sabato 28 novembre 2015

Tutto può cambiare (2013) & Amore, cucina e curry (2014)

Tutto può cambiare (Begin Again) è un film del 2013 scritto e diretto da John Carney (autore di Once, stupendo). Dan Mulligan (Mark Ruffalo), produttore musicale in caduta libera, con una figlia adolescente, un matrimonio fallito alle spalle e il vizio della bottiglia, incontra Gretta (Keira Knightley), una cantautrice inglese (autrice di ballate sentimentali) che si esibisce suo malgrado in un locale dell'East Village. Arrivata a New York col fidanzato quasi celebre (interpretato da Adam Levine, leader dei Maroon 5) e la promessa di una vita da spendere insieme, perderà in un baleno ragazzo e sogni. Ubriaco di sventura ma avvinto dalla sua musica, Dan le propone di lavorare insieme per riprendersi il loro posto nel mondo. Romantico e spassoso, Tutto può cambiare non è assimilabile ad una commedia sentimentale (non esplicita il sentimento e non prelude a una relazione sentimentale), è piuttosto una ballata, un componimento pop(olare) costruito intorno a distinti attimi di felicità.

L'idea vincente è quella di auto-produrre il disco della giovane autrice e registrarne i pezzi per strada, lasciando che la dialettica amorosa scorra dentro le canzoni eseguite in posti diversi della grande mela (nei vicoli, nei parchi, sulle strade e nella dismisura scenografica di New York) e con l'occasione fare un po' di pubblicità alla città più vitale e multiculturale d'America (tanto che ci vivono pure gli inglesi). Città isola e unico luogo pensabile in cui realizzare il proprio sogno e magari aiutare un amico a realizzare il suo. La vita è bella, la musica è ancora meglio e bastano un paio di violini e qualche arrangiamento folk e il nuovo fenomeno musicale è pronto per andare sul web (gratis) alla faccia delle majors. L'affermazione dell'indipendenza di una ragazza che aveva anteposto la realizzazione artistica del fidanzato alla propria. L'incontro di due anime tradite che realizzando un progetto musicale trovano la forza e l'ispirazione per tornare ad assaporare la vita, ciascuna a modo proprio. Una storia semplice ma non scontata, raccontata fluidamente. Da vedere ma soprattutto da ascoltare.

Amore, cucina e curry è un film del 2014, una deliziosa commedia culinaria, vivace e colorata, diretta da Lasse Hallström, autore di Chocolat da cui ne prende spunto, e forse cerca di replicare il successo ottenuto, cercando su un'audience che non abbia memoria della vicenda che vedeva in azione la chocolatier Binoche oppure spera che il ripercorrere una strada un tempo battuta con successo crei un piacevole effetto deja vu, perché questo film ha esattamente la stessa struttura del modello di riferimento innestandovi qualche variante che però non ne modifica sostanzialmente la ripetitività. Dopo la tragica scomparsa della madre nel corso di un incendio provocato da rivalità politiche, il giovane (Manish Dayal) Hassan (con la sua famiglia) si trasferisce dall'India all'Europa alla ricerca di una vita migliore. Dopo un periodo di tempo trascorso a Londra la meta definitiva diviene un piccolo paese nel sud della Francia, in cui il padre vede la possibilità di concretizzare un futuro di prosperità proseguendo l'attività di ristoratori, utilizzando le loro tradizioni culinarie. 

Il giovane Hassan si dimostra uno chef provetto, ma il ristorante di famiglia si ritrova a fare concorrenza ad un ristorante stellato Michelin che si trova esattamente di fronte, di proprietà di Madame Mallory (una straordinaria Helen Mirren), chef di fama internazionale che diviene ostile. Inizia così una "guerra" culinaria e culturale tra due diverse realtà. I tentativi di cacciare gli indiani si moltiplicano ma con il tempo inizia una forte amicizia e Madame Mallory guiderà Hassan (che è diventato uno chef  raffinato, anche grazie ad una ragazza, Charlotte Le Bon, che lavora tra i 'nemici' con cui immancabile nasce una storia d'amore) verso i segreti della cucina francese, avendo modo di dimostrare quanto vale. Padre attento quanto testardo e legato al proprio passato e alle tradizioni culinarie indiane, il personaggio interpretato da Om Puri costituisce l'anima comica del film, che ben incarna il proprio ruolo di emigrante ed onesto lavoratore. Il film è pieno di luoghi comuni, tutto sembra troppo patinato, gli attori non sempre sono il massimo, i paesaggi sono troppo da cartolina, i sentimenti sempre eccessivi, il finale scontato eppure alla fine del film si esce contenti, soddisfatti e divertiti. Sembra un film degli anni cinquanta ma a colori ed a me è piaciuto molto, ogni tanto la banalità del bene fa bene al cuore. La magia del cinema sta tutta in questa contraddizione. Il finale a lieto fine anche se troppo smielato, non può non confermare che in fondo anche la cucina ci rappresenta e gli odori sono la nostra storia, la nostra memoria.

2 commenti:

  1. Tutto può cambiare è piaciuto anche a me, con alcuni "ma", sugli attori che non amo molto (Mark Ruffalo in particolare). L'altro me l'hanno consigliato parlandomene come hai fatto tu: un film patinato ma gradevole!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Keira mi ha stupito, sa anche cantare abbastanza bene oltre che recitare, l'altro è molto 'come dire' speziato, tante belle sfumature ;)

      Elimina