martedì 12 aprile 2016

In fondo al bosco (2015)

In fondo al bosco è un sorprendente ed intrigante nonché inquietante thriller noir italiano del 2015 diretto da Stefano Lodovichi, con protagonisti Filippo Nigro e Camilla Filippi. Il film, girato interamente in Val di Fassa, è prodotto da Sky Italia con la collaborazione di One More Pictures e con il contributo della Trentino Film Commission. Il 5 dicembre ogni anno in Italia in uno sperduto villaggio alpino (Croce di Fassa) si svolge uno strano rito, nato da una fantasiosa quanto lugubre leggenda, per esorcizzare la morte gli abitanti infatti si mascherano dai cosiddetti Krampus (recentemente c'è già un film in giro su questi temi e personaggi), ossia travestiti da diavoli, quei diavoli che, leggenda vuole, vengono a rapire i bambini cattivi. Durante un gelida notte dell'inverno 2010 però, la celebrazione ha un tragico epilogo. Durante la festa infatti, terrorizzato da questi diavoli e trascurato dagli occhi iniettati di alcol del papà, un bambino di quattro anni (Tommaso) scompare misteriosamente nel bosco. Dato per morto per molto tempo, durante il quale il padre viene incriminato come è consuetudine ormai in Italia (messi alla gogna e letteralmente processati in piazza), mentre la madre cade in una depressione nera che la spingerà ad un tentativo di suicidio, il bambino sembrerebbe ricomparso. Cinque anni più tardi infatti la polizia trova un bambino che corrisponde alla descrizione di Tommi e che all'esame del Dna risulta corrispondere perfettamente al makeup genetico del figlio di Linda e Manuel (i due increduli genitori). Qualcuno ovviamente nasconde qualcosa, ma anche nessuno pare riconoscerlo. Si perché mentre il padre è felice di averlo ritrovato e può finalmente scagionarsi agli occhi della comunità, che lo ha sempre ritenuto il primo sospettato della sua scomparsa, la madre Linda, invece, fatica ad adattarsi al ritrovamento, giacché percepisce strani ed inquietanti segni. Stenta a riconoscere in quel bambino taciturno e scostante il proprio bambino perduto (e se quel bambino non fosse davvero suo figlio?), e anche il nonno di Tommi coltiva dubbi sull'identità del bambino. Ma mentre tutti si chiedono cosa sia successo veramente al bambino, alcuni indizi portano ad un'antica leggenda locale ed al terribile sospetto che il bambino sia l'incarnazione del diavolo. Quale sarà la verità? L'agghiacciante finale svelerà una insospettabile e memorabile conclusione della storia.

Finalmente dopo parecchio tempo qualcosa di nuovo nel cinema italiano che da tanto, troppo tempo, non propone qualcosa di simile: un thriller psicologico, angosciante e criptico fino alla fine. Si apre col botto, si dilata e rallenta nella parte centrale esasperandoci a livello emotivo, accelera il ritmo e diventa un susseguirsi di eventi e colpi di scena nel finale. Tutto il film a chiedermi come si sarebbe risolto, senza capirlo, senza arrivarci neanche lontanamente vicino. La sparizione all'improvviso di un figlio e la gogna mediatica sono il punto da cui parte la storia, un inizio al cardiopalma che ti incolla allo schermo, ma è solo l'inizio perché il film inizia con il ritrovamento del bambino e per 90 minuti ti tiene col fiato sospeso giocando sulle emozioni di una famiglia ed un paese diviso fra pregiudizi, superstizioni e il mistero di aver ritrovato un figlio dopo 5 anni. Un film imperdibile, che segna la nascita di un genere che in Italia è sempre mancato, il thriller-giallo di livello. Difatti questo è un thriller, un giallo drammatico italiano che sbalordisce, che nulla ha da invidiare ai prodotti di importazione, anzi si colloca quasi sopra la media. Clima inquietante, personaggi tormentati e trasfigurati, una storia credibile (sebbene originale) e di estrema attualità. Non credo esistano precedenti film che trattano un argomento di cronaca quotidiana dando uno sguardo così attento alle emozioni di una famiglia travolta da una tragedia così grande. Un intuizione giusta quella di raccontare una famiglia disfunzionale incastonata in un mondo tagliato con l'accetta attraverso un thriller, mostrando come certe comunità siano intrinsecamente violente nella loro incapacità di comprendere, o anche solo di accogliere, il disagio esistenziale e la malattia mentale.

Un film insolito per il nostro cinema: parte citando gli horror sui bambini indemoniati, ma il mistero (senza svelare troppo) è molto più terreno. La direzione degli attori funziona, ottenendo dal cast interpretazioni credibili pur secondo i codici estremi del genere. Grande l'interpretazione di Filippo Nigro (che con la sua bravura mi ha trasportato nel suo personaggio completamente), ma lodi anche a Camilla Filippi e a gli altri familiari. Tutto funzionerebbe in modo ottimale però se la sceneggiatura non fosse percorsa da una deriva misogina (con tanto di battuta giustizialista finale), per la descrizione fortemente stereotipata del personaggio femminile principale. Senza nulla togliere alle sorprese del finale, Linda è del tutto inconsapevole, ostinatamente autolesionista e masochista nel rapporto con tutti i maschi che la circondano. L'unico asse etico portante sembra essere quello padre-figlio (comunque bello), al punto che In fondo al bosco ritrova la sua originalità solo quando pone al pubblico le domande più interessanti relative alla natura del legame paterno: quanto conta il richiamo del sangue nella genitorialità maschile? E cosa fa di un uomo un padre? A parte la storia e la trama interessante, fotografia eccezionale, così come le scelte musicali, e come detto buona l'interpretazione attoriale. Qualche pecca qui e lì c'è ovviamente (come la suspense leggermente assopita), ma stiamo parlando di minuzie in confronto al prodotto finale. Un prodotto eccezionale in confronto a tanti, peccato la distribuzione limitatissima cinematograficamente, ma televisivamente fruibile grazie a Sky. Un film da vedere e non perdere.

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2 commenti:

  1. Non ho avuto ancora modo di vederlo, ma ne parlano tutti benissimo. Mi segno di recuperarlo quanto prima!

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    1. Si, ti consiglio di recuperarlo, secondo il mio modesto parere il film vale ;)

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