stagione. Una stagione preferibile alle altre, ma pur sempre altalenante. Voto: 6

Tulsa King (1a stagione) - Sylvester Stallone, lontano dai suoi ruoli abituali (qui decisamente più cattivo ed ambiguo) e alla prima volta (da protagonista) in una serie tv, è talmente bravo che quasi dispiace non si sia cimentato in nulla di simile prima. L'attore dimostra una notevole maturità ed offre (probabilmente) una delle sue migliori prove attoriali di sempre. La trama, a sfondo gangsteristico, raccoglie l'eredità dei classici film sul tema di Scorsese & Co, ma con un taglio meno drammatico, a tratti (specialmente nelle prime puntate) stemperato da qualche slancio ironico. L'attenzione viene mantenuta alta, la violenza non manca e la curiosità per la prossima (confermata) stagione è tanta (lo zampino di Taylor Sheridan, creatore della serie, si nota, si vede e si sente). Tulsa King si può quindi vedere, certo, nulla di nuovo nel campo malavitoso-cinema, tutto secondo canoni, ma è bella da seguire. Forse le puntate sono troppo brevi, qualcosa non funziona al 100%, ma nel complesso semplice, movimentata, ben girata e piacevole. Per il momento alquanto più che sufficiente per un buon giudizio. Voto: 7

martedì 21 settembre 2021

[Cinema] In memory of Rutger Hauer

E' la prima volta che omaggio con un quartetto di film un attore, recentemente o meno, scomparso, in questo caso parliamo dell'attore Rutger Hauer (olandese di nascita e deceduto all'età di 75 anni nel luglio del 2019), certo è già successo che commemorassi attori di un certo calibro quali Martin Landau e Sean Connery, ma mai in questa modalità. Comunque sia, in sua memoria eccomi qui, ad omaggiare un attore che paradossalmente non è mai stato tra i miei preferiti, ma di cui ho sempre avuto rispetto. Lui che, divenuto iconico con un monologo (tratto da uno dei più grandi film degli anni '80 e di tutti i tempi, dal capolavoro Blade Runner) altrettanto iconico, che tutti certamente conoscono o ricordano (Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi...), nella sua carriera ha partecipato a più di 100 film dal 1973. Non è stato infatti solo un replicante, un lupo od uno psicopatico (tantissimi ruoli diversi), è stato anche (sempre cinematograficamente parlando) un terrorista, un cieco, un detective e persino un vampiro, per l'appunto in questi quattro film con cui ne celebro sue gesta. Quelle di un attore e attivista olandese di grandi qualità, anche umane, forse ingiustamente sottovalutato ma capace di rendersi memorabile agli occhi dello spettatore. Ed anche lui ci manca.

Detective Stone (Azione/Fantascienza 1992) - Fanta/horror di vecchio stampo che purtroppo risente parecchio degli anni trascorsi, in cui bisogna ammettere che in realtà c'è ben poco da salvare. Tony Maylam, regista di cui si hanno ben poche tracce al di fuori di questo film, in effetti si lascia prendere la mano ed eccede nel mescolare il materiale (mischia fantascienza, poliziesco e horror, con ignoranza old school) in maniera non proprio omogenea, finendo per spiazzare lo spettatore, non aiutato peraltro da una sceneggiatura talvolta lacunosa. Peraltro di questa creatura (un ibrido tra un Alien e un Creepozoids) si capisce ben poco o niente, sembra che sia una sorta di ratto mutato che agisce per conto di Satana, mah. Che poi peccato per quest'ultimo, che a causa del basso budget non è il massimo in fatto di realizzazione e viene intravisto solo a cinque minuti dalla fine. Eppure nonostante questi difetti la pellicola riesce comunque a salvarsi, merito dell'affascinante ambientazione (davvero molto suggestiva: una Londra del futuro che l'effetto serra ha allagato rendendola simile a una Venezia allucinata e per nulla romantica) e merito anche di un calzante Rutger Hauer (iconico come al solito, Kim Cattrall è buona come il pane) che in un film non del tutto riuscito riesce comunque a piazzare una interpretazione invece assolutamente di qualità. Quindi, pur con qualche doveroso distinguo, Detective Stone risulta un film meritevole di una visione, seppur in maggior parte esso si rivolga soprattutto agli amanti della tensione intrisa di fantascienza e sfumata sull'horror. Talvolta si tocca il trash, ma quel trash piacevole, perfetto per il tipo di film, come perfetto a sua volta (e come detto) è Rutger Hauer, in forma e gigione. Perché in conclusione il film non si prende troppo sul serio e il finale è un po' affrettato e preso alla leggera, ma comunque il divertimento e il ritmo non mancano. Un pasticcio godibile. Voto: 6

lunedì 17 maggio 2021

I film del periodo (1-16 Maggio 2021)

