venerdì 22 giugno 2018

The War: Il pianeta delle scimmie (2017)

Quando, nel lontano 2010, 20th Century Fox annunciò il reboot della saga de Il Pianeta delle Scimmie in pochi avrebbero puntato un euro sulla riuscita dell'operazione. Il periodo era quello dei remake da parte di tutte le case cinematografiche, segno, secondo molti, di povertà creativa. Le idee originali, ad Hollywood, sembravano latitare e Rise of the planet of the apes uscì un po' in sordina. Il successo di pubblico e critica fu immediato e lo stesso fu per Dawn of the planet of the apes, nonostante il passaggio di regia nelle mani di Matt Reeves. Ed è per questo che ci si aspettava una conclusione ad altissimi livelli per chiudere una trilogia prequel d'autore. Così è stato. The War: Il pianeta delle scimmie (War for the Planet of the Apes), film del 2017 diretto e co-sceneggiato dal regista statunitense, è il film (un film che si regge benissimo sulle proprie gambe, malgrado gli ovvi rimandi non solo ai due prequel ma anche alla saga originale, con una chiusa nient'affatto scontata, di certo non per come matura) più riuscito dell'intero trittico dedicato alle scimmie. Questa nuova trilogia (una saga che è partita abbastanza bene con il film di Rupert Wyatt ed è andata a crescere: come ambizioni, epicità e anche come durata dei film) de Il pianeta delle scimmie è infatti e probabilmente uno dei casi di blockbuster fantascientifici più interessanti dei nostri tempi. Perché sì, dopo l'incipit finale di Apes Revolution: Il pianeta delle scimmie era quello che ci si aspettava da questo capitolo (molto probabilmente) finale, ovvero la spettacolare resa dei conti, ma ciò avviene in modo (alternativo, più adulto) ancor più migliore di quello che si prospettava, giacché The War: Il pianeta delle scimmie è il punto di arrivo che non ci saremmo mai aspettati all'inizio della saga, qualcosa di più unico che raro nel cinema hollywoodiano contemporaneo, qualcosa che si può certamente paragonare ad altri due blockbuster del 2017 (ed entrambi visti quest'anno, entrambi con risultati e giudizi finali più che lusinghieri): Logan: The Wolverine di James Mangold e Blade Runner 2049 di Denis VilleneuveThe War difatti non è solo un film di guerra (perché anche qui siamo di fronte ad una rielaborazione di generi riuscitissima, western, azione e fantascienza), un'opera stratificata e complessa capace di raggiungere un lirismo epico e un respiro cinematografico d'altri tempi, accompagnato però da uno spettacolo visivo sempre protagonista.
Proprio perché i tre registi, sono riusciti a coniugare l'intrattenimento e la riflessione, senza rinunciare alla spettacolarità che dovrebbe essere una delle caratteristiche principali di un blockbuster, come testimonia il budget di The War, stimato intorno ai 150 milioni di dollari. Perché sebbene trailer e titolo possano portare lo spettatore a pensare ad un film ricco di azione, votato tutto alle sparatorie e a scene di intrattenimento di massa, quello che ci si trova ad osservare per oltre 140 minuti, è un prodotto che con assoluto coraggio porta sul grande schermo una serie di contenuti tutt'altro che banali o di semplice intrattenimento. Un film all'apparenza molto semplice eppure piuttosto stratificato, pregno di citazioni, intra ed extra-cinematografiche, inserite con cognizione di causa, non per soddisfare una banale voglia. Certo, l'ultimo atto della trilogia è il più centrato, quello che forse ha ed aveva meno cose da raccontare, ma queste al tempo stesso ci vengono riportate meglio che nelle precedenti occasioni. Perché se già Apes Revolution era una ventata d'aria fresca, questo terzo capitolo porta all'estremo tutto ciò che di buono c'era nel precedente. Soprattutto dopo sei anni sappiamo perciò cosa accadde davvero, quali eventi compongono la genesi di una delle saghe cinematografiche più celebri di sempre. In questo terzo film della saga, allora, si