mercoledì 8 febbraio 2017

Risorto & The Young Messiah (2016)

Durante le scorse feste natalizie Sky ha pensato bene di mandare in onda due film sulla vita e uno sulla sua vita dopo la morte di Gesù, ma siccome non mi sembrava il caso di vederli a Natale, ho deciso di posticiparli, ed ecco che a poche settimane dal Carnevale li ho finalmente recuperati. Ebbene nonostante qualche perplessità, soprattutto per il secondo, ritengo che siano due discreti film biblici (anche se in questo caso il primo è decisamente superiore in tutto), film che anche se potrebbero sembrare di semplice propaganda, proprio non lo sono. Certo, la fede qui è un tema che viene spesso citato e messo in risalto, ma poiché alcuni elementi sono anche innovativi, anche se non sempre, qualcosa di buono oltre ad essere dei semplici film biblici c'è. E si trova non tanto nelle trame, abbastanza conosciute, quanto nello stile e il cambiamento di certi parametri. Partendo da Risorto (Risen), film del 2016 diretto da Kevin Reynolds, che ispirandosi al Nuovo Testamento, narra gli eventi, la storia biblica ed epica della resurrezione di Cristo, dall'altro lato della barricata, ossia dal punto di vista di un soldato romano, che a seguito della crocifissione e morte di Gesù Cristo, vengono (insieme al suo aiutante Lucio) istruiti da Ponzio Pilato per assicurarsi che i seguaci radicali di Gesù non rubino il suo corpo e in seguito dichiarino la sua risurrezione. Ma il cadavere sparisce e Clavio avvia un'indagine che mette progressivamente in dubbio le sue certezze di scettico e si fa ad un certo punto ricerca di altro genere, interrogativo che gli cambia la vita. Risorto, è una pellicola interessante sotto alcuni aspetti, dato che la prima parte fa pensare molto a L'inchiesta del 1986 (Damiano Damiani) e della successiva versione televisiva di Giulio Base del 2006con un Joseph Fiennes sfregiato nel labbro inferiore che interroga, anche con durezza, i credenti e le guardie al sepolcro con il classico scetticismo dei romani, accanto all'ex-Draco Malfoy Tom Felton. Insomma, in attesa di "La Resurrezione" di Mel Gibson, la versione di Kevin Reynolds è di fatto un remake di quel film. Poi però, dopo una prima parte eccezionale (nonostante alcune inevitabili suggestioni da "gladiatore"), dove sembra quasi di assistere ad un "giallo" (il tono da indagine difatti regge piuttosto bene), con l'indagine appunto di Clavio volta a raccogliere gli indizi utili alla 'causa', c'è il colpo di scena che trasforma il tutto in una fiction religiosa come tante, cambiando troppo radicalmente, tanto che nel secondo tempo in effetti ci sono alcuni segni di fiacca e di minor convinzione. Certo, bisogna uscire dall'empasse del post mortem, l'idea del tribuno che riesce ad agganciare tramite la Maddalena il gruppo degli apostoli, e che progressivamente si interroga fino ad ammettere di non essere più lo stesso uomo, il suo cammino di crisi, sulla carta sarebbe onesta e interessante ma la realizzazione è a singhiozzo e i contatti con il resuscitato Jeshua (anche più volte chiamato il figlio di Javhè, Geova, cosa che difatti assolve il film da essere propagandistico, poiché cosa mai riconosciuta dalla Chiesa) poco convincenti.

