martedì 7 giugno 2016

L'ultimo lupo (2015)

L'ultimo lupo (Wolf Totem) è una spettacolare pellicola d'avventura del regista francese Jean-Jacques Annaud, uno degli autori più coraggiosi e intraprendenti del cinema contemporaneo (regista tra gli altri di Il nome della rosaSette anni in Tibet e in ambito animale L'Orso). Per Annaud appunto, uno dei registi più premiati e con il maggior numero di titoli sempre nella top ten annuale degli incassi in patria, si tratta ancora di un film che ha in un romanzo il robusto spunto di partenza. Sì perché, questo bellissimo film del 2015 è tratto dal romanzo autobiografico di Jiang Rong, uno dei più grandi successi letterari contemporanei, un bestseller da 20 milioni di copie vendute in Cina nel 2004, titolo originale "il totem del lupo". Ma per capire la potenza sia del libro che del film, è bene cominciare dalla trama. Questa è la storia di Chen Zhen, un giovane studente di Pechino che (durante la Grande rivoluzione culturale cinese, nel 1967), viene inviato nelle zone interne della Mongolia per insegnare parole e numeri ad una tribù nomade di pastori. A contatto con una realtà diversa da quella che aveva sin qui conosciuto, in un deserto sconfinato e dalla bellezza mozzafiato (selvaggia e vertiginosa), Chen scopre di esser lui quello che ha molto da imparare, sull'esistenza, sulla comunità, sulla libertà, sul senso di responsabilità e sul lupo, la creatura più riverita delle steppe. Sedotto dal complesso e quasi mistico legame che i pastori hanno con il lupo e affascinato dall'astuzia e dalla forza dell'animale, Chen salva un cucciolo e decide di addomesticarlo, per osservare da più vicino l'animale. Il forte rapporto che si crea tra i due sarà però minacciato dalla decisione di un ufficiale del governo di eliminare a qualunque costo tutti i lupi della regione. Colpevoli a loro dire, di 'frenare' l'avanzata del progresso della Cina di Mao, i lupi infatti vengono abbattuti da cuccioli o dentro safari crudeli, che alterano l'equilibrio uomo-natura che le tribù mongole avevano conquistato nei secoli.

Al centro della pellicola (come ovviamente anche nel libro, almeno credo, non posso confrontarli) vi è sicuramente il riconoscimento della superiorità del lupo, animale dotato di forza morale, lungimiranza, capacità di coesione sociale, giusta dose di aggressività, coraggio, capace di un comportamento assolutamente rispettoso dell’equilibrio naturale, ma soprattutto di una fierezza tale da renderne impossibile l’addomesticamento. La storia è raccontata in modo semplice e lineare, e si costruisce attorno al tentativo del protagonista di allevare un cucciolo di lupo, tentativo destinato a fallire miseramente perché, il lupo non si può mettere al guinzaglio. Senza particolari colpi di scena, il regista ottiene un risultato credibile, dove lo spettatore trova il tempo per riflettere e rimanere allo stesso tempo affascinato dai bellissimi luoghi in cui il film è ambientato. Uno sguardo superbo alle sconfinate steppe della Mongolia, fra cielo e terra uomini e animali che vivono le loro vite con rapporti di rispettosa convivenza. La sopraffazione dell’uomo moderno diventa invece sterminio spietato e inutile, sconvolgendo i delicati equilibri dell’eco-sistema, che tanto stavano a cuore delle antiche generazioni. Questi due giovani insegnanti inviati dal Regime in una sperduta comunità della Mongolia, con il compito di istruire i giovani Mongoli, difatti ricevono una grande lezione di Vita, di quella che viene definita "semplice", ma che di fatto è di una complessità inimmaginabile: difficoltà determinate dalle avversità metereologiche, maestose tempeste di vento, infinite fatiche per assicurarsi riserve di cibo, sempre però partecipando consapevolmente alla bellezza di questo vero Eden. L'antico popolo dei Mongoli dimostra una sapiente conoscenza dell’ambiente, frutto anche dell’osservazione dei comportamenti del Lupo della steppa, il grande Gengis Khan apprese le regole della guerra che lo resero invincibile. E perché non approfittare della grande capacità di caccia di questo animale, al vertice della "piramide alimentare", sottraendogli per i bisogni della popolazione mongola, "un ragionevole quantitativo di prede?". Ma l'avidità della società consumistica pretende tutto, affama i lupi, avviando così la reazione a catena che inesorabilmente, con un effetto "domino" determinerà conseguenze devastanti per la steppa. E' l’uomo che vince sempre contro gli animali, per cattiveria e disoneste strategie distruttive. Ma quel giovane insegnante che contro la volontà del capo villaggio, aveva adottato un cucciolo di lupo, "facendo di un Dio uno schiavo", aveva allevato per amore, da solo, contro una montagna di difficoltà, inconsapevolmente "l'ultimo dei lupi". Presa coscienza della sua poco sensibile iniziativa, sopraffatto dal rimorso per l’errore commesso, cambia addestramento per reinserire il lupo nell'ambiente d'origine, e questa volta con il consenso del sapiente capo villaggio. Comprende così che, con  il suo sconsiderato atto d’amore, aveva salvato non solo "L'ultimo lupo", ma un intero eco-sistema.