parte direttamente dalla guerra: se L'alba del pianeta delle scimmie rifletteva sulle derive possibili di un (bio)potere ormai privato di ogni etica, con la multinazionale di medicinali che "produce" il virus letale per l'umanità, se Apes Revolution ragionava sulla difficoltà di riconoscere e convivere con l'altro-da-noi in un tempo di fortissimi stravolgimenti sociali ed economici che preludono allo scontro tra culture, in questo terzo capitolo si arriva (o si torna?) all'avventura del cinema americano classico come dispositivo di identificazione con un (anti)eroe (Cesare, come sempre, il vero fulcro dell'intero film, non combatte per la gloria, combatte per la sua famiglia, combatte per le persone che ama) e come ultimo campo di riflessione possibile nel post apocalisse. Quindi si torna innanzitutto ai generi, non ha perciò paura Matt Reeves ad appropriarsi di certi stilemi del western, cosa che The War è almeno per metà, e mescolarli poco più avanti con quelli della commedia persino, per lo più in un frangente dal tasso drammatico alto, come se d'improvviso si stesse assistendo ad uno scanzonato intermezzo d'animazione. E si viene quasi rapiti, senza che francamente ci si accorga da una storia che, riassunta all'inizio del film (giocando in maniera splendida sui titoli dei precedenti film), si fatica a dimenticare.
La storia di Cesare e le sue scimmie, che dopo la spossante guerra con Koba oltre che con gli umani, si sono oramai stanziati nella foresta. Elusivi a quanto sta avvenendo nel mondo, loro stanno lì, lontano dai tumulti e dalla lotta, in attesa, consapevolmente o meno, che ci sia bisogno di ripopolarlo questo pianeta oramai giunto al capolinea. C'è un gruppo di umani, però, per cui l'esistenza stessa delle scimmie rappresenta un pericolo: guidati dal Colonnello (Woody Harrelson), figura carismatica al pari di Cesare, s'inoltrano in queste zone dove la natura è pressoché intatta, proprio nel tentativo di scovare colui che ha sin lì guidato la rivoluzione delle scimmie. Non bastano i messaggi di Cesare all'indirizzo del Colonnello, quest'ultimo, sordo alle implicite richieste di fermare questa logorante guerra, riesce comunque ad infiltrarsi nel rifugio nemico e fare ciò che deve. Da quel momento Cesare dismette l'abito di traghettatore della sua specie verso la Terra Promessa per darsi totalmente alla sua brama di vendetta. Una vendetta dai tempi estremamente dilatati, specialmente nella prima parte che può essere considerata un vero e proprio western (pre)post-apocalittico. Non a caso (giacché la pellicola pesca a piene mani dalla saga classica riproponendone idee, ambientazioni e citazioni) la cavalcata di Cesare e dei suoi ricorda quella di Charlton Heston. Non solo, i nomi di alcuni personaggi sono chiari richiami a personaggi classici del film originale del 1968, ma soprattutto se l'intera saga del pianeta delle scimmie si basa sulla paura del diverso, anche qui è la stessa cosa, anche se nel 1968 la paura era verso gli umani, verso una razza inferiore e in ascesa, stavolta sono gli umani ad avere paura delle scimmie (poiché qui, mentre i primati acquistano la loro umanità, gli umani la perdono). Scimmie che qui si riprendono giustamente la scena, perché sono loro che ora governeranno il mondo degli umani. In tal senso quindi diventa chiaro del perché Reeves si interessa principalmente ai personaggi, Cesare in particolare, sui volti appunto delle scimmie, sulla loro espressività estremamente umana. Così tanto che, grazie alla performance capture che ha raggiunto dei livelli di verosimiglianza tali, ormai non si riesce più a distinguere cosa è vero da cosa non lo è. Dopotutto è proprio questo il tema dominante della trilogia, fin dal primo film: cosa (e chi) è umano e cosa non lo è? La risposta era chiara fin da subito ma viene confermata con ancora più forza in The War. È l'umano ad avere la peggio, sia a livello narrativo, sia per quanto riguarda la realizzazione del film. Le scimmie (dietro alle quali si celano, è sempre giusto sottolinearlo, degli attori in carne e ossa) hanno la meglio sull'uomo, il digitale sull'umano.