Dopo un mese interamente dedicato alle (tantissime) recensioni di film visionati da una sola "piattaforma", si torna alla normalità, seppur anche questa normalità avvenga ugualmente da una singola piattaforma, almeno per quanto riguarda la maggioranza dei film. Infatti, ho sfruttato per un mese (gratis) l'abbonamento a Prime Video, trovate Qui la seconda parte, ma ora torno a spulciare in quel di Sky (e non solo). Un "ritorno" tanto bello quanto non proprio entusiasmante, però è lo standard, e dipende sempre tutto dai film. Comunque non è detto che non ritorni a spulciare nel catalogo Amazon prossimamente, o in altre piattaforme (a pagamento o meno). Una cosa però è certa, a corto di film non resterò mai. Concludo dicendo una cosa personale che mi è successa, ovvero che (finalmente) sono stato vaccinato, la seconda dose la riceverò infatti tra 10 giorni. Un bene sì, tuttavia il ritardo, essendo paziente a rischio, rimane inaccettabile.

Waves (Romantico/Dramma 2019) - Trey Edward Shults ha dimostrato di avere indubbiamente talento in seguito ai suoi due primi film, Krisha e It Comes at Night, ed anche se nessuno dei due mi ha convinto, resto dell'idea che sia da tenere d'occhio. Cosicché ritengo un passo in avanti quest'ultimo film, un film diviso in due parti dove prima viene raccontato, in modo registicamente affascinante e originale, una storia di vita difficile piuttosto comune, già vista ma con occhi ben diversi e autoriali. Poi la scena rallenta per dare spazio, e si "apre" anche lo schermo come in "Mommy", alla love story dell'altra protagonista (sorella del primo, un ragazzo che in seguito ad un'incidente diverrà problematico e causerà dei problemi). Il tutto diventa più monotono e tecnicamente classico, un peccato perché il film nella sua originalità sorprendeva, anche se paradossalmente ho apprezzato quest'ultima parte di pellicola, esattamente la seconda metà. Il film, lodevole ma anche rischiosissimo, sembra naufragare quando si sofferma su personaggi che sfiorano la più abusata stereotipia (il padre-padrone orgoglioso ed inflessibile appare come il personaggio più a rischio tracollo, salvo poi riprendersi in parte con sfaccettature inedite e profonde). Di fatto l'interesse verso il regista rimane immutato e forte, anche se questa sua opera, per quanto certamente la più ambiziosa e strutturata tra le tre (anche a livello scenografico e di molteplicità di location), appare anche la più vulnerabile e rischiosa, ma paradossalmente è quella che mi è piaciuta di più. Valido il cast quasi interamente di colore (soprattutto Taylor Russell, la nuova "Zendaya", ma anche Kelvin Harrison Jr.Sterling K. Brown e Renée Elise Goldsberry, non dimenticando i "bianchi" Lucas Hedges ed Alexa Demie), ritmo altalenante causa eccessiva durata e il ripetersi di certe situazioni, finale agrodolce. Si poteva fare di meglio. Ma è un film valevole di una visione. Voto: 6+

Kin (Azione/Sci-fi 2018) - Deludente action pseudo-fantascientifico (alquanto diseducativo). Trama di per sé non originalissima in cui una misteriosa e potentissima arma viene trovata per caso da un ragazzino con fratello problematico e pericolosi creditori al seguito. Il problema è che l'arma stessa, invece di restare al centro dell'attenzione, diventa un inutile orpello al servizio di una sceneggiatura colabrodo che per tutto il film non spiega chi, cosa e nemmeno perché. Un barlume di luce arriva giusto a cinque minuti dalla fine, quando il legittimo proprietario dell'oggetto si degna di fare una specie di comparsata che però, anziché chiarire, si limita più che altro ad indicare un possibile percorso probabilmente in vista di un possibile capitolo due che probabilmente non arriverà mai. Ne esce fuori un film mediocre (diretto da Jonathan e Josh Baker) che si lascia guardare in maniera scorrevole, senza annoiare con effetti speciali low budget che riportano ai nostalgici anni ottanta (di cui Terminator è il riferimento principale). Il cast prometteva bene (oltre all'esordiente Myles Truitt ecco Jack ReynorZoe KravitzDennis QuaidJames FrancoCarrie Coon e Michael B. Jordan) e speravo in qualcosina in più, davvero un'occasione sprecata. Voto: 5

