venerdì 31 luglio 2020

I film del periodo (16-31 Luglio 2020)

Tornano, dopo quasi due mesi dall'ultima volta, nel listone dei film visti ultimamente, le prime visioni, più o meno in chiaro delle scorse settimane (e anche di più). Infatti ecco film (alcuni ancora disponibili) scaricati/visti da RaiPlay, di questi alcuni andati in onda in chiaro (Rai 3) ed alcuni dalle sezioni (Fuori orario Cose (mai) viste ma anche da altre) della suddetta piattaforma multimediale, ed ecco film da altri canali quali Spike, e pure un po' di film dalla rassegna cinematografica (che non è ancora terminata, in tal senso certi ci saranno nel prossimo passaggio del listone cinematografico "televisivo") "laeffeFilmFestival", un ciclo dedicato ai più bei Film da Leggere, dieci visioni d'autore tratte da altrettanti grandi romanzi del passato e da alcuni dei più fortunati successi letterari degli ultimi anni, tante prime visioni e film inediti, per riscoprire tutto il piacere di una buona storia, dalle pagine di un libro alla tv (ovviamente tutto su LaF, solo su Sky, canale 135, e il mercoledì sera), infine un film che dovevo recuperare e che ho dovuto vederlo in streaming. E insomma un bel raggruppamento, che non sarà certamente l'ultimo.

SEMAFORO VERDE PER...
Confessions (Dramma/Thriller 2010) - Scritto e diretto da un regista (Tetsuya Nakashima) famoso per i suoi film pop e coloratissimi (questo è tuttavia il suo primo che vedo), Confessions è un film agghiacciante e allucinante, un film che procede a colpi di ralenti (fin troppo ostentati, talvolta), inquadrature geometriche e vertiginose e colori desaturati. E' un film cupo e violento (sicuramente memore della lezione del coreano Chan-wook Park e della sua trilogia della vendetta), un thriller angoscioso e inquietante, che non manca mai di far riflettere lo spettatore. Molteplici sono, infatti, i temi affrontati: dall'incapacità di comunicazione tra due generazioni (sia tra studenti e professori che tra genitori e figli), all'analisi lucida e spietata del mondo degli adolescenti, guastato da smanie di protagonismo e da fenomeni di bullismo (che, comunque, sono frutto dell'inattenzione degli educatori), alla questione della difficoltà dei legami familiari o, meglio in questo caso, della loro assenza, alle problematiche legate alla scuola, una istituzione in sfacelo, che incita alla competizione e al carrierismo più spietati, di fatto restituendo un'immagine desolante della società nipponica odierna (tema, questo, affrontato da molto cinema giapponese contemporaneo), ma forse anche di quella occidentale. Confessions (tratto da un romanzo) è tutto questo e molto altro ancora: un thriller ricco di colpi di scena (fin dallo scioccante prologo), visivamente eccezionale (anche se spesso estetizzante), un film dallo sviluppo narrativo interessante e incalzante, anche se piuttosto lontano dalla consuetudini della cinematografia occidentale. Buona la colonna sonora (che passa con disinvoltura da Bach ai Radiohead) e le interpretazioni degli attori (tra questi Yoshino Kimura di Sukiyaki Western Django, Takako Matsu, interprete vocale di Let It Go di Frozen, per questo si è pure esibita alla cerimonia degli Oscar 2020, e Mana Ashida, "Mako Mori" da bambina in Pacific Rim). Terribile e spiazzante, ma visivamente notevole, il finale. Voto: 7 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

Corpo e anima (Romantico/Dramma 2017) - Un uomo e una donna condividono lo stesso posto di lavoro ma entrambi hanno dei limiti che tenderebbero ad allontanarli se un evento surreale che li accomuna non li avvicinasse. Il titolo, programmatico, riassume in maniera netta l'argomento del film: si parlerà di corpo e anima, di come l'uno sia limitato dall'altro e di quanto sia difficile trovarne una sintesi nella realtà. Questo assunto e il successivo sviluppo sono quasi schematici e spinti quasi al limite del didascalico (i due protagonisti menomati nel corpo e nella mente, il collega disinibito e quello insicuro, il macello), rischiando sulla carta di limitare l'efficacia del film. Ma la regista Ildikó Enyedi riesce ad aggirare la trappola con un bellissimo gioco di traslazione: spoglia i corpi dei personaggi della loro espressività e la riversa sugli oggetti, evitando così il sentimentalismo senza perdere in sentimento. Ecco che quindi una saliera abbandonata in penombra dal suo amato si carica di vera malinconia e questa espressività degli oggetti evita le sottolineature e colma le (volute) lacune. A questo si aggiunge un'ironia surreale (ben supportata dalla recitazione in sottrazione dei due protagonisti, soprattutto di lei, Alexandra Borbély) che assieme a una gran cura delle immagini (belle le immagini dei cervi nelle foreste innevate e la canzone di Laura Marling) stempera con successo una certa crudezza che ogni tanto traspare (in tal senso, ed essendo ambientato in un mattatoio, occhio). Un film in sostanza che non rinuncia ad osare e vince la sua scommessa di mostrare un cuore celandocelo. Un film asciutto e rigoroso, dall'intreccio essenziale ma in realtà profondamente complesso, Corpo e anima si è aggiudicato l'Orso d'Oro (Festival di Berlino), nel 2018 designato dall'Academy come film rappresentante il cinema ungherese e candidato per l'Oscar al miglior film straniero. Voto: 7 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

SEMAFORO GIALLO PER...
Little Forest (Dramma 2018) - Un film, del coreano Yim Soon-rye, che si pone sulla "scia tematica" di un certo cinema d'animazione semplice e delicato (è tratto da un manga e sembra quasi un film Ghibli) e del regista giapponese Hirokazu Kore-eda, ma soprattutto ricorda molto Le ricette della signora Toku di Naomi Kawase per il suo essere un film dove ricordi e sentimenti sono indissolubilmente legati al cibo e alle stagioni. E infatti, percorso di consapevolezza che matura al ritmo lento del passare delle stagioni. Film delicato, vive di ritmi lenti e meditati. Parla di crescita, distacco, radicali scelte di vita. Viviamo un anno con la protagonista, tornata nel paesino immerso nella natura dove è cresciuta, dopo aver passato alcuni anni a Seul, a studiare e lavorare. Forte per lei è il richiamo della casa dove è stata felice, con sua madre, madre che ha deciso di andarsene (per sempre?) senza dire nulla, poco prima che lei partisse per l'università. "Sono tornata perché avevo fame" dice a un certo punto la protagonista, fame dei suoi sapori, entrati nel cuore perché significano famiglia (i piatti che sua madre le cucinava altro non erano che dimostrazioni di amore), sapori impossibili da trovare nei prodotti preconfezionati e incolori della città. Questo legame forte con il cibo (condiviso semplicemente con amici), ne vediamo tanto durante lo svolgimento del racconto (viene fame e voglia di cucinare durante la visione, sembra di sentire il profumo dei piatti), con  la natura, il senso della pazienza, la pazienza di aspettare che un seme germogli, la pazienza obbligata che la cura della terra impone segna il passo di questa storia che placidamente ci entra nel cuore facendoci anche riflettere sulla frenesia e lo stile delle nostre vite. Voto: 6,5 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

Kon-Tiki (Avventura/Dramma 2012) - Un'esplorazione mitica, entrata nella storia, di una spedizione e di un'esploratore, Thor Heyerdahl, entrati nella leggenda. Dimostrare, tramite un viaggio lungo 8000 chilometri, che la Polinesia fosse stata popolata da amerindi giunti nelle isole del Pacifico secoli prima a bordo di semplicissime imbarcazioni a vela. Lo stesso Heyerdahl documentò la traversata, e tale materiale venne poi montato nel documentario "Kon-Tiki" (dal nome della zattera) che fece il giro del mondo e vinse addirittura l'Oscar come miglior documentario nel 1951. Moltissimi anni dopo tale impresa, ecco arrivare dalla Norvegia una versione romanzata ma non troppo, inappuntabile da un punto di vista tecnico e appena discreta sotto quello più strettamente artistico. Buono è certamente il livello di tensione che non scade in nessun momento, cosa questa non così ovvia quando è noto a priori quello che accadrà, fantastica ed accecante la fotografia, non eccessivamente invadente l'uso della digitalizzazione. Nella colonna dell'avere metterei invece una sceneggiatura che scade a tratti inutilmente nel melodrammatico, cosa della quale si sarebbe fatto volentieri a meno, nonché le ridicole lunghe barbe posticce dei protagonisti nel finale. Insomma un buon film d'avventura ben confezionato, che racconta con garbo una storia vera certamente affascinante, che riesce a mantenere un appeal discreto per tutta la durata, anche perché mostra elementi di interesse e di emozionalità palpabile. In questo, aiuto concreto da il cast volenteroso (capitanato da Pål Sverre Hagen, In ordine di sparizione e Seven Sisters, e supportato soprattutto da Gustaf Skarsgård, Floki di Vikings) e la regia calibrata, dei registi Joachim Rønning e Espen Sandberg (questo fu il secondo film in coppia, il primo Bandidas nel 2006, il terzo ci sarà cinque anni dopo, Pirati dei Caraibi - La vendetta di Salazar), che all'epoca si guadagnarono la candidatura agli Oscar per il miglior film straniero. Non un gioiello, ma pellicola che vale comunque una visione. Voto: 6+ [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

Opera senza autore (Romantico/Dramma 2018) - Il regista del pluripremiato Le vite degli altri, Florian Henckel von Donnersmarck, sceglie ancora una volta di raccontare la storia della Germania con questo suo ultimo film. Una narrazione fluida e coinvolgente, ma a tratti eccessivamente didascalica: egli non riesce a trattenersi dal desiderio, a volte quasi infantile, di raccontare tutto, troppo, di svelare ogni cosa (proprio ogni cosa, diciamo bene e male), togliendo allo spettatore la possibilità di vagare con l'immaginazione. Opera senza autore (che ha ricevuto due candidature ai premi Oscar 2019 nelle categorie miglior film in lingua straniera e miglior fotografia) si ispira liberamente alla vita dell'artista tedesco Gerhard Richter, trasposto nei panni del tormentato pittore Kurt Barnert (Tom Schilling, attore tedesco già visto recentemente in Suite francese e Woman in Gold). Il film affronta le stagioni della sua vita e il suo travaglio artistico (l'incontro con la bellissima moglie Paula Beer, bravissima in Frantz ed anche qui e con il professore Oliver Masucci, il fui Hitler in Lui è tornato), mentre attraversa tre epoche diverse, partendo da Dresda nel 1938 per poi arrivare a Dusseldorf negli anni Sessanta. Ogni elemento filmico, le musiche, la luce, gli ambienti, sono al servizio di un fedele ritratto storico della Germania (e questo va bene, fatto bene). Peccato solo che il film offri però un cinema di livello quasi amatoriale, servito da attori che paiono recitare in uno sceneggiato televisivo, compreso il divo Sebastian Koch. Ma a parte ciò buon film, anche se il messaggio difficile è da capire e da sbrigliare. Un film di consistenza in ogni caso e nonostante tutto, capace allorché di emozionare e di indignare. Ciò che sembra invece meno consistente, perché in qualche modo scontata, è la definizione del percorso personale e artistico del protagonista, tra luoghi comuni e romanticherie arbitrarie, in cui si avverte un po' di più il peso di un film probabilmente lungo (dalla durata di quasi tre ore) al limite della estenuanza. Voto: 6+ [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

Kyoto Story (Romantico/Dramma 2010) - Negli studi cinematografici di Kyoto si annida il retaggio di un Cinema leggendario, come quello di Akira Kurosawa. Organismo vivo più che industria, nella Kyoto odierna quegli studios sono ormai monumento che decorano la via della città in cui s'incrociano le vite di Kyoko, studentessa e bibliotecaria part-time, e degli uomini tra cui è divisa, Kota ed Enoko, rispettivamente un aspirante comico e un accademico. Ma lungo la via ci sono pure un'università e il negozio di tofu dei genitori di Kota, a cui il ragazzo è tristemente destinato. E passa un tram fantasma come passano le generazioni e i desideri e le indecisioni, quelle di andare o restare. Incrocia dunque cinema e vita, Yoji Yamada, che più di chiunque altro alla sua veneranda età e con una marea di film diretti, riconosce come perfettamente integrati l'uno nell'altro. Kyoto Story è, come dice il film stesso all'inizio, una storia d'amore, ed è proprio così, senza troppi giri di parole. Il regista riesce a mettere su pellicola la forza di una ragazza che si trova ad un bivio nella propria vita, il tutto in maniera semplice e realistico. Kyoto Story è però non solo una storia d'amore, ma anche uno spaccato della vita di una via commerciale di Kyoto, dove non puoi fare altro che innamorarti tu stesso di loro. Ad arricchire la pellicola (tra gli attori ecco Min Tanaka in 47 Ronin) anche piccole istanze documentaristiche, sugli studi, sul quartiere e sulle persone. Una pellicola nel complesso carina il giusto, che nella sua semplicità trasmette sentimenti. Voto: 6+ [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

