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venerdì 23 giugno 2023

Le serie tv del mese (Giugno 2023)

Dai giocattoli ai videogiochi il passo è breve, e dopo la bella docuserie (in tre stagioni) de I giocattoli (della nostra infanzia), che era appunto incentrata sulla storia di importanti linee di giocattoli, ho finalmente visto/recuperato anche High Score, da Space Invaders a Doom, un viaggio con Netflix, un viaggio nostalgico, appassionante e galvanizzante, nella storia dei videogiochi, dalla loro nascita fino alle console moderne. E questo attraverso varie interviste a sviluppatori e videogiocatori protagonisti del periodo di riferimento, che va dagli anni '70 ai '90. Memorabili soprattutto tutti i retroscena dietro alla creazione di giochi come Pac Man e Sonic. Nel complesso in ogni caso, sono rimasto piacevolmente soddisfatto da tutto quello visto, certo, non sempre, nel corso dei sei episodi, la serie centra perfettamente toni, ritmo e l'alto interesse verso la materia (e comunque non è perfetto, non è completo come una enciclopedia, e si "dimentica" molti protagonisti, sia persone che videogiochi o hardware), ma il documentario si dimostra comunque un ottimo viaggio nella (ri)scoperta delle prime console e nel successo crescente, crisi annesse, dei videogiochi dal 1978 al 1993. Inoltre, vero e proprio punto di forza, High Score riesce ad elevare la semplice cronaca arrivando ad affrontare tematiche sociali, morali e culturali che ancora oggi vengono discusse quando si parla di videogiochi. Un tocco di nostalgia ben dosato e l'emozione è completa, soprattutto per chi ha speso un bel po' di tempo durante l'infanzia e l'adolescenza in sala giochi o davanti ad una console. E per gli altri (che non rientrano nella categoria dei gamer) l'opportunità di scoprire un sacco di informazioni sul mondo dei videogame, perché insomma è imperdibile.

The Defenders (Miniserie) - E venne (finalmente) il giorno (i pezzi del puzzle alla fine ricomposti) in cui i quattro supereroi Marvel delle serie tv ex Netflix si unirono insieme per affrontare una minaccia comune, proprio come gli Avengers del grande schermo. Che gli eroi si chiamino Vendicatori o (come in questo caso) Difensori, il risultato è quasi lo stesso (più o meno), l'unica differenza è che al cinema i costi sono molto più alti mentre qui si gioca al risparmio, sia sui nemici da combattere (la cosiddetta "mano" capitanata dal nuovo villain, capo delle "cinque dita", Alexandra, la brava ma inconsistente non per colpa sua Sigourney Weaver) che sugli episodi prodotti (solo otto sui consueti tredici delle singole serie). Mantiene una certa qualità evidente sia nel comparto tecnico che visivo, ma evidenzia alcuni problemi in sceneggiatura. Piuttosto gradevole e divertito nella prima parte, ma troppo "arrampicato" nella seconda, quando è in scena (quel bamboccio di) Iron Fist, poi, è persino noioso. Passa una buona metà di stagione prima che si giunga ad un compromesso d'azione, il nemico poi è molto subdolo, poco coerente nelle guerre interne e con un obiettivo un po' superficiale. Belli i combattimenti anche se un po' troppo esagerati e finti in alcuni passaggi. Girata e montata in fretta, quella che doveva essere un punto d'arrivo e di svolta, si rivela più una pura formalità, ed è questo che non va decisamente giù. Un vero peccato. Voto: 5,5

venerdì 16 dicembre 2022

I film del mese (Dicembre 2022)

Anche sul Cinema chiude il sipario, un anno è passato e tanto ho visto ed ho apprezzato, ma anche odiato (tra un paio di settimane saprete chi più e chi meno), tra vintage e moderni più di 200 titoli recensiti, un bel bottino che in numero replicato sarà il prossimo anno. Ma il 2023 non si aprirà con la sua consueta rubrica sui film di Natale visti durante le Feste, bensì con un altro speciale cinematografico (non svelo il "protagonista"), che tuttavia è migrata in questo listone decembrino, ben 6 film di Natale accompagnati da altri, ultime rimanenze disponibili. Ed a proposito del Natale (che ancora deve arrivare), potevo esimermi io nel non vedere l'Holiday Special dei Guardiani della Galassia? Assolutamente no, e da Disney Plus ho visto questo recentissimo lavoro/prodotto, spassoso ed effimero come dev'esserlo uno speciale a tema di 44 minuti, un antipasto al previsto terzo episodio delle avventure della scalcinata e irresistibile banda spaziale, che segnerà anche l'addio di James Gunn ai Marvel Studios. Guardiani della Galassia Holiday Special è infatti un corto divertente, piacevole e unico, che riprende la classicità del natale, accompagnandola con l'ironia dei Guardiani (Kevin Bacon nel ruolo di sé stesso è la vera chicca dello speciale, che oltre a far parecchio ridere si concede anche qualche sentimentalismo, immancabile in una storia di Natale). James Gunn colpisce ancora in uno speciale che coordina sorrisi ed emozioni. Una meravigliosa montagna russa emotiva che ho tanto apprezzato. La stessa montagna (ma con alti e bassi giudizi) con cui ho fatto i conti questo mese cinematografico.