mercoledì 17 giugno 2020

I film del periodo (1-15 Giugno 2020)

Dopo l'esperimento primo riuscito (della fine dello scorso mese) del nuovo corso inserzionistico cinematografico, si continua sulla stessa strada, l'unica differenza è che in queste ultime due settimane ho abbandonato visioni programmatiche e televisive tornando invece al mio catalogo Sky (delle mie registrazioni via MySky) che ho a disposizione (a parte un caso, quello che paradossalmente ha fatto registrare la visione "moderna" più apprezzata). E così sarà sempre, almeno fino a quando visioni lasciate in sospeso (o visioni programmatiche e televisive) torneranno a bussare alla porta. A proposito di ciò, mi sono capitati molti film di Lupin III, tutto grazie ad un canale Sky interamente dedicato (per un periodo di tempo), ma purtroppo non mi è stato possibile (per tante ragioni) visionare la ventina di pellicole a disposizione (gli sarebbe sicuramente piaciuto alla nostra Bolla). Ho visto comunque un po' qui e un po' là, e mi è bastato, chissà però in futuro.

SEMAFORO VERDE PER...
Victoria (Thriller/Dramma 2015) - Victoria è una ragazza spagnola sola che lavora da tre mesi a Berlino. Dopo una serata in discoteca, probabilmente in cerca di "avventure", riesce a conoscere quattro ragazzi della città tedesca che, in parole povere, le fanno recuperare il tempo perduto in solitudine. E' un film notevole dal punto di vista tecnico perché 140 minuti in un unico piano sequenza richiede un lavoro alle spalle e di preparazione non indifferenti (grossa idea quella di Sebastian Schipper, e un lavoro incredibile quello di tutta la troupe), eppure riesce a colpire la capacità in primo luogo dei personaggi a coinvolgere. Innanzitutto la protagonista malgrado la scrittura del personaggio non lascia intuire appieno il profondo senso di solitudine che la affligge e che facilmente si fa coinvolgere dalla compagnia di quattro ragazzi berlinesi, simpatici nei suoi confronti, ma in fondo dei balordi. La prima parte ci fa scoprire i personaggi ed è pervasa da una tensione sottile di una conoscenza estemporanea che potrebbe facilmente deviare verso situazioni potenzialmente pericolose (come uno stupro). Poi il film, fino a quel momento condotto su toni abbastanza leggeri, si addentra in territori più noir e thriller. La posta in gioco viene progressivamente alzata e la ragazza si trova coinvolta in trame fino a quella nottata assolutamente impensabili, adrenaliniche e senza via d'uscita. Il pregio maggiore ovviamente ad una regia straordinaria per la capacità di reggere un lunghissimo piano sequenza unico, mantenendo un'ottima fluidità di racconto. Tuttavia qua è là si notano delle forzature di scrittura, ma sono molti i lati positivi che vengono risaltati (tra cui la discreta musica), non ultimi la bravura degli attori. L'attrice bravissima che interpreta Victoria è Laia Costa, la cui mutevole e intensissima espressività appare decisiva per la credibilità dell'intera vicenda, affiancata da un valido partner come Frederick Lau nel ruolo di Sonne. In conclusione, un piccolo grande film, che merita di sicuro di essere visto e apprezzato. Voto: 7+

mercoledì 29 gennaio 2020

Creed II (2018)

