lunedì 4 aprile 2016

French connection (2014) & Blood Ties: La legge del sangue (2013)

French Connection (La French) è un drammatico film d'azione francese, un thriller noir del 2014 diretto da Cédric Jimenez. Il film si ispira a fatti e vicende realmente accaduti, negli anni Settanta infatti, Marsiglia è stata la capitale mondiale del traffico di eroina. Un traffico di droga, gestito con avidità e crudeltà da mafiosi locali senza che nessuno o quasi faccia nulla per impedirglielo. Solo un giovane giudice però Pierre Michel (Jean Dujardin) arrivato da Metz, città del nord della Francia, accompagnato da sua moglie e dai figli, incorrotto e incorruttibile, che ha giurato di affrontare la mafia francese e di far cadere a tutti i costi il padrino della costa marsigliese, Gaétan Zampa (Gilles Lellouche), deciderà di mettersi al lavoro per fermarli, conducendo delle delicate indagini al fine di sgominare ed arrestare alcuni esponenti della cosca mafiosa della città di Marsiglia, denominata, appunto "French Connection". Ma il compito per lui non si rivelerà facile ed, anzi, tra personaggi corrotti e delinquenti incalliti e pure molto accorti, il suddetto giudice verrà ostacolato molteplici volte per poi soccombere di fronte ad un sistema ed una realtà ben radicati e più grandi di lui, per riuscirci infatti pagherà (prima di Falcone e Borsellino) un prezzo altissimo. Il giudice si mette a capo di un pugno di uomini scelti, e nonostante gli avvertimenti, decide di portare avanti la sua crociata solitaria ma capirà ben presto che per ottenere dei risultati concreti deve cambiare il suo metodo di lavoro. Il giudice assediato nel pubblico come nel privato, dichiara guerra alla rete mafiosa del boss, che gestisce il business della droga e prospera grazie alla sua esportazione, gli tende la rete e lo attende paziente. Irriducibile e carismatico, come il suo antagonista, Zampa (figura emblematica e padrino intoccabile della mafia marsigliese) però, non si lascia intimidire, muovendosi agilmente tra la Costa Blu e gli States e seminando dietro di lui morte, vendetta e risentimento. Jacqueline (Céline Sallette, Les revenants) intanto, la consorte apprensiva, è turbata dalla sua ostinazione e da quella sua lotta ostinata che mette in pericolo le loro vite, i timori di Jacqueline infatti si concretizzano il 21 ottobre del 1981, quando Pierre Michel viene assassinato in strada e nella Francia del neo eletto François Mitterrand. Fortunatamente per noi e per la storia il boss non la passerà poi tanto liscia.

La storia è quella classica, “guardie e ladri”, con una contrapposizione incessante tra i buoni, il giudice ed i suoi uomini ed il boss che semina violenza e risentimento, ma il regista non ne fa un prodotto di maniera, difatti la ricostruzione dell’epoca (per raccontare una fase violenta della vita pubblica francese), è decisamente convincente. I costumi, le scenografie, sono calate perfettamente a cavallo tra i ’70 e gli ’80, vediamo quindi basettoni, pantaloni a zampa, interni vintage. La fotografia (in linea con lo cifra stilistica del film) è davvero accurata e la pellicola gode di un'ottima colonna sonora con musiche giuste e bellissime. Inoltre, la figura del giudice è ottimamente interpretata da Jean Dujardin (premio Oscar 2012 per The Artist) che riesce a dare del suo personaggio un ritratto magnifico di uomo onesto, integerrimo ma nel lo stesso tempo anche profondamente umano nonché affascinante, rischiando in prima persona la propria vita, senza dimenticare un valido Lellouche nei panni del boss. La trama si snoda sulle alterne vicende che vedono le gesta di Pierre Michel alle prese con la lotta al crimine, ma tanti argomenti si dipanano via via nello scorrere della storia, il vizio per il gioco, le vicende famigliari, le difficoltà lavorative, con un scorcio sul contesto sociale e sulla corruzione di una certa parte della società politica e civile. L'andamento con cui vengono narrati e presentati i fatti è quanto mai realistico e fortemente incalzante a tal punto da dover prestarvi una particolare attenzione al fine di seguire bene il loro avvicendarsi, ricco, appunto, di continui colpi di scena e tutto ciò rivela chiaramente quanto la regia sia ben costruita e condotta. La scelta più azzeccata è quella di proporre fin dalle prime battute lo scontro e il contrasto di visioni e stili di vita tra Zampa il capo della cupola e Michel il giudice che cercherà di fare di tutto per fermarlo. La pecca sta però nel non aver scolpito i personaggi, approfondendo soltanto a  tratti, la componente psicologica dei protagonisti. Il ritmo poi perde, con il passare del tempo, un po’ di brio, fino alla resa dei conti finale, inevitabile e necessariamente cruenta. Il film ha forse anche l'unico demerito di attorcigliarsi nella parte centrale che poteva essere un attimino sforbiciata ad uso e consumo dello spettatore e del ritmo della pellicola. Resta comunque bellissimo il contrasto tra l'ex intoccabile Zampa che comincia a sentirsi accerchiato e deve guardarsi dai tradimenti dei suoi stessi amici e Michel alle prese con indagini durissime e ostacolate da chi anche tra le forze dell'ordine era connivente senza tralasciare i duri contrasti casalinghi dovuti alle sue continue assenze e al pericolo delle indagini condotte. Un bel documento d’epoca che non si prefigge di esserlo, ma che vale la visione più per la sua dimensione di ricostruzione storica che per il districarsi della trama. Un affresco di anni complessi dove tutto doveva cambiare affinché tutto rimanesse com'era sempre stato.
 Insomma, un film altamente riuscito e vivamente da consigliare. Anche i francesi sanno fare i film sui mafiosi. In conclusione quindi, una valida pellicola per gli amanti del genere e non solo.

