mercoledì 7 dicembre 2016

Revenant: Redivivo (2015)

Gli aggettivi che mi vengono in mente dopo la visione di questo lungometraggio (un film del 2015, diretto, co-scritto e co-prodotto da Alejandro González Iñárritu) sono: maestoso, epico, selvaggio, ma anche purtroppo deludente e disturbante. Deludente perché anche se il film scorre bene e la pellicola si fa vedere, questa solo a tratti intrattiene, ma mai riesce ad appassionare completamente nonostante la forza emotiva che indubbiamente c'è e tanta. Disturbante perché Iñárritu non è proprio un regista da definirsi delicato, quindi la cosa ci starebbe, se non che, ciò che mi 'disturbava' (e non poco) nella prima mezz'ora/tre quarti di visione (l'esagerazione quasi grottesca, le forzature battagliere, la ridondanza in generale amplificata da un'eco naturalistico che andava profilandosi come un'esibizione di maniera e di stile fine a se stessa, senza dimenticare alcune scene cruente e alcune molto surreali) si è però lentamente dissolto quando ho capito e ho visto quanto sia stato lo sforzo, umano e tecnologico, nonché naturalmente di budget (ma quest'ultimo non è certo un elemento a favore), operato per realizzare questo film. Un film però che nonostante non sia riuscito efficacemente a stupire o a commuovere me, regala uno spettacolo straordinario di puro cinema, film che stenta a decollare, che stenta a farsi capire e coinvolgere ma che regala maestosi paesaggi innevati e una storia incredibile, potente e intensa con un finale più che accettabile. Revenant: Redivivo (The Revenantrimanda, come in un gioco di specchi, recuperando temi propri della frontiera americana (quando la frontiera era in realtà un gigantesco territorio inesplorato che iniziava a ridosso degli stati della costa atlantica, abitato da una pluralità di popolazioni indigene), ad opere come Into the wild e affini, sviluppando un percorso artistico originale (anche se a dire il vero questo è un remake dato che il soggetto è già stato usato da un'altra pellicola, Uomo bianco, va' col tuo dio! 'Man in the Wilderness' del 1971) a partire dalla spettacolarizzazione di una storia vera (in parte basata sul romanzo Revenant: La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta e parzialmente ispirata alla vita del cacciatore di pelli Hugh Glass, vissuto a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento), ambientata nel grande nord americano all'inizio dello stesso diciannovesimo secolo, il nord delle spedizioni di caccia, dei combattimenti con tribù di indiani ostili, dei vincoli famigliari e il tradimento, dello spirito di sopravvivenza e la vendetta e ne propone una scrittura tersa ed essenziale, in cui gli individui diventano minuscoli a fronte di una natura primordiale, implacabile e ferocemente bella.

In questo contesto infatti The Revenant sviluppa la sua narrazione. Hugh Glass (interpretato da un formidabile Di Caprio) guida un gruppo di trapper (cacciatori di pelli che si avventuravano per cercare fortuna, ma spesso anche per sfidare la morte) comandati dal capitano Henry, lungo il corso del Missouri. Ma dopo la consueta raccolta la spedizione viene attaccata dagli indiani Arikara, che derubati dei loro preziosi beni naturali, la terra, la selvaggina, le loro donne, dagli occidentali inglesi, francesi e americani (con la loro forza delle armi e col cinismo di un'anima assetata di ricchezze e potere) si vendicano (anche se uno scopo più 'nobile' c'è) e decimano il gruppo. Lungo la strada del ritorno però (passando per le montagne, poiché gli indiani controllano il corso del fiume) Glass viene attaccato da un'orsa che lo riduce in fin di vita.  Il capitano decide quindi di lasciare tre persone (tra cui il figlio) con Glass per dargli 'onorevole sepoltura', ma lui non muore e viene abbandonato in mezzo a un territorio impervio, senza armi e senza cibo, mentre il figlio che cerca di proteggerlo viene assassinato a coltellate. La situazione appare perciò disperata, ma l'istinto di sopravvivenza e il desiderio di vendetta produrranno effetti sorprendenti. Revenant quindi racconta una storia vera di lotta per la sopravvivenza e di vendetta, ma anche una storia di amore per la vita, per la propria donna, di attaccamento viscerale ai propri figli e ai propri padri, che generano una forza sovrumana da far superare ostacoli impossibili a qualsiasi uomo. Ma la Storia è anche una storia di vigliaccheria e di tradimenti imperdonabili che richiedono a gran voce vendetta. E' infatti l'amore per il figlio, l'amore per la vita, la forza che solo una vendetta spietata può trasmettere per 'riparare' ad un atto imperdonabile, a trasformare Hugh Glass in un epico e spietato vendicatore. Ma Glass sa bene che i suoi sforzi sarebbero vani se non ci fosse una forza più grande di lui che lo guida verso il suo gesto che sarà di estrema e vana catarsi liberatoria. E catturato il traditore, uno splendido ed insuperabile cattivo Tom Hardy (John Fitzgerald nel Film), che proverà con tutta la sua vigliaccheria a dissuadere Glass dicendogli a gran voce che la vendetta non gli ridarà mai quello che ha perduto, lascerà la vendetta nelle mani di Dio, non nelle sue, e sappiamo bene che la sua non è sempre benevole. Revenant perciò anche solo per la scena finale è un film maestoso che trasmette ogni tipo d'emozione, che scava dentro il proprio io e ti perfora come un pugnale facendoti riflettere sulla natura umana e il suo comportamento. La regia è pulita, mantiene sempre lo stesso ritmo, i piani sequenza sono lunghi, dettagliati e paurosamente efficaci sullo spettatore. La cinepresa riprende l'azione in modo originale, spostandosi dinamicamente mantenendo un primo piano eccellente immergendoti nel film.

