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lunedì 19 gennaio 2026

I film del mese (Gennaio 2026) - Prima Parte

Ecco la prima parte della lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Il primo speciale cinematografico del mese è incentrato su Lupin III, con sei film animati della filmografia recente (a me mancanti) sul ladro gentiluomo.

La trama fenicia (Commedia/Avventura 2025) - Wes Anderson conferma il suo stile inconfondibile: impeccabile nella forma, maniacale nei dettagli, visivamente irresistibile. Ma La trama fenicia mostra anche i limiti di un autore che sembra ripetere all'infinito gli stessi schemi. L'estetica è splendida, le geometrie perfette, i capitoli ben costruiti, e la coppia Del Toro–Threapleton funziona; tuttavia la narrazione è altalenante, a tratti confusa, e la sensazione di déjà-vu domina ogni fotogramma. Il film tenta di rinnovarsi con una storia tra spy‑story e satira sul capitalismo, oltre al tema familiare caro al regista, ma il risultato è freddo, poco emotivo e privo di quel calore che caratterizzava i suoi lavori migliori. I personaggi restano rigidi, la trama c'è e non c'è, e l'insieme appare più come un esercizio di stile che come un racconto coinvolgente. Un'opera minore (come Asteroid City), consigliata soprattutto a chi trova conforto nell'estetica Andersoniana e nei suoi rituali visivi, più che a chi cerca qualcosa di davvero nuovo. Voto: 6

Companion (Thriller/Sci-fi 2025) - Uno di quei film che funziona solo se visto senza sapere nulla. Il twist dopo mezz'ora cambia completamente direzione e conoscere la premessa lo indebolisce. È una black comedy fantascientifica che gioca sulla mascolinità tossica e sul controllo nelle relazioni, con toni più leggeri rispetto ai classici del genere. L'idea dei robot‑partner è attuale e credibile, anche se alcuni elementi (come l'assurda opzione "violenza al 100%") rivelano buchi di sceneggiatura e portano a derive action meno riuscite. Nonostante ciò, ritmo e cast funzionano: Sophie Thatcher e Jack Quaid (alias Mr. Morfina) reggono bene il mix di thriller, commedia e sci‑fi. Non è originale come Ex Machina o Westworld, ma intrattiene, diverte e scorre senza pretese. Da vedere senza informazioni e senza aspettative. Voto: 6,5

Dumb Money (Commedia/Dramma 2023) - Film, diretto dal regista di Crudelia e soprattutto Tonya, piacevole e accessibile anche a chi non conosce la vicenda reale, raccontata con quello stile frizzante tipico dei biopic post The Wolf of Wall Street. La storia, pur complessa, scorre bene grazie a personaggi simpatici e ben caratterizzati, anche se il ritmo cala un po' nel finale. Rientra nel filone degli "instant movie" sull'attualità e sfrutta con efficacia il classico schema dello sfigato che si riscatta. Non punta al capolavoro, ma è confezionato con cura e si lascia seguire senza fatica. Il racconto del caso GameStop diventa una versione moderna di Davide contro Golia: piccoli investitori contro i giganti di Wall Street, con i social come arma inaspettata. Qualche tecnicismo può risultare ostico, ma nel complesso è una storia interessante e ben resa. Voto: 6,5

Paternal Leave (Dramma 2025) - Il film segue una quindicenne tedesca che arriva in Italia per conoscere il padre mai incontrato. Ne nasce un dramma intimo fatto di silenzi, goffi tentativi di comunicazione e ferite mai elaborate. La regia di Alissa Jung adotta uno stile sobrio e osservativo, a volte efficace, a volte appesantito da lentezze, simbolismi ripetuti e un'eccessiva ricerca di "autorialità". Il film vive soprattutto sulle spalle dei due protagonisti: Juli Grabenhenrich e Luca Marinelli, entrambi credibili e naturali. La storia procede tra momenti toccanti e passaggi più sbrigativi, senza offrire facili riconciliazioni né ottimismo di comodo. Ritratto agrodolce di un rapporto impossibile da ricucire del tutto, è un'opera curata ma altalenante, che convince più per le interpretazioni che per la costruzione narrativa. Voto: 6

venerdì 17 ottobre 2025

Horror Challenge 2025: Parte II

Seconda parte di questa ottombrina challenge a tema horror (di genere, sottogenere e varianti), anno 2025. Per questo segmento i principali protagonisti sono vampiri, fantasmi e demoni, ma non mancheranno anche altri luciferini soggetti. Ricordo che la visione di suddetti film è avvenuta per la maggior parte tramite piattaforme streaming legali (e a pagamento), in alcuni casi tramite piattaforme streaming non legali. QUI il post della Challenge comprendente il Banner completo. PARTE I

Nosferatu (Horror/Fantastico 2024)Il "Nosferatu" di Robert Eggers è un'opera visivamente magnetica che omaggia i capolavori di Murnau e Herzog, pur cercando una propria voce. Il regista torna all'horror dopo il sottovalutato The Northman, scegliendo di reinterpretare il mito di Dracula con grande cura estetica e atmosfere gotiche. Il Conte Orlok, reso mostruoso e inquietante da Bill Skarsgård, abbandona l'antieroe romantico per tornare a incarnare il terrore puro. La prima parte è tesa e gotica, la seconda più frammentata ma comunque suggestiva, culminando in un finale poeticamente disturbante. Fotografia, trucco e atmosfere claustrofobiche sono eccellenti, anche se la trama resta classica e il cast non sempre brilla. Pur non aggiungendo molto alla mitologia del personaggio, Eggers realizza un horror d'autore che, sebbene meno originale dei suoi primi lavori, resta un prodotto curato e coinvolgente. Un film che non era necessario, ma che si fa comunque apprezzare. Voto: 7

Neverlake (Horror/Thriller 2013) - Una fiaba nera italica che sorprende per atmosfera e ambizione. Ambientato in Toscana, il film intreccia folklore etrusco e suggestioni gotiche, costruendo un mistero che si sviluppa con ritmo sospeso e tensione crescente. La regia è elegante e attenta, con una fotografia plumbea e un accompagnamento sonoro efficace. Il cast internazionale funziona, anche se la protagonista risulta talvolta poco espressiva. La storia, originale e ben strutturata, riesce a coinvolgere senza ricorrere a cliché hollywoodiani, pur peccando in un finale troppo esplicito e didascalico, che avrebbe guadagnato in ambiguità. Nonostante qualche effetto digitale discutibile, il film resta una piacevole sorpresa nel panorama italiano, capace di evocare Fulci, Phenomena e suggestioni iberiche senza risultare derivativo. Voto: 6,5

