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venerdì 28 agosto 2026

Le serie tv del mese (Agosto 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

American Primeval (Miniserie) - Serie, anzi miniserie western (in 6 episodi), cupa, livida, lontana da qualsiasi romanticismo della frontiera: preferisce il realismo sporco, la brutalità e un tono quasi documentaristico. La trama non è particolarmente originale, ma la sceneggiatura tiene insieme con cura le diverse linee narrative, evitando lungaggini, minutaggi eccessivi e persino i soliti flashback. L'ambientazione dello Utah del 1857 è splendida e ricostruita con rigore, la fotografia è spettacolare, i costumi convincenti e la colonna sonora aggiunge spessore emotivo. La violenza è copiosa, a tratti ostentata, ma coerente con le tesi che la serie vuole portare avanti e con il contesto storico rappresentato. I personaggi sono ben scritti, credibili, dotati di una rotondità che permette al cast di brillare, con interpretazioni solide e misurate. Qualche episodio rallenta, complice il respiro del genere, ma senza compromettere il ritmo generale. Il finale sembra annunciato, eppure riesce comunque a sorprendere. Nel complesso, una serie (diretta da Peter Berg) robusta, immersiva, tecnicamente eccellente e decisamente meritevole. Voto: 6

Ozark (1a stagione) - La serie di Netflix del 2017 mette al centro il denaro come misura delle scelte e dei compromessi morali. Martin Byrde, consulente finanziario che ricicla soldi per un cartello messicano, trascina subito la famiglia nei suoi traffici: niente doppia vita alla "Breaking Bad", solo una lenta discesa collettiva nell'oscurità del lago di Ozark. La tensione resta alta, alimentata da variabili imprevedibili e da personaggi pieni di zone d'ombra. La serie funziona grazie alla scrittura solida, all'atmosfera cupa e a un cast eccellente: Jason Bateman impeccabile, Laura Linney straordinaria e sottovalutata, Peter Mullan e Lisa Emery memorabili nei panni degli Snell. Non ci sono veri "buoni", solo frammenti di umanità in un contesto marcio. Una prima stagione non spettacolare ma avvincente, ben diretta, a tratti lenta ma sempre efficace. Una crime‑story di qualità che merita la visione e lascia curiosità per l'evoluzione futura. Voto: 7,5

Euphoria (3a stagione) - La terza stagione della serie ideata, scritta e diretta da Sam Levinson è una stagione che cambia pelle in modo radicale: più adulta, più pulp, più estrema, ma anche profondamente sbilanciata. L'immaginario visivo resta potente, con una regia audace, una fotografia splendida e scelte estetiche nette che abbandonano il glamour delle origini per un mondo più sporco, notturno e disilluso. Tuttavia, la narrazione si perde in un eccesso continuo che travolge coerenza e identità dei personaggi: Rue precipita in storyline parossistiche, Cassie e Jules vengono svuotate, Lexi snaturata, Nate ridotto a una caricatura. Alcuni nuovi volti funzionano e regalano momenti vivaci, ma non bastano a sostenere una stagione che appare spesso caotica, sovraccarica e priva di equilibrio. Il finale, intriso di simbolismi religiosi e punizioni moralistiche, chiude il percorso con toni cupi e controversi, lasciando più smarrimento che compiutezza. Euphoria (la seconda stagione qui) si congeda come una serie che ha segnato un'epoca, rivoluzionando il teen drama, ma che nel suo ultimo atto si è persa nella volontà di strafare, sacrificando la complessità che l'aveva resa unica. Voto: 5,5

lunedì 29 giugno 2026

Le serie tv del mese (Giugno 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

The Last Kingdom (4a stagione) - La quarta stagione rimane un capitolo valido, sostenuto da un comparto tecnico ormai pienamente maturo: la fotografia è più ricercata, le battaglie sono crude e spettacolari, tra le più potenti dell'intera serie. Anche il percorso di Uhtred continua a funzionare, grazie a nuove alleanze e tensioni politiche che mantengono vivo il cuore della storia e ampliano il respiro dell'Inghilterra in formazione. Allo stesso tempo, però, si avverte il peso delle assenze: la perdita di figure carismatiche delle stagioni precedenti lascia un vuoto che i nuovi personaggi non colmano del tutto. Alcune sottotrame (soprattutto quella di Brida) risultano meno incisive, quasi meno convinte, e il ritmo non ha più la compattezza feroce della terza stagione. Si percepisce una scrittura più incerta, che alterna momenti molto riusciti ad altri più deboli. Pur con questi limiti, la stagione resta buona: non raggiunge gli standard altissimi fissati fin lì, ma offre ancora momenti potenti, battaglie memorabili e un mondo narrativo che continua a respirare autenticità, tensione e un'identità visiva ormai riconoscibile. Una stagione imperfetta, sì, ma ancora capace di lasciare il segno. Voto: 6,5

Stranger Things - Storie dal 1985 (1a stagione) - Uno spin‑off animato piacevole ma non indispensabile: un'avventura horror per ragazzi che punta tutto su atmosfera, nostalgia e ritmo, senza incidere davvero sulla mitologia della serie. L'animazione è fluida, l'estetica rétro funziona e Hawkins ritrova colori e leggerezza, con un tono che richiama i cartoon anni '80. È un prodotto curato e divertente, pensato per colmare il vuoto lasciato dalla serie madre (conclusasi con una spettacolare quinta stagione). Il limite è narrativo: collocato tra due stagioni già note, non può rischiare né cambiare nulla. I personaggi restano statici, i pericoli innocui, gli eventi troppo "grandi" per essere ignorati ma troppo piccoli per contare davvero. In sintesi: una parentesi nostalgica ben fatta, godibile e affettuosa, ma sostanzialmente superflua. Voto: 6

Big Sky (3a stagione) - La serie partiva con un'identità forte: un villain memorabile, un'atmosfera tesa e un intreccio che, pur irregolare, aveva un fascino autentico. La prima stagione era caotica ma viva, mentre la seconda (pur già più instabile) riusciva ancora a restare sul filo, mantenendo un minimo di coerenza e di tensione nelle sue derive più eccentriche. Con la terza stagione, però, tutto si spezza. Il cambio di rotta non è un'evoluzione ma un deragliamento: trame sovraccariche, personaggi che entrano ed escono senza logica, casi riempitivi e un tono sempre più patinato trasformano la serie in qualcosa di irriconoscibile. L'arrivo di Reba McEntire, invece di dare spessore, accentua la sensazione di artificio, con un personaggio poco credibile e fuori tono rispetto ai cattivi delle origini. Il risultato è una stagione confusa, poco tesa e spesso inverosimile, dove le scelte dei protagonisti sembrano dettate più dalla necessità di far avanzare la trama che da una logica interna. Ed è un peccato, perché Big Sky aveva davvero le basi per diventare un thriller solido e coerente. Per me la terza è la peggiore: quella in cui la serie perde definitivamente se stessa. Voto Stagione: 4; Voto complessivo: 5,5

mercoledì 29 aprile 2026

Le serie tv del mese (Aprile 2026)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da RaiPlay, Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

Task (1a stagione) - Serie tra dramma e poliziesco di ottima fattura, coinvolgente fin dall'inizio, con personaggi solidi e un cast perfettamente in parte. Non mancano colpi di scena e momenti emotivi, e l'idea di una seconda stagione incuriosisce. È un thriller investigativo atipico, costruito su due piani: l'indagine su una serie di rapine alle Trap House e, soprattutto, le vite dei protagonisti, un ex parroco in cerca di riscatto, un netturbino segnato dal passato e una violenta gang di motociclisti che domina lo spaccio fuori Philadelphia. Brad Ingelsby conosce bene questi luoghi e, come in Omicidio a Easttown, costruisce una storia intensa, lontana dagli stereotipi. Mark Ruffalo offre un'altra interpretazione profondamente umana, affiancato da un ottimo Tom Pelphrey. La serie è cupa, tesa, spesso violenta, ma sempre emotivamente centrata. La trama si allenta un po' a metà, ma il finale ricompone tutto. Un'opera notevole, più interessata alle persone che ai procedimenti investigativi. Voto: 7+

Wonder Man (1a stagione) - La serie Marvel su Wonder Man alterna commedia sul mondo dei provini e thriller cospirazionista, seguendo Simon e Trevor, due attori (uno con poteri nascosti) in cerca di un ruolo. Funziona grazie a personaggi ben delineati, un cast azzeccato e un irresistibile Ben Kingsley, vero cuore dello show. Interessante lo sguardo sul cinema "dietro le quinte" e l'idea dei "supereroi con superproblemi", anche se qui i superpoteri restano quasi del tutto fuori scena. Pur originale e godibile, rinuncia troppo all'azione supereroistica: alla fine, una sufficienza piena ma non di più. Ci sarà una seconda stagione, si spera migliore. Voto: 6