Bone Tomahawk (Western/Horror 2015) - Per questo film avevo parecchie aspettative che si sono rivelate un po' esagerate. Intendiamoci, non è una brutta pellicola, anzi, ma me l'aspettavo ancora più interessante. L'esperimento infatti pare secondo me non del tutto riuscito. Già perché Bone Tomahawk è per metà western e per metà horror. Cosa che non è una novità, però è altrettanto vero che non si è mai abusato della miscela fra questi due generi. I temi in ogni caso sono i classici del west, nessuna sorpresa, sorprende invece il lato horror che qui vira sullo splatter, anche se pare esagerata questa continua demistificazione tutta americana del popolo pellerossa, che risulta qui portata all'eccesso: si sono inventati persino gli indiani trogloditi e antropofaghi. L'inizio è decisamente promettente e violento, poi la parte centrale, dedicata alla descrizione del viaggio (odissea degli squinternati eroi ed al loro approfondimento caratteriale), rallenta parecchio il ritmo e risulta un po' troppo verbosa. Infine la parte terminale, dove il terrore latente esplode in tutta la sua violenza, persino eccessiva in alcune scene davvero gore. Secondo me una sforbiciata di 10 minuti in mezzo non ci sarebbe stata male. L'esordiente regista S. Craig Zahler se la cava benino, aiutato dalla bella fotografia e soprattutto da un cast eccellente. Il vecchio Kurt Russell fa sempre la sua porca figura nei panni del paladino coraggioso, Richard Jenkins è ancora su alti livelli (anche se il suo personaggio mi pare un po' troppo pacato e colto), Patrick Wilson mi è piaciuto nell'incarnazione dell'eroe sofferente dall'inizio alla fine, mentre Matthew Fox ha il personaggio più defilato ma lo interpreta bene. Da segnalare in alcune particine il compianto Sid Haig e gli irriconoscibili Sean Young e Michael Parè. In sostanza, un film che mi è piaciuto, con una buona tensione, ma che poteva persino essere migliore. Voto: 6,5 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

Euforia (Dramma 2018) - Una delle cose che resta a fine visione è sicuramente la serena malinconia che il finale contagioso trasmette inevitabilmente. Il film è sostenuto da una discreta regia, di Valeria Golino (alla prova seconda), ma da un plot con tante imperfezioni. I personaggi principali pur in scena per due ore rimangono piatti. Le interpretazioni sono buone, frutto di due attori di mestiere che si divertono in scena donando anche siparietti di spontaneo realismo. Purtroppo non basta, almeno a far andare oltre la sufficienza questa pellicola, pellicola che inoltre spesso indugia troppo nella classica commedia all'italiana con qualche tinta tragica. Anche perché tranne che per pochi momenti non ho mai sentito che fossero fratelli, non c'era quel legame, ancora di più se si pensa che le due facce sono totalmente diverse (Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea). Forse così dev'essere (poteva la regista non scegliere il suo ex?), ma un po' più di accortezza nella scelta del cast era dovuta. Neanche troppo chiari gli intenti della regista, non saprei quanto il vero tema della regista appunto sia la malattia o piuttosto il rapporto fra fratelli, praticamente inesistente, dove la malattia rappresenta solo il modo per fare i conti con esso (e poi, il sacro e profano costante, risulta non sempre consono). Qualche figura collaterale mi è sembrata infine superflua, come tutta la pletora di amici di Matteo, ma il film rimane comunque solido, soprattutto per il fatto che questo film sulla bellezza della vita riesca a trasmettere ottimismo. Alla fine non resta infatti altro che la sensazione di folle attaccamento alla vita, che ognuno affronta in modo diverso, con l'augurio di non perdere mai la scintilla dello stupore. Voto: 6 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