The Night House - La casa oscura (Horror 2021) - Un dramma psicologico con venature paranormali che punta più sull'atmosfera che sul terrore esplicito. Dopo il suicidio del marito, la protagonista (interpretata con intensità da Rebecca Hall) indaga su un passato oscuro che si manifesta tra presenze inquietanti e simboli esoterici. La narrazione gioca con il tema del doppio e mantiene un alone di mistero, pur risultando a tratti criptica e diluita. La regia di David Bruckner dosa con intelligenza tensione e simbolismo, evitando facili spiegazioni e lasciando spazio all'interpretazione. L'ambientazione lacustre e la fotografia amplificano il senso di inquietudine. Il finale, seppur non del tutto originale, chiude con coerenza un racconto che parla di dolore, identità e abissi interiori. Un film che non punta allo spavento facile, ma lascia il segno. Voto: 6

venerdì 29 agosto 2025

I film del mese (Agosto 2025)

Ecco la lista dei film visti questo mese. Scelte o meno, pellicole visionate dalle piattaforme streaming a mia disposizione (a pagamento o meno), ovvero da Netflix, Sky e Prime Video, da Mediaset Infinity (compreso Plus), Paramount Plus e RaiPlay, a infine Disney Plus, TimVision e occasionalmente YouTube. Sporadicamente anche da Apple Tv Plus, Pluto TV e siti vari (anche non legali). Lo speciale cinematografico del mese è incentrato sull'animazione giapponese, con la Parte 4 dell'Anime Generation.

Holy Spider (Dramma/Thriller 2022) - Un thriller iraniano ispirato a fatti reali, che racconta la caccia a un serial killer di prostitute nella città di Mashhad. Oltre alla tensione narrativa, il film denuncia una società patriarcale e repressiva, dove l'assassino riceve comprensione e persino approvazione. Atmosfera cupa e disturbante, con sequenze di omicidi crude ma mai gratuite; Regia solida e cast convincente, con personaggi ben delineati; Critica esplicita al fanatismo religioso e all'ipocrisia istituzionale; Ambientazione iraniana resa con realismo e senza didascalismi; Finale amaro e inquietante, che lascia riflettere sull'impatto sociale e culturale della vicenda. Pur non brillando per ritmo, il film coinvolge e colpisce, offrendo uno spaccato potente e scomodo di una realtà poco conosciuta in Occidente. Un'opera coraggiosa e necessaria. Voto: 7+

The Crow - Il corvo (Azione/Fantastico 2024) - Un remake imbarazzante sotto ogni aspetto, paragone impietoso. La storia d'amore è affrettata e poco credibile, i personaggi piatti e privi di carisma (lui troppo "sporco", lei bruttina). La seconda parte tenta di dare profondità, ma si perde in dialoghi piatti e una narrazione che non decolla mai. Il terzo atto scivola in una vendetta violenta e gratuita, con uno splatter tardivo e fuori luogo. Il nemico è abbozzato, senza motivazioni chiare. Le musiche sono fuori tono, la regia priva di visione. Un film che non lascia nulla, se non la sensazione di aver sprecato tempo. Un film mal riuscito, tra i peggiori rifacimenti mai visti. Voto: 3,5

Fall (Azione/Thriller 2022) - Due ragazze decidono di scalare una torre radio abbandonata alta 600 metri per superare un lutto e guadagnare visibilità. L'impresa, assurda e pericolosa, si trasforma presto in un incubo. Il film si regge solo sulle riprese spettacolari che trasmettono vertigine e tensione, mentre tutto il resto (dialoghi, personaggi, trama) è debole, prevedibile e spesso imbarazzante. Un survival mal scritto, con protagoniste antipatiche e colpi di scena telefonati. Voto: 4,5

Thelma (Commedia/Azione 2024) - Una commedia action originale e divertente, ispirata a una storia vera. La protagonista è una novantenne truffata online che, con l'aiuto del nipote nerd e di un vecchio amico, decide di recuperare il denaro perso affrontando un'avventura improbabile ma piena di energia. Il film sorprende per la freschezza della regia, la simpatia del cast (ottima la prova di June Squibb) e il tono leggero con cui affronta temi importanti come l'indipendenza nella terza età, la fiducia e la resilienza. Senza scadere nel melodramma, riesce a trasmettere un messaggio positivo: l'età non è un limite alla vitalità. Un piccolo film che lascia il sorriso. Voto: 6,5

Il giorno dell'incontro (Sportivo/Dramma 2023) - Il film d'esordio alla regia di Jack Huston, segue Mickey Flannigan, ex campione caduto in disgrazia, nelle ore che precedono il suo ritorno sul ring. Più che una redenzione sportiva, il match rappresenta un gesto finale verso le persone che ama. Girato in bianco e nero, il film, che di precisi riferimenti cinematografici non ne ha pochi, si muove tra cinema d'autore e racconto sportivo, con atmosfere malinconiche e dialoghi riflessivi. Michael Pitt offre una prova intensa e dolente, affiancato da interpreti di rilievo come Joe Pesci, Ron Perlman e Steve Buscemi. Se le sequenze di boxe risultano meno riuscite, il racconto umano conserva una sua grazia, pur non evitando qualche cliché e prevedibilità. Un'opera apprezzabile, che trova forza nella sua poetica visiva e nella sincerità del protagonista. Voto: 6,5

mercoledì 15 maggio 2024

[Cinema] Fantascienza Vintage - Parte 3

Non è la prima volta che faccio una retrospettiva al genere fantascientifico "del tempo che fu" (tempo che va dagli anni '60 ai '90), che per questo specifico caso può definirsi "del tempo che potrebbe essere" (di un futuro distopico non proprio impossibile), e non a caso il titolo del post riporta la dicitura parte terza, perché prima appunto, ce ne sono state altre due di occasioni. L'occasione di vedere ulteriori film, in questo caso sei, che rappresentano il genere fantascienza nelle sue varie derivazioni. Classici e cult, remake e capostipiti, al servizio del genere tramite futuri distopici e viaggi spaziali inconsueti. Visioni terrificanti e indescrivibili, di un futuro che rappresenta la razza umana (ma in questo caso non solo) nelle tante forme immaginate e idealizzate nel tempo. Un viaggio totalizzante, portandomi ad affrontare sei tappe non esattamente definibili "una passeggiata". Sei film di cui due tuttavia rintracciabili da piattaforme "legali" di streaming, ovvero Rollerball su Prime Video e Il buco nero su Disney Plus, gli altri no, ma tutti comunque soddisfacenti nelle loro molteplici sfaccettature, di visioni fantascientifiche interessanti e di rara visionarietà (del loro tempo ovvio).

