mercoledì 27 giugno 2018

I peggiori film del mese (Giugno 2018)

Nel mese in cui l'inizio dei Mondiali ha gettato nello sconforto milioni di tifosi italiani, il motivo è (ahimè) arcinoto, una piccola sorpresa per questo consueto post, clamorosamente tuttavia in negativo, quella di un genere che ha visto giorni migliori. Perché a parte due thriller, che scontano soprattutto la prevedibilità del racconto, sono ben 6 le commedie che in questo calderone dei peggiori film del mese liberamente sguazzano. Colpa di cosa non so, anche se non ci vuole certo un genio per capire che il genere stia subendo una certa preoccupante involuzione, perché se alcune riescono a tener botta, altre latitano nella assoluta mediocrità, come queste sei commedie. Commedie (italiane, francesi, spagnole e americane) tutte poco originali e poco divertenti. E quindi spero presto di imbattermi nel primo caso, ma nel frattempo eccovi le recensioni del secondo, e dei motivi del perché essi non mi sono sufficientemente piaciuti.

Una piccola impresa meridionale (Commedia, Italia 2013): La seconda fatica cinematografica di Rocco Papaleo (dopo Basilicata coast to coast  e prima di Onda su onda) può definirsi in tutto e per tutto "un'occasione sprecata". Il film infatti, al di la delle nobili intenzioni del regista (che agisce in modo genuino e indipendente), che s'ispira a un racconto scritto da lui medesimo, s'impantana nei luoghi comuni, all'insegna del facile buonismo, con una sceneggiatura raffazzonata. Perché la suddetta commedia, anche se riesce a farsi apprezzare per più fattori, innanzitutto lo scorcio di territorio utilizzato è semplicemente meraviglioso, peraltro ripreso spesso e volentieri, un vero protagonista partecipativo (il film difatti è ambientato in Puglia ma interamente girato in provincia di Oristano), è discontinua, risultando anche incompiuta in diversi settori, visto che si aprono tante strade, dovute alla coralità dell'insieme, che non sempre trovano degna valenza e/o una destinazione calibrata. E questo nonostante una trama all'apparenza accattivante, quella di Costantino, che costretto a trasferirsi in un faro una volta "spretato", si ritrova presto a condividere questo spazio con l'ex prostituta Magnolia ed il cornuto Arturo, lasciato dalla moglie nonché sorella di Costantino. In breve tempo poi com'è ovvio altre persone convergono in questo luogo che riprende vita tra nuove consapevolezze e qualche sogno. Ma saranno proprio quest'ultime, insieme all'inutile e men che meno divertente compagnia girovagante dei due uomini e la bambina che aiutano nella ristrutturazione Papaleo e gli altri, ad "affossare" una commedia che non riesce ad essere particolarmente incisiva, come dovrebbe e vorrebbe (soprattutto nel suo debole tratteggio omosessuale). Certo, il registro è ad ogni modo piacevole, sufficientemente delicato e scandito senza (troppe) uscite fuori luogo e qualche scorcio surreale, ma la struttura, come detto, è assai più opinabile, appare infatti esile, prevedibile seppur coraggioso nel finale, ma soprattutto insoluta, colpa anche di una regia poco attenta al ritmo (qui lento), una narrazione non scorrevole e dialoghi alquanto slegati. Peccato perché il cast in parte è buono, a partire da Rocco Papaleo, che è bravo e simpatico, tutti gli altri invece non tanto (Riccardo Scamarcio lasciamo perdere, Sarah Felberbaum con cadenza russa stona, Giuliana Lojodice prigioniera del personaggio e Barbora Bobulova che sembra da qui averci preso gusto a denudarsi come visto anche recentemente in Lasciami per sempre), ma è la storia, poiché discontinua e che non decolla, a non convincere in questo film derivativo, non spregevole ma certamente dimenticabile, innocuo, mediocre. Voto: 5+