Pinocchio (Fantastico/Avventura/Musicale 2022) - Da Robert Zemeckis proprio non me l'aspettavo, va bene che con Le streghe il campanello d'allarme era già scattato, ma scendere così in basso sembrava impossibile, e invece tutto maledettamente vero (abbiamo perso anche lui?), non volevo crederci però se non brutta è sicuramente inutile ed evitabile questa versione "umana ma non tanto" del classico Disney di Pinocchio. Quasi copia/incolla della prima versione ma senza un briciolo di magia. Un leggero tentativo di raccontare qualcosa del passato di Geppetto per poi passare sui binari conosciuti. A parte la fata "turca" ovviamente, molto utile veramente. Ne viene fuori un film artificioso, poco ispirato e pure poco disneyano. La CGI ha alti e bassi, alcune trovate si comprendono poco e fondamentalmente è un prodotto più annacquato del precedente. Da salvare il solo Tom Hanks come Geppetto. Voto: 5
 
Licorice Pizza (Romantico/Commedia 2021) - È una storia d'amore sui generis quella che ci racconta Paul Thomas Anderson nel suo ultimo lungometraggio. Un film più aperto e leggero rispetto al (personalmente deludente) Il filo nascosto, e forse per questo molto più riuscito. Anche se questo è un film strano, circondato da un'aura che non riesco a definire, tra il surreale e il grottesco ma comunque sempre in perfetto equilibrio tra il racconto di formazione e il sentimentale. Grazie a una discreta regia e ad una caratterizzazione dei personaggi piuttosto gradevole, unita alla buona prova del cast, soprattutto quella dei due protagonisti, la storia procede in maniera interessante e piacevole da seguire, nonostante le oltre due ore di durata. Lascia allo spettatore una sensazione positiva, anche se non meglio identificabile, di una storia raccontata con dovizia e con una certa forza emozionale che si fa ben volere fin dalle prime battute. Un film straordinario che vive di momenti perché in fondo non ha bisogno di una storia, ma crea un mondo attorno a queste due figure senza accenni al nostalgico. Bello davvero. Voto: 7,5

mercoledì 31 agosto 2022

I film del mese (Agosto 2022)

Altri quattro grandi ed iconici film nella seconda stagione (come avvenuto nella prima, qui) della docuserie gemella dei "giocattoli", che racconta la storia e la realizzazione (di alcuni) de I film della nostra infanzia più importanti. Essa propone infatti titoli di livello assoluto, per raccontare la genesi di alcuni grandi cult del cinema. Si tratta di una stagione un po' più lineare con racconti di produzioni meno tribolate, ma sempre nel senso dell'arricchimento culturale e dell'intrattenimento. Nel dettaglio e secondo le mie preferenze cinematografiche, si parte dal discreto Pretty Woman, la commedia romantica con Richard Gere e Julia Roberts che inizialmente doveva chiamarsi "Tremila", si continua con il bellissimo Forrest Gump, film che ai Premi Oscar del 1995 ottenne ben 6 statuette a fronte di 13 nomination e che malgrado i problemi di casting e budget divenne un classico degli anni '90, si prosegue con lo straordinario Jurassic Park, il film del 1993 diretto da Steven Spielberg e tratto dal romanzo di Michael Chrichton (ottenne un successo tale da dare il via a un enorme franchise che continua ancora oggi) che sconvolse il modo di fare cinema, e si finisce con il capolavoro Ritorno al futuro, con Robert Zemeckis e Bob Gale che da anni avevano in progetto l'idea di realizzare il film, ma che sono stati più volte bloccati dagli insuccessi delle loro produzioni precedenti. Conoscevo già bene la storia di Eric Stoltz, ingaggiato per il ruolo di Marty McFly perché Michael J. Fox durante il periodo delle riprese era impegnato con il telefilm Casa Keaton e della sua successiva sostituzione in corso di riprese, ma ho scoperto tante altre curiosità, tra cui la storia legata al nome del film, che agli inizi non doveva chiamarsi Ritorno al Futuro. E insomma altro grandissimo tuffo nostalgico, ed un altro a disposizione ancora c'è, ma nel frattempo goduto al massimo. Ecco invece le proposte moderne (ma non solo).

Assassinio sul Nilo (Dramma/Giallo 2022) - Kenneth Branagh tenta di bissare il successo dell'Orient Express riadattando un altro classico della Agatha Christie già portato sullo schermo più volte, ma se nel 2017 è riuscito a vincere facile (pur restando diverse spanne sotto rispetto al cult di Sydney Lumet) grazie ad un cast all-star e ad una trama gialla fra le più belle della storia del genere, qui non si può dire altrettanto, con un intreccio molto meno appassionante e un cast, Annette Bening a parte, di volenterosi ma insipidi "sconosciuti". Inutile e pernicioso il tentativo (del Branagh regista) di umanizzare (il Branagh attore) Poirot inventandogli un passato traumatico con tanto di incidente di guerra e amore perduto, il fascino del personaggio sta proprio nel suo essere "disumano", impermeabile ai sentimenti e alle passioni terrene, che lo mette sempre al di sopra delle parti e gli permette di avere un punto di vista non inquinato sulle varie situazioni che lo circondano. Sarà pure di buon intrattenimento, ma il passo indietro è evidente (un remake decisamente inferiore all'originale). L'eccellente comparto tecnico salva (in corner) la baracca. Nel complesso, un film apprezzabile dal quale mi aspettavo molto di più. Voto: 6

Little Joe (Sci-fi/Dramma 2019) - L'idea è interessante, forse non originalissima alla base, e crea anche una certa inquietudine, ma a volte lo sviluppo che ne consegue appare un po' troppo piatto, senza grandi acuti, se si escludono quelli nella parte finale. Il ritmo narrativo non è dei più fluidi e la scelta di utilizzare musica popolare giapponese risulta piuttosto fastidiosa, influendo sulla visione. Nonostante i difetti riscontrabili, Little Joe (della regista austriaca Jessica Hausner, di cui primo film che vedo) ha del potenziale da esprimere, un discreto apporto del (buon) cast (in particolar modo quello della protagonista interpretata dalla premiata a Cannes 2019 Emily Beecham) e una sceneggiatura che sembra ispirarsi a classici del cinema fantascientifico (in particolar modo da L'invasione degli ultracorpi), cercando di portare nuova linfa in un mix tra dramma e psicologia. Non male ma forse nello stile fin troppo algido e controllato, nella scrittura fin troppo lento ed astratto, nella "risoluzione" fin troppo ambiguo, per coinvolgere e/o convincere pienamente, tuttavia meritevole di visione. Voto: 5,5

martedì 16 novembre 2021

Le (mini)serie tv del mese (Novembre 2021)

Dopo aver concluso la "missione recupero" di quest'anno, con altre che probabilmente ci saranno nei prossimi anni, si ritorna al solito ritmo, ritmo che prevede la visione delle serie in lista, lista decisamente recente, con qualche piccola eccezione. Infatti nel compilare questa lista di sole (e nove) miniserie, ne mancavano alcune, così ho ripiegato su miniserie di cui sì è parlato parecchio negli scorsi anni. In ogni caso, da questa specie di speciale miniserie televisive, tante cose buone, anzi buonissime, e poche cose non tanto buone. Raggruppate non per caso, formano un misto di generi niente male, miniserie, che ricordo si definiscono in questo modo poiché non ci sono seconde stagioni e tutto si conclude in una sola botta, che un segno hanno comunque lasciato, e non solo a me.

