mercoledì 28 febbraio 2018

Pronostici Premi Oscar 2018

Si terrà tra soli 4 giorni la cerimonia che assegnerà i Premi Oscar 2018 per il Cinema, cerimonia che però non seguirò in diretta ma in differita il giorno dopo, infatti le mie consuete considerazioni post premi saranno pubblicate martedì 6 marzo. Ma intanto che questo accada, ho voluto oggi, e dopo aver visto (come già preannunciato tre settimane fa insieme a tanti altri nel post sulle mie promesse cinematografiche, qui, post che periodicamente sarà aggiornato) anche solo 5 dei 39 film in nomination, anche se di questi si trovano in ben 11 categorie (su 24) in lista (e sono rispettivamente Logan: The Wolverine, Kong: Skull Island, Guardiani della Galassia Vol. 2, La bella e la bestia e Dunkirk proprio ieri con 8 candidature dietro a The Shape of Water mattatore con 13 candidature), fare un post apposito per pronosticare, nonostante comunque la poca conoscenza di tutte le altre pellicole nominate, il risultato finale di questa straordinaria rassegna. Rassegna che quest'anno più o simile agli altri anni, promette sorprese, anche perché non facile è capire, vista la poliedricità dei film in lizza, chi sarà il vincitore (sempre se mai ce ne sarà solo uno) morale o più semplicemente chi vincerà più statuette in confronto agli altri. A cominciare dal miglior film, difficile da pronosticare, anche se vedendo il genere (guerra, horror e fantasy poco avvezzi alla critica) e la sua "commercialità" (ovvero il gradimento tra il pubblico uniforme), a spuntarla potrebbe essere Tre Manifesti A Ebbing, Missouri, che altresì dovrebbe spuntarla tra i due candidati al Miglior Attore Non Protagonista con Sam Rockwell, già vincitore del Golden Globe, e anche nella categoria Miglior Sceneggiatura Originale. Alle regia altrettanto difficile è scegliere, perché tutti meritano questo riconoscimento, a partire da Christopher Nolan che, potrebbe non accontentarsi dei premi tecnici, perché quasi certamente vincerà per sonoro e montaggio sonoro, forse anche per montaggio e scenografia, difficilmente per fotografia perché da quello che si vede sul web Blade Runner 2049 (che se la vedrà con Kong e Guardiani 2 tra quelli visti, e mi auguro vinca il secondo, per i migliori effetti speciali) è super favorito.

martedì 27 febbraio 2018

Dunkirk (2017)

E' forse una delle storie, ma di cui si è sempre parlato poco, più importanti della Seconda Guerra Mondiale, quella della celebre evacuazione di Dunkirk, quando, agli inizi del 1940, decine di migliaia di uomini delle truppe britanniche e delle forze alleate si ritrovarono circondati dalle forze nemiche. Intrappolati sulla spiaggia, con le spalle al mare e i tedeschi che avanzavano, i soldati dovettero così affrontare una situazione caotica ed estremamente difficile. L'operazione di salvataggio che successivamente a ciò venne messe in atto però, grazie anche all'aiuto di alcuni cacciatorpedinieri e anche numerose imbarcazioni civili di diversa grandezza, passò poi alla storia con il nome altisonante di "miracolo di Dunkirk". Una storia così potente non poteva essere quindi dimenticata, per raccontarla perciò serviva un grande regista, e così a tre anni dal suo ultimo film, a cimentarsi è Christopher Nolan, regista tanto apprezzato che grazie proprio a Dunkirk, film del 2017 co-prodotto, scritto e diretto dal regista britannico, riceve la candidatura a due Premi Oscar. Ma Dunkirk non è il classico lungometraggio di guerra realizzato per omaggiare un importante momento storico, ci sono infatti diversi elementi in questa pellicola, a partire dall'ambiente e dall'atmosfera, fino alla scrittura e al montaggio, che rendono il film di Nolan unico e irripetibile. Il film difatti, seppur ambientato in uno scenario di guerra (anche se non è un'immersione nei luoghi e nei tempi della guerra), non è propriamente un film di guerra, è un esercizio che tratta della vita e della morte in condizioni estreme, è un'esperienza onirica per riformulare la rappresentazione della guerra come tragedia singola e insieme collettiva, che vede soldati aggrappati sul bordo di navi rovesciate su un fianco, corpi dilaniati dalle bombe dei caccia, moli divelti da una pioggia di proiettili e ricostruiti in modo precario, tratti di mare trasformati in roghi dove bruciano decine di giovani.

