Sarà che è naturalmente il mese più breve dell'anno, eppure in questo mese di Febbraio ne sono successe di cose, in campo musicale, economico, politico, cinematografico, sportivo e personale. C'è stato Sanremo e la sua scia di polemiche, c'è stata la manovra e la sua scia di polemiche, ci sono state le elezioni regionali e la sua scia di polemiche, c'è stata la cerimonia degli Oscar e la sua scia di polemiche, ci sono stati gli ottavi di finale e la sua scia di polemiche, insomma le polemiche non sono affatto mancate, fortunatamente però, nella mia sfera personale, non c'è stata nessuna polemica, anzi, ho re-incontrato la mia (ormai) carissima amica Claudia, ed è stato nuovamente bello parlare faccia a faccia (e non solo virtualmente) con lei, ho passato un San Valentino (un giorno un po' triste per chi non ha mai avuto una ragazza) senza scosse ma tranquillo, a sorpresa ha nuovamente nevicato e sembrava esser tornati al periodo natalizio ed infine oggi che i miei festeggiano il loro anniversario di matrimonio, mi sento bene, sia fisicamente che mentalmente. Insomma è stato, anche se oggi l'ultimo giorno è appena cominciato, un mese intenso, sperando che il mese prossimo sia di medesima intensità. Ma essendo il mese di Marzo il mese del mio compleanno potrebbe forse esserlo nuovamente, o almeno spero sarà così, sperando altresì che qualche bella sorpresa arrivi (e in qualsiasi campo). Intanto però ecco cosa ho visto di buono, oltre a quello che avrete certamente già letto, in questo mese di Febbraio.
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Visualizzazione post con etichetta Rocco Papaleo. Mostra tutti i post
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giovedì 28 febbraio 2019
lunedì 5 novembre 2018
The Place (2017)
Cosa accadrebbe se esistesse un genio della lampada in grado di realizzare i nostri desideri? E cosa accadrebbe se dovessimo compiere delle azioni che vanno contro morale e legge per ottenere quello che abbiamo chiesto? The Place, l'ultimo film di Paolo Genovese, parla proprio di questo. Il film infatti analizza il comportamento umano di fronte ad una scelta difficile, spesso estrema e dicotomica. E in tal senso questo film del 2017 co-scritto e diretto dal regista Romano, è un film provocatorio, perché parla di morale, di desideri, di possibilità e pone come fulcro di tutto il libero arbitrio dell'uomo. Dopotutto, di fronte all'occasione di ottenere qualcosa di agognato, l'animo umano è corruttibile? Si è disposti a sacrificare gli altri per arrivare ai propri scopi? C'è un mostro dormiente in ognuno di noi pronto a risvegliarsi qualora si presenti la giusta occasione? Forse sì, forse no, sta di fatto che c'è qualcosa di misterioso che aleggia per tutta la durata di The Place, un'opera estremamente particolare, audace e sperimentale che arriva dopo il grandissimo ed inaspettato successo (secondo alcuni ma non per me) di Perfetti Sconosciuti, un film simile un po' nella sostanza e un po' nella struttura, giacché ancora una volta il regista mette in scena una storia in cui si intrecciano le vicende di vari personaggi, le cui intersecazioni sfuggono ai diretti protagonisti, mentre di esse solo il pubblico riesce, almeno in parte, a rendersi conto e l'impostazione è nuovamente "teatrale". E quindi come il film precedente, questo si rivela essere una boccata d'aria fresca al cinema nostrano che, con due/tre film all'anno, dimostra di voler ancora tornare ad essere cinema di qualità ma soprattutto originalità (anche se il tutto è ispirato alla serie tv americana The Booth at the End, che comunque non conosco e non ho mai visto). E quindi, esattamente come in quel caso, si tratta di un film veramente difficile, perché, a causa della sua singolarità, percorre durante tutta la sua durata su di un sottile filo teso tra due grandi bivi: nel primo si rivela essere un pessimo film, completamente assurdo, noioso, presuntuoso ed irritante, dall'altro invece si rivela, come poi è stato per Perfetti Sconosciuti, un autentico gioiellino che emoziona, appassiona, coinvolge. Ma inaspettatamente in questo caso la pellicola sta nel mezzo.