Tema e genere: Sequel del film del 2015 Creed - Nato per combattere, ed ennesimo spin-off della saga di Rocky Balboa. Un dramma sportivo che riprende alcuni personaggi e vicende di Rocky IV (1985).
Trama: Adonis Creed, appena diventato campione dei pesi massimi, viene sfidato da Viktor Drago, il figlio dell'uomo che uccise suo padre sul ring.
Recensione: Questo sequel non aggiunge davvero nulla di nuovo a quanto ci è stato fin qui raccontato dell'universo espanso di Rocky. Il film di Steven Caple Jr. ribadisce, cita, ripete, arrivando anche a momenti in cui la rivisitazione del modello originale del 1985 è talmente derivativa da risultare grottesca. Creed II tuttavia è anche un film commovente e potente. Un film che si prende i suoi tempi con intelligenza, che sa creare una tensione narrativa accattivante ed empatica, e che riesce persino a commuovere in certi frangenti grazie ad una interpretazione più che discreta dei suoi attori. Micheal B. Jordan torna nei panni di Adonis sempre più in conflitto nel decidere quale strada percorrere, cercando di allontanarsi sempre di più dall'ombra e dal retaggio del padre da cui si sente inghiottito. Tessa Thompson interpreta nuovamente il personaggio di Bianca, che cerca di conciliare la sua vita da musicista emergente con quello che prova per Adonis tentando di dargli tutto il supporto possibile. Oltre a Sylvester Stallone che riprende il ruolo di Rocky Balboa e torna in veste di produttore, rivediamo anche Dolph Lundgren (c'è anche un piccolo cameo di Brigitte Nielsen) nel suo storico personaggio di Ivan Drago, rancoroso, segnato dagli anni e dalla vita dopo la ingloriosa sconfitta con Balboa. Interessante il personaggio di Viktor Drago interpretato dal pugile Florian Munteanu, cresciuto con l'odio del padre e con un grande desiderio di approvazione e di affetto. Se il (sorprendente) primo film di Ryan Coogler (qui solo produttore, nel frattempo ha firmato il deludente Black Panther) raccontava soprattutto l'inseguimento della figura paterna da parte dei figli, in questo secondo capitolo il tema diventa il superamento di questa eredità, anzi, l'assunzione stessa del ruolo paterno, dal momento che Adonis qui di fatto diventa padre. Così non deve sorprendere che il serrato match finale sembri quasi tingersi di contorni psicoanalitici, con la vittoria che diventa una questione privata anziché sportiva. Adonis e Viktor sono molto simili, entrambi chiamati di fatto non più a eguagliare i fantasmi paterni, ma a riscattarli.

martedì 30 luglio 2019

I peggiori film del mese (Luglio 2019)

In un mese pazzo dal punto di vista climatico, è successa un cosa che ha un po' rovinato sia il mese che la settimana appena trascorsa. Scusatemi infatti di questa mia breve digressione, ma quando ti capita una cosa del genere ad essere ferito è l'orgoglio e il cuore, anche le tasche (ma è comunque una cosa secondaria), e quindi un po' di malinconia mista a rabbia un po' viene, e poiché quest'ultima ha bisogno di tempo per sbollire, le giornate scorrono in modo strano. Perché la "tua" macchina (anche se quella dei tuoi) è come una seconda casa, e quando questa ti viene portata via, ossia rubata nel cuore della notte (dai dei tizi che definire ladri è un complimento), fa male. Ed anche se è passata una settimana, il nodo fatica a sciogliersi. Tuttavia la vita va avanti e bisogna passare sopra a certi momenti (momenti in cui le bestemmie sarebbero giustificate e soprattutto permesse), e infatti tutto sta pian piano tornando alla normalità (una diversa normalità), anche se i problemi e le rogne per un po' rimarranno, ma poco male se il resto (almeno quello) va abbastanza bene. E andrà se una forza superiore non interverrà. Digressione finita, ora ecco le mie visioni non soddisfacenti del mese.