Rollerball (Sci-fi/Dramma/Azione 1975) - James Caan offre una performance intensa in un film con uno script futuristico e visionario, che brilla nelle scene d'azione (l'idea di uno sport violento e brutale come principale intrattenimento di una società quasi totalitaria è geniale) ma risulta meno convincente nei dialoghi e nello sviluppo della trama, due aspetti che avrebbero beneficiato di maggiore attenzione. Il film diventa davvero affascinante solo durante le emozionanti e pericolose battaglie in campo, mentre le altre parti tendono a essere noiose (dialoghi poco incisivi, personaggi poco definiti, trama che stenta a prendere il volo). Nonostante ciò, l'opera possiede un fascino violento e disperato che persiste dopo la visione, un indubbio punto di forza. Sebbene meno spettacolarità e più approfondimento avrebbero giovato, il film rimane una realizzazione di successo. In conclusione, nonostante non sia perfetto, è un prodotto molto valido, un amalgama di generi che in quel periodo produceva opere di qualità e ricche di significato. Con il passare del tempo, alcuni aspetti possono sembrare datati, ma Rollerball resta un film da riscoprire, preservare e ricordare. Voto: 7

The Black Hole - Il buco nero (Sci-fi/Azione 1979) - La risposta di Disney a "Guerre stellari" doveva essere grandiosa, ma scenografie, effetti speciali e regia non raggiungono lo stesso livello. Tuttavia, la storia è avvincente dall'inizio alla fine e il film si distingue dalle solite fiabe per bambini. La svolta oscura di Disney ha dato vita a un film di fantascienza con un'atmosfera angosciante, cupa e claustrofobica che non manca di emozionare. La trama si evolve in maniera sorprendente, con musiche che si fondono perfettamente con le scene, e un finale suggestivo, sebbene forse un po' troppo elaborato, che aggiunge un fascino unico al film. Come tentativo di Disney di offrire qualcosa di nuovo, merita riconoscimento. Sfortunatamente, fu un insuccesso commerciale nonostante l'investimento anche nel merchandising. È vero che appare datato, in parte a causa di un cast che era già non più attuale al momento dell'uscita, ma conserva un certo incanto retrò. Devo ammettere che l'ho guardato con piacere, il finale è intrigante, anche se avrebbe beneficiato di maggiori spiegazioni o approfondimenti. In conclusione, non memorabile, ma film davvero carino. Voto: 6+

martedì 17 maggio 2022

[Cinema] Speciale Premi Oscar 2022

Inizialmente doveva esserci oggi lo speciale omaggio, in occasione del suo settantesimo compleanno (che cadeva tuttavia sabato scorso), a Robert Zemeckis, dato che della sua filmografia me ne mancavano solamente due, ma purtroppo non ho trovato il suo film esordio (1964 - Allarme a N.Y. arrivano i Beatles!) ed ho dovuto rinunciare, per ora almeno, ma in ogni caso l'altro che mancava ho già visto (La fantastica sfida) e due rivedrò nel corso di quest'anno (uno peraltro ci sarà nel listone di questo mese). Così ne ho approfittato (annunciandolo peraltro a fine Marzo) per fare uno speciale sulla 94ª edizione dei premi Oscar, uno speciale che avevo da quest'anno abolito, lo ripropongo, però con diverse modalità e finalità. Infatti se lo scopo era commentare i film premiati con le mie personali considerazioni, conscio d'averne peraltro visti giusto una manciata, stavolta ecco un mini listone di recensioni di ben 8 film candidati e/o premiati recentemente visti. Visti grazie a Disney Plus e Sky, da quest'ultimo tra l'altro l'occasione era di vederne anche un altro in più, difatti Spider-Man: No Way Home potevo vedere a 0,99 centesimi, ma ho declinato l'offerta. Dopotutto spendo già quasi 100 euro al mese per i miei abbonamenti, tra Fibra, DAZN, Sky (comprendente Netflix) e Prime (più Disney Plus che tuttavia e fortunatamente non pago), che spendere anche solo un euro in più non era giustificato. Presumibilmente nel corso dell'anno sarà incluso nell'abbonamento, per cui inutile avere fretta, come questo anche tutti gli altri, e al momento dei principali 34 ne restano 12 (tra l'altro dagli scorsi Oscar ne rimangono ancora 5), certamente vedrò, e a tempo debito. Nel frattempo ecco com'è andata con questa tranche cinematografica legata all'Academy.

La persona peggiore del mondo (Romantico/Dramma 2021) - Questo film sembra tante cose insieme: commedia romantica, film quasi comico (in certi momenti soprattutto all'inizio), film drammatico, non riesci a dargli una definizione, ma certamente è un film riuscito, frutto di una sceneggiatura originale e brillante che racconta in maniera originale le vicissitudini amorose di una ragazza Norvegese senza istinto materno. In questo senso il film di Joachim Trier (già visto all'opera con l'interessante Thelma) fa centro nel dipingere l'inconsistenza e l'indecisione del giovane di oggi, in rapporto anche a un contesto che toglie sempre più spazio ai "vecchi" e alle loro abitudini. Un bel lavoro di scrittura e di regia, elegantemente diviso in piccoli capitoli (programmaticamente) senza fulcro e un po' asciutto di emozioni e sensazioni. Viene un po' il dubbio che l'hype da Oscar e il battage pubblicitario ne abbiano esagerato le potenzialità, tuttavia buon film, anche perché a contornare il tutto un'ambientazione azzeccata, con una società scandinava perfetta di cui ti viene voglia di scoprire i meccanismi più segreti e dei personaggi secondari perfettamente delineati (paradossalmente anche meglio della protagonista) che fanno ridere e commuovere per la loro umanità. Brava comunque la Renate Reinsve (vincitrice a Cannes 2021, dove il film è stato presentato, di un premio) nelle sue trasformazioni emotive e onesto il suo ruolo senza scadere in provocazione libertaria. Nel complesso un film particolare da non sottovalutare, ma che l'Oscar difficilmente poteva vincere. Voto: 6,5
 
La fiera delle illusioni - Nightmare Alley (Dramma/Thriller 2021) - C'era una certa fremente attesa per il ritorno in regia del messicano Guillermo Del Toro, dopo il successo ed i premi de La forma dell'acqua del 2017, e purtroppo questo suo film (remake dell'omonimo noir di Edmund Goulding) parzialmente le delude. Non posso fare paragoni con l'originale del '47 perché non l'ho visto ma il film di Del Toro è come un viaggio sulle montagne russe tra alti e bassi. Se tecnicamente e visivamente egli sa infatti mettere in piedi uno spettacolo per gli occhi, dal punto di vista narrativo paga pegno ad una certa discontinuità e prevedibilità delle situazioni. La parte iniziale, con il circo e i suoi strambi occupanti (non a caso perfettamente a fuoco con l'estetica del regista), pare più frizzante e coinvolgente, con in prima linea Willem Dafoe, Toni Collette e il primo Bradley Cooper versione ruspante. Con il prosieguo, il trasferimento nelle atmosfere sciccose newyorchesi e il Bradley Cooper in chiave decisamente più noir e tragica, la storia perde mordente e appare tirata per le lunghe. Il gioco va difatti per le lunghe e le due ore e mezza di durata si fanno sentire. Alla fine i pregi superano i difetti questo è certo, ma mi aspettavo comunque qualcosa di più perché il materiale messo a disposizione era davvero interessante, e qualche taglio avrebbe sicuramente giovato, con tutto il rispetto per la sempre fantastica Cate Blanchett. Al di là di tutto il film sembra infatti a più riprese sfilacciato, come se i rapporti tra i personaggi non riuscissero a consolidarsi col passare del tempo. Anche le scene più drammatiche, di conseguenza, appaiono riuscite solo a metà. A colpire, invece, è senza ombra di dubbio l'atmosfera, e il beffardo finale. Non male, ma neanche tanto bene. Voto: 6

martedì 7 aprile 2020

I film visti in settimana (30 Marzo/5 Aprile 2020)