A tal proposito davvero eccezionale è Andy Serkis, che riesce a trasmettere, attraverso la CGI (di un livello pressoché insuperabile, visti i dettagli incredibili e i straordinari primi piani), tutte le sfumature possibili al suo Cesare, seppur non che sia una novità viste l'elevata qualità camaleontiche dell'attore. Dall'altra parte, Woody Harrelson è il prototipo del villain definitivo. L'attore statunitense si conferma un interprete a 360°, in grado di calarsi nei panni di qualsiasi tipo di personaggio, dal comedy al drama. Il suo Colonnello è cattivo, crudele e sadico, ma il suo carisma lo rende un protagonista con cui identificarsi facilmente, potrebbe essere uno di noi, che è diventato quello che è per necessità, non per scelta (anche se poi alla fine difficile è fare il tifo per lui). Non dimenticando le comunque funzionali ed efficaci performance di Judy Greer e Steve Zahn. Tornando invece al film e al tema della supremazia, qui siamo lontani dalla visione conciliatoria e la retorica a cui ci hanno abituati la gran parte dei blockbuster americani. In,, questo caso Reeves non fa sconti e condanna l'uomo che ha creato da sé la propria apocalisse, dovuta soprattutto a una crescente mancanza di umanità, caratteristica che invece, paradossalmente, contraddistingue le scimmie guidate da Cesare. Degli umani si salva soltanto Nova, una bambina che, priva di tutti i pregiudizi e della malvagità umana, crescerà con le scimmie. Il futuro dell'uomo sta proprio nell'ingenuità e nell'innocenza di Nova che, rischiando di morire, cerca di dare da mangiare alle scimmie imprigionate dal Colonnello, in una scena memorabile del film. Ancora una volta il pensiero va alla Laura di Logan: The Wolverine e più in generale al gruppo dei mutanti bambini, l'unica possibilità di un futuro in un mondo prossimo all'autodistruzione. Non a caso il regista fa del pessimismo e di quest'atmosfera cupa la caratteristica principale di The War: il pianeta delle scimmie. Un'atmosfera crepuscolare che può ricordare, proprio come Logan, anche certi film di Clint Eastwood. Non c'è più spazio per gli eroi senza macchia del cinema classico e anche Cesare, seppure ovviamente sia un personaggio positivo, ha le sue debolezze. Non sorprende che il regista quindi spesso, smorzi l'epicità proprio nei momenti in cui, da un blockbuster, ci si aspetterebbe il climax. Un esempio emblematico è il modo in cui si risolve lo scontro finale tra il Colonnello e Cesare, rinunciando a ogni spettacolarizzazione per concentrarsi sulle psicologie dei personaggi a tal punto da far diventare commovente anche la morte di un personaggio che è stato fatto odiare durante tutto il resto del film.
Non solo, anche il modo in cui si conclude definitivamente la guerra tra uomini e scimmie è molto interessante e ci fa capire che probabilmente uno dei motivi per cui le scimmie meritano di avere la meglio è il rispetto che hanno per la natura e l'ambiente in cui vivono, a differenza degli uomini che vi si sono sempre di più distaccati. Interessante, inoltre, l'aggiunta di una linea comica che riesce a sdrammatizzare nei momenti più ricchi di pathos: Bad Apes è un personaggio solare e simpatico davvero amabile. Una scelta coraggiosa che avrebbe potuto rivelarsi un'arma a doppio taglio ma che invece riesce a controbilanciare la carica emotiva delle scene più crude dell'intera trilogia. Per questo The War: il pianeta delle scimmie è un film complesso, ma anche innovativo, spettacolare e dinamico, e non capiterà facilmente di vedere qualcosa di simile. Matt Reeves insomma si era dimostrato un regista decisamente superiore alla media già con Cloverfield, e qui lo conferma. Anche in questo caso gli spunti di