venerdì 1 giugno 2018

The Alien saga

In tempi non sospetti mi era balenata in testa un'idea, il desiderio (già espresso ai tempi delle mie promesse cinematografiche 2018 di pochi mesi fa) di rivedere, e prima di vedere l'ultimo capitolo uscito lo scorso anno, tutti i film della fortunata e straordinaria saga fantascientifica di Alien. E neanche a farlo apposta ecco che grazie a Sky e ai suoi speciali di Sky Cinema ho avuto la possibilità di farlo. Infatti anche se son passate settimane dalla sua programmazione (e mi scuso per il ritardo) ho finalmente avuto il privilegio di vedere tutti i 7 film (in verità 8), ovvero i 5 della saga classica e i due spin-off, più ovviamente l'ultimo, facente parte di quella classica, che tuttavia avrà una recensione singola tra pochi giorni. Nel frattempo però in questo corposo post dirò la mia, anche se ormai è già stato detto tutto e ci sono tanti appassionati e professionisti più competenti di me che su questo argomento (questa saga) hanno scritto e continueranno a scrivere a profusione (e in meglio e più dettagliatamente), su una delle saghe più longeve della cinematografia mondiale e sui film (soprattutto i primi quattro) che hanno fatto storia. La saga di Alien infatti (e non solo per quel capolavoro del primo episodio, addirittura scelto nel 2002 per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti) è qualcosa di eccezionale. Essa non è come le altre, è unica, è speciale, è incredibile e straordinaria. Non solo perché come detto è forse la più longeva di tutte (ben 39 anni dal primo film) e la più registicamente libera (ben 6 registi, e che registi si son cimentati nell'impresa, nell'arco di un tempo non sempre vicino), ma perché per l'immaginario collettivo ha segnato un'epoca, ha ridefinito ancora una volta dopo quel capolavoro assoluto ed ineguagliabile di 2001: Odissea nello spazio (che ha compiuto quest'anno 50 anni) un genere, anzi due. Soprattutto il primo film difatti, si può considerare un capolavoro sia horror che di fantascienza, poiché le vicende, e di tutti gli effettivi episodi, ruotano attorno a una specie aliena (a tal proposito davvero orrenda in tutti gli aspetti) che nella storia (lunga e "strettamente" continuativa storia, una particolarità molto intrigante) viene identificata con la generica definizione xenomorfa, costituita da feroci predatori dotati di intelligenza ma incapaci di provare emozioni, che si riproducono come parassiti annidandosi nei corpi di altri esseri viventi provocandone la morte. Per questo nessun umano, nessun pianeta inesplorato, sarà al sicuro durante l'intero ciclo di questa inquietante e terrorizzante saga. Saga (che può vantare 3 Oscar in totale) che probabilmente non sarebbe oggi un must senza la sua protagonista principale. Provate ad immaginare Alien senza Sigourney Weaver (lei che con il suo ruolo è stata la prima attrice nella storia degli Oscar a ricevere una nomination per un film fantascienza), bene, sarebbe stato probabilmente un flop (non a caso dopo il quarto episodio la mediocrità ha preso il sopravvento). Ma fortunatamente lei c'è stata ed il risultato si è visto, tanto che ancor oggi è difficile dimenticarsi di lei e della saga, ma se l'avete fatto (e spero di proprio di no), eccomi qui oggi a rinfrescarvi la memoria.
Finalmente rivisto perbene, dopo che per questo film avevo (quasi) sempre basato il mio giudizio su reminiscenze di una visione d'infanzia, non ne esce minimamente ridimensionato. Alien infatti, nonostante siano passati quasi 40 anni conserva ancora oggi tutto il suo fascino. Proprio perché Alien è un capolavoro sia come horror (poiché come per i veri horror non c'è traccia di ironia inutile e soprattutto l'angoscia è fissa) che come film di fantascienza (gli ambienti e la verosimiglianza delle scene e dei macchinari parlano da soli). Un film per questo teso, angoscioso, cupo e claustrofobico che è in grado di catture appieno l'attenzione dello spettatore, nonostante (perché esso è completamente ambientato all'interno di una nave da cargo in cui un'orrenda creatura darà inizio ad un tragico sterminio) l'ambientazione relativamente limitata. E il merito è di una scenografia perfetta e suggestiva (che rendono angosciante gli interni del Nostromo), e di una figura (spaventosamente bella), quella del mostro (disegnata dal pittore H.R. Giger, che per questo vincerà l'Oscar per i migliori effetti speciali) che riesce a toccare magistralmente molte paure tipiche dell'essere umano: la claustrofobia, la paura dell'ignoto, la paura del buio, la paura dell'altro. Tutte cose che il regista Ridley Scott con la sua consueta eleganza e talento visivo (come si vedrà soprattutto dopo) dirige, anche grazie ad un cast senza grandi nomi (all'epoca, non solo una straordinaria Sigourney Weaver, che con questo film divenne una star, ma anche e soprattutto John Hurt) ma perfetto per lo scopo (perché ben caratterizzato ed efficacissimo, non la solita carne da macello), con maestria. Il film infatti, mai ridondante, misurato, sapientemente distillato, un concentrato di acido che inizia a scorrere nelle vene (terrore allo stato primordiale), è un perfetto marchingegno narrativo, dal ritmo infallibile, che con il suo crescendo di tensione e suspense tiene letteralmente incollato allo schermo lo spettatore, impressionandolo e sconcertandolo in più d'un occasione (entrata nella storia del cinema e nell'immaginario orrorifico collettivo la scena della "nascita" del piccolo "alien"). Un capolavoro di genere che ha, tra l'altro, il merito di rompere uno dei tanti schemi della fantascienza tradizionale secondo il quale sempre si trovava un uomo nel ruolo dell'eroe, affidandolo invece in questo caso ad una donna, la Ellen Ripley della Weaver, ancor oggi vera e propria icona del genere. Un thriller fantascientifico dalle tinte horror che, ancora insuperato ed ormai diventato un cult, miscela alla perfezione due generi (l'atmosfera orrorifica unica, tensa, oscura e che ti torce lo stomaco dall'inizio alla fine con ansia e perturbazione, gli effetti pratici e computerizzati incredibili, specialmente considerando che questo film è uscito nel 1979) creando così una pietra miliare destinata a resistere nel tempo. Tuttavia a distanza di tempo, anche se il giudizio resta inalterato visto tutti gli ottimi tecnicismi (dalla fotografia all'utilizzo delle luci e dell'accompagnamento musicale oltre alla recitazione, senza dimenticare ovviamente le ambientazioni e il mostro più agghiaccianti e incredibili del cinema horror), non si possono non notare alcune pecche e forzature come qualche strana incongruenza narrativa (la tattica della company, il casco, scialuppa di salvataggio). Ma come detto, questo è niente rispetto a chi e cosa è stato ed è diventato (e di cosa ha significato) il film, film che ha dato il via a qualcosa di straordinario, qualcosa di indimenticabile e ineguagliabile. Voto: 9
Se c'è un film, un sequel quasi migliore del precedente o all'altezza dell'originale, quello è Aliens: Scontro finale. Il film infatti per forza di cose non è innovativo come il primo film, forse non ai livelli di tensione di quello di Ridley Scott, però il regista James Cameron in alcune cose, riesce a farlo diventare questo film del 1986, uscito 7 anni dopo il capolavoro originale, addirittura superiore, tipo in spettacolarità e divertimento, anche se in questo caso (nonostante il risultato comunque soddisfacente) la velata ironia di un Bill Paxton troppo esuberante e i classici stereotipi di alcuni personaggi non aiutano. Anche perché seppur l'approccio di Cameron porta in scena una dinamica dell'azione ancora più esasperata, aggressiva e quindi godibile, riuscendo comunque a conservare perfettamente "l'effetto thriller horror da astronave" che aveva reso famoso il precedente (nonostante lo stravolgimento di ottica e stile), essa si fossilizza su canoni leggermente standard. Tuttavia in questo modo da però al film un ritmo serratissimo, senza un attimo di pausa o noia, cosa che rende, nonostante tutto, questo film appunto, un ottimo action. Un action che con un uso artigianale degli effetti speciali (simili ma, forse, ulteriormente perfezionati dal precedente, un ulteriore premio Oscar a questi ne è la conferma) e tanta fantasia nel scrivere la sceneggiatura, regala sequenze particolarmente spettacolari ed emozionanti. Un sequel per questo che ha vita propria, completo e potente, giacché l'androgina Ripley (sempre eccellentemente interpretata da Sigourney Weaver) ritorna in maniera più "ampliata" e l'inserimento della bambina Newt allarga lo spettro psicologico del personaggio. Scaturisce