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lunedì 28 giugno 2021

Le serie tv del mese (Giugno 2021)

E' giunta a conclusione la decima stagione di The Walking Dead, e questa volta per davvero. La serie televisiva sugli zombi più celebre dell'ultimo decennio si è infatti regalata eccezionalmente (ancora per colpa della Pandemia e il conseguente blocco della storia dopo l'emergenza) una terza tranche di episodi che, a dispetto delle intenzioni iniziali di chiudere l'agonizzante show della AMC, doveva fare da ponte all'undicesima e, salvo ulteriori sorprese, conclusiva stagione. Peccato che nella loro totalità le puntate non vanno ad aggiungere molto, anzi si lasciano andare a digressioni sui singoli personaggi, ai loro rapporti e passato. Per farla breve, sono tutte praticamente inutili. Difatti tutti gli episodi di questo terzo atto della decima stagione sono filler che non portano avanti la storia di un solo passo, bensì si soffermano, come se ce ne fosse ancora bisogno, sul passato dei personaggi, sui conflitti interiori e sulle dinamiche a due (ovviamente tramite l'insistito uso dei flashback, imbarazzanti nel caso di due ridicoli episodi). E così dopo l'attacco ad Alexandria e la dipartita di Alpha per mano di Negan (nella prima tranche) e la fine dei sussurratori (nella seconda), ciò che si sceglie di esplorare in questi sei episodi riguarda le macerie interiori che questo conflitto sanguinoso ha lasciato sui protagonisti e si accenna vagamente a quello che potrebbero essere le linee guida della narrazione a venire. A tal proposito al contrario di altre occasioni, proprio per l'irricevibilità di questi episodi (episodi che fanno sì che ci si ritrovi al vero finale di stagione con un pugno di mosche e tanto tempo perso sul groppone), è venuta a mancare la creazione dell'attesa, che pure nelle stagioni più sonnolenti era garantita, e questo è decisamente un bel problema. Poco interesse (non solo mio) difronte quindi alla (si spera) conclusiva (e per davvero) stagione, ma sfuggirli (ahimè) non potrò, io purtroppo devo. Nel frattempo da vedere c'è stato (ecco), c'è e ci sarà.

The Man in the High Castle (1a stagione) - Il complotto contro l'America? Niente in confronto a questa serie che, adattandosi quasi fedelmente al romanzo ucronico La svastica sul sole di Philip K. Dick (per quanto ne so non avendolo letto), ci immerge in una realtà alternativa ancora più spaventosa, quella in cui gli Alleati hanno perso la guerra e in cui conseguentemente la Germania domina gran parte del mondo, assieme agli alleati del Giappone. C'è anche però una zona neutrale in cui la Resistenza cerca di organizzare una sorta di rivoluzione, sicuramente una riscossa da parte del popolo oppresso e questo soprattutto grazie ad una serie di film che fanno vedere una realtà diversa da quella a loro conosciuta (quella vera) e che devono essere consegnati a "L'uomo nell'alto castello". Serie interessante e di grande impatto scenico, l'argomento della vittoria dei nazisti e dei giapponesi nella seconda guerra mondiale, è una bella base di partenza e la serie riesce a mantenere vivo l'interesse, anche se talvolta la credibilità viene leggermente meno, con situazioni che potevano essere gestite meglio, cercando un po' troppo il colpo di scena. Sicuramente ci sono dei risvolti melodrammatici, una sorta di storia d'amore a tre, ma, per fortuna, questo resta comunque sullo sfondo perché è la storia, la "vera" storia, a tenere incollati allo schermo gli spettatori, o almeno, questo è quello che è successo a me. Tra tutti i personaggi spicca sicuramente il nazista John Smith alias Rufus Sewell, un cattivo fatto davvero bene, un "bad to the bone" che si fa volere bene (porca miseria). Anche il Trade Minister giapponese (Cary-Hiroyuki Tagawa) ha il suo perché, non si capisce, in questa prima stagione, quale sia il suo ruolo né quali siano i suoi reali scopi, ma è impossibile non affezionarcisi e non guardare con occhio curioso la sua spiritualità. Oltretutto a lui viene affidata nel finale di stagione il colpo di scena più sorprendente e carico di interrogativi. Gli sceneggiatori decidono infatti, forse consci del fatto che nella seconda stagione non potranno più contare sullo spunto iniziale offerto dal romanzo di Dick, ormai superato dagli eventi mostrati negli episodi, di rischiare parecchio sul piano della credibilità con un finale aperto che contrasta con l'andamento sostanzialmente realistico degli episodi precedenti. Assumerà più decisamente i caratteri di un'opera fantascientifica (FringeX-Files) o preferirà seguire le orme fantasiose ed esoteriche di Lost? Chissà, comunque tra i tanti paradossi, sono i personaggi principali (Juliana, Frank e Joe, rispettivamente Alexa DavalosRupert Evans e Luke Kleintank) ad interessare di meno, forse per le dinamiche ripetitive che li vedono protagonisti in un continuo attrarsi per poi respingersi. Nonostante ciò e nonostante uno svolgimento non sempre centrato, The Man in the High Castle è una gran serie, è questa una spettacolare prima stagione, una prima stagione interessante, a mio avviso ben fatta, ricca di suspense e ansia, che non mi ha mai annoiato e che non vedo l'ora di continuare con la seconda stagione. Voto: 7,5

mercoledì 26 maggio 2021

Le serie tv del mese (Maggio 2021)