martedì 7 agosto 2018
[Cinema] Il livello della commedia italiana moderna
Negli ultimi mesi Sky ha proposto ai suoi spettatori, tramite la dicitura "a pochi mesi dalle sale", alcune commedie italiane in prima visione, in questo caso specifico quattro pellicole, e quindi quale migliore occasione come questa, tastando così il polso alla commedia di genere, per capire, dopo l'ovvia visione, quale sia il livello della commedia italiana moderna?. Ebbene, le mie perplessità e i miei dubbi, siccome ultimamente mi trovo spesso a valutare mediocremente tante commedie soprattutto italiane, hanno avuto conferma. Perché in Italia solo una commedia su 4 riesce nel suo intento (come potrete vedere dalle mie recensioni), riesce a raggiungere la sufficienza piena (di più è alquanto raro), mentre la metà sono da bocciare (probabilmente era meglio non produrre nemmeno) e l'ultima da "rimandare". Certo direte voi, questo è soprattutto un giudizio più soggettivo che oggettivo, tuttavia è innegabile non accorgersi di questa crisi comica, di come molte commedie ricamano sempre intorno agli stereotipi, alla banalità ed alla volgarità, insieme ad una prevedibilità e una superficialità di fondo, e che solo pochissimi prodotti grazie a sprazzi di originalità, genialità ed imprevedibilità riescono ad alzare la qualità del Made in Italy (non è un caso che film come Perfetti sconosciuti o alcuni della cinematografia di Checco Zalone, Quo vado?, l'abbiano fatto). L'arte della nobile commedia all'italiana infatti (assente oramai dagli anni '70 e '80) ultimamente latita. Questo perché un tipo di commedia fece capolino vent'anni fa (il cinepanettone, con l'idea che per far ridere bisognava essere volgari), e da allora tutte, cercando di realizzare il successo di un "franchise tematico" che a parte nei primi film fece furore fino a diventare però successivamente un vizio (un qualcosa di ormai abusato e di basso livello), finiscono nel vortice della mediocrità. Per fortuna però alcuni nuovi soggettisti e sceneggiatori, seguendo l'insegnamento dei grandi maestri che ci facevano ridere o sorridere, e slegandosi in gran parte da quel tipo di commedia, brillantemente provano a rialzare il tiro, anche se tutti non ci riescono. Tuttavia quei pochi lo fanno e anche bene, seppur non eccezionalmente (Piuma e L'ora legale gli esempi ultimi da me constatati in positivo). Ed è paradossale tuttavia che al centro di questa nuova linfa ci sia un solo attore. Difatti in questi anni di profonda crisi della commedia all'italiana, l'unica autentica certezza sembra esser diventata Edoardo Leo. Con lui, infatti, la commedia all'italiana sembra aver trovato quel giusto equilibrio tra innovazione e tradizione. Che si tratti di un film da lui diretto e interpretato o come nel caso dell'ultimo film della mia selezione solamente interpretato (anche se in Io c'è il suo contributo sembra esserci pure nel soggetto e nella sceneggiatura), il cinema di e con Edoardo Leo presenta sempre delle caratteristiche ben precise che lasciano immaginare che l'attore romano, negli ultimi anni, scelga con molta attenzione le sceneggiatura da sposare senza lasciarsi "corrompere" dal vil denaro (fulgidi esempi il brillante Loro chi? e la spassosa trilogia di Smetto quando voglio). Massimo rispetto per Leo, dunque, che in poco più di cinque anni ha saputo donare nuova linfa al genere italiano per eccellenza imponendosi come miglior commediante del momento, sperando che di attori, registi e sceneggiatori così nel futuro ci siano ancora, perché comunque adesso il livello della commedia italiana è intorno alla mediocrità.
mercoledì 27 giugno 2018
I peggiori film del mese (Giugno 2018)
Nel mese in cui l'inizio dei Mondiali ha gettato nello sconforto milioni di tifosi italiani, il motivo è (ahimè) arcinoto, una piccola sorpresa per questo consueto post, clamorosamente tuttavia in negativo, quella di un genere che ha visto giorni migliori. Perché a parte due thriller, che scontano soprattutto la prevedibilità del racconto, sono ben 6 le commedie che in questo calderone dei peggiori film del mese liberamente sguazzano. Colpa di cosa non so, anche se non ci vuole certo un genio per capire che il genere stia subendo una certa preoccupante involuzione, perché se alcune riescono a tener botta, altre latitano nella assoluta mediocrità, come queste sei commedie. Commedie (italiane, francesi, spagnole e americane) tutte poco originali e poco divertenti. E quindi spero presto di imbattermi nel primo caso, ma nel frattempo eccovi le recensioni del secondo, e dei motivi del perché essi non mi sono sufficientemente piaciuti.