Alias Grace (Miniserie) - La serie sorellina di The Handmaid's Tale (basata anch'essa su di un romanzo della Margaret Atwood, che tuttavia al contrario della sorella si ispira a fatti realmente occorsi intorno al 1840) non è male (tecnicamente è ben curata), però in virtù di aspettative migliori, essa parzialmente delude, nel suo essere leggermente fredda e decisamente ambivalente, non rimane così tanto impressa nella testa. Una giovane donna è accusata dell'omicidio del suo datore di lavoro e della governante della casa in cui è impiegata. Ambientato in Canada a metà ottocento, una serie il cui fulcro è la divergenza tra la vicenda reale e la versione della protagonista, come emerge dal racconto della stessa. La serie "lavora" in particolare sulla psicologia di un personaggio principale dalla doppia personalità, benissimo interpretato da Sarah Gadon, autrice di una prova ricca (anche troppo, ma non per sua colpa) di sfumature e ambiguità (è lei comunque l'unica, di tutto il cast, ad offrire una degna performance, fra di loro, abbastanza incolore, compare anche il regista David Cronenberg). In questo senso la vera dote de L'altra Grace (da titolo italiano, comunque meno efficace dell'originale) è sì la sua capacità di essere una miniserie intrigante, pronta a far dubitare le sicurezze dello spettatore giocando con il suo orientamento, rendendo possibili soluzioni diverse tra loro (non è mai infatti ciò che sembra), ma il troppo stroppia. Prodotta da Netflix, è una serie molto lenta, dove ogni puntata, cogli qualcosa di nuovo, ma sempre pochissimo alla volta. Quindi devi avere molta dedizione per arrivare fino alla fine. Che lascia tutto aperto, comunque. La verità ce la creiamo noi. Forse sei puntate sono un po' troppe per i fatti narrati, non è probabilmente per tutti ed è fin troppo letteraria. Dal mio punto di vista, una miniserie abbastanza dimenticabile, anche se ha vari spunti affascinanti (certamente fa riflettere sulla condizione disumana della donna nei secoli scorsi), con un finale troppo affrettato seppur di buon impatto. Quale che sia la verità, infatti, di una vicenda che ancora oggi rimane avvolta nel mistero, Grace ha sofferto umiliazioni di ogni genere per anni, per cui il finale rimane accettabile (sebbene non del tutto condivisibile). Voto: 6
 
La regina degli scacchi (Miniserie) - Una miniserie (basata sull'omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis) riuscita (che riesce a tenere incollati allo schermo) e coinvolgente (c'è abbondante spazio per le emozioni) benché tratti un argomento piuttosto ostico e non proprio alla portata di tutti come gli scacchi. Ci si sofferma molto sulla personalità della protagonista (interpretata alla perfezione dalla abile e dotata di un fascino particolare Anya Taylor-Joy), una bambina tanto geniale negli scacchi quanto sfortunata e fragile nella vita, e su una perfetta ricostruzione ambientale (con scene e costumi che permettono allo spettatore una vera e propria full immersion negli anni '60 e '70, sullo sfondo l'inquietante ma a suo modo affascinante clima della guerra fredda USA-URSS), aspetti che permettono di passare sopra ad una storia facilmente prevedibile (gli scacchi come forma di salvezza e di riscatto, ma anche di ossessione e desolazione). Tecnicamente ineccepibile, nonostante qualche sbavatura (qualche aspetto magari, come le dipendenze mai approfondito in maniera esauriente, la sceneggiatura presenta inoltre alcune forzature che riguardano i punti chiave della storia, a mio parere forse un po' troppo enfatizzata) è un lavoro che merita sicuramente una visione. Un lavoro in cui per una volta a prevalere è decisamente la forma sulla sostanza, pur valida. La storia è interessante ma non è, a mio giudizio infatti, la chiave del successo del lavoro di Scott Frank. La regina degli scacchi, una miniserie assolutamente godibile, indubbiamente uno dei recenti migliori lavori firmati Netflix. Voto: 7+

venerdì 2 luglio 2021

I film del periodo (14-30 Giugno 2021)

Giugno è stato il mese della svolta, della ripartenza, ed ora che è finito, ne comincia un altro, un mese estivo che si prospetta anche migliore, un mese di Luglio in cui tra l'altro festeggiare (il 22) l'anniversario di questo blog (il sesto), ma non solo. Infatti da martedì 6 riparte l'abituale appuntamento con la Notte Horror, la rassegna cinematografica a tema che, arrivata alla sua ottava edizione, riproporrà, grazie alla più famosa cricca di blogger cinefili della blogosfera, serate terrificanti da leggere (e poi chissà vedere). Va da sé che il mio turno sarà ad Agosto, ma il mio consiglio è quello di non perdersi un appuntamento, dall'inizio alla fine, e con l'aiuto di un calendario sarete sempre informati. Che poi mi toccherà il 17 di Agosto, eppure due settimane prima (più precisamente il 4) ci sarà un altra rassegna, stavolta ad opera dell'altra cricca di blogger più cool della blogosfera, quelli della Geek League, tornerà infatti il Geekoni Film Festival, che proporrà nuovamente ai nostri lettori recensioni di film per ragazzi, quindi sì, parecchia carne al fuoco all'orizzonte. Ma nel frattempo ecco cosa ho visto nella scorsa seconda parte di Giugno, un mix (succoso ed interessante) di azione, dramma, commedia ed avventura, tra biopic, film animati e tanto altro.

