sabato 24 settembre 2016

Sinister 2 & Paranormal Activity 5 (2015)

In questa settimana appena trascorsa ho visto due film demoniaci, due spaventose e maligne presenze (che prendono di mira i bambini), e quindi ho deciso di metterli insieme soprattutto perché tutti e due i film mi hanno leggermente deluso. A partire dall'attesissimo sequel di uno dei migliori film horror degli ultimi tempi Sinister, il primo capitolo era infatti un mezzo capolavoro, perché anche se non rappresentava una rivoluzione in ambito horror, dato che si ispirava a tanti altri (Shining, The Ring e Il villaggio dei dannati), mescolati in un curioso mix, si presentava tuttavia come un dignitoso prodotto di genere, impreziosito dalla presenza di un buon cast (Ethan Hawke e Vincent D'Onofrio). Era perciò lecito attendersi un sequel, meno attendersene uno così privo di appeal. Perché nonostante alcune scene che potrebbero impressionare molti, non convince tanto. Ma non perché è brutto, ma perché diverso, per esempio è molto più violento, però il collegamento tra i due capitoli e un po' sballato e addirittura ci sono meno jamp scherm, anche se quei pochi fanno fare un grande salto dalla poltrona. Sinister 2 infatti prosegue sulla falsariga del predecessore, però senza offrire particolari spunti innovativi sulla trama (non offre alcun spunto particolarmