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mercoledì 31 luglio 2024

I film del mese (Luglio 2024)

Tornerò prestissimo a spulciare i ricchi cataloghi di Sky, Netflix e Prime Video, ma per questo mese (come già successo in precedenza gli anni scorsi) ho deciso di privilegiare le piattaforme meno frequentate, quelle che poco di veramente interessante hanno all'interno dei loro cataloghi, e che per forza di cose finiscono in secondo piano. In particolare Disney e Paramount Plus, ma anche RaiPlay, tuttavia siccome abbonamento Apple Tv devo sfruttare prima della scadenza (prevista agli inizi di Agosto), ne ho visti tre da qui, ed uno da RaiPlay, film (The End? L'inferno fuori) che al momento dovrebbe essere ancora disponibile alla visione, così come tutti gli altri, anche quello su VVVVID (ossia Redline), ma non quello su Infinity Plus, almeno per il momento, dato che forse tornerà un'altra settimana, io però ho visto Dune - Parte due nella settimana tra il 27 giugno e il 4 luglio scorsi. In ogni caso un mix di generi alquanto eterogeneo però non del tutto entusiasmante, anzi, ma gli alti e bassi sono normali in certi casi.

[Apple Tv Plus] STILL: La storia di Michael J. Fox (Documentario 2023) - Un eccellente docufilm, realizzato con ingegno da Davis Guggenheim, che sfrutta diverse clip della carriera del protagonista per permettergli di interpretare se stesso durante l'intera narrazione. I filmati sono montati così abilmente che sembra quasi un film creato ad hoc e la narrazione è toccante. Il documentario evita sentimentalismi scontati, ma l'approccio ironico con cui Michael J. Fox parla di sé e le riprese autentiche che mostrano il suo passato e presente sono commoventi. La visione è piacevole e mai noiosa, descrivendo chiaramente cosa è successo a una delle icone del cinema americano. Un frammento di vita di una star, la cui carriera si è conclusa in anticipo, ma che ha trovato il coraggio di affrontare la sua malattia e lottare per un miglioramento. Voto: 7+

[RaiPlay] The End? L'inferno fuori (Horror/Thriller 2017) - Un apprezzabile film di zombie italiano diretto da Daniele Misischia, che utilizzando quasi esclusivamente un attore e ambientando la storia in un ascensore claustrofobico, riesce a creare un'opera tesa e coinvolgente nonostante una sceneggiatura non eccelsa (dialoghi ripetitivi e un finale troppo prevedibile). La caratterizzazione del protagonista, interpretato dal talentuoso Alessandro Roja, è adeguatamente sgradevole, almeno all'inizio. Gli zombie sono truccati in modo eccellente e risultano impressionanti. Il film non è perfetto, ma evidenzia le notevoli capacità del regista Misischia, che con sceneggiatori di alto livello e un budget maggiore potrebbe ancora sorprendere, come ha fatto con la piccola opera citazionista e sufficientemente pregevole uscita quattro anni dopo, intitolata Il mostro della cripta. Tuttavia, la vera sorpresa è questo film, un thriller-horror che eccelle nella sua semplicità, uno dei migliori film di zombie degli ultimi dieci anni. Voto: 6,5

martedì 17 novembre 2020

Le serie tv del mese (Novembre 2020)

C'è voluto un po' di tempo, si diceva settembre, ma ecco che ad Ottobre l'atteso finale (che poi finale incredibilmente ancora non è) della decima stagione della serie zombie più famosa di sempre (che verrà ulteriormente allungata di 6 sei altre puntate nel 2021) ha visto la luce. The Walking Dead è ritornato infatti con l'episodio forse più agognato dai tempi della première della settima stagione, in cui si attendeva l'ingresso in scena di Negan e la sua prima vittima, ma, nonostante la buona analisi svolta su alcuni protagonisti, la componente action risulta irrimediabilmente carente, e per una puntata che doveva rappresentare il culmine della battaglia con i Sussurratori, è una grave pecca. Una morte certa non è difatti il finale esplosivo che tutti avremmo desiderato, ma purtroppo perfettamente in linea con l'intera non esaltante stagione. Decisamente più promettenti risultano le ultime sequenze mostrate che coinvolgono Eugene e la sua squadra e gettano le basi di ciò che la trama offrirà nel suo ciclo finale (ma non ci scommetterei troppo). Comunque oltre a TWD fortunatamente ho visto molto altro, ecco cosa.

