giovedì 5 marzo 2020

[Cinema] V/H/S Trilogy

Nell'ambiente degli appassionati di horror la trilogia V/H/S è ben nota, creata nel 2012 da un'idea di Brad Miska, fondatore del sito di informazione horror Bloody Disgusting, come intenzione di riunire sotto un unico marchio i più prestigiosi nomi dell'horror indie americano. Costoro insieme firmano e cuciono assieme dei mockumentary per certi versi visti e rivisti, ma tuttavia rappezzati curiosamente e con un certo accattivante potere attrattivo, consentendo agli insiemi di formare dei prodotti curiosi, visivamente inquietanti, sgradevoli e disturbanti da seguire anche per il modo in cui viene simulata la ripresa con il vecchio e ormai desueto formato "vhs" del titolo/dei titoli (sgranati, poco nitidi, disturbati da registrazioni precedenti o dalle interferenze dovute alla smagnetizzazione dei nastri, idea interessante che subito discostano queste produzioni da tanti altri fratellini più commerciali). Concept brillante e struttura ad episodi, tenuti insieme da una cornice (narrativa), spesso ma non sempre funzionale, V/H/S utilizza la tecnica del found footage per rinverdire il genere in modo originale e divertente. Non è un caso che tutti gli episodi siano una sorta di bigino inerente il meglio e il peggio del genere, con immagini però spesso confuse o di infima qualità offerte da regia così estremi da mettere a dura prova anche il fan più oltranzista. Io non sono mai stato e non sono tuttora un grande amante dei mockumentary e dei found footage, o almeno non della maggioranza di essi, a meno che non colgo qualcosa che li differenzia dai soliti stereotipi prestampati, a meno di qualcosa di originale o perlomeno di uno stile particolare. Ebbene in questo caso sono rimasto contento di scoprire che si trattava di un found footage molto bizzarro, diverso dal solito, più sporco, più cattivo, meno plasticoso, ed è qualcosa che mi ha portato ad apprezzare questo prodotto/questi prodotti, nonostante qualche imperfezione (o più di una) l'abbia scovata ugualmente (in tal senso va bene che sono caratteristiche tipiche, quelle di essere molto mosse, ma si poteva e si doveva trovare un compromesso migliore). Comunque tra alti e bassi, come accade per ogni film composto da più episodi, V/H/S può considerarsi un progetto nel complesso riuscito. Curioso e originale nel suo concept, piacevole da guardare e capace di elargire emozioni forti. Perché anche se il risultato è disordinato, caotico, non troppo equilibrato, globalmente ha un certo fascino, e qualcosa funziona seriamente a dovere. Giacché questa in generale (l'analisi non può comunque prescindere sulla somma delle parti, su una cornice sbagliata, su uno sviluppo traballante) è una discreta raccolta che, pur rimanendo sempre intorno alla sufficienza, si lascia guardare con curiosità grazie alla varietà dei generi horror trattati (tutti i generi, ma proprio tutti). In tal senso è innegabile non accorgersi di alcuni momenti, sparsi qua e là, di tensione pura, se non paura. Vediamo quindi quali, e tutto il resto dettagliatamente.