lunedì 26 febbraio 2018

I peggiori film del mese (Febbraio 2018)

Molto spesso quando arriva questo post ne approfitto per fare un resoconto del mio mese in questione, non mancherà neanche oggi, ma adesso dirò gli aspetti negativi, quelli positivi li troverete prossimamente nel post dei film del mese. Sì perché oltre a vedere gli ennesimi film mediocri, il mese di febbraio ha regalato un momento così così e un piccolo problemino fisico. Innanzitutto per la prima volta il mio tranquillo paesino, a causa di un fatto di cronaca nera, che ha un po' destabilizzato la sua serenità, ha dovuto "usufruire" del lutto cittadino, cosa che a mia memoria non era mai successo. Infine un piccolo problema ad un piede potrebbe addirittura richiedere un intervento, ma per il momento è tutto sotto controllo e poi si vedrà. Questo è tutto, ora veniamo al dunque.

I Puffi - Viaggio nella foresta segreta (Animazione, Usa 2017): Dopo due film a tecnica mista parecchio bruttarelli seppur godibili e facili a vedersi, ecco nuovamente i Puffi nel terzo lungometraggio, ed interamente animato, a loro dedicati. Purtroppo però, seppur pieno di buone intenzioni, esse naufragano nella noia e nell'ovvietà. Perché questo film infantile e risibile diretto da Kelly Asbury, forse prodotto esclusivamente per dare ulteriore impulso al marketing dei pupazzetti blu, che urla modernità quasi avesse paura di essere etichettato come antiquato, manca di originalità, è banale ed esile. Smurfs: The Lost Village infatti, che mette nuovamente (come nel secondo) al centro della vicenda Puffetta, che fatica a trovare un suo ruolo nel villaggio e che quando viene a sapere di un villaggio misterioso attraversa, con i suoi amici la foresta incantata con alle calcagna il perfido Gargamella, nonostante l'ottima grafica computerizzata non va oltre il compitino (a tal proposito i difetti, come un'ambigua colonna sonora, sono più dei pregi). Perché sì, rimane la tenerezza di base e si amplia il lato comico, con battute, specie del caro mago malvagio (e iperattivo), abbastanza tristi, ma rimane un prodotto mediocre nell'animo (ricevibile soprattutto per i più piccoli) nonostante i buoni mezzi tecnici. Voto: 5,5

The Ring 3 (Horror, Usa 2017): Posso tranquillamente asserire di essere una fan dei Ring, ma questo ennesimo capitolo di una saga fortunata, che però non ha più niente di nuovo da dire, arriva forse troppo tardi. C'è stato un restyling tecnologico, questo è vero, che ne preserva i meccanismi di contagio, anzi li rende potenzialmente più virali. Allo stesso tempo si è cercato di dare una nuova linfa, creando un nuovo scenario sulle origini di Samara, ampliandolo perfino. Tuttavia malgrado gli intenti, crea una storia più vicina al thriller d'indagine che ad un vero e proprio horror. Secondo me è proprio quest'ultimo aspetto che ne esce con le ossa rotte, sia a livello quantitativo che qualitativo, con scene che offrono scarsa tensione (senza dimenticare il ritmo piatto). Ci si è preoccupati di creare nuovi universi per Samara lasciando qualche spunto più che interessante. Perché sì, gli effetti speciali (discreti) ci sono, così come qualche colpo di scena memorabile (il finale) ma da soli non bastano a salvare un prodotto ben sotto la media, condannato, già prima del suo rilascio cinematografico a cadere nel dimenticatoio. Certo, si lascia guardare e si è comunque visto di peggio (anche perché non smette di inquietare), ma l'abbastanza anonima la regia di Javier Gutiérrez che non si rivela in grado neanche di sfruttare al meglio un cast d'attori tutto sommato decenti, Johnny Galecki, la bella attrice italiana Matilda Lutz già vista in L'estate addossoVincent D'Onofrio (anche se il suddetto si comporta bene, che però non può fare niente contro la noia), abbinata a buchi di sceneggiatura si rivela deficitaria. Tuttavia non un brutto film di per sé, semplicemente svogliato, inutile, prevedibile. Voto: 5,5