Big Little Lies (1a stagione) - Nella cornice californiana di Monterey, i destini di tre donne si incontrano. La serie (tratta da un romanzo di Liane Moriarty) inizia con un comunicato stampa della polizia dove si accenna ad un cadavere ritrovato. Le protagoniste sembrano condurre delle vite invidiabili: belle famiglie che vivono in case mozzafiato sull'oceano, ma a mano a mano che gli episodi scorrono riusciamo ad intravedere in ogni nucleo familiare delle problematiche attualissime: difficili rapporti madre figlia, separazioni, tradimenti, giochi di potere ed anche violenza sulle donne. Anche se il tutto è servito su un piatto patinato di vita californiana i dialoghi e le situazioni sono veri, accattivanti, e in alcuni casi scioccanti perché descrivono magistralmente bene i vari aspetti del malessere dei nostri tempi. Infatti, un pregio di questa prima stagione (che ne anticipa una seconda) è nel riuscire a mettere sullo stesso piano tutte le problematiche che si ritrovano ad affrontare le nostre protagoniste. In questo modo lo spettatore riesce a coinvolgersi appieno nella storia empatizzando con i vari personaggi. Con sapienti flashback ed una colonna sonora azzeccatissima, il (bravo) regista (Jean-Marc Vallée, regista anche di Sharp Objects, che porta nella miniserie, divenuta a seguito dello straordinario successo riscontrato da critica e pubblico una serie, la sua inconfondibile impronta, brava la HBO ad affidargli la regia di tutte le puntate) ci accompagna al punto di avere un presagio. Sarà solo nel finale che tutti i pezzi del puzzle si incastreranno facendoci capire la terribile realtà. C'è comunque da dire che l'intera trama è eccessivamente banale e che non tutto è perfetto (nella tecnica quanto nella disamina), ma Big Little Lies - Piccole grandi bugie è senza alcun dubbio una serie di alto livello in grado di trattare temi delicati con molta sensibilità. Inoltre la presenza di un cast d'eccezione (nomi importanti del mondo del cinema come i premi Oscar Reese Witherspoon e Nicole Kidman, ma anche da altri celebri attori quali Shailene Woodley, Alexander Skarsgård, Laura Dern e Zoë Kravitz) è un ulteriore conferma dell'elevata qualità di un progetto (pienamente lo si vedrà poi) riuscito. Voto: 7,5

martedì 27 ottobre 2020

I film del periodo (12-25 Ottobre 2020)

In anticipo questo mese rispetto alla programmazione standard, ma dovreste saperlo dopotutto che arrivati a questo periodo dell'anno riservare gli ultimi giorni di Ottobre ad una particolare festività è diventato un piacere dopo che quasi un obbligo. Anche quest'anno infatti, come in tutti gli scorsi, il 31 ci sarà il classico "Movie for Halloween", la recensione di un film a tema, di un film del giorno di Halloween. Un piccolo evento questa volta anche collettivo spero, ma da solo od in compagnia, la mia "partecipazione" è certa. Però prima di arrivare a ciò ovviamente, ci sono giorni e soprattutto le pellicole del periodo (delle ultime due settimane) viste da farvi "conoscere". Alcune sorprendenti, altre molto interessanti ed altre com'è ovvio deludenti. C'è un po' di tutto, buona lettura.