così l'affascinante dualismo dell'eroina, fatta di acciaio e carne viva. Madre determinata tanto quanto la regina aliena e lo scontro epocale che ne scaturirà è da antologia. Il film perciò, che racconta del nostro amato tenente che sola con il suo gatto Jones nella sua navicella, approda in una base spaziale dove, chi di dovere, propone a lei e a un gruppo di militari di far rotta su un pianeta abitato da esseri umani che potrebbe essere sotto la presa dei famigerati Aliens, procede come un treno impazzito, non c'è tregua, non c'è respiro. Perché decisamente a suo agio, il regista dimostra una rara abilità nel mescolare tutti gli elementi in gioco e non sbaglia una curva. Egli infatti, nonostante la difficoltà di ricreare l'atmosfera del primo Alien e di fare perciò il sequel di un capolavoro del cinema, ne esce quantomeno a testa alta. Poiché riuscendo a dare il suo personale imprinting autoriale, meno enfasi (la minaccia è già palese) e più fasi movimentate, meno improvvisazione e più momenti guerreschi, riesce in maniera intelligente di incanalare questo sequel sui suoi binari, spettacolari binari visti anche nel successone Terminator di due anni prima. In tal senso eccezionali sono le musiche, gli effetti speciali, il montaggio (quello sonoro addirittura vincitore di un Oscar, perché in effetti considerando il periodo storico il comparto audio/video è grandioso) le scenografie e gli attori. Tuttavia, come detto, non tutto è perfetto, giacché oltre all'inutile ironia, seppur i personaggi rimangono ben impressi nella mente, rimane scarna la caratterizzazione di essi. In definitiva però, non solo il fascino di Scontro finale è intatto, ma Aliens (giustamente definito all'epoca dalla critica cinematografica il miglior sequel della storia del cinema) risulta ancor oggi un sequel tecnologico e futuristico ineguagliabile, perché capace (in quasi tre ore di azione con altresì spunti drammatici e di culto) di suscitare nello spettatore forte adrenalina ed intrattenimento assicurato. Voto: 8,5
Il terzo capitolo della saga di Alien, datato 1992, è quello che mi è sempre piaciuto di meno, eppure si prende e si è sempre preso lo stesso un buonissimo voto, perché giunti al terzo, il regista David Fincher riesce a lasciare il suo timbro su questa saga, perché non è una ripetizione del primo Alien o del secondo, il terzo Alien in qualche modo si distingue dai primi due, e questo è molto apprezzabile. Se il primo capitolo è il più horror, e il secondo è il più action (e per certi versi il più adrenalinico), il terzo (che ha un tipo di approccio diverso dai precedenti) è decisamente il più macabro (il meno tecnologico e più cupo). Infatti anche questa volta il film riesce a non scadere nella banalità e nella ripetizione riuscendo, ancora una volta, a far "lottare per la sopravvivenza" lo spettatore contro creature sempre in evoluzione. Perché è vero che in Alien 3 la maggior parte dei personaggi sembra essere utilizzata solo come carne da macello, è vero che il fatto di eliminare personaggi sopravvissuti nel secondo capitolo, forse da una parte fa perdere una componente vincente (anche se dall'altra taglia giustamente i ponti col passato per tracciare una strada nuova), ma ritmo e tensione ci sono tutti. Inoltre la sceneggiatura (come la buona trama) si contraddistingue (oltre per la particolare scelta di rapare a zero gli attori) per l'idea di proporre una Ripley contaminata, che porta nel grembo un alieno, non dimenticando una delle cose che mi hanno sempre piacevolmente sorpreso, ovvero che Ripley e gli uomini della prigione (giacché il film è ambientato su Fiorino 161, pianeta lontanissimo della Terra dove ci sono numerosi prigionieri che devono scontare una pena e dove il sottufficiale Ripley, sempre impersonato ottimamente da Sigourney Weaver, lì giunge per "incredibilmente" sconfiggere un alieno), non avendo armi, si devono arrangiare alla buona per sopravvivere ed abbattere l'Alien. Infine è da sottolineare la scenografia, ben studiata, l'ambientazione efficace della prigione spaziale (con ampi spazi aperti, bagnati e ben illuminati, ideale per scongiurare quel brutto buio, tipico di altri titoli emulativi di fantascienza e horror che verranno soprattutto dopo), la buona interpretazione degli attori (tra cui un sempre gagliardo