Una piccola impresa meridionale (Commedia, Italia 2013): La seconda fatica cinematografica di Rocco Papaleo (dopo Basilicata coast to coast e prima di Onda su onda) può definirsi in tutto e per tutto "un'occasione sprecata". Il film infatti, al di la delle nobili intenzioni del regista (che agisce in modo genuino e indipendente), che s'ispira a un racconto scritto da lui medesimo, s'impantana nei luoghi comuni, all'insegna del facile buonismo, con una sceneggiatura raffazzonata. Perché la suddetta commedia, anche se riesce a farsi apprezzare per più fattori, innanzitutto lo scorcio di territorio utilizzato è semplicemente meraviglioso, peraltro ripreso spesso e volentieri, un vero protagonista partecipativo (il film difatti è ambientato in Puglia ma interamente girato in provincia di Oristano), è discontinua, risultando anche incompiuta in diversi settori, visto che si aprono tante strade, dovute alla coralità dell'insieme, che non sempre trovano degna valenza e/o una destinazione calibrata. E questo nonostante una trama all'apparenza accattivante, quella di Costantino, che costretto a trasferirsi in un faro una volta "spretato", si ritrova presto a condividere questo spazio con l'ex prostituta Magnolia ed il cornuto Arturo, lasciato dalla moglie nonché sorella di Costantino. In breve tempo poi com'è ovvio altre persone convergono in questo luogo che riprende vita tra nuove consapevolezze e qualche sogno. Ma saranno proprio quest'ultime, insieme all'inutile e men che meno divertente compagnia girovagante dei due uomini e la bambina che aiutano nella ristrutturazione Papaleo e gli altri, ad "affossare" una commedia che non riesce ad essere particolarmente incisiva, come dovrebbe e vorrebbe (soprattutto nel suo debole tratteggio omosessuale). Certo, il registro è ad ogni modo piacevole, sufficientemente delicato e scandito senza (troppe) uscite fuori luogo e qualche scorcio surreale, ma la struttura, come detto, è assai più opinabile, appare infatti esile, prevedibile seppur coraggioso nel finale, ma soprattutto insoluta, colpa anche di una regia poco attenta al ritmo (qui lento), una narrazione non scorrevole e dialoghi alquanto slegati. Peccato perché il cast in parte è buono, a partire da Rocco Papaleo, che è bravo e simpatico, tutti gli altri invece non tanto (Riccardo Scamarcio lasciamo perdere, Sarah Felberbaum con cadenza russa stona, Giuliana Lojodice prigioniera del personaggio e Barbora Bobulova che sembra da qui averci preso gusto a denudarsi come visto anche recentemente in Lasciami per sempre), ma è la storia, poiché discontinua e che non decolla, a non convincere in questo film derivativo, non spregevole ma certamente dimenticabile, innocuo, mediocre. Voto: 5+
lunedì 18 gennaio 2016
Italian Weekend: Italiano medio (2015), Ambo (2014) & Il nome del figlio (2015)
martedì 22 dicembre 2015
Scusate se esisto! & Confusi e Felici (2014)
domenica 8 novembre 2015
Italian comedy: Andiamo a quel paese, Fratelli unici & La buca (2014)
Andiamo a quel paese è l'ultimo film (del 2014) dell'irriverente e spassoso duo comico siciliano, Ficarra e Picone. Cambiano i personaggi, storie e situazioni ma la sostanza non cambia, solite incomprensioni, gag e bizzarri intrecci. I due amici Valentino e Salvo, con sua moglie Donatella e la piccola figlia Adele,
senza lavoro e sfrattati, con l'unica speranza di un contatto con
l'onorevole La Duca per avere una raccomandazione, tornano al paese
natale di Donatella e Valentino (Monteforte) per farsi aiutare
economicamente dalla pensione della madre di lei. Il paesino, un tempo fiorente per il commercio delle arance,
è ora economicamente depresso e le pensioni maturate dagli anziani sono
ormai l'unica fonte di reddito: Salvo si trova quindi costretto a
convivere anche con la zia
Carmela. L'unico argomento che lo porta ad accettare la convivenza è la
scoperta che anche la zia percepisce una cospicua pensione.
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