Ne hanno, se n'è parlato così tanto, che alla fine non ho resistito ed ho visto anch'io la prima stagione (dico prima perché a quanto pare ci sarà una seconda e chissà quante dopo) di LOL - Chi ride è fuori, il game show distribuito da Prime Video e condotto dal "chiacchierato" Fedez con la partecipazione di Mara "parolaccia facile" Maionchi che ad Aprile ha monopolizzato l'attenzione e l'ilarità generale. E giustamente direi, perché non mi sono proprio sganasciato dalle risate, ma ho riso bene e spesso, difficile infatti resistere al tutto. Dieci comici rinchiusi in una casa-teatro per sei ore consecutive con l'obiettivo di far ridere gli altri concorrenti con qualsiasi mezzo: battute, gag, oggetti. Si può quindi immaginare la baraonda (infatti è successo di tutto e di più come molti avranno visto), se poi tra i partecipanti alcuni dei comici nostrani più famosi e divertenti del momento, allora il gioco è fatto, divertimento assicurato. E così appunto è stato, tra un Elio (delle storie tese) in versione Gioconda-ballerino tip-tap-suonatore flautista e un Lillo (della coppia con Greg) in versione Supereroe-illusionista-mascherato, senza dimenticare Pintus e Matano, la Katia e il Ciro (dei Jackal), una gabbia di matti (non particolarmente spassosi gli altri). Ho riso così tanto che quasi mi faceva male la mandibola, anche perché per evitare di ridere per non essere eliminati, certe smorfie fantastiche facevano, io appresso. Penso che comunque non avrei resistito, come molti credo, neanche 5 minuti se tra loro ci fossi stato. In ogni caso, se qui tante risate, tra le serie di questo mese (le stesse di Aprile, il motivo sapete), questo ed altro.

BoJack Horseman (2a stagione) - Continuano le disavventure del cavallo più umano che ci sia. E no, non sto parlando di Pippo Baudo, ma di BoJack Horseman, l'ex attore televisivo con aspirazioni drammatiche che non riesce a farne una giusta: dal presentarsi a casa di una vecchia amica, senza considerare che lei nel frattempo ha messo su famiglia, fino a sputtanare suo malgrado il film sul suo mito di sempre, Secretariat. Seconda stagione sempre su alti livelli, ma un pelo sotto la prima. Non so esattamente il perché: sarà l'inevitabile scomparsa dell'effetto sorpresa, e del tratto e dell'ambientazione, sarà la convenzionale esplorazione dei personaggi secondari che da un lato amplia il respiro della messa in scena e dall'altro dà una sensazione di riempitivo, o forse sarò strano io. Quasi tutti hanno detto che dalla seconda stagione BoJack Horseman sarebbe esponenzialmente migliorato rispetto alla prima, io invece trovo che pur mantenendosi su eccellenti livelli non aggiunga moltissimo alla prima tornata di puntate, nelle quali avevo già trovato molte cose buone che questa serie ha da dire. Certo, si avverte una migliore "messa a fuoco" dei temi, una raggiunta maturità nella scrittura degli episodi ed in quella dei personaggi (che diventano ancora più sfaccettati, sempre più analizzati, sempre più destabilizzati, sempre migliori), anche in questa seconda stagione poi la carne sulla brace (carne di cavallo, ovviamente) è molta, ma si perde un po' del brio ammirato nella prima, risultando più riflessiva sui problemi della vita, visto che la depressione del protagonista è crescente. Non mancano tuttavia le gag che la rendono (nuovamente) ottima ed imperdibile, visto che la serie mantiene forte il proprio cavallo di battaglia: ironia e riflessione unite per un unico obiettivo, raccontare qualcosa in più sulla vita. Niente male, per una serie su un cavallo antropomorfo. Voto: 8

lunedì 3 maggio 2021

I film del periodo (12-30 Aprile 2021)

Vi ho fatto attendere parecchio (quasi 20 giorni) prima di presentarvi questa seconda parte dei Prime Video (la prima parte la trovate Qui), e me ne scuso, ma dovete capirmi, recensire tutta questa ulteriore lista non è stato facile, anche perché mai avevo recensito 17 (+1) film in una botta sola, è non per caso questo il post cinematografico più "corposo" mai scritto. Ma ce l'ho fatta, spero apprezziate tutto ciò, e spero anche non vi dispiaccia se vi parlo prima di un film che ho (sempre dal catalogo Prime) rivisto. Si tratta di Altered - Paura dallo spazio profondo (anno 2006) del regista Eduardo Sánchez, che l'anno scorso con l'innovativo segmento A Ride in the Park in V/H/S 2 mi divertì. Regista che qualche anno dopo il successo di Blair Witch Project realizza questo fanta horror a basso budget (il film si incentra su un gruppo di uomini che hanno a che fare con degli alieni in un bosco, diversi anni dopo aver già avuto a che fare con questi ultimi) ma piuttosto godibile, dimostrandosi molto abile nel sapere utilizzare al meglio le limitate location, riuscendo a dosare bene la tensione e regalando anche qualche momento splatter che male non fa (effetti speciali un po' rozzi ma efficaci). Non aiuta la sceneggiatura un po' grossolana ed il cast non è proprio il massimo ma la pellicola risulta ugualmente gradevole, risulta meritevole di una visione o, come nel mio caso, di una revisione. A tal proposito, se ne ho parlato in questo trafiletto iniziale è perché come per Lost in translation e Speed Racer (rivisti settimane fa per far contenti alcuni di voi), non conterà ai fini della classifica finale dell'anno in corso, solo i film visti in "prima visione" infatti contano e conteranno (discorso diverso invece per quelli Vintage). Detto ciò, buona ulteriore lettura.