Chiudi gli occhi (Thriller, Dramma, USA, Thailandia, 2016)
Tema e genere: Thriller melodrammatico che sviscera un rapporto di coppia abbastanza insolito.
Trama: Cieca dopo un incidente avvenuto quando era bambina, Gina (Blake Lively) fa affidamento al marito James (Jason Clarke) per i suoi occhi. Quando un trapianto di cornea cambia drasticamente la sua vita, la donna inizierà a vedere la relazione sotto una nuova luce.
Recensione: Il buon Marc Forster (cui si vuol bene, sia chiaro: è il regista di World War Z e del sottovalutato 007 Quantum of Solace, la cui unica colpa è stata quella di uscire dopo Casino Royale) ha messo su uno psico-thriller dalle premesse intriganti, che però inizia a fallire lentamente (e miseramente) subito dopo aver posto i suoi interrogativi, per dissolversi progressivamente man mano che ci si avvicinerà ai titoli di coda. Pedante e poco credibile, Chiudi gli occhi racconta di un rapporto (quasi) idilliaco tra marito e moglie, che sembra pian piano trasformarsi in un incubo quando lei riacquista la vista e (attraverso un simbolismo infantile) riesce finalmente a "vedere" l'uomo che ha convissuto con lei per tanto tempo. Peccato che se le premesse potevano quantomeno incuriosire, il risultato è inconcludente e spocchioso, tanto che nella seconda parte la sceneggiatura gira a vuoto, indecisa su quale strada prendere e procede verso un finale totalmente grossolano. Recitato male e scritto peggio, il film mostra anche tutti i limiti di una regia forzatamente virtuosa, che cerca a tutti i costi di colpire con scelte visive sopra le righe ed effetti di luce ambiziosi. Il problema è che Forster non riesce mai a mantenersi in controllo e finisce per dare  vita a un lungometraggio noioso e supponente, ricattatorio e mai capace di emozionare in maniera spontanea. La (ri)presa di coscienza e della propria vita di Gina con il recupero della vista e le ossessioni del marito non sono sufficienti a tenere lo spettatore desto per la durata dell'opera. Non è un vero thriller, non è un vero dramma psicologico, è una occasione lasciata a metà sulle onde di immagini accattivanti ma vuote. Anche i momenti morbosi sono espressione di una fotografia fascinosa ma fredda. Peccato.
Regia: La regia propone quasi ossessivamente delle sequenze ed un montaggio "a sensazione" lungo l'intero svolgersi della trama. Purtroppo a questa ricercatezza di immagine non si abbina uno svolgimento altrettanto interessante della storia facendo infine pensare al tutto come un mero esercizio di stile.
Sceneggiatura: Se l'idea iniziale era accattivante, i personaggi e gli avvenimenti non convergono in un fulcro empatico e la storia diventa insopportabilmente noiosa. Il finale (che non si rivela, non solo per evitare spoiler, ma perché francamente non è per nulla chiaro) vira sul dramma poetico assolutamente troppo tardi, negli ultimi 15 minuti. Senza riuscire a porre alcun rimedio ad un racconto quasi senza senso.
Aspetto tecnico: Sul piano squisitamente tecnico, pare funzionare abbastanza bene la prospettiva della non vedente, ma dopo un po' stanca.
Cast: Buona l'interpretazione dei 2 protagonisti (soprattutto Blake Lively, che è sempre e comunque un piacere vedere, qui poi è parecchio sensuale), piuttosto mediocre quella degli coprotagonisti.
Commento Finale: E' un film deludente: non è un thriller perché manca di suspense, come commedia drammatica manca di passione. Il regista Marc Forster ha scelto uno svolgimento della storia frantumato, sincopato, con flashback e momenti nebbiosi nella fotografia, forse per immaginare il mondo visto da un cieco, con conseguente mancanza di linearità nella storia. Peccato la trama poteva offrire spunti interessanti, ma la mancanza di sviluppo durante tutta la parte centrale (e non solo), fondata sul nulla assoluto, per poi concludersi bene, ma non benissimo, non aiuta proprio, anzi, pellicola piatta, lenta e francamente noiosa, ambientata in una Bangkok ultramoderna (salvo un viaggio in Spagna) è questa.
Consigliato: No, da evitare. Non basta Lei, Blake Lively a consigliarne la visione (neanche ai suoi fan).
Voto: 4

venerdì 23 febbraio 2018

Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017)