Dogtooth (Dramma/Thriller 2009) - Ancora prima di The Lobster (il suo migliore a parer mio), Il sacrificio del cervo sacro e La favoritaYorgos Lanthimos mostrava una certa propensione nel colpire lo spettatore e portarlo su terreni poco battuti, cercando di spiazzare e coinvolgere in maniera quasi surreale. Questo Dogtooth esalta queste caratteristiche del regista greco con una storia quasi grottesca nei dialoghi, decisamente surreale per come si presenta e, per certi versi, criptica per quello che mostra ma non spiega. Tutto questo tratteggiando in maniera spietata le abitudini di una strana famiglia. Il tema "familiare" molto caro al regista è così una escalation di situazioni che porta inevitabilmente alla goccia che fa traboccare il vaso. In questo caso una ragazza esterna che ha "perfino" un nome. Un vaso in cui l'assurdo regna ovunque e diventa la regola, la norma. Tutto è capovolto e nulla è come sembra, ma è indubbio che ci sia qui follia, oppressione, ignoranza, cecità spirituale e mentale. Facendo diventare il tutto un vero trattato sociologico, un film morboso ricco di sfumature, con una riflessione sull'amore e sulla famiglia, sul linguaggio fino a toccare il rapporto con gli animali. L'amore come forma di possesso emerge come elemento destabilizzante e portatore assoluto di negatività. Film che purtroppo risente di una impostazione eccessivamente accademica e per paura di cadere in un didascalismo che ne limiterebbe le potenzialità interpretative, si lascia andare a un rigore formale che lascia troppo in sospeso e mutila il film di un momento topico, di confronto, imprescindibile per comprendere almeno in parte le dinamiche familiari. Tutto è lasciato allo spettatore ma il tutto è troppo. Alla fine un buon film (che grazie anche a un cast volenteroso, tra cui la povera Mary Tsoni ritrovata morta pochi anni fa, riesce a non scadere nella noia estrema), ma a mio parere incompleto. Al regista va comunque il grande merito di coinvolgere e bloccare lo spettatore in quella logica perversa il cui risultato è una sensazione di totale claustrofobia, e non è poco. Voto: 6,5

El bar (Commedia/Horror 2017) - Un giorno come tanti in un bar nel centro di Madrid. Personaggi pittoreschi che fanno colazione, il primo cliente che esce viene freddato. Le strade si svuotano, nessun telegiornale ne parla, i cellulari sono senza rete. L'incubo è all'esterno o il vero pericolo è all'interno del bar? Álex de la Iglesia è uno dei pochi registi viventi che riconosceresti un suo film già al primo frame. Il suo grottesco è un marchio di fabbrica, a volte cade nello splatter, altre volte nell'horror o nel trash più sconcertante, ma è sempre intriso di genialità. Non parliamo di capolavori, per carità, ma di un cinema divertente e con picchi di grandi trovate. El bar è una pellicola gustosa e che nel suo essere di poche pretese, riesce a nascondere bene alcuni aspetti molto interessanti. Lo fa in modo intelligente, nonostante una sceneggiatura a volte titubante, riesce a creare dei personaggi realistici e a creare situazioni. Buona in questo senso la prova del cast (tra Mario Casas e Jaime Ordóñez, ecco spuntare la bella Blanca Suárez), con personaggi (appunto) abbastanza curati e disparati. Álex de la Iglesia ha fatto film migliori di questo (vedasi Ballata dell'odio e dell'amore o Le streghe son tornate), ma rimane comunque un prodotto discreto. Voto: 6+

lunedì 3 maggio 2021

I film del periodo (12-30 Aprile 2021)

Vi ho fatto attendere parecchio (quasi 20 giorni) prima di presentarvi questa seconda parte dei Prime Video (la prima parte la trovate Qui), e me ne scuso, ma dovete capirmi, recensire tutta questa ulteriore lista non è stato facile, anche perché mai avevo recensito 17 (+1) film in una botta sola, è non per caso questo il post cinematografico più "corposo" mai scritto. Ma ce l'ho fatta, spero apprezziate tutto ciò, e spero anche non vi dispiaccia se vi parlo prima di un film che ho (sempre dal catalogo Prime) rivisto. Si tratta di Altered - Paura dallo spazio profondo (anno 2006) del regista Eduardo Sánchez, che l'anno scorso con l'innovativo segmento A Ride in the Park in V/H/S 2 mi divertì. Regista che qualche anno dopo il successo di Blair Witch Project realizza questo fanta horror a basso budget (il film si incentra su un gruppo di uomini che hanno a che fare con degli alieni in un bosco, diversi anni dopo aver già avuto a che fare con questi ultimi) ma piuttosto godibile, dimostrandosi molto abile nel sapere utilizzare al meglio le limitate location, riuscendo a dosare bene la tensione e regalando anche qualche momento splatter che male non fa (effetti speciali un po' rozzi ma efficaci). Non aiuta la sceneggiatura un po' grossolana ed il cast non è proprio il massimo ma la pellicola risulta ugualmente gradevole, risulta meritevole di una visione o, come nel mio caso, di una revisione. A tal proposito, se ne ho parlato in questo trafiletto iniziale è perché come per Lost in translation e Speed Racer (rivisti settimane fa per far contenti alcuni di voi), non conterà ai fini della classifica finale dell'anno in corso, solo i film visti in "prima visione" infatti contano e conteranno (discorso diverso invece per quelli Vintage). Detto ciò, buona ulteriore lettura.