Antebellum (Horror/Thriller 2020) - La classificazione horror è un po' ingannevole, a meno che non s'intenda l'orrore del persistere nella nostra società di mali atavici come il razzismo. Su tutto ciò ruota questo strano film, una sorta di social-thriller con sfumature da fantascienza (ma neanche troppo), che mescola passato e presente. Il consiglio è di approcciarsi alla visione sapendo poco o nulla della trama, per lasciarsi sorprendere dagli eventi e dalla crescente tensione. L'abilità dei registi (Gerard Bush e Christopher Renz) è quella di fornire certezze per poi sistematicamente smontarle attraverso piccoli particolari. E quando si riesce a comprendere quanto sta accadendo si rimane affascinati da come sia stata strutturata l'opera. Al netto di certe incongruenze e di alcuni difetti (tipo quando eccede nell'enfasi di alcune sequenze), è un lavoro tosto e avvincente, che non disdegna di lanciare messaggi (feroci e allo stesso tempo inquietanti) e denunciare soprusi, di ieri e di oggi. Un thriller che ti entra dentro marchiandoti a fuoco. Buona prova di Janelle Monáe, e di tutti gli altri attori coinvolti. Voto: 6,5

Eat Local - A cena coi vampiri (Horror/Commedia 2017) - B-movie a tema vampiresco che miscela, o tenta di farlo, il fattore horror (dettato dai vampiri) con lo humor di estrazione british, un po' grezzo e povero di vere grandi idee. Il risultato, nonostante tutto, appare abbastanza dignitoso e assicura una visione innocua, senza fesserie abnormi (a parte i visori termici che spariscono nel momento del bisogno) ma anche senza eccellere più di tanto. I dialoghi nonsense, volutamente demenziali, risultano abbastanza divertenti. Effetti e make up abbastanza riusciti (il resto del comparto tecnico idem). Cast niente male, Tony Curran riveste i panni del vampiro. Anche la regia è piuttosto buona e per questo non mi sento di stroncare questo esordio dell'attore Jason Flemyng (le basi sono discrete per un secondo film senza sbavature). Tra proiettili schivati a colpi di scenette comiche e la vecchietta che esce fuori sparando a colpi di mitraglia gridando "figli di buona donna", il film si rivela infatti un horror comedy dal gusto britannico tra freddure ed episodi divertenti, decisamente simpatico. Voto: 5,5

venerdì 23 aprile 2021

Le serie tv del mese (Aprile 2021)

Accennato l'anno scorso della mia "missione recupero serie tv top", o è stato all'inizio del nuovo anno? Comunque sia, ribadito il fatto, finalmente è giunto il momento, da questo mese e per i prossimi 5 infatti, recupererò 7 serie della mia lunga lista (ma tra quelle più recenti), più altre 9 miniserie entro dicembre, quasi tutte di piattaforme streaming che (ancora) non ho e quasi tutte tra le più apprezzate degli ultimi anni. Per la scelta mi sono basato da un semplice criterio, serie già concluse e con più di una stagione sul groppone. Cosicché se BoJack sarà sempre presente con le sue 6 stagioni, le altre (3 più altre 3 che poi scoprirete) si alterneranno. In tal senso ai fini della classifica finale verranno tutte le stagioni (perché farò appunto di stagione in stagione) giudicate come un unicum (raggruppare 6 o 4 stagioni di una serie in un unico post mi sembrava infatti troppo complicato per me), anche se di eccezioni potrebbero comunque essercene alla fine. Comunque metodi e criteri, e probabilmente non ci avrete capito una mazza (ed anch'io), ecco qui (sotto) il punto di partenza.

BoJack Horseman (1a stagione) - Irriverente. Scandaloso. Politicamente scorretto. In sole due parole? BoJack Horseman, serie tv originale di Netflix creata da Ralphael Bob-Waksberg, di cui ingredienti alla base sono un cavallo alcolizzato, un coinquilino con idee strampalate, un vicino di casa facilmente entusiasmabile e un mondo dove animali e umani convivono. Uno spaccato reale sulla vita delle star hollywoodiane in chiave ironica, originale nel raccontare direttamente, con le stesse voci dei protagonisti (è immensa la fitta rete di star, dal mondo della televisione a quello del cinema fino ad arrivare al campo musicale, che questa serie riesce a riunire sotto di sé, e non sono solo i doppiatori), il lato più oscuro dell'altra medaglia di Hollywood. Con una scrittura brillante ed intelligente che esalta la natura profonda e riflessiva della serie (è infatti una comedy fondamentalmente triste: affronta col sorriso amaro temi delicati che toccano la vita di ogni essere umano), con un assortimento di personaggi interessanti e peculiari (che sono paradossalmente quasi tutti animali, BoJack è chiaramente l'MVP indiscusso), con un umorismo nonsense originale, Bojack Horseman si presenta, già alla prima stagione, come la migliore serie animata e (in virtù di veri e propri momenti drammatici) la migliore "dramedy" animata vista da me negli ultimi anni. Una stagione che parte subito col botto e non ci vuole molto a capire il motivo che ha portato questa serie ad entusiasmare il pubblico ed ora me, dato che quello humour scorretto, a volte pure ingiurioso e che non fa sconti a nessuno in nessun momento, è proprio quello che diverte e di cui non si riesce a fare a meno. A livello grafico, tutti i personaggi sono disegnati in maniera assolutamente intrigante, gli episodi sono brevi il giusto (circa 25 minuti), diretti e da vedere in qualsiasi momento, mentre alcune scene sono a dir poco spettacolari (su tutte quella delle droghe assunte per l'incredibile tentativo di scrivere un libro in 2 giorni, veramente una sequenza da star male dal ridere). La scelta di partire con dei cliché (persona famosa entrata in depressione, donna in carriera che non riesce ad avere famiglia, uomo famoso sempre gentile e allegro) si rivela essere un trucco, visto che niente è come sembra: tutti i personaggi hanno sfaccettature contraddittorie e, per questo, interessanti. Insomma, non voglio dilungarmi oltre, BoJack Horseman è una serie che, una volta iniziata, non si riesce più ad abbandonare, e non per caso ho deciso di vederla tutta. La prima stagione è infatti promossa a pieni voti ma ha quell'aria di stagione introduttiva che in alcuni casi tende a tirare il freno: aspetti che senza dubbio verranno superati nelle stagioni successive. Voto: 8