V/H/S (Horror 2012) - Innanzitutto dovrei dire che non sono riuscito a dargli un voto troppo alto per alcune cose che non ho gradito moltissimo, tuttavia dico anche che V/H/S, di cui mi sono piaciuti tre corti su cinque (e non è male considerato il tutto), è riuscito a colpirmi parecchio, non pensavo affatto che fosse concepito con questo criterio "trucido" e devo dire che mi sono divertito a guardarlo. Il segmento che fa da cornice è diretto da Adam Wingard, regista di You're Next e The Guest (e purtroppo anche del brutto Blair Witch), e si intitola Tape 56. Nulla di eccezionale a livello artistico, anzi (la regia è troppo sconclusionata), la sua utilità è prettamente narrativa e serve a legare tutti gli altri segmenti, funziona ma non fino in fondo, perché nella storia di alcuni vandali che devono trovare una videocassetta in una casa, ma prima di trovarla ci metteranno un po', e passeranno in rassegna diversi nastri (e lo stesso farà lo spettatore), c'è zero tensione. Ottimo invece il primo episodio, Amateur Night di David Bruckner, uno dei registi dell'apocalittico The Signal e di Southbound, nonché regista di Siren ed Il rituale (quest'ultimi mi mancano). Tre ragazzotti in cerca di piaceri forti sono intenzionati a filmare un porno amatoriale all'insaputa delle partner. Ottima la gestione degli spazi e dei tempi, così come il connubio sesso e horror che avviene nel personaggio della ragazza/vittima interpretata da una bravissima Hannah Fierman, che si trasforma in una creatura mostruosa e alata che si scatena nella stanza di motel. A conti fatti, Amateur Night è il migliore dei cinque. Perché certo, caratteri predefiniti con lo stampino ma la tensione c'è. E il "villain" appunto fa la sua figura (mi ha inquietato parecchio). Segue Second Honeymoon del reuccio dell'indie-horror a stelle e strisce Ti West, regista di Cabin Fever 2 e The Innkeepers prima e di The Sacrament dopo. L'episodio, che non è altro che il filmino delle vacanze di una coppia in odore di crisi, ha qualche buon momento di inquietudine nelle incursioni notturne della stalker nella stanza dei protagonisti, ma si trascina lento e noioso per la maggior parte del tempo. La maschera del "maniaco" non fa effetto alcuno. Il terzo episodio, Tuesday the 17th, del regista irlandese Glenn McQuaid, è semplicemente il peggiore: vorrebbe omaggiare in chiave mockumentary Venerdì 13 (con tanto di lago e bosco) ma risulta solo goffo, confuso e mal realizzato sotto tutti i punti di vista. Ecco, a livello di splatter almeno non delude. Meglio con l'episodio successivo, The Sick Thing that Happened to Emily when She was Young di Joe Swanberg, una storia di fantasmi e video-chat che riesce a risultare inquietante in un paio di scene (almeno in quest'occasione l'effetto nausea è contenuto) e si fa forte di un epilogo inaspettato. Il regista, che recita anche da protagonista nel segmento di Ti West, sembra fortemente anticipare Unfriended. Non male infine l'ultimo episodio, 10/31/98, realizzato dal collettivo The Silence, di cui fanno parte Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, registi de La stirpe del male. Quattro ragazzi devono andare ad una festa in maschera (è la notte di Halloween), ma finiscono in una casa in cui è in corso un rituale satanico. Bella l'ambientazione della casa, colpo di scena prevedibile ma buoni effetti in CGI e un paio di sequenze in grado di regalare qualche brivido. E insomma nel complesso soddisfacente, e poi c'è di tutto (con citazioni a iosa e molto altro), non lo consiglio, ma se volete farvi un giro sulla giostra, sapendo a cosa andate incontro, allacciatevi le cinture. Voto: 6,5
V/H/S 2 (Horror 2013) - Innanzitutto devo dire che in effetti anche questo seguito sa farsi apprezzare, ma ciò nonostante non ero particolarmente convinto se giudicarlo come il predecessore oppure con un mezzo punticino in meno. Alla fine ho deciso di giudicarlo allo stesso modo per tre motivi. Non era facile colpire con l'originalità essendo un film già fatto, il primo V/H/S non è che fosse esente da difetti (qui poi l'effetto "mal di mare" non manca nuovamente di certo, ma in fondo non dimentichiamo che si tratta pur sempre di un found footage), tre episodi su cinque erano solo carini (almeno secondo il mio giudizio), quindi, uno dei quattro episodi di V/H/S 2 è stato davvero superlativo. Diciamo che la pellicola segue pressappoco la traccia lasciata dal capitolo precedente, la sinfonia è sempre quella. Ed ovviamente si comincia allo stesso identico modo del precedente, ovvero con una cornice che possa giustificare e unire tra di loro le storie che vediamo. Tape 49, questo è il titolo, porta la firma di Simon Barrett, già autore degli script di Frankenfish - Pesci mutanti e You're Next. Due investigatori si mettono sulle tracce di uno studente scomparso da alcuni giorni. Finiscono in una casa apparentemente abbandonata dove trovano numerose videocassette, come nel primo film si convincono a guardarle non sapendo di essere in grave pericolo. E' il segmento più debole, forse anche perché inframezzato. Si aggancia con il primo film e fornisce una cruda sequenza splatter nel finale. Il primo episodio, Phase 1: Clinical Trails, non è male. A Herman viene impiantato un occhio bionico dopo un incidente d'auto. Questi però comincia a vedere cose strane, per l'esattezza fantasmi piuttosto bellicosi. Uno spunto molto abusato nel cinema (la parte anatomica sostituita che costringe ad entrare in contatto con qualcosa di soprannaturale), tutto sommato reso passabile da un incedere piacevole e senza particolari sbavature. Il protagonista è Adam Wingard, anche regista del corto in questione. Il secondo episodio, A Ride in the Park, porta invece la firma di Eduardo Sànchez, celebre per essere parte del duo di The Blair Witch Project e per aver diretto Altered e Lovely Molly. Episodio molto interessante perché riesce a trovare un punto di vista originale sulla stra-abusata tematica degli zombi. La novità dov'è? Mostrare tutto il film dalla soggettiva di uno zombi! O meglio, di un poveraccio che viene attaccato da uno zombi, muore e resuscita, trasformandosi in un morto vivente a sua volta. Seguiamo il protagonista nel suo frenetico girovagare e nella sua caccia, che culmina in un vero bagno di sangue. Innovativo e divertente. Ed eccoci al migliore in assoluto. Il corto di Timo Tjahjanto e Gareth Evans (quest'ultimo autore dei due The Raid), intitolato Safe Haven, è ambientato in Indonesia, presso una setta di fanatici dediti ad un culto misterioso. Un gruppo di ragazzi attrezzati con svariate telecamere, in cerca di un clamoroso scoop, si insinua nella struttura in cui gli adepti convivono sotto le inquietanti direttive del loro capo. Finirà in un massacro tra deliri splatter, situazioni grottesche, un pizzico di humor nero ed una violenza per nulla trattenuta tra grande tensione e ritmi sostenutissimi. Pare The Sacrament di Ti West in versione parossistica. Slumber party alien abduction, diretto da Jason Eisener è l'ultimo corto del film, una storia in stile horror psichedelico di buon livello, nonostante l'aspetto poco originale degli alieni. Interessante il modo di ripresa scelto, che è quella del cagnolino di casa, su cui uno dei ragazzi ha montato a inizio film una go-pro. Dopodiché si assiste alla parte conclusiva della cornice, molto deludente in verità, assai simile a quella del predecessore, comunque la sceneggiatura di per sé non spiega nuovamente niente e, quel che è peggio, rimane ancora anonima come quella del predecessore. In definitiva è un secondo episodio che complessivamente sarebbe da giudicare inferiore a quello prima, però riesce comunque a non stonare e a salvarsi grazie alla potenza di uno solo dei quattro cortometraggi presenti, e grazie anche al fatto che gli altri tre alla fin fine non sono poi così male da sputarci sopra. Voto: 6,5