La sceneggiatura poi, nonostante i pochi dialoghi che fan si che il film venga interpretato da solo, lasciando spazio alla potenza fotografica e della regia, l'ho trovata comunque pazzesca. Essa permette infatti di leggere il pensiero degli attori con una pulizia incredibile sia nei movimenti che nei dialoghi in modo incredibilmente spontaneo. La fotografia ovviamente non poteva essere migliore, tutto naturale, grazie ad una luce del sole incantevole della zona in cui hanno girato, che rende il film estremamente reale e immersivo. Inoltre i panorami ripresi dall'alto sono letteralmente mozzafiato. L'interpretazione di DiCaprio parla da sola, l'attore non dice una parola per 40 minuti, con una espressione trasmette mille emozioni riuscendo a farti entrare dentro il personaggio, in tutti i sensi, da brivido (come alcune incredibili scene, una alla Gollum, che a proposito si sarebbe stupito a vederla, e una mai vista, dormire nella carcassa di un cavallo!). Tutto il resto del cast, stellare, un Tom Hardy motivato e incalzante (sempre bravo a dare spessore ai suoi personaggi anche se non proprio eccezionali come per esempio fu in Child 44: Il bambino n.44). La colonna sonora è composta da sinfonie di prima categoria messe al posto giusto e al momento giusto. Infine, durante la visione ci si ritrova in un tripudio di emozioni fortissime, il film ti trascina nel suo mondo per 2 ore e 22 minuti, e vogliate credermi, starete incollati davanti alla proiezione senza voltarvi, distrarvi e chiudere occhio fino alla fine dei titoli di coda. Un quasi capolavoro che non se ne vedevano da molto, molto tempo. Un film potente maestoso e colossale da risultare difficile da 'digerire', bellissimo e molto 'forte' per le scene e per la storia narrata. Una storia che senza dubbio ha meritato le dodici candidature agli Oscar (a proposito il regista a ri-meritato la statuetta dopo Birdman), anche se a esser sinceri per DiCaprio era meglio l'avesse vinto prima perché anche se bravissimo a me non mi ha convinto tantissimo, come il film, dato che come ho scritto all'inizio qualcosa non ha funzionato e non mi ha preso tanto, soprattutto per il lato mistico e onirico un po' fuori dal mondo e artificioso nonché stancante e un po' noioso. Forse perché il film è indubbiamente asciutto ed essenziale, anche troppo, la neve, il fuoco, il gelo, il sangue, i boschi sconfinati, il fiume e le sue rapide, i branchi di bisonti, disegnano una coreografia sì solenne e maestosa ma non eccezionale ed emotivamente noiosa, a volte non spiegata a sufficienza nelle varie sotto-trame e situazioni. Ma il film è essenziale anche nella descrizione dei legami e dei sentimenti, l'amore paterno, il senso del dovere, il tradimento, la ferocia dei vincitori, la solidarietà umana sono rappresentati in modo sobrio e senza enfasi, senza 'effetti speciali' utili ad immedesimarsi, anche se la scena dell'attacco dell'orso, pur ricostruita in CGI, appare comunque di un'efficacia impressionante. A volte poi la narrazione sfiora l'iperbole e l'iper-realismo, soprattutto quando Glass, gravemente ferito, si trova ad affrontare situazioni estremamente pericolose e potenzialmente letali, riuscendone sempre come un Highlander ad uscirne indenne. Comunque non è sul piano del realismo che va valutata l'opera di Iñárritu, perché The Revenant è un'opera lodevole che celebra la vocazione prometeica dell'uomo-Glass in un contesto molto più forte di lui. I risvolti leggendari sono temperati da una messa in scena rigorosa e affascinante e dall'ampiezza sconfinata dell'orizzonte. Come a dire che, per muoversi su un'estensione sterminata, occorre un impegno e uno spirito di sacrificio altrettanto illimitati. Insomma un qualcosa in ogni caso di strabiliante, che in definitiva, nonostante alcuni problemini, fa sì che il film risulti davvero magnifico, straordinario ed incredibile, ma capolavoro assoluto forse no, anche se ci si avvicina molto. 8/10

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15 commenti:

  1. Visivamente maestoso, ma secondo me c'è poca ciccia. :-/

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    1. E' quello che intendevo anch'io, bello e spettacolare ma privo di pathos con poca carne al fuoco..e pure mezza bruciata...comunque film pazzesco ;)

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  2. Ne parli bene, ma quando me lo hanno raccontato (non l'ho visto e non mi interessava vederlo) ho capito che era il classico film hollywoodiano tutto fumo (regia, scenografia ecc) e niente arrosto.
    Evitato come la peste, contento per l'Oscar a Di Caprio almeno ha avuto una gioia.