venerdì 22 gennaio 2021

Le serie tv del mese (Gennaio 2021)

Le scorie dello scorso si fanno ancora sentire, e non parlo del virus, che sicuramente per tutto l'anno ancora ci perseguiterà (e per l'altro forse ancora), ma delle serie tv che ho portato in dote. Nello scorso dicembre la sagra delle serie sfigate (qui), che continua in questo gennaio, con quattro serie misconosciute e una nuova produzione originale Sky. Da febbraio infatti inizierò con il carico pesante (stagioni conclusive o di intermezzo di serie che ho tanto apprezzato precedentemente, e nuove serie), mentre da Aprile con i grandi recuperi (le più iconiche delle piattaforme streaming attuali più importanti), ma per il momento mi devo e vi dovete accontentare di quello che c'è, purtroppo non tanto, qualitativamente parlando, però pur sempre qualcosa, anche di un qualcosa non del tutto bistrattabile.

Outlander (4a stagione) - Non ci giro intorno, la quarta stagione di questa atipica serie (dramma romantico e viaggi nel tempo) mi è piaciuta leggermente meno delle precedenti e i motivi sono tanti. In questa stagione, oltre a Jamie e Claire c'è un'altra coppia protagonista, che, onestamente, non mi ha convinto moltissimo. Quella formata da Roger e Brianna (figlia della coppia) già intravista nella terza stagione, che vivevano le loro vite negli anni '60. Tira e molla amoroso (e voglia della figlia di conoscere il padre) che alla fine (in questa stagione) portano entrambi nel passato, dove non bastano Jamie e Claire a far "danni" nel nuovo mondo (ossia l'America) ci pensano anche loro a far "casino". Ingenui entrambi, ma soprattutto lei, che si dimostra da subito davvero poco furba, per non dire di peggio. Alla povera Brianna, non per caso, le accadrà di tutto (come uno stupro, l'ennesimo della serie) in queste (13) puntate (l'unica nota lieta l'attrice che la interpreta, Sophie Skelton, comunque brava ma soprattutto molto bella), però anche a Roger non gli andrà tutto liscio. In questo senso la serie non fa altro che enfatizzare l'epoca in cui (tutti) essi trovano. E tutti e quattro (più Murthag che torna, fa piacere peccato che finisca sempre per far finire Jamie nei guai, come se già lui non ci si mettesse da solo) avranno un villain, lo stesso, Stephen Bonnet "la carogna", un villain ben interpretato ma troppo poco approfondito. In questa stagione Jaime e Claire si scontrano spesso anche con gli indiani con cui, a volte riescono ad avere dei rapporti pacifici, ed altre in cui arrivano allo scontro vero e proprio. Insomma in questa stagione c'è tanta carne al fuoco con il risultato che molte cose non sono approfondite come dovrebbero. Nel complesso anche questa stagione non mi è dispiaciuta (pur essendo la meno riuscita), ho apprezzato alcuni dei nuovi personaggi (soprattutto la zia Jocasta, ingiustamente trattata male, soprattutto da Claire, il suo rifiutare di adattarsi all'epoca in cui si trova è irritante) anche se sono dubbioso sul nuovo villain, la serie si guarda sempre con piacere ma mi ha coinvolto di meno rispetto alla terza stagione (e le altre). Gli attori sono tutti convincenti nei loro ruoli, i costumi come sempre sono curati (anche se, accidenti, potevano invecchiare Jaime e Claire un po' di più, sembrano quasi coetanei della figlia) e il cambio di location fa si che non ci si annoi mai, anche se mi manca un po' la Scozia. Eppure nonostante ciò ho cominciato a notare una certa ripetitività della storia (Jamie e Claire arrivano in una nuova città, si fanno un nemico potente, ci sono problemi con quest'ultimo, qualcuno viene stuprato), spero che nella prossima (spero anche l'ultima) stagione ci sia qualche cambiamento nella trama. Voto: 5,5

giovedì 27 agosto 2020

Le serie tv del mese (Agosto 2020)

C'era un tempo in cui vedevo tutte le serie che mi capitavano di mano, ossia quelle di Fox e di tutti gli altri canali di Sky, poi è arrivato Netflix e successivamente altre piattaforme, e ho dovuto per forza di cosa fare una selezione. Eppure nonostante ciò non sono riuscito a staccarmi da alcune serie che seguo ancora, ma che stanno per finire, o almeno me lo auguro. Ma al di là di ciò, l'anno prossimo sarà comunque un anno seriale diverso, molte serie momentaneamente accantonate avranno infatti finalmente visione. Non anticipo i titoli, ma c'è parecchia roba (a quanto si dice) buona, anzi, buonissima. Prima di ciò, c'è però ancora molto da vedere, sia prima della fine dell'anno che delle classifiche finali, ci sono per esempio le serie viste in questo caldo mese d'agosto, serie che qualcosa han regalato e lasciato.

Westworld (3a stagione) - Una terza stagione che conferma l'eccezionalità dal punto di vista tecnico (anche se manca una colonna sonora memorabile come quella delle scorse stagioni, fatta eccezione per una stupenda cover di Space Oddity), con pochi altri rivali nel mondo televisivo (complessivamente ottimi gli effetti visivi, ma si sa che HBO non bada al risparmio in tal senso, come visto anche nella un po' deludente serie His Dark Materials). In questa stagione è però venuta meno la struttura portante dello show (che muta e si sposta al di fuori dei parchi), lasciando l'impressione che i "nostri" androidi ormai abbiano poco da dire. Anche perché ora più che mai la serie mette al centro il tema del libero arbitrio, ma lo fa spostando lo sguardo dagli "host" agli umani, chiedendosi quanto sia giusto barattare la privacy e la libertà di scelta delle persone in nome di una maggiore sicurezza per tutti, trattare il mondo come un software in cui correggere ogni anomalia che ne mini il funzionamento. Temi certamente interessanti e per certi aspetti, come la gestione dei dati personali, molto contemporanei, ma mancano della profondità che aveva caratterizzato le stagioni precedenti, inclusa la (criticata, eccessivamente a parer mio) seconda. Comunque questa nuova stagione parte subito con dei ritmi molto serrati, anche per via di Dolores (sempre splendidamente interpretata da Evan Rachel Wood) e della sua crociata contro gli umani. La strada di Dolores però sarà costellata di vecchi e nuovi "amici", ognuno con il proprio tornaconto ma intenti a fermarla ad ogni costo (tra questi l'impassibile Serac, a capo di una società ancora più inquietante della Delos, tenacemente interpretato da Vincent Cassel). Ed è così che vengono abbandonate le atmosfere da spaghetti western e cappa e spada del passato, vengono abbracciate invece nuove tematiche orwelliane, non solo il controllo delle masse e il valore della libertà, anche il tenore dell'azione, che adesso abbraccia a tutto tondo quello dell'action sci-fi, quasi a trovarci di fronte ad una "scimmiottatura" (in senso buono) di Terminator. Infatti non che sia una brutta cosa, anzi, è proprio su questo aspetto che gran parte della serie (in cui comunque la riuscita degli episodi mantiene una qualità costante mediamente alta per una serie di questa portata) si regge, mettendo in scena quanto "annusato" con la fine della seconda stagione: lo scontro epocale (uno scontro d'impatto) fra Maeve e Dolores, ma in questo modo la serie non ha nulla di speciale rispetto a tanti altri prodotti simili. Il peccato più grande quindi, commesso in questa stagione 3, è stato sicuramente quello di rendere una serie straordinaria come Westworld qualcosa di normale, di lineare. Lineare perché gli autori Jonathan Nolan e Lisa Joy, dopo aver effettivamente calcato un po' troppo la mano con i "rompicapi" nella scorsa stagione, questa volta optano per qualcosa di più lineare. Il che non è un male, ma la serie privata della sua identità viene. Una serie che avrà una quarta stagione e delle premesse interessanti, dopo una terza che comunque si è difesa bene, ma voglio sperare che questa sia stata solo una fase di passaggio per arrivare a qualcosa di meglio. Voto: 6,5

venerdì 15 novembre 2019

The Disaster Artist (2017)