SEMAFORO ROSSO PER...
Colossal (Fantascienza/Commedia 2016) - Dal Nacho Vigalondo artefice del segmento migliore dell'ultimo deludente capitolo della saga V/H/S mi aspettavo decisamente di più, e di meglio. Con questo film tenta il salto internazionale definitivo, imbastendo un film che ha un piede negli Stati Uniti e un altro in Oriente, ma la testa è da un'altra parte, la confusione regna sovrana, e il salto è nella fossa. Il regista usa un elemento di origine "esotica" del cinema di genere sci-fi e disaster (i "mostri" giganti nati nel Secondo Dopoguerra, frutto della corsa al nucleare) per arricchire in maniera folle una "normale" storia di gelosia e vendetta, coi piedi ben piantati in importanti implicazioni psicologiche. Il risultato è certamente curioso. Però il film non è pienamente riuscito, zoppica un po', soprattutto nei tempi, ma dalla sua ha sicuramente una traccia narrativa intrigante e buoni attori, un bravo Jason Sudeikis, molto ambiguo e inquietante, e una brava Anne Hathaway, capace di bilanciare con talento i registri grotteschi e drammatici del film. A dispetto della situazione stramba e delle premesse supereroistiche, Colossal non è un film divertente: a partire dalla dipendenza dall'alcool della protagonista, la storia è molto tragica e, nel suo dipanarsi, mette in luce una discreta quantità di situazioni problematiche non poco angoscianti. Una delle tagline del film, non a caso, è: "C'è un mostro dentro ognuno di noi". Perciò, risulta un prodotto davvero difficile da definire e, forse, questo pastiche di contenuti eterogenei, a parer mio influisce anche sulla definitiva riuscita del film. Voto: 5 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

In Another Country (Dramma 2012) - Anche il cinema coreano non è perfetto, ogni tanto può fare flop anche lui, come in questo caso, come nel caso di questo mediocre film diretto dal sudcoreano Hong Sang-soo. Va bene il messaggio, che sono molteplici, uno è sicuramente sulla direzione della vita che si può prendere, una specie di Sliding doors, uno sulla difficoltà di comprensione tra lingue, una specie di Lost in Translation, ma messi in scena non efficacemente, e con derive rispetto ai film citati di poca sostanza. Questo dramma sentimentale leggiadro infatti, vuole mescolare la realtà alla finzione del racconto (il film difatti narra di una giovane donna coreana che si accinge a scrivere una sceneggiatura per un film nella quale vengono raccontate tre storie diverse che hanno come protagonista tre donne francesi di nome Anne, interpretate sempre da Isabelle Huppert, le quali si trovano per diversi motivi personali in una spiaggia di una località balneare della Corea del Sud), ma l'assunto di partenza (la seduzione) non trova uno sviluppo adatto in grado di unire le tre facce del prisma all'analisi sulla figura maschile (ma anche femminile). La ricerca di punti di riferimento, amori o semplicemente una buona compagnia per risollevarsi da cocenti delusioni di diradano in dialoghi vacui e personaggi macchietta nonché irritanti (il bagnino, il monaco). Non c'è involuzione ma neanche evoluzione, non c'è dinamismo ma solo ridondanza. Un film in larga parte impalpabile, che si salva dal baratro grazie soprattutto all'attrice francese di cui sopra. Voto: 5 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