La settimana scorsa mi è rimasta così impressa la visione de Il Corvo che mi sono buttato nella visione del suo sequel questa settimana. Ebbene non è stata la stessa cosa, perché se è indubbio che tecnicamente sia un passo in avanti rispetto all'originale, The Crow 2, uscito due anni dopo, dal lato della presa e del resto sia un passo indietro. Perché va bene che l'incipit è uguale, ma né la narrazione né gli attori riescono a tenere il passo o ad raggiungere in carisma i precedenti talenti. Vincent Perez se la cava pure bene, ma il più delle volte pare un giullare che altro. Comunque il film si fa vedere (nonostante qualche inciampo), non rimane impresso come l'originale però lascia ugualmente quel senso di perdita e malinconia. Detto questo il cinema questa settimana qualcosina ha regalato.

Attenti a quelle due (Commedia 2019) - La moda del remake al femminile ha ormai preso piede da qualche anno a Hollywood. Dai Ghostbusters a Ocean's si riportano sul grande schermo film in passato campioni di incassi, e li si cambia di genere. Operazione non sempre riuscita, anche Attenti a quelle due (The Hustle) rientra in questo filone e ha come capostipite Due figli di… (1988, Frank Oz) con Steve Martin qui sostituito da Rebel Wilson, e Michael Caine il cui personaggio si è trasformato in Anne Hathaway. La pellicola degli anni ottanta non è stata praticamente toccata nella sua trama (sono sempre due truffatori che si sfidano nella truffa perfetta...forse) e a parte una maggiore grevità del personaggio della Wilson (che fa storcere un po' il naso), il rapporto tra i due personaggi, quello aristocratico e quello popolare, è rimasta invariata. Da qui nasce il motore comico del film le cui differenze tra le protagoniste sono ancora maggiormente accentuate rispetto alla pellicola originale. Rebel Wilson una delle maggiori attrici comiche americane del momento è l'antitesi della magra e algida Anne Hathaway, che rivela anch'essa buone doti comiche. D'altronde le due, insieme a Alex Sharp che interpreta l'oggetto del contendere, fanno tutto il lavoro e poco ci mette il regista Chris Addison che confeziona un prodotto abbastanza scolastico. Rimane il soggetto brillante del '88, il cui finale con il cambio di genere, perde però un po' di acume. La sufficienza perciò non la raggiunge, seppur il film, nella sua innocuità, scorra via senza troppo annoiare. Voto: 5,5

mercoledì 22 gennaio 2020

A Star Is Born (2018)

Tema e genere: Esordio alla regia dell'attore Bradley Cooper (Il lato positivo, American Hustle) con un storia, ricca di musica e molto classica per Hollywood, già portata al cinema quattro volte.
Trama: Lui è una rockstar che per caso incontra lei, cameriera in un bar: la sente cantare, si innamorano e lui la lancia come stella. Ma all'ascesa di lei corrisponde il declino di lui.
Recensione: Ci sono storie che non passano mai di moda, che ciclicamente riappaiono in un eterno ritorno di fiamma con il pubblico: tra queste sicuramente A Star Is Born, giunta ormai alla sua quarta trasposizione cinematografica, dopo quelle del 1937, del 1954 e del 1976. La sempiterna favola è quella dell'affermato pigmalione che scopre il talento acerbo di una anonima ragazza e, innamorandosene, la lancia nell'empireo della celebrità, mentre nel contempo la sua stella sembra definitivamente appannarsi. Questa è la volta (dopo Janet Gaynor, Judy Garland e Barbra Streisand) di Lady Gaga, all'anagrafe Stefani Joanne Angelina Germanotta, diva del pop degli anni 2010 in fase di reinvenzione della sua carriera, ed oggi determinata più che mai ad affermare (dopo il training effettuato in un paio di stagioni della serie American Horror Story) il suo talento di interprete. Da questo punto di vista, Bradley Cooper le ha regalato una grande opportunità, scritturandola come protagonista: la Lady non solo dimostra di sapersela cavare come attrice, conquistando addirittura una nomination agli Oscar alla prima interpretazione, ma si consacra pure come musicista, attraverso il successo di critica e pubblico della colonna sonora (un mix fatto di ballad e pezzi country rock), culminato nella celebrata performance di Shallow, la canzone, di cui è anche autrice, meritatamente premiata (è davvero bellissima) nella stessa serata con la statuetta dorata. Passando a Bradley Cooper, anche lui all'esordio, nel suo caso alla regia, gli va riconosciuto di far partire l'opera con il piede giusto: nella prima parte del film decide saggiamente di affidarsi alla musica, procedendo con stile misurato attraverso un serie di scene che paiono costruite intorno ai momenti musicali. Questi, grazie alla bellezza delle musiche, all'indubbio talento vocale della sua protagonista, alla sorprendente voce rock a la Bruce Springsteen dello stesso Cooper, ed alla buona chimica della coppia, riescono ad emozionare ed appassionare.

martedì 14 maggio 2019

Papillon (2017)

Il remake di un importante classico della storia del cinema è sempre un argomento spigoloso. Spesso i rifacimenti riescono ad entusiasmare al pari degli "originali", contribuiscono ad arricchire un universo discorsivo già noto conferendogli sfumature e chiavi di lettura inedite, ripropongono grandi storie e grandi personaggi ancorandoli all'attualità. Ebbene, nulla di tutto ciò accade nel Papillon (del 2017) del danese Michael Noer, nuova versione dell'omonimo film cult (ma non solo, personalmente un piccolo capolavoro) di Franklin J. Schaffner del 1973, tuttavia il film, che ci racconta le avventure di Henri Charrière, della sua ingiusta prigionia nella colonia penale dell'Isola del Diavolo e di come sia riuscito ad architettare una delle fughe più emozionanti mai raccontate, è girato bene con un buon ritmo, avvincente, un buon prison movie che intrattiene e introduce lo spettatore in un contesto sporco, pericoloso, solitario e ansiogeno. E' insomma un remake sufficientemente valido che non fa esageratamente rimpiangere l'originale. Un remake forse non necessario ma che riesce sotto ogni fronte a livello immersivo, facendo "entrare" lo spettatore e facendolo identificare dentro il carcere dell'Isola del Diavolo. Carcere dove negli anni '30 finisce per un'ingiusta accusa e condannato all'ergastolo, il giovane ladro Henri Charrière soprannominato "Papillon". Spedito nella colonia penale sull'isola nella Guyana francese dovrà trascorre la sua intera pena ai lavori forzati. Qui conosce il milionario Louis Dega, un falsario che accetta di finanziare il piano di evasione progettato da Papillon a patto che lo protegga per tutta l'avventura, cosa non facile dato che gli altri internato sono disposti ad uccidere per qualche spicciolo. Tra i due nasce un sentimento di amicizia e complicità duraturo che li accompagnerà in tutto questo viaggio caratterizzato da rocambolesche fughe e pericoli di ogni genere.