Tema e genere: Tratto dall'omonimo romanzo di Tom Bissell e Greg Sestero, questo film biografico/drammatico (candidato agli Oscar per la migliore sceneggiatura non originale e diretto ed interpretato da James Franco) racconta la storia vera, e tragicomica, della creazione di The Room, una delle pellicole più derise della storia del cinema, un capolavoro trash che ebbe un pesante insuccesso in sala ma che, negli anni, è diventato uno (s)cult imperdibile.
Trama: La strana ma vera storia dell'amicizia tra gli attori Greg Sestero e Tommy Wiseau, che insieme realizzarono The Room, film all'unanimità considerato come il peggiore della storia del cinema.
Recensione: Qual è il film più brutto della storia del cinema? Guardando all'Italia c'è parecchia scelta, uno potrebbe essere per esempio un certo film interpretato da Alberto Tomba, quelli che se ne intendono dicono invece che sia stato The Room (che non ho visto e in verità non so se mai vorrei vederlo, è troppo anche per me che seguo il cinema trash), il film che Tommy Wiseau realizzò agli inizi degli anni 2000, vicenda rocambolesca ricostruita in The Disaster Artist. Un film decisamente strano ma stupefacente, un film in cui c'è James Franco, c'è Seth Rogen, c'è comicità, elementi incredibili al limite dell'assurdo, tuttavia dannatamente veri. Si perché The Disaster Artist, basato appunto sull'omonimo libro di Greg Sestero, si ispira alla vera storia della lavorazione del film The Room, un film talmente brutto da essere entrato nel mito. E così sulla falsariga di altri titoli simili quali Ed Wood e Bowfinger, il film di Franco ci racconta un personaggio eccentrico (un genio visionario o un semplice folle sfigato? a questa domanda non viene data risposta, ma è facile propendere per la seconda ipotesi) e la sua idea di realizzare un film nonostante la totale incompetenza. The Disaster Artist è, quindi, un film nel film, ma è anche la storia d'amicizia tra due uomini, il giovane e sprovveduto attore Greg Sestero (interpretato benissimo dal fratello del regista, il comunque già navigato Dave Franco) e il misterioso e strambo Tommy Wiseau (di lui ancora oggi non si conoscono luogo di nascita, età e provenienza del suo inestimabile patrimonio). Di sicuro però non è un film che vuole fare il verso a quel "stravagante" film, anzi, The Disaster Artist è il mezzo con cui James Franco elude la bruttezza di quel film per indagare sulla sua realizzazione, su come un iniziale entusiasmo produttivo si sia trasformato in un disastro senza pari e, ancor di più, su cosa può essere passato per la testa a Tommy Wiseau (qui interpretato splendidamente dallo stesso Franco) durante tutti quei giorni.

venerdì 6 settembre 2019

The LEGO Movie 2 - Una nuova avventura (2019)

Tema e genere: Pellicola d'animazione sequel del film del 2014 The LEGO Movie.
Trama: L'invasione aliena dei Duplo minaccia il mondo dei Lego. Che scatena viaggi interstellari, battaglie, incontri.
Recensione: Era il 2014 quando sugli schermi di tutto il mondo arrivò The LEGO Movie (personalmente arrivò un po' più tardi), strabiliante lavoro d'animazione che, partendo dal mondo dei celeberrimi mattoncini danesi inventati da Ole Kirk Kristiansen nel 1916, aveva creato un film spassosissimo, ironico, colorato e pop come pochi altri. Fu un successo incredibile, doppiato di lì a poco dagli spin-off LEGO Batman - Il Film e LEGO Ninjago - Il film, che portarono al successo (l'ultimo un po' meno) un'animazione in grado di unire CGI, Stop Motion e Live Action in modo assolutamente geniale ed efficace. Ora, ad anni di distanza, ecco il sequel ufficiale: The LEGO Movie 2 - Una nuova avventura, per la regia di Mike Mitchell (un fuoriclasse dell'animazione da fine anni '90, regista anche del recente coloratissimo e divertente Trolls) e basato su uno script di Raphael Bob-Waksberg, Matt Fogel, Michelle Morgan, e soprattutto Phil Lord e Christopher Miller, i registi del primo film. Questo secondo capitolo di animazione, come dice il motivetto dei personaggi, continua a essere "meraviglioso" e a riservare sorprese: ancora più musica, ancora più personaggi e mondi (o "Sistemi Sorellari") da esplorare, in un mix appunto (riuscito) di tecniche di animazione e live action. Non ha dalla sua l'elemento novità, ciò nonostante riesce a tenere incollato allo schermo lo spettatore (presumibilmente di tutte le età) grazie ad una storia semplice ma al contempo articolata. Giocando anche con tutti i punti i forti del primo, a partire da quel mondo reale in cui tutto viene costruito e poi prende vita grazie alla fantasia di due ragazzini. Questa volta però ci spostiamo dalla tematica padre/figlio per passare alla relazione tra fratello e sorella, per poter poi trattare il tema della collaborazione e sul come lavorare in squadra sia più creativo. Un'interessante metafora per poter allargare la storia ed includere i nuovi personaggi del sistema Sorellare (di cui sopra) nel film, un film in cui diventa sempre più assidua l'interazione tra il mondo reale e quello Lego giocabile. Un film che viaggia quindi nel solco del predecessore e, nonostante non abbia lo stesso impatto del primo, riesce comunque a divertire genuinamente e soddisfare le aspettative. Lo fa spingendo sui personaggi, sia con i protagonisti, svelando altri particolari su Lucy e Emmet, sia con quelli famosi come Batman (doppiato nuovamente e bene da Claudio Santamaria), e infine con i nuovi, convincenti e sfaccettati nonostante le dimensioni ridotte dei mattoncini LEGO (a partire dalla Regina Wello Ke Wuoglio, trasformista e non-malvagia, fino al Generale Dolce Sconquasso e la sua tecnologia esplosiva). Una delle caratteristiche della pellicola (del franchise) sono le citazioni ed i riferimenti, ed anche qui ne troviamo di più o meno evidenti. Infatti gli sceneggiatori hanno scritto un secondo capitolo davvero ricco di citazioni cinematografiche e rimandi alla cultura pop. Ad esempio Apolypseburg cita classici come "Made Max" e "Fuga da New York". Troviamo un personaggio del sistema Sorellare che ricorda Edward Cullen di Twilight, ritroviamo tre Wonder Woman, una per ogni generazione. Il personaggio di Rex Rischianto è fortemente caratterizzato dalle ultime produzioni di Chris Pratt  che lo doppia nella versione originale insieme ad Emmett.