Antebellum (Horror/Thriller 2020) - La classificazione horror è un po' ingannevole, a meno che non s'intenda l'orrore del persistere nella nostra società di mali atavici come il razzismo. Su tutto ciò ruota questo strano film, una sorta di social-thriller con sfumature da fantascienza (ma neanche troppo), che mescola passato e presente. Il consiglio è di approcciarsi alla visione sapendo poco o nulla della trama, per lasciarsi sorprendere dagli eventi e dalla crescente tensione. L'abilità dei registi (Gerard Bush e Christopher Renz) è quella di fornire certezze per poi sistematicamente smontarle attraverso piccoli particolari. E quando si riesce a comprendere quanto sta accadendo si rimane affascinati da come sia stata strutturata l'opera. Al netto di certe incongruenze e di alcuni difetti (tipo quando eccede nell'enfasi di alcune sequenze), è un lavoro tosto e avvincente, che non disdegna di lanciare messaggi (feroci e allo stesso tempo inquietanti) e denunciare soprusi, di ieri e di oggi. Un thriller che ti entra dentro marchiandoti a fuoco. Buona prova di Janelle Monáe, e di tutti gli altri attori coinvolti. Voto: 6,5

Eat Local - A cena coi vampiri (Horror/Commedia 2017) - B-movie a tema vampiresco che miscela, o tenta di farlo, il fattore horror (dettato dai vampiri) con lo humor di estrazione british, un po' grezzo e povero di vere grandi idee. Il risultato, nonostante tutto, appare abbastanza dignitoso e assicura una visione innocua, senza fesserie abnormi (a parte i visori termici che spariscono nel momento del bisogno) ma anche senza eccellere più di tanto. I dialoghi nonsense, volutamente demenziali, risultano abbastanza divertenti. Effetti e make up abbastanza riusciti (il resto del comparto tecnico idem). Cast niente male, Tony Curran riveste i panni del vampiro. Anche la regia è piuttosto buona e per questo non mi sento di stroncare questo esordio dell'attore Jason Flemyng (le basi sono discrete per un secondo film senza sbavature). Tra proiettili schivati a colpi di scenette comiche e la vecchietta che esce fuori sparando a colpi di mitraglia gridando "figli di buona donna", il film si rivela infatti un horror comedy dal gusto britannico tra freddure ed episodi divertenti, decisamente simpatico. Voto: 5,5

mercoledì 31 marzo 2021

I film del periodo (15-31 Marzo 2021)

Due settimane fa le candidature agli Oscar di quest'anno, Premi che seppur ridimensionati regaleranno come sempre sorprese, sorprese che personalmente già le nomination hanno riservato. Già perché sorprendentemente (giacché le altre volte uno o nessuno avevo già visto) due film che ho visto nella lunga lista di film ci sono (lista di 37 film esclusi i cortometraggi, ho provveduto in tal senso ad aggiornare il post della Promessa). E sono Pinocchio, che mi era piaciuto e l'avevo parzialmente promosso, ed anche se all'epoca non avevo dato peso ai costumi ed al trucco tutto sommato mi sembra giusta la candidatura (ma oltre tuttavia non credo andrà), e l'altro è Shaun, vita da pecora: Farmageddon - Il film, carino sì ma non da Oscar a parer mio, però fa piacere sapere che la stop motion venga ancora presa in considerazione, perché è una tecnica stupenda. Gli altri com'è ovvio quando mi sarà possibile vedrò, e in tal senso se uno dei 37 è già in questa lista periodica cinematografica, altri ce ne saranno nella prossima, e più precisamente i tre Amazon Original candidati. Infatti da inizio marzo fino a Pasqua sto usufruendo del mese gratis a disposizione in seguito ad un acquisto di compleanno, e quindi ne sto approfittando per recuperi e visioni speciali. Ed a proposito di visioni speciali, anch'io non ho resistito e nonostante una certa titubanza ho visto Zack Snyder's Justice League. Ma ho visto anche altri film.

Zack Snyder's Justice League (Fantastico/Azione/Avventura 2021) - Un film di cui si è parlato abbastanza, ma la mia versione devo dare lo stesso. Quello che posso dire è che rispetto alla versione "originale", che tra l'altro mi risultò un pochino indigesta (qui), è migliore, ma non per questo più bella. Che poi migliore non tanto tecnicamente (e quel formato 4:3 io non l'ho capito) quanto per l'attenzione al dettaglio, miglioramenti che effettivamente migliorano l'esperienza di visione, di una pellicola che tuttavia non risulta più impattante di quello che era, non bastano minuti in più, suddivisioni di capitoli e migliaia di rallenty ad aggiustare un prodotto di base già difettato e squilibrato di suo. Al massimo mezzo voto in più (aggiunto a 5) a questo sopravvalutato lavoro, un lavoro che meritava sì d'esser concluso ma pure d'esser dimenticato. La DC deve assolutamente cambiare passo, perché così (personalmente parlando) non va bene. Voto: 5,5

La casa del terrore (Horror/Thriller 2019) - La struttura della storia richiama (abbastanza palesemente) Il tunnel dell'orrore di Tobe Hooper, anche se in fondo è sempre la solita medesima storia già narrata in altri millemila horror. L'originalità bisogna cercarla da un'altra parte. Gli do la sufficienza, anche se minima, principalmente per due motivi. Il primo è che la carne da macello, che rimane comunque tale, ha un tasso di idiozia collettivo molto contenuto rispetto alla media, di conseguenza non ti metti nei panni degli assassini per ammazzarli nel modo più doloroso possibile. Il secondo motivo è la location, scenograficamente efficace (tipo Hell Fest, per intenderci) e con trappole ben congegnate. Positivo anche il fatto che non ci sono (almeno in questo specifico caso) inutili spiegoni sui villain, ammazzano, punto. Il fattore gore è discreto, la regia se la cava dignitosamente, così come il cast che fa il suo senza grosse incertezze. La coppia di registi Scott Beck/Bryan Woods (sceneggiatori del sorprendente A quiet place) omaggia con successo e umiltà certo horror retrò, senza pensare di realizzare qualcosa di innovativo. Il non voler strafare ma limitarsi a regalare uno spettacolo degno del puro intrattenimento si rivela carta vincente. Non resterà negli annali ma diverte, nonostante un finale non proprio memorabile e una tormentata love story che poco si amalgama con il racconto principale. Vedibile senza sforzi. Voto: 6

