venerdì 3 febbraio 2017

American Horror Story: Roanoke

Partendo dal presupposto che la sesta stagione di American Horror Story mi sia moderatamente piaciuta devo subito dire due parole in negativo, ma che casino è questo? Perché se da un lato l'idea è originale e anche azzeccata, dall'altra, ancora una volta la serie perde il suo mordente, la sua parte più horror, poiché a parte La Macellaia ed alcuni rari sussulti, la serie, intitolata Roanoke, non mi ha per niente impressionato, impaurito o spiazzato più di tanto, anzi, se non fosse per l'idea seppur geniale di dividere la serie in tre parti cambiando totalmente registro, non avrei neanche resistito a vedere la puntata numero due e tutte le altre, e invece ho continuato e ho visto, ho visto soprattutto come da un idea geniale non è sempre certo che esca qualcosa di buono, anche se funzionale. Difatti la sesta stagione di American Horror Story si è fortemente distinta dalle altre stagioni della serie antologica creata da Ryan Murphy con Brad Falchuk, ma purtroppo non proprio in positivo, ovviamente personalmente parlando, poiché non tutto ha funzionato secondo me, anche se resta il fatto che la serie ha dalla sua, la sua lampante unicità, mai nessuno aveva pensato ad una cosa del genere eppure quel geniaccio di Murphy l'ha fatto, ed ha comunque realizzato una discreta stagione ma sotto molti aspetti deludente. Prima di tutto regna una confusione allucinante, all'inizio è un po' strano e difficile da capire, poi quando qualcosa riesci a capire ecco che la sesta puntata rimescola le carte e definitivamente ti perdi, fino ad arrivare alle ultime incredibili puntate, come quando sembra di assistere al processo contro O.J. Simpsons, dello stesso regista come è risaputo, oppure ad programma su Dmax. Insomma qualcosa di straniante e strambo, pure modestamente noioso, anche se nuovo, innovativo, unico e geniale. E' questo il problema che ho riscontrato e che mi lascia più di un dubbio, perché è mezzo capolavoro mezzo disastro, praticamente agli antipodi, e come ho letto tempo fa in un blog (quello della Bionic Girl), viaggia costantemente tra disgusto e genialità, che decidere da che parte tendere diventa un'impresa. E quindi, è stata per me (e/o per tutti) una lieve delusione, o un mezzo successo? Per scoprirlo continuate a leggere.

Allora, cerchiamo di partire con il piede giusto, e siamo sinceri, la trama di Roanoke si dimostra un improbabile minestrone di stili, brandelli, intuizioni, spizzichi e frattaglie. Un patchwork così strano tanto da dividere, da essere ottimista e pessimista allo stesso tempo. Perché con My Roanoke Nightmare gli ideatori del format e autori di questa sesta stagione, riescono nella mirabile ma non necessariamente lodevole impresa di dar ragione sia agli ottimisti che ai pessimisti sul perché la serie sta lentamente calando. Merito (o colpa?) di una stagione spezzata sostanzialmente a metà con una prima parte che prova ad essere innovativa e con una trama compatta e una seconda che ripete tutti gli stessi errori delle due stagioni precedenti quasi compiacendosene per tanto insistita è la costanza con cui vengono riproposti. Eppure, l'idea iniziale era stata davvero promettente, non per l'ambientazione in una casa infestata che non eccelle certo per originalità e neanche tanto per il riferimento al mistero della colonia perduta di Roanoke, elemento del folklore americano su cui si sa talmente poco da lasciare ampia libertà agli autori di inventare senza scontrarsi con la realtà storica, ma per la scelta intelligente di presentare il tutto sotto formato di mockumentary. Un finto documentario con il cast che si sdoppia per interpretare da un lato i membri di una famiglia sfuggita con coraggio e un pizzico di fortuna a quei fantasmi sanguinari che sono diventati i coloni di Roanoke e dall'altro gli attori protagonisti della ricostruzione filmata. Sebbene vedere gli attori raccontare gli eventi passati automaticamente implicasse la loro sopravvivenza togliendo quindi il pathos alla storia narrata il cui lieto fine è già noto a priori, la tensione riesce ugualmente a restare alta grazie a scene che recuperano (ma non ottimamente) l'horror classico senza scadere in uno splatter superfluo o in arzigogolate mitologie create ad hoc. E tutti gli attori coinvolti riescono ad essere pienamente credibili sia che recitino le versioni finte dei protagonisti che le loro controparti reali. Risaltano, in particolare, le performance di Lily Rabe, André Holland e Adina Porter che superano pienamente la difficile prova di comunicare le emozioni dei sopravvissuti restando immobili davanti alla camera del fittizio regista del documentario. Altrettanto convincenti sono Sarah Paulson, Cuba Gooding Jr e Angela Bassett nelle scene della ricostruzione filmata, mentre Kathy Bates eccelle nel personaggio della squilibrata posseduta a cui è ormai abituata.

