Visualizzazione post con etichetta Fantasy horror. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fantasy horror. Mostra tutti i post

mercoledì 27 agosto 2025

Videogiochi del mese di Agosto 2025: Thief (2014) & Bramble: The Mountain King

Ecco la lista dei titoli giocati e terminati questo mese, a scelta tra le numerose librerie videoludiche digitali in mio possesso. Da Steam all'Epic Games Store, da GOG Galaxy a Ubisoft Connect, da Amazon Games all'ultimo entrato Amazon Luna (entrambe via servizio Prime Gaming), e infine dall'App EA, Microsoft e Legacy Games.

Thief (2014) - Thief è il reboot di una serie storica che, pur con qualche spunto interessante, non riesce a brillare. Non avendo giocato i capitoli originali, mi sono avvicinato al titolo con aspettative basse, e forse proprio per questo l'esperienza non è stata del tutto negativa. Le meccaniche stealth sono solide, il level design consente approcci multipli e la durata è più che dignitosa: 12 ore senza attività secondarie sono un buon traguardo. L'ambientazione è affascinante, cupa e vagamente steampunk, e alcune missioni di furto risultano davvero divertenti. Tuttavia, il gioco è afflitto da una serie di problemi che ne compromettono il potenziale. Il comparto tecnico era già datato nel 2014, con texture poco curate e animazioni rigide. Gli enigmi sono semplici, le cutscene prive di mordente, le boss fight dimenticabili, e la narrazione spezza continuamente il ritmo. La trama è debole, con un finale poco incisivo, e l'intelligenza artificiale dei nemici è prevedibile e poco reattiva. In sintesi, Thief è un titolo discreto, consigliato solo agli appassionati del genere stealth. Chi cerca un'esperienza più rifinita e coinvolgente troverà alternative migliori (Styx ma soprattutto Dishonored). Voto: 6

Bramble: The Mountain King - Una fiaba oscura che alterna paesaggi incantevoli a scenari disturbanti, fondendo mitologia norrena e horror psicologico. Un platform narrativo ispirato a Little Nightmares, dove Olle, fragile e impacciato, affronta un mondo ostile per ritrovare sua sorella. Il gameplay è semplice e un po' datato, con movimenti legnosi e controlli poco reattivi, ma la narrazione, le ambientazioni spettacolari e le creature mitologiche ricche di significato lo rendono coinvolgente. Dopo ogni incontro, un tomo illustrato racconta il mito, offrendo un momento di respiro e riflessione. Le boss fight sono visivamente affascinanti ma penalizzate da alcune imprecisioni nei controlli. Artisticamente, il gioco è eccellente: il design rispetta il folklore nordico e crea un'atmosfera potente. Tecnicamente gira bene su PC, con qualche compromesso e un po' di input lag, ma nulla di grave. La colonna sonora e gli effetti sonori amplificano l'immersione, tra tensione e malinconia. È un titolo breve ma denso, capace di sorprendere con momenti epici, personaggi inquietanti e sequenze di pura follia. Personalmente, mi aspettavo qualcosa di più rilassato, ma ho trovato un'esperienza emotiva e impegnativa. Non sono riuscito a completare l'ultima battaglia, ma anche così, Bramble resta un gioco riuscito e convincente. Voto: 7-

martedì 22 agosto 2023

Notte Horror 2023: I delitti del gatto nero (1990)

Ininterrottamente dal 2016 partecipo a questa bellissima iniziativa, e mi ripresento anche quest'anno (e sempre mi presenterò fin quanto potrò, pure se fosse l'unico post) all'appuntamento, cinematograficamente parlando, più orrido ed orripilante della blogosfera. Un appuntamento tipicamente estivo, e che quest'anno proprio come l'estate che volge al termine, finirà a settembre (l'elenco completo con tutte le date passate e prossime lo trovate a fine post). L'appuntamento è ovviamente quello con la Notte Horror, che quest'anno ha raggiunto lo storico traguardo del decimo anno, ed io vi partecipo per l'ottava (e consecutiva come detto) volta. Come regole comandano, la scelta del film passa attraverso l'obbligo del genere horror, attraverso il vincolo della tamarrata e la preferenza dei decenni che vanno dagli anni '70 ai '90, ebbene questa volta la suddetta è caduta su di un film che nelle vere Notti Horror di Italia 1 è passato spesso negli anni, su di un film che altro non è che l'ennesimo, ulteriore horror ad episodi, formula tanto di moda negli anni '80 in poi soprattutto inerente a questo genere. I delitti del gatto nero infatti, oltretutto tradotto in modo non esattamente felice, quasi una barbaria (esclusivamente italica) volendolo rinominare così, dall'originale Tales from the Darkside: The Movie, è difatti un altro simpatico film ad episodi, un classico anni '90 composto da 3 episodi più uno che funge da cornice, e che si rifà al Creepshow di Romeriana memoria (e successivamente Carpenteriana riverenza, Body Bags del 1993, giusto l'anno scorso visto e recensito per questa simile occasione).

mercoledì 17 maggio 2023

[Cinema] Horror Fest 2023

Un appuntamento che anche quest'anno non potevo dimenticare, anche se questa è solo la terza edizione negli ultimi quattro anni, anche se in anticipo arriva rispetto alle altre volte, ad agosto inoltrato nel 2022, ma davvero rifarla dovevo. Parlo ovviamente della mia piccola festicciola a tema horror, che organizzo riproponendo la mia personale lista di visioni inerente. E com'è ovvio ho chiamato a rapporto un po' di amici, che nell'orrore ci sguazzano, fantasmi, zombie, vampiri e creature della notte, ma anche bestie ed abiti assassini, senza dimenticare demoni, diavoli ed entità maligne, non manca proprio nessuno, pure psicopatici assassini/e sono stati invitati alla festa, una festa nel complesso non esattamente scoppiettante, non del tutto soddisfacente ma abbastanza gradevole. Comunque, qualora voleste vedere questi od alcuni dei film, ho visto Mockingbird in streaming su Mediaset Infinity (da cui non è più disponibile), XX - Donne da morire in streaming da piattaforma non legale, mentre tutti gli altri, disponibili ancora tutti, su piattaforme legali, nel dettaglio Antlers su Disney PlusVampires vs. the Bronx, Errementari, I famelici e Ghost Stories su Netflix, Deathwatch e In fabric su Prime Video.