martedì 12 marzo 2019

Il giustiziere della notte - Death Wish (2018)

Nel 1974 il regista Michael Winner portò al cinema l'adattamento del romanzo omonimo di Brian Garfield Il giustiziere della notte con protagonista Charles Bronson. Dopo quarantacinque anni è Eli Roth ad adattare la storia ai tempi moderni, riproponendone il remake. Questa volta è Bruce Willis ad interpretare lo stesso ruolo che fu di Bronson ma donando al personaggio un tratto politico più spiccato rispetto al film originale. Paul Kersey (Bruce Willis) è un rinomato chirurgo di Chicago che, in seguito all'omicidio della moglie e al ferimento della figlia durante una rapina, decide di farsi giustizia da solo. La polizia non sembra in grado di trovare i responsabili della distruzione della sua famiglia e quindi, rimboccandosi le maniche, il Dott. Kersey comincerà ad assumere una doppia identità diventando, agli occhi dell'opinione pubblica, il Mietitore. Ad un primo sguardo Il giustiziere della notte - Death Wish (Death Wish), film del 2018 diretto da Eli Roth, potrebbe sembrare come quei tanti film d'azione che sono soliti interpretare attori come Bruce Willis o Liam Neeson (che era stato scelto precedentemente per il ruolo da protagonista), ma non è così (o almeno non del tutto). La trama ovviamente resta molto ancorata all'originale, essendo comunque un adattamento di un romanzo, ma si tinge di sfumature contemporanee e di escamotage che solamente registi come Eli Roth oserebbero inserire. Sfumature contemporanee però che sono l'aspetto meno convincente, perché esse talvolta fanno ridere ed irritare, ma soprattutto tolgono quell'aura cupa e cruda necessaria a film del genere. In tal senso il film è diverso dal precedente perché mentre nel primo Paul girava a viso scoperto adesso cammina incappucciato per evitare le telecamere e le riprese dei cellulari, ciò nonostante viene ripreso e diventa in incognito un divo dei Talk-Show e della TV soprannominato il "mietitore". Il film affronta quindi non solo il problema della giustizia e quindi se sia lecito agire al posto dello stato inerte, ma anche come anche i fatti più terribili diventino spettacolo. E' anche affrontato il problema della difesa legittima specie quando i malviventi si introducano in casa del cittadino. Il film rispetto al remake affronta quindi più questioni tutte di attualità, ma nessuna che riesce tuttavia a centrare appieno il bersaglio.

lunedì 25 febbraio 2019

Un sacchetto di biglie (2017)

A nemmeno un mese dal Giorno della Memoria, giorno (quello dopo) in cui ho visionato e recensito La Signora dello Zoo di Varsavia con Jessica Chastain, eccomi nuovamente a parlare di quella tragedia immensa, grazie ad uno dei film andati in onda in prima visione su Sky Cinema lo scorso Gennaio, un film che riesce a essere toccante soprattutto grazie alle performance dei sue giovani protagonisti, anche se esaspera i momenti di più facile commozione, ma che risulta prevedibile ed infantile. Perché ci sono tante prospettive per raccontare un avvenimento cruciale per l'umanità intera come l'olocausto, Christian Duguay però, regista e co-sceneggiatore di Un sacchetto di biglie (Un sac de billes), film del 2017 diretto dal regista canadese (già regista della miniserie Il giovane Hitler e del campione di incassi transalpino Belle & Sebastien - L'avventura continua), ha deciso di adottarne, seppur non scarna comunque di significato, una fanciullesca e forse ingenua (più di quella avventura per ragazzi del 2015). È infatti difficile rintracciare in questo film quegli spunti universali che il regista avrebbe voluto molto probabilmente ottenere. La possibilità di raccontare quello che è successo ieri per parlare anche di oggi è difatti limitata da uno stile molto tradizionale di racconto: Un sacchetto di biglie non aggiunge niente a quanto si è già visto o letto riguardo alla Shoah, perché sceglie di incanalarsi in quei binari sicuri di racconto già ampiamente solcati. E questo è un peccato, perché l'Olocausto è un argomento sempre denso di significato, che merita approcci che non lo banalizzino (seppur in buona fede). La linearità del racconto e l'assenza di guizzi registici rende infatti Un sacchetto di biglie un film adatto esclusivamente a un pubblico di bambini. Un'opera a scopo divulgativo (più un avventura che un racconto di grande intensità drammaturgica) che si accontenta di stare nel suo, facendolo anche bene, ma che con un po' di coraggio e inventiva in più avrebbe potuto essere accattivante per un pubblico molto più ampio.

lunedì 4 febbraio 2019

Flatliners - Linea mortale (2017)

Premetto che prima di vedere questo Flatliners, anno 2017, ho rivisto, un po' perché non lo ricordavo bene, un po' perché mi sembrava giusto farlo, la versione del 1990 con Julia Roberts (al tempo fresca del successo mondiale di Pretty Woman), Kiefer Sutherland, Kevin Bacon e la gran regia di Joel Schumacher, e niente, il confronto è netto, ma in negativo. Infatti Linea mortale (in originale Flatliners, prodotto da Michael Douglas), nella banalità delle premesse e della trama, era riuscito a diventare (ed è tuttora, almeno in alcuni circoli) un piccolo cult dell'horror, grazie ad alcune trovate di regia e di narrazione interessanti e un ottimo cast di attori giovanissimi ma promettenti (non dimenticando tra quelli già citati, William Baldwin ed Oliver Platt), tutti baldi giovani che si mettevano in testa di scoprire i segreti della morte e della vita ultraterrena (e le cose andavano ovviamente a scatafascio), invece questo nuovo Flatliners: Linea mortale (Flatliners), non credo sarà mai ricordato. Davvero mediocre è difatti questo remake, un remake che forse non aveva senso produrre. Perché se capita spesso che in tempi di rivisitazioni ci si possa imbattere ed assistere a operazioni completamente ingiustificate, qui si tocca probabilmente il fondo con questo remake mal gestito dallo svedese Niels Arden Oplev (regista arrivato alla ribalta internazionale dopo il successo di Uomini Che Odiano Le Donne) su malfermo script di Ben Ripley (che scrisse anche il discreto Source Code del discreto Duncan Jones), che si permette di aggiornare (in modo non affatto migliore) l'originale che aveva altresì, seppur con la consapevolezza dei propri limiti, l'intelligenza di sollevare interrogativi esistenziali per poi gettarsi nel paranormale, ma qui purtroppo lo spirito inevitabilmente si smarrisce. A 27 anni di distanza infatti della combriccola di giovani studenti di una dura università di medicina c'è solo una citazione in filigrana del film di Schumacher con la partecipazione nel cast di Kiefer Sutherland, al tempo protagonista della vicenda, qui docente duro ma appassionato del gruppo di giovani medici. Il film purtroppo è tutto qui, perché il fascino delle atmosfere è castrato sin dall'inizio da una narrazione lenta e poco coinvolgente.