Blood Ties: La legge del sangue (Blood Ties) è un quasi inedito e drammatico thriller del 2013, infatti il film in Italia è arrivato nel mercato direct to video solo nel 2015, trasmesso da Sky. Un aneddoto particolare sul regista Guillaume Canet, che ha scritto, diretto e prodotto il film (presentato fuori concorso alla 66ª edizione del Festival di Cannes), la pellicola è il remake di un film del 2008 Les liens du sang, dove Guillaume Canet era protagonista. Il protagonista principale di questo film è invece Clive Owen, di tutto rispetto l'incredibile, stupendo cast femminile, nonostante il livello della produzione, tre bellissime e meravigliose donne, Zoe Saldana, Mila Kunis e Marion Cotillard. Il film, ambientato a Brooklyn negli anni '70, è la storia di due fratelli, uno criminale, l'altro poliziotto. Chris e Frank sono due fratelli che hanno preso strade diverse nella vita. Chris (Clive Owen, bravissimo e calato nella parte quasi perfettamente) è un criminale, un avanzo di galera (letteralmente), che è appena uscito di prigione dopo aver scontato una lunga pena per un omicidio, mentre Frank (Billy Crudrup) il fratello minore è un un onesto poliziotto dalla faccia pulita e dalla morale di ferro, ma che non è mai andato a trovarlo mentre era detenuto. Cresciuti sempre in contrasto ed in lotta per guadagnarsi l'amore e la fiducia del loro padre, che li ha allevati da solo, e che sembra preferire Chris, finiranno con lo scontrarsi, nonostante la volontà di non ferire il padre anziano e malato (James Caan). La speranza di Frank, che ha tentato, invano, di aiutare Chris per vederlo cambiato e pulito, credendo nella possibilità che il fratello possa restare lontano dal mondo del crimine, è però destinata a scontrarsi con la dura realtà. Probabilmente e ingiustamente snobbato dal pubblico, merita un recupero questo noir americano di Guillame Canet, non tanto per la storia: si tratta di un melodramma familiare a tinte fosche, remake (forse effettivamente non necessario) di una pellicola recente, cointerpretata dallo stesso regista. Il film si segnala piuttosto per la pregevole ambientazione "settantiana", la buona caratterizzazione dei personaggi e la scelta del cast, con il ruolo del protagonista affidato a Billy Cudrup, un bravissimo attore. Il problema sta nel fatto che, proprio grazie all'ambientazione newyorkese, emergono con evidenza gli stereotipi di una storia che abbiamo già visto innumerevoli volte sullo schermo. Difatti il contrasto tra fratelli è un tema classico, qui trattato altrettanto classicamente, il fratello buono che vuole aiutare l'altro apparentemente irredimibile ma che, al contempo, cova nei suoi confronti un rancore difficile da estinguere è storia nota. I rapporti tra Chris e Frank sono sempre stati tesi a causa delle preferenze del padre che, crescendo i figli da solo, ha sempre mostrato di prediligere Chris nonostante tutti i guai che era capace di combinare. Provando a dimenticare il passato, Frank decide di offrire una nuova possibilità di vita al fratello, lo ospita in casa sua, gli cerca un lavoro e lo aiuta a riavvicinarsi all'ex moglie (una sorprendente Marion Cotillard in versione prostituta) e ai figli, sebbene il nuovo amore per Natalie (la giovanissima e bellissima Mila Kunis) gli prospetti un roseo futuro, Chris però non riesce a stare lontano dal mondo del crimine ed esce nuovamente dalla vita di Frank. Costretto a lasciar la polizia, Frank nel frattempo si innamora di Vanessa (una sensuale Zoe Saldana), l'ex fidanzata di un potente boss della malavita, andando incontro a qualcosa di inaspettato, come il bellissimo inseguimento finale, una palese citazione da 'Carlito's Way'. La coppia Crudrup-Owen ricorda quella Michael-Sonny de 'Il Padrino', e non solo per la partecipazione di Caan. Una sorprendente prestazione la sua, nel ruolo di Leon, il padre di Chris e Frank. Ci sono attori che sono entrati nella storia del cinema grazie a grandi film ma che anche in opere minori sanno come offrire umanità ai loro personaggi. Caan è uno di loro. Infine molto bella la colonna sonora comprendente anche un Morandi d'epoca. Per il resto, 'Blood ties' che si regge soprattutto sulle buone prove attoriali e non sulla trama che (a dispetto dei temi trattati) non presenta quasi mai un picco di tensione, nonostante rapine, omicidi e sangue. Non brutto, ma senza infamia né lode.

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4 commenti:

  1. Se leggo la parola "sangue" nel titolo di un film, lo escludo a priori. Come ti dicevo in altre occasioni, non ho più i nervi per reggere i thriller noir e gli ammazzamenti vari!
    Devo rassegnarmi, ormai sono diventata una vecchia signora ipersensibile :))

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    1. In questo film il sangue si riferisce a quello biologico tra fratelli, effettivamente però qualche scena di omicidi c'è ma il sangue è in scarsa quantità tale da non creare suggestioni, certo se il genere non è nelle tue corde fai bene ad evitare, ci sono comunque tantissimi altri film da vedere ;)

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  2. mi ispira più il primo del secondo...

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    1. Il primo è ispirato a fatti veri quindi molto d'interesse, ed effettivamente ispira di più, però il secondo anche se leggermente sottotono ha un cast pazzesco, più conosciuto, di livello come il film, questo è evidente...a me è piaciuto tanto, il finale è bello e quasi poetico ;)

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