venerdì 10 giugno 2016

Second chance (2014)

Second Chance (En chance til) è uno sconcertate, sconvolgente e drammatico thriller danese che tratta argomenti e dinamiche moralmente discutibili. Il film (del 2014) diretto da Susanne Bier (una delle registe più recensite da me, questa è la terza volta dopo Una folle passione e The Night Manager) affronta infatti la complessa questione morale in cui viene a trovarsi un valido agente di polizia dopo essere stato travolto da una tragedia familiare. Il personaggio principale è interpretato da Nikolaj Coster-Waldau, il Jamie Lannister de Il trono di Spade. I due poliziotti Andres e Simon, buoni amici tra di loro, conducono esistenze molto differenti. Andreas si è accasato, vive con la bella moglie e il figlio (avuto da poco), e sembra avere una vita perfetta, mentre Simon, da poco divorziato, passa la maggior parte del tempo a ubriacarsi in uno strip club. Tutto cambia quando i due chiamati a sedare una lite domestica tra una coppia di drogati, si imbattono in Tristan, amico di un tempo e ora criminale allo sbando, incapace (per non dire di peggio) di prendersi cura della compagna e del figlio (che vive in pessime condizioni igieniche), anche lui di pochi mesi. Quando una tragica fatalità investe la vita di Andreas (che lo porta a confrontarsi con il proprio senso di impotenza, che lo scuote del tutto e che gli farà perdere lentamente la cognizione di cosa sia giusto e cosa no), i destini delle due famiglie si troveranno uniti in una sconvolgente catena di eventi. Difatti in seguito alla morte prematura del piccolo ed al conseguente shock psicologico della moglie, decide di non denunciarne la morte e di sostituire il proprio figlioletto con quella della coppia di tossici. Da questo momento si susseguiranno degli avvenimenti del tutto imprevisti che porteranno alla luce anche una terribile verità e che condurranno il poliziotto a restituire (anche giustamente direi) il neonato sottratto ai propri genitori naturali e ad autodenunciarsi, non senza conseguenze.

Questo è un film tosto, oscuro e incentrato sui dilemmi morali ed etici e sulle seconde possibilità. In Second Chance, si affrontano temi difficili, scelte sbagliate, istinti incontrollati. Temi che la regista (Susanne Bier, anch'essa danese) conosce benissimo e che ha esposto in altre pellicole. La Bier infatti affronta sempre temi profondi, nonché ampiamente scomodi, e qui, secondo me, risiede proprio la sua grandezza artistica perché senza troppi buonismi ella li presenta, li descrive e li sviluppa riuscendo a coglierne tutte le sfumature e sfaccettature e portando lo spettatore a riflettere a fondo sulle varie motivazioni dei casi esposti. Ma anche in questo film la Bier, sia pure in modo molto amaro nonché drammatico, riesce a fare trionfare la giustizia o, per lo meno, la realtà giusta, consegnando ai suoi protagonisti (come già era stato rappresentato in altri suoi film) la possibilità di poter rinascere grazie ad una seconda possibilità che, se da questi accettata, li riconsegnerà alla propria dignità, alla propria libertà individuale e, appunto, ad una nuova vita più equa e più positiva. In questo caso, la morale, almeno all'inizio, viene sicuramente meno, sebbene, se considerato da un certo punto di vista, potrebbe essere anche alleviato dai severi e giusti giudizi e, forse, un poco giustificato. I protagonisti, tutti attori del cinema nord europeo e a noi poco conosciuti (tranne ovviamente Nikolaj Coster-Waldau), interpretano molto bene i loro personaggi esprimendo molto efficacemente la propria sofferenza ed il loro difficile "iter" esistenziale da seguire. Lo spettatore si immerge in una atmosfera più o meno buia o al massimo grigia come la zona morale in cui si trova ad operare il poliziotto. Sotto la minaccia di suicidio della moglie e in preda alla disperazione più nera per la morte di un figlio, è lecito rapire il figlio abbandonato a se stesso di una coppia di tossici? Quali risvolti morali e non solo può innescare una scelta del genere. Ecco la Bier cerca di farci affrontare questo viaggio senza lasciare nulla all'immaginazione in maniera tale che lo spettatore possa immergersi nella vicenda in tutti i suoi realistici e inquietanti risvolti. Mai una storia così difficile da digerire e commentare, una trama comunque originale ma scioccante. Mai avevo visto in un film la presenza di neonati vittime di soprusi così cocenti (già all'inizio ne vediamo uno che piange coperto dalle sue stesse feci), a tratti è addirittura difficile tenere aperti gli occhi.

Di certo Susanne Bier non è una regista che ama lavorare in sottrazione, ma questa volta in tal senso si supera proponendo un contesto di raro degrado che chiama ad azioni talmente discutibili da provocare riflessioni molteplici (se ne potrebbe parlare per ore ed ore) che spaziano dal contesto familiare (cosa c'è di più prezioso di una nuova vita?) a quello sociale (la giustizia che non funziona come dovrebbe) finendo col divenire praticamente universali. Da qui è un susseguirsi di nuovi spunti che spostano sempre più nel marcescibile il contesto generale che continua a regalare "sorprese" per lo più nefaste al protagonista, tra implicazioni (si può accettare il fato davanti a certi accadimenti?) atte a generare il dibattito personale e sociale e motivazioni profonde che non si possono accantonare facilmente. Purtroppo se il film è un pozzo di mutazioni e di costanti novità su un filo tesissimo è altrettanto vero che legare tutto è impresa ardua e che più volte l'insieme sbanda paurosamente (ad esempio ad un certo punto viene inscenato un finto rapimento talmente bislacco da far torcere il naso se non addirittura sorridere), ma almeno viene evitato il totale "patatrac" sul finale, appena accennato e poi accantonato per quanto anche su questo ci sarebbe da discutere per via di un po' di leggerezza (difficile credere che Simon se la cavi così). Opera quindi dai connotati spiazzanti, dolorosi (difficile immaginare pur volendo qualcosa di più amaro e violento) e contrastanti con un titolo multiuso che ben si addice alle scelte di più di un personaggio (appropriato almeno per tre) e che rivede Susanne Bier tornare a far discutere ed ancora più del solito. Un film duro che non può lasciare indifferenti e che si fonda anche su di un'ottima interpretazione dei suoi interpreti. Film di sicuro impatto altamente consigliabile. Nel bene e nel male (sicuramente dividerà drasticamente, se già non l'ha fatto).

8 commenti:

  1. Che nervi...
    Piaciuto moltissimo.

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    1. Eh sì, fa un po incazzare...ma è comunque bello e interessante..

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  2. Interessante, ho appena finito (e adorato) The Night Manager, quindi me lo segno!

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    1. I suoi, della Bier, sono sempre produzioni interessanti e alquanto discutibili a volte, ma le sue storie tremendamente belle e coinvolgenti ;)

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  3. Non ne avevo mai sentito parlare , ma come sempre le tue esaurienti recensioni, mi incuriosiscono non poco.
    La trama poi, la considero originale e trattare questo tema non deve essere sicuramente impresa facile!
    Grazie come sempre mio caro Pietro, una buona serata e un abbraccio forte!

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    1. Ma grazie, mi fa piacere che ti incuriosisce, eh infatti non è facile non solo trattare ma comprendere un tema complesso come questo...Grazie e buona serata a te! ;)

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  4. Mi sa che questo è proprio il genere che piace a me...Guardo se lo trovo su Sky on demand!
    Buon weekend :)

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    1. Sì probabilmente..dovresti trovarlo credo, buon weekend anche a te ;)

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