Mockingbird - In diretta dall'inferno (Horror/Thriller 2014) - Bryan Bertino e il terrore fra le proprie mura, ennesimo episodio. Un mockumentary che, differentemente dalla maggior parte dei suoi omologhi, è un buon esempio di horror a basso costo. Un gioco divertente e intrigante all'inizio, poi sempre più inquietante sino a raggiungere la connotazione di incubo. La storia (tre persone distinte ricevono una telecamera da utilizzare per compiere azioni prestabilite, sgarrando le quali moriranno) elargisce una discreta dose di mistero e suspense, sebbene rinunci (eccezion fatta per il finale) a scene particolarmente "forti", piazzando oltretutto un colpo di scena che, per quanto subodorabile, è di una crudeltà e perfidia notevole. L'elemento disturbante sta nella comunicazione, con quella voce metallica che ripete e scandisce le parole e che rimane in memoria anche a ore dalla visione. Tolto ciò, il resto è ordinaria amministrazione (dell'orrore moderno), che di questi tempi è già tanto. Semmai Bertino lascia a desiderare in fase di scrittura e forza la mano un po' troppo spesso sfiorando il grottesco. C'è però un'importante idea di narcisismo estremo dietro la sua pellicola, unita alla visione deprimente di un consumismo talmente ottuso da seppellire il dubbio sotto la bramosia. Egli così, dopo un buon esordio, si conferma regista di talento, seppur altalenanti saranno i suoi successivi film (ultimo The Dark and the Wicked). Voto: 6

XX - Donne da morire (Horror/Antologia 2017) - Molto discontinuo questo film (antologico) virato al femminile e con tematiche femminili (diretto non per caso da quattro donne, una ad episodio), arricchito con intermezzi tra un episodio e l'altro molto belli, fatti con animazione in stop motion dall'effetto suggestivo. Volendo sintetizzare, a mio parere, due episodi sono discreti e due su un livello insufficiente. I migliori sono il primo e l'ultimo: The Box è il più misterioso e suggestivo e pur con un finale leggermente affrettato, riesce ad evidenziare la perdita progressiva del ruolo di madre e di moglie della sua protagonista, di fronte allo sfaldarsi della sua famiglia che rifiuta di nutrirsi perché non sente il bisogno di cibo. Il secondo è più una commedia nera ma dal registro completamente sfasato: non è né divertente, né genera un minimo di tensione tanto da renderlo inconsistente. Il terzo episodio è quello più classico, riprende i canoni dello slasher ma pecca di eccessiva convenzionalità. L'ultimo ha un buon livello qualitativo e parte da riferimenti cinematografici molto chiari fin dall'inizio. Viene analizzato l'amore materno verso un figlio problematico e legato ad un passato inquietante che si presenta al compimento del diciottesimo anno del ragazzo. Non raggiunge la sufficienza, troppa disparità qualitativa tra il primo e l'ultimo episodio con i due centrali. Comunque gradevole film di intrattenimento, è già qualcosa. Voto: 5,5

mercoledì 7 novembre 2018

[Cinema] La Notte del Giudizio "La Trilogia"

Buono e davvero originale il soggetto de La notte del giudizio (The Purge), film del 2013 scritto e diretto da James DeMonaco (dopotutto è stato questo il motivo per cui ho voluto recuperare tramite le mie Promesse cinematografiche, questo film, questa saga), in un futuro molto vicino al nostro presente (2022), il problema della criminalità viene contrastato con successo introducendo per una volta all'anno "la notte dello sfogo", per 12 ore, dalle 19.00 della sera fino alle 7.00 del mattino seguente, omicidi, stupri, furti e ogni tipo di violenza vengono ammessi senza essere perseguiti penalmente, inoltre autoambulanze, vigili del fuoco e qualsiasi tipo di intervento di aiuto è sospeso, vige la legge del "senza legge", in modo che la violenza, l'odio e la frustrazione repressa per un anno possano essere sfogati senza problemi di eventuali processi, disordini o arresti, peccato che malauguratamente il tutto non venga poi supportato da una narrazione all'altezza, che riesca a svilupparsi mai del tutto, il copione è infatti pieno di stereotipi e finisce per risultare poco credibile e grossolano già dopo alcuni minuti. Perché certo, il "Giorno del Ringraziamento" raccontato da James DeMonaco in questa sua seconda prova registica propone (come detto) una visione interessante e indubbiamente originale, e offriva molte tematiche da approfondire: il rapporto tra genitori e figli, il senso di questa giornata, l'analisi introspettiva di come una scelta possa cambiare gli equilibri dei rapporti familiari e soprattutto la classica domanda "cioè davvero, in assenza di leggi e regolamenti, saremmo più animali di qualsiasi essere la natura abbia mai concepito?", ma purtroppo il regista non si preoccupa di cuocere a dovere ogni ingrediente, finendo per buttare tutto nel pentolone e bruciacchiare tutto (anche le buone intuizioni di partenza). Il film infatti, dopo una prima parte decisamente da brividi, la presentazione del futuro distopico in cui vivono i protagonisti stessi è inquietante, visto il grado di accondiscendenza con cui i protagonisti accettano l'esplosione di violenza annuale, da parte dell'intera nazione, non bastasse che una volta che nella casa dei protagonisti viene poi staccata la luce, le paure ancestrali dello spettatore vengono a galla per dei momenti da far accapponare la pelle, presenta una seconda decisamente da brividi però "freddi", perché neanche dieci minuti dopo l'arrivo degli assassini nella casa il film sfortunatamente vada prevedibilmente a finire in un (banale) limbo del "déjà-vu", tale da rendere la visione troppo simile a molti altri film dello stesso genere, The Strangers su tutti.

lunedì 24 settembre 2018

Southbound: Autostrada per l'inferno (2015)

