Ininterrottamente dal 2016 partecipo a questa bellissima iniziativa, e mi ripresento anche quest'anno (e sempre mi presenterò fin quanto potrò, pure se fosse l'unico post) all'appuntamento, cinematograficamente parlando, più orrido ed orripilante della blogosfera. Un appuntamento tipicamente estivo, e che quest'anno proprio come l'estate che volge al termine, finirà a settembre (l'elenco completo con tutte le date passate e prossime lo trovate a fine post). L'appuntamento è ovviamente quello con la Notte Horror, che quest'anno ha raggiunto lo storico traguardo del decimo anno, ed io vi partecipo per l'ottava (e consecutiva come detto) volta. Come regole comandano, la scelta del film passa attraverso l'obbligo del genere horror, attraverso il vincolo della tamarrata e la preferenza dei decenni che vanno dagli anni '70 ai '90, ebbene questa volta la suddetta è caduta su di un film che nelle vere Notti Horror di Italia 1 è passato spesso negli anni, su di un film che altro non è che l'ennesimo, ulteriore horror ad episodi, formula tanto di moda negli anni '80 in poi soprattutto inerente a questo genere. I delitti del gatto nero infatti, oltretutto tradotto in modo non esattamente felice, quasi una barbaria (esclusivamente italica) volendolo rinominare così, dall'originale Tales from the Darkside: The Movie, è difatti un altro simpatico film ad episodi, un classico anni '90 composto da 3 episodi più uno che funge da cornice, e che si rifà al Creepshow di Romeriana memoria (e successivamente Carpenteriana riverenza, Body Bags del 1993, giusto l'anno scorso visto e recensito per questa simile occasione).
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martedì 22 agosto 2023
lunedì 8 luglio 2019
The Wife - Vivere nell'ombra (2017)
Tema e genere: La forza delle donne nella società contemporanea, sullo sfondo l'America, la cultura e la spocchia degli intellettuali. Questo racconta The Wife - Vivere nell'ombra, opera cinematografica di Bjorn Runge, che fra la Svezia e gli Stati Uniti mostra l'abnegazione della protagonista femminile verso il proprio marito e la sua carriera letteraria.
Trama: Joan Castleman è stata per quarant'anni la moglie perfetta. All'ombra del carismatico marito Joe, ne ha favorito la carriera da scrittore e ne ha ignorato l'infedeltà, accettando compromessi e bugie. Joan, però, ha raggiunto il suo livello massimo di sopportazione e, alla vigilia del premio Nobel al marito, decide di riprendersi in mano la sua esistenza, riscoprendosi come donna. Tutto questo rivelando una sconcertante verità.
Recensione: Presentato al Toronto International Film Festival, The Wife segna il ritorno della sei volte candidata all'Oscar Glenn Close con un ruolo alla sua altezza, peccato le manchi attorno un film altrettanto brillante. Un film che chiaramente vuole cavalcare l'onda dell'odierna rivendicazione femminile, che ci vuole ricordare per l'ennesima volta che dietro ogni grande uomo c'è sempre una donna ancora più grande, ma se è vero che lo fa piuttosto smaccatamente è altrettanto vero che, nel farlo, dimostra una classe innegabile, come quella dell'attrice settantenne, che tuttavia non bastano a far superare alla pellicola la sufficienza. Anche perché ho già visto una storia simile a questa qualche settimana fa, nel brutto Mary Shelley - Un amore immortale di Haifaa Al-Mansour, ma soprattutto facilmente intuibile è il segreto rivelatorio. Come se non bastasse, del lato oscuro del Premio Nobel, simbolo principe della "casta" degli scrittori con la s maiuscola, è già stato detto abbastanza. Bjorn Runge arriva infatti un po' tardi alla festa, preceduto (e ampiamente superato) da Il cittadino illustre di Mariano Cohn e Gastón Duprat. L'operazione di fondo è difatti la stessa: tentare di catturare appieno lo spirito di una persona autentica nella sua genialità ma guastata dalla consapevolezza di esserlo, la cui dignità letteraria non uguaglia quella ben più modesta di essere umano. Il regista si basa sul romanzo di Meg Wolitzer e inserisce la figura della moglie nell'ombra in questa riflessione sull'egocentrismo e la falsità dietro il mito dell'autore. Attraverso di essa tenta di stimare quanta parte del successo di una figura di questo tipo derivi dai sacrifici e dalla sopportazione (per non dire del talento) di chi sta attorno a lui. La scelta di Glenn Close costituisce però una sorta di spoiler in un film che sbaglia completamente i tempi della propria narrazione. The Wife indugia troppo nel squarciare il velo finissimo posto su un colpo di scena che è tutt'altro che inaspettato, finendo per risultare lento e tedioso in un paio di passaggi. Per fortuna ha dalla sua una brillante Glenn Close, che salva tutto il salvabile e trascina il film nel territorio della sufficienza. Quando il film non riesce a cambiare marcia, l'attrice riesce a costruire con il suo personaggio un crescendo altrimenti inesistente. Tanto lei diventa via via più carismatica e irresistibile, tanto il film si fa anticlimatico, seguendo sempre il sentiero tracciato da altri, fino a naturale conclusione. La condanna di The Wife - Vivere nell'ombra è suscitare paragoni con film di gran lunga più riusciti: Il cittadino illustre in ambito letterario, molti altri per quanto riguarda le zone grigie dell'amore in terza età.