Io faccio il morto (Commedia, Francia 2013): Un attore quarantenne caduto in bassa fortuna a causa del suo carattere difficile, pur di tirare avanti accetta di interpretare il bizzarro ruolo di "morto" nelle scene del crimine. Suo malgrado finirà per aiutare una bella donna magistrato a risolvere un intricato caso di omicidio, apparentemente di routine. Il film quindi, Je fais le mort, commedia francese diretta da Jean-Paul Salomé, è una commedia gialla mista a quella romantica. Tuttavia proprio per questo fatto, dopotutto il genere giallo-rosa non è facile, che l'idea originale e strampalata (e lo spunto alquanto interessante), purtroppo si esaurisca in se stessa, senza trovare uno sviluppo accattivante o divertente. Il film infatti, dopo un inizio brillante (basti pensare al nome scelto al personaggio, Jean Renault..), adagiandosi in un giallo/rosa dal ritmo lasco e povero di gag, rimane in mezzo al guado. Io faccio il morto difatti, se da un lato convince, quello giallo (con un intreccio forse poco originale ma tutto sommato abbastanza solido), dall'altro no, la parte commedia, che non decolla mai, rimanendo su livelli scialbi e poco divertenti. Giacché a parte qualche simpatica gag, resta ben poco (a latitare è anche il ritmo e l'azione), soprattutto il risvolto sentimentale abbastanza melenso e prevedibile, seppur con l'unico pregio di avere dialoghi scevri da volgarità gratuite. Tuttavia non solo l'attore protagonista se la cava bene (anche se qui François Damiens, il bravissimo papà del bella commedia La famiglia Beliér, appare comunque sprecato, soprattutto poiché seppur buon caratterista in altre occasioni, egli non ha sufficiente vis comica per reggere lo spettacolo sulle sue sole spalle, non essendo supportato dallo smorto cast di contorno), ma questa commedia una visione senza grosse pretese, soprattutto in una serata piacevolmente disimpegnata, se la merita. Voto: 5,5

Amore e inganni (Commedia, Usa, Irlanda 2016): Ispirato al romanzo giovanile di Jane Austin "Lady Susan", il film (Love & Friendship in originale) costituisce una elegante e raffinata ricostruzione del Settecento inglese. E quindi come un classico romanzo rosa (anche se più settecentesco che ottocentesco) il mondo rappresentato è pieno di intrighi, di amori adulteri, di nobili presi di mira da borghesi, di neo ricchi e di ricchi decaduti. E le donne? Quando non sono isteriche (le mogli tradite) sono le vere protagoniste di successo del mondo. Fanno e disfanno "gli amori e gli inganni" rigirando le figure maschili molto più ingenue e fragili e trionfano su tutto e su tutti. Lady Susan Vernon è l'affascinante e seduttiva vedova che, senza più soldi, cerca una buona sistemazione economica per la figlia in età da marito. Cinica e opportunista cela bene queste sue caratteristiche sotto una ben calibrata cortesia. Alla fine la sua scaltrezza riuscirà ad averla vinta, con un raggiro che riserverà tuttavia alcune sorprese. Nessuna sorpresa invece nella pellicola che nonostante la bella fotografia, gli splendidi costumi e la perfezione stilistica della protagonista, un'ancora bellissima Kate Beckinsale (che tuttavia meglio ricordarla o rivederla in tuta aderente simil-pelle a dare la caccia a licantropi e vampiri piuttosto che vederla imbalsamata sotto corpetti che ne annientano le movenze mozzafiato), non funziona. Il film infatti, anche se non annoia "quasi" mai, soffre tuttavia un po' di una meccanicità che non si può non ritenere estenuante, che non riesce proprio mai e poi mai ad appassionarci ai risvolti amoroso-calcolatori di personaggi davvero oziosi, antipatici, freddi ma nello stesso tempo nemmeno così cattivi da farsi ammirare per tale caratteristica. La vicenda pertanto corre meccanica, gli attori coinvolti, pur impegnati a dare il massimo, appaiono davvero poco convinti e naturali (anche per quanto riguarda Chloe Sevigny Stephen Fry). E quindi il film di Whit Stillman seppur formalmente ineccepibile è lento, strambo e non riuscito. Voto: 5+