V/H/S: Viral (Horror 2014) - Se i primi 2 film della serie mi hanno tenuto incollato allo schermo, questo film mi ha lasciato perplesso. Questo Viral infatti, terzo ed ultimo capitolo di questa saga antologica, in cui le regole in (minima) parte cambiano, solo tre episodi con la solita cornice (Vicious Circles di Marcel Sarmiento) che, stavolta, ha un'impostazione completamente differente, dal momento che non prevede il ritrovamento delle canoniche videocassette ma vede l'azione spostarsi all'esterno, in un forsennato inseguimento (la corsa di un ragazzo alla ricerca della fidanzata rapita da un camioncino dei gelati), delude. Forse volevano innovare un po' il format dei primi due, sperimentando qualcosa di nuovo. Volevano forse introdurre aspetti di critica sociale nei confronti di internet e della viralità, fenomeno attraverso il quale alcuni filmati amatoriali vengono visti da milioni di persone, a volte magari distruggendo la vita dei protagonisti stessi oppure soddisfacendo la loro infinita e immatura voglia di apparire, ma i lodevoli intenti critici sono però conditi da una lampante caduta verso il trash, dalla scelta consapevole di esagerare in tutto. Una scelta che, oltre a sconfessare di per sé stessa le premesse di critica sociale che il film si prefiggeva, si allontana per forza di cose (essendo trash) da una prospettiva di serietà che sarebbe stata maggiormente in linea con lo scopo, o forse questo livello di trash è stato scelto appositamente per mantenere un distacco dalla realtà rappresentata, trattandola con ironia, il problema è che non si capisce. Il risultato è infatti un pasticcio caotico, con varie scene grottesche ed incomprensibili, a partire proprio dalla storia di base di cui sopra, in cui non si capisce nulla, se non che un video virale sarà la causa di grande scompiglio. Poi cominciano gli episodi, il primo è Dante the Great di Gregg Bishop, e la situazione non migliora, nel senso che è mediocre. Effettivamente si tratta di un corto abbastanza stupido, forse leggermente originale nell'idea di base, ma alquanto sciocco e nemmeno molto orrorifico se non per alcune scene splatter inserite di tanto in tanto per arricchire e inorridire un pochino lo spettatore. La storia infatti, di un mago che trova un mantello e grazie a quest'ultimo (che gli garantisce poteri magici, che tuttavia deve essere ricompensato, potete indovinare con cosa) sa di già visto, è poco credibile e l'attore non mi è particolarmente piaciuto. Col secondo qualcosa cambia, è sicuramente l'episodio migliore, ma non basta a salvare dall'insufficienza il tutto, anche perché il terzo episodio e la conclusione della cornice, sono imbarazzanti. Ma andiamo con ordine. Il secondo episodio, Parallel Monsters, porta la firma di Nacho Vigalondo, artefice del fantascientifico Timecrimes e del thriller Open Windows. Qui la fantascienza si fonde con l'horror puro e troviamo un uomo alle prese con un portale di sua invenzione che ha aperto un passaggio verso una dimensione speculare dove incontra un altro sé e gli propone uno scambio per 15 minuti. Ma ben presto si rende conto che la dimensione parallela non è così normale come appare a un primo sguardo. Discrete invenzioni narrative si fondono con un delirio grandguignolesco tanto che risulta l'episodio migliore del film (e comunque c'è ritmo e il finale spacca). Il film si chiude con Bonestorm di Justin Benson e Aaron Moorhead, registi del'horror/romance Spring. Due adolescenti con la passione per lo skating estremo assoldano un regista che confezioni un filmino sulle loro prodezze e per esibirsi scelgono un viadotto desolato a Tijuana, in Messico, ma quel luogo sembra essere a tutti gli effetti il cerimoniale di uno strano rito occulto e infatti le forze del male di scatenano. Peccato sia brutto forte, non tanto per l'idea in sé (in fondo simpatica), ma più che altro per il modo stupido concepito per girarlo, troppo confusionario, e per l'asciuttezza narrativa imbarazzante. Poi arriva la chiusura della cornice, che cambia le carte in tavole nel finale, si vira sulla critica di cui sopra e chiude in modo increscioso. Tirando le somme, la serie V/H/S finisce un po' indegnamente, però rimane un viaggio (nella sua completezza) gustosamente delirante, un viaggio che rifarei, forse. Voto: 5