Charles Dance) e gli effetti speciali, che seppur non all'altezza del predecessore, sono buoni lo stesso. Insomma l'esordiente (all'epoca) David Fincher nonostante la pesante eredità lasciata dai film di Scott e Cameron che hanno segnato profondamente l'immaginario della fantascienza moderna, fa la sua bella figura riuscendo a miscelare horror e tensione in una atmosfera spaziosa e suggestivamente mistica (anche perché il suo tocco personale si vede). Certo, non a livelli dei primi due, anzi, nettamente inferiori, e forse leggermente prevedibile (soprattutto il finale, anche se comunque molto bello), ma il film, mai noioso, godibile e di grande intrattenimento, altresì sottovalutato dai più e ingiustamente sminuito, non delude assolutamente, perché paura ed eccitazione (tensione ed azione) la fanno da padroni. Voto: 7+
Quello della scienza sfruttata per bieco tornaconto economico è un argomento che i primi tre capitoli del ciclo Alien avevano toccato (anche se marginalmente e nel sottotesto), ma è col quarto, Alien: La clonazione (Alien Resurrection), film del 1997 diretto da Jean-Pierre Jeunet, e attraverso ufficiali militari statunitensi, che guadagna il centro della scena mediante l'espediente della clonazione umana. Argomento approfondito sin dai primi minuti, col clone di Ripley (una sempre più agguerrita Sigourney Weaver, ora madre del mostro nel vero senso della parola e da esso morbosamente attratta) sventrato per estrarvi la creatura, ma giunge al momento topico quando i superstiti (assortiti similarmente alla compagine del terzo film) scoprono una stanza della nave stellare in cui sono stipati altri corpi clonati: è lì che appare lampante che giocare con la vita (e coi limiti della natura) è sempre letale. L'autore del copione Joss Whedon, che in futuro avrebbe scritto e diretto The Avengers, opera una sintesi di tutte le componenti delle pellicole antecedenti (femminismo, militarismo e, in primis, bioetica) e il regista francese Jean-Pierre Jeunet (che in futuro avrebbe scritto e diretto il bellissimo Il favoloso mondo di Amélie) fa lo stesso in termini stilistici, mescendo con dedizione la martellante ansia del capofila col forsennato dinamismo di Scontro finale. Alcuni personaggi sono lievemente caricaturali (non a caso è certamente il capitolo più bizzarro della saga, volutamente e spesso sopra le righe però senza mai debordare nel ridicolo involontario), ma gli effetti speciali sconcertano (curati gli effetti pratici con cui sono realizzati i mostroni, invecchiati molto male, invece, gli effetti in computer grafica), i colpi di scena si sprecano (Winona Ryder, una delle più belle novità, non è chi finge di essere) e il mutato ruolo di Ripley è una grande pensata, dato che dopo la morte della protagonista c'erano un po' di pensieri sul come infilare di nuovo nella storia Sigourney Weaver (che continua a dominare la scena anche e soprattutto in questa nuova veste "alienizzata"), ma fortunatamente è stato trovato un modo tutto sommato dignitoso, evitando di cadere nel ridicolo, anzi, il rapporto tra l'alien e Ripley è progredito e maturato coerentemente (non dimenticando il rapporto morboso con il mostro più disgustoso di tutti). Ha i suoi difetti, è a tratti troppo tamarro (i toni in questo film, come è tipico del regista, sono più sopra le righe e grotteschi), è poco originale (perché appunto è una ripetizione, un clone di quello che abbiamo già visto prima), il ritmo non è sempre dosato benissimo, personaggi macchiette, anche se valorizzati da attori carismatici (su tutti Ron Perlman), ma nel complesso (piacevole da seguire e bello da guardare) è un capitolo che ha degli innegabili pregi e un paio di chicche da non sottovalutare (alcune scene infatti, la scoperta dei tentativi falliti di clonare Ripley, l'inseguimento nelle cucine sommerse, e la congiunzione tra Ripley e la regina) rimangono impresse. Inoltre adatta è la colonna sonora e buona la regia di Jean-Pierre Jeunet, a cui va riconosciuto il merito di aver concluso definitivamente la saga, facendo atterrare i protagonisti sulla Terra. Certamente questo conclusivo atto sembra un oggetto alquanto anomalo (forse caciarone che nonostante tutto intrattiene, e dopotutto non pretende di fare più di quello), ma in fondo la qualità non manca affatto (sicuramente lontano dai livelli dei primi 2, ma leggermente migliore del terzo), perché uno dei segreti dell'intera saga è stato anche affidarsi a dei signori registi che hanno saputo dare una propria impronta personale con risultati eccellenti. Tanto che da qui si comincia a pensare che senza Ellen Ripley (S. Weaver), ormai la saga (anche cinematograficamente) è conclusa (e in parte sarà così). Voto: 7,5