Le verità (Dramma 2019) - La famiglia continua ad essere il fulcro pulsante del cinema di Hirokazu Kore'eda, anche se in questo caso (nel caso di un film che sviscera temi quali appunto rapporto genitori-figli, allorché discorso metafilmico sull'arte, riflessioni sul potere della parola e sulla natura ingannevole della memoria) il regista emoziona e coinvolge infinitamente meno che in altre occasioni (non c'è confronto per esempio con il bellissimo Un affare di famiglia). Forse "paga" l'ambientazione europea o il fatto di aver battuto sentieri già noti. Anche le parti metacinematografiche non restano nella memoria. Si ha una sensazione di freddezza ed eccessivo controllo del tutto che non giova sul piano emozionale. La Catherine Deneuve e la Juliette Binoche sono brave (Manon Clavel "bella" sorpresa), il personaggio di Ethan Hawke non si capisce bene che funzione abbia. Buon film ma, visto il nome del regista, un po' deludente. Voto: 6

lunedì 31 agosto 2020

I film del periodo (14-31 Agosto 2020)

Se non lo sapevate il 1° Agosto del 1981 nasceva MTV, da quel momento il mondo della musica e della TV cambieranno per sempre. E così a quasi quarant'anni da quel giorno, da sabato 1 agosto e poi a rotazione, Blaze (in esclusiva su Sky al canale 124) ha proposto La nascita di MTV, un documentario (prontamente visto, anche se a distanza di molti giorni) che ripercorre la genesi dell'emittente che ha rivoluzionato la musica e il modo di seguirla in tv, lanciando artisti, mode e stili. Un nuovo linguaggio, un nuovo mondo quello di MTV, a partire dal logo e dalla famosa scena dello sbarco sulla Luna che lanciò le trasmissioni. E l'idendità di MTV fu subito ben definita anche grazie al primo video musicale trasmesso. Si tratta di Video Killed The Radio Star dei britannici The Buggles, a segnare una nuova stagione. Bastò poco perché il canale diventasse il punto di riferimento culturale per intere generazioni oltre che vetrina privilegiata per le star che ambivano a esserne ospiti. E proprio artisti del calibro di Sting, Eurythmics, Brian Ferry e Billy Idol raccontano La nascita di MTV per dare il proprio punto di vista sulla sua storia. Alle interviste si aggiungono poi immagini di archivio e interventi di autori e VJ che hanno dato vita un brand icona della cultura pop degli ultimi quarant'anni. Insomma un qualcosa di decisamente interessante, da vedere certamente e sicuramente da consigliare a tutti, anche perché canale musicale simbolo di una generazione, la mia, la vostra. Detto questo passiamo ai film da me visti da prima di Ferragosto ad oggi, tanti e diversi, in tutti i sensi.

SEMAFORO VERDE PER...
Yesterday (Romantico/Musical 2019) - L'idea di base (seppur non originale) è a dir poco geniale (Yesterday gioca e scherza con il pubblico nel creare un universo alternativo in cui i Fab Four non sono mai esistiti, assurdo, vero?). Danny Boyle si cimenta egregiamente con la fanta-commedia non mancando di darle sempre il suo istrionico tocco personale come i titoli delle canzoni che scorrono sullo schermo. Ne viene fuori un film particolare, magari non un capolavoro, ma che diverte, che fa ridere, che si fa seguire con interesse ed a tratti che commuove pure (la scena in cui il protagonista incontra John Lennon, è Robert Carlyle a prestargli il volto). Nella prima parte le citazioni alle canzoni dei quattro capelloni di Liverpool sono numerose e spassose e davvero azzeccata è l'idea di rendere tutto più realistico inserendoci come interprete Ed Sheeran (che tra l'altro non se la cava affatto male). Poi nella seconda le musiche dei Fab Four dilagano coinvolgenti come le trovate storiche tipo il concerto sul tetto di un edificio, sono tutte citazioni che fanno piacere soprattutto a chi ha qualche annetto e ricorda quei tempi (ma anche a chi non li ha e conosce solo le loro stupende canzoni), soprattutto fa riflettere una frase che viene detta: come sarebbe peggiore il mondo senza le canzoni dei Beatles (e come sarebbe migliore senza le sigarette, senza Coca-Cola od Harry Potter invece non saprei). Purtroppo l'immancabile storia d'amore (seppur nella loro ingenuità apprezzabile è la loro alchimia/rapporto, tra Himesh Patel, nel cast del nuovo film di Christopher Nolan Tenet, e la solita brava e bella Lily James) risulta un po' lunga e stucchevole e rallenta il ritmo della narrazione ma tra musiche e storia è un film che alla fine si promuove a pieni voti. Un film (una commedia romantica condita di tanta musica, ma comunque senza sfociare nel musical, non è un film sulle canzoni dei Beatles, non è un Across the Universe per intenderci) che trasmette (un grazie va allo sceneggiatore Richard Curtis) la gioia e la connessione che sa dare la musica e trasmette l'importanza dei sentimenti e dell'amore come unica vera bussola nella vita. Semplice, senza grosse pretese, ma efficace. Voto: 7

martedì 30 luglio 2019

I peggiori film del mese (Luglio 2019)

In un mese pazzo dal punto di vista climatico, è successa un cosa che ha un po' rovinato sia il mese che la settimana appena trascorsa. Scusatemi infatti di questa mia breve digressione, ma quando ti capita una cosa del genere ad essere ferito è l'orgoglio e il cuore, anche le tasche (ma è comunque una cosa secondaria), e quindi un po' di malinconia mista a rabbia un po' viene, e poiché quest'ultima ha bisogno di tempo per sbollire, le giornate scorrono in modo strano. Perché la "tua" macchina (anche se quella dei tuoi) è come una seconda casa, e quando questa ti viene portata via, ossia rubata nel cuore della notte (dai dei tizi che definire ladri è un complimento), fa male. Ed anche se è passata una settimana, il nodo fatica a sciogliersi. Tuttavia la vita va avanti e bisogna passare sopra a certi momenti (momenti in cui le bestemmie sarebbero giustificate e soprattutto permesse), e infatti tutto sta pian piano tornando alla normalità (una diversa normalità), anche se i problemi e le rogne per un po' rimarranno, ma poco male se il resto (almeno quello) va abbastanza bene. E andrà se una forza superiore non interverrà. Digressione finita, ora ecco le mie visioni non soddisfacenti del mese.

