sabato 12 novembre 2016

L'abbiamo fatta grossa (2016)

Al termine della visione di L'abbiamo fatta grossa, ultimo film del regista Carlo Verdone, co-protagonista insieme ad Antonio Albanese della pellicola del 2016, la mia impressione è stata quella di aver visto un film che non mi ha particolarmente entusiasmato, ma allo stesso tempo neanche deluso. Perché questo film, in fondo, è abbastanza divertente e riesce a distrarre lo spettatore dalla routine quotidiana, e già questo è un eccellente risultato. Anche se un pizzico di delusione la si avverte da una sceneggiatura poco originale, da un racconto privo di plausibilità e da una serie di scenette troppo prevedibili e che sanno di già visto. E il finale (dolce-amaro) con pernacchia alla Totò dei momenti meno felici fa cadere le braccia e rischia di far naufragare una commediola fin lì esile ma pur sempre accettabile. Infatti devo riconoscere che la trama è costruita molto bene ed è sorretta da una sceneggiatura ben adeguata ai tempi della narrazione. Almeno fino a quando entra in scena la satira del buon Verdone che naturalmente non manca mai nei suoi film (in questo caso l'attenzione si concentra sul senso di avidità umana, anche da parte delle persone che non hanno in genere la propensione ad essere malvagie e poi ovviamente le sequenze finali che ci mostrano tutto un retroscena di corruzione sociale e politica che per noi italiani purtroppo rappresenta da sempre una angustia realtà), perché nonostante questa satira dolente dell'Italia di oggi ha una trama divertente è priva quasi totalmente dell'effetto valanga comico. Questo nonostante la presenza di due comici nati che proprio per questo quasi si annullano a vicenda, infatti la comicità Verdoniana (che in effetti è quella che detta i tempi e le battute, ma che in questo caso a volte pecca di palesi rimandi a cose già viste in passato) tende a volte a comprimere, secondo le sue esigenze, la particolarità di Albanese che conosciamo essere un attore spesso stravagante e strampalato. Come dire, a volte non sempre l'unione fa la forza, anche se il binomio Verdone-Albanese è quello che più funziona e che regala molti momenti di umorismo e di intelligente sarcasmo. Comunque la storia, anche se non del tutto convincente, segue tutti gli elementi classici della sceneggiatura e della narrazione filmica di Verdone, riuscendo a prevalere.

Un buon film comico (anche se qui di comico c'è ben poco, difatti a parte alcune gag si ride a denti stretti e con una vena malinconica) dev'essere costruito inevitabilmente sull'equivoco, sull'ambiguità, sui fraintendimenti, sull'ironia, sul sarcasmo, sulla satira, sul ridicolo. Fortunatamente per noi questi elementi sono ben mescolati, tanto che la storia è divertente e piena di equivoci, minacce serie ai protagonisti che però appaiono ridicole (anche se funzionali), tutto condito con un bel miscuglio di ansie, affanni, preoccupazioni, timori, angosce, inquietudini, apprensioni, trepidazioni, che appartengono ai film di VerdoneL'abbiamo fatta grossa, riesce comunque nell'intento di accomunare un detective spiantato ed ex carabiniere con il sogno di diventare giallista famoso, all'anagrafe Arturo Merlino (Carlo Verdone), ed un attore altrettanto fallito di nome Yuri Pelegatti (Antonio Albanese). Ma cosa precisamente gli accomuna? Una improbabile indagine che quest'ultimo chiede al primo di intraprendere pedinando la moglie separata, salvo registrare la conversazione sbagliata della coppia ancor più sbagliata, e trovarsi tra le mani una valigetta piena di banconote da 500 euro, un bottino di un milione di euro che i due si convincono a trattenere in un particolare nascondiglio nell'armadio della vecchia zia di Arturo, innescando così e dando vita ad una serie spesso spassosa di situazioni al limite del giallo, garanti di almeno un palmo di situazioni piuttosto divertenti, con annesse rocambolesche avventure e improbabili travestimenti. Come detto in precedenza il film non mi ha particolarmente entusiasmato, però questa commedia (comunque scontata, anche se ben interpretata), semplice e lineare è in grado di regalare qualche risata genuina. Perché è inutile negare che la pellicola ha dalla sua l'evidente affiatamento di due grandi attori di classe come Verdone+Albanese, entrambi davvero a loro agio nell'interpretare due personaggi di fallito che tuttavia non si arrendono e perseverano, riuscendo peraltro entrambi solo a peggiorare la loro già precaria situazione economica, sentimentale, e pure penale.

Poiché il film, nonostante alcuni difetti, appare comunque scorrevole nella sua squisita piacevolezza comica e ad esso vanno attribuiti i meriti per la presenza di picchi di genuina originalità. Tra essi sicuramente i diversi momenti di irresistibili situazioni comiche o la presenza del personaggio femminile interpretato dalla brava Anna Kasyan (una simpaticissima, straripante, esilarante spasimante di Arturo, melomane canterina piuttosto intonata, ma spesso inopportuna, amante delle letture gialle e delle storie avventurose), sicuramente la vera e preziosa scoperta dell'esperto attore e regista Carlo Verdone. Divertenti e indovinate infatti le caratterizzazioni dei personaggi femminili, anche per quanto riguarda la ragazza asiatica con accento romanesco, un espediente che funziona sempre nei film dell'autore romano. Ma nel cast va citato pure il sempre valido e tenebroso Massimo Popolizio, impegnato a rendere al meglio il solito personaggio del villain, ma pure molto divertente nel ruolo della zia svampita (ma solo ad intermittenza), risulta Virginia Da Brescia, 'vecchiettina' che parla nel sonno, ricordando nostalgica i lontani impeti notturni del marito scomparso anzitempo. In ogni caso, questo film che sicuramente non passerà certo alla Storia come uno dei migliori film di Verdone, è uno dei suoi film in assoluto più divertenti e riusciti, il corto circuito tra il nordico Albanese e il romano doc, placido il primo e deliziosamente irascibile il secondo ne fanno difatti un ingranaggio a prova di bomba. Un ingranaggio non nuovo, né tantomeno eclatante, dove pur sempre troviamo un Verdone più in forma che nel precedente capitolo di questa sua avventura cinematografica lunga e nel suo complesso positiva, in grado molto più di altri comici di fornirci un ritratto di italiano medio, anzi mediocre, che tuttavia si aggrappa con tutto se stesso e tutta la simpatia anche involontaria che ne trapela fuori, alla propria perseveranza per resistere dinanzi ad un territorio e ad un ambiente per lui sempre troppo ostili e difficili in cui potersi adeguare ed adattarsi. Anche se in definitiva una sceneggiatura e una regia tutto sommato discrete non bastano a coprire le lacune e la scarsa naturalezza di una miscela comica non del tutto riuscita con Albanese, soprattutto nell'assurdo finale, sicuramente originale ma privo di forza, lasciandoci leggermente incompleti e non proprio soddisfatti in pieno. Comunque finalmente una buona commedia italiana che diverte senza proporre continuamente la stessa solfa di cui la Filmauro è capofila. 6,5/10

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4 commenti:

  1. Cina indegno. Scenette trucide come neanche nei peggiori cinepanettoni. Due artisti che abdicano alla loro professionalità scendendo a livelli infimo. Da vergognarsi. L'hanno fatta veramente grossa, si...e imperdonabile..

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    1. Eh addirittura, sì un po' sceme ma peggio dei cinepanettoni proprio no..

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