lunedì 31 agosto 2026

I film del mese (Agosto 2026)

Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è intitolato "Cinema Mondiale", contenente quattro film "Vintage" di produzione e direzione internazionale.

Super Mario Galaxy - Il film (Animazione/Avventura/Fantastico 2026) - Il film è un chiaro passo indietro rispetto al primo: la trama, ridotta al minimo e spesso caotica nella prima parte, lascia spazio quasi totale al fan service e alla spettacolarità visiva. L'animazione è splendida e piena di dettagli divertenti, ma l'impianto narrativo è debole e frammentato, più vicino a un collage di citazioni Nintendo che a una storia compiuta. Starfox spicca nettamente, oscurando gli altri personaggi nelle sue scene, mentre cameo come l'omino del Game&Watch strappano un sorriso. La seconda metà funziona meglio, soprattutto con Bowser Jr. e il livello "giocato" da Mario e Peach, ma resta la sensazione di un prodotto più celebrativo che realmente ispirato. Divertente, sì, ma leggero e poco memorabile. Anche la scena post‑crediti non aggiunge molto. Voto: 6

L'orchestra stonata (Commedia/Dramma 2024) - Commedia drammatica che affronta con tatto temi complessi: un direttore d'orchestra in attesa di un donatore scopre di essere stato adottato e ritrova il fratello biologico. Il film alterna ironia e sentimento senza cadere nella retorica, sostenuto da una regia sensibile e da un cast convincente. La musica è centrale e dà coesione al racconto, anche se a tratti appesantisce il ritmo. Buona l'intesa tra i protagonisti, riuscito l'equilibrio tra leggerezza e dramma, qualche lungaggine ma nulla che comprometta la scorrevolezza. Un'opera semplice, umana e ben interpretata, capace di emozionare senza forzature. Voto: 6+

Una di famiglia - The Housemaid (Thriller 2025) - Thriller domestico che parte come un prodotto televisivo di routine, con qualche eco di Gone Girl ma senza la stessa finezza. La prima parte è lenta e prevedibile, ma il twist centrale dà una scossa e rende la storia più coinvolgente. Sydney Sweeney regge molte scene con la sua presenza magnetica, mentre Amanda Seyfried è impeccabile nel ruolo instabile e psicotico. La durata è eccessiva e alcuni spiegoni smorzano la tensione, così come l'ostentazione dei corpi dei protagonisti. Tuttavia il ritmo non crolla e la seconda metà offre colpi di scena efficaci e un buon livello di tensione. Il finale è una goduria, il secondo finale ancora di più. Un thriller (diretto dall'esperto regista di Last Christmas ed altri) esagerato, televisivo, ma capace di intrattenere e di sorprendere quel tanto che basta. Voto: 6,5

Come ti muovi, sbagli (Commedia 2025) - Gianni Di Gregorio ripropone il suo intimismo garbato, ma qui il ritmo lento diventa prevedibile e un po' stanco. Il Professore resta una figura placida e serafica, però i personaggi attorno a lui mancano di forza e non sostengono davvero il racconto. La figlia invade la sua quiete senza portare profondità e le sottotrame sentimentali risultano dispersive. L'ironia affiora di rado e la storia procede senza conflitti, con qualche siparietto che sa di riempitivo. Anche la lunga marcia del marito traditore non aggiunge incisività. Resta il garbo, resta la misura, ma l'umanità brillante dei film precedenti qui si smorza. Un lavoro onesto, ma minore. Voto: 5,5

Black Phone 2 (Horror/Thriller 2025) - Sequel (sempre diretto dall'ormai esperto dell'orrore Scott Derrickson) che rinuncia alla tensione claustrofobica del primo per abbracciare un horror sovrannaturale molto più derivativo. L'ambientazione nel campeggio innevato è suggestiva, così come gli incubi in Super 8, ma l'effetto è più citazionista che inquietante. Il Rapace diventa una sorta di Freddy Krueger 2.0, perdendo gran parte del carisma originale. La sceneggiatura è lenta a ingranare, piena di déjà‑vu anni '80 e spiegazioni superflue. I protagonisti funzionano (Ethan Hawke e gli altri), ma i personaggi secondari sono deboli e il "black phone" sembra un pretesto. Qualche buona idea c'è, e l'atmosfera non manca, ma la tensione resta fragile. Un sequel pigro, godibile a tratti, ma lontano dall'efficacia del primo. Voto: 5,5