venerdì 15 marzo 2019

The Post (2017)

E' di notevole interesse la questione dei rapporti tra potere politico e libera stampa e Steven Spielberg dirige con affinato mestiere due grandi interpreti, tuttavia la sceneggiatura non è particolarmente avvincente né scoppiettante ed il film non esce dai binari del convenzionale: un lavoro non innovativo rispetto ai numerosi film a tema "giornalistico". In questa ultima fatica del grande regista, The Post, film del 2017 diretto appunto dal regista americano, si parla, infatti, dei rischi che aveva corso la libera stampa negli Usa nel 1971 (Presidenza Nixon), dopo gli arroganti tentativi di imbavagliarla, quando erano state pubblicate dal New York Times alcune pagine blindate dei Servizi Segreti (Pentagon Papers) che permettevano di vedere chiaramente attraverso quale rete di menzogne e manipolazioni per circa trent'anni si fosse celato all'opinione pubblica il coinvolgimento militare degli USA nelle operazioni di guerra in Indocina (la guerra del Vietnam). Quattro presidenti americani di ogni fede politica, repubblicani (Eisenhauer) e democratici (Truman, Kennedy, Johnson), non solo non avevano mai detto la verità al Paese, ma avevano fatto credere che la vittoria contro i vietcong, ovvero contro gli abominevoli comunisti, fosse imminente, cercando in tal modo di giustificare l'incremento sempre maggiore di risorse economiche e umane destinate dai loro governi all'infernale tritacarne di quella guerra, nonostante le disfatte militari e la morte dei soldati, non solo volontari ormai, fossero triste realtà quotidiana. Ma nonostante nel complesso sia comunque appassionante, anche perché il messaggio sembri, ancor oggi dopo 30 anni, attuale più che mai, nel film, un film abbastanza soddisfacente, con delle ottime interpretazioni, ma un po' carente nell'esecuzione, c'è parecchio potenziale sprecato nella scelta del regista di concentrarsi quasi esclusivamente sul punto di vista della redazione del Post e sulla figura di Katharine Graham, che, per quanto siano magnificamente rappresentati da delle ottime interpretazioni di Tom Hanks, Meryl Streep e Bob Odenkirk, rendono la vicenda un po' troppo ristretta. Il film avrebbe potuto giovare sicuramente nel mostrare di più la reazione del popolo americano dell'epoca, sui sentimenti di tradimento e di disprezzo nei confronti di chi credevano fossero stati fino ad allora dei leader onesti e giusti e che invece avevano mentito spudoratamente per anni sugli andamenti della guerra in Vietnam e su come l'intero scandalo dei Pentagon Papers avesse gettato le basi della presa di coscienza del popolo statunitense a non fidarsi mai completamente dei loro leader. Non lo fa, peccato, eppure questo è un film riuscito, soprattutto importante.

sabato 29 dicembre 2018

Le migliori attrici e i migliori attori, più le sigle e colonne sonore, delle serie viste nel 2018

Nella classifica finale del 2016 divisi i premi in due tronconi, uno per gli attori e le attrici (qui) ed uno per le sigle e le colonne sonori (qui), addirittura tre l'anno scorso (qui, quo e qua), quest'anno però data la riduzione di posti, ho deciso di farla in unica sede. Infatti, per non tediare troppo la mia psiche, perché davvero complicato è sempre scegliere chi è stato e chi sono i/le migliori/e, ho ristretto il tutto a pochi intimi. Perciò ecco immediatamente chi essi sono.

I MIGLIORI ATTORI
7. Ex aequo per un duttile James Franco, sia per la prima che per la seconda stagione di The Deuce, per un appassionante Lennie James nella prima di Save Me, per la mirabolante coppia d'assi Anthony Hopkins e Ed Harris che, come per la prima di Westworld e adesso la seconda, offrono nuovamente una prova di alto livello, e per la coppia Paul Giamatti e Damian Lewis che, per la terza volta consecutiva di tante altrettante stagioni di Billions, si confermano

giovedì 13 settembre 2018

GLOW (2a stagione)

Nella prima stagione GLOW, la serie creata da Liz Flahive e Carly Mensch, aveva trafitto i cuori grazie a un mix "letale" di umorismo e lotta, di dolore e sfida (contro se stesse, contro le altre e soprattutto contro il sistema maschile), di dramma (costruito su molti livelli) e commedia (Qui la mia recensione), nella seconda stagione, messo da parte per certi versi il ring, la musica non cambia, anzi, se possibile, ogni cosa è ancora più intelligente e sovversiva, penetrando nel tessuto seriale. Se nella prima stagione la serie ha raccontato la rivincita delle protagoniste che con sudore e fatica sono riuscite a superare gli ostacoli della vita, in questa seconda stagione il tema è l'amicizia, la sorellanza, grazie alla quale nessuna delle componenti della squadra, è mai veramente sola. Una sorellanza che è legame solido, unico e irripetibile, nodo difficile da sciogliere e, anche quando sembra possibile, è solo apparenza (il rapporto tra Debbie/Betty Gilpin e Ruth/Alison Brie). La rivalità fra le due attrici principali, Ruth e Debbie, è ancora elemento fondante dell'intreccio, litigano, si rinfacciano situazioni passate (il tradimento del marito di Debbie con Ruth e di conseguenza è sua la colpa del loro divorzio), si pungolano cercando di ferirsi (la loro lite in ospedale) e ostacolarsi (Debbie tenta in ogni modo di mettere i bastoni tra le ruote all'amica/nemica), arrivano addirittura alla "rottura" ma poi proprio in nome di quella sorellanza, proprio per il bene che in fondo, nascosto tra recriminazioni, insulti e rabbia si vogliono, riescono sempre a cucire lo strappo. Sembra tutto uguale quindi in questa stagione, Zoya the Dystroyer contro Liberty Bell, le sfide tra le wrestler, soldi che scarseggiano, invece no perché GLOW è capace di prendere tutto ciò che di buono c'era nella prima e di migliorarsi senza snaturare se stessa e le protagoniste/donne. Lo show infatti, con questo secondo ciclo non solo conferma quanto di positivo avevamo visto nella stagione di debutto (un anno fa, io solo 4 mesi fa), ma fa un deciso salto di qualità in termini di scrittura (che va a tutto vantaggio dell'esperienza di visione). Non a caso tutto ciò che si poteva chiedere alla seconda stagione di GLOW era di sfruttare le potenzialità inespresse nella prima annata. Questo è esattamente quel che la serie Netflix ha fatto. Di più, è riuscita, senza negare affatto il lavoro precedente, a ritagliarsi un'identità più definita, giocando sullo sviluppo dei personaggi prima che sullo stridere tra commedia e dramma.

