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lunedì 3 maggio 2021

I film del periodo (12-30 Aprile 2021)

Vi ho fatto attendere parecchio (quasi 20 giorni) prima di presentarvi questa seconda parte dei Prime Video (la prima parte la trovate Qui), e me ne scuso, ma dovete capirmi, recensire tutta questa ulteriore lista non è stato facile, anche perché mai avevo recensito 17 (+1) film in una botta sola, è non per caso questo il post cinematografico più "corposo" mai scritto. Ma ce l'ho fatta, spero apprezziate tutto ciò, e spero anche non vi dispiaccia se vi parlo prima di un film che ho (sempre dal catalogo Prime) rivisto. Si tratta di Altered - Paura dallo spazio profondo (anno 2006) del regista Eduardo Sánchez, che l'anno scorso con l'innovativo segmento A Ride in the Park in V/H/S 2 mi divertì. Regista che qualche anno dopo il successo di Blair Witch Project realizza questo fanta horror a basso budget (il film si incentra su un gruppo di uomini che hanno a che fare con degli alieni in un bosco, diversi anni dopo aver già avuto a che fare con questi ultimi) ma piuttosto godibile, dimostrandosi molto abile nel sapere utilizzare al meglio le limitate location, riuscendo a dosare bene la tensione e regalando anche qualche momento splatter che male non fa (effetti speciali un po' rozzi ma efficaci). Non aiuta la sceneggiatura un po' grossolana ed il cast non è proprio il massimo ma la pellicola risulta ugualmente gradevole, risulta meritevole di una visione o, come nel mio caso, di una revisione. A tal proposito, se ne ho parlato in questo trafiletto iniziale è perché come per Lost in translation e Speed Racer (rivisti settimane fa per far contenti alcuni di voi), non conterà ai fini della classifica finale dell'anno in corso, solo i film visti in "prima visione" infatti contano e conteranno (discorso diverso invece per quelli Vintage). Detto ciò, buona ulteriore lettura.

Antebellum (Horror/Thriller 2020) - La classificazione horror è un po' ingannevole, a meno che non s'intenda l'orrore del persistere nella nostra società di mali atavici come il razzismo. Su tutto ciò ruota questo strano film, una sorta di social-thriller con sfumature da fantascienza (ma neanche troppo), che mescola passato e presente. Il consiglio è di approcciarsi alla visione sapendo poco o nulla della trama, per lasciarsi sorprendere dagli eventi e dalla crescente tensione. L'abilità dei registi (Gerard Bush e Christopher Renz) è quella di fornire certezze per poi sistematicamente smontarle attraverso piccoli particolari. E quando si riesce a comprendere quanto sta accadendo si rimane affascinati da come sia stata strutturata l'opera. Al netto di certe incongruenze e di alcuni difetti (tipo quando eccede nell'enfasi di alcune sequenze), è un lavoro tosto e avvincente, che non disdegna di lanciare messaggi (feroci e allo stesso tempo inquietanti) e denunciare soprusi, di ieri e di oggi. Un thriller che ti entra dentro marchiandoti a fuoco. Buona prova di Janelle Monáe, e di tutti gli altri attori coinvolti. Voto: 6,5

Eat Local - A cena coi vampiri (Horror/Commedia 2017) - B-movie a tema vampiresco che miscela, o tenta di farlo, il fattore horror (dettato dai vampiri) con lo humor di estrazione british, un po' grezzo e povero di vere grandi idee. Il risultato, nonostante tutto, appare abbastanza dignitoso e assicura una visione innocua, senza fesserie abnormi (a parte i visori termici che spariscono nel momento del bisogno) ma anche senza eccellere più di tanto. I dialoghi nonsense, volutamente demenziali, risultano abbastanza divertenti. Effetti e make up abbastanza riusciti (il resto del comparto tecnico idem). Cast niente male, Tony Curran riveste i panni del vampiro. Anche la regia è piuttosto buona e per questo non mi sento di stroncare questo esordio dell'attore Jason Flemyng (le basi sono discrete per un secondo film senza sbavature). Tra proiettili schivati a colpi di scenette comiche e la vecchietta che esce fuori sparando a colpi di mitraglia gridando "figli di buona donna", il film si rivela infatti un horror comedy dal gusto britannico tra freddure ed episodi divertenti, decisamente simpatico. Voto: 5,5

lunedì 4 novembre 2019

Benvenuti a Marwen (2018)