Nel 1997 si chiudeva la celebre saga Alien con appunto Alien 4: La Clonazione mentre nel lontano 1991 terminava la serie (di soli due film) Predator. Nel 2004, il "cerchio mitologico" delle due puntate delle creature spaziali più "paurose" e di successo dello schermo, vengono riunite (forse imprudentemente, anche se la storia del cinema di genere è ricca di "contro" spesso improbabili ma tuttavia riusciti), ancora una volta, sotto la produzione della 20th Century Fox. Ne esce un crossover, anzi prequel (non canonico) della saga di Alien e spin-off di entrambe, che forse dal punto di vista cinematografico poteva essere migliore, molto migliore (dopotutto incrociare due film di cassetta non è certo garanzia di successo, semmai è indice di scarsa creatività), ma certamente un prodotto di puro intrattenimento. Un prodotto sicuramente fracassone e di bassa lega, anche perché uno che vuole vedere Alien vs. Predator deve essere preparato al peggio, tuttavia anche se il risultato di questa operazione (con gli umani a fare letteralmente la parte delle vittime sacrificali) non è proprio esaltante, ha delle frecce al suo arco. Certo, la confezione da B-movie non gliela toglie nessuno, non bastasse la presenza di Raoul Bova (poteva morire anche un po' prima di fare questo film, che poi sinceramente non capisco che ci sta a fare), si considerino gli effetti speciali (di qualità altalenante, ma, a volte, più che discreti) e la sceneggiatura che, al di là della succulenta idea di far scontrare Aliens con Predators, e gli umani come cavie, è fin troppo semplificata, quando non addirittura deprimente, ma, a parte il fatto che il film scorre via abbastanza velocemente (quindi quasi non c'è il tempo per annoiarsi), la seconda parte, a parte che si stacchi la spina cerebrale è condizione imprescindibile, offre lo spettacolo sufficientemente vibrante e truculento che ci si aspetta e quindi, in definitiva, consente al film di raggiungere, sempre nei limiti dei generi, la sufficienza. Perché anche se tutti i personaggi, tranne forse quello interpretato da Lance Henriksen (già co-protagonista di Aliens: Scontro Finale e di un cameo in Alien 3, in verità l'unico punto di contatto con la saga originale), sono stereotipati e perché l'orrore (quello vero) latita (non precisamente il massimo per questo genere di intrattenimento), e anche se agli ottimi effetti speciali fanno da contraltare soprattutto ad una storia piuttosto strampalata e non ben sceneggiata, il regista Paul W.S. Anderson, svolgendo la vicenda in uno scenario sperduto e da suspense sicura, e garantendo intrattenimento a buon mercato (non annoiando e affidandosi a scene action mirabolanti), fa bene il suo sporco lavoro, come fanno la loro sporca figura i Predator. Proprio perché il regista, che comunque ha fatto molto meglio in seguito con Resident Evil, seppur ci propone un prodotto fanta-action di poco valore per quanto riguarda la scelta del cast (a parte Lance Henriksen e Sanaa Lathan, che almeno è una bella gnocca e recita, nella comunque pochezza che le consente la sceneggiatura, decentemente) e la relativa prova attoriale, a mio parere riesce (come detto prima) ad offrire allo spettatore cultore del genere, un valido intrattenimento che non annoia e segue un ritmo lineare fino al finale aperto ad un sequel che puntualmente arriva. Certo, certe scene più che spaventare fanno ridere, però grazie a scenografie interessanti ed effetti speciali degni, senza dimenticare l'ultimo interessante colpo di reni, ovvero l'inaspettata alleanza tra il Predator e l'umana (che è l'invenzione migliore del film e viene portata avanti dignitosamente), egli si lascia (se tuttavia non vi aspettate granché) tranquillamente vedere. Voto: 6