Big Sky (1a stagione) - Una serie che parte da una trama semplice e già vista, ma riesce comunque a tenere alta la tensione grazie ai continui cliffhanger. Richiama la serialità americana dei primi Duemila: personaggi essenziali, situazioni improbabili, storie lineari ma sorprendentemente coinvolgenti. Pur affrontando temi noti, mantiene un buon ritmo grazie a scelte tecniche efficaci. Le interpretazioni non spiccano, ma il cast funziona e i paesaggi aggiungono atmosfera. Forte la componente "girl power", con protagoniste e vittime determinate che trainano la storia. La trama cambia spesso direzione, talvolta in modo confuso, ma riesce sempre a rilanciarsi con nuovi colpi di scena. Non è una serie imperdibile, però intrattiene con costanza: semplice, discontinua, ma capace di catturare. Voto: 6,5

giovedì 25 settembre 2025

Le serie tv del mese (Settembre 2025)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

Squid Game (3a stagione) - La terza stagione rappresenta una conclusione dignitosa per la saga ideata da Hwang Dong-hyuk, riuscendo a chiudere il cerchio narrativo iniziato con la prima, folgorante stagione. Sebbene sia di fatto la seconda parte della stagione precedente, riesce a trovare un finale che, pur non raggiungendo le vette iniziali, si dimostra all'altezza del compito. Il merito va soprattutto allo showrunner, che ha saputo portare a termine la sua visione nonostante le pressioni evidenti da parte di Netflix, più interessata allo sfruttamento commerciale del brand che alla sua evoluzione naturale (reboot e/o spin-off anche no). Questa terza stagione punta più sul "cosa" che sul "come": i giochi sono visivamente spettacolari e più complessi, ma il racconto soffre di una certa fretta, con personaggi meno approfonditi e una mitologia interna che perde coerenza. Il risultato è una chiusura che lascia buoni ricordi, ma anche interrogativi irrisolti, segnando una parabola discendente rispetto all'impatto iniziale. Nonostante tutto, Squid Game 3 riesce a salvarsi e a offrire un epilogo coerente per Gi-hun e gli altri protagonisti, a cinque anni dalla prima messa in onda. La serie conferma il suo status di fenomeno culturale, capace non solo di intrattenere, ma anche di stimolare riflessioni profonde su disuguaglianza, disperazione e i limiti morali dell'essere umano. In un mondo sempre più diviso, le scelte dei personaggi risuonano con le nostre, rendendo Squid Game un racconto disturbante ma necessario. Voto: 7

Cobra Kai (6a stagione) - La sesta stagione di Cobra Kai è stata per me un mix di emozione e delusione. Dopo un inizio promettente, la serie ha perso il contatto con la realtà, diventando sempre più assurda e ripetitiva (sempre più surreale). I primi episodi sono stati piatti e dimenticabili, con dinamiche stanche e personaggi poco incisivi. Il Sekai Taikai ha riportato un po' di interesse, ma tra regole confuse e scelte narrative discutibili, anche questa parte ha faticato a convincere. Solo nell'ultima parte la serie ritrova un po' di sé stessa: nostalgia, emozioni e un finale che, pur imperfetto (tra forzature narrative e buonismo eccessivo), rende giustizia al protagonista e chiude il cerchio. Pur perdendo il contatto con la realtà, Cobra Kai resta godibile se accettato come puro intrattenimento sopra le righe, un po' come Holly e Benji: improbabile, ma irresistibile. Cobra Kai ha avuto alti e bassi, e forse è andata avanti troppo a lungo (qui la quinta), ma è stato un bel viaggio. Tecnicamente solido, ma narrativamente prudente, Cobra Kai saluta i fan con affetto, omaggiando il mito di Karate Kid e lasciando un messaggio chiaro: trovare il proprio equilibrio è la vera vittoria. Voto: 5,5

giovedì 28 agosto 2025

Le serie tv del mese (Agosto 2025)

Ecco la lista delle serie tv e/o miniserie viste questo mese. Programmate o meno, opere visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Paramount Plus, Disney Plus e TimVision, sporadicamente anche da Apple Tv Plus e siti vari (anche non legali).

Love, Death & Robots (4a stagione) - A tre anni dalla precedente, la quarta stagione delude le aspettative e rappresenta il punto più basso della serie ideata da Tim Miller e David Fincher. I dieci episodi mancano di coesione, originalità e impatto emotivo: solo 2-3 si distinguono, mentre gli altri risultano stanchi, frettolosi o imbarazzanti. L'animazione resta eccellente, ma non basta a compensare la debolezza narrativa e la scarsità di idee nuove. La stagione appare come una raccolta disomogenea di esperimenti visivi privi di direzione, incapaci di lasciare il segno. La comicità è banale, la fantascienza poco coinvolgente, e le intuizioni brillanti troppo rare. Love, Death & Robots 4 è un'occasione mancata, che conferma il calo creativo della serie, ormai lontana dalla brillantezza e dal coraggio sperimentale del suo debutto. Voto: 5

Andor (2a stagione) - La seconda stagione di Andor si impone, dopo una prima stagione discretamente soddisfacente ma nella sua complessità alquanto interlocutoria, come una delle opere più mature e ambiziose (al pari di The Mandalorian) dell'universo Star Wars. Con scrittura raffinata, regia elegante e personaggi profondamente sfaccettati, la serie ridefinisce i confini narrativi del franchise, offrendo una prospettiva intensa sulla nascita della Ribellione. Il ritmo iniziale lento lascia spazio a un crescendo emotivo potente, culminando in una seconda metà drammatica e visivamente straordinaria. Ogni aspetto tecnico, scenografie, costumi, colonna sonora, è curato con precisione. Il lavoro di Tony Gilroy, arricchito dall'eredità tematica di Dave Filoni, conferisce nuovo significato agli eventi della trilogia originale e di Rogue One. Andor si conferma così tra le produzioni più rilevanti dell'era moderna di Star Wars: una riflessione profonda sul sacrificio, la libertà e la complessità dell'animo umano. Voto: 7,5

The Umbrella Academy (3a & 4a stagione) - La terza stagione delude su tutti i fronti. La trama è stiracchiata, i nuovi personaggi della Sparrow Academy risultano superflui, e il paradosso del Kugelbitz non riesce a dare vera tensione. I protagonisti sono snaturati, con Ben e Allison diventati insopportabili, mentre gli altri oscillano tra l'inutile e il ridicolo. Il cast sembra stanco, e molti episodi sono pieni di scene cringe e prive di senso. Una stagione che poteva essere riassunta in tre episodi, ma ne offre dieci, sette dei quali basati sul nulla. La quarta ed ultima poi si rivela prevedibile e poco coinvolgente. I fratelli Hargreeves sono ancora una volta divisi in trame dispersive, mentre l'ennesima apocalisse e trovate bizzarre non riescono a risollevare una narrazione ormai stanca. La riduzione degli episodi migliora il ritmo, ma il finale, frettoloso e privo di impatto emotivo, cancella tutto quanto costruito in precedenza. Un epilogo deludente per una serie dal potenziale sprecato. Voto complessivo: 4,5 [Voto Finale Serie: 5,5]

mercoledì 30 aprile 2025

Listone del mese (Aprile 2025)

Tutto sommato non è stato male questo mese d'Aprile, tra ponti e scampagnate appena terminato, anche perché c'è stata la Pasqua e l'uovo di cioccolato (rigorosamente fondente) me lo sono goduto e mangiato, peccato solo che sia morto il Papa. Il mio Santo Padre rimane Giovanni Paolo II, ma a Francesco gli si è voluto tanto bene, per il suo essere misericordioso ed esser stato luce di speranza. Tra pochi giorni ci sarà il Conclave, quello vero, non quello cinematografico (che comunque adesso non vedo l'ora di vedere), e chissà se il nuovo Papa sarà asiatico o addirittura nero, l'importante è che sia "vero", un vero credente e persona di buon cuore sincero.

Capitolo Musica: Non ascolto più la radio da tempo, sarà che non sopporto più le "rotazioni", ma ultimamente ho sempre meno voglia. Per fortuna che c'è la 30 songs di Radio Deejay e il post mensile di Pensieri Cannabili a tenermi aggiornato sulle ultime uscite. Certo, molte canzoni sicuramente mi perderò, ma d'altronde ascoltarle tutte è impossibile, quindi mi accontento di quello che c'è, che a volte basta ed avanza. Così ho fatto anche per questo mese e continuerò a fare per i prossimi che verranno.

Capitolo Games: Ho molto apprezzato la Remastered del primo episodio di Mafia, quindi piacevolmente colpito nell'apprendere che tra i giochi riscattati (con Prime Gaming) nell'ultimo mese ci fossero sia il secondo che il terzo episodio, ma chissà quando ci giocherò, forse quest'anno probabilmente l'anno prossimo. 

Capitolo Serie Tv: Quali fattori sono determinanti nella scelta del vedere o non vedere una serie, ed anche una invece di un'altra? Tanti, l'istinto conta, ma poi ovviamente dipende dal genere, dal tema e dall'argomento, da una trama che possa coinvolgermi. In questo senso alcune serie non ho visto e non vedrò, nonostante le alte valutazioni. Quindi se ho visto queste di questo mese ci sarà un perché, anche se non sempre il risultato può compensare le attese e può soddisfare del tutto, ma è questo il bello.

