martedì 12 settembre 2017

Le stagioni di Louise (2016)

Struggente e notevole lungometraggio d'animazione diretto dall'esperto regista francese Jean-François Laguionie è Le stagioni di Louise (Louise en hiver), dramma del 2016 toccante e malinconico che, sospeso tra sogni e ricordi, finzione e realtà, come chiaramente è evidente dal titolo, racconta di stagioni della vita, soprattutto dell'ultima, evocando una circolarità in cui il tempo interiore torna sempre sui suoi passi, passi tracciati nella sabbia, impronte destinate ad affievolirsi fino a scomparire. E l'occasione per riflettere sulla propria vita, e sulle proprie stagioni, arriva inaspettatamente quando ella, anziana signora, rimane sola nella località di mare dove passa l'estate. Giacché il regista, animando nel suo stile rarefatto e pittorico, un diario della solitudine e della persistenza, e della sussistenza, perché Louise, concependosi quasi come l'incarnazione femminile di Robinson Crosue, dato che s'ingegna a sopravvivere su un pezzo di sabbia col mare davanti e il niente intorno, che si ingegna a costruirsi una capanna in riva al mare e a procurarsi il cibo (non potendo vivere di sole scatolette), che senza lasciarsi vincere dallo sconforto, ma anzi ingaggiando una sfida con sé stessa per superare un'alta marea dopo l'altra, e con sempre rinnovata positività, raccontandosi di avere ogni giorno "altro cielo e altra spiaggia tutti per me", scuote dalle fondamenta la vita statica di questa simpatica vecchietta, vecchietta che ritroverà finalmente la libertà di vivere felice con se stessa, poiché vivendo nella sua latente solitudine, ha dimenticato molte cose importanti della sua vita (e delle sue intense stagioni) che non avrebbe mai voluto e dovuto dimenticare.

Le stagioni di Louise infatti sono state molte (quelle corrispondenti a una settantina d'anni, anche se portati benissimo) e non prive di note drammatiche, come lo spettatore può intuire attraverso vari flashback onirici, alimentati dai ricordi dell'infanzia e della giovinezza di Louise. Tuttavia, anche se giunta all'inverno della propria vita, traendo forza proprio dall'esperienza che l'ha fatta diventare la donna determinata che è ora e dando a tale esperienza una nuova chiave di lettura, Louise caparbiamente persevera affinché torni di nuovo la stagione estiva, non solo quella metereologica. Al tempo presente però si affianca un senso di attesa di qualcosa che sembra non arrivare mai (la nuova stagione, i vecchi bagnanti, un vociare che certifichi l'esistere, come il cane che, parlando, si dimostra raziocinante), di un futuro, ciclicamente probabile, anche se incerto, e del passato, immobile e compiuto, che attende che gli si faccia visita, il soldato impiccato all'albero difatti, ben oltre lo scheletro-spettro, è un corpo, tanto reale quanto inerte, immagine dolorosa che rappresenta un'epoca intera, l'orrore concreto della guerra, i primi dispettosi amori, un mondo al quale Louise torna sempre meno, perché ha cominciato a dimenticarlo, non certo per cattiveria, ma per sbadataggine, perché in una vita intera c'è tanto da fare. Non gliene voglia il passato se Louise, dopotutto, è stata felice e forse lo è ancora. 

Dunque, la citata Persistenza (della memoria, con i suoi orologi molli), è un luogo mutevole, perché è un luogo mentale, come il tempo, come il mare di Louise, chiaro scenario surreale e subconscio. D'altronde Louise en Hiver è anche e soprattutto dal punto di vista della tecnica un dialogo fra passato e presente che va ben oltre il meccanismo nella nostalgia, preservando il tratto originario con il quale il suo autore dà vita al proprio immaginario poetico, ma servendosi di strumenti nuovi e più agili, ammiccando alla contemporaneità come Louise ammicca al proprio solitario destino, con quell'aria vaga che a volte accompagna il suo senso pratico, i suoi giorni strani e ordinari, quasi a instillare il dubbio che i tempi e le stagioni, la giovinezza e la vecchiaia, rimescolino le loro carte più di quanto si immagini e l'inverno prenda le sembianze di un lunghissimo altrove. E così come la ritrovata consapevolezza di Louise emoziona, anche il film, ricco di tante citazioni, che denota altresì una grande consapevolezza narrativa, diventa sempre più emozionante col passare dei minuti, dato che ha per protagonista un personaggio scritto con grande cura, anche grazie al gran e discreto lavoro del regista. 