Forse sarà un caso oppure no, ma anche con questo sequel dello spin-off, accade qualcosa di incredibile, il secondo è quasi meglio del primo, anzi, in questo caso lo è davvero, seppur per poco. Perché anche se la regia del primo Alien vs Predator è migliore, giacché i Fratelli Strause non sfruttano al massimo le potenzialità e sbagliano in molti punti, globalmente Alien vs. Predator 2 (Aliens vs. Predator: Requiem), uscito tre anni dopo, è migliore. Il film infatti, come nel suo precedente (dove è inutile sottilizzare sulla trama inverosimile, i dialoghi insulsi o lo scarso spessore della storia), mantiene esattamente quello che promette, anche di più, perché senza esitazioni (dopotutto la storia stavolta prosegue immediatamente dalla fine del primo film, garantendo delle solide basi per costruire una nuova trama in cui gli alieni se le danno di santa ragione) parte da subito con ritmo serrato, e ci delizia con predatori cazzutissimi, alieni schifosi e umani che, pezzenti e impotenti, vengono implacabilmente massacrati. La vicenda si snoda infatti scorrevole, senza particolari intrecci, manifestando l'intenzione palese di "far divertire". Inoltre bella è la massiccia profusione di effetti speciali (dei quali i due registi sono grandi esperti), e simpatica la trama adeguatamente veloce e cafona, non a caso il film è basato su una serie di personaggi che più scontati non si può, naturalmente calati all'interno della solita sonnolenta cittadina di provincia. Non dimenticando le ottime dosi di splatter (con effetti speciali discreti seppur non esaltanti), il suo essere crudo e immediato (e senza le solite scene melense a lieto fine, perché qui tutti sono potenziali vittime, vecchi, donne e bambini) e il suo riprendere in toto, più che nel primo, le caratteristiche "strutturali" delle due saghe. Nel complesso insomma non delude tantissimo in confronto al suo genere. Certo, pecca in vari modi, sopratutto con alcune scene inutili e alcuni passaggi troppo bui e confusi (che non aiutano ad apprezzare la carneficina in atto, o le lotte fra i due esseri), ed anche con con un finale banale (e non solo quello, perché la storiella stile liceali di contorno era evitabile e mal riuscita e a tratti ridicola è la soluzione di omaggiare lo storico personaggio di Ellen Ripley con una figura riproposta in modo frettoloso e superficiale) e bruttino (che lascia aperto uno spiraglio ad un AvP 3 che fortunatamente in ogni caso non ci sarà mai) ma riesce (se si prende il film con le molle) a raggiungere la sufficienza grazie al divertimento che propone. Anche perché, seppur tutto è abbastanza prevedibile e anche se forse qualche attore famoso sarebbe stato meglio (Raoul Bova decisamente NO) visto che il cast è povero (seppur qui gli umani non servono molto..), il film, rispetto al primo è molto più reale (giacché sembrerebbe strano ma rispetto al precedente, palesemente troppo inverosimile con navicelle spaziali e quant'altro, qui la dimensione terrestre non esagera con fantasticherie varie, il film dopotutto è ambientato ai giorni nostri) e merita, nonostante i difetti ma grazie a qualche scena e alcuni divertenti, dinamici e adrenalinici guizzi, una visione leggera e divertente, proprio perché si lascia guardare senza tanti problemi. Voto: 6+
Dopo 33 anni, quattro capitoli e due spin-off, finalmente Ridley Scott torna sul luogo del crimine, verrebbe da dire, per raccontare nuovamente di rapporti tra umani e alieni. Ma purtroppo Prometheus, film di fantascienza del 2012, lascia un po' di amaro in bocca. Il film infatti, intenzionato a ridefinire (e rinnovare non riuscendoci in larga parte) la saga di "Alien" grazie all'enorme potenzialità di un progetto che si voleva originale, ambizioso e notevole, non soltanto dal punto di vista cinematografico, narrativo, ma anche concettuale, delude le aspettative di tutti. Non soltanto dei molti appassionati e affezionati ai precedenti capitoli della saga (della quale il film, inserendosi a metà tra un reboot e un prequel, vuol spiegare gli antefatti ma anche prenderne le distanze, sperando in una nuova serialità o in un'opera con una sua propria autonomia), ma anche di chi vi si approccia spontaneamente. E non tanto perché i richiami ad Alien sono esili a dir poco, e non solo perché il metatesto filosofico nei film di fantascienza (da dove veniamo, qual'è l'origine della vita?) è stato sviluppato altrove (sia prima che dopo) in modo ben più convincente e affascinante, ma soprattutto perché Prometheus