La scelta del documentario ha anche il pregio di costringere la trama a restare compatta presentando una sola storyline ed evitando quindi l'apertura di troppe sotto-trame che finivano per essere inevitabilmente lasciate in sospeso diluendo l'attenzione dello spettatore e impedendogli di empatizzare con i personaggi perché spesso non approfonditi per nulla. E, per quanto possa sembrare una cattiveria, inevitabile diviene sottolineare quanto la prima parte si sia giovata anche del pochissimo spazio concesso a Lady Gaga che, da protagonista di Hotel, si ritrova a essere protagonista di un numero relativamente esiguo di scene (per quanto con un ruolo importante per lo svolgersi degli eventi). Ma il sesto episodio di Roanoke segna lo spartiacque tra il successo di questa stagione e il suo fallimento. Poiché finito il mockumentary il cui successo viene celebrato con frecciatine a Empire e The Walking Dead, il produttore e regista decide di inventarsi un seguito riunendo nella stessa casa sia i protagonisti reali che gli attori che li hanno interpretati per iniziare un nuovo reality. Che già questa sia una idea a dir poco balzana (per non usare un termine più adatto ma troppo volgare) è già chiaro fin dall'inizio, ma sarebbe comunque perdonabile dal momento che l'intero genere horror si basa su comportamenti al limite dell'irragionevole. Ma a far affiorare i dubbi è quello che arriva dopo. Una girandola di luoghi comuni (l'attore giovane e bello che cerca il successo anche tramite il gossip, l'attrice che pensa solo ai fan anche quando sta per morire, l'attore emergente che vuole uno spin-off solo per sé, l'attrice alcoolizzata perché stressata dal ruolo interpretato), splatter a palate per coprire la mancanza di idee con scene che vorrebbero essere scioccanti ma hanno troppo di già visto (bifolchi cannibali, infermiere killer, fantasmi che camminano come ragni sulle pareti, vittime impalate e bruciate vive mentre agonizzano), dialoghi surreali o scontati, fan service forzato per provare a distrarre lo spettatore da quello che sta vedendo (Taissa Farmiga che torna giusto in tempo per essere uccisa, Denis O'Hare che si fa una comparsata, Finn Wittrock che interpreta un personaggio sostanzialmente sprecato, Sarah Paulson che ripropone per l'ennesima volta Lana Winters in un finale inutile).