E' da 40 anni che la cinematografia horror propone ai suoi spettatori il format delle antologie, a  partire dalla Trilogia del Terrore del 1975, passando per i vari Creepshow che hanno colorato gli '80, sino ad arrivare negli anni '90 con Due occhi diabolici e Campfire Tales: Racconti del terrore, eppure è solo negli ultimi anni che questa "moda" sembra esser ritornata, ovviamente riproposta in chiave moderna, grazie a V/H/S prima e The ABCs of death subito dopo (che in ogni caso non entrambi ho visto, almeno fino ad ora), antologie di genere che affondano le proprie radici nel cinema indipendente e low budget, con qualche nome di richiamo per i cultori dell'underground e la più totale libertà creativa concessa agli autori coinvolti. E tuttavia solo negli scorsi due anni sono riuscito vedere questo genere di pellicole, prima con Holidays e successivamente con Tales of Halloween, e in entrambi i casi ne rimasi abbastanza soddisfatto e particolarmente affascinato. Anche nel caso del film in questione, Southbound: Autostrada per l'inferno, horror indipendente a episodi, ognuno affidato a un regista differente, con molti dei nomi coinvolti che già hanno fatto capolino qua e là nelle altre antologie sopracitate (specialmente in V/H/S), che si colloca perfettamente quindi all'interno del panorama in questione, anche se, al contrario dei precedenti, qualcosa in questo film del 2015 diretto appunto da Radio SilenceRoxanne BenjaminDavid Bruckner e Patrick Horvath, non mi ha convinto. Perché certo, a renderlo originale e diverso dagli altri, ci pensa l'idea o lo sforzo degli autori di dare una sorta di continuità alle varie storie, facendo sì che la conclusione di ognuna sfoci nell'incipit della successiva, ma la sua natura criptica, la sua frammentazione narrativa e la non coerenza di certe situazioni, proprio non aiuta.

mercoledì 12 settembre 2018

Enter the Void (2009)

Fin dai titoli di testa si capisce subito che Enter The Void, film del 2009 scritto e diretto da Gaspar Noé, non è un film comune. Il problema è che per la prima volta per questo, non so che voto mettere (forse uno politico?) ad una pellicola del genere, così spiazzante e controversa, creata ad arte per mettere alla prova lo spettatore e dividere la critica. Enter The Void è sicuramente innovativo e molto affascinante (almeno per l'epoca della sua realizzazione), e connette in maniera intelligente il tema della morte ed il mito della reincarnazione nella fede buddhista con il mondo delle droghe allucinogene e delle Esperienze extracorporee. Il regista gioca infatti gran parte delle sue carte sull'impatto visivo: molte scene (soprattutto i devastanti titoli di testa, il trip di dimetiltriptamina iniziale e lo sfolgorante viaggio finale) sono straordinarie nella loro "violenza", la fotografia e le scenografie sono estreme nel loro intermittente sfavillare di luci al neon, e l'iperrealismo delle riprese in POV (con tanto di battiti di ciglia) è una trovata audace quanto efficace. Ma alla lunga l'insistente estetismo delle scene stanca non poco, e la durata a parer mio eccessiva (160 minuti) non aiuta, rendendo il film più volte arrancante e noioso, oltre che farraginoso nello sviluppo. La sotto-trama drammatica non possiede la potenza che ci si aspetta (la matrice edipica e le allusioni incestuose, secondo me, lasciano il tempo che trovano) e sembra che tutto sia solo un pretesto utile a Gaspar Noé per far vagare senza pace la sua macchina da presa sopra i luminosi palazzi di Tokyo. E' di sicuro un film molto sentito, un progetto lungamente atteso dal regista, che ebbe modo di provare i più svariati tipi di allucinogeni in gioventù (per sviluppare il concept del film andò persino in Perù a provare l'ayahuasca) e che si sente molto vicino alle delicate e difficili tematiche che il film affronta. E' una pellicola che lascia però interdetti. A visione ultimata rimane una sgradevole impressione di un fuoco di paglia, di un puro esercizio di stile che nasconde poca profondità di contenuti: eppure è un film che non si riesce a dimenticare e che sicuramente non invecchierà con facilità (non l'ha fatto neanche dopo quasi 10 anni). Non posso negare difatti che si sia ben impresso nella mia mente e che sia stata una visione soddisfacente, e quindi in verità non riesco ad indicare un preciso motivo per il quale non mi ha convinto, penso solo che dall'idea di base mi aspettavo molto di più e davvero si poteva tirar fuori un capolavoro. Capolavoro che questo film non è, anche se un voto, seppur solo e leggermente positivo questo film lo meriti ugualmente.

martedì 27 marzo 2018

Byzantium (2012)

Dai e nei tempi di Twilight, la leggendaria figura del vampiro è stata messa a dura prova, perché purtroppo per colpa di quella sciagurata saga (almeno personalmente poiché alcuni fan ci sono ancora e non vorrei mai denigrare i suoi estimatori) la sua figura è andata via via sempre più scemando, tanto che da allora ho visto pochi film e apprezzati ancor meno. L'icona del vampiro infatti da sempre sinonimo ed emblema universale di dannazione, perdizione, tormento, desolazione interiore, struggimento, diversità ed emarginazione, fu gettata in pasto alle fauci spalancate della sfera della cosiddetta "normalità", del conformismo, dell'happy ending a tutti i costi, purgando di fatto la figura del vampiro da tutti i suoi aspetti sensuali, conturbanti ed oscuri, e proiettandola al di fuori di un contesto realmente metropolitano. Non di meno, numerosissimi emulatori che sono seguiti, hanno altresì tristemente privato i loro "luminescenti" e innamoratissimi succhia-sangue di qualsivoglia speranza di autentico appeal, o valenza simbolica, da quel punto di vista, un vampiro (e idem dicasi per un lupo mannaro, o per qualsiasi altra creatura sovrannaturale in generale) altro non è se non un bonazzo (o una bonazza, chiaramente, a seconda dei casi) dagli occhioni languidi e l'atteggiamento remissivo. Per nostra fortuna, Neil Jordan, veterano regista di pellicole di ogni genere (e alcuni altri registi che si sono ultimamente distinti in questi termini), pur prendendosi diverse licenze (ad esempio viene accantonato il classico morso sul collo a favore di un'unghia acuminata), soprattutto perché racconta gli aspetti più duri di un'esistenza solo apparentemente senza fine, riesce a ridarle (senza scadere nel ridicolo) lustro, un quasi miracolo che riconsegna la mitologia vampiresca al regno del decoro e del buon gusto (anche se da 6 anni fa molto è cambiato). Perché Byzantium, film del 2012 diretto dal regista irlandese con protagoniste Saoirse Ronan Gemma Arterton, basato sulla pièce teatrale di Moira Buffini "A Vampire Story", autrice anche della sceneggiatura, e prima pellicola facente parte delle mie promesse cinematografiche del 2018 (che sarà continuamente aggiornato, e che trovate qui), è un film sui vampiri fatto bene. Un film in cui le mie aspettative (seppur mi aspettavo qualcosa di ancor migliore) non sono state disattese.