riflessione si sprecano, così come le citazioni (il film si apre con un rimando a Full Metal Jacket), in particolare di Apocalypse Now, il principale modello di riferimento di Reeves per la caratterizzazione del Colonnello. Non viene nascosta l'influenza del film di Coppola che viene esplicitata dalle scritte sui muri dei condotti sotto alla base militare in cui si svolge gran parte della vicenda, che ricordano anche le scritte che si vedevano nella stanza delle donne di Immortan Joe in Mad Max: Fury Road. Impossibile poi non pensare poi alla Shoah e ai campi di concentramento nazisti (il Colonnello che si affaccia dal balcone come Amon Goth in Schindler's List). Reeves sembra dirci che l'uomo non riesce ad imparare dai suoi errori e che la storia si ripete ciclicamente, altro motivo per cui le scimmie sono il futuro. E Cesare, in particolare, viene presentato come una sorta di Mosè, o come colui che guiderà la rivolta e la lotta di classe delle scimmie. Per concludere, siamo davanti a uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi anni. Reeves ci fa capire per l'ennesima volta cosa è in grado di fare e soprattutto cosa può nascere quando all'intrattenimento si coniuga un tentativo di fare riflettere. Probabilmente, anzi, quasi sicuramente The War: il pianeta delle scimmie non è tuttavia completamente riuscito, troppo ambizioso forse, ma in questo caso l'ambizione di Reeves e il rischio di questa operazione vanno certamente premiati.
Perché certo, a rovinare leggermente un film che comunque è da promuovere senza riserve, ci pensa una sceneggiatura che, nella prima parte della pellicola, tende a puntare troppo i riflettori verso il lato empatico, enfatizzando (forse in maniera eccessiva) le angherie subite dalle scimmie, rendendo il tutto un po troppo "sufficiente" nella ricerca del momento commovente e strappa lacrime, inoltre altro piccolo punto non particolarmente apprezzato riguarda la figura di Harrelson, con l'attore che ce la mette tutta per portare sullo schermo un personaggio credibile, ma che alla fine (complici anche le pochissime battute del film) risulta più un semplice strumento utile a scatenare determinate azioni all'interno della storia, che un vero e proprio valore aggiunto al film, ma si tratta di dettagli all'interno di un progetto però solidissimo, appassionante, in grado di emozionare, anche (e soprattutto) grazie ad una splendida fotografia, in grado di trasmettere i toni cupi di un prodotto (rispetto ai due film precedenti più complesso e costruito, ma non per questo meno coinvolgente) che culmina in un finale teso e spiazzante. Non per caso The War: Il Pianeta delle Scimmie, che chiude una trilogia importante e che mancherà sicuramente a moltissimi appassionati del genere (e non solo), è il film più riuscito dell'intera trilogia dell'ascesa del Pianeta delle Scimmie. Una pellicola (coraggiosa e dannatamente avvincente e trascinante) in grado di far riflettere, di porsi e porci delle domande importanti e in grado di dare anche risposte. Un film che bilancia action e dramma perfettamente. Cesare e il Colonnello sono in perfetta antitesi, si completano e si respingono. Sembrava impossibile far meglio di Dawn, ma Matt Reeves è riuscito nell'impossibile. La trilogia prequel del Pianeta delle Scimmie si conferma quindi, a pieno titolo, come una delle migliori operazioni di rilancio di una saga leggendaria mai messa in atto da una major di Hollywood. Merito della 20th Century Fox che ha creduto ardentemente nel progetto e delle mani esperte di Matt Reeves che ha saputo coniugare un franchise non facile da gestire al coraggio di osare e mettere in pratica idee rischiose e azzardate che, in fin dei conti, hanno saputo non solo convincere ma anche stupire. Perciò è preferibile non perdere la degna conclusione di una saga che ha saputo dimostrare crescita e maturità capitolo dopo capitolo, non ve ne pentirete. Voto: 8