    Moz-

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    1. Bene ma non benissimo dato che un po' mi ha annoiato, comunque la sostanza è buona però dura davvero tanto, troppo :)
      Forse l'unico grande pregio è proprio Leo che finalmente ha vinto ;)

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  3. Proprio per le scene crude e disturbanti non ho visto questo film, comunque sono felice per Leonardo DiCaprio che ha vinto l'Oscar per il suo ruolo in "Revenant"!😊

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    1. Giusto giusto due o tre non sono tantissime comunque, però non sono così forti come pensi, ma se hai deciso così va benissimo lo stesso :)
      Era diventata un'ossessione e per fortuna c'è riuscito ;)

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  4. A un anno di distanza dovrei rivederlo, chissà se la penserei allo stesso modo :)

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    1. Secondo me ti potresti annoiare, perché se a primo impatto è meraviglioso (e un po' lo è anche) alla fine si resta interdetti dalla poca vitalità delle scene, pochissime davvero interessanti, meglio se lasci perdere, io per esempio non lo rivedrò mai più ;)

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  5. Caro Pietro,
    di questo film, di cui conosco la trama (sebbene non l'abbia visto), si è discusso tantissimo! soprattutto per il meritato e .... Taaantooo atteso oscar per di Caprio ... ( avrai certamente colto l'ironia ...) Indubbiamente dai trailer e dalle varie recensioni, si evince che sia un po' colossal un po' maestoso un po' di tutto e un po' di niente, ma a prescindere dai pareri personali e rispettabilissimi, ciò che più mi piace - nonostante non sia una sua grande fan- è l'interpretazione, come sempre impeccabile, studiata, perfetta e trasparente di Leo. che, certamente, l'oscar lo meritava prima per film migliori, Non per questo che, bello "si e Nì" ma, sicuramente non ai livelli di altri che sono decisamente migliori ... però mi fermo qui! Dovessi vederlo, dovesse piacermi mi "scoccerebbe contraddirmi !! ah ah ah (^__^) ... Grazie Pietro, felice giorno dell'Immacolata!! Stefania

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    1. Cara Stefania,
      ho colto perfettamente l'ironia, anzi, ti dico che probabilmente se non si fosse tanto parlato di questo film, dato che tutti lo stavano aspettando, neanche sarebbe riuscito a vincerlo l'Oscar perché è abbastanza evidente che nonostante un'ottima prova meritava senza dubbio prima questo riconoscimento. In ogni caso bel film anche se delude un po', eh sì certamente se dovessi vederlo ti contraddiresti ;)
      Grazie a te, buona Immacolata anche a te! Pietro :)

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  6. Un film davvero bello, ma estremamente freddo... Peccato. Lo promuovo, ma ci manca davvero qualcosa per arrivare alla perfezione.

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    1. Sì hai ragione, è proprio quello che pensavo anch'io infatti, freddo dato l'ambiente era scontato, ma è anche poco coinvolgente ed emozionante. Secondo me invece manca tanto però è allo stesso tempo eccellente ;)

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  7. Adoro Inarritu... il suo Birdman rimane film del secolo per me, a qualsiasi livello lo si esamini.
    Quando in Revenant ho visto l'orso digitale mi sono cadute le braccia. Un film inutilmente pretenzioso e violento. Dopo Birdman non me l'aspettavo proprio

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    1. Oddio, proprio del secolo mi sembra esagerato però in fin dei conti sicuramente migliore di questo leggermente meno interessante ma molto diverso, sia strutturalmente che psicologicamente, ma ugualmente bello secondo me, comunque ognuno la vede come vuole ;)

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  8. Che bello il tema natalizio del blog, Pietrooo ^.^

    Redivivo sono andata a vederlo al cinema appena uscito perché me la sentivo che Leo avrebbe vinto l'Oscar, finalmente.
    Diciamo che la storia mi è sembrata tantissimo una rivisitazione di quella del Gladiatore, con le dovute differenze, ovviamente.
    Credo che il film sia stato soprattutto molto lento, perché del potenziale in realtà c'era. Leo sicuramente è stato bravissimo perché ha saputo emozionare e comunicare quasi sempre in silenzio.
    Diciamo che, a mio avviso, è un film da vedere ma non da rivedere :)

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