mercoledì 21 febbraio 2018

Underworld: Blood Wars (2016)

Nel mondo cinematografico attuale, due sono le eroine incontrastate del grande schermo, una è Milla Jovovich alias Alice, che con il suo Resident Evil è arrivata probabilmente al suo capitolo finale, l'altra è Kate Beckinsale alias Selene, che ritroviamo tre anni dall'ultimo capitolo e a quattordici dall'esordio, nel quinto episodio della saga di Underworld, ovvero Underworld: Blood Wars, film del 2016 diretto da Anna Foerster, al suo esordio come regista cinematografica dopo la regia di alcuni episodi di serie tv, e scritto da Cory Goodman. Entrambe hanno dato vita a due saghe longeve, forse rivolte solo ai fan, ma di sicuro intrattenimento per quasi tutti, anche perché sono due avventure fantasy (più o meno) originali, adrenaliniche ed affascinanti dato che trattano di vampiri, zombie e creature varie. Però le somiglianze non finiscono qui, poiché Selene ricalca per poteri e vicende personali proprio la figura di Alice, ma al contrario di un soggetto non originale del primo e del suo risultato comunque (e incredibilmente visto appunto il soggetto) non disprezzabile, questa seconda saga nonostante un soggetto più originale, non convince nuovamente del tutto, anche se quest'ultimo capitolo si fa sufficientemente apprezzare. Underworld: Blood Wars infatti, il secondo a essere distribuito in versione 3D, forse per mettere in risalto gli effetti speciali e i paesaggi mozzafiato, d'altronde un peso notevole viene giocato dalle ambientazioni e dai costumi che mescolano il gusto barocco con lo stile dark (che qui vengono fortunatamente ripresi), nonostante evidenti difetti, riesce nel suo intento, grazie a discreti combattimenti, in particolare quello nei ghiacciai, e alle sempre belle ambientazioni e costumi.

lunedì 12 febbraio 2018

Life: Non oltrepassare il limite (2017)

Non strabilierà per originalità, ma Life: Non oltrepassare il limite (Life), che tenta di assolvere al suo compito di mero prodotto ludico, fornendo basi classiche di fanta-thriller già rodate e che fanno una certa presa sul pubblico, si segnala sicuramente come un signor sci-fi horror. Girato con eleganza dallo svedese d'origine cilena Daniel Espinosa, pur essendo l'ennesimo clone di "Alien", questo film del 2017, risulta infatti costruito con invidiabile cura sfociante in un'escalation tensiva a dir poco ottima, concretizzata grazie ad una sceneggiatura che una volta lanciata non ammette attimi di respiro. Giacché questo agghiacciante thriller, ambientato nello spazio e che affronta l'annoso tema della possibilità di trovare altre forme di vita al di fuori della Terra, anche grazie ad un comparto tecnico eccellente (scenografia e ambientazione sono ben curati ed assolutamente realistici), raggiunge, nonostante una trama non solidissima e oltretutto semplice nei contenuti e nello svolgimento (anche se del tutto funzionale), l'obiettivo di diffondere tensione e ritmo fino alla fine. Anche perché la pellicola ci parla di un team di scienziati, guidato dal capitano Kat (Olga Dihovichaya), che a bordo di una stazione spaziale, dopo aver trovato una traccia dell'esistenza della vita su un pianeta ritenuto sino ad allora inospitale, si ritrovano tutti, i dottori Miranda (Rebecca Ferguson) e David (Jake Gyllenhaal), i tecnici Roy (Ryan Reynolds) e Sho (Hiroyuki Sanada), e lo scienziato Hugh (Ariyon Bakare), in una situazione di grande pericolo. La creatura aliena infatti, alla quale viene dato il nome di Calvin, nata da una cellula biologica fossilizzata, fortemente capace di adattarsi all'ambiente circostante (che comincia via via a crescere e a svilupparsi), dopo essersi liberata non darà tregua all'equipaggio, facendo così iniziare un'incubo senza ritorno.

giovedì 16 novembre 2017

Resident Evil: The Final Chapter (2016)

Spesso nel cinema abbiamo visto eroine combattere il male per il bene comune, ma poche volte ci siamo trovati di fronte ad un vero uragano di energia e azione, pronto a sacrificare la sua vita per evitare che un virus, un cattivo o altro abbia la meglio su tutto il mondo. Questo è quanto emerge da Resident Evil: The Final Chapter (2016) di Paul W.S. Anderson (il quarto nelle mani del suo regista originario, lui che ne iniziò le redini dal 2002 dal celebre videogioco), interpretato come sempre da Milla Jovovich nei panni della protagonista, protagonista che nonostante il tempo riesce sempre ad emergere prepotentemente. Anche perché quest'ultimo capitolo (salvo essermi perso qualcosa...l'animazione giapponese di sicuro) fa tesoro degli errori del passato e offre allo spettatore un prodotto completo, dinamico e convincente. Nei suoi intensi 90 minuti infatti (che passano decentemente grazie all'azione discreta tra mostri, sparatorie e combattimenti) The Final Chapter (caotico e senza un attimo di tregua) è violenza e determinazione allo stato puro. Tanta brutalità, crudezza, e disperata lotta per un mondo migliore. Difatti il film sfrutta i suoi canonici punti di forza per giungere appassionatamente alla sua fine, azione a raffica, immagini veloci e sonoro potentissimo. Dopotutto anche se siamo ormai giunti al sesto capitolo e il tutto sa ormai di già visto nei precedenti capitoli (anche se in verità così non è), il film riesce, a raggiungere lo scopo, essere un finale (se davvero sarà così). Surreale ed impeccabile, l'ultimo capitolo infatti regala una bellezza attrattiva che rapisce fino alle confuse sequenze finali, un visionario epilogo bello quanto nostalgico.