SEMAFORO VERDE PER...
Jojo Rabbit (Guerra/Commedia 2019) - L'orrore della guerra visto con gli occhi di un bambino era un'idea già vista ne "La vita è bella", a Taika Waititi (ormai non solo più regista di talento ma di livello) va comunque il merito di saper rendere questa storia surreale con la sua personale versione grottesca e buffa di Hitler. Attraverso il protagonista tira fuori le ideologie folli del nazismo, lo fa in un modo paradossalmente divertente. Il film (difficile da accettare nelle prime scene ma toccante e lirico nel finale) sa essere infatti ironico ma sa commuovere allo stesso tempo. I personaggi sebbene rappresentati in maniera caricaturali in una bella fotografia dai colori caldi e avvolgenti a voler sottolineare il tono quasi fiabesco sono comunque sempre spietati nazisti. Noi seguiamo il nostro JoJo muoversi in questo mondo con il ridicolo grillo parlante Adolf nel percorso di crescita per scoprire a come reagirà alla ferocia nazista. Questa è infatti e soprattutto la storia di un drammatico percorso di crescita di un bambino, il bisogno di essere accettato, la mancanza del padre e la necessaria ricerca di un modello. Tutto questo e di più raccontato con leggerezza ma fuggendo dalla banalità (di questo bisogna ringraziare doverosamente la sceneggiatura che, liberamente tratta dal romanzo del 2004 Il cielo in gabbia di Christine Leunens, ha pure vinto un Premio Oscar). Ottimi tutti gli interpreti (dall'esordiente Roman Griffin Davis bravo ad interpretare il piccolo protagonista come Thomasin McKenzie quello della ragazza ebrea fino ai più navigati Sam Rockwell e Scarlett Johansson) e bravo il regista a dirigerli. Bella scelta musicale con i Beatles e David Bowie in tedesco. E insomma gran film, un film bello ed emozionante. Voto: 7,5

venerdì 11 settembre 2020

The Mandalorian (1a stagione)

Il miglior prodotto Star Wars degli ultimi anni, migliore anche di Rogue One e dell'intera nuova trilogia (anche se di questa mi manca ancora l'ultimo tassello), questo è The Mandalorian (nota anche come Star Wars: The Mandalorian), la prima serie televisiva live action ambientata nell'universo di Guerre Stellari. La serie infatti, distribuita sulla piattaforma streaming Disney Plus dal 12 novembre 2019, data di lancio del servizio negli Stati Uniti, e da marzo scorso in Italia (lanciata da Italia 1 con la sola prima puntata ma disponibile interamente in esclusiva dalla suddetta piattaforma), lascia senza fiato. The Mandalorian, ambientato dopo le vicende de Il Ritorno dello Jedi e 25 anni prima de Il Risveglio della Forza e del suo sequel ovviamente, Gli ultimi Jedi, è un western futuristico dove tutti sono brutti, sporchi e cattivi, dove il deserto (sia fisico che metaforico) la fa da padrone, dove i saloon sono pieni di feccia proveniente da ogni parte della galassia, dove rischi la vita ogni giorno e dove sparatorie e tradimenti sono il pane quotidiano. È un futuro già vecchio in cui la più moderna delle tecnologie è già polverosa, dove si parla poco e si agisce molto, in cui nonostante le disavventure, l'Impero, i tradimenti, tutto è bellissimo. Se The Mandalorian funziona molto, si deve alla buona sceneggiatura scritta a otto mani da Jon Favreau (anche ideatore), Dave Filoni, Christopher Yost e Rick Famuyiwa, capaci di portare sul piccolo schermo tutti gli elementi che hanno decretato il successo di Star Wars, aggiungendo una storia avvincente (fatta di tanti piccoli step talmente banali e didascalici da fare il giro e risultare, nonostante tutto, incredibilmente affascinanti) e un protagonista accattivante. A cui si somma la brevità degli episodi, condensando così in poco più di mezz'ora l'azione che non perde (quasi) mai di intensità. La serie ha una linearità d'altri tempi, un crescendo emozionante e una regia cristallina, affidata a sei filmmaker diversi (tra cui spicca Taika Waititi, regista del finale di stagione) per gli otto Capitoli complessivi.

martedì 30 ottobre 2018

Gli altri film del mese (Ottobre 2018)