Chiudi gli occhi (Thriller, Dramma, USA, Thailandia, 2016)
Tema e genere: Thriller melodrammatico che sviscera un rapporto di coppia abbastanza insolito.
Trama: Cieca dopo un incidente avvenuto quando era bambina, Gina (Blake Lively) fa affidamento al marito James (Jason Clarke) per i suoi occhi. Quando un trapianto di cornea cambia drasticamente la sua vita, la donna inizierà a vedere la relazione sotto una nuova luce.
Recensione: Il buon Marc Forster (cui si vuol bene, sia chiaro: è il regista di World War Z e del sottovalutato 007 Quantum of Solace, la cui unica colpa è stata quella di uscire dopo Casino Royale) ha messo su uno psico-thriller dalle premesse intriganti, che però inizia a fallire lentamente (e miseramente) subito dopo aver posto i suoi interrogativi, per dissolversi progressivamente man mano che ci si avvicinerà ai titoli di coda. Pedante e poco credibile, Chiudi gli occhi racconta di un rapporto (quasi) idilliaco tra marito e moglie, che sembra pian piano trasformarsi in un incubo quando lei riacquista la vista e (attraverso un simbolismo infantile) riesce finalmente a "vedere" l'uomo che ha convissuto con lei per tanto tempo. Peccato che se le premesse potevano quantomeno incuriosire, il risultato è inconcludente e spocchioso, tanto che nella seconda parte la sceneggiatura gira a vuoto, indecisa su quale strada prendere e procede verso un finale totalmente grossolano. Recitato male e scritto peggio, il film mostra anche tutti i limiti di una regia forzatamente virtuosa, che cerca a tutti i costi di colpire con scelte visive sopra le righe ed effetti di luce ambiziosi. Il problema è che Forster non riesce mai a mantenersi in controllo e finisce per dare  vita a un lungometraggio noioso e supponente, ricattatorio e mai capace di emozionare in maniera spontanea. La (ri)presa di coscienza e della propria vita di Gina con il recupero della vista e le ossessioni del marito non sono sufficienti a tenere lo spettatore desto per la durata dell'opera. Non è un vero thriller, non è un vero dramma psicologico, è una occasione lasciata a metà sulle onde di immagini accattivanti ma vuote. Anche i momenti morbosi sono espressione di una fotografia fascinosa ma fredda. Peccato.
Regia: La regia propone quasi ossessivamente delle sequenze ed un montaggio "a sensazione" lungo l'intero svolgersi della trama. Purtroppo a questa ricercatezza di immagine non si abbina uno svolgimento altrettanto interessante della storia facendo infine pensare al tutto come un mero esercizio di stile.
Sceneggiatura: Se l'idea iniziale era accattivante, i personaggi e gli avvenimenti non convergono in un fulcro empatico e la storia diventa insopportabilmente noiosa. Il finale (che non si rivela, non solo per evitare spoiler, ma perché francamente non è per nulla chiaro) vira sul dramma poetico assolutamente troppo tardi, negli ultimi 15 minuti. Senza riuscire a porre alcun rimedio ad un racconto quasi senza senso.
Aspetto tecnico: Sul piano squisitamente tecnico, pare funzionare abbastanza bene la prospettiva della non vedente, ma dopo un po' stanca.
Cast: Buona l'interpretazione dei 2 protagonisti (soprattutto Blake Lively, che è sempre e comunque un piacere vedere, qui poi è parecchio sensuale), piuttosto mediocre quella degli coprotagonisti.
Commento Finale: E' un film deludente: non è un thriller perché manca di suspense, come commedia drammatica manca di passione. Il regista Marc Forster ha scelto uno svolgimento della storia frantumato, sincopato, con flashback e momenti nebbiosi nella fotografia, forse per immaginare il mondo visto da un cieco, con conseguente mancanza di linearità nella storia. Peccato la trama poteva offrire spunti interessanti, ma la mancanza di sviluppo durante tutta la parte centrale (e non solo), fondata sul nulla assoluto, per poi concludersi bene, ma non benissimo, non aiuta proprio, anzi, pellicola piatta, lenta e francamente noiosa, ambientata in una Bangkok ultramoderna (salvo un viaggio in Spagna) è questa.
Consigliato: No, da evitare. Non basta Lei, Blake Lively a consigliarne la visione (neanche ai suoi fan).
Voto: 4

venerdì 24 agosto 2018

The Witch (2015)