venerdì 23 febbraio 2018

Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017)

Se il primo era stato una sorpresa, il secondo è una conferma. Perché Guardiani della Galassia Vol. 2 (Guardians of the Galaxy Vol. 2), film del 2017 scritto e diretto da James Gunn, sequel forse persino superiore del precedente, non delude affatto le aspettative, anzi, divertente, scanzonato e ironico come il primo capitolo, dalla quale riprende e migliora i punti di forza (personaggi idioti, chiari riferimenti ai mitici anni '80 e colonna sonora epica), riesce nell'arduo compito di fare addirittura meglio, cosa più unica che rara. La pellicola infatti, dove il lato migliore rimane l'alone di leggerezza che lo contraddistingue, e in cui non mancano i momenti epici e quelli commoventi (con tanto di lacrimuccia finale sulle note della bellissima Father & Son, il funerale più bello di sempre) ma il tutto senza mai prendersi troppo sul serio e mantenendo una verve comica costante e mai banale, non è soltanto un degno sequel del film originale, ma anche la sua ideale "estensione" tematica e strutturale, un colossal che incarna l'eredità del cinema delle attrazioni e la rilancia verso nuovi orizzonti. Anche perché, se l'antecedente capitolo del 2014 dei Guardiani della Galassia (rivisto per l'occasione e nuovamente adorato) si dimostrò una convincente novità dalle tinte effervescenti e giocose, Guardiani della Galassia Vol. 2 (con quel "Vol. 2" così Tarantiniano), del suo antesignano di tre anni fa, semplicemente ne conferma l'efficacia della formula, esilaranti situazioni, coloratissime atmosfere, dialoghi irriverenti, guizzanti ed a volte sboccati, una punta di sentimento ed un'azione girata con magistrale perizia (epicamente spassosi il piano-sequenza iniziale e le sequenze in slow motion), il tutto diretto dal regista del primo episodio, James Gunn, un cineasta che è stato capace di imprimere la sua delirante autorialità ad una pellicola (due se vogliamo proprio essere precisi) che va ad aggiungersi al magma indifferenziato del Marvel Cinematic Universe, in cui l'impersonale standardizzazione filmica è oramai di casa.

giovedì 22 febbraio 2018

Babylon Berlin (1a & 2a stagione)

Ispirato a Der nasse Fisch (Il pesce bagnato) di Volker Kutscher, primo di cinque romanzi dedicati alla Germania pre-nazista, Babylon Berlin si svolge tra il maggio e il giugno del 1929. La serie infatti, composta da sedici episodi corrispondenti a due stagioni, con una terza già in programmazione (coprodotta da Sky e Betafilm), e la più costosa di sempre (il budget supera i 40 milioni di euro), focalizzando in modo perentorio il trapasso tra gli anni ruggenti degli anni '20 al plumbeo militarismo degli anni '30, rappresenta un indimenticabile affresco noir dell'epoca Weimariana. La Repubblica di Weimar, archetipo di tutti i sistemi democratici in crisi, non è solo però lo sfondo storico-politico di un thriller poliziesco dalle tinte noir, ma è, soprattutto, un soggetto vivo, rappresentato nelle sue forme fantasmagoriche e nei suoi colori sfavillanti destinati a spegnersi. Vediamo in scena difatti tutti gli ingredienti del caos politico, la frattura, in seno alla polizia, fra lealisti alla Costituzione e nazionalisti, le agitazioni comuniste e la repressione culminata nel "Maggio di sangue", i rapporti tra istituzioni weimariane e Unione Sovietica (grazie a cui la Repubblica uscì dall'isolamento diplomatico e militare), i conflitti interni al movimento operaio, e ancora lo stress postraumatico dei reduci di guerra (dopotutto il protagonista è uno di loro, che placa i suoi tremori trangugiando fiale di morfina). L'affresco ideato inoltre coinvolge diverse tematiche, non solo il pericolo rosso o il revanscismo post bellico, ma anche dei traumi dei reduci alla miseria dei ceti meno abbienti, fino alla doppia morale della vita quotidiana alla corruzione della burocrazia.