Se il primo era stato una sorpresa, il secondo è una conferma. Perché Guardiani della Galassia Vol. 2 (Guardians of the Galaxy Vol. 2), film del 2017 scritto e diretto da James Gunn, sequel forse persino superiore del precedente, non delude affatto le aspettative, anzi, divertente, scanzonato e ironico come il primo capitolo, dalla quale riprende e migliora i punti di forza (personaggi idioti, chiari riferimenti ai mitici anni '80 e colonna sonora epica), riesce nell'arduo compito di fare addirittura meglio, cosa più unica che rara. La pellicola infatti, dove il lato migliore rimane l'alone di leggerezza che lo contraddistingue, e in cui non mancano i momenti epici e quelli commoventi (con tanto di lacrimuccia finale sulle note della bellissima Father & Son, il funerale più bello di sempre) ma il tutto senza mai prendersi troppo sul serio e mantenendo una verve comica costante e mai banale, non è soltanto un degno sequel del film originale, ma anche la sua ideale "estensione" tematica e strutturale, un colossal che incarna l'eredità del cinema delle attrazioni e la rilancia verso nuovi orizzonti. Anche perché, se l'antecedente capitolo del 2014 dei Guardiani della Galassia (rivisto per l'occasione e nuovamente adorato) si dimostrò una convincente novità dalle tinte effervescenti e giocose, Guardiani della Galassia Vol. 2 (con quel "Vol. 2" così Tarantiniano), del suo antesignano di tre anni fa, semplicemente ne conferma l'efficacia della formula, esilaranti situazioni, coloratissime atmosfere, dialoghi irriverenti, guizzanti ed a volte sboccati, una punta di sentimento ed un'azione girata con magistrale perizia (epicamente spassosi il piano-sequenza iniziale e le sequenze in slow motion), il tutto diretto dal regista del primo episodio, James Gunn, un cineasta che è stato capace di imprimere la sua delirante autorialità ad una pellicola (due se vogliamo proprio essere precisi) che va ad aggiungersi al magma indifferenziato del Marvel Cinematic Universe, in cui l'impersonale standardizzazione filmica è oramai di casa.

sabato 29 aprile 2017

I peggiori film visti del mese (Aprile 2017)

Il mese di aprile è stato un mese tranquillo, purtroppo la scorsa settimana il mio computer ha cominciato a dare segni di cedimento, e infatti l'hard disk se n'è andato insieme al monitor. Sta di fatto che da quando è successo ho rallentato un po', per via soprattutto del lentissimo vecchio portatile, ma ora, anche se ancora non tutto è stato sistemato, ho ritrovato la vecchia via, che mi porta oggi ovviamente a stilare la classica lista fine mese, che dallo scorso mese contiene i film peggiori o che non hanno raggiunto la sufficienza e quelli scartati, che questo mese sono parecchi di entrambi, per cui senza ulteriori indugi vediamo quali sono, i perché e i motivi per cui non mi sono sufficientemente piaciuti certi film e perché ho scelto di non vedere tanti altri.

MIRACLES FROM HEAVEN (Drammatico, Usa 2016): Parto subito dicendo che il film non è brutto per la storia in sé, quella vera (basata su fatti realmente accaduti) di una bambina che affetta da una rara malattia dopo un incidente e dopo un'esperienza di pre-morte per miracolo guarisce, quanto per la regia, la messa in scena, gli attori leggermente sopra le righe (Jennifer Garner soprattutto) e il poco coinvolgimento o emozione (nonostante l'argomento). In più questo è il classico film tra fede e scienza, con lei che prima la perde e poi dopo l'avvenuto miracolo la riacquista, troppo comodo così (anche se vero). Comunque non sconsiglio questo film, perché il cast di comprimari comprendente Queen LatifahEugenio DerbezJohn Carroll LynchHannah Alligood (talentuosa attrice bambina già vista in Città di carta ed altri) non è male, ma poiché niente rimane davvero impresso, fareste meglio a pensarci prima, in ogni caso almeno sapete cosa vi aspetta. Voto: 5,5

SPOOKS: IL BENE SUPREMO (Azione, Regno Unito 2015): A volte per fare un film non basta un attore, in questo caso Kit Harington (scarsino seppur bravo nei panni di "Jon Snow" in una "famosa" serie), soprattutto se gli affianchi Peter Firth (lo zio odioso di Jenna Coleman in Victoria) e soprattutto se la spy-thriller in questione, vista e rivista, è la classica minestra riscaldata, quella di ex-agente che deve rintracciare il suo capo (accusato ingiustamente) ed evitare un attentato trovando un terrorista fuggito. Alla fine ovviamente tutti felici e contenti, tranne gli spettatori che ancora una volta devono sorbirsi sempre le solite baggianate da pseudo moralisti, tra conflitti morali finti e poco credibili. In più l'azione è poca, la suspense inesistente e i dialoghi banali e superficiali, infine di colpi di scena imprevedibili nessuna traccia. Voto: 4,5