7 commenti:

  1. Non avevo dubbi, e sul migliore in assoluto sono sicuramente d'accordo ;)

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  2. Interessante.
    Questa trilogia merita una visione anche se, conoscendomi, probabilmente mi fermerei al primo, pur restandone soddisfatta.

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    1. Sì, interessante e da vedere tutta, ma comunque il primo può soddisfare certamente ;)

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  3. Li metto in lista per le serate in cui sono rilassata al punto giusto per guardare un film horror.
    PS: ho visto tutte e tre le stagioni di The Handmaid's Tale in un fiato, da domenica a mercoledì scorso. Avevi ragione, è una serie che ti lascia senza fiato, oltre a farti riflettere. In leggera flessione la seconda, alcuni episodi inutili nella terza.Volevo dirti che ormai ha una nuova addicted in attesa della quarta stagione!

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    1. Sì, e poi puoi vederlo anche a pezzetti, date le sue caratteristiche ;)
      P.s. Contento di saperlo, ma dopotutto era prevedibile, nessuno può non rimanere sconvolto di fronte a tutto quello che succede in questa serie!

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  4. Di film horror antologici ne ho visti a palate (sono una mia passione...), ma V/H/S sono sempre stato restio a guardarmelo perché ho sempre trovato recensioni abbastanza negative.

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    1. Io però ho trovato anche recensioni positive, ma non hanno comunque influito sulla scelta di vederli, tuttavia dico che non è stato tempo perso ;)

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