Capitolo Cinema: Tutti i film visti su Sky sono ancora disponibili on demand, Sulle ali dell'onore è invece uscito dal catalogo di Prime Video il 12 Aprile, così come Caccia all'agente Freegard, ma il 19 del mese, mentre Il Signore degli Anelli - La guerra dei Rohirrim su Infinity Plus l'ho visto nella settimana tra 28 Marzo e il 3 Aprile scorsi. Discorso diverso invece per i film dello speciale cinematografico di questo mese, nuovamente incentrato a distanza di pochissimi mesi ai candidati Premi Oscar, questa volta però degli ultimi quattro anni, ecco infatti due film del 2022 (gli ultimi che mi mancavano), due del 2023 (con ancora due mancanti all'appello), due del 2024 (in questo caso a mancarne è solamente uno) ed infine uno di quest'anno 2025 (il decimo dei trenta totali), che tra l'altro è l'unico film disponibile "legalmente", dato che è Paramount Plus il distributore al momento, se aspettassi gli altri chissà quando li avrei visti, perché quando è possibile e/o necessario mi pare giusto cogliere le occasioni.

martedì 23 aprile 2024

Le serie tv del mese (Aprile 2024)

Questo mese d'aprile offre un'ampia selezione di serie TV, un mese che si dimostra incostante e imprevedibile sotto molti aspetti, non solo meteorologico. Tre di queste serie hanno una durata notevole, circa 600 minuti ciascuna, mentre le restanti non superano i 200 minuti e non raggiungono i 300. Interessante notare che, delle sei serie più brevi, e di un terzo del totale delle nove serie, tre sono di animazione. Questa scelta non è casuale, poiché ho ritenuto opportuno, per questa volta, raggrupparle in un unico pacchetto. Alla fine però, poco importa la varietà di generi che scelgo o guardo, l'importante è che rispondano alle aspettative. E, a parte qualche eccezione, questa volta il risultato è stato positivo.

[Sky Atlantic] Fargo (5a stagione) - Fargo è una serie che rimane fedele al proprio stile sin dalla prima stagione, in linea con il film da cui trae ispirazione, spesso evocato attraverso il suo leitmotiv. Presenta dramma, un gusto per il grottesco e abbondante ironia nera. È eccellente nella creazione di personaggi memorabili. La trama e il suo sviluppo coinvolgono costantemente, bilanciando temi come la violenza sulle donne e le milizie paramilitari, che rappresentano un problema crescente in America. Le interpretazioni sono ottime, a partire da Juno Temple, fragile ma resiliente come una tigre, e Jon Hamm, che incarna un patriarcato arcaico, la cui ossessione lo porterà alla rovina. La stagione mantiene l'alta qualità consueta (nonostante i difetti ed una certa prevedibilità di fondo), superando la quarta stagione, leggermente deludente, e lasciando un retrogusto più dolce grazie a una stagione inaspettata che, fortunatamente, ha visto la luce. E chissà, forse in futuro ne arriveranno ancora altre. Voto: 7,5

[Netflix] Onimusha (1a stagione) - Takashi Miike dirige l'adattamento del celebre videogioco fantasy-storico, un lavoro svolto con onestà ma privo di particolari scintille. Si tratta di un esperimento affascinante, sebbene non completamente riuscito. C'erano tutte le premesse per un prodotto di qualità, dalla scenografia al cast. Purtroppo, la serie non mantiene tutte le sue promesse, limitandosi a un action fantasy piuttosto tradizionale. Onimusha si distingue comunque per la sua estetica notevole, offrendo uno spettacolo visivo coinvolgente. Tuttavia, non tutto funziona come dovrebbe: la trama è eccessivamente lineare, con pochi e poco convincenti colpi di scena. Di conseguenza, ne emerge un anime efficace nella rappresentazione delle ambientazioni e nell'animazione all'avanguardia, ma che avrebbe potuto essere molto di più se fosse stato sostenuto da una trama più complessa e un ritmo più incalzante. Onimusha rimane comunque un'esperienza piacevole, ma persiste il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere: molto più di una semplice trasposizione in grafica computerizzata di un film di samurai tradizionale, benché affascinante. Voto: 6+

venerdì 22 marzo 2024

Le serie tv del mese (Marzo 2024)

Ogni mese nuove stagioni e nuove serie, anche di 4 o 5 anni fa ma che per la prima volta io vedo, serie tra l'altro tutte diverse ogni volta, tanto che per ognuno ci vuole un'altrettanto mood diverso di visione, ma come ti può andare bene come ti può andare male se il giusto mood riesci o non riesci a trovare. E in questo senso, come sarà andato questo strano mese di marzo, un mese di Pasqua e compleanni (soprattutto il mio, ma anche quello di mio padre tra pochi giorni), un mese di feste di donne e di papà, tra neve e tempo mite primaverile? Altalenante, come al solito, anzi più del solito, una montagna russa di emozioni contrastanti, tra orrori veri e immaginati, tra commedie spensierate e folli, tra l'azione brutale e quella non troppo delicata. Vero che me le sono cercate, ma se da un lato delusioni d'aspettative e di premesse, dall'altro sorprese senza aspettative e promesse. Comunque un altro mese se n'è andato e nuove visioni arriveranno, accontentandosi però ed ogni qualvolta di quel che c'è e di come va, perché sapere prima non si può e fidarsi degli altri a volte non basta, che giudicare il libro dalla copertina non si fa.

[Paramount Plus] Bargain - Trattativa mortale (1a stagione) - Un inizio scioccante, una scoperta inquietante, una visione del mondo così cinica che Squid Game pareva una favola della notte. Questo è Bargain, la serie thriller sudcoreana che non lascia un attimo di tregua, e i momenti di comicità, immancabili, rendono tutto molto grottesco perciò, in un certo senso, assolutamente realistico. Serie che, dopo un inizio spiazzante, procede con un accumulo di situazioni rese ancora più assurde dai comportamenti sopra le righe di tutti i personaggi, impegnati in continui cambi di fronte, scontri fisici e verbali, il tutto immerso in un bagno di sangue e follia. Una scheggia impazzita senza remore né vergogna nell'attaccare tutto e tutti: tra trafficanti d'organi e terremoto, una miscela esplosiva. Una scrittura cruda (diegetica, che ricalca in modo palese l'esperienza videoludica) e una regia in piano sequenza contribuiscono inoltre ad acuire l'atmosfera thriller-horror della storia raccontata insieme ad un effetto claustrofobico dato dalle scenografie polverose e chiuse. Un albergo qualunque diventa una giungla di paura e orrori, ed è così che, mentre il mondo ci ricorda che non siamo noi a comandare, la lotta contro il tempo per uscire vivi da un mix fra un film di Tarantino e una commedia a base di humour macabro è già iniziata. Difficile non divorare tutti gli episodi (sei, ma girati in continuità, come un unico lungo film) di fila per scoprire come finisce. Bargain è sorprendente, non ci sono altri termini. Coinvolgente, allucinante e disturbante. In certi momenti sembra di assistere a un incubo dentro il quale c'è di tutto. Anche la profezia, si spera non auto-avverante, che il mondo sia destinato a crollare su se stesso, come l'hotel crolla sul microcosmo al suo interno. Ed è sul confine fra genio e follia che perciò Bargain fa centro, meritandosi ogni minuto dell'attenzione possibile. In attesa della seconda stagione. Voto: 7+

venerdì 21 aprile 2023

Le serie tv del mese (Aprile 2023)

Un mese seriale abbastanza tranquillo è stato, anche se il tempo di vedere la terza stagione di LOL non c'è stato, ma provvederò presto, penso proprio per il mese prossimo. Avrei anche dovuto vedere la docuserie (nascita, morte e miracoli) sui videogiochi intitolata High Score (disponibile su Netflix) ma ovviamente rimandata è la sua visione (al mese successivo probabilmente), come rimandata, ma di mesi invece (o di anni chissà, anche perché al momento non è più disponibile gratuitamente su Prime Video) è la serie animata Paranoia Agent, del compianto Satoshi Kon, creata e diretta da lui nel lontano 2004. Di appendici insomma, da inserire all'inizio ad ogni post come questo, ce ne sarebbero, ma l'agenda è già piena anche senza, però come per tutte le altre cose, tempo certamente troverò.