Una doppia verità (Thriller, Usa 2016): The Whole Truth, diretto da Courtney Hunt (Frozen River), è un legal-movie che tratta di un classico caso di parricidio la cui soluzione sembra anche troppo ovvia. Il film infatti, sorretto in ogni caso da un buon cast (Keanu Reeves, Renée Zellweger, Gugu Mbatha-Raw, Gabriel Basso e Jim Belushi), che tuttavia sembra recitare in sottrazione, è uno di quei film che procede per accumulo di colpi di scena o supposti tali (soprattutto grazie a flashback e ad una scottante rivelazione), che però si annullano l'un l'altro (quasi come in un gioco a somma zero), per poi "svelare" la banale verità finale, che era esattamente quella che vi eravate immaginati sin dall'inizio. In tal senso se avete intenzione di vederlo, non guardate il trailer, è uno di quei casi in cui mostra davvero più del dovuto. Non ci vuole né un genio, né un intuito particolare, né un guizzo di fantasia difatti per capire dove questo "intricato" thriller psicologico porti, ovvero ad un prodotto che seppur per buona parte del film coinvolge lo spettatore, nella seconda, dopo il finale fiacco e banale, delude. Una doppia verità è difatti un film senz'anima, con situazioni prevedibili che, alla ricerca di quel (patetico) colpo di scena si sfalda. E alla fine quello che ne vien fuori è un film da dimenticatoio, con una forzatissima sceneggiatura che di certo non aiuta a salvare la pellicola dalla mediocrità. Voto: 5

La notte che mia madre ammazzò mio padre (Commedia, Spagna 2016): Un po' difficile parlare di questo film considerato che lo spoiler è sempre dietro l'angolo. Si può dire solo che, questa dark comedy (non poi così tanto dark) è un film che, mescolando un intreccio giallo al comunque brillante humor spagnolo e ruotando intorno ad un ipotetico delitto tutt'altro che perfetto nel mondo del cinema, riesce certamente a farsi piacevolmente vedere, ma non del tutto riesce a convincere. Poiché questa pièce teatrale, nonostante un buon cast (Diego Peretti nella parte di stesso e Belén Rueda) e un buon ritmo, e nonostante riesca a catturare l'attenzione dello spettatore sino alla fine e senza annoiare, non regala genialità o grandi sorprese. La noche que mi madre mató a mi padre infatti (della regista Inés Paris), che ruota attorno ad una attrice che per farsi apprezzare dal marito sceneggiatore, decide di organizzare una cena speciale, cena in cui un evento imprevisto sconvolgerà il proseguimento della stessa (evento che in ogni caso mantiene una tensione nel corso della vicenda, vicenda in cui equivoci, imprevisti e palesi scontri, rinfacci e dichiarazioni d'amore inaspettate faranno ridere e sorridere), non riesce a farsi tanto ricordare. Perché alcuni spunti interessanti non sono mai portati aldilà del semplice accenno, inoltre in questo film, film che omaggia la letteratura di Agatha Christie (spogliata tuttavia del black humor tipicamente britannico), anche se in verità i personaggi sono più vicini ad essere sull'orlo di una crisi di nervi alla Almodovar, tutto sembra abbastanza prevedibile, poiché una volta capito il gioco, tutto è già chiaro. Comunque una leggera visione la si può anche dare, purché disposti. Voto: 5,5

Il medico di campagna (Commedia, Francia 2016): Invogliato da alcuni giudizi positivi ho visto questo film pensando di passare due ore divertenti, ma così non è stato. Il film infatti, che ruota attorno alla vicenda di un medico di campagna che dopo aver saputo di aver un tumore al cervello, si vede arrivare una nuova collega che dovrà affiancarlo sul lavoro (e ciò proprio non gli va a genio), è una dramedy francese piuttosto ordinaria, se non piatta, con poco sprint e poche cose interessanti da dire. Al contrario difatti di alcune pellicole simili (Quasi amici per esempio, l'attore dopotutto, Francois Cluzet, è lo stesso) la sceneggiatura non convince e non si riesce perciò a cogliere fino in fondo quale sia la materia del "contendere". Poiché nonostante le lodevoli iniziative che toccano temi importanti come l'arroganza dell'esperto nei confronti della neofita condita di maschilismo, la diffidenza verso il nuovo, la comunicazione assente del protagonista sia nei confronti della famiglia che della collega, il buon senso di chi la pratica l'ha fatta sul campo, la procreazione "non responsabile", tutti temi affrontati ma in ogni caso non del tutto sviscerati, il film non decolla e si avvita nella seconda parte sui particolari un po' depressivi della malattia del protagonista. Certo, il cast se la cava bene, il regista (Thomas Lilti) anche (seppur alcune riflessioni non riescono nel loro intento, e comunque sono poca cosa), ma la storia non coinvolge in maniera degna, barcollando tra emergenze mediche, drammi personali e leggeri contrasti. Tanto che alla fine la parte migliore è la galleria di personaggi, descritti con sincerità e affezione, che si susseguono nell'ambulatorio del dottore, galleria che restituisce un ritratto tenero e umano della provincia, qui francese ma che è provincia a qualsiasi latitudine. Tuttavia nonostante ciò Médecin de campagne non riesce a raggiungere una sufficienza piena per la scarsità appunto di emozioni che propone (anche la solo suggerita storia d'amore nel finale). E quindi se medico di campagna deve essere, allora forse meglio recuperare Doc Hollywood, film ormai dimenticato con l'indimenticato Michael J. Fox, perché questo non è brutto ma è poca cosa. Voto: 5+