Tra mitologia e storia, le streghe nella letteratura, come nel cinema, hanno assunto molteplici forme, eppure non tutto è già stato esplorato. The Witch, stilizzato come The VVitch e sottotitolato Vuoi ascoltare una favola?, in inglese A New-England Folktale, film horror-storico del 2015 scritto e diretto da Robert Eggers, riesce infatti ancora a fornire una nuova lettura, inquietante e insieme in qualche modo realistica, tra verità e credenze popolari, del lento avvicinarsi di una giovane e innocente al maligno che si cela nel profondo del bosco. Certo, gli elementi sono quelli, non si scappa. Streghe, boschi infestati, sabba, puritanesimo, e le più tipiche incarnazioni animalesche del maligno. Ma di fatto forse nessuno aveva mai trattato questi elementi come realtà storiche da ricostruire con deferenza e da rispettare quasi "religiosamente". Il progetto è quello di ripulire gli eventi da patine, trucchetti, orpelli, e manierismi tipici soprattutto degli horror per teenager, cercando di arrivare con un clima d'angoscia là dove non si può con gli effetti speciali (mossa furba per un esordio low-budget). Ed ecco quindi la particolare cura fotografica, col ricorso maniacalmente esclusivo alla luce naturale di un sole spento (o di fioche candele e lumi a olio), e poi il ritratto minuzioso delle privazioni e delle durezze di tutti i giorni, la crudeltà della vita isolata guidata dalla fede che si somma alla crudeltà di esseri soprannaturali mai sembrati così naturali. È orrore vero, realistico, umano, umanamente pesante (se non proprio deprimente), sorretto anche dalla credibilità di ottime interpretazioni. E in tal senso non lasciatevi però trarre in inganno: The Witch è una pellicola horror solo per comodità di catalogazione e si offre a diversi e molto più profondi piani di lettura. Perché certo, essendo comunque un horror essa rispetta le regole del genere: non manca infatti lo spavento puro, volto a colpire l'emotività dello spettatore, tuttavia la pellicola rappresenta un'esperienza visiva ed emotiva tutt'altro che facile da decodificare e da smaltire proprio per i differenti piani narrativi che si offrono per più spunti riflessivi e chiavi di lettura dello stesso (tra religione e scienza, tra realtà e suggestione).

lunedì 16 luglio 2018

Split (2016)

Dopo The Visit, con il quale aveva impressionato milioni di telespettatori, compreso me, lasciandogli però l'amaro in bocca sul finale (amaro che tornerà prepotentemente anche qui), M. Night Shyamalan, torna a raccontare una storia dai tratti inquietanti, soffermandosi questa volta sul lato psicologico dei personaggi più che sulla vicenda in sé. Spesso, infatti, alcune scelte sono dettate da fatti precedenti, accaduti nel proprio passato, che difficilmente si dimenticano. Ed è anche su questo tema che il regista gioca in Split, film del 2016 diretto dal regista di origini indiane, la vita ci pone davanti a delle situazione che segnano nel profondo l'animo di chi le vive, portando a volte a cambiamenti radicali o a malattie psicologiche che prendono il sopravvento. Non a caso il film, affronta il tema della personalità multipla, un evergreen del genere horror-thriller, matrice di spunti e idee per racconti suggestivi. Così Shyamalan dà vita a un maniaco che rapisce e imprigiona in uno scantinato tre ragazzine: Claire, Marcia e Casey. Le giovani si accorgeranno presto di combattere non uno, bensì 23 rapitori differenti, racchiusi in un unico individuo. Il suo nome è Kevin "Wendell" Crumb ma in lui si dimena un intero condominio di categorie umane: dallo stilista omosessuale Barry, al timido ma educato Dennis, al bambino capriccioso Hedwig, fino alla signora Patricia. Tutti interpretati virtuosamente da James McAvoy, che riesce in scioltezza a coordinare una molteplicità di posture e atteggiamenti. Nel mucchio però, serpeggia una pericolosa 24esima personalità, che gode di un appellativo poco rassicurante: "La Bestia". Riusciranno le ragazze a uscire vive dalla cattività? Mentre la polizia brancola nel buio, la loro unica speranza è riposta in un'anziana psicanalista dalla quale Kevin è in cura e che comincia a temere per gli atteggiamenti del paziente. Ma quando se ne accorge che qualcosa non va, è troppo tardi, e la lotta per non finire nelle sue grinfie diverrà sempre più pericolosa e complicata.

venerdì 15 dicembre 2017

Tutti gli altri film visti durante il 2017: Fantascienza/Avventura Fantasy (Equals, Morgan, Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte 2 & Warcraft: L'inizio)

Settimo appuntamento con l'avventura fantasy e fantascienza che, seppur alquanto diversi nei generi e nei temi, raccontano sempre storie interessanti, non sempre originali, ma simili. Ambientato in un presunto futuro in cui tutte le emozioni sono azzerate a favore di una compostezza e di un'uguaglianza fittizie, Equals, film del 2015 diretto da Drake Doremus e prodotto tra gli altri da Ridley Scott, è uno sci-fi a sfondo romantico che fa vivere l'amore vietato tra due ragazzi interpretati da Kristen Stewart e Nicholas Hoult, anche se al contrario dei classici young adult, si rivela essere qualcosa di un po' diverso. Anche perché seppur la trama analizza temi non nuovi al repertorio cinematografico ed anzi alquanto attuali come l'omologazione degli individui, la supremazia della scienza e dell'intelletto, la meccanizzazione del mondo, portando all'estero certe situazioni come il concepimento programmato o la conoscenza dell'universo come unico scopo di esistenza, esso è un prodotto che si distanzia dai suoi simili soprattutto perché, a differenza della frenesia, per esempio, di un Divergent, è un film che si prende i suoi tempi e sviluppa la storia senza fretta (come fosse una puntata di Black Mirror, ma senza la sua straordinaria profondità), tratteggiando con cura prima la società in cui si svolge la vicenda (dove in un mondo futuro privo di avidità, povertà, violenza e sentimenti, una nuova malattia minaccia di risvegliare emozioni sopite, instillando l'amore, la depressione, la sensibilità e la paura in chi ne viene colpito, prima di essere rapidamente allontanato dalla società e mai più rivisto), poi introduce i due "stars crossed lovers" protagonisti e racconta la loro storia d'amore che ricalca, per certi versi, quella classica di Romeo e Giulietta, dopotutto in tale contesto distopico, i giovani Nia e Silas vivranno sulla loro pelle i dilemmi generati da una relazione proibita. L'azione quindi, specialmente nella prima parte, è quasi azzerata, mentre nella seconda parte di film la tensione si fa via via più forte. E a ben vedere, il ritmo della narrazione rispecchia la storia stessa, all'inizio la ripetizione, l'automatismo, la staticità, poi, con lo sbocciare dell'amore fra Silas e Nia, il film si anima, si tinge di nuove sfumature, di quelle emozioni che i personaggi sono obbligati a reprimere.