26 commenti:

  1. Matt Reeves è tutto tranne che un cretino, questo film si rifà a tanto cinema anni ’70 e non per forza solo alla saga del pianeta delle scimmie, un blockbuster più maturo della media dei blockbuster ma non esente da qualche minchiata, Serkis enorme, enorme! E poi boh, ci sono le SIMMIE, quindi tutto sommato io sono contento, specialmente quando leggo post come questo, bravo! ;-) Cheers

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    1. Effettivamente qualche minchiata c'è, ma per esempio quella di Bad Apes è troppo divertente :D
      Maturo ed intelligente, come già successo per altri due blockbuster che ho citato, e con risultati importanti ;)
      Comunque già, le scimmie sono pur sempre scimmie :)

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  2. Una trilogia che definire splendida è poco. Come si fanno i veri blockbuster, grandi contenuti senza rinunciare allo spettacolo. Cesare è un personaggio magnifico. Trilogia da mostrare a quei quattro cretini che pensano agli gli effetti speciali come la rovina del cinema. Non smetterò mai di elogiarla.

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    1. Già, una trilogia stranamente in crescendo, non perfetta ma in grado di sorprendere, grazie al regista, alla storia, al personaggio, agli attori ed ovviamente agli effetti speciali, in grado soprattutto di qui di svolgere un lavoro praticamente perfetto ;)

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  3. Nutro molte aspettative da questo ultimo episodio, e lo devo vedere con calma. Poi ti dirò.. ;)

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    1. Ne avevo anch'io di aspettative (anche parecchio alte) e fortunatamente non sono state disattese, spero sia lo stesso per te ;)

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  4. Concordo! Una splendida trilogia ed uno dei migliori film di questi ultimi anni. In quanto a Serkis, credo che non sia un caso se, tra gli attori de "Il Signore degli Anelli" sia quello che sta lavorando di più in questi anni!

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    1. Così splendida che è un peccato che sia finita...mentre per quanto riguarda Serkis, ha già detto tutto ;)

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  5. Che bella questa recensione! Mi sono fermata al secondo, questo devo recuperarlo! D'altronde, devo recuperare un sacco di film/libri. Aiuto!
    P.s. - figo il banner del blog! :)

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    1. Grazie, beh certo che devi recuperarlo, soprattutto se il secondo, e la trilogia in generale, t'è piaciuto, e comunque prima o poi passerà in tv ;)
      p.s. E' da tanto che manchi, sono già due mesi che c'è, in ogni caso grazie, effettivamente lo è :)

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    2. Sì, sono un po' latitante in effetti! :D

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    3. Già, ma non è comunque un problema ;)

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  6. visto al cinema l'anno scorso. l'originale con Charlton Heston lo batte alll'incirca 12 a 0

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    1. Addirittura KO tecnico! L'originale certo è un capolavoro, ma questo si difende benissimo, comunque prendo atto che a qualcuno non è piaciuto ;)

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  7. Semplicemente meraviglioso <3

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  8. Confesso di non essere mai stata una grande appassionata di questa serie, soprattutto dei primi capitoli, troppo esagerati, ma ho cominciato a guardare gli ultimi cominciando con James Franco e la storia di Cesar. Gli ultimi capitoli li trovo molto ben realizzati, hanno sfruttato e si basati su fenomeni scientifici con spiegazioni logiche per costruire bene il film. Il finale è stato molto emozionante e credibile.
    Saluti,
    Flo

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    1. Io lo sono invece da parecchio, appassionato e fan, e il film del '68 è tra i miei preferiti della fantascienza in assoluto (gli altri un po' meno), tuttavia questa trilogia e che ti sia piaciuta è ottima ;)