mercoledì 21 febbraio 2018

Underworld: Blood Wars (2016)

Nel mondo cinematografico attuale, due sono le eroine incontrastate del grande schermo, una è Milla Jovovich alias Alice, che con il suo Resident Evil è arrivata probabilmente al suo capitolo finale, l'altra è Kate Beckinsale alias Selene, che ritroviamo tre anni dall'ultimo capitolo e a quattordici dall'esordio, nel quinto episodio della saga di Underworld, ovvero Underworld: Blood Wars, film del 2016 diretto da Anna Foerster, al suo esordio come regista cinematografica dopo la regia di alcuni episodi di serie tv, e scritto da Cory Goodman. Entrambe hanno dato vita a due saghe longeve, forse rivolte solo ai fan, ma di sicuro intrattenimento per quasi tutti, anche perché sono due avventure fantasy (più o meno) originali, adrenaliniche ed affascinanti dato che trattano di vampiri, zombie e creature varie. Però le somiglianze non finiscono qui, poiché Selene ricalca per poteri e vicende personali proprio la figura di Alice, ma al contrario di un soggetto non originale del primo e del suo risultato comunque (e incredibilmente visto appunto il soggetto) non disprezzabile, questa seconda saga nonostante un soggetto più originale, non convince nuovamente del tutto, anche se quest'ultimo capitolo si fa sufficientemente apprezzare. Underworld: Blood Wars infatti, il secondo a essere distribuito in versione 3D, forse per mettere in risalto gli effetti speciali e i paesaggi mozzafiato, d'altronde un peso notevole viene giocato dalle ambientazioni e dai costumi che mescolano il gusto barocco con lo stile dark (che qui vengono fortunatamente ripresi), nonostante evidenti difetti, riesce nel suo intento, grazie a discreti combattimenti, in particolare quello nei ghiacciai, e alle sempre belle ambientazioni e costumi.

martedì 20 febbraio 2018

Le mie canzoni preferite (Gennaio/Febbraio 2018)

Esattamente ogni anno a febbraio la musica italiana vive il suo momento più atteso e forse più importante, ma esattamente come tutti gli anni e come mi capita spesso, prima che alcune canzoni (o tutte) del Festival di Sanremo riescano ad entrarmi in sintonia, ci vuole un po' di tempo, perché comunque se davvero, come molti dicono, molte canzoni sono belle, di sicuro ci saranno nel prossimo post. Intanto a sorpresa ben 6 canzoni italiane, insieme a tante altre straniere (comprese alcune chicche) mi hanno, in questi due mesi, conquistato, per cui senza troppe parole inutili, ecco quali sono le mie canzoni preferite ad oggi, in una selezione non classificata ma messa comunque in un ordine di gradevolezza.

Cominciamo con due canzoni, la prima usata per la pubblicità di una nota marca di auto,
la seconda datata 5 anni ma che ultimamente ho ascoltato spesso

lunedì 19 febbraio 2018

Oceania (2016)