niente di nuovo aggiunge ad un film dichiaratamente di genere. Certo, il film è uno spettacolo godibile per gli occhi, dopotutto tecnicamente e stilisticamente ogni aspetto è spettacolarizzato in modo estremo e curato (gli effetti speciali visivi straordinari, la fotografia evocativa, le musiche eteree, il montaggio serrato e funzionale, paesaggi e scenografie visionarie, l'iconografia futuristica della serie, affidata di nuovo agli incubi dell'artista surreale Giger, il tentativo di riproposizione di vecchie e nuove figure mitologiche, e altro ancora), e certo non si può negare la capacità del grandissimo Ridley Scott di creare suspense e di dirigere gli attori, ma questa è un'opera diseguale e imperfetta, che deve quasi tutto appunto all'apparato immaginifico, ricco di suggestioni, ma quasi nulla alla sostanza, povera di una struttura coerente e intensa. Proprio perché dietro questa magniloquenza, si avverte però confusione, tante e mal coese linee guida e, soprattutto, la mancanza di fascino in fatto di narrazione, emozioni e riflessioni. Il mito della creazione e il suo concetto infatti, si regge su un fragile piano di superficialità e vacuità. Colpa anche di una debole trama, solo a tratti intrigante e avvincente, che ha al centro l'equipaggio (un improbabile equipaggio scientifico) di un'astronave che alla ricerca delle origini e della prima comparsa del genere umano sulla Terra, si ritroverà in un pianeta ostile e a dover combattere (nel mentre l'androide David 8, comincia a perseguire, all'insaputa del resto dell'equipaggio, quelli che sono i veri obiettivi della missione) una battaglia per salvare il futuro della razza umana. Insomma niente di relativamente nuovo, anzi, tanto che non si capisce perché non potesse essere la sceneggiatura più accurata, e più originale, capace di andare oltre i soliti stilemi delle pellicole di fantascienza. Sicuramente il personaggio della Noomi Rapace, una biologa dilaniata fra la fede e la scienza, ha il suo spessore, e sicuramente il robot di Michael Fassbender ricorda le malinconie e gli struggimenti dei replicanti di Blade Runner, ma manca quel quid che trasforma un buon prodotto in un capolavoro, e questo da Ridley Scott dobbiamo aspettarcelo, perché un autore, quando prende in mano un soggetto deve poi metabolizzarlo fino a stravolgerlo, facendone qualcosa di unico, e di inconfondibile. Altrimenti si rischia di creare un bel film, molto scenografico, molto ridondante e molto elaborato, ma che si dimentica facilmente proprio perché assomiglia a tanti altri prodotti visti in precedenza. Mentre Alien, come pure Blade Runner, erano e restano, capolavori unici. L'unico motivo di interesse di Prometheus non è dunque la quasi scadente sceneggiatura (anche perché il film dà alcune risposte che furono lasciate irrisolte, ma è molto più ambizioso di un mero esercizio stilistico-esegetico, e apre a molti più interrogativi di quanto ne fossero rimasti aperti), ma soltanto l'immaginifico apparato visivo che perlomeno, a volte, regala allo spettatore anche momenti davvero memorabili, come l'evocativo incipit o l'ultima sequenza, veramente suggestiva. Ma se non ci si accontenta solo di un godibile spettacolo, e si desidera qualcos'altro, allora non si può che restare delusi, perché questa pellicola non offre di più, purtroppo. Anche perché il cast comprendente anche Guy Pearce, Idris Elba, Logan Marshall-Green e Charlize Theron viene poco e male utilizzato, la trama subisce un po' un "effetto Lost" (non a caso la sceneggiatura è di Damon Lindelof) e gli effetti speciali stra-abbondanti non celano praticamente niente all'occhio della spettatore (inficiando così la "sostanza"), anche se la scena orrorifica del cesareo rabbrividisce come dev'essere (ma è la sola). Tuttavia nel complesso sufficienza piena, perché certamente non è un brutto film, e la pellicola è comunque godibile e visivamente ottima. Certo, l'idea di una grande occasione mancata la dà ugualmente, poiché come prequel non va (strano a dirsi, ma il pianeta visitato non è quello di Alien e i rimandi a quest'ultimo non coincidono) e come il film a sé non va (il discorso sul mistero della creazione dell'uomo che dovrebbe risultare profondo è invece di una superficialità sconcertante), ma è senz'altro un'opera da apprezzare. Voto: 6,5