Gli occhi degli altri (Dramma/Thriller 2025) - Film visivamente curato ma emotivamente piatto, elegante senza vera funzionalità narrativa. La rilettura del delitto Casati‑Stampa procede con trama esile e sceneggiatura poco fluida. Il clima "malato" resta sulla carta e il dramma antiborghese non affonda mai il colpo. Filippo Timi monolitico, Jasmine Trinca sorprendentemente dimessa; meglio i comprimari, bene Ferzetti e De Francesco. La villa è splendida e la regia di Andrea De Sica promettente ma troppo formale. Molta estetica, poca sostanza, nessuna originalità reale. Nel complesso, un'opera elegante ma facilmente dimenticabile. Voto: 5,5

Una notte a New York (Dramma 2023) - Film che non raggiunge la sufficienza: parte bene, con l'idea interessante del taxi come unico spazio e dei dialoghi come motore narrativo, ma presto scivola nel già visto. I due protagonisti si aprono durante il tragitto notturno, tra confessioni intime e psicologia spicciola, ma i loro background risultano stereotipati e prevedibili. Sean Penn regge il gioco, Dakota Johnson è fotogenica ma il personaggio è scritto in modo troppo convenzionale. La regia è statica, i dialoghi spesso ripetitivi, e l'assenza di veri flashback smorza l'immedesimazione. Qualche momento coinvolgente c'è, ma l'insieme resta mediocre e poco originale. Voto: 5,5

Honey Don't! (Commedia/Thriller 2025) - Secondo capitolo della trilogia saffica di Ethan Coen, Honey Don't! riprende Margaret Qualley e conferma la natura altalenante del progetto: atmosfera, fotografia e colonna sonora funzionano, ma la sceneggiatura resta debole (la storia non ha né capo né coda). L'America profonda tratteggiata dal film è popolata da figure eccentriche e poco memorabili, mentre la miscela di noir, commedia dark, thriller erotico e tocchi horror finisce per disorientare più che coinvolgere. Aubrey Plaza e Chris Evans spiccano, ma il racconto procede a scatti fino a un finale brusco e poco soddisfacente che lascia un'impressione di superficialità. In definitiva, un'opera che ribadisce i limiti già visti nell'altrettanto mediocre Drive Away Dolls e fa rimpiangere la collaborazione dei fratelli Coen. Voto: 5

Monsieur Aznavour (Biografico 2024) - Biopic tradizionale e affettuoso, che ripercorre la lunga ascesa di Charles Aznavour senza particolari guizzi formali. La gavetta, l'amicizia con Piaf, i successi internazionali e le ferite personali scorrono secondo i canoni più consueti del genere. La regia è corretta ma poco inventiva, sempre aderente al modello celebrativo. A brillare sono le canzoni, che ricordano la grandezza dell'artista più del film stesso. Tahar Rahim, pur distante fisicamente, trova progressivamente una sorprendente verità interpretativa. Il racconto resta prevedibile, ma l'omaggio è sincero e rispettoso. Un tributo classico, piacevole ma non memorabile. Voto: 6

L'infiltrata (Dramma/Thriller 2024) - Il film racconta la missione sotto copertura di Aranzazu Berradre Marín, unica agente spagnola infiltrata nell'ETA, costretta per otto anni a vivere tra i terroristi annullando identità e legami. Arantxa Echevarría dirige con buon ritmo un thriller teso e credibile, più efficace nelle atmosfere che nella profondità psicologica: i personaggi restano spesso schematici e la protagonista, pur interpretata con intensità da Carolina Yuste (premio Goya), non trova un vero arco emotivo. Luis Tosar è il poliziotto duro e controverso che guida l'operazione. Pur con qualche deriva televisiva e una sparatoria finale rovinata da effetti digitali posticci, il film si segue bene e racconta con solidità un capitolo drammatico della lotta al terrorismo basco, senza però lasciare un'impronta davvero memorabile. Voto: 6