Il 2016 è stato un grandissimo anno per la Disney, visto che ha confezionato nell'animazione tre successi di critica, ma anche al botteghino. Ha aperto le danze il bellissimo Zootropolis (giustamente vincitore dell'Oscar 2017), le ha continuate il bello ed emozionante Alla ricerca di Dory e le ha concluse appunto, con il film in questione, ovvero l'altrettanto bello e affascinante, Oceania (Moana), film d'animazione del 2016 prodotto da Walt Disney Pictures e i Walt Disney Animation Studios e diretto da Ron Clements e John Musker. Quest'ultimo però, già classico Disney, non raggiunge il livello dei suddetti precedenti film, perché anche se quest'altro ottimo lavoro di Disney che, con la sua nuova "principessa che non vuol essere una principessa", centra di nuovo l'obbiettivo, anche grazie a personaggi e ambientazioni completamente inedite, e anche se realizza un film d'animazione eccellente sia per grandi che piccini, non ha stessa profondità, intensità e coinvolgimento. Tuttavia seppur io abbia apprezzato di più Zootropolis per il messaggio più maturo, questa è stata una bella sorpresa. Anche perché la casa di produzione, dopo aver sfidato i cliché nel precedente Frozen: Il regno di ghiaccio (personalmente non proprio eccezionale), torna sulla strada classica continuando, però, a innovarsi sotto qualche aspetto (molto interessante e più "originale") come quello dell'escludere completamente la love story. Una particolarità del film è quella di raccontare appunto una storia avventurosa, lontana dai classici Disney come BiancaneveCenerentola e altri progetti e, soprattutto, senza un principe azzurro pronto a salvarle la vita. Perché qui, il ruolo della "salvatrice" spetta a lei.

venerdì 16 febbraio 2018

Logan: The Wolverine (2017)

Cala, dopo 18 anni, il sipario su uno dei personaggi più interessanti ed amati della Marvel ma soprattutto degli X-Men, Wolverine alias James "Logan" Howlett, che per l'ultima volta viene interpretato da Hugh Jackman. Un sipario che viene però calato in modo davvero anticonvenzionale in Logan: The Wolverine (Logan), film del 2017 co-scritto e diretto da James Mangold. Il capitolo conclusivo della trilogia con l'attore australiano è infatti un film commovente, violento e adulto che rimette in discussione il linguaggio dei cinecomic. La pellicola difatti, che inizia inserendo fin da subito toni cupi, drammatici, maturi e brutali come mai siamo stati abituati da un film della saga, e continua introducendoci in un mondo che non siamo abituati a vedere in un cinecomic, dove fin dal primo piano sequenza si percepisce l'esplicita violenza che ci accompagnerà per tutto il film, ci trascina in un viaggio tra il western e l'orrore più viscerale. Giacché con Logan, non siamo di fronte al classico film Marvel, ma a un'opera matura (tragica, amara, disperata persino, ma soprattutto estremamente violenta), che parla di crisi e decadenza, di nichilismo e speranza. Spingendosi ben oltre Deadpool, soprattutto nei toni, il film, sicuramente una sorpresa nel panorama dei cinecomic degli ultimi anni, si getta a capofitto in una nuova dimensione, più adulta, decidendo di proporre qualcosa di nuovo non tanto dal punto di vista delle tematiche ma del modo in cui vengono trattate. Qualcosa che non si è mai visto prima nel filone dei supereroi cinematografici, a meno di non ricercarlo in prodotti di nicchia come Kick-Ass. Mai in un film della "Casa delle Idee" infatti era stata proposta una versione così abbattuta e rassegnata di un supereroe. Mai era stata offerta una visione così tetra e oscura del mondo, mai era stata così pregnante ma soprattutto tangibile, nell'aria, l'idea di una morte imminente. Certo, tanto di questo è già stato detto nel Cavaliere oscuro di Nolan, giusto per fare un esempio, e certo, lo spettatore più smaliziato potrebbe di conseguenza sostenere che non si tratta dunque di niente di poi così innovativo, ma per un "film di supereroi" e, in particolare, per un film della Marvel, è qualcosa di mai troppo scontato.

giovedì 15 febbraio 2018

Gomorra (3a stagione)