venerdì 22 settembre 2017

Crimson Peak (2015)

Sono un grandissimo ammiratore di Guillermo del Toro, anche se non è uno dei miei registi preferiti, di lui ho sempre apprezzato tutta la sua filmografia (anche come produttore e sceneggiatore) a partire dal discreto "Mimic" al criticatissimo "Pacific Rim" (che per me è comunque un buonissimo action fantascientifico e di livello anche alto). Attendevo quindi di vedere Crimson Peak, film del 2015 co-scritto e diretto dal regista messicano, con leggera trepidazione. Ma nonostante un ottimo cast (in particolare Mia Wasikowska e Tom Hiddleston, ma anche Jessica Chastain, che qui comunque appare un po' sottotono, e Charlie Hunnam) e un gioco sottile ma coltissimo di citazioni alla letteratura e al cinema fantastico, Crimson Peak batte a vuoto, offrendo al grande pubblico "solo" estetica espressionista (e una marea di bellissimi riferimenti che però molto probabilmente non può conoscere/comprendere) ma poca sostanza, poca concretezza, pochi spaventi, anche se non è assolutamente un brutto film, ma si basa su presupposti fallaci. Il film infatti, concepito più come un romance gotico, quello di una giovane ereditiera americana che sposa un misterioso nobile inglese e che lo segue nella sua casa avita (inquietante e poco accogliente), dove in ogni caso la attendono misteri e terrore, che come un vero e proprio horror (anche se le immagini spaventose, seppur poco impressionabili, non mancano affatto), non era quello che mi aspettavo. Mi aspettavo difatti, da discreto amante del gotico e di un certo tipo di film in costume, qualcosina di diverso e qualcosina di più, soprattutto in termini di genere nel primo caso e narrativi nel secondo.

venerdì 15 settembre 2017

10 Cloverfield Lane (2016)

Ricordo benissimo Cloverfield, il discreto Monster Movie di Matt Reeves che, nel 2008, inscenò una situazione alla Godzilla raccontandola attraverso la tecnica del POV, una tecnica che al tempo dava bene i suoi frutti, giacché il film è uno dei miei preferiti del genere. Per cui quando ho saputo del sequel, e nonostante fossi già a conoscenza di certi particolari, mi aspettavo un film simile o almeno continuativo, invece no, tutto completamente diverso, dato che 10 Cloverfield Lane, film di fantascienza e thriller psicologico del 2016 diretto da Dan Trachtenberg, non centra nulla con il precedente, ha solo (ma in un altro senso) dei punti di contatto, che però furbescamente usa per fare leva sullo spettatore. Spettatore che sicuramente sarà rimasto spiazzato, per la mancanza di certi elementi, come me. Ma come molti anch'io ne sono rimasto ugualmente impressionato, soprattutto in positivo, poiché è comunque un buon film. Finanziato dagli stessi artefici (tra cui J.J. Abrams, produttore di entrambi), 10 Cloverfield Lane che sembrerebbe infatti riallacciarsi al precedente, sfruttando tutt'altro punto di vista, in quanto intento ad abbandonare il look da found footage ed a privilegiare uno spazio chiuso da thriller claustrofobico anziché strade cittadine invase da una gigantesca creatura, mi è piaciuto parecchio. Giacché seppur certamente appare forzato il riferimento al Cloverfield di Reeves, se non per rivendicare una sorta di franchising, questo thriller claustrofobico, ma con risvolti fantascientifici sempre più evidenti, scritto anche dal premio Oscar Damien Chazelle, così diverso dal precedente, ha davvero il potere di tenere incollati.

lunedì 17 luglio 2017

Somnia (2016)

Ero convinto di assistere al solito horror senza infamia e senza lode, almeno fino a metà pellicola pensavo di vedere un horror originale ma comunque appena dignitoso, poi man mano che il film giungeva al suo epilogo mi sono sempre più convinto di assistere ad un piccolissimo gioiellino. Perché Somnia (Before I Wake), film del 2016 diretto da Mike Flanagan, che utile specificare non è un horror nel vero senso del termine, ma piuttosto una bella/mostruosa favola dark e come tale perciò andrebbe visto evitando così di rimanerne delusi, è un dramma psicologico originale e sensibile, che probabilmente sarebbe arrivato in modo più efficace se il film non fosse stato etichettato appunto come horror. In ogni caso il film se ad un primo momento poteva far pensare ad una sorta di remake di The Boy, film simile in alcune premesse fondamentali come rimozione ed elaborazione del lutto in una coppia che ha perso il proprio figlio in circostanze tragiche, è invece qualcos'altro, in questo caso infatti, la coppia, formata da Jessie (Kate Bosworth) e Mark Hobson (Thomas Jane), decide di ricominciare da zero e prendere in affidamento un bambino orfano, Cody (il Jacob Tremblay di Room), dal passato assai sfortunato (invece che una maledetta bambola). La coppia capisce subito però che Cody è un bambino speciale e che per via del suo passato traumatico ha iniziato ad aver paura di addormentarsi, tanto che assume caffeina e zuccheri per rimanere sveglio il più possibile, dato che egli ha un dono, i suoi sogni infatti, splendidi talvolta e macabri quando qualcosa lo agita, prendono vita prima del suo risveglio (non per caso il titolo originale è Before I Wake). Tutto questo ha un certo fascino quando ad apparire sono splendide farfalle giganti o elaborazioni di bei momenti vissuti, ma quando Cody inizia a parlare dell'Uomo Cancro e di come egli appaia nei suoi peggiori incubi, le proiezioni dei sogni del bambino diventano oscure e raccapriccianti, tanto che nessuno sarà più al sicuro.

sabato 18 marzo 2017

Ghostbusters (2016)

