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venerdì 28 febbraio 2025

Listone del mese (Febbraio 2025)

Il blog si arricchisce di una nuova sezione, una sezione, meglio dire pagina, intitolata "Header Blog Collection", che altro non è che la galleria di copertine che si sono avvicendate tutti questi anni, e tutte prodotte da me. La pagina trovate nella parte destra del blog, oppure semplicemente a questo link. Per quanto riguarda invece il mese in sé per sé, è stato un mese di febbraio (nuovamente) altalenante, ma com'è normale che sia quando l'età avanza. E alla soglia dei miei 40 anni, che festeggerò il 13 del prossimo mese, se mentalmente mi sento ancora un ragazzino, fisicamente non tanto. Però come tengo duro io, tengono duro i miei genitori e mio fratello, anche loro alle prese con dei problemini, si sperano tutti risolvibili. Ma non voglio dilungarmi o esacerbarvi in chiacchiere, ecco subitamente invece, cosa mi ha riservato questo mese.

Capitolo Musica: Possono anche cambiare i fattori, ma alla fine a cambiare non è il risultato, ancora una volta non vince Sanremo chi incontestabilmente avrebbe meritato di vincerlo. Va da sé che la canzone vincitrice di quest'anno è tra le mie sei canzoni preferite, e che difficile era scegliere la vincente senza indiscutibile ragione, ma da lì a trionfare è un altro discorso. In ogni caso è passata anche quest'altra edizione, ma sperando che qualcosa cambi, non aspetto per niente con ansia la prossima.

Capitolo Games: Avevo pure trovato la traduzione, e speravo di riuscire nonostante l'impossibilità nel reimpostare i comandi, a giocare (e finalmente, perché era da mesi fermo nella libreria di GOG) a The Beast Inside, ma quest'ultimo ostacolo si è rivelato invece decisivo (e non capisco come di questi tempi ci siano ancora queste problematiche da affrontare). E così, impossibilitato nel giocare ad un survival horror di grande interesse com'era, ecco un altro, accoppiato stavolta ad un sparatutto.

Capitolo Serie Tv: Una serie così lunga che vederla in un unico "slot" era impensabile, la serie in questione è The Expanse, sei stagioni per un totale di sessantadue puntate (da cinquanta minuti ciascuna). Ma se inizialmente avrei dovuto vedere una stagione ogni mese per sei mesi, la scoperta della scadenza delle prime tre stagioni su Prime Video il 27 febbraio ha scombussolato le carte. Mi sono ritrovato così ha vedere in fretta e furia le prime tre stagioni in tempo per questo di mese, spostando le restanti tre nei successivi. Un cambio di piano che ha un po' ingarbugliato l'ordine di visione, ma che non ha intaccato più di tanto la lista, sempre però parecchio intasata.

Capitolo Cinema: L'anno scorso raggiunsi un record che con i film nominati agli Oscar non avevo mai raggiunto prima, riuscendone a vedere la metà (qui). Quest'anno invece, bottino magro, dato che solo 3 dei 30 totali visti già, e solo 6 quelli resi disponibili alla visione su piattaforme streaming legali. Di questi che compongono lo Speciale dedicato agli Oscar 2025, e trattasi di Nickel Boys (quest'anno poi ho deciso di non fare previsioni di vittoria delle singole categorie, non mi va e non sarebbe credibile), disponibile su Prime Video solo da ieri 27 febbraio. Data ultima tra l'altro per vedere, sempre dallo stesso servizio streaming, The Equalizer 3, uno dei 12 altri film recensiti, che tuttavia da inizio marzo verrà trasmesso su Sky. Rimanendo su Prime, è stato il 6 invece l'ultimo giorno per vedere I mercenari 4. Ho visto infine Joker: Folie à Deux su Infinity Plus nella settimana tra il 31 gennaio e il 6 febbraio. In totale quindi 18 i film visti questo mese, un mese che mi ha regalato ahimè pochissime soddisfazioni.

lunedì 31 luglio 2023

I film del mese (Luglio 2023)

Un giorno si spera ci sia una sola piattaforma per vedere tutto il cinema che c'è, ma ora purtroppo tante sono, che oltre a Sky, Netflix e Prime (che hanno avuto uno speciale tutto loro, le prime due addirittura raddoppieranno prossimamente), ci sono anche Disney Plus, Apple Tv Plus, Tim Vision e Paramount Plus (a pagamento), ma anche RaiPlay e VVVVID (gratuite), e tutte a mia disposizione, però ci sono tante altre che non ho. In ogni caso scelta ampia, ed io per l'occasione ho scelto proprio da queste 6 piattaforme streaming le pellicole da vedere in questo mese. Alcune scelte erano abbastanza scontate, come nel caso di tre pellicole candidate agli Oscar tra il 2022 e il 2023, ma ecco anche recuperi e nuove uscite. E sono tutti film (ancora in certi casi, per sempre in altri) disponibili alla visione, 4 su Disney (The Menu, Barbarian, Amsterdam e Avatar 2), 4 su Apple Tv (Causeway, Macbeth, Finch e Cha Cha Real Smooth), 2 su Tim Vision (A proposito di Davis ed Ennio), 1 su Paramount (Pet Sematary) ed 1 su VVVVID (I figli del mare). I restanti 4 su RaiPlay, ma in questo caso la disponibilità è a tempo, solo Little Sister ancora c'è, The Voices, Anna e Shadow invece no (ma incredibilmente tutti e tre stanno su Prime). Com'è andata? Tra alti e bassi, come sempre.

Shadow (Dramma/Azione 2018) - Ad anni dalla grossolana trasferta hollywoodiana di The Great WallZhang Yimou torna in patria e firma un wuxia sanguinolento, in equilibrio tra rievocazione Kurosawiana e tragedia Shakespeariana sui dualismi. Pur con qualche prolissità nella mezz'ora iniziale e un cast non particolarmente carismatico (l'opera mette al centro di tutto l'ambiguità dei dualismi di luce-ombra, maschile-femminile, realtà-menzogna), il film ne esce bene. L'ennesimo buon film del regista, visivamente accattivante con una fotografia fredda e cupa, una storia intricata quanto basta per dare quel tocco d'imprevedibilità, soprattutto nel finale, e la garanzia di assistere ad una visione coinvolgente, fatta di duelli, combattimenti e intrighi sentimentali. Un buon film, da vedere e apprezzare, forse un gradino sotto rispetto ad altri dello stesso genere realizzati dal maestro cinese, ma ampiamente gradevole e interessante. Voto: 6+

The Menu (Thriller/Horror 2022) - Non mi ha convinto al cento per cento, ma non male è questo film (che almeno è in qualche modo originale), film che si può definire una critica alla borghesia e al consumo di cibo sempre più sofisticato, sotto veste di horror. C'è una bell'atmosfera, a metà tra il grottesco e il thriller, ed il mistero su questa serata esclusiva viene alimentato a dovere. Di questa commedia nera mi sono piaciuti: il taglio satirico, la regia controllata, il ritmo costante, e le interpretazioni (nel cast spicca indubbiamente Ralph Fiennes). Tra una satira piuttosto evidente e l'inquietudine nel non sapere come si articolerà il gioco il film scorre infatti piuttosto bene. Il finale è piuttosto pirotecnico ma non tanto sorprendente. Tuttavia è un finale logico dove è più importante non tanto la soluzione quanto come ci si arriva. Non è certo nulla di memorabile ed è anche meno intelligente di ciò che vorrebbe essere, ma in definitiva resta un film interessante. Voto: 6

venerdì 17 settembre 2021

I film del periodo (1-15 Settembre 2021)

Finalmente l'estate è finita, metereologicamente parlando almeno, che del caldo di quest'anno non se ne poteva proprio più, sperando che d'ora in poi non sia sempre peggio, maledetto riscaldamento globale, Greta salvaci tutti. A parte gli scherzi, ma non tanto purtroppo, è stata un'estate, la mia, abbastanza sottotono, tra appunto l'asfissiante caldo e alcuni piccoli problemi di salute, forse derivanti dalla seconda dose di vaccino Pfizer, ma non lo si saprà mai, però comunque immune dal Covid sono adesso e va più che bene. E a tal proposito invito anch'io, e tutti, a vaccinarsi. Ora in ogni caso sto abbastanza bene (come sempre). Ma a parte tutto, in quest'ultimo periodo poteva mancare la mia dose bi-settimanale di cinema? Certo che no, infatti eccola concentrata qui oggi, con poche ahimè sorprese.

La vita straordinaria di David Copperfield (Commedia/Dramma 2019) - Il romanzo di Charles Dickens non l'ho letto perciò evito di fare paragoni. Il film è piuttosto particolare, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, tra il grottesco e il surreale, ed è in possesso di un ritmo narrativo discreto, una confezione particolareggiata nell'esporre colori, suoni ed emozioni ma anche leggermente pesante in alcuni passaggi che stentano a coinvolgere degnamente. Altalenante, c'è del buono e del meno buono (alcuni momenti British insopportabili ed altri invece geniali), ma sinceramente di "straordinario" c'è ben poco, nella pellicola e nella storia di questo personaggio ingenuamente pittoresco. Il film dura un due orette, si fa seguire volentieri ma manca di qualcosa, non bene definibile, forse omogeneità? Disavventure decisamente troppo episodiche. Perché okay, va certamente riconosciuto ad Armando Iannucci (di cui Morto Stalin, se ne fa un altro apprezzai particolarmente) di non essersi limitato all'ennesima riproposizione di un classico vittoriano tanto corretta quanto anonima: la sua è infatti una commedia brillante dai toni favolistici che smussa gli aspetti drammatici e punta molto sull'eccentricità di alcuni personaggi, se a questa impostazione si aggiunge l'incongrua multi-etnicità del cast, l'impressione è quella di trovarsi di fronte ad un Favoloso mondo di David ultra-politicamente corretto, approccio sicuramente originale, ma può lasciare più perplessi che affascinati, ed è quello che è successo a me. Il film è comunque fatto molto bene, benissimo ambientato, con un cast di livello e in ottima forma (dal protagonista Dev Patel, alla zia Tilda Swinton, a Hugh Laurie e così via), non è però un film che rivedrei volentieri. Voto: 6

Fino all'ultimo indizio (Dramma/Thriller 2021) - Non mi ha convinto del tutto, un noir che sembra non decollare e appassionare mai, nonostante le buone premesse, date dal cast, dal nome in regia, e dal resto. Una trama intricata e che richiama nemmeno troppo velatamente il (ben migliore) Se7en di David Fincher. Poliziesco d'altri tempi che scava sotto la polvere dei ricordi e degli errori personali per trattare i classici temi del dovere e della colpa. Bella confezione ma personaggi abbastanza stereotipati: Rami Malek è (purtroppo) fuori parte, Denzel Washington resta (stranamente) a galla grazie al suo carisma. L'unico che si salva è l'ambiguo (fino alla fine ed all'ultimo indizio) Jared Leto. Passi indietro nella filmografia di un buon regista come John Lee Hancock (si ricordi di The Founder) che fidandosi troppo di un cast importante si limita a fare il compitino mostrando la solita storia della caccia al killer psicopatico. I rimandi al film di cui sopra sono palesi, anche per come finisce il film. Ecco forse il lato migliore della pellicola sta proprio nella sua parte finale, forse un po' diversa dal solito (non necessariamente in positivo), ma fino a quel momento più di un'ora di film con il pilota automatico. Perché sì, thriller psicologico che lascia incollati alla poltrona ma che purtroppo sa di minestra sapientemente riscaldata. Non lo butterei comunque, però difficilmente rivedrei. Voto: 5,5

giovedì 13 giugno 2019

The Equalizer 2 - Senza perdono (2018)

Tema e genere: Torna il superagente Robert McCall, ovvero il personaggio interpretato da Denzel Washington in The Equalizer – Il vendicatore, film tratto dalla serie tv Un giustiziere a New York, creata da Michael Sloan e Richard Lindheim, di cui questo è il sequel.
Trama: Robert McCall, ex agente delle CIA in pensione, è impegnato a riportare l'ordine e la giustizia nella decadente Boston. Il passato che ha cercato di lasciarsi alle spalle tornerà prepotente a bussare nella sua vita quando Susan, sua amica e coordinatrice, viene assassinata. Gli toccherà quindi rientrare in scena per rintracciare ed eliminare chi ha osato fare del male alla sua amica più fidata.
Recensione: Attendevo questo seguito con trepidazione, perché ho adorato particolarmente il primo capitolo. Mi aveva colpito il personaggio, un uomo d'altri tempi, così eccezionale nella sua normalità: serio, tranquillo, educato e con un grande senso di giustizia. Sempre pronto a fare la cosa giusta. Non un giustiziere, ma una persona semplice, che aiuta gli altri senza gesti plateali ma con umanità e, dove necessario, dura risolutezza. Un eroe nella vita di tutti i giorni pronto a mettere in gioco le proprie capacità non comuni quando è in gioco la vita di un'altra persona. Il secondo film partiva con la missione difficile di dover mostrarsi all'altezza del predecessore. La missione non riesce, anche se non affatto disprezzabile è questo film, un film comunque inferiore al primo ed in cui però alcune cose non hanno funzionato. Innanzitutto la trama, leggermente sfilacciata, più prevedibile rispetto al primo e che fatica a decollare, ma soprattutto il villain, che ha pochissimo spessore e la sua caratteristica principale è la viscidità. Siamo ben lontani da Nicolai Itchenko detto "Teddy Rensen", il cattivo del primo film: un militare russo esperto, sociopatico ma distino nei modi, persino educato ed elegante ma capace di estrema aggressività e violenza. Insomma, un uomo tutto d'un pezzo. Il "cattivo" di questo film, al confronto, è un foglio di carta. Bidimensionale e leggero. Per non parlare degli altri componenti della squadra, soltanto accennati, anzi nemmeno accennati...tanto che nessuno di loro apre bocca. Il film si muove per inerzia, alternando alla vicenda principale i vari salvataggi e opere di misericordia dell'integerrimo McCall nei confronti dell'umanità. Il film infatti, sempre diretto da Antonie Fuqua (alla quarta collaborazione con Washington dopo Training Day, il primo The Equalizer e lo scoppiettante remake de I Magnifici Sette), che prosegue il filone dell'eroe vendicatore molto in voga ultimamente, che prosegue il franchise dell'eroe combattuto e crepuscolare interpretato da Denzel Washington, che dimostra di non saper rinunciare ancora una volta ad un nuovo ruolo action (anche se questo film rappresenta il primo sequel della carriera dell'attore premio Oscar), mostra qualche leggera crepa qua e là nascosta tra le solide pareti dell'intrattenimento mainstream. Questo sequel, difatti e come detto, tarda a decollare, prepara un lungo set up iniziale che contribuisce semplicemente a rallentarne il ritmo (con delle sottotrame che si aprono e si chiuderanno poi alla fine, ma fini a se stesse e che nulla hanno da spartire con la linea principale della storia), fino ad arrivare ad un secondo atto pronto a recuperare quota nonostante le pecche della sceneggiatura. Ma è col terzo atto, decisamente efficace, che il film riesce, superando i propri stessi limiti, anche un'adrenalina meno esposta del primo film, adrenalina qui dosata in piccole parti e sparsa nelle due ore di visione (un intro accattivante, una violenta scazzottata con dei malsani giovani rampanti, la resa dei conti finale), a diventare un dignitoso (sufficiente) secondo capitolo a tutti gli effetti, seguito ideale del primo nonché perfetta metà della mela, capace di completare un ideale percorso vincente sul piano della lunga distanza audiovisiva.

martedì 26 marzo 2019

End of Justice - Nessuno è innocente (2017)

Dopo aver sorpreso tutti con la sua potente opera prima Lo sciacallo – Nightcrawler, Dan Gilroy è tornato dietro la macchina da presa con End of Justice - Nessuno è innocente (Roman J. Israel, Esq.), un film ancora una volta incentrato su un personaggio principale complesso e stratificato. Se il suo esordio era un thriller notturno e inquietante, in questo secondo lungometraggio, il regista che ha scritto e diretto questo film del 2017, opta per lo stesso genere, ma dandogli un contorno giudiziario ancor più politico: il protagonista, interpretato da Denzel Washington, è un avvocato di Los Angeles che ha sempre lottato per le cause dei più deboli, oltre ad essere un impegnato attivista per i diritti civili. Per le sue convinzioni e per combattere la sua battaglia per la giustizia, trascura la famiglia e la sua vita privata. Tuttavia, l'idealismo che ha contraddistinto la sua esistenza viene messo seriamente in discussione quando il suo socio in affari ha un attacco di cuore e a lui viene offerto un posto in un prestigioso studio legale gestito dal ricco e ambizioso George Pierce (Colin Farrell), uno "squalo" sostenitore di valori morali ben diversi da quelli che Israel ha sempre onorato. Due mondi completamente opposti, entreranno così in collisione, influenzandosi l'un l'altro. Nonostante l'appeal da film vecchio stampo, pronto a riproporre sul grande schermo uno schema consolidato, End of Justice si rivela una sorpresa. Il regista riesce infatti a scardinare i presupposti del legal thriller (anche questo un genere amatissimo soprattutto negli anni '80/'90) regalando allo spettatore un'esperienza cinematografica atipica. Perché più che concentrarsi sulle dinamiche strettamente giudiziarie e le pratiche da tribunale, il regista lascia difatti spazio al personaggio di Denzel Washington, quel Roman J. Israel che domina la scena con la propria contraddittoria presenza. Si tratta di un personaggio sopra le righe pieno di tic e di bizzarria, il che si sposa perfettamente con l'attitudine, potremo dire "gigionesca" dell'attore. Con quel faccione intenso che riempie l'inquadratura ad ogni scena e le movenze nevrotiche che fanno sembrare Israel talmente spostato da sembrare autistico, anche perché le battute che pronuncia si direbbero uscite da uno stato di dissociazione dalla realtà, Lui da veramente un'ottima prova.

martedì 24 ottobre 2017

Barriere (2016)

Valutare un film come Barriere non è affatto facile. Quello di Denzel Washington, alla sua terza regia dopo Antwone Fisher (2002) e The Great Debaters: Il potere della parola (2007) e qui nelle vesti di attore e regista, è un lavoro, l'adattamento cinematografico (del 2016) dell'opera teatrale del 1983 Fences di August Wilson (accreditato come sceneggiatore del film nonostante sia morto nel 2005) e vincitrice del premio Pulitzer per la drammaturgia, che nella sostanza rimane prigioniero della sua impostazione teatrale soprattutto nella regia che concede molto poco, come poche sono l'escursioni all'esterno delle quattro mura di casa e del cortiletto posteriore, piccoli palcoscenici dove si sviluppano e si sviscerano in un profluvio di parole, le vicende ed i caratteri dei personaggi. E non amando molto le impostazioni teatrali l'ho trovato molto spesso noioso, causa anche la durata forse eccessiva che appesantisce la visione. Perché se Steve JobsCarnage o Birdman, avevano nel loro manico la storia avvincente, l'intrigo e il coinvolgimento, qui niente di tutto ciò. D'altronde anche se Barriere è un film intenso, molto parlato e ben recitato (che offre in ogni caso bei momenti e buoni spunti) è irrimediabilmente teatrale. E non si capisce quindi come abbia fatto a meritarsi la candidatura all'Oscar, e non si spiega neanche come Viola Davis abbia fatto a vincere l'Oscar come migliore attrice non protagonista, non perché lei non è brava, anzi, è un'ottima interprete ma il ruolo non mi è sembrato un ruolo tale da meritare un simile riconoscimento. Certo, ci sono scene emotivamente struggenti impreziosite dalla bravura degli attori (giacché certamente Washington e la Davis fanno la parte del leone), ma come detto prima è un film prigioniero della sua stessa struttura teatrale nella verbosità e nella ridondanza dei dialoghi. Barriere difatti si muove fra il sublime ed il noioso allo stesso tempo, e l'unico motivo di interesse diventa il tema.