Taj Mahal (Dramma 2015) - Una pellicola, una storia, caratterizzata da una recitazione fredda e distaccata dove gli attori (colpa, forse, di una sceneggiatura piatta e di una regia priva di sussulti che si limita a raccontare, a suo modo, purtroppo sommariamente e con poca forza, uno specifico fatto di cronaca avvenuto a Mumbai nel 2008 che provocò numerose vittime) fanno il loro compitino e basta, senza trasmettere emozioni, senza far partecipi lo spettatore di quelle sensazioni di sconforto, paura, tensione e smarrimento che inevitabilmente una situazione limite come un attentato terroristico si porta dietro. Inverosimile in molti momenti, imbarazzante in altri (tutto il personaggio dell'italiana in luna di miele, interpretato da Alba Rohrwacher, è un inutile riempitivo già visto mille volte), calato sulle spalle ancora fragili di una giovane attrice (la bella Stacy Martin, che poi è l'unico motivo per cui ho visto questo film) che da sola regge quasi tutto il film, senza riuscire a convincere del tutto, il film di Nicolas Saada (che enfatizza alcune situazioni che perdono così credibilità) fallisce anche per il tentativo di risolvere il film d'azione in un finale di introspezione psicologica, per insegnarci che, da una simile esperienza, se ne esce definitivamente cambiati. Sicuramente è così, ma ci sarebbe voluta ben altra sceneggiatura perché questo concetto si trasmettesse allo spettatore, che a fine visione rimane un po' infastidito da un film che non sembra avere una meta precisa. In ogni caso, film probabilmente guardabile ma poco coinvolgente. Voto: 5 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

ANGOLO VINTAGE
Suspiria (Horror 1977) - Assieme a "Profondo Rosso" il film che segna il top della produzione di Dario Argento, un film eccellente sospeso tra horror gotico, favola ed efferatezze tipiche del cinema di paura degli anni 70/80. E' anche il capitolo che dà il via alla cosiddetta Trilogia delle Tre Madri (poi continuata con il fiacco "Inferno" nel 1980 e con l'inguardabile "La Terza Madre" nel 2007). Già straordinario per la location scelta, ovvero una scuola di danza posizionata all'interno della suggestiva Foresta Nera, trova nelle invenzioni scenografiche ed estetiche volute dal regista romano dei punti di forza straordinari. Le aspirazioni della giovane Susy (decisa a perfezionare i suoi studi di balletto, benissimo interpretata da Jessica Harper) si scontrano con un mondo inquietante dominato da antichi rituali, reso ancor più sinistro da scelte cromatiche stupefacenti, con un abbondanza di giochi di luce (soprattutto tendenti al rosso e al blu) in grado di alzare sensibilmente l'asticella della tensione. Da aggiungere alla perfezione estetica (determinata anche dalle pregevoli scenografie) la terrificante colonna sonora (ad opera dei Goblin), ingrediente indispensabile per la materializzazione di atmosfere opprimenti. La gestione dei tempi narrativi è notevole, Argento riesce a spaventare grazie ad un meccanismo elaborato nei minimi particolari. E' anche vero che dal punto di vista narrativo si potrebbe muovere qualche accusa, ma francamente lo script non incappa in gravi battute a vuoto. L'unico problema potrebbe risiedere nella linearità eccessiva, con relativo mistero non poi così impossibile da decriptare. Tutto sommato la sceneggiatura, non perfetta come spesso riscontrabile nei lavori del regista romano, si lascia comunque apprezzare, anche se poi a dominare c'è l'estetica, a solleticare le percezioni sensoriali dello spettatore calato in un incubo dal sapore atavico in cui la fiaba si trasforma nel più efferato degli incubi. Le morti spettacolari non mancano, Argento dà fondo alla sua tecnica ideando inquadrature di gran fattura, quindi ricorrendo alla fantasia macabra per creare omicidi piuttosto cruenti. Un cult a ragione, tra i migliori horror italiani di tutti i tempi. Voto: 8 [Qui Trailer e più dettagli, Qui Scheda]

Ecco infine i film scartati ed evitati del periodo: King of Thieves, Aspromonte - La terra degli ultimi, Downton AbbeyHome invasion - Assediati in casa, I villeggianti.

18 commenti:

  1. Meritatissimo l'otto per Suspiria..comunque devo dire che anche Phenomena è da riscoprire. Gran bel film.

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  2. Mai digerito Argento, anche se gli devo la scoperta dei Goblin..

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  3. Ho visto Suspiria molti anni fa e mi pare di averlo apprezzato. Ma dovrei riguardarlo per ricordarmelo.

