mercoledì 20 aprile 2016

Into the woods (2014)

Into the woods è quel genere di film che generalmente e praticamente odio, ma che inconsciamente piace, perché i musical sono fatti per divertire, per mettere allegria, con messaggi positivi e importanti o almeno i più conosciuti. Certamente però questo non è dei migliori, anzi, dal regista di Chicago (Rob Marshall), un film icona del genere e molto bello, nonostante appunto non piace, mi aspettavo qualcosa di più energico, più vivace ma soprattutto meno scemo e meno caricaturale di questo film musicale del 2014 (di produzione Disney), basato sull'omonimo musical di Stephen Sondheim (lo stesso autore del musical Sweeney Todd: Il diabolico barbiere di Fleet Street, secondo me il migliore in assoluto, di cui hanno fatto un film con Johnny Depp che qui fa la parte del lupo cattivo abbastanza anonimamente) che si ispira a celebri fiabe tradizionali come Cenerentola, Cappuccetto Rosso e Raperonzolo dei Fratelli Grimm e Jack e la pianta di fagioli. Il film infatti intreccia queste opere situandolo in un mondo alternativo delle fiabe Grimm, e le estende per scoprire le conseguenze dei desideri e delle missioni dei personaggi, individui alle prese con le proprie scelte di vita, desideri e aspirazioni, in una moderna e favolistica versione. Comunque la storia segue le classiche vicende di queste fiabe, ma in modo originale coinvolgendo un fornaio (James Corden) e la sua bella moglie (Emily Blunt), che rendendosi conto che non possono generare figli, che il loro desiderio di formare una famiglia andrà in pezzi, a causa della maledizione di una strega (Meryl Streep), intraprendono un viaggio nel bosco per trovare gli oggetti necessari per spezzare l'incantesimo, e questo porterà loro alla conoscenza di varie forme di vita residenti nel bosco. Anche se la narrazione e la storia sembrerebbe andare in contro a sentimentalismi inutili e quant'altro di produzione Disney, sorprendentemente non è così, infatti le atmosfere dark non si annacquano, anzi, grazie anche alla convinzione degli interpreti conserva una rinfrescante dose di humour nero, la parte migliore di tutte. La morale della favola, ovviamente, resta: occhio a quel che desideri e attento, perché i bimbi ci guardano. Ma è meno stucchevole di quel che si aspetterebbe. Interessante e importante poi,  l'idea del doppio finale: si può infatti scegliere fra il primo finale, che fa terminare la storia nel classico "E vissero per sempre felici e contenti", e il secondo, che fa riflettere sulle conseguenze dei nostri desideri e sull'eredità che lasciamo ai nostri figli.

Non c'è niente di più pericoloso del desiderio: non perché i desideri non si avverano mai, ma proprio perché c'è il rischio, reale, che si avverino. Perché, quando i desideri si avverano, diventano presto mostruosi ed irriconoscibili, la caricatura deturpata, crudele e devastante di se stessi. e purtroppo, non solo nelle fiabe, ma anche nella realtà è davvero così. L'idea, dunque, è veramente ottima, il messaggio però tristissimo e (addirittura!) filosofico no (come alcuni riferimenti alla realtà e alla psicologia in generale: il viaggio nel bosco oscuro con tutto ciò che comporta uscire dalla casa sicura, la strega che vuole proteggere Raperonzolo dal mondo esterno sono solo alcuni degli esempi), certo, i bambini devono imparare, meglio attraverso un film, per il momento, che sulla propria pelle, magari. Peccato però che l'idea del musical sia fallimentare, non tanto per l'idea del musical, che potrebbe anche essere promettente, quanto per una partitura musicale spesso pretenziosa, terribile a tratti, una scadente introspettiva dei personaggi (che fatalmente non poteva mancare), una trama scialba (sulla quale c'erano basi sufficienti a fare un ottimo lavoro, che però ha mancato di vitalità, di ritmo, di credibilità), cosicché ci si trova, nonostante le prodezze vocali degli attori, e nonostante la trama che potrebbe essere veramente avvincente, a combattere contro una noia mortale spesso supportata anche da una fotografia anch'essa monocorde come la musica. Anche la durata, quasi 2 ore non aiuta. Facendo così la pellicola, anche se a disposizione comunque di un pubblico di tutte le età, ha perso godibilità, rendendolo insufficientemente gradevole. Rimane comunque il fatto che la conduzione del film è brillante, il regista infatti riesce, non si sa se per puro miracolo o meno, a coniugare due medium che sulla carta appaiono di difficile convivenza come appunto la fiaba e il Musical, dando al film una plasticità invidiabile ed un ritmo, specie nei primi due terzi, a dir poco inarrestabile, che compensa in parte gli anzidetti 'pasticci' combinati mescolando con grande libertà i testi originari. Certamente però per chi non è portato, come in parte anch'io, ci troviamo quindi in pochi minuti davanti ad uno spettacolo piuttosto noioso e raccapricciante. Ma il film di Marshall, così ricco di significati, con un cast in notevole sintonia e dotato di ottime capacità canore (in cui giganteggia una sempre maestosa Meryl Streep nel ruolo della strega cattiva), dopo un inizio felice, spensierato e niente male e un prosieguo meno brillante e più lento e macchinoso, si riprende solo e comunque nell'epilogo dolceamaro (di grande effetto), che ricorda la responsabilità degli adulti nel crescere i più piccoli, che, sempre, tutto ascoltano e tutto assorbono.