giovedì 17 maggio 2018

GLOW (1a stagione)

Gli anni Dieci dei Duemila saranno ricordati come l'epoca dei revival e di come l'effetto nostalgia abbia avuto la meglio su ogni tentativo di spingersi al di là dei confini finora conosciuti nel mondo dell'arte. Un discorso che abbraccia a 360° ogni genere, dal cinema alla musica, alla televisione. E così la Netflix pensa bene di coniugare l'effetto nostalgia a doppio strato con una serie originale, da una parte gli anni '80 e dall'altra il wrestling. Il wrestling, che per noi figli degli anni '80 è stato un appuntamento settimanale fisso, scandito inizialmente da quell'inconfondibile voce made in USA con cui Dan Peterson ci ha raccontato, con ugual enfasi, le incredibili mosse di Hulk Hogan o i voli dei giocatori della NBA. E questo imprinting emozionale è rimasto in attesa di riesplodere adesso (in verità il 23 giugno scorso, praticamente un anno fa) con GLOW, una serie appunto originale ma ispirata liberamente alla storia di GLOW, acronimo di Gorgeous Ladies of Wrestling, circuito (molto famoso all'epoca, almeno in America) che negli anni '80 metteva sul ring delle donne in uno scenario fino a quel momento ovviamente a vocazione maschile. E così prendendo ispirazione dalla serie originale, la serie Netflix parte dalla sigla GLOW e decide di scrivere una storia nuova, quasi in toto (anche se la serie si svolge comunque in quegli anni, epoca d'oro del wrestling americano rappresentato in primis dalla WWF, odierna WWE), ed altresì decide di presentarci questa nuova serie, appellandosi sia ai tifosi di wrestling sia a coloro che pensano che sia stupido. In tal senso è utile sottolineare che come da tradizione della piattaforma streaming, GLOW si muove sul flebile confine tra comedy e drama. Infatti, la serie si concentra principalmente sul fattore commedia, inserendo situazioni surreali e tragicomiche e dando fin da subito una caratterizzazione ben definita ad ogni personaggio. Persino la meno sfruttata delle protagoniste ha un passato da cui attingere e da poter raccontare. In tutto questo, il fattore drama rappresenta una piccola parte della narrazione ma, ciò nonostante, rappresenta il perno principale attorno al quale tutta la vicenda.

mercoledì 31 agosto 2016

Le altre serie tv (Luglio-Agosto 2016)

Questi ultimi due mesi sono stati abbastanza pieni ma sono comunque riuscito a vedere un po' di serie, eccole qui. Dopo un attesa di parecchi mesi, si è finalmente conclusa la seconda stagione di Empire, la serie musicale trash che ha avuto successo, soprattutto in America (una delle più viste e ascoltate in assoluto) per il suo modo nuovo e coinvolgente di fare spettacolo che ha contagiato anche me, nonostante questo genere di serie non le digerisco tanto. La seconda parte delle 18 puntate ha rivelato tante sorprese e retroscena interessanti su tutti i membri della famiglia tra cui uno importante sul capofamiglia Lucius Lyon, sempre ovviamente interpretato da un grande Terrence Howard. Della serie ne avevo già parlato alla conclusione delle prime 10 puntate di questa seconda stagione, in cui spiegavo tante cose sia sulla serie che si avvale di una grande produzione e di grandi artisti musicali, sia dietro che davanti la macchina da presa, sia sul modo di approcciarsi, in modo aggressivo e trash, anche se in queste 8 puntate rimanenti rimane più cauta e meno 'truzza', colpa si fa per dire, di un piccolo cambio nella storia e nella trama, più articolata ma più lineare. Comunque l'articolo in questione lo trovate qui. Prima di tutto il leitmotiv non cambia rispetto alle precedenti puntate, con new-entry tra il cast (cantanti famosi e attori bravi) ma sempre con la particolarità che ha sempre contraddistinto la serie, con canzoni originali molto belle accompagnate da spettacolari esibizioni, così come le storie dei protagonisti, sempre in lotta tra di loro, soprattutto dopo le vicende che si erano concluse in modo spiazzante.