mercoledì 20 settembre 2017
Mr. Robot (2a stagione)
Dopo due Emmy e due Golden Globe lo show di USA Network, Mr. Robot, tenta di riconfermarsi tra le migliori serie degli ultimi anni. Ci riesce in parte, perché l'accoppiata Rami Malek e Sam Esmail purtroppo non riesce ad incantare come aveva fatto per l'ottima prima stagione (la mia recensione qui). La seconda stagione infatti, inizia certamente mantenendo le promesse della prima, ma per colpa di una narrazione (che troppo spesso si perde su un percorso a tratti auto-compiaciuto) che avrebbe potuto probabilmente essere sviluppata maggiormente e meglio, date le enormi potenzialità, delude abbastanza. Ai limiti della sufficienza si dimostra difatti non essere all'altezza delle aspettative. Certo, mistero, psicolabilità, machiavellici intrighi mentali, suspense e colpi di scena, ce ne sono a bizzeffe, ma esse non sempre convincono. Giacché nella seconda stagione, sicuramente più oscura e affascinante (dopotutto Elliot è lo stesso eroe non convenzionale di sempre), non avviene quello che si prospettava avvenisse. Il seguito dell'Apocalisse, questo il pubblico di Elliot aspettava da tempo, la naturale evoluzione dell'attacco hacker sferrato dalla Fsociety ai danni della Evil Corp (un nome che dice tutto). Ed è proprio questo che non ha avuto, con gran senso di frustrazione e delusione. Perché dopo una serie di scioccanti rivelazioni sul rapporto tra il protagonista, interpretato da uno spettacolare Rami Malek, e il più navigato Christian Slater che veste i panni del famigerato Mr. Robot (che si rivela essere il padre di Elliot, morto anni prima, che appare al ragazzo sotto forma di allucinazione), durante la prima entusiasmante stagione, di scioccante nella seconda è che ancora una volta sembra la multinazionale, responsabile di un disastro ambientale che ha causato la morte del padre e di altre centinaia di persone, uscirne indenni e più forte che mai, almeno fino a quando nella ormai confermata terza stagione, Elliot, superati i soliti (adesso stancanti) "problemi psichici" riuscirà finalmente a vincere anche la guerra e non solo la battaglia.
venerdì 18 novembre 2016
Mr. Robot (1a stagione)
Dopo una spasmodica attesa durata molti mesi, finalmente sono riuscito a vedere, tramite la piattaforma Premium Play di Mediaset, la prima a trasmetterlo in Italia nel marzo scorso, una delle serie tv più brillanti degli ultimi tempi, ossia Mr Robot, di cui si è parlato spesso e ancora si parlerà, dato che proprio da martedì scorso in seconda serata è stato trasmesso in chiaro su Italia1, e quindi per quelli che non avevano ancora avuto il piacere di vedere questa straordinaria serie è giunto il momento, spero perciò che non ve lo siete perso, perché nonostante siano stati usati paroloni e messaggi propagandistici di proporzioni enormi, addirittura la serie che ha rivoluzionato il mondo della tv (per accalappiare più spettatori possibili), molti di questi aggettivi sono adeguati per un prodotto che ha davvero strabiliato il palato e gli occhi di chi da molto tempo non vedeva qualcosa di così incredibile come Mr Robot, una delle poche serie nel mondo cinematografico che entra in modo deciso e convinto, in un mondo quello degli hacker che spesso il cinema ha affrontato, ma mai in modo così approfondito. Un mondo che esplode metaforicamente nella nostra testa, alla vista dello decisamente straordinario pilot con cui si apre la serie. Un pilot capolavoro, tanto che le altre puntate delle 10 che compongono la prima stagione, nessuna raggiunge personalmente lo stesso effetto di una prima puntata così elettrizzante da sfiorare la perfezione assoluta (puntate in ogni caso da vedere e non perdere). La prima puntata infatti ci catapulta in modo intenso e potente, ma anche onirico e ambiguo quasi psichedelico, con un personaggio, interpretato magistralmente da un Rami Malek in stato di grazia, d'altronde non per caso ha vinto un Emmy per il miglior attore in una serie drammatica, che quasi in preda a schizofrenia acuta insieme ad uso esplicito di sostanze stupefacenti, con i suoi occhi che quasi fuoriescono dalla orbite (marchio distintivo e davvero azzeccato del protagonista), conduce una doppia incredibile vita. Ma di questo scriverò dopo, intanto è utile sapere prima che lui non è il classico nerd che di tanto in tanto si diverte a fare quello di cui è capace, no lui lo fa con criterio e convinzione, con uno scopo più o meno deciso, in più si comporta in modo anormale dato che lui è sociofobico, depresso, autistico e dipendente dalla morfina, la mente di Elliot è infatti pesantemente influenzata dai deliri paranoici e dalle allucinazioni che gli causano grossi problemi nel relazionarsi con le persone e lo fanno vivere in un costante stato di ansia e paranoia. Sintomi che il creatore della serie, lo sceneggiatore Sam Esmail, al suo debutto o perlomeno primo progetto importante della sua giovanissima carriera, riesce non solo a rendere credibili ma addirittura riesce a farli diventare nostri, poiché anche grazie ad una particolarità del suo personaggio, ovvero parlare oltre lo schermo, un metodo già sperimentato efficacemente in House of Cards, fa funzionare tutto ottimamente e questo oltre ad una strana aura di mistero e inquietudine, affascina e coinvolge.
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