Se n'è parlato e discusso per mesi, addirittura per descrivere questo film sono stati usati termini come, "Stupro", "Sacrilegio", "Profanazione" ed altri termini, addirittura da chi non l'aveva nemmeno visto. Anch'io avevo molti dubbi, ma di certo non sulla condotta apparentemente "anti-maschile" della pellicola ma perché non si può negare che le major abbiano contratto il vizio di ripescare marchi e nomi noti e aggiornarli ai tempi moderni, con risultati non sempre convincenti. Ebbene, non si può certo dire che questo Ghostbusters (2016), remake del celebre film Ghostbusters del 1984, sia l'eccezione che conferma la regola, ma neanche il più brutto film mai visto, perché di film peggiori di quest'ultimo ce ne sono davvero tanti (di uno di questi infatti ne parlerò presto). Ma ora, in quanto maschio e fan dell'originale Ghostbusters, non mi sono affatto sentito né offeso né umiliato né tradito, dato che questa pellicola, diretta da Paul Feig, che sembra avere una passione per le donne e per Melissa McCarthy, al suo terzo film dopo Spy e Corpi da reato, che segna il riavvio dell'omonima serie ma con il nuovo team di acchiappa-fantasmi interpretati appunto da attrici donne, Kristen Wiig, Kate McKinnon e Leslie Jones, non è così brutto o inutile come pensavo. Certo, poco nel film si salva, ma non la componente femminile che, nonostante tutto, fa bene il suo lavoro. Di solito infatti, quando si ironizza sulle donne, fare un fiato in senso contrario significa essere ipocriti e politicamente corretti (e di questi tempi non è un bene), mentre quando sono gli uomini il bersaglio, la loro ira (stando ai segnali che invia l'opinione pubblica) è giusta e sacrosanta. Perché, mi domando? Forse perché non sono abituati a essere ridicolizzati? Mi fermo qui, ulteriori disamine spettano ai sociologi e io solo sono un amante del cinema e nulla più, che ha visto questo film senza pressioni o remore.

lunedì 30 gennaio 2017

Prime Visioni Mediaset di Gennaio 2017

Come ben sapete e probabilmente avrete visto, tra fine dicembre e questi primi, ormai ultimi, giorni di Gennaio, come quasi spesso accade, anche se raramente (ma già capitato poco tempo fa, qui), Mediaset ha proposto ai suoi telespettatori tanti film in prima visione, ed io ovviamente non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di vederli, soprattutto perché questi film proposti, praticamente quasi tutti, li aspettavo da tanto. Tra questi alcuni ovviamente spiccano e altri no, ma sicuramente quelli che mi stavano dando fastidio, e che ancora non ero riuscito a vedere, erano i sequel del primo Hunger Games, film-saga di cui con molti film simili ho fatto dei paragoni per alcuni elementi in comune ed altri no, anche se il capitolo finale purtroppo non l'hanno ancora fatto vedere in chiaro (maledetti!). Comunque mi preme sottolineare che reputo il primo originalissimo e avvincente capitolo il migliore della saga, perché molti erano gli elementi che si distaccavano da altre pellicole ambientate in un futuro distopico post apocalittico, mentre sia nel secondo e nel terzo (diviso in due come ormai abitudine) alcuni di quegli elementi che erano rimasti fuori e che avevano fatto la fortuna del primo, tornano prepotentemente in auge, ovvero la ribellione, i sentimentalismi sempre più marcati, meno azione e la lentezza esasperante, praticamente già visto, già fatto, certo non è del tutto simile a tanti altri, ma la lotta, la guerra, in queste situazioni è il filo conduttore ormai imprescindibile. Ora non che non mi faccia piacere, intendiamoci, ma sta un po' stancando. In ogni caso, Hunger Games: La ragazza di fuoco (The Hunger Games: Catching Fire), film del 2013 diretto da Francis Lawrence, ennesimo adattamento cinematografico di un romanzo di Suzanne Collins, è un discreto e interessante film, ma niente di eccezionale. Accade difatti che in 'Hunger Games: la ragazza di fuoco', il lato sentimentale prende più spazio che nel primo film, e anche se la trama, le scene, i combattimenti e soprattutto la suspense rimangono inalterati, anzi forse addirittura superiori perché le scene nella foresta non sono statiche come nel primo film ma possiedono più azione, non tutto convince, soprattutto perché nella prima parte sembra di assistere ad un lungo déjà-vu. Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) infatti torna a casa sana e salva dopo aver vinto la 74ma edizione degli Hunger Games annuali insieme al tributo Peeta Mellark (Josh Hutcherson), ma dopo e durante aver intrapreso il "tour della vittoria" per i diversi distretti, lei si rende conto che una ribellione sta iniziando a prender corpo, nel frattempo a Capitol City il presidente Snow (Donald Sutherland), incurante della situazione, pensa all'organizzazione dei nuovi Hunger Games, un'edizione (l'ennesima e scioccante) destinata a cambiare Panem per sempre.

venerdì 16 dicembre 2016

The Green Inferno (2013)

Solo dopo la visione non tanto eccezionale di questo film mi è sorto un dubbio, ma era davvero un film horror? No perché anche se tutto sommato mi è abbastanza piaciuto, mi aspettavo di meglio da questo film, soprattutto sul piano dell'orrore, infatti a parte poche scene di violenza ce né poca, forse in 2 scene, per il resto ordinaria amministrazione. Salvo poi scoprire che la versione appena vista era quella cut (censurata), e subito mi sono incavolato, perché senza le parti "crude" (sì ho fatto la battuta) di The Green Inferno, film del 2013 scritto, prodotto e diretto da Eli Roth, è un film a metà, senza senso, senza gusto. Che senso ha far vedere e promuovere un film violento se poi quello che dava quel minimo interesse lo tagli? certo la versione uncut la puoi comprare così stai apposto e puoi capire i motivi della scelta di vietarlo ai minori di 18 anni (in sala l'anno scorso mi sembra di capire), ma allora che senso ha vietare ai minori di 14 anni un film che di così orripilante e sanguinolente non ha niente? Di persone mangiate ne ho visti di peggio in film con gli zombie, quelli sì ha volte disgustosi, perciò che sono cannibali che cambia? per me niente. Anche se devo dire che la mia cultura di genere alla visione di questo e di altri film sui cannibali è relativamente limitata, neanche il discusso Cannibal Holocaust (il film più censurato di sempre) ho visto (e come si poteva soltanto 15 anni fa?), perciò non posso paragonare i due film, anche se alcuni film riguardante il cannibalismo ho visto, da Il silenzio degli innocenti a Le colline hanno gli occhi, quelli sì che facevano 'accapponare' la pelle, questo The Green Inferno invece niente di particolare, solo disgusto per un film, nella versione vista, inutile. Inutile dato che non è neanche il remake del film di Ruggero Deodato, a cui il regista dedica la pellicola, perché se lo era forse qualcosa di meglio poteva esserci, anche se probabilmente l'avrebbero ugualmente tagliato, dato che l'odiatissimo politically correct, sta raggiungendo livelli davvero ridicoli e insopportabili, in più da quello che mi è sembrato di capire anche nella versione integrale qualcosa è stato tolto, il che mi sembra davvero strano. La storia poi ovviamente è scontata ma è in funzione del massacro degli indigeni/cannibali a danno dei poveri mal capitati di turno, un gruppo di studenti attivisti che raggiunge l'Amazzonia per condurre sul luogo la battaglia per proteggere una tribù di indios che rischia l'estinzione. Nella giungla, però, il gruppo si ritroverà ad essere ostaggio degli stessi indigeni che ha provveduto a mettere in salvo.