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    1. Si può sempre, comunque difficile non apprezzarlo ;)

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  4. Di questo ero curioso di vedere Kon Tiki (quell'impresa mi ha sempre affascinato!) e Colossal, anche se quest'ultimo ho capito che non è niente di che

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    1. Non è niente di che e non si capisce manco cos'è....non conoscevo questa impresa, affascinato dalle avventure, curiosità personalmente appagante ;)

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  5. Dovrei costringermi a guardare Argento una volta o l'altra!
    Se hai guardato la serie, non puoi accantonare Downton Abbey! Confesso, però, che devo ancora recuperarlo anche io! XD

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    1. Accantono proprio perché non ho visto la serie...
      Dario Argento si può amare o odiare ma i suoi film (almeno non tutti) meritano d'esser visti ;)

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  6. Concordo con te sul fatto che Colossal sia un grande pasticcio. E' vero che io non amo Anne Hathaway, ma a prescindere da questo il film, anche volendo accettare la premessa assurda, oscilla troppo tra registri diversi (comico, tragico, sentimentale, riflessivo) e alla fine lascia più perplessi che soddisfatti.

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    1. Esatto, l'idea è carina, ma lo sviluppo lascia a desiderare.

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  7. Confesso di non aver visto nessuno di questi film ma perché ultimamente non ho avuto tanto tempo per guardare i film. Fra lavoro, vacanza, problemi vari, letture, ho deciso anche di complicarmi la vita con una serie televisiva. Una mia compagna di lavoro il mese scorso mi ha convinta a guardare la serie televisiva The Affair... si, io che guardo una serie televisiva e non posso dire nemmeno che mi piace, odio i personaggi, le storie, i luoghi comuni che abbondano ma... mi ha intrigato moltissimo per via dei tempi di narrazione e per il modo in cui hanno colto ed esposto il modo in cui il problema cambia quando cambia la prospettiva dal quale viene guardato. Meno male che è nelle serie tv box sets, altrimenti chi avrebbe aspettato una settimana per vedere il prossimo episodio... haha
    Leggendo il tuo post, confesso che mi hanno incuriosito moltissimo 3 film: Corpo e Anima perché non è il solito film romantico idealizzato ma ha un tocco molto realistico, quasi dolorosamente realistico, il film Kyoto story, perché recentemente mi sono interessata molto alla cultura e alle abitudini giapponesi e il film Suspiria. Non è la prima volta che sento nominare questo film, è un cult e tutte le volte mi chiedo come ho fatto a non vederlo fino ad adesso...

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    1. Conosco The Affair e il cambio di prospettive è in effetti intrigante e riuscito, comunque mi manca la quinta stagione.
      Corpo e Anima sì, tocco onirico c'è ma con grande realismo, Kyoto story visto anche il quell'ottica funziona, infine Suspiria, andrebbe visto almeno una volta nella vita ;)

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  8. Oddio, secondo me Colossal e Bone Tomahawk sono due dei film più belli ed originali visti in tempi recenti, soprattutto il primo l'ho trovato spiazzante nella sua trama, più per i rapporti tra i protagonisti che per la vena surreale della vicenda.

    Leggo nei commenti che almeno un paio di persone si terranno lontani dal film a causa del giudizio negativo che hai dato e secondo me è un peccato, perché Colossal è una perlina che va scoperta, anche se ovviamente non potrà incontrare i gusti di tutti :)

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    1. Ma non sono comunque l'unico che ne parla negativamente, ognuno decide in ogni caso di testa propria ;)
      P.s. Ti suggerisco di passare mercoledì, perché ci sarà un bell'excursus a tema horror :)

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  9. Come mi è piaciuto Corpo e Anima, un film delicato che quasi non ti aspetti visto il macello, vista la provenienza.
    Opera senza autore con la sua lunghezza fiume l'ho temuto (a Venezia era in programmazione alle 8 del mattino), ma ha finito per catturarmi pur se qualche imperfezione più televisiva che filmica l'ho trovata.
    Pure Euforia mi ha preso e commosso, tanto da finire nei listoni di fine anno, mentre approvo il semaforo rosso per Taj Mahal che avevo prontamente rimosso.

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    1. "Macello" però attinente alla storia, e la sua profonda delicatezza :)
      Non temuta la lunghezza, visto comunque in due parti, diciamo che le imperfezioni hanno però pesato.
      Di Euforia avevo letto cose stupende da te, ma purtroppo non mi ha preso in quel modo, però non male dai, al contrario di Taj Mahal, che purtroppo vuole essere troppe cose, ma esserne una.

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