Premetto che non sono propriamente un amante degli animali (anche se i lupi mi hanno sempre affascinato), ma dei film che mostrano paesaggi mozzafiato, questo film mi è piaciuto veramente tanto. Una pellicola che si sa far apprezzare, che mostra belle immagini, che sa essere drammatica e far commuovere, che sa far riflettere, insomma, una grande opera. Il film riesce a trovare delle qualità positive nel lupo (giustamente direi), uno degli animali più affascinanti e curiosi del Mondo animale. Tutte queste caratteristiche vengono evidenziate nel film, o nei dialoghi, o direttamente trasmesse allo spettatore tramite le immagini, e sono la pazienza, il saper far gruppo, l'essere autonomi ma portare rispetto al loro capo branco, la fierezza, l'orgoglio. Tutto questo, nel film viene evidenziato, e pure bene. Perché i veri e più bravi attori della pellicola sono loro, i lupi, di una bellezza abbagliante e probabilmente era quello che Annaud voleva. La fortuna del film risiede infatti molto nella preparazione dei lupi, spesso animali veri in scena e quasi mai riprodotti e moltiplicati in computer grafica, grazie al capo addestratore il canadese Andrew Simpson che ha iniziato a lavorare con loro nel 2005. Ci sono voluti infatti sette anni per concludere il film, non solo per l'impiego di animali, addestratori, scenografi non indifferente, ma anche per particolari reticenze cinesi, ma in ogni caso ne è valsa la pena. Per quanto riguarda il cast del film, gli attori sono tutti professionisti, tranne qualche comparsa recuperata nelle file degli allevatori e dei cavallerizzi del posto. Shaofeng Feng, che interpreta il protagonista della vicenda, è un attore molto conosciuto, ha girato più di 50 film e serie tv negli ultimi 10 anni. Sono diverse le cose che ho apprezzato di questo film, nonostante qualche difettuccio. Innanzitutto la storia, che riesce ad unire l'avventura al dramma, e riesce ad essere anche commovente in diversi momenti (soprattutto nel finale, anche se arriva dopo una parte non completamente coinvolgente e povera di ritmo, tutto un po frettoloso). In secondo luogo, la bellezza dei paesaggi, le fotografie, le riprese, i panorami di questa pellicola, sono un qualcosa di splendido che ti viene voglia di bloccare il film e stare ad osservare quei magnifici paesaggi per molto tempo. Difatti, questa Terra di lupi, la Mongolia, si è dimostrata la seconda protagonista della pellicola. Ho trovato forzata invece la storia d'amore, piazzata lì come a dire che non si possa fare un film oggi senza mettercene una anche solo sullo sfondo. Infine, anche tutto il resto funziona abbastanza bene, le musiche, l'alternanza tra alti e bassi, lo sviluppo della vicenda. Stiamo comunque parlando di una pellicola di quasi due ore, perciò chi vuole vedere un film ricco di adrenalina e di tensione, ne sconsiglio la visione. Però, al contrario, chi ama gli animali, le storie con sullo sfondo la natura, le trame che fanno riflettere, non potrà che uscirne soddisfatto dalla sua visione. Il film in definitiva è ben fatto, riuscendo anche, a mio avviso, nella sua parte, discreta, di critica del Maoismo e di atto d'accusa verso le ideologie totalizzanti con il loro bagaglio negativo di ottusità burocratica. Complimenti quindi al regista e a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare un film di cui difficilmente ci si può dimenticare.

2 commenti:

  1. Questo film ricordo che mi emozionò moltissimo, però nel senso negativo del termine. Io amo gli animali, e non sopporto di vedere in alcun modo la violenza tra loro o verso di loro, nemmeno quando fa parte della natura. In sala ho avuto perennemente le lacrime agli occhi e non ne ho un bel ricordo.
    Ricordo solo di essermi soffermata molto sui paesaggi, erano a dir poco fantastici come dici tu.

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    1. Si rimane sicuramente spiazzati da certe immagini, anche in senso negativo, però i lupi sono lupi, non guardano in faccia a nessuno (a parte il protagonista) e non c'è niente che tenga, è la natura e non si può e non si deve intralciarla per nessun motivo, anche se fa male..
      Quindi ti capisco, ciò non toglie però che il messaggio di questo bel film è positivo, e la vista di questi maestosi paesaggi allieta lo spirito ;)

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