venerdì 28 ottobre 2016

Movies for Halloween: Holidays (2016)

Quest'anno spinto dagli amici blogger che durante, ma soprattutto prima di Halloween, recensiscono film horror a tema per passare la notte delle streghe in compagnia o da soli perché no, ho deciso anch'io di farlo, poiché l'anno scorso scrissi solo del mio Halloween, di come sono sempre stato 'fedele' alle tradizioni, ma non parlai di alcuni film. Film che soprattutto in questo periodo 'festivo' escono ma soprattutto vengono visti di più, d'altronde gli horror se non li vedi ad Halloween, quando? Vabbé che c'è sempre tempo, in ogni caso io seguendo alcune indicazioni di una certa 'esperta' ho deciso di vedere due film a episodi, l'altro ci sarà domani, ovviamente a tema Halloween o semplicemente 'festivo'. I film a episodi ad esser sincero ne ho visti pochi ma questi due che ho visto e recensirò, proprio perché horror mi sono moderatamente piaciuti. In America però non è una novità, anzi, è quasi una tradizione i film a episodi, e incredibilmente ho scoperto che qualche perla ogni tanto la regala. Infatti questi tipi di film sono per me una scoperta gradita. A partire da Holidays, bizzarro e sovversivo concept-horror del 2016 sulla tematica delle feste (religiose e commerciali) che s'incontrano durante l'anno e che fanno da scenario agli otto episodi che compongono il film. 8 storie originali horror/commedia che hanno come filo conduttore le festività e hanno come obiettivo probabilmente di rovinarcele. 8 storie in cui emergono gli aspetti più contorti e sovversivi che ogni festa comandata porta con sé, si parla infatti di Natale, Pasqua, Capodanno, Halloween, San Valentino, Festa della mamma, Festa del papà e San Patrizio. Presentato al Tribeca Film Festival, Holidays però è un film sul quale è complicato sbilanciarsi in un giudizio globale (cioè senza analizzarne ogni singola parte) poiché le storie narrate sono tante e così anche i sottogeneri dell'horror che le caratterizzano. Il film si avvale di "picchi", che sono piuttosto alti e anche se sono presenti "anelli deboli" e parti meno riuscite, a mio parere, merita una valutazione più che sufficiente. I mini episodi (tutti della durata di 15-20 minuti) sono intervallati dall'immagine di un biglietto d'auguri per la relativa festa (a uso titoli di coda). L'inconveniente per lo spettatore in questo tipo di struttura è il dover continuamente "ridisegnare" la propria empatia per allacciarsi alle vicende narrate, ma nonostante ciò riesce a tenere alta la tensione, riuscendo a tenere alto il livello di tutti i segmenti, fra storie soprannaturali e serial killer. Poiché le 8 vicende sono scritte e dirette da altrettanti registi specializzati nel genere, dove il più famoso è sicuramente Kevin Smith (Clerks), ma anche Gary Shore di Dracula Untold, anche se riescono tutti ad emergere e a farsi apprezzare parecchio, perciò anche se si sa già cosa aspettarsi e che non si guarderà un capolavoro, si sa già che, per gli appassionati come me, si passerà un'ora e mezza fra alti e bassi, senza alcun tipo di impegno mentale. E Holidays fa tutto questo e lo fa egregiamente.

giovedì 13 ottobre 2016

Predestination (2014) & Il luogo delle ombre (2013)

Continuano i film 'doppi', in questo caso per raggruppare alcuni 'simili', oggi vi parlerò di due thriller fantascientifici, il primo sci-fi temporale, il secondo sul paranormale. I viaggi nel tempo hanno costituito, soprattutto dagli anni '80, un presupposto stimolante e intelligente per sviluppare una serie di pellicole che, da Ritorno al futuro in avanti, sono divenuti un vero e proprio genere nel genere. Predestination, opera dei due fratelli registi Spierig, segue questo filone e ha una trama la cui vicenda ufficiale forse la dirò tra poco. La sua 'vera' storia tuttavia è un ingarbugliato via vai temporale che non può proprio essere raccontato, se non si vuole svelare il nodo cruciale della vicenda, bruciando lo stesso film e devastandone la visione. Diciamo che, mettiamo il caso sognate di poter viaggiare nel tempo, sognate il più grande paradosso temporale possibile e troverete questo film. Posso solo dire perciò che tutta la complessa (e pure molto macchinosa vicenda) si basa sull'enigma principe che affligge l'uomo allorquando egli si interroghi sulle incognite inerenti la nascita della vita sulla Terra: ovvero 'è nato prima l'uovo o la gallina?'. Comunque per chiarezza, questo  thriller fantascientifico del 2014, adattamento cinematografico del racconto Tutti voi zombie (...All You Zombies...) del 1959 di Robert A. Heinlein, parla di un viaggiatore del tempo che si sposta freneticamente da un anno all'altro per dare la caccia a un attentatore dinamitardo che sconvolge gli Stati Uniti. Il suo viaggiare però lo porta a incrociare persone e storie che lentamente dispiegano il loro significato, in un quadro surreale denso di incognite temporali che minerà le sue residue certezze sul significato da attribuire al tempo ed alla sua stessa identità. Come detto in precedenza Predestination è un film con una trama all'apparenza complessa, ma che grazie ad un'ottima regia riesce a farsi capire alla perfezione e ad apparire allo stesso tempo prevedibile ed improbabile, rischiando anzi di cadere nel banale, salvo poi stupirci poi effettivamente con tutta una serie di avvenimenti che è davvero pressoché impossibile indovinare dall'inizio, scoprendo nel finale altarini che per un'osservatore attento erano visibili fin da subito, ma che alla fine rendono rocambolesco ed eccessivamente convulso il via vai temporale.