lunedì 2 gennaio 2017

Le migliori attrici e i migliori attori dei film visti nel 2016

Continuano i premi con l'ultimo tassello del puzzle in quanto il meglio di quest'anno, anche se un premio speciale ci sarà settimana prossima, e continueranno con le serie tv, ma intanto ecco la classifica di mia preferenza delle migliori attrici e attori che in questo 2016 hanno dato il meglio di sé, anche se praticamente quasi tutti hanno recitato nell'anno precedente. In ogni caso grazie alle loro intense interpretazioni alcuni hanno avuto riconosciuto il loro lavoro, altri no, ma restano grandi attori/attrici di cui sicuramente ne sentiremo parlare anche in futuro. Ma senza ulteriori indugi ecco la mia personale, come sempre, classifica finale, che in questa occasione partirà dai vincitori.




LE ATTRICI

1. Vince il Saba Awards per il cinema come migliore attrice (protagonista e non) la bravissima Julianne Moore, vincitrice per l'intenso ruolo in Still Alice anche di un premio Oscar

mercoledì 30 novembre 2016

Creed: Nato per combattere (2015)

Inutile sottolineare che attendevo da tempo di vedere questo film, era da gennaio infatti, da quando ne parlai all'epoca della sua uscita, che aspettavo di ritrovare uno dei miti della mia infanzia, ovvero Rocky. Alcuni ricorderanno il post pubblicato a inizio gennaio, (che trovate qui), dove spiegavo i motivi e il perché la saga e il suo personaggio sono diventati simboli di forza e coraggio per me e per tutti. In ogni caso per rientrare in clima, ho aspettato un po', non perché non ho avuto tempo prima di vederlo (anche se avevo un calendario da seguire) ma perché prima ho visto grazie a Sky, che a proposito per l'occasione della sua mandata in onda ha predisposto un canale apposito per rivedere l'intera straordinaria saga, prima il bellissimo 'racconto di cinema' di Nino Castelnuovo, l'esperto di punta sul cinema della piattaforma satellitare, un racconto emozionante e incredibile, al pari del successivo documentario Da Creed a Rocky: la leggenda continua, con interviste agli attori del cast, i produttori e quant'altro. Insomma qualcosa di interessante e bello, che vi consiglio di vedere se già non l'avete fatto. Comunque ritornando a questo settimo capitolo della saga (anche se a dir la verità è uno spin-off che si svolge in ogni caso dopo Rocky Balboa, sesto film della serie), intitolato Creed: Nato per combattere (Creed - 2015) a primo impatto è un film bello ma non così eccezionale come mi aspettavo, perché nonostante ho ritrovato con piacere quel gusto vintage e demoralizzante (più emozionante) di un tempo non tutto è filato liscio, anzi, fila così velocemente (sbrigativo) che molte cose vengono accelerate senza mai fermarsi, troppi repentini cambi di direzione, fatto che aggiunto a molti punti oscuri o momenti, meglio situazioni, non spiegate abbastanza dettagliatamente, lasciano poco tempo di riflessione, praticamente non ci sono pause, non che sia un male però ci voleva qualche punto morto per riprendere meglio le emozioni, la storia lasciate a metà, anche se il sesto capitolo era il perfetto finale della straordinaria avventura vissuta dallo Stallone Italiano. Invece no, perché grazie ad un giovane regista, Ryan Coogler, al suo secondo lavoro importante (dopo Prossima fermata Fruitvale Station), il primo per me, quella storia ha potuto avere un seguito, un seguito che in certi momenti assomiglia ad un remake, dato che la storia, i temi e il finale sembra ricalcare il primo fantastico film. Certo, letti in chiave moderna per le nuove generazioni ma leggermente troppo simili, anche se proprio per questo il film mi è piaciuto di più, ma soprattutto perché torna il lato umano e non solo i muscoli e quelle atmosfere molto "cotonate" da anni '80. Insomma un film che efficacemente riporta in auge un mito, un mito che riesce a far risultare una pellicola non straordinaria ma tutto sommato credibile e anche e soprattutto riuscita.

giovedì 17 marzo 2016

I mercenari 3 (2014)