C'è di meglio perciò, anche se si può dire che, a differenza di altri film dove ci si sofferma tanto (troppo) sul martirio di Gesù, qui almeno ci sono molte scene con il Cristo risorto. Però, anche se la seconda parte è più religiosa e fedele alla conclusione del Vangelo di San Giovanni apostolo, è più interessante la prima con l'indagine del tribuno. Certo, è importante anche la sua conversione, però la prima parte risulta più scorrevole. Dato che il film, con una certa dose di spettacolarità illustra il percorso di conversione del tribuno Claudio alla ricerca "di un giorno senza morte", alternando episodi evangelici ad altri funzionali alla storia. Altro aspetto a favore, è per lo stile adottato dal regista ed il realismo di alcune scene (soprattutto nel rappresentare i corpi dei giustiziati nelle fosse comuni e degli uomini uccisi in battaglia) che ben contrasta e fa risaltare la bellezza dell'evento centrale della fede cristiana, la resurrezione di Gesù Cristo. Il film prodotto da Columbia e Sony vanta oltre agli ottimi interpreti (tra cui il redivivo Joseph Fiennes, prova di valore la sua) l'ottima fotografia di Lorenzo Senatore (che fa rivivere magicamente la Galilea in Andalusia, Almeria per la precisione), i costumi di Maurizio Millenotti (già candidato all'Oscar per Otello nel 1986) e le scene di Stefano Maria Ortolani. Buona è infatti la fotografia, la ricostruzione dei luoghi e la sceneggiatura. Sceneggiatura dove la storia del centurione Romano, l'uomo d'armi e di sangue, procede anche con una buona caratterizzazione dei personaggi. Il film, come detto e infatti, ha un pregevole evolversi della narrazione della conversione del centurione romano, sebbene rientri in uno schema storico certamente abbastanza fedele alla letteratura sacra, ma che però, come già sottolineato in precedenza, non ha nulla di propagandistico bensì la velleità di descrivere il cammino interiore di un uomo che scopre una dimensione spirituale che sovverte ogni parametro della sua vita. Il film insomma, è davvero una bella sorpresa rispetto alle tematiche consuete alle produzioni hollywoodiane degli ultimi tempi. Il bravo regista Kevin Reynolds affronta difatti il dilemma (tra fede e storia) in maniera seria riportandoci all'epoca dei fatti, sebbene con un realismo che non lascia spazio all'immaginazione. Il volto di Gesù è quello di Cliff Curtis (curiosa la sua scelta, che non è certamente la solita faccia che vedresti attaccata alla figura del Messia), non è solo luce, le sue apparizioni sono umane come umane lo furono secondo i vangeli, apparve a Tommaso con le sue ferite ai polsi ed al costato. Perché se è vero che in genere per rispetto e devozione non si fa interpretare la parte di Gesù, bene ha fatto invece il regista a darcene un'immagine, come fece Mel Gibson nel suo famoso film 'La passione di Cristo' (e forse farà con il sequel atteso) affidando il volto al bravissimo James Caviezel. Comunque al di là delle implicazioni religiose, cinematograficamente parlando il film resta uno strano esperimento che si colloca in maniera differente rispetto agli altri pellicole già viste sul tema, e che per questo potrebbe meritare una visione. E anche se il regista, sembra dirigere due lungometraggi diversi sullo stesso argomento (non proprio il massimo), Joseph Finnnes è in parte, così anche Tom Felton e Peter Firth (Ponzio Pilato). In definitiva un film apprezzabile che si vede volentieri, sebbene riservato ad un pubblico scelto e ridotto (certamente non ad atei, agnostici e materialisti, ai quali potrebbe che risultare inaccettabile). Certo, non è Ben Hur ne La passione di Cristo, ma merita di essere visto. 6,5/10