Five Nights at Freddy's 2 (Horror 2025) - Secondo capitolo sui livelli del mediocre primo: più intricato, più cupo e a tratti più teso, ma anche più confuso. La storia scivola spesso nella ghost story, con buone atmosfere nelle sequenze buie e una tensione più evidente, mentre la sceneggiatura continua a essere raffazzonata e appesantita da scelte fuori tono come le possessioni della Marionetta. La cura per ambientazioni e animatroni è l'elemento più riuscito, il cast fa il suo e lo splatter resta assente per mantenere il target ampio. Nel complesso si lascia guardare, pur restando poco memorabile, e la scena post‑credit prepara un terzo capitolo sulla stessa falsariga. Voto: 5

The Last Kingdom - Sette re devono morire (Storico/Dramma 2023) - "Seven Kings Must Die" chiude la saga di Uhtred con un epilogo epico ma narrativamente troppo compresso. Il film offre ai fan della discreta serie tv (appena finita di vedere) una conclusione emozionante, con un grande combattimento finale e una messa in scena solida, ma concentra in due ore materiale da intera stagione: troppi personaggi, troppi intrecci, troppi colpi di scena spiegati in fretta. L'ingresso in medias res rende l'opera poco accessibile a chi non conosce la serie, mentre la profezia dei sette re aggiunge tensione senza trovare pieno sviluppo. Edward Bazalgette dirige con mano sicura l'azione, Alexander Dreymon regge (ancora) bene il centro emotivo, e il finale funziona. Nel complesso, un addio spettacolare ma frenato dalla sua stessa ambizione. Voto: 6

Ben - Rabbia animale (Horror 2025) - Johannes Roberts lascia gli squali (e finalmente, vedasi 47 metri - Uncaged) per uno scimpanzé rabbioso e firma uno slasher derivativo ma sorprendentemente solido. La storia è semplice, ambientata in una villa alle Hawaii, con i soliti comportamenti illogici dei protagonisti, ma il film scorre grazie a un ritmo serrato e a un paio di sequenze davvero tese. L'uso di protesi al posto della CGI rende Ben più credibile e inquietante, e gli effetti splatter sono ben realizzati. Gli attori fanno il loro, la regia è agile, la colonna sonora richiama gli horror anni '80‑'90. Nulla di originale, certo, ma tecnicamente curato e capace di intrattenere senza pretese. Voto: 6

Bugonia (Commedia/Sci-fi 2025) - Yorgos Lanthimos firma un remake più lineare del solito, ma riconoscibile nel suo cinismo feroce. La storia, quasi tutta in interni, diventa una satira sul complottismo e sulla polarizzazione contemporanea. Emma Stone e Jesse Plemons reggono magnificamente il film, trasformando il grottesco in tensione pura. Il regista colpisce sia i fanatici disinformati sia le élite spietate, senza concedere appigli morali. La narrazione resta semplice, ma il clima è costantemente angosciante e disturbante. Il finale ribalta le certezze, sfiorando il kitsch e aprendo a un'idea di futuro catastrofico. Non tutti i twist sorprendono, ma l'ironia dura è sempre efficace. La componente fantascientifica è più pretesto che sostanza, utile a spingere la satira all'estremo. Ottima la gestione del ritmo, meno brillante la costruzione dei personaggi maschili. Un'opera "minore" (però molto migliore del precedente Kinds of Kindness) per Lanthimos, ma comunque intrigante e sorretta da interpretazioni eccellenti. Voto: 7

ANGOLO VINTAGE

Gli anni spezzati (Dramma/Guerra 1981) - Cinema australiano e sensibilità hollywoodiana si intrecciano in Gallipoli, film antimilitarista che riflette il clima del suo tempo e la volontà dell'Australia di raccontare la propria memoria nazionale con strumenti narrativi già codificati oltreoceano. Peter Weir, in una fase di transizione verso il cinema americano, costruisce un'opera di formazione che procede per tappe e sacrifica spesso la forza delle immagini a favore di un messaggio esplicito. La prima parte è discontinua, la seconda cresce fino a un epilogo devastante che dà senso all'intero percorso. L'amicizia tra i due protagonisti è il vero motore emotivo del film, mentre la regia di Weir (solida, ma non ancora pienamente personale) accompagna il passaggio dalla spensieratezza alla tragedia con rigore e umanità. Mel Gibson, giovanissimo, spicca per carisma; ottima la ricostruzione d'epoca. Non perfetto, ma importante nel definire una voce australiana ancora in cerca della propria autonomia. Voto: 7