Ma in questo turbinio di innovazioni e intrecci interessanti, divertenti, affascinanti e ben congeniali, conosciamo e vediamo una Cenerentola indecisa, che non sa che cosa vuole, incapace di capire che cosa fare della sua vita e con due sorellastre ed una matrigna che, sebbene siano pompose ed arroganti, sembrano comunque avere ben più senno di lei, raffigurate in maniera affascinante, al contrario proprio di lei, la più rispettata dal punto di vista filologico delle fiabe trasposte, tranne per un particolare, cioè che la ragazza, descritta come bellissima nel testo, sullo schermo non lo è di certo, avendo le fattezze di Anna Kendrick, brava ma non certo una bellezza; incontriamo poi una piccola ladra con una mantella rossa (Cappuccetto Rosso dell'esordiente ma già esperta Lilla Crawford), dal carattere insopportabilmente pieno di se che sembra interessata solamente ad ottenere tutto ciò che può, dal pane del fornaio, alle sue mantelle (rossa e poi di lupo), all'arpa che si suona da sola. Comunque ben più memorabile della comparsata di un Johnny Depp nei panni del Lupo, ormai macchietta di se stesso, che compare a stento in due scene, evitando anche di dire la sua battuta più famosa (per mangiarti meglio); abbiamo anche una Raperonzolo completamente inutile, che passa le sue giornate a cantare per poi scappare col principe e non fare assolutamente null'altro mentre tutti gli altri personaggi si danno da fare; conosciamo poi i principi: uno sciocco innamorato di Cenerentola (Chris Pine) e che la tradisce il giorno stesso delle nozze dimostrandosi volubile ed insignificante, dal carattere debole e vuoto, l'altro innamorato di Raperonzolo e... basta, si innamora solo di lei e non fa nulla di più; per non parlare dei fornai che sono uno sciocco uomo che dipende dalla moglie, ma quantomeno riesce a fare la cosa giusta e la sua cara sposa (la più bella di tutte per me, Emily Blunt) che vuole solamente avere un figlio ma sembra non sia poi così innamorata del marito e, appena lo tradisce, cade da un dirupo. Fortunatamente ci sono anche Jack che regala un po' di fanciullesca vitalità e la splendida strega che è l'anima del film (la Streep), perché senza di lei il tutto si sarebbe concluso in un'insopportabile noia, lei che non bisogna dimenticare che con questo ruolo ha ottenuto l'ennesima candidatura agli Oscar (la n.19!). Indubbiamente se la storia è comunque piacevole, non rimarranno nell'immaginario le canzoni (anche se come detto, divertenti e ben cantate da tutti gli attori). Il bosco, però, più che la musica, è il vero centro di gravità di Into the Woods, che si carica perciò di forti valenze simboliche. Luogo oscuro, tetro, stracolmo di fitti alberi che non lasciano intravedere il cielo, il bosco, dove i nostri eroi e le nostre eroine smarriscono la retta via (e non solo letteralmente) per poi, dopo una lunga serie di difficoltà, ritrovare se stessi e acquisire ulteriore esperienza, non solo è la cornice prediletta delle favole d’ogni tempo ma anche luogo in cui scorre l’esistenza dell’uomo, lasciando un’indelebile traccia, un posto incerto e misterioso eppure pullulante di vita e di risorse. Per concludere quindi, il film, nonostante il messaggio vitale ma molto alla fine scontato, riesce a intrattenere non certo benissimo ma quasi sufficientemente, poiché fortunatamente per noi non stanno sempre a cantare, parlano e dialogano spesso. Certamente da non amante del genere ve lo sconsiglio, ma per chi questo è uno dei loro generi preferiti non possono assolutamente perderlo, ovviamente mettendo in conto che questo non è il meglio che si può vedere e trovare.

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6 commenti:

  1. Poteva essere un capolavoro e la prima parte mi ha illusa. Poi, vabbé, finisce davvero a schifio, nella noia e nella caciara.

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    1. Sì infatti...io l'ho visto solo perché volevo verificare certi giudizi, anche se io comunque non mi faccio imbonire, cerco sempre di non avere condizionamenti esterni prima di vedere qualsiasi film, anche questo ;)

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  2. Probabilmente questo è il musical più brutto che abbia mai visto...

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    1. Beh anche per me, uno dei peggiori, anche se non è che ne ho visti molti, anzi, credo 4 o 5 al massimo, quindi non sono un esperto del genere, ma effettivamente delude parecchio ;)

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  3. L'ho visto. Una vera stupidaggine.

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    1. Stupido? forse, ma l'idea è molto originale anche se tutto è finito in caciara, peccato però poteva essere bello ;)

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