The Young Messiah, film del 2016 diretto da Cyrus Nowrasteh, è invece, una pellicola del tutto diversa nella sceneggiatura (non del tema spirituale di base) dal precedente ma nel risultato, leggermente artificioso, superficiale e meno convincente. Film, dramma a sfondo religioso, che, insieme alla sorella del regista Betsy Giffen Nowrasteh (che ha scritto la sceneggiatura insieme a lui), adattando un romanzo della scrittrice Anne Rice (diventata celebre per la serie di romanzi horror "Le cronache dei vampiri", 11 volumi da cui sono stati tratti i film Intervista col vampiro diretto nel 1994 da Neil Jordan con protagonisti Brad Pitt e Tom Cruise e il sequel La regina dei dannati diretto nel 2002 da Michael Rymer e interpretato da Stuart Townsend e Aaliyah) offre una nuova prospettiva sull'infanzia di Gesù. Il romanzo in questione usato per lo script è comunque "Christ the Lord: Out of Egypt" che è stato pubblicato nel 2005. Il libro è però il primo volume della trilogia "The Life of Christ" a cui sono seguiti "Christ the Lord: Road to Cana" edito nel 2008 e "Christ the Lord: The Kingdom of Heaven" la cui data di pubblicazione non è stata ancora annunciata. Ma prima di addentrarci ecco il motivo che mi ha spinto a vedere in ogni caso questo film, ovvero la sola presenza di Sean Bean che interpreta Severus (un soldato romano incaricato per una missione 'complicata'), che fortunatamente non muore, perché è l'unico che conoscevo, gli altri, David Bradley (anziano Rabbino), Jonathan Bailey (Re Erode), Isabelle Adriani (Seleni), Christian McKay (Cleopa) e Adam Greaves-Neal nel ruolo di Gesù, erano e sono del tutto sconosciuti. Allora, The Young Messiah (come se il titolo non è chiaro), segue la storia coinvolgente (quella vera certo, del film non tantissimo) e unica di un Gesù di sette anni e della sua famiglia che arriva ad una più completa comprensione della sua natura e del suo scopo divino. La storia è raccontata dalla prospettiva dell'infanzia e di come lui e la sua famiglia partono dall'Egitto per tornare a casa a Nazareth dopo la morte di Re Erode (artefice del famoso massacro d'innocenti). Ignorano, però, che il figlio di Erode è determinato a seguire la volontà del padre di vedere Gesù morto. Ma nonostante ciò la trama, segue soprattutto il giovane Gesù mentre cresce e prende consapevolezza della sua identità religiosa. Sin dai primi secoli del cristianesimo si è cercato di raccontare l'infanzia, l'adolescenza e la giovinezza di Gesù a cui i Vangeli canonici accennano, lasciando però privo di narrazione un amplissimo numero di anni. Uno dei cosiddetti Vangeli apocrifi ("Il Vangelo dell'infanzia di Tommaso") ce lo presenta ad esempio come "un enfant terrible, capriccioso, arrogante persino con i suoi genitori" come afferma il teologo Gianfranco Ravasi (qui infatti a volte, anche se sembrerebbe una bestemmia ma non lo è, lui è davvero insopportabile). Il cinema ha fatto qualche tentativo in merito il più apprezzabile dei quali è stato I giardini dell'Eden di Alessandro D'Alatri, più attento però alla parte adulta della 'vita nascosta'. Nowrasteh invece intende immaginare la vita di un bambino migrante che in Egitto è malvisto per la sua mitezza anche se riporta in vita un coetaneo (in questo forzatura bella e buona dato che il bambino si chiama Lazzaro) che lo aveva aggredito. Gesù 'sente' di avere una natura differente dagli altri, comprende che i gesti che compie per alleviare il dolore altrui mettono lui e la sua famiglia sotto la lente di ingrandimento del Potere che non ha smesso di cercarlo. Inizia così a porsi e a porre domande (sempre più frequentemente e insistentemente, peggio di una civetta) per cui è difficile avere una risposta. Giuseppe gli dirà: "Devi attendere. Perché le tue sono domande da bambino ma le risposte sono da uomo adulto". Mentre seguiamo il suo ritorno a Nazareth veniamo anche informati che il figlio di Erode il Grande, insospettito da alcune notizie giunte alla sua attenzione da Alessandria d'Egitto, teme che alla strage degli innocenti sia sfuggito proprio colui che era l'obiettivo del crimine. Su questo versante la sceneggiatura ha davvero qualche inverosimiglianza di troppo (come in tanti altri casi). Ci si chiede infatti perché i Romani avrebbero dovuto essere gli autori materiali della strage su mandato di Erode il Grande e perché ora siano praticamente agli ordini del figlio. Insomma non un racconto del tutto credibile, con alcune piccole forzature, alcuni alti e bassi nella recitazione (non nel caso di Sean Bean), e anche se resta comunque interessante questa libera lettura di un'infanzia in cui, prendendo forse spunto dal Vangelo di Luca che ci narra di un Gesù dodicenne che cresce "in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2, 52, dove Gesù 'scopre' la propria essenza divina progressivamente avendo bisogno anche dell'aiuto di Maria e di Giuseppe per poter comprendere, passo dopo passo, la sua missione), io ne sconsiglio la visione, soprattutto a chi non regge questi tipi di film. Ma se vorrete vederlo, assicuratevi di sapere già quello che vi aspetta, non un film brutto, non un film del tutto delirante (solo in parte), ma deludente e poco deciso, anche se meritevole di una visione. 5,5/10

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8 commenti:

  1. Chissà perchè mi hanno sempre attratta il film sulla figura di Gesù. Certo non per la trama, ma li vedo con immenso piacere poi che mi piacciano o meno , questa è un'altra storia, ma mi intrigano parecchio.
    Quindi come sempre ti ringrazio per le esaurienti spiegazioni e li andrò sicuramente a vedere..
    Abbraccione e buon pranzo!

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    1. Anche a me attirano molto sia i film storici che biblici, perché sempre affascinato da queste storie quasi leggendarie :)
      Grazie a te per esser passata, ciao ;)

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  2. In effetti, da come li descrivi, sembra meglio il primo.
    Io ho amato la Passione, voglio pure vedere il sequel... Le premesse di Risorto sono buone (l'indagine, cosa che comunque è già stata affrontata, e lo hai detto anche tu).
    Se mi ci imbatto, lo vedo.
    Per il resto, aspetto La Resurrezione :)

    Moz-

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    1. No, davvero è migliore il primo, te ne accorgeresti se li vedessi entrambi, ma siccome ti sconsiglio di vedere il secondo, soffermati su Risorto che, nonostante la non originalissima trama ha buone premesse e merita una visione ;)

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  3. Ambedue non li ho visti, però non sono nemmeno particolarmente curiosa... Il genere non è il mio

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    1. E non credo sia di qualcuno, neanche mio, però al contrario di te a me incuriosiscono sempre questi tipi di film ;)

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  4. Grazie della doppia segnalazione, saranno utili per i cineforum

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    1. Grazie a te di avermelo fatto sapere, mi piace quando per qualcuno sono utile a qualcosa ;)

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