Tiger House (Thriller, Gran Bretagna, Sudafrica, 2015): Scorre liscio per più di mezz'ora, con qualche ingenuità abbastanza trascurabile, poi diventa una scemenza con scarso senso della logica, scene senza costrutto e decisamente idiote, interpretazioni insufficienti e una realizzazione stucchevole che di colpo fa cadere tutta la benevolenza provata inizialmente. Il film infatti, diretto dal semisconosciuto regista Tom Daley, un classico home ivasion in cui è solito che un'innocua famigliola borghese venga nottetempo assalita da un gruppo di malviventi dediti a sevizie e violenze, e in cui un ingenuo e fragile teenager, in questo caso una lei, si trasformi in una sorta di Rambo armato fino ai denti pronto a far fuori uno dopo l'altro tutti i cattivoni, non riesce fino in fondo a farsi sufficientemente valere. Non solo perché il doppio twist finale, uno abbastanza prevedibile e l'altro totalmente scemo, fa cadere le braccia, ma perché a mancare è anche tutto il resto. Personaggi scritti male che fanno altresì cose stupide e un ritmo abbastanza latente. E quindi quello che resta di Tiger House, nella sua improbabilità, è solo un grande monumento alla sua attrice protagonista, Kaya Scodelario (Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar), bellezza inglese dal sangue brasiliano, che si conferma una gran topa, ma che nel ruolo di Lady Vendetta non c'azzecca nulla, al contrario di Ed Skrein nei panni del cattivo, anche se ugualmente inservibile in un film scarso, mediocre ed evitabile come questo qui, un film decisamente troppo illogico e prevedibile. Voto: 4

Il mio grosso grasso matrimonio greco 2 (Commedia, Usa 2016): Quando una commedia riscuote un successo apprezzabile si sa che a Hollywood è praticamente obbligatorio sfornare il sequel che, di norma, risulta essere di qualità largamente inferiore. Non fa eccezione My Big Fat Greek Wedding 2 appunto, che non è neppure paragonabile all'originale. Il film infatti, che continua a raccontare (in una forma tuttavia più esasperata) le vicende della coppia mista, interpretata da Nia Vardalos e John Corbett, e della di lei numerosa e chiassosa famiglia, anche se qui si assiste alle vicende riguardanti soprattutto la figlia ormai diciottenne della suddetta coppia e dei di lei genitori i quali scoprono nel frattempo che, per un disguido ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, non risultano legalmente sposati, e quindi un'altra rumorosa cerimonia nuziale è in procinto di essere svolta tra molteplici vicissitudini (che ovviamente però si concluderanno alla fine nel migliore dei modi), si rivela una delusione. Difatti la sceneggiatura, seppur scritta (forse da un bambino) nell'arco di quattro anni, non rispecchia a pieno il ritmo serrato e brillante dell'originale. Il punto di forza rimane indubbiamente il cast: affiatato e spumeggiante come sempre (anche se la sufficiente regia di Kirk Jones non li sfrutta praticamente mai a dovere), inoltre ci regala numerose battute nel pieno stile "greco" a cui eravamo stati abituati, anche se proprio quest'ultime, per buona parte ripescate dal primo film (in cui discretamente funzionavano) più che strapparti un sorriso, irritano, risultando molto spesso stucchevoli. Ma, oltre questo, non c'è una vera evoluzione dei personaggi o delle dinamiche famigliari, il regista infatti, concentrandosi su diverse linee narrative, non riesce ad approfondirle completamente, rendendo il tutto un po' confusionario. Alcuni protagonisti poi sono scritti veramente in modo stupido e per nulla interessante come la stessa Paris (la figlia), che è una macchietta dei giovani di oggi (per non parlare infine di una certa evidente retorica davvero fastidiosa). E quindi è questo qui un seguito che potete tranquillamente evitare. Voto: 4,5