mercoledì 21 settembre 2016

Contagius (2015) & Left behind (2014)

In questo post per cercare di raggruppare un po' di film ho messo insieme questi due film, che nonostante siano diametralmente opposti come genere, storia e altro (anche nel risultato), hanno un elemento in comune, l'apocalisse, nel primo una strana post-apocalisse zombie, nel secondo una misteriosa pre-apocalisse divina. E quindi ecco le recensioni, partendo da Contagious: Epidemia mortale (Maggie), un atipico film horror del 2015 diretto da Henry Hobson, dove una terribile epidemia ha colpito gli Stati Uniti, trasformando le persone in zombie. Un misterioso e non specificato virus infatti consuma la carne di uomini, donne e bambini fino a ridurli in mostri da abbattere. Per evitare che l'epidemia si diffonda ulteriormente, gli infettati vengono perciò portati in zone di quarantena, aspettando l'attesa fine. Molti vivono gli ultimi istanti con le loro famiglie, così è per Maggie, una ragazza sedicenne, riportata a casa dal padre Wade dopo mille ricerche. Ma Wade in cuor suo spera ancora di poterla salvare, di poterla sottrarre a quella metamorfosi dolorosa. Contro di lui il tempo e la polizia, che veglia sulla cittadinanza ed è decisa a preservare la sicurezza degli scampati. Contagious è un'operazione singolare, affascinante e parecchio interessante, poiché al contrario dei migliaia di film sugli zombie si sofferma più sul lato umano del problema, sulla lotta di un padre che deve decidere se internare la figlia contagiata in quarantena da dove sa non uscirà più viva o porre termine lui stesso alla sua vita. Una parabola di vita e morte, di amore e odio, di pace e rabbia, che condurrà gli ultimi giorni di un'adolescente, destinata ad andarsene come nessuno vorrebbe, anche se in questo dramma familiare che si smarca intelligentemente dal genere, diventare uno zombie non significa annullarsi come essersi umani. Si continua ad essere se stessi, a vivere come si è sempre vissuto. Nella dimensione del proprio quotidiano, fare ciò che si è sempre fatto, e mentre la malattia degenera, si rimane coscienti fino all'ultimo istante, soffrendo terribilmente, prigionieri agonizzanti di un corpo repellente fuori controllo in preda ad un incontenibile mordace istinto ferino.

giovedì 1 settembre 2016

Summer Horror Factory: Zombeavers, Backcountry & Honeymoon (2014)

Quest'estate ho seguito il ciclo di film che Rai4 ha proposto dal 28 giugno al 23 agosto, ovvero gli horror di Midnight Factory, e quindi dopo averli recensiti quasi tutti (il primo Sinister, bellissimo e inquietante, l'avevo già visto, anche Piranha 3DD l'avevo già visto ma una veloce visione dovevo per forza farla per scrivere quel post) e quindi dopo The Invitation, dove una cena tra 'amici' si trasforma in qualcosa di completamente e inquietantemente diverso, Spring, dove una storia d'amore atipica e controversa si trasforma in tutti i sensi, Kiss of the Damned, dove una vampira cede alla passione e All cheerleaders die, dove ironicamente in una specie di revival anni '80 le donne si vendicano, visti appunto durante gli ultimi due mesi, ora è il turno degli ultimi tre mandati in onda questo mese, tre horror originali (l'unica cosa che hanno almeno in parte in comune tra loro), interessanti di cui non potevo non parlarne, anche se in ritardo. A partire da un film che definirlo bizzarro è dir poco, ossia Zombeavers, un horror demenziale che però nasconde un lato divertente e così assurdo da essere certamente un prodotto di serie B e neanche fatto bene ma divertente e figo. La trama se ancora non vi è chiaro, dal titolo e dalla locandina, è volutamente trash, perché questo film che ricalca le storie tipiche dell'horror, un gruppo di teenager che decide di trascorrere qualche giorno di vacanza in una casetta in riva al fiume (per un weekend di divertimento e sesso), nasconde una particolarità, nelle acque infatti dimora una terribile (quanto assurda) minaccia, un castoro infetto che, con un solo morso, è in grado di trasformare le persone in zombie tutti particolari. Questo film del 2014, opera prima di Jordan Rubin, è perciò talmente scemo e demenziale che non merita una visione, ma è così pazzo da rasentare il genio, perché il regista riallacciandosi ad altri film del genere (ovvero film sugli Animal Attacks) in voga negli anni '80, e seguendo in parte il neozelandese Black Sheep, ne costruisce un dichiarato e divertente omaggio (carico di folle comicità) al cinema di serie B degli anni '80 appunto, e quindi se amate lo splatter più pecoreccio e trashoso, questo film (grande cult dai toni demenziali) è da non perdere. In ogni caso Zombeavers già dall'inizio (belli comunque i titoli iniziali) con due camionisti che si raccontano storielle sceme e messaggiano mentre guidano, e che investendo un cervo e perdono un barile di materiale radioattivo che finisce in un fiume, contaminando tutta la zona, mette in chiaro la sua evidente e imprescindibile follia. Ma a farne le spese di ciò non saranno solo i castori, che si trasformano in veri e propri zombi, ma anche un trio (interpretate dalle bellissime Rachel Melvin, Cortney Palm e Lexi Atkins) di ragazzine sciocchine (ma gnocche, tanto e pure disinibite) che si recano in questa baita di legno per passare un weekend lontani dai rispettivi boyfriend (idioti arrapati ragazzini tra cui Hutch Dano), e che mai si sarebbero aspettate di essere di fronte ad una anomala lotta per la loro sopravvivenza.