Tema e genere: Adattamento cinematografico del documentario del 2010 Marwencol, incentrato sulla vita ed i lavori dell'artista e fotografo Mark Hogancamp, che perse la capacità di parlare e di camminare, ma soprattutto la memoria, in seguito ad un pestaggio che lo ridusse in coma.
Trama: Un uomo reduce da un violento pestaggio si chiude in un mondo di fantasia "in miniatura", dove trasforma quanto gli accade in un universo (ai tempi della seconda guerra mondiale) di coraggio ed eroismo.
Recensione: Difficilmente sono rimasto deluso da un film di Robert Zemeckis (a parte forse La leggenda di Beowulf), che tra l'altro ultimamente ci regala pochi film (pochi ma buoni, vedasi The Walk ed Allied), evidentemente si mette al lavoro quando ha delle idee da sfruttare, questo film ne è la prova. Una tragedia umana veramente accaduta trasformata con maestria in una sorta di fiaba contemporanea interpretata da bambole che creano una sorta di realtà alternativa in cui il protagonista fugge per evitare di affrontare quello che gli è successo. Il film infatti, che vede protagonista un grandissimo Steve Carell, è ispirato ad una storia tanto assurda, quanto vera, e tratta della difficile vita di un ex illustratore, divenuto fotografo in seguito ad una violenta aggressione che gli ha cancellato tutti i ricordi del passato e la capacità di disegnare. Un percorso a dir poco tortuoso il suo, l'assenza di memoria lo aiuta a non riattaccarsi alla bottiglia, ma la nuova dipendenza da antidolorifici lo relega in un una nuova prigionia. L'unica possibilità di evasione è Marwen (dalla fusione fra il suo nome, Mark, e quella di una cotta, Wendy), ricostruzione in miniatura di un fittizio villaggio belga popolato da action figures e bambole femminili durante la seconda guerra mondiale dove vive il suo alter ego, il capitano Hogie, pilota americano tratto in salvo dalle abitanti di quel luogo dalla furia dei soldati nazisti. In bilico su un filo, la sua esistenza procede dunque parallela, tormentata dagli incubi che lo riportano alla sera di quell'aggressione (motivata, sembrerebbe, dalla sua passione per le scarpe femminili) e rinfrancata, per certi versi, dalle gesta del suo alter ego in miniatura. Gesta e situazioni immortalate da una serie di fotografie realizzate dallo stesso Mark, divenute poi oggetto di una mostra all'Esopus Space di Manhattan.

venerdì 14 dicembre 2018

[Musica] Saba Music Awards 2018

E' la prima volta in tre anni di blog che a fine anno stilo la classifica, o più semplicemente la selezione, dei migliori brani ascoltati durante l'anno corrente, ma quest'anno sentivo l'esigenza di farla, e così ecco per il prima volta (sperando non sia ovviamente l'ultima, e scommetto proprio che non lo sarà) assegnare i Saba Music Awards. Un'assegnazione un po' diversa da tutte le altre, perché saranno più premi e non uno solo, ma niente che non sia stato già fatto da altre parti. Ma prima eccovi tutti i link ai miei post musicali di quest'anno: Le mie canzoni preferite (Gennaio/Febbraio 2018), Le mie canzoni italiane preferite (Marzo/Aprile 2018), Le mie canzoni straniere preferite (Marzo/Aprile 2018), Le mie canzoni preferite (Maggio/Giugno 2018), Le mie canzoni preferite (Luglio/Agosto/Settembre 2018), Le mie canzoni preferite (Ottobre/Novembre 2018). Scritto ciò, ecco la mia selezione finale alla miglior musica dell'anno.

martedì 24 aprile 2018

Le mie canzoni straniere preferite (Marzo/Aprile 2018)

Come avevo anticipato settimana scorsa in cui ho dato il mio giudizio su Sanremo e aver postato le canzoni italiane del momento mie preferite, qui, eccomi tornato oggi per farvi sentire e ascoltare le mie canzoni straniere preferite di questi ultimi due mesi. Tante canzoni anche questa volta di artisti emergenti e di tanti altri che si affacciano per la prima volta, almeno nella mia personale sfera musicale, nel mondo globale discografico. Tuttavia prima di cominciare, anche in questo caso una piccola critica va a molti cantanti che troppo spesso compongono canzoni per tanti film, che avessero però la cortezza di scegliere pellicole migliori, perché va bene Kendrik Lamar con addirittura due canzoni nella colonna sonora per Black Panther (che non ho comunque visto), ovvero All the Stars e Pray for me, entrambe davvero belle, ma Rita Ora perché renderti partecipe, soprattutto musicalmente e anche nell'ultimo capitolo, della saga più ridicola di tutti? Infatti è un peccato che una canzone bella come For You, sia stata così "imprudentemente" usata per 50 sfumature di rosso, che pur non avendo visto so già che mi farà un po' ribrezzo. Tuttavia è solo una parte di un mondo musicale non italiano che ha comunque fornito interessanti novità, quali? eccoli qui di seguito, nella seconda parte del classico bimensile post musicale. Inoltre come in occasione della scorsa settimana ripropongo l'esperimento dell'intera playlist (17 canzoni) su Youtube, qui.