E chi l'avrebbe mai detto che il finale della terza stagione di Gomorra (il perfetto coronamento di una season che, tra alti e, pochi, bassi, mi ha lasciato sconvolto ed emozionato), la serie di Matteo Garrone ispirata dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano ed orfana alla regia di Stefano Sollima e Claudio Giovannesi ma non della brava Francesca Comencini e del discreto Claudio Cupellini (tornato al cinema con l'emozionante dramma Alaska), sarebbe stato ancora più destabilizzante del finale della seconda stagione? (qui la mia recensione), ma soprattutto chi se l'aspettava che questa terza stagione sarebbe stata anche la migliore? Perché la serie, che chiude con i fuochi d'artificio una terza stagione che, col senno di poi, si è rivelata essere solo una stagione di transizione, di cambiamento, e in cui si possono perdonare certi eccessi quali il rapido risorgere di Genny e l'ascesa repentina di Sangue Blu, necessari comunque per seppellire il passato e cominciare ad edificare un futuro (diverso ma uguale a sé stesso), ha regalato sorprese a non finire. In un finale di stagione davvero sorprendente e di gran caratura (che è difficile da trovare, specie in una serie italiana che però ha davvero poco da invidiare ad alcune tra le più celebri saghe criminali d'oltreoceano), anche se tutto ciò che avviene era qualcosa che prima o poi sarebbe destinato ad accadere ugualmente, forse in modi e maniere del tutto differenti, però così è andata e così doveva andare. I personaggi di Ciro e Genny infatti, amici fraterni, arrivano al loro punto di non ritorno, un "traguardo" che non vede vincitori, né perdenti. Dopotutto, lo spaccato d'Italia dipinto da Gomorra (in costante equilibrio su di un filo di rasoio) è sempre stato politicamente scorretto e capace di dare vita a discussioni e giudizi differenti. Difatti l'intera terza serie è sempre stata costruita su equilibri narrativi fragilissimi e non sorprende scoprire come questi equilibri siano infine stati fatti in mille pezzi, come un bicchiere di cristallo che si infrange al suolo.

mercoledì 14 febbraio 2018

Il GGG: Il grande gigante gentile (2016)

Come ben sapete, o se non sapete dovreste assolutamente sapere, Steven Spielberg è il mio regista preferito in assoluto. Tanto che quando a fine mese scorso hanno fatto un canale di Sky dedicato a lui, e in cui hanno mandato in onda tutti i suoi film, ho rivisto alcuni dei suoi straordinari lavori, altresì ho anche visto il bellissimo documentario della HBO in suo onore, che vi consiglio assolutamente di vedere perché è davvero un viaggio straordinario nella sua mirabolante cinematografia, dai suoi esordi e fino ai giorni nostri, nel mezzo interviste, dietro le quinte e tanto altro. Per cui mi aspettavo dopo il gran ritorno col bellissimo Il ponte delle spie, vincitore non per caso della classifica dei migliori film visti nel 2016, di vedere un film più che discreto, appassionante e coinvolgente. E invece niente di tutto ciò, perché con Il GGG: Il grande gigante gentile (The BFG), film del 2016 diretto e prodotto dal grande regista americano, questa volta egli non riesce a fare del tutto centro. Certo, la confezione è bella da vedere, altresì tecnicamente perfetto, una bella storia volendo, ma la sostanza è decisamente risibile, anche perché il target a cui è destinato il film è quello del pubblico giovane...molto giovane, forse troppo. Certo, Spielberg si mostra ancora una volta sensibile verso le tematiche della sofferenza del diverso, riportando in auge un famoso romanzo del 1982 scritto da Roald Dahl (già portato sul grande schermo col film d'animazione del 1989 Il mio amico gigante, personalmente sconosciuto in verità) e facendo buon uso di effetti grafici che conferiscono quel tocco di fiaba e magia, alla fine dei conti gradevole, che regalano comunque una visione sufficientemente valida ma non paragonabile ai migliori lavori del regista di Cincinnati. Perché il film, il primo diretto da Spielberg ad essere prodotto e distribuito dalla Walt Disney, che usa fino in fondo le possibilità dell'animazione digitale (e della figura di Mark Rylance, grande interprete del suo precedente film, su cui il GGG è modellato) per regalarci un sogno ricco di meraviglie e avventura, una volta tanto scevro da sequel e da godere così com'è, è a tratti noioso, tutto è visto e rivisto.