martedì 13 giugno 2017

I magnifici 7 (2016)

Finalmente in questo continuo fiorire di remake ci troviamo davanti a uno ben fatto o che quantomeno non vuole per forza competere o superare l'originale ma vuole essere appunto una rivisitazione. Perché I magnifici 7 (The Magnificent Seven), film del 2016 diretto da Antoine Fuqua, remake del film omonimo del 1960 diretto da John Sturges, a sua volta adattamento in chiave western de I sette samurai di Akira Kurosawa, è un più che discreto remake, che non solo non viene schiacciato (troppo) dal peso del film originale del 1960, anche se era difficile e preventivabile che non poteva di certo fare meglio di un capolavoro cult del cinema interpretato da attori mostri quali Yul Brynner, Eli Wallach, Steve McQueen, Charles Bronson e James Coburn, ma che si lascia tranquillamente e facilmente vedere, dato che, questo classico western, lontano (nei temi e nel risultato) dall'ultimo me visto, quel comunque fantastico e atipico The Hateful Eight, ed in ogni caso avvicinabile in quanto "epicità" al bellissimo revenge western Sweetwater, si rivela un onesto prodotto di intrattenimento, che probabilmente, preso come un blockbuster come tanti non regge bene come il piuttosto recente remake di Quel treno per Yuma, ma che riesce nel suo intento, poiché il film è bello, e riesce, con estrema ed efficiente maestria, a tenere incollati alla poltrona gli spettatori per i suoi apparentemente lunghi 126 minuti di proiezione e di scene che si susseguono ad un ritmo intelligente ed estremamente empatico. Certo, la storia di base (anche se qui leggermente riadattata) è un caposaldo del cinema e quindi, fallire era impossibile, ma nonostante ciò, l'obiettivo viene raggiunto con estrema efficacia, lo spettatore ne rimane soddisfatto, coinvolto e sedotto.

domenica 6 settembre 2015

The Equalizer: Il vendicatore (2014)

Secondo me uno dei migliori film action degli ultimi anni, era dai tempi di Rambo e di The Punisher che non vedevo un personaggio così spietato ma giusto, senza giri di parole, non fumatore e soprattutto non alcolizzato, e l'attore è perfetto in questo ruolo. The Equalizer: Il vendicatore (The Equalizer), film del 2014 diretto da Antoine Fuqua, ha infatti come protagonista Denzel Washington. La pellicola è l'adattamento cinematografico della celebre serie televisiva degli anni ottanta Un giustiziere a New YorkDenzel Washington è Robert McCall, ex agente segreto che, dopo aver finto la sua morte, trascorre una vita tranquilla e monastica, lavora come impiegato presso un supermercato del fai da te e ogni sera cena da solo al diner sotto casa. È lì che incontra Alina (la bellissima Chloë Grace Moretz), una prostituta russa adolescente tiranneggiata dal suo magnaccia Slavi. Quando Alina finisce in ospedale per via delle botte di Slavi, Robert rispolvera il suo istinto omicida: partendo da Slavi e la sua gang risale la scala gerarchica del crimine russo. Una volta ottenuto le informazioni e il 'permesso' da un'amica della CIA, si imbatte nello psicopatico killer Teddy che tenta di eliminarlo attraverso agenti corrotti della polizia di Boston e nel suo capo Vladimir Pushkin.