venerdì 20 aprile 2018

Moonlight (2016)

Anche se esageratamente acclamato dalla critica d'oltreoceano e in parte da quella internazionale (è addirittura tuttora considerato dalla critica cinematografica uno dei film migliori della storia), ho visto comunque Moonlight, il film vincitore di 3 Oscar nella scorsa edizione. Comunque perché ero davvero dubbioso di come, e mai come questa volta, le aspettative alte potessero scontrarsi, date le promesse, con la realtà, una deludente realtà. Moonlight è infatti un film del 2016 "solamente" discreto scambiato per un quasi capolavoro da molti critici (professionisti), e l'esagerato numero di candidature agli Oscar più che un reale apprezzamento nei confronti del film appare più che altro come il tentativo da parte dei soci dell'Academy di smarcarsi dalle accuse di scarsa rappresentanza di minoranze etniche all'interno della cerimonia che gli avevano colpiti durante le precedenti edizioni. L'effetto di ciò è che un film non particolarmente eclatante come quest'opera seconda di Barry Jenkins, regista che per fortuna è riuscito (grazie al suo contributo in fase di sceneggiatura) a non fare sentire troppo la base originale dell'opera teatrale di cui è tratto, ovvero In Moonlight Black Boys Look Blue di Tarell Alvin McCraney (giacché le impostazioni teatrali molto spesso mi annoiano), ha finito per ottenere una visibilità e un riconoscimento che probabilmente non si meritava. Non fosse per il fatto che è narrata dal punto di vista di una comunità di emarginati, la storia è una di quelle che si sono già viste un centinaio, un migliaio di volte (quella del protagonista Chiron cresciuto in un sobborgo di Miami dove povertà, droga, crimine e mancanza di affetto sono le sfide quotidiane che deve affrontare, unite alla scoperta della propria omosessualità). E Moonlight è un film estremamente semplice, fin troppo talvolta, fino ad arrivare a sfiorare il semplicismo, che non è mai una cosa raccomandabile in questi casi. Non succede molto di realmente stimolante o che porti effettivamente a riflettere circa le tematiche trattate.

lunedì 19 marzo 2018

Il diritto di contare (2016)

Segregazione razziale, emancipazione e conquista dello Spazio, ecco le tre tematiche così apparentemente diverse che fanno da collante a questo "originale" e interessante (anche storicamente) film. Perché tutti questi temi ne Il diritto di contare (2016), titolo italiano dell'americano Hidden Figures (che gioca sul doppio significato Figure nascoste/Cifre nascoste) e diretto da Theodore Melfi (già regista del bel St. Vincent), non solo vengono trattati in modo appunto originale ma anche in modo convincente. Il film infatti, ben costruito, a tratti avvincente, e che ha il grande merito di trattare un argomento sgradevole e avvilente come quello del razzismo con una dose di ironia difficile da riscontrare in opere che trattano questo tema (senza per questo apparire superficiale o scontato), con grande abilità e maestria porta i riflettori sulla storia vera e inedita di tre brillanti donne afroamericane che sono riuscite a integrarsi e imporsi in un'ambiente tipicamente maschile (e maschilista) sfidando pregiudizi e discriminazioni razziali di ogni tipo. Anche perché il film, arrivato certamente con un tempismo perfetto per la data situazione politica e sociale che stiamo attraversando, non è il classico "pippone" sulle discriminazioni razziali e di genere, non ci sono scene di violenza agghiacciante, nessuno è schiavizzato e, soprattutto, la colonna sonora è super allegra. Tanto che già la prima scena del film setta il tono, i colori e lo spirito dei 120 minuti successivi, niente è come ci si potrebbe aspettare e di sicuro ci sarà da divertirsi. Questo grazie al regista che in tal senso confeziona una pellicola intimamente ottimista, riuscendo comunque a trattare con grazia e senza superficialità il problema dell'emancipazione sociale e della conquista dei pari diritti civili da parte dei cittadini afroamericani. Infatti, puntando la camera su tre eroine "sconosciute", il regista fa emergere tutte le caratteristiche brillanti e notevoli di queste donne (la loro tenacia, il coraggio, la perseveranza e la determinazione), evitando tuttavia di appesantire la pellicola con dosi abbondanti di retorica o moralismi che ne avrebbero snaturato il contenuto. Mantenendo sempre una debita leggerezza tipica della commedia, e sdrammatizzando alcune situazioni Il diritto di contare risulta così un prodotto pienamente riuscito, che racconta di una storia inedita e lo fa senza pietismi ma puntando piuttosto sul messaggio finale, intrinsecamente ottimista e costruttivo, che lascia agli spettatori.