Gangs of London (2a stagione) - Il ritorno (non tanto atteso in verità) della più brutale fra le serie tv, dove si muore molto spesso e molto male. Ma questo destino vale solo per gli sgherri, mentre i protagonisti rimangono in gioco (i morti al contrario non muoiono in questo caso) in un rimestare di carte stantio e prevedibile. Ecco, questo il difetto principale, la seconda stagione di Gangs of London mantiene vivo infatti l'animo adrenalinico e violento della serie, ma lascia andare il resto. Proprio come accaduto per la prima stagione, ma molto più marcatamente, Gangs of London 2 si divide tra una scrittura approssimativa (che cede a risvolti banali, già visti e rivisti) e sequenze action adrenaliniche di elevata fattura, anche se il livello delle coreografie e delle riprese non è al passo con Corin Hardy, il fenomenale Gareth Evans (quello di The Raid per intenderci, oltretutto omaggiato) lascia al suo braccio destro il compito alquanto ingrato (ma ci sono comunque alcune sequenze impressionanti di brutalità). Una seconda stagione che parte piano per poi esplodere fragorosamente, peccato che lo scontro finale sia uno dei (momenti) meno memorabili, alla fine bene ma non benissimo, della classica minestra riscaldata, che si mangia anche se manca il sale. Voto: 6+

I May Destroy You - Trauma e rinascita (Miniserie) - In una (mini)serie fortemente personale e autoriale, Michaela Coel tematizza l'esperienza dello stupro e utilizza l'auto-narrazione come strumento psicanalitico di catarsi ed emancipazione. Ella scrive, dirige e interpreta questa (sicuramente interessante ma non del tutto convincente) miniserie drammatica che getta uno sguardo sorprendente sulla nozione di consenso e sulle relazioni moderne a seguito di un attacco sessuale. Uno sguardo che, lungi da me giudicare negativamente o non necessario (anzi), non resta (personalmente) impresso. Incapace data la sua complessità, di temi e nozioni, data la sua nevrosi narrativa ed ambiguità psicologica, di rendermi pienamente partecipe. Ma a parte questa mia opinione soggettiva, resta il fatto che I May Destroy You riesca, con intelligenza, genialità (in certi frangenti) ed imprevedibilità, ad eseguire egregiamente il compito d'aprir gli occhi. Voto: 6

lunedì 12 dicembre 2022

Le serie tv del mese (Dicembre 2022)

Stop, con le serie stop, una stagione serialtelevisiva oggi finisce, dopo un percorso lungo un anno e che ha girato (contando ovviamente quelle di quest'ultimo mese) a quota (se non ho sbagliato i conti) 76 serie per un totale di 93 stagioni, non male direi. Ma neanche il tempo di constatare il tutto (ricordando che le classifiche non mancheranno ed arriveranno entro la fine d'anno) che una nuova già si affaccia, e che già porta in dote importanti premesse e belle promesse. Riuscirò a vedere alcune serie complete adocchiate da tempo e a vedere finalmente le serie Marvel di Netflix ma ora disponibili su Disney Plus? Lo dirà il tempo, se potrò o meno, contando tutte le serie o miniserie che verranno e quelle rimandate di anno in anno, la lista dopotutto è sempre piena, però per adesso concentrato su questo 2022 ancora sono, che nel suo ultimo giro ha regalato in gran parte buone cose, che nel complesso, e nonostante gli alti e bassi canonici, mi ha soddisfatto.

Big Hero 6 - La serie (3a stagione) - Sono rimasto un po' deluso da tutta questa (terza ed ultima) stagione, mi ero davvero divertito con le prime due, ma soprattutto con la prima. Non che il divertimento o l'intrattenimento manchi, però alcune scelte proprio non mi sono andate giù. Speravo che la seconda metà della seconda stagione fosse solo una crisi del secondo anno e che la terza stagione sarebbe stata scritta meglio, ma le mie speranze sono andate in fumo non appena ho scoperto che gli episodi erano stati divisi. Perché l'improvviso cambiamento di dividere gli episodi (in numero dimezzato rispetto agli altri capitoli) in 2 segmenti per la stagione finale? Così tante storie concentrate e non tutte allo stesso livello. In più, durante tutti gli ultimi due episodi, nessuno di questi ha davvero evocato una sensazione di "gran finale". Infine alcune sotto-trame rimangono irrisolte, penso insomma che di più si sarebbe potuto fare, e tuttavia bello il messaggio finale sulla famiglia, che in parte aggiustano il tiro maldestramente impostato per chiudere il cerchio, la storia, che spettacolo ha sempre e comunque regalato. Voto: 6-

Cobra Kai (5a stagione) - Una quinta stagione che presenta una caratteristica molto più corale, a volte dispersiva in personaggi e trame, a volta ripetitiva sempre negli stessi elementi nella fascinazione verso quel male incarnato da Silver il nuovo padrone del Cobra Kai, villain indovinato, cattivo fino al midollo senza se e senza ma. Indubbiamente è una serie che ha perso l'appeal iniziale delle prime due stagioni (quarta qui). L'approccio di dare a Johnny Lawrence il ruolo da protagonista si è perso. Vero anche il fatto che Johnny rimanga uno dei punti cardine della serie, ma di acqua passata sotto i ponti ne è passata tanta ed i momenti migliori della stagione portano molte volte il marchio del suo personaggio. Se mi si vuole passare il termine è una serie che, persa la novità dello spunto, si è "normalizzata", tuttavia non vuol dire che sia brutta. Mi è piaciuta molto la puntata finale: un tutti contro tutti dove il tasso di violenza si alza moltissimo. Un massacro su tutti i fronti dove il sangue non viene risparmiato ed è piuttosto inusuale per una serie del genere. Si aspetta la sesta e forse ultima stagione, per ora ripreso bene. Voto: 7

giovedì 20 ottobre 2022

Le serie tv del mese (Ottobre 2022)

E un'altra stagione/anno serialtelevisiva volge al termine, non prima di sparare però le ultime cartucce, alcune presenti già da oggi, ma ecco che a Novembre ci sarà lo speciale Miniserie e a Dicembre quasi la crème de la crème, con serie attese, importanti e tra le più chiacchierate dell'anno. C'è tanto ancora insomma, e tanto ci sarà sicuramente e certamente dal prossimo, che si prospetta come già anticipato alcuni mesi fa addietro, ricco e corposo, tra recuperi programmati e tanto altro, ma tutto probabilmente dipenderà dalle aperte e soprattutto nuove produzioni che arriveranno. E consapevole che difficilmente concluderò le mie liste di visione (accadrà probabilmente mai), mi accingo e mi accingerò ugualmente a vedere le serie e/o miniserie che più m'interesseranno e che tra le mie corde saranno.

L'assistente di volo - The Flight Attendant (2a stagione) - Come nei migliori prodotti, L'assistente di volo sfrutta la seconda occasione offerta da questa nuova stagione, che parte da premesse ancora più iperboliche, ma stranamente convincenti, che si conferma un nuovo thriller frenetico e spensierato in cui, ancora una volta, il mistero da risolvere è Cassie (una Kaley Cuoco ancora più a fuoco e sicura del ruolo), per prendere il meglio dei primi otto episodi e costruirci attorno una storia che indaga, in tono comedy, i temi della dipendenza, della salute mentale e dei traumi, con ironia e intelligenza. L'assistente di volo 2 è infatti una versione più elaborata, complessa e matura rispetto al proprio debutto, pur conservandone tutti quei punti di forza che hanno reso la serie sempre coinvolgente: la regia, il montaggio, la dimensione surreale, i colpi di scena e, soprattutto, lo spessore emotivo. Essa affronta la bellezza dei primi capitoli a testa alta, non deludendo le aspettative e, anzi, donando una storia altrettanto avvincente e appassionante. Il problema è la ridondanza, che gli fa perdere dei punti, ma non troppi. Voto: 6,5

Halo (1a stagione) - Tratta da un noto videogioco (anche chi non è particolarmente attento o appassionato dell'universo videoludico conosce Halo, un franchise che di quel mondo ha fatto la storia, a cui tuttavia non ho mai giocato a nessun gioco della saga), la serie (di cui storia tra l'altro cambia abbastanza radicalmente) riesce se non altro a disegnare alcuni personaggi in maniera abbastanza interessante, su tutti la scienziata disgustata dalla lentezza evolutiva della sua specie e la ragazza prelevata e "adottata" dai Covenant. Meno sopportabile, invece, è la ribelle sul pianeta simil Dune. Oltre agli alieni, anche colui che si occupa dei ribelli, seppur tendente al caricaturale, non è male. Nel complesso sufficiente (perché se il lavoro estetico generale è riuscito, la resa dei personaggi e dell'intreccio non tanto), certamente ci si aspettava di più da una produzione la cui scommessa era da far tremare i polsi fin dalla sua ideazione, e per adesso non si può certo dire vinta: neanche persa, però, solo sospesa (eppure Arcane c'è riuscita alla grandissima), ma potrebbe risultare letale portarlo troppo avanti. Voto: 6

venerdì 15 luglio 2022

Le serie tv del mese (Luglio 2022)