giovedì 18 ottobre 2018

La mummia (2017)

Molti di noi credo abbiano sussultato alla notizia di un remake de "La Mummia" quando ne fu annunciata la produzione anni fa. Per tanti la trilogia di Stephen Sommers, o perlomeno il capitolo del 1999, è stata infatti una solida impronta nell'infanzia che ha regalato e, forse, inventato un senso del mistero, della ricerca dell'occulto e della scoperta che si vorrebbe riscoprire in un film del medesimo genere. È questo che si cerca, a maggior ragione, in un remake/reboot (o qualsiasi altra cosa) che ha sulle spalle il duro compito di non infangare il nome che porta, ed è questo che non si è trovato nel lungometraggio di Alex Kurtzman che, al suo secondo film dopo "Una famiglia all'improvviso", sceglie la strada più scontata e probabilmente la più sbagliata. I film di Sommers inoltre avevano il pregio di saper divertire, erano un blockbuster di discreto livello in grado di intrattenere bene, qui siamo all'ennesima rappresentazione della mummia ma priva di ironia e con effetti speciali appena discreti. Con La mummia (The Mummy) infatti, film del 2017 diretto dal regista statunitense, ci troviamo davanti ad un film piuttosto insufficiente, in termini di sceneggiatura e di evoluzione narrativa. La storia è piuttosto piatta e, soprattutto nella parte centrale il ritmo cala in maniera vistosa, tanto che rischia di annoiare. L'idea di per se non è male, ma il suo stare in bilico tra film d'azione (a tratto quasi supereroistico) e una sorta di omaggio al cinema horror, lo trasforma in una pellicola insipida e soprattutto scontata, con l'unica eccezione per una brava e intrigante Sofia Boutella (che esalta la sua sete di potere senza sforzo, oltre ad essere incredibilmente seducente), e una serie di effetti speciali piuttosto riusciti. E in tal senso niente di cui sorprendersi, dopotutto La mummia è il classico film dove la storia è costretta a servire uno spettacolo puramente visivo invece che un lavoro di spessore. A tal proposito vorrei raccontarvi la trama (una trama semplice tuttavia piena di scene WTF?!, in cui la cosiddetta "sospensione dell'incredulità" viene abbondantemente superata), ma finirei solo col dirvi con troppi giri di parole che, in fin dei conti, si tratta della classica storia in cui una creatura malvagia viene risvegliata dal sonno eterno e comincia a seminare caos e distruzione. Piuttosto, preferisco passare subito al sodo.

mercoledì 23 maggio 2018

Famiglia all'improvviso: Istruzioni non incluse (2016)

Nel 2011 Quasi amici fu una vera sorpresa, è stato uno di quei film incredibili che con il passaparola diventano nel tempo veri cult. Casi rari. Ha lanciato l'attore Omar Sy e ha fatto ridere sulla disabilità. Legato a quel ruolo e considerato un attore da commedia, Sy aveva già dimostrato la sua versatilità di interprete in Samba ma soprattutto successivamente in Mister Chocolat, meno, seppur in modo passabile in Jurassic World e Il sapore del successo, peggio invece in Good People e Inferno. Nello stesso anno di quest'ultimo quindi egli prova perciò a ripartire da uno schema simile a quel grande successo, per voler dimostrare al grande pubblico qualcosa di più. Peccato però che nonostante la sua presenza, nonostante il suo talento e nonostante dia in ogni caso quel qualcosa in più, il suo ultimo lavoro non lasci quasi per niente il segno. Perché anche se Famiglia all'improvviso: Istruzioni non incluse (Demain tout commence), film del 2016 diretto dal semi sconosciuto regista francese Hugo Gélin, è una commedia che riesce abbastanza bene a coniugare comicità con l'importante messaggio della gestione consapevole e responsabile di una paternità praticamente piovuta dal cielo, il risultato non è altrettanto riuscito. Famiglia all'improvviso è infatti certamente un film ben fatto (la qualità visiva, monetaria e di merchandising c'è e si vede), che avrebbe una valenza maggiore però se non fosse un rifacimento di Instructions Not Included di Eugenio Derbez del 2013 (film che mi sorprese davvero in positivo e che altresì mi commosse parecchio oltre a divertirmi tanto). I dialoghi infatti sono i medesimi (seppur meno incisivi) ma con una diversa locazione (non proprio efficace a parer mio) dello svolgimento della storia. Al posto del Messico c'è la Francia e invece degli States la grigia Inghilterra. Soprattutto però, seppur la forza mimica e rappresentativa di Omar Sy, protagonista del film è notevole, essa è inferiore a quella di Eugenio Derbez protagonista, oltre che regista di quel piccolo gioiellino.

venerdì 9 febbraio 2018

La Bella e la Bestia (2017)

A nemmeno tre anni dall'apprezzabile e discreta, perché cupa, meno fiabesca e poco musical, versione francese della celebre fiaba con Vincent Cassel e Léa Seydoux, ecco l'ennesima riproposizione in salsa Disney de La Bella e la Bestia (Beauty and the Beast), il (comunque bellissimo) classico che nella versione animata giunse nel 1991 alla nomination all'Oscar come miglior film. Una riproposizione che però non sortisce in parte l'effetto voluto, perché anche se la storia ricalca fedelmente (troppo) l'originale, visto che le novità si esauriscono nell'invenzione di due piccole back story per i protagonisti e nel nuovo adattamento delle parole delle canzoni, a mancare in questa (almeno personalmente deludente) pellicola, è precisamente la magia, quella che dovrebbe rapire lo spettatore e farlo immergere in una favola senza tempo accompagnandolo nella straordinaria storia di un principe, di un incantesimo, di un odio che si trasforma in amore capace di spezzare ogni apparenza, ogni superficiale impressione, ed invece manca tutto ciò, manca un'anima a questo film che, seppur tecnicamente ineccepibile, ben girato, con le musiche passate alla storia, le scene corali, tutto molto ben fatto ma senza trasmettere nulla in più allo spettatore che si vede scorrere la pellicola senza riuscire davvero ad apprezzarne il senso, il focus, giacché non scocca quella scintilla di magia tra film e spettatore, non c'è un vero coinvolgimento, è tutto molto approssimativo, molto superficiale, quasi sbrigativo. Questo live action del 2017 infatti, diretto da Bill Condon, se tuttavia merita appunto un'ampia sufficienza grazie ad un comparto tecnico notevole, grazie a scenografie ed effetti speciali di prim'ordine, senza dimenticare gli scontati ottimi costumi, non riesce insomma a ricreare quella magia e quel coinvolgimento dovuti a film del genere, anche perché il cuore e il pathos dell'originale non si avvertono.