10 commenti:

  1. Ho letto poco perchè l'impresa conto di farla anch'io a breve e proprio per La Promessa di quest'anno. Spero di accontentare tutte le mie aspettative :)

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    1. Abbiamo in comune anche Enter the void che manca ancora ad entrambi, in ogni caso spero che le accontenti davvero le tue aspettative ;)

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  2. La mia saga preferita, grandissimo XD. Vero che ha alti e bassi ma come scrivi giustamente avendo avuto diversi registi al comando, il succo è sempre quello ma con stili e visioni differrenti, nel bene e nel male.

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    1. Non è quella mia preferita, però è davvero eccezionale ;)
      Per fortuna più bene che male :)

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  3. Non amo la fantascienza, ma Alien è uno dei pochi casi che ho seguito. Il primo cultissimo, il secondo molto bello; ho apprezzato anche lo scontro con Predator (il primo) e Prometheus non l'ho ancora mai visto.
    Insomma, per te tutti sopra la sufficienza, alla grande!

    Moz-

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    1. Sì, vedremo ora con l'ultimo però, se sarà ancora così...
      In ogni caso è innegabile che al di là dei generi è infatti una saga speciale ed ovviamente unica e straordinaria ;)

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  4. Dopo Scontro Finale si è scesi in un vorticoso ed irrimediabile deja vu veramente deludente...

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    1. Forse di qualità e quantità minore, ma assolutamente non deludente deja vu secondo me..

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  5. Vorrei fare anche io una mega maratona dato che i vecchi non me li ricordo più, saranno quasi trent'anni che non li riguardo!
    Tranne quello contro Predator che purtroppo ho visto al cinema e me ne sono pentito amaramente! A dire il vero la mia intenzione era guardare solo i primi 3 ma forse mi hai convinto ad aggiungere anche il 4.
    Prometheus io l'ho adorato ma devi sapere che l'ho scaricato senza saperne molto e ho scoperto il legame ad Alien solo nel finale! L'ho rivisto di recente per poter guardare Covenant e il mio giudizio non è cambiato, anche se l'effetto sorpresa della prima visione è venuto a mancare e forse mezzo voto lo perde. Covenant ancora non l'ho visto, lo avevo iniziato ma a 'sto punto aspetto la maratona.

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    1. Quelli con Predator vederlo al cinema o pagare per farlo è uno spreco, va visto a casa e in tranquillità e senza grosse pretese, solo così ci si può divertire ;)
      Ma in Prometheus il legame con Alien in verità non c'è, è solo ipotetico...
      In ogni caso se Prometheus t'è piaciuto, credo ti piacerà anche Covenant...

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