Punto di non ritorno (Horror/Sci-fi 1997) - Un fanta‑horror di stampo statunitense derivativo ma sorprendentemente solido, costruito dal regista americano Paul W.S. Anderson (Monster Hunter il suo penultimo film visto) in una fase della sua carriera in cui l'obiettivo era puro intrattenimento: ritmo serrato, atmosfera cupa, citazioni a raffica e una regia che, pur non originale, sa orchestrare tensione e spazio claustrofobico con mestiere. Il film vive soprattutto grazie ai suoi interpreti: Laurence Fishburne, autorevole e misurato, dà gravità al ruolo di comandante; il da poco compianto Sam Neill, più istrionico, incarna con efficacia la deriva psicologica che il film abbraccia nella seconda metà. Il resto del cast è meno incisivo, ma funzionale. Nonostante buchi di sceneggiatura e un finale che sfiora l'assurdo, l'insieme funziona: atmosfera riuscita, scenografie notevoli, qualche sequenza davvero potente. Un b‑movie ambizioso, imperfetto ma godibile, che col tempo ha guadagnato una piccola aura di culto. Voto: 6+

Terror Train (Thriller/Horror 1980) - Il regista canadese Roger Spottiswoode (lo stesso che nel 2016 dirigerà il carinissimo A spasso con Bob) debutta con uno slasher che sfrutta bene l'ambientazione (claustrofobica e movimentata) del treno e la presenza della lanciatissima Jamie Lee Curtis già scream queen nel cult "Halloween" di John Carpenter dell'anno prima. La storia è convenzionale, il sangue ridotto al minimo, ma il ritmo funziona e la tensione cresce nella seconda metà. La maschera del killer è l'idea più riuscita: cambia volto di continuo, assumendo quello delle sue vittime e trasformando ogni apparizione in un gioco di identità che alimenta il sospetto e la paranoia. È un espediente semplice ma efficace, che dà al film un tocco distintivo rispetto ai coevi slasher scolastici. Jamie Lee Curtis è in ogni caso solida, Ben Johnson porta autorevolezza, e il cameo di David Copperfield aggiunge curiosità. Non originale, ma ben confezionato e piacevole per gli appassionati del genere anni '80. Voto: 6

House (Commedia/Horror 1977) - Un delirio pop‑psichedelico che trasforma una semplice storia di casa stregata in un'esperienza visiva anarchica e irresistibile. Nobuhiko Obayashi, noto per la sua vena sperimentale e l'uso creativo del montaggio, porta nel film tutta l'anima più eccentrica del cinema giapponese: gusto per il nonsense, teatralità, colori saturi, effetti volutamente finti e un umorismo che convive senza attrito con il grottesco. Questa libertà formale, tipicamente nipponica, rende Hausu un'opera precorritrice: anticipa l'estetica iper‑stilizzata che influenzerà registi come Miike, Sono e parte del cinema pop giapponese '90 e 2000. È un film che non si limita a giocare con il genere, ma lo smonta e lo ricostruisce come un collage psichedelico, aprendo la strada a un modo di intendere l'horror come pura fantasia visiva. La trama è esile, i personaggi sono caricature, ma l'immaginario è talmente ricco da rendere godibile anche la parte iniziale. Quando l'incubo esplode, il film diventa un vortice di invenzioni, a tratti geniali, a tratti caotiche, sempre coerenti con la sua natura di spettacolo surreale. Pur perdendo un po' di slancio nella seconda metà, resta un'esperienza unica: un viaggio infantile, visionario e profondamente giapponese, che vive di pura immaginazione. Un cult bizzarro, imperfetto, ma impossibile da dimenticare. Voto: 7+

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