lunedì 11 settembre 2017

Ben-Hur (2016)

È consuetudine (ormai acquisita, sarebbe una novità il contrario) di Hollywood sfornare remake o sequel di film che hanno avuto successo, e in certi casi che hanno fatto la storia del cinema. Ma alcuni rifacimenti cinematografici però non li avremmo proprio voluti vedere. L'ultimo caso e ultimo della serie (perché negli anni molti altri sono stati i casi simili e quasi tutti in negativo) è Ben-Hur, film del 2016 diretto da Timur Bekmambetov, che quasi svilisce il capolavoro kolossal del 1959 di William Wyler, con protagonista un immenso Charlton Heston e vincitore di ben 11 Oscar (solo Titanic di James Cameron è riuscito a eguagliarlo). Tra i due film infatti non c'è proprio partita, tra l'epica della Hollywood di fine anni Cinquanta e quella fredda dei giorni nostri c'è un muro invalicabile che sinceramente non andava minimamente infranto. E invece eccoci qui ancora una volta a recensire l'ennesimo remake che sarebbe subitamente da cancellare, se solo potessimo. Giacché questo remake non fa altro che deludere lo spettatore che invece, ingannato dal trailer, si aspetta un film vulcanico, dinamico, avvincente, ben ritmato, con una sceneggiatura che certamente non avrebbe fatto rimpiangere l'originale scritto da Lew Wallace nel 1959. Difatti, senza voler usare ipocriti e ingenui eufemismi, questo film, diretto da un regista personalmente sconosciuto, ri-scritto e ri-sceneggiato dagli statunitensi John Ridley (seppur vincitore del Premio Oscar 2013 per la migliore sceneggiatura non originale del Film 12 Years a Slave) e Keitt R. Clarke (quasi sconosciuto al grande pubblico cinematografico americano avendo realizzato poche sceneggiature importanti, The Way Back (2010)In Search of Dr. Seuss (1994), ma forse più conosciuto come produttore e scrittore statunitense), è quasi dilettantesco e certamente inutile da farsi.

mercoledì 12 luglio 2017

Il drago invisibile (2016)

Una genuina favola ambientalista sull'importanza del rispetto della natura e allo stesso tempo un delicato racconto di formazione e crescita che riflette sul delicato passaggio da infanzia a adolescenza (e quindi età adulta) e sul potere consolatorio della fantasia è Il drago invisibile (Pete's Dragon), film del 2016 diretto da David Lowery. Il film infatti, remake del film Elliott il drago invisibile del 1977, che vedeva una commistione di attori in carne e ossa e disegni animati (non proprio il massimo, di cui ricordo davvero poco, anche se per i mezzi di allora, sarebbe stato impossibile fare un bel drago al computer), è prima di tutto un film che parla di natura incontaminata e selvaggia, di istinti e libertà primordiale, di spazi aperti e di aria pulita come solo nelle immense foreste conifere del Nord America è possibile trovare. Parla anche di fantasia, di immaginazione, di amore verso gli animali, di sogno e realtà. In ogni caso la storia che racconta, è una storia praticamente completamente nuova, anche se entrambe le pellicole sono basate su un breve racconto di S. S. Field e Seton I. Miller, una storia certamente indirizzata ad un pubblico che pur non uscendo da un ramo di prevedibilità generale riesce nel suo scopo primario. Dato che questo è un film per famiglie, che non punta a sovvertire i canoni della storia tradizionale, ma che proponendo una fiaba, una bella fiaba, trovi il modo di entusiasmare lo spettatore, e a questo scopo funziona perfettamente, poiché non annoia ed è ben fatto.

martedì 13 giugno 2017

I magnifici 7 (2016)

Finalmente in questo continuo fiorire di remake ci troviamo davanti a uno ben fatto o che quantomeno non vuole per forza competere o superare l'originale ma vuole essere appunto una rivisitazione. Perché I magnifici 7 (The Magnificent Seven), film del 2016 diretto da Antoine Fuqua, remake del film omonimo del 1960 diretto da John Sturges, a sua volta adattamento in chiave western de I sette samurai di Akira Kurosawa, è un più che discreto remake, che non solo non viene schiacciato (troppo) dal peso del film originale del 1960, anche se era difficile e preventivabile che non poteva di certo fare meglio di un capolavoro cult del cinema interpretato da attori mostri quali Yul Brynner, Eli Wallach, Steve McQueen, Charles Bronson e James Coburn, ma che si lascia tranquillamente e facilmente vedere, dato che, questo classico western, lontano (nei temi e nel risultato) dall'ultimo me visto, quel comunque fantastico e atipico The Hateful Eight, ed in ogni caso avvicinabile in quanto "epicità" al bellissimo revenge western Sweetwater, si rivela un onesto prodotto di intrattenimento, che probabilmente, preso come un blockbuster come tanti non regge bene come il piuttosto recente remake di Quel treno per Yuma, ma che riesce nel suo intento, poiché il film è bello, e riesce, con estrema ed efficiente maestria, a tenere incollati alla poltrona gli spettatori per i suoi apparentemente lunghi 126 minuti di proiezione e di scene che si susseguono ad un ritmo intelligente ed estremamente empatico. Certo, la storia di base (anche se qui leggermente riadattata) è un caposaldo del cinema e quindi, fallire era impossibile, ma nonostante ciò, l'obiettivo viene raggiunto con estrema efficacia, lo spettatore ne rimane soddisfatto, coinvolto e sedotto.

sabato 18 marzo 2017

Ghostbusters (2016)

Se n'è parlato e discusso per mesi, addirittura per descrivere questo film sono stati usati termini come, "Stupro", "Sacrilegio", "Profanazione" ed altri termini, addirittura da chi non l'aveva nemmeno visto. Anch'io avevo molti dubbi, ma di certo non sulla condotta apparentemente "anti-maschile" della pellicola ma perché non si può negare che le major abbiano contratto il vizio di ripescare marchi e nomi noti e aggiornarli ai tempi moderni, con risultati non sempre convincenti. Ebbene, non si può certo dire che questo Ghostbusters (2016), remake del celebre film Ghostbusters del 1984, sia l'eccezione che conferma la regola, ma neanche il più brutto film mai visto, perché di film peggiori di quest'ultimo ce ne sono davvero tanti (di uno di questi infatti ne parlerò presto). Ma ora, in quanto maschio e fan dell'originale Ghostbusters, non mi sono affatto sentito né offeso né umiliato né tradito, dato che questa pellicola, diretta da Paul Feig, che sembra avere una passione per le donne e per Melissa McCarthy, al suo terzo film dopo Spy e Corpi da reato, che segna il riavvio dell'omonima serie ma con il nuovo team di acchiappa-fantasmi interpretati appunto da attrici donne, Kristen Wiig, Kate McKinnon e Leslie Jones, non è così brutto o inutile come pensavo. Certo, poco nel film si salva, ma non la componente femminile che, nonostante tutto, fa bene il suo lavoro. Di solito infatti, quando si ironizza sulle donne, fare un fiato in senso contrario significa essere ipocriti e politicamente corretti (e di questi tempi non è un bene), mentre quando sono gli uomini il bersaglio, la loro ira (stando ai segnali che invia l'opinione pubblica) è giusta e sacrosanta. Perché, mi domando? Forse perché non sono abituati a essere ridicolizzati? Mi fermo qui, ulteriori disamine spettano ai sociologi e io solo sono un amante del cinema e nulla più, che ha visto questo film senza pressioni o remore.