E insomma è passato un altro mese, e l'inverno e il periodo natalizio si avvicina sempre più, il freddo come detto ieri, nel post relativo ai peggiori film (che anticipa appunto questo sugli altri film di questo autunnale mese) è già arrivato, mentre non sono arrivate e non ci sono cose belle da segnalare, tutto nella norma, anche se mi è successo comunque qualcosa di positivo, ovvero che si è rafforzato un legame di amicizia nato in questi mesi, e poiché l'amicizia per me è qualcosa di importante (di vitale e di indispensabile), son contentissimo di averla incontrata (di aver incontrato la sua esuberanza). In tal senso vorrei fare (prima di lasciar spazio alle recensioni delle pellicole visionate) un "elogio dell'amicizia" (a tutti i miei amici vicini e lontani, virtuali e non, veri o presunti), con alcune frasi prese dallo scrittore Paolo Crepet dal suo libro omonimo (che comunque non ho letto). "L'amicizia non fa sconti, è un sentimento onesto: restituisce tutto ciò che si è seminato", "L'amicizia è necessità, mai convenienza. Esigenza dettata dall'intelligenza emotiva", "L'essenziale non lo si coglie quando i conti tornano, ma soltanto quando il sipario cala all'improvviso e non resta che una platea vuota e ci si sente immensamente soli", "Che significato potrebbe avere mai la vita se fosse soltanto un gioco con la propria ombra?", "L'amicizia è un lavoro serio, necessita continuità, dedizione, manutenzione attenta, come accade per tutte le cose rare e preziose" e "L'amicizia non serve per sé ma per entrambi, non è visione egocentrica ma relazione svelata". Bene, ed ora buona lettura.

giovedì 19 luglio 2018

Thor: Ragnarok (2017)

Tra tutti i film dedicati ai supereroi Marvel che rientrano nell'universo espanso della suddetta casa cinematografia e fumettistica, quelli di Thor sono, per quanto mi riguarda i meno convincenti, anche se comunque sempre ben fatti, infondo si parla sempre della Marvel. E anche questo terzo capitolo, sebbene sia dal punto di vista visivo nettamente superiore ai primi due, risulta essere sotto tono sul piano narrativo rispetto alla maggior parte degli altri film appartenenti al MCU. Tuttavia è innegabile ormai constatare che i Marvel Studios sono sinonimo di garanzia di ottimo intrattenimento, e anche qui con Thor: Ragnarok, film del 2017 diretto da Taika Waititi, seppur la trama (dove la mitologia nordica si ammanta di scanzonata space opera mantenendo alla base la struttura classica del peplum, da Spartacus a Il Gladiatore, la saga archetipica del legittimo erede al trono ridotto in schiavitù, esiliato dalla madrepatria e costretto a combattere nell'arena mentre l'usurpatore governa con pugno di ferro), oltre ad essere alquanto banale e per alcuni aspetti superficiale, non aggiunga niente di nuovo all'interno dal panorama supereroistico, in particolar modo in quello Marvel (giacché il suo sviluppo risulta ormai quasi canonico e quindi anche prevedibile), l'obbiettivo è raggiunto. Anche se, per quanto il film riesca ad intrattenere e divertire non poco, grazie agli incredibili effetti speciali e alla grande componente artistica che contraddistingue un minimo questo Thor: Ragnarok, manca quella profondità e genialità in più che la Marvel era sempre riuscita a trovare, perché dopo che la controparte DC ha saputo mostrare i muscoli con Wonder Woman, questa mancanza di idee rischia di far sembrare il loro film fin troppo simili l'uno dall'altro e per questo abbastanza dimenticabili se presi singolarmente, e ciò lo dico da grande fan, della suddetta casa produttrice, che negli ultimi loro film ha notato un po' di pigrizia da parte loro di realizzare qualcosa di nuovo e veramente emozionante. Tant'è che qui si va ad imitare, per alcuni aspetti, un precedente loro successo, ovvero Guardiani della Galassia, impossibile infatti non notare la grande somiglianza tra i due film, soprattutto per la nostalgia influenza degli anni '80, qui sottoforma di colori accesi e tipici di quegli anni, inoltre sono presenti anche vari riferimenti ad essi. Però se in GOTG questa influenza è giustificata e contestualizzata è per questo più che godibile, in questo caso è praticamente infondata e quindi, a parere mio un po' fuori luogo.