A rendere ancora più indigeribile il tutto la scelta di presentare gli eventi ancora una volta a posteriori attraverso i filmati girati dai protagonisti con i loro cellulari (che hanno una memoria e una batteria infinita e che i nostri non smettono di usare neanche mentre vengono fatti a pezzi da colpi di mannaia o da coltellate) o da videocamere nascoste (e passi che ci siano sul set ma non si capisce perché siano anche a casa di bifolchi che vivono nascosti nei boschi). Il risultato però è una serie di inquadrature traballanti e che fanno girare la testa per il troppo abuso che se ne fa. Inutile, a questo punto, commentare il season finale che ricade nel tradizionale errore di essere un episodio in più che nulla aggiunge a quanto visto nel pre season-finale. My Roanoke Nightmare diventa, quindi, la prova indesiderata che Murphy non sa ancora cosa fare della sua creatura. Che si sia reso conto o meno di aver toccato il fondo con le stagioni precedenti, non è ancora chiaro. Ma, se l'ha capito, di certo non dimostra di aver deciso cosa fare, ripartire o ricominciare da zero. Perché è inutile girarci nuovamente intorno, il progetto alla base della sesta di American Horror Story è sostanzialmente confuso e il risultato seppur unico è confusionario. Comunque tutti gli attori di Roanoke, che propone anche molti punti di contatto con altre stagioni del format (punto a favore), è al massimo delle loro capacità, bravissimi ed eccezionali, come sempre d'altronde. Sarah Paulson, sempre più affascinante e matura si conferma, ad esempio, come l'unica attrice potenzialmente in grado di raccogliere l'eredità lasciata da Jessica Lange, uscita di scena dopo la conclusione di Freak Show, non Lady Gaga che purtroppo e fortunatamente secondo me si fa da parte. Cuba Gooding Jr., dal canto suo, è in grado di infondere un'aura di tranquilla e sicura competenza che riesce, almeno in parte, a compensare l'isterico eclettismo perseguito dalla sceneggiatura. Denis O'Hare è il jolly di cui non potremmo mai fare a meno. Evan Peters e Angela Bassett riescono a comunicare, attraverso i loro personaggi, un'energia e una carica vitale incontenibile. Lily Rabe trasmette, invece, una potente impressione di sensibilità, umanità, vulnerabilità e grazia che trascende le mere battute assegnate di volta in volta al suo personaggio. Frances Conroy, dico solo che mi mancava. Ma chi riesce davvero a rubare la scena, e a monopolizzare l'attenzione grazie alla sua formidabile interpretazione, è come al solito la grandiosa, inimitabile, vulcanica e straordinaria Kathy Bates, i suoi personaggi (quasi sempre villain, o comunque canaglie della peggior specie) meriterebbero di ottenere uno show a parte. A proposito, chissà se Murphy ha mai preso in considerazione l'idea di uno spin-off sulla Macellaia, poiché ancora non si sa cosa si inventeranno adesso lui e company per la già confermata settima stagione. Intanto, in attesa di scoprirlo, non mi rimane di dire che, nonostante tutto e in ogni caso, American Horror Story Roanoke supera l'esame meritandosi più che una sufficienza. Per l'idea di spacchettare la stagione in cose diverse, non certo per l'originalità di una casa infestata. Per aver rischiato con un modello ibrido che in tv, da che ricordi, non si era mai visto. Per la mossa furba di aver creato molto attesa e curiosità alla vigilia della messa in onda. E anche se alla fine a personalmente e lievemente deludente, è la sesta stagione, per i fan AHS, una stagione da vedere e non perdere. 6,5/10

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12 commenti:

  1. Io l'ho trovata davvero un puttanaio.
    Originale e intrigante all'inizio, ma dopo è il solito, inutile massacro. :/

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    1. Il problema è proprio quello, buono l'inizio ma brutto il finale, in mezzo un casino pazzesco ;)

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  2. Io sto vedendo Benvenuti a Zombieland... una piacevolissima rivelazione!!

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    1. Quello è davvero un gioiellino in effetti ;)

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    2. ..non pensavo... ma tu lo hai recensito?

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    3. No, ma l'ho visto un po' di tempo fa e per me (come tanti) è già un cult ;)

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  3. In effetti questa variazione a metà serie non mi è piaciuta, forse tentavano di essere originali ma hanno creato più confusione fra realtà e fantasia.

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    1. Esattamente, perché fino a metà il gioco poteva anche funzionare ma poi è diventato troppo finto e/o forzato ;)

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  4. Ho abbandonato la serie alla terza stagione :( Forse ho fatto male, ma mi stavo davvero annoiando...

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    1. Beh guarda, vedendo il calo dalla quarta in poi hai forse fatto bene ;)

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  5. Questa stagione ritorna ai fasti delle prime due e della terza. Piaciuta dall'inizio alla fine, l'idea sulla narrazione altamente geniale!

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    1. Per adesso sei l'unico ottimista :D
      Ma ovviamente rispetto il tuo giudizio, anche se a me non ha proprio impressionato ;)

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