I mercenari 3 (The Expendables 3) è un film del 2014, sequel del film I mercenari 2, la terza pellicola della saga degli Expendables, iniziata nel 2010 e creata da Sylvester Stallone, protagonista dei film e regista del primo capitolo. Andato in onda su canale5 il 7 marzo scorso, è stato l'ultimo dei film première cinema di mediaset. In questo nuovo capitolo dei Mercenari, Barney (Sylvester Stallone), Christmas (Jason Statham) e il resto della squadra si ritrovano faccia a faccia con Conrad Stonebanks (Mel Gibson), che anni prima aveva co-fondato Gli Expendables con Barney, ma che in seguito è diventato un trafficante di armi senza scrupoli, uno che Barney era stato costretto a uccidere...o almeno così pensava. Ma nella squadra di Barney Ross si materializza il più prevedibile eppure il più clamoroso degli eventi, un incidente che mette a serio repentaglio la vita di uno dei membri. L'evento spinge Ross a trovarsi un'altra squadra, fatta di giovani, più veloci ed esperti di alta tecnologia, a cui non sia legato da una profonda amicizia, per portare a termine una nuova missione, quella infatti di eliminare Stonebanks che lui vorrebbe morto ma che deve catturare, non solo a causa del ferimento del suo amico ma anche perché Stonebanks, sfuggito alla morte, ha ora come principale missione quella di eliminare Gli Expendables. Liberarsi degli amici di una vita e tenerli lontani da un bel complesso di esplosioni però è più difficile del previsto. Inutile sottolineare che questo film d'azione è una pellicola dove si sprecano proiettili, bombe, granate, mezzi corazzati, elicotteri, arti marziali in una formula chiassosa dove gli eroi vincono ed i cattivi perdono, accumulando cataste di cadaveri senza alcuna drammaticità, e ci si diverte. Inutile dire poi che questo film non si discosta dal suo vero obbiettivo, intrattenere, facendolo in modo eccelso anche e nonostante parecchi difetti e buchi nella sceneggiatura.

domenica 10 gennaio 2016

Il ritorno di Rocky

Il 14 gennaio tornerà al cinema Sylvester Stallone nei panni del pugile più amato del cinema, Rocky. Settimo capitolo della saga, che avrà come protagonista principale però il figlio di Apollo, il film si intitola infatti Creed: nato per combattere. Ma prima di parlare di questo, essendo Rocky uno dei personaggi cinematografici più apprezzati del cinema e di una delle mie saghe preferite, non potevo esimermi e cogliere l'occasione di approfondire il mio rapporto con questa saga, quasi leggendaria. Ogni qualvolta passa in televisione (qualunque capitolo, tranne il quinto..) cerco di non perderlo, e rivederlo per la centesima volta non mi pesa, anzi, ogni volta riscopro qualcosa che avevo dimenticato o perso, anche se ormai conosco tutti i film come le mie tasche, non c'è niente che non so o ricordo. Ovviamente ci sono cose che un'amante di questa saga apprezza o disprezza di più di altri, pregi e difetti, per me più pregi. La prima cosa pregevole e apprezzabile di tutto è la stupenda musica, con canzoni entrate nel cuore e molte indimenticabili, una colonna sonora da pelle d'oca, una delle migliori della storia. Tante le bellissime scene difficili da dimenticare. Scene e situazioni che non avevano solo lo scopo di rendere migliore un film, ma anche insegnare e far capire tante cose, avevano sempre un fondo di verità e uno scopo preciso, infondere nella società dell'epoca, ottusa in piena crisi culturale, dal razzismo alla guerra fredda, la speranza di un futuro migliore. Uno scopo educativo anche, la forza di volontà, di non mollare mai, a partire dal primo capitolo, il migliore di tutti probabilmente, dove un pugile dilettante e che si diletta a riscuotere crediti sfrutta un'opportunità d'oro per diventare qualcuno nonostante la vita non gli ha regalato nessuna chance, nessuna opportunità di riscatto che arriva quando tutto sembra perso. Sfrutta in pieno questa chance e nonostante la sconfitta sa che una possibilità c'è stata. Con grande sorpresa il film vincerà ben tre Oscar. Tanti temi e tematiche emergono dai film di Rocky, la tenacia, la voglia, il riscattarsi, il non farsi mai abbattere, di non smettere di lottare, non arrendersi mai e tanto altro ancora. Prima di continuare nel viaggio nella saga, un difetto importante della stessa, i combattimenti, epici ed emozionanti ma palesemente non veritieri.