Film scartati ed evitati:
Paterno Non so che neanche chi sia, per cui del suo scandalo proprio non mi interessa sapere, anche se ad interpretarlo è Al Pacino.
Io Danzerò Il mondo della danza non è tra i miei interessi.
Pertini - Il combattente I documentari politici non fanno per me.
Urge Thriller festaiolo a base di droga tranquillamente evitabile.
Queen of the Desert La biografia della viaggiatrice, scrittrice, archeologa, esploratrice, cartografa e ambasciatrice dell'impero britannico Gertrude Bell interpretata da Nicole Kidman, proprio non mi interessa vedere.
Scorched Earth - Cacciatrice di taglie Mi dispiace per Gina Carano, ma questo action (nonostante le sue abilità) mi sembra proprio una scemenza.
Mr. Moll e la fabbrica di cioccolato Film per ragazzi, anzi bambini, per niente originale e relativamente banale.
Il colore nascosto delle cose Dramma intimista e delicato interessante ma prevedibilmente retorico.
Nocedicocco - Il piccolo drago L'originalità non abita di certo in questo film d'animazione tedesco.
2012: Ice Age Immondo action di serie Z del tutto trascurabile.
Dr. Knock Remake di una sconosciuta commedia francese del 1951 che nonostante Omar Sy proprio non sono riuscito a vedere, perché personalmente per niente interessante e intrigante.
Cattive gemelle Thriller di serie B prevedibile e banale.

12 commenti:

  1. Ben felice di averli saltati tutti, mi basta il tuo commento, di sicuro migliore! Cheers

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    1. Ah sì? allora grazie di apprezzare anche solo le mie parole ;)

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  2. Ammiro sempre la tua stoicità nel perdere tempo con titoli a cui io non darei manco un minuto per sbaglio... Non mi attirano sin dal titolo, sin dalla locandina... XD
    Mi spiace per il film con Papaleo, però.

    Moz-

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    1. Metti in conto comunque che non è che vedo sempre brutti titoli, perché alcuni li evito in ogni caso a priori come puoi vedere...certo, dovrei stare più attento nella scelta, ma non sempre la colpa è mia ;)
      Spiace anche a me per Papaleo, ma purtroppo in questo caso è così :)

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  3. Avrò un gran sedere perchè non mi è capitato di vederne nessuno.. nemmeno di sfuggita in tv! xD

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  4. Io mi sono soffermato sui due titoli francesi. In effetti "Il medico di campagna" lo eviterò, perché il "dramedy" francese non mi piace proprio..mentre a "Io faccio il morto" darò sicuramente una chance :)

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    1. E fai bene io dico, dopotutto mi è piaciuto di più il secondo del primo, leggermente noioso ;)

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  5. Io ho guardato un po' del Grasso grosso matrimonio greco 2, certo qualche risatina la strappava.. ma era proprio un film estivo per quando non c'è nulla di meglio in tv

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    1. Si ride certo, però certe battute dette all'infinito esasperano, in più molte volte è proprio tutto imbarazzante...e quindi secondo me meglio guardare altro ;)

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  6. Questo mese non ho nulla da obbiettarti dato che non ne ho visto manco uno e siccome nessuno era in programmazione, me ne terrò alla larga. Forse forse proverò il primo, Papaleo mi piace e i difetti che citi posso anche mandarli giù.
    Neanche di quelli che hai evitato posso dirti nulla.

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    1. Ah ecco, stavolta siamo più in sintonia, e sinceramente fai bene ad evitarli (quasi) tutti ;)

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