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  9. Chi ha amato il capostipite, o chi ama semplicemente il cinema, dovrebbe stare alla larga da questi tentativi. Io l'ho trovato lento, lagnoso, melenso, inconcludente, paradossale. Come storia, come svolgimento, come tecniche, come effetti. Dove sono il lirismo e la complessità che tanto esalti? Negli incontri strappalacrime figli e genitori? Nella ragazzina che entra ed esce indisturbata in un deposito militare costruito in una valle a rischio valanga? In un colonnello che nonostante i tanti cavoli con la razza umana ancora da la caccia a Cesare, e quando lo trova invece di farlo fuori subito, lo tiene lì con le altre scimmie? I richiami a Monumenti del cinema ci sono eccome, e nella scena iniziale dove con un lancio di lance alla cieca vengono fatti fuori praticamente tutti i soldati ti accorgi subito di quello cui vai incontro. Una megasòla troppo celebrata. Per il motion capture ormai sfondiamo porte aperte da ben altri registi (Zemeckis su tutti), e col digitale viene un po' da ridere, specie quando vediamo uno scimmione da tre tonnellate sopra un povero cavallo ignaro di cosa gli stiano disegnando attorno... vabbe' speriamo almeno che la finiscano qua.. ma ho il sospetto che il figlio di Cesare scalpiti...

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    1. Ognuno ha un suo pensiero e lo rispetto, tuttavia devi considerare i tempi, perché il cinema in cinquant'anni è cambiato, tanto e praticamente in tutto, e quindi gli standard e i film son questi, e perciò oggettivamente visto il livello degli effetti speciali e del tipo di intrattenimento, questo è il livello che puoi trovare, che può non piacerti (e che quindi a questo punto faresti meglio a non vedere proprio) ma che a molti altri invece sì, compreso me, perché non rinnegando assolutamente l'originale e i suoi sequel, quello è un bellissimo film, punto.

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    2. Non voglio assolutamente mancarti di rispetto, lo sai, ti leggo e mi piaci: metto solo in evidenza lacune ben visibili. Dopo The war ho visto Skull Island, ad esempio. Un altro pianeta. Celebrato - e giustamente - anche da te. Come effetti, come storia, come thrilling.
      Su The war dimenticavo una cosa: avevano a disposizione, lo ammetto, un ottimo motivo musicale di sottofondo, sfruttato fino alla noia, non si contano gli sguardi sostenuti, gli incontri melensi, supportati da questo acchiappante refrain. E in ultimo: chiudere delle scimmie con gabbie aperte è il massimo della sciocchezza, infatti alla fine se la fileranno per benino "solamente" arrampicandosi. Roba da scimmie... ;)
      Un abbraccio Pietro!

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    3. Ma non è del rispetto che intendevo, volevo solo rimarcare alcuni punti su cui bisogna sempre confrontarsi di questi tempi, ovvero del cambiamento radicale del cinema, cambiamento che solo pochissimi film o registi riescono a non subire...e comunque non ho detto che alcune forzature non ci sono in questo film (che in ogni caso è piaciuto tanto alla maggioranza..), ma che nonostante ciò riesca a rendersi memorabile, almeno per i miei occhi ;)

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    4. ..ad esempio, io trovo più lirismo nelle scene sui titoli di coda di Skull Island che in tutto The war.. poi chiaro che ogni cosa è soggettiva..

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    5. In questo caso totalmente soggettiva come cosa, giacché è esattamente il contrario per me, anche se bisogna tuttavia considerare che mi sono piaciuti molto entrambi, perché seppur differenti li ho trovati ugualmente ottimi ;)

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    6. ..devo ammettere che mi sono davvero commosso nelle scene del ritorno a casa sui titoli di coda di Skull island, l'incontro col figlio mai visto e la moglie, la partita con birra e panino evocata poco prima sull'isola come sogno irraggiungibile ... siamo sensibili dai.. questo ci unisce.. buon weekend!

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    7. Non mi sono commosso come te, però effettivamente era una bella scena ;)

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