Presto detto presto fatto, avevo accennato all'intenzione di recuperare oltre alle tre stagioni dello spin-off  sui film della nostra infanzia (ancora da completare) anche quello "originale" su I giocattoli (della nostra infanzia), e così ho fatto, vista la prima stagione delle tre complessive (sempre su Netflix) sulla storia di importanti linee di giocattoli. Giocattoli che, paradossalmente, non ho mai avuto l'onore, l'onere di ricevere e/o avere, ma questo non mi ha impedito di apprezzare questa docuserie incentrata appunto sulle tecniche di marketing e i processi creativi che hanno portato alla creazione di alcuni dei più famosi giocattoli del mondo. Un documentario a puntate in cui le menti che hanno ideato i giocattoli più famosi della storia parlano dell'ascesa, e a volte della caduta, delle loro creazioni da miliardi di dollari. Perché di certo non potevo mica possedere una Barbie, nel caso specifico traendo ispirazione da un'audace bambola tedesca, il cofondatore di Mattel rivoluziona per sempre l'industria dei giocattoli destinati alle bambine, ma potevo forse possedere un giocattolo della linea di G.I. Joe (un gruppo di esperti di marketing, a cui si deve anche la creazione del termine "action figure" più di 50 anni fa, inventa un nuovo tipo di bambola per i maschietti), di He-Man (i creatori che hanno ridato lustro a una linea di action figure in crisi discutono dell'epica ascesa e della caduta del loro impero miliardario), ma soprattutto Star Wars (una piccola azienda di giocattoli di Cincinnati ottiene i diritti per il progetto più grande che abbia mai gestito, dando vita al franchise più redditizio della storia), però non è successo. Poco male, presumo di aver risparmiato tantissimi soldi, e continuerò probabilmente a risparmiare. Ma ecco le altre cose, le serie viste questo mese.

The Haunting (2a stagione) - Tutta un'altra cosa rispetto al precedente Hill House, ne rimangono solamente il cast (valido, e in alcuni anche casi riciclato, in stile AHS) e le qualità tecniche in specie per fotografia e scenografie di cui nulla di male si può dire. L'orrore fa capolino in qualche sequenza riuscita, ma a farla da padrona sono il melodramma e i rapporti umani filtrati dal sentimento amoroso (che travalica tempo, spazio e morte). Il risultato è una serie poco a fuoco rispetto alle premesse. L'ambientazione e i personaggi principali sono quelli, ma il resto è da far cadere le braccia. A partire dalla mancanza di una qualsiasi forma di tensione che sia degna di chiamarsi tale, passando attraverso lungaggini del tutto inutili (addirittura interi episodi) che appesantiscono il racconto in modo insostenibile. Buone le caratterizzazioni dei personaggi e buona la confezione, ma a certi livelli è il minimo sindacale. Dopo i primi episodi che lasciano intendere grandi cose Bly Manor conosce una brutta caduta nella sua parte centrale cadendo in banalità varie e risultando un po' troppo prevedibile in alcuni passaggi. Si salva fortunatamente con un finale abbastanza convincente nella sua malinconia. Non inguardabile ma con parecchi difetti. Voto: 6-

The Last Dance (1a stagione) - Il mito di Michael Jordan e di una squadra forse irripetibile in uno dei documentari meglio narrati e confezionati che mi sia mai capitato di vedere. Con molti aneddoti del periodo mai detti (ad esempio tutta la storia del contratto di Pippen, della quale non ero a conoscenza) e tanti momenti di forte emozione sportiva e non (il rapporto tra Jordan ed il padre scomparso tragicamente). Quella di Michael Jordan e dei suoi Chicago Bulls è una eccezionale storia di sport, che questa docuserie racconta come meglio non si può. Non sono un appassionato di basket, conosco Michael Jordan di nome (e di fatto grazie al cinema), ma questa serie mi ha appassionato ed emozionato. La sapiente mano ESPN si vede tutta nella miriade di filmati, con parecchio inedito, con cui si ripercorrono tutte le tappe del glorioso periodo 1984 - 1998: accanto a Jordan, di cui non vengono taciuti gli aspetti caratteriali più duri, trovano così spazio anche molti suoi compagni, allenatori e avversari. Notevoli i capitoli riservati ad alcuni di questi. Ma che il racconto passi dal collettivo o dal singolo, è stupefacente l'impresa di un giovanissimo MJ che già da ragazzo prevedeva grandi annate per sé e la propria squadra. MJ è stato e forse resterà la più luminosa stella NBA, capace di anticipare la mediaticità dei futuri social con una capacità unica di attrarre spettatori. Piacevole l'espediente del flashback alternato. Una serie "evento" interessante e sviluppata con stile, peccato che in qualche momento si scada nell'agiografia, ma nel complesso (difetti ci sono) una docuserie con i fiocchi. Voto: 8

sabato 23 aprile 2022

Le serie tv del mese (Aprile 2022)

Era tornata nello scorso (sedicesimo) finale di stagione, non si sapeva il perché, ma il mistero che circondava Ziva David viene svelato nel corso della stagione 17 di NCIS. Sicuramente un ritorno (atteso) che doveva esser introdotto bene, sinceramente, per quanto mi riguarda, il tutto si è perfettamente inserito nel contesto. Ciò che è stato mostrato ha avuto un senso, in particolare se si aveva compreso nelle tante stagioni precedenti di NCIS (qui il mio commento alla 16a) sia il carattere ed il modus operandi dell'ex agente, sia il suo rapporto in particolare con Gibbs. Una toccata e fuga apprezzabile, un ritorno in verità doppio, dato che a metà stagione quello che viene rimasto in sospeso prima hanno finalmente una conclusione. A parte ciò, il resto è nella medietà della serie, con indagini interessanti e sorprendenti sempre ben gestite. Certo, a volte si esagera e qualcosa non sempre quadra, ma ci si accontenta. I nuovi rinsaldano le redini, i vecchi non mollano un colpo, fino all'ultima puntata, una puntata, la ventesima, che anche se finale di stagione non è, riuscita è, grazie anche alla presenza del redivivo Christopher Lloyd (la puntata probabilmente più intensa e bella). Tra le tante produzioni colpite dall'emergenza Coronavirus c'è infatti anche la diciassettesima stagione di NCIS, che ha dovuto chiudere in anticipo rispetto ai programmi originali. Il vero episodio finale sarà tuttavia inserito nella prossima stagione, che ovviamente prossimamente guarderò e nuovamente a tempo perso. Ecco invece il (corposo) resto delle serie viste in questo mese, tra ennesime conferme, belle sorprese e piccole delusioni.

Fargo (4a stagione) - Nella quarta stagione il nome Fargo rimane solo un'eco. Le caratteristiche rimangono, quali gli elementi bizzarri e visionari, e dove il Caso appare per scompaginare tutte le macchinazioni machiavelliche dei suoi personaggi. Allarga molto il contesto rispetto alle altre stagioni, qui non è l'innevato Minnesota a fare da sfondo ma la città di Kansas City, specchio delle eterne contraddizioni di un paese di immigrati che vogliono essere americani, ma che quando scendono da terra sono dei criminali o trattati come tali. La proibizione di quel sogno che solo attraverso il crimine può essere assaporato, con codici e leggi proprie. La terra dell'abbondanza è lì, pronta per essere presa e non importa come. Eccede forse nelle citazioni, un vero e proprio compendio di tutto il genere gangster, ridondante in alcune sottotrame per eccesso di personaggi, alcuni dei quali un po' sopra le righe, tra questi ci sono gli italiani, che comunque fa piacere vedere interpretati da veri italiani. A proposito degli attori, Chris Rock è sempre stato un buon attore, e se avesse continuato a fare solo quella strada sarebbe stato meglio, soprattutto quando poi dici cavolate. Una stagione che mi ha soddisfatto, tutto sommato, ma inferiore alle precedenti (anche rispetto alla terza). Voto: 7
 
The Falcon and the Winter Soldier (Miniserie) - Dopo gli avvenimenti di Avengers: Endgame, Sam Wilson e Bucky Barnes diventano partner in una nuova avventura (il duo Sebastian Stan-Anthony Mackie funziona, anche se ci mette un po' a carburare). Prosegue il corso dell'MCU con una (mini)serie che omaggia (senza mostrarla nella sua forma "storica") una delle sue figure più iconiche, Captain America, la cui difficile eredità è raccolta in modo diverso dai due protagonisti. Azione e spionaggio in sei puntate ricche di ritmo e dalle variegate ambientazioni, che non trascura di dare un certo "spessore" psicologico ai suoi personaggi. Tuttavia riuscita a metà, perché dopo le interessanti prime puntate esce fuori troppo un discorso politico e soprattutto di perbenismo che comincia a diventare stucchevole. L'azione (come detto) è tanta, e ben girata, ma forse sarebbe servito un villain più interessante per renderla emotivamente coinvolgente. Alla fine una serie corta (e non sarebbe stato meglio fare qualche puntata in più per chiudere degnamente? così sembra tutto chiuso in fretta e furia ed è un peccato) che si guarda volentieri, indispensabile ai fini del proseguo della storia, ma che resta un occasione persa visto il budget e le premesse che c'erano. Molto meno fantasioso e accattivante di WandaVision, un pelino migliore di Loki, ma pur sempre una mezza delusione. Voto: 6+

giovedì 24 marzo 2022

Le serie tv del mese (Marzo 2022)