martedì 14 marzo 2017

Point Break (2015)

Premesso che prima di vedere questo film non ho rivisto quello originale e di non ricordare molto di quel famoso film, posso tranquillamente affermare che Point Break, film del 2015 diretto da Ericson Core, remake dell'omonimo film del 1991 diretto da Kathryn Bigelow (una delle migliori registe statunitensi, premio Oscar per The Hurt Locker, e regista del poderoso Zero Dark Thirty), non regge il confronto con la pellicola cult che aveva come protagonisti Keanu Reeves e Patrick Swayze. Difatti non c'è partita, anche se c'era da aspettarselo, dato che il film diretto da Ericson Core si sgancia completamente dall'originale, ma paradossalmente e incredibilmente il film mi è piaciuto lo stesso e anche molto. Questo perché nonostante i tanti problemi, sia per la scelta del cast errata e sia per la sceneggiatura non proprio eccezionale e che addirittura centra poco, o nulla, con la pellicola sui surfisti criminali della Bigelow, questo atipico reboot di Point Break è senza ombra di dubbio spettacolare. Una serie di riprese mozzafiato, di sport estremi, di inquadrature vertiginose e spettacolari che ti trascinano insieme ai protagonisti sulle vette più ripide o si lasciano cadere nelle più profonde acque della terra. Visivamente è evocativo ed ammagliante, un'esperienza quanto più vicina alle vere sequenze delle action cam di chi pratica veramente questo tipo di sport. Purtroppo però, la pellicola viene penalizzata dal fatto che per puntare tutto sulla spettacolarità, indiscutibilmente riuscita, sacrifica (volente o nolente) molto della trama che dovrebbe servire ben più che da semplice cornice attorno al film. Purtroppo la trama traballa non sapendo se restare fedele all'originale o se discostarsi e intraprendere una propria strada. Alla fine propende per la seconda opzione ma come trama, come scheletro narrativo, risulta comunque molto flebile e troppo spesso inverosimile. I giovani attori invece, dal canto loro, sono molto bravi e rendono in maniera verosimile le scene di azione, cariche di adrenalina, anche se quasi sconosciuti e per niente riconoscibili nonché minimamente caratterizzati. Infatti aspetto negativo è che il film sarebbe dovuto durare un po' di più inserendo qualche scena extra che scavava nel profondo della personalità dei personaggi e un paio di scene in più che rafforzavano il rapporto tra il protagonista e la ragazza 'copertina'. Purtroppo questo non è stato fatto anche se il film mi ha appassionato lo stesso e nonostante il mancato approfondimento la pellicola è riuscita ugualmente a farmi capire che tipi di persone fossero i personaggi. Cioè il film te lo lascia solo intuire anziché mostrartelo chiaro e tondo, fatto che in ogni caso non ho per niente apprezzato completamente.

giovedì 2 marzo 2017

Per non dimenticare mai e poi mai: Elser (2015), Colette (2013), The Eichmann Show (2015) & Il labirinto del silenzio (2014)

Anche se è passato più di un mese dal Giorno della Memoria e dal film visto in quell'occasione, ovvero Il figlio di Saul, di cui consiglio la visione, anche se non facile da vedere e digerire (per questo da prendere con le giuste precauzioni), non potevo non tornare sull'argomento, dato che in questo periodo di film inerenti a questo tema complesso ne ho visti ben 4. Film che cercano di far conoscere al mondo intero, con ancor più forza, ancor più vigore, qualcosa che mai avremmo voluto vedere che accadesse nella realtà, invece purtroppo è accaduto davvero, quel qualcosa di umanamente squallido, quel qualcosa di psicologicamente orrendo chiamato Olocausto. E questi quattro film, tratti tutti, tranne uno, comunque tratto da un romanzo di un sopravvissuto, da fatti realmente accaduti e da persone davvero esistite, che hanno provato e alcuni ci sono riusciti a smuovere le coscienze di chi ancora adesso, comunque meno che all'epoca, crede e stentava a crederci che fosse tutto vero (e lo è stato), disegnano un quadro agghiacciante di quello che è accaduto a 6 milioni di Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale dai nazisti e dalle ideologie deliranti di un folle. Film che in questo caso per comprendere più in profondità questo delicatissimo tema saranno recensiti in ordine temporale. A partire da un momento che non è entrato nei libri di Storia davvero per pochissimo, se George Elser non avesse fallito il suo intento, quello di uccidere Adolf Hitler. Sì perché, Elser: 13 minuti che non cambiarono la storia (Elser: Er hätte die Welt verändert), film storico del 2015 (andato in onda il 27 gennaio scorso su Rai2, e probabilmente ancora disponibile in streaming su RaiReplay) diretto da Oliver Hirschbiegel, da tempo trasferitosi oltreoceano, suo il celebre e pluripremiato "La caduta", con l'ottimo Bruno Ganz, opera che lo ha reso celebre dopo l'interessante "The Experiment" e prima delle meno riuscite incursioni nella fantascienza con l'imbarazzante "Invasion" e nel biopic con il neutro "Diana", che torna a girare in Germania dopo una parentesi di quasi dieci anni, racconta l'incredibile vicenda di uomo che seppe intuire, quasi 5 anni prima di Claus Schenk von Stauffenberg (un ufficiale tedesco che svolse un ruolo di primo piano nella progettazione e successiva esecuzione dell'attentato del 20 luglio '44 contro Adolf Hitler, e nel successivo tentativo di colpo di stato, purtroppo non riuscito), quanto quel movimento nazista rappresentasse un mostro che andava fermato decapitandone il vertice, come? piazzando una potente carica esplosiva da far detonare, mentre l'8 novembre 1939, Adolf Hitler tiene un discorso alla Bürgerbräukeller di Monaco. Georg Elser difatti avrebbe potuto cambiare il corso della storia mondiale e salvare milioni di vite umane se solo avesse avuto 13 minuti in più. In quel breve arco di tempo, la bomba che aveva assemblato personalmente sarebbe esplosa e avrebbe fatto saltare in aria Adolf Hitler e i suoi più alti collaboratori, decimando il futuro terzo Reich (invece di 8 persone presumibilmente innocenti). Ciò però non accadde perché Hitler lasciò la scena dell'attentato prima del previsto, lasciando Elser fallire miseramente.