Giacché in questo classico esempio di animazione per adulti e per cinefili (di certo non per piccoli spettatori) egli gioca su alcuni elementi caratterizzanti davvero interessanti, come un disegno molto colto, sottile (che ricorda l'acquerello e i pastelli, semplice solo in apparenza ma capace di trasmettere al meglio la solitudine e il viaggio interiore vissuto dalla tenera Louise), ispirato alla pittura ottocentesca (molto belli i fondali dipinti), come la malinconia (ma vivida e "piacevole") della vicenda e del personaggio di Louise, che rivede tutta la sua vita giunta ormai a una delle ultime "fermate" e come la voce fuori campo, nella versione italiana, di Piera Degli Esposti nei panni di Louise (nella versione francese, l'attrice Dominique Frot) che affidandosi ricordi e pensieri appunto a un diario, stupisce e appassiona, anche se a volte, nonostante l'indiscutibile qualità del progetto, tutto è troppo intellettualistico e freddo (e anche un po' deprimente). Soprattutto, le argute riflessioni dell'anziana protagonista (via via ironiche o fataliste, divertenti o tristi, ma anche trasognate) sono infatti un po' insistite in un racconto che potrebbe parlare solo per immagini. Il risultato è quindi alterno, dopotutto nella sua brevità (solo un'ora e un quarto), a tratti le peregrinazioni e pensieri di Louise non risultano molto avvincenti, ma fortunatamente ci sono momenti visivamente suggestivi, inoltre l'episodio del "re-incontro" con un soldato morto è inquietante e struggente al tempo stesso, e apre a dolorose confessioni della donna. 

Nel finale fanno infatti capolino anche ricordi non gradevoli (il marito, che le fu imposto dalla famiglia e con cui aveva un pessimo rapporto) e tentazioni anche di una certa durezza e drammaticità. Ma tutto alla fine si scioglie positivamente, ed è bello come Louise superi la sua "crisi". Quello che però stupisce infine e più di tutti, è il disegno animato. Come già detto infatti, tutti i disegni, con forte predominanza di colori pastello, sono realizzati con la tecnica dell'acquerello e dei pastelli su carta a grana ruvida per dare un tono artigianale sono eccezionali. Il film è girato con una tecnica mista, usando animazione tradizionale 2D in combinazione con immagini generate al computer nel rendering 2D, per rendere l'effetto di una pittura animata. L'effetto generale sullo spettatore è quindi paragonabile a un susseguirsi di (bellissime) cartoline in stile vintage (tipo i cartelloni pubblicitari anni 50-70), tanto di tendenza oggi fra i complementi d'arredo. Sul sottofondo, ai suoni e i rumori realistici dell'ambiente in cui vive Louise (lo sciabordio del mare, il richiamo dei gabbiani, il vento che ulula) si contrappone una (funzionale) musica dal carattere romantico, spensierato e tendente all'ottimismo. Tutto bello insomma, seppur non a livelli straordinari, e nonostante questo proprio non è un film per tutti, ma certamente Le stagioni di Louise è un tenerissimo film da vedere, soprattutto per tutti coloro che non temono "Il flusso di coscienza" e la lettura dei sogni. Perché sicuramente ne uscirete con un senso di malinconia misto a libertà e tranquillità, come se aveste riscoperto le "cose vere della vita". Per cui occhio a non farvi sopraffare dalle emozioni. Voto: 7

6 commenti:

  1. Che mi hai fatto scoprire, caro Piter!**
    Grazie. Questo mi piacerà sicuramente.

    Moz-

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    1. E' un film molto diverso da altri infatti, visivamente nuovo e spettacolare, anche se tematicamente malinconico, ma se ti piace così allora potrebbe effettivamente sorprenderti ;)

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  2. Ciao grazie per averlo segnalato.
    Figurati che ne ho sentito parlare al TG quando il film è uscito e ne parlavano benissimo.
    Poi come capita spesso (purtroppo) il film ha attraversato i cinema italiani un po' in sordina e di conseguenza anche l'interesse dei media forse è andato scemando...il risultato è che non son riuscito più a ricordarmi il titolo di questo che presumo essere un mini capolavoro d'animazione .
    Grazie Pietro adesso (tra un pò dai..)prenderò il DVD e sicuramente ti scriverò qualcosa.
    Ciao
    Max

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    1. Grazie a te di esser passato ;)
      Comunque è un bellissimo film originale che sì, è passato in sordina, ma che vale tutto il tempo, a presto quindi :)

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  3. Scusami ma son sempre lo stesso Massimiliano di Gorgonmax...non so se l'hai capito ...con quel " grazie di essere passato "mi confondi un po'!
    Magari credevi fossi un nuovo Max ahaha!!!
    Ho solamente fatto fuori il mio profilo google +
    Per ora almeno , ciao di nuovo Pietro.
    Massimiliano

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    1. No è il contrario, perché era da tanto che non scrivevi e quindi ti stavo ringraziando del tuo ritorno, dato che mi metti sempre in subbuglio e ogni tanto fa bene :D
      Ciao Max :)

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