Stavolta non ho perso tanto tempo per vederlo, ed in breve posso affermare che nella seconda stagione di LOL si ride. L'effetto novità è svanito ma si ride molto anche questa volta. Approdato su Prime Video in un periodo non proprio favorevole, considerando gli eventi nel mondo reale, LOL è (e rimane) senza dubbio un piacevole passatempo, grazie al quale trascorrere alcune ore in spensieratezza. Rispetto alla prima stagione, ho percepito molta più tensione, voglia di strafare e di stupire, non c'era più il piacere della novità, l'inconsapevolezza della prima stagione, ma la pressione di fare meglio di Lillo o Elio. Questo ha condizionato e condizionerà le stagioni successive, con i comici sempre più in crisi e soppressi dalla pressione di dover strafare. Nel complesso però, anche questa stagione ha momenti molto divertenti e da fare piangere dal ridere, molti comici ci regalano momenti esilaranti, e ognuno soddisfa la comicità che più ci piace, dalle imitazioni di Virginia Raffaele, ai giochi di parole di Maccio Capatonda, la spontaneità del Mago Forrest, ai personaggi iconici di Corrado Guzzanti. Se avete visto la prima stagione e vi è piaciuta, LOL 2 è assolutamente consigliato. Il cast regge bene lo show, gli episodi scorrono velocemente e i vari intoppi rendono tutto spassoso, al netto di quanto detto prima. Ecco invece il resto serialtelevisivamente parlando visto in questo mese.

La casa di carta (Parte 3) - Sì, effettivamente non serviva questa parte/stagione, che parte con un pretesto inverosimile (alquanto forzata come scelta) e che si muove sulla falsariga della precedente rapina, con un certo numero di varianti certo, ma non sempre ben messe, ma che tuttavia riesce a tenerti incollato allo schermo fino alla fine. C'è la novità della banda dei Dalì come fenomeno mediatico mondiale e idolatrati dal popolo che attaccano la Banca di Spagna, ci sono gli stessi personaggi con qualche novità, però non proprio all'altezza della precedente. La perdita di Berlino è grave e muoverlo sulla scia dei flashback per ora mi sembra uno spreco oltre ad essere superfluo. C'è poca interazione fra rapinatori ed ostaggi, che era uno dei punti di forza della prima (o prime due) stagione/i, qualche personaggio (es. Arturo) francamente abbastanza inutile e per nulla sviluppato rispetto ai suoi trascorsi. L'intreccio più che all'interno si sviluppa principalmente nelle dinamiche dentro/fuori con una new entry interessante nonché bastarda come l'ispettrice Sierra (molto buono il suo personaggio). Per cui aldilà del carattere interlocutorio di questa stagione, c'è qualche elemento che non mi quadra se confrontato con quel gioiello che si svolgeva nella Zecca di Stato. L'intrattenimento comunque è garantito e perlomeno questo mi dà il motivo per seguire la prossima, se non altro per vedere come va a finire (anche perché a questo punto si è solo a metà di questo nuovo "colpo"). Per adesso però, La casa di carta messa su dal Professore sembra stia precipitando verso il basso. Voto: 6,5
 
Cobra Kai (4a stagione) - C'è un certo dislivello qualitativo in questa quarta stagione, sempre su livelli buoni ma si nota come la serie cominci a mostrare un po' la corda (alcune scene ben fatte non mancano ma sono aumentate le scene riempitive, atte solo per fare scena, risultando pure forzate). L'idea di fondo non è male, cioè la contaminazione di due stili di lotta opposta e non conciliabile e l'inevitabile smarrimento di studenti che non sanno cosa seguire e cosa apprendere. La rigidità della disciplina espressa dal sensei di turno, diventando un dogma, impedisce un reale percorso di maturazione. Un tema buono, solo che le sottotrame non sono propriamente all'altezza e nella parte centrale la stagione gira su se stessa, senza considerare qualche personaggio secondario che subisce passaggi caratteriali molto repentini e che avrebbero meritato migliore trattamento, invece dei continui tira e molla fra i due protagonisti, stucchevoli alla lunga. Rispetto alle altre stagioni (e quindi anche alla terza), questa mostra una coralità maggiore, tuttavia se non si curano adeguatamente i personaggi, principali e non, le crepe che si notano possono diventare delle falle non indifferenti. Per ravvivare l'attenzione si ripesca dal passato, una scelta (in parte giustificata) ma non del tutto riuscita. In ogni caso, anche se molto altalenante, la stagione comunque intrattiene, ma si spera ritorni sui canoni precedenti e poi chiuda al meglio. Voto: 6,5

lunedì 21 febbraio 2022

Le serie tv del mese (Febbraio 2022)

E' da un po' di tempo che l'ho vista (fine dicembre), ma non c'è stata possibilità di dirlo se non adesso, che ho visto la serie documentaristica (in 8 episodi) di Prime Video sulla mia squadra del cuore, ovvero All or Nothing: Juventus (che narra le vicende della Juventus nella stagione 2020/2021, un'annata che si è rivelata piena di emozioni forti e intrecci interessanti), e mi è piaciuta parecchio (però fuori classifica finale finirà). Perché parla di calcio ma non solo. Parla anche di passione, di emozione, di mentalità, e questi sono discorsi che possono capire tutti gli essere umani, non solo quelli che amano il calcio. In questo senso quello che a me ha lasciato questa serie è infatti soprattutto il lato umano del calcio, quello che appare negli spogliatoi prima e dopo la partita, quello che si mostra durante gli allenamenti, i pranzi, le cene, le riunioni. Sono questi i momenti in cui la squadra diventa squadra, in cui l'allenatore può intervenire sulla testa dei suoi ragazzi. Perché al di là degli schemi, delle tattiche e delle marcature, conta tantissimo la testa, conta soprattutto quella. La stagione 2020/2021 della Juventus è un esempio fulgido di come un racconto possa cambiare, di come ci siano momenti chiave che fanno la differenza, nella testa e nelle gambe. All or Nothing: Juventus riesce a raccontarli, lo fa bene, e dà autorevolezza ad una vicenda che, alla fine, si rivela per quello che è: un glorioso fallimento. Ma tutto merita d'esser raccontato, e vissuto, nonostante tutto. Detto ciò, ecco le serie (vecchie, nuove e dimesse) viste in questo mese carnevalesco.

La casa di carta (Parte 2) - Nella critica de "La casa di Carta" Parte 2, bisogna continuare su quella già inoltrata con la prima parte, visto che le due parti, in effetti, non sono altro che un unico blocco. I risultati, come detto, sono di gran livello, intendiamo ritmo ed interesse. Le assurdità, ne abbiamo già parlato, fanno parte di un gioco impostato su specifiche regole. Lo spettatore che arriva alla seconda parte, oltre al fatto di essere consapevole della cosa, probabilmente avrà gradito tale sistema scarsamente verosimile (ma in soldoni, eccitante). Tokyo, Berlino e il professore sono le figure più compatte ed enigmatiche dell'impianto spagnolo, nella fattispecie funzionano alla grande. Piccole critiche, giunti a questo punto, si possono muovere circa la durata non banale delle due parti, forse qualche puntata in meno avrebbe alleggerito il disegno registico (la prima serie resta leggermente superiore, la seconda inizia a perdere giusto qualcosina, ma identica valutazione). Comunque sia, prodotto molto riuscito in fin dei conti. Tanto che, non capisco il bisogno delle ulteriori parti/stagioni, il normale e giusto finale è qui, ora sì che ho grossi dubbi sul continuare o meno (non posso aspettarmi niente di buono da ciò che verrà), ma purtroppo devo. Voto: 8
 
I Am Not Okay with This (1a stagione) - Di fatto I Am Not Okay with This condensa il racconto in sette episodi da trenta minuti ciascuno e riprende la formula di The End of the F***ing World (il regista oltretutto è lo stesso, ovvero Jonathan Entwistle, la base quasi identica, stesso autore dell'omonima graphic novel, ossia Charles Forman): la narrazione è veloce ed evita di dilungarsi inutilmente. Dai produttori di Stranger Things, non il solito show sull'amore adolescenziale. Tutto ruota attorno a Syd che ci racconta in voice over le sue sensazioni, mentre in sottofondo sentiamo le hit più ricercate degli anni Sessanta e Ottanta. In mezzo c'è una storia che strizza l'occhio al cinema di John Hughes (da Sixteen Candles a Breakfast Club) e cita Carrie - Lo sguardo di Satana nei momenti più splatter. Il risultato è una "origin story" dark e accattivante che intrattiene, diverte e non ha molti peli sulla lingua. Niente di innovativo e alternativo chiaramente, ma il pregio più grande di questa serie, di questa prima stagione (purtroppo unica stagione, la serie è stata cancellata a causa della pandemia), è che riesce a raccontare i problemi tipici adolescenziali, senza esagerazione e con molta originalità e realismo. In tutto questo, i protagonisti sono decisamente azzeccati. Sophia Lillis per prima, perfetta nell'aspetto e nell'interpretazione, tanto quanto Wyatt Oleff, che veste i panni di un ragazzo fuori dagli schemi senza mai perdere di credibilità. I personaggi secondari completano il quadro, rendendo tutti e sette gli episodi decisamente piacevoli da guardare. Peccato solo per il finale troncato a metà. Voto: 7

lunedì 26 luglio 2021

Le serie tv del mese (Luglio 2021)

Piccola pausa dai "recuperi" prefissati (7 serie complete) che mi hanno tenuto impegnato gli scorsi tre mesi e che mi terranno ancora impegnato per i prossimi tre, infatti dopo le prime tre delle 6 totali stagioni di Bojack Horseman, le prime tre delle 4 totali di Banshee, le tre di Narcos, le due di The End of the F***ing World, la prima delle 4 totali di The Man in the High Castle, ci saranno quindi le conclusive stagioni delle serie ancora da concludere, più altre due (di cui non svelo oggi, anticipo solo che la prima è in parte è horror e dura tre stagioni, la seconda è commedia e ne dura due). Mi son fermato perciò questo mese non solo perché è giusto per mi segue spezzare la monotonia, ma anche perché molto altro avevo da vedere e il tempo a disposizione ne è rimasto poco, anche se a botta di 9 serie a volta a Novembre e Dicembre tanta roba ci sarà. Per il momento ho visto queste nove qui, che hanno una particolarità, nessuna mi è personalmente nuova (lo saranno successivamente), ma sono tutte stagioni successive a qualcosa di già visto, e recentemente, in ogni caso vediamo com'è andata.

Yellowstone (2a stagione) - La seconda stagione riparte da dove era terminata la (sorprendente) prima stagione, con John Dutton che deve fare i conti con avversari sempre più ostici e con una situazione familiare ancor più complessa. Proprio il legame tra padri e figli e la possibilità di lasciare ciò che si è creato alla generazione successiva sono i cardini su cui poggiano le 10 nuove puntate. Come riuscire a passare il ranch da una generazione all'altra? Come far crescere i propri figli sapendo di lasciargli sulle spalle il peso enorme di un'eredità così pesante? John Dutton ha resistito al tempo, alla fatica, ai lutti, ma ora sembrano arrivare nuove tempeste all'orizzonte che impongono una resa dei conti finale. Yellowstone 2 si muove lungo quel sottilissimo filo che lega padri e figli, e come nella prima stagione mette in scena amori e rancori, identità diverse e le ardite voglie di fughe impossibili. Perché scappare dal ranch vuol dire anche voltare le spalle alla famiglia, e perché nessuno dei Dutton può costruirsi una vita propria senza mantenere un legame saldo e duraturo con questa terra aspra e selvaggia. Insomma, il Montana di Kevin Costner (sempre alquanto impeccabile) è tanto affascinante quanto rischioso, un luogo in cui il pericolo è dietro l'angolo, vero terreno di scontro tra la modernità che avanza e le tradizioni secolari. Nelle vicende di ogni personaggio si mescolano il passato e il futuro, in un presente che sembra marchiare tutti a fuoco ed in cui nessuno sembra poter andare fino in fondo alle proprie scelte, alle proprie vite. In questo passaggio di generazioni scopriamo lati nascosti di qualche protagonista: i sentimenti di Beth e Rip vengono a galla, persino John piange quando riesce a ritrovare suo nipote, colui che è davvero riuscito a sciogliere il suo cuore. La vita dei cowboy acquista un ruolo di maggior peso, e le ambientazioni fantastiche creano una cornice perfetta per una storia che, come nella prima stagione, inizia a rilento ma poi sterza in maniera decisa e positiva. Yellowstone 2, insomma, scava più nel profondo, mette a nudo le pieghe dell'anima e le sfumature della famiglia Dutton, riesce persino ad emozionare per quello che si era definito come un western dei nostri giorni. Se proprio si deve trovare una pecca, il finale sembra meno curato di tutto il resto e che lascia un senso di incompiutezza e qualche domanda di troppo nello spettatore. Voto: 6,5

Deutschland 89 (Miniserie) - Con Deutschland 89 giunge a termine una delle operazioni culturalmente più interessanti (e sottovalutate) della serialità europea degli ultimi anni: la trilogia sulla fase finale della DDR (la Germania Est) che ha dato avvio al processo di riunificazione tedesca. Rileggendo una dopo l'altra Deutschland 83, Deutschland 86 e quest'ultima "stagione", si ha la percezione della fulminea e rovinosa caduta di un regime che sembrava immortale. In Deutschland 89, le avventure di Martin Rauch (Jonas Nay), la giovane spia dei servizi segreti tedesco-orientali protagonista della trilogia, incrociano i rocamboleschi eventi del novembre 1989. Sin dalle prime battute, la serie gioca sul già noto, riflettendo i retroscena dell'improvviso e repentino allentamento delle restrizioni che condussero di fatto alla caduta del Muro di Berlino. La finzione, con le operazioni sotto copertura di Rauch (in codice "Colibrì"), le tensioni nel comitato centrale del partito, gli infiltrati del regime nei primi gruppi di dissidenti sorti in quegli anni, si mescola a immagini di repertorio a loro modo storiche, come il celebre "da subito" con cui il portavoce della DDR diede incautamente il via all'assalto al muro. Con la moglie Annette ormai a Mosca come membro stabile dei servizi segreti e dietro la minaccia di vedersi portar via il piccolo figlio, la vita di Rauch si conferma un'altalena di emozioni che incrocia eventi dell'ex blocco sovietico quali la rivolta di Timisoara contro Ceausescu fino al progetto di riunificazione della Germania. Deutschland 89 (meno ficcante delle altre, ma ben riuscita) è una (mini)serie sul senso della fine di un mondo e sull'incognita che ne deriverà. Tutta la trilogia è una spy story di altissima tensione, a volte troppo costruita e con un eccesso di linee narrative, ma indicativa della capacità delle serie tedesche di guardare a fondo dentro i traumi della propria storia recente. Voto: 6,5

sabato 5 dicembre 2020

Le serie tv del mese (Dicembre 2020)

So che starete sicuramente pensando che questo mese, che questa lista, è quella delle serie sfigate, beh in un certo senso lo è (non tutte però sono pessime), ma è solo una coincidenza (più o meno) che le abbia raggruppate in un unico posto, semplicemente sono le altre (e le ultime) serie che ho visto durante l'anno, viste, televisivamente parlando, a tempo perso. E a tal proposito vi parlerò ora (ed anche) della 15a stagione di NCIS, che dovevo recuperare per mettermi in pari, come accennatovi a Marzo scorso (qui). Ebbene, non un granché da dire, sulle puntate almeno, storie semplici che si seguono amabilmente, ma sulla squadra, che ogni tanto subisce ridimensionamenti. Da segnalare in questa stagione l'ingresso in pianta stabile della psicologa interpretata da Maria Bello (la nuova entrata della precedente stagione infatti abbandona la squadra, mentre l'altro rimane ed ormai è parte integrante), e l'abbandono di un altro pezzo da 90 dello show, di un personaggio molto amato, parlo della "stravagante" esperta forense Abby, che non saprei per scelta personale o narrativa, decide ciò. Decisamente mi mancherà, però lo show come la vita va avanti, e bisogna accettarlo, certo che se mai ne andasse Gibbs, allora sì che non l'accetterei, perché senza di lui non avrebbe più senso.

The Blacklist (6a stagione) - Mistero svelato, o almeno così sembrerebbe, parlo ovviamente dell'identità di Red Reddington, il misterioso ma affascinante protagonista di The Blacklist, magistralmente interpretato da James Spader capace, anno dopo anno, di portare sul piccolo schermo un personaggio difficile da odiare ma che non si può neanche totalmente amare. La sua ambiguità (rappresentata ottimamente da Spader, che ha ricevuto per questo ruolo due nomination ai Golden Globe) fa parte dell'origine del personaggio stesso, finalmente svelata al pubblico ed alla protagonista Liz (Megan Boone) nel diciannovesimo episodio della sesta stagione. Una stagione che arriva dopo una buona quinta stagione (qui) che lasciava però presagire questa verità, anche perché la nuova stagione riprende dal colpo di scena con cui la serie ci lasciò lo scorso ciclo di episodi. Ed è sostanzialmente questo il fulcro di una stagione nella media della serie, che però nelle altre puntate (fra le new entry dei nuovi episodi, c'è anche Christopher Lambert) non regala sorprese, quindi pure sotto a questa media, e poi come se non bastasse più che nelle precedenti stagioni qualcosa comincia a scricchiolare, quanto nella messa in scena che in tutto il resto. Tuttavia non manca di suspense, anzi, proprio al termine di questa sesta stagione l'ennesimo colpo di scena, che manterrà alta sicuramente l'attenzione alla prossima stagione, in cui ritroveremo (più o meno) tutti i protagonisti, anche il recentemente scomparso Clark Middleton nei panni di uno personaggi secondari più amati della serie. Voto: 5,5

martedì 17 novembre 2020

Le serie tv del mese (Novembre 2020)

C'è voluto un po' di tempo, si diceva settembre, ma ecco che ad Ottobre l'atteso finale (che poi finale incredibilmente ancora non è) della decima stagione della serie zombie più famosa di sempre (che verrà ulteriormente allungata di 6 sei altre puntate nel 2021) ha visto la luce. The Walking Dead è ritornato infatti con l'episodio forse più agognato dai tempi della première della settima stagione, in cui si attendeva l'ingresso in scena di Negan e la sua prima vittima, ma, nonostante la buona analisi svolta su alcuni protagonisti, la componente action risulta irrimediabilmente carente, e per una puntata che doveva rappresentare il culmine della battaglia con i Sussurratori, è una grave pecca. Una morte certa non è difatti il finale esplosivo che tutti avremmo desiderato, ma purtroppo perfettamente in linea con l'intera non esaltante stagione. Decisamente più promettenti risultano le ultime sequenze mostrate che coinvolgono Eugene e la sua squadra e gettano le basi di ciò che la trama offrirà nel suo ciclo finale (ma non ci scommetterei troppo). Comunque oltre a TWD fortunatamente ho visto molto altro, ecco cosa.

Big Little Lies (1a stagione) - Nella cornice californiana di Monterey, i destini di tre donne si incontrano. La serie (tratta da un romanzo di Liane Moriarty) inizia con un comunicato stampa della polizia dove si accenna ad un cadavere ritrovato. Le protagoniste sembrano condurre delle vite invidiabili: belle famiglie che vivono in case mozzafiato sull'oceano, ma a mano a mano che gli episodi scorrono riusciamo ad intravedere in ogni nucleo familiare delle problematiche attualissime: difficili rapporti madre figlia, separazioni, tradimenti, giochi di potere ed anche violenza sulle donne. Anche se il tutto è servito su un piatto patinato di vita californiana i dialoghi e le situazioni sono veri, accattivanti, e in alcuni casi scioccanti perché descrivono magistralmente bene i vari aspetti del malessere dei nostri tempi. Infatti, un pregio di questa prima stagione (che ne anticipa una seconda) è nel riuscire a mettere sullo stesso piano tutte le problematiche che si ritrovano ad affrontare le nostre protagoniste. In questo modo lo spettatore riesce a coinvolgersi appieno nella storia empatizzando con i vari personaggi. Con sapienti flashback ed una colonna sonora azzeccatissima, il (bravo) regista (Jean-Marc Vallée, regista anche di Sharp Objects, che porta nella miniserie, divenuta a seguito dello straordinario successo riscontrato da critica e pubblico una serie, la sua inconfondibile impronta, brava la HBO ad affidargli la regia di tutte le puntate) ci accompagna al punto di avere un presagio. Sarà solo nel finale che tutti i pezzi del puzzle si incastreranno facendoci capire la terribile realtà. C'è comunque da dire che l'intera trama è eccessivamente banale e che non tutto è perfetto (nella tecnica quanto nella disamina), ma Big Little Lies - Piccole grandi bugie è senza alcun dubbio una serie di alto livello in grado di trattare temi delicati con molta sensibilità. Inoltre la presenza di un cast d'eccezione (nomi importanti del mondo del cinema come i premi Oscar Reese Witherspoon e Nicole Kidman, ma anche da altri celebri attori quali Shailene Woodley, Alexander Skarsgård, Laura Dern e Zoë Kravitz) è un ulteriore conferma dell'elevata qualità di un progetto (pienamente lo si vedrà poi) riuscito. Voto: 7,5

venerdì 16 ottobre 2020

Le serie tv del mese (Ottobre 2020)

Nel mondo della serialità televisiva molte sono le piattaforme con cui interagire, che fanno a gara per l'intrattenimento migliore da offrire. E' così tutti a parlare delle serie di Amazon, di Disney+, di Netflix (il mese scorso ne ho parlato con alcune serie viste, qui) e di chi più ne ha più ne metta, e nessuno delle serie di Sky, delle serie Sky Original di produzione sia europea che italiana, ma paradossalmente direi forse è giusto così, anche perché solo in rari casi alcune suddette serie hanno convinto tutti e soprattutto me, per esempio entrambi i "Pope" (Young e New) o Gomorra, però gli altri purtroppo, pochi nella media e tanti sulla mediocrità. La conferma anche con queste (quattro quelle viste questo mese) nuove serie, dopo le tante che nel corso degli anni ho visto e che raramente sono riuscite a soddisfarmi pienamente, che a questo giro un po' deludono e un po' soddisfano, seppur leggermente. Ma per sapere meglio non vi resta che continuare a leggere.

A Discovery of Witches (1a stagione) - Un amore contrastato, lotte tra creature sovrannaturali e la ricerca della propria identità animano la prima stagione di questa serie. Il progetto televisivo (è prodotta da Bad Wolf e Sky Productions e andata in onda ovviamente su Sky Atlantic in Italia) è tratto dalla trilogia di romanzi scritti da Deborah Harkness e ha già ottenuto l'approvazione per un secondo e un terzo ciclo di episodi che proseguiranno la storia di questo mondo popolato da vampiri e streghe. Un mondo, una storia, che però non mi ha soddisfatto del tutto. Un inizio promettente si è difatti scontrato con una realtà dei fatti diversa, in cui lo show non è riuscito a salvarsi dallo spettro dello stereotipo, finendo per lasciare troppo spazio alla storia d'amore tra i due protagonisti (tra una strega esperta di storia, interpretata così così da Teresa Palmer, e un vampiro esperto in genetica, interpretato anch'esso così così da Matthew Goode, insieme dovranno "collaborare" per evitare futuri scontri) piuttosto che all'interessante contorno. Infatti, come purtroppo un po' prevedibile, la serie si concentra presto sugli elementi più "romantici" della narrazione. Ne consegue uno show sì nel complesso originale e che cerca di distanziarsi dai suoi lontani "cugini" (recenti e meno recenti), ma che alla fine non riesce a dare quella ventata d'aria fresca al genere. Perché certo, un cast (più o meno) convincente sostiene la struttura piuttosto fragile e al tempo stesso non priva di fascino della serie, riuscendo oltretutto a mantenere alta l'attenzione degli spettatori non troppo esigenti (perfetto per chi è alla ricerca di un prodotto leggero e di una bella storia d'amore da vivere), e poi a sostenere la serie c'è comunque anche il buon lavoro compiuto dal team di registi che valorizzano le splendide location utilizzate mettendo in secondo piano la bassa qualità degli effetti speciali durante le scene d'azione, però credevo meglio. Spero che la prossima stagione sia più movimentata, con più scontri soprannaturali e magia. Magari una vena di romanticismo in meno. Voto: 6

lunedì 28 ottobre 2019

Le altre serie tv (Settembre/Ottobre 2019)

Dopo parecchio tempo dalla messa in onda (un anno più o meno, e ad un anno dalla recensione della stagione precedente, qui), ma oramai dovreste sapere che vado senza cronologia, ho concluso anch'io la sesta stagione di Arrow, non una delle migliori per la serie di punta di casa CW in tema supereroi. Una sesta stagione che fino alla sua metà era stata abbastanza godibile (insomma) quanto la quinta (quest'ultima sicuramente migliore della quarta), ma che si è persa proprio negli episodi dove si affermava l'ascesa di Ricardo Diaz a villain assoluto di questa stagione. Il problema è stato proprio lui, Ricardo Diaz. Un cattivo troppo cattivo, che opera il male per rivalsa e vendetta e niente più. L'unica cosa atipica del suo personaggio è che paradossalmente alla fine non muore e sarà sicuramente un pericolo anche nella prossima stagione. Sarebbe stato molto più interessante proseguire l'arco narrativo che riguardava il gruppo di nemici assoldati da Cayden James (Michael Emerson ancora alle prese con i computer), che quanto meno è stato un antagonista particolare e con una serie di skill uniche nel suo genere che poteva dare molto più filo da torcere. Se non fosse stato che qualcuno degli sceneggiatori, a metà stagione circa, ha deciso che no, meglio tornare su un filone narrativo standard, facendo emergere un super-cattivo banalissimo. Cayden James e il suo gruppo era stato capace di seminare discordia e dividere il Team Arrow, dando linfa ad una sceneggiatura che si è concentrata molto sui problemi personali di ogni membro della squadra, originando situazioni spiacevoli e tutto sommato interessanti da seguire. Quando poi si è voluto creare l'effetto sorpresa, eliminando il villain a metà stagione per farne emergere un secondo molto più potente, qualcosa si è guastato. E si è giunti ad una serie di episodi scialbi che hanno rovinato il giudizio dell'intera stagione. L'ultimo episodio è stato atipico. Dopo un'intera annata dove tutto quello che aveva un costo a Star City era stato pagato da Diaz, l'FBI entra in scena e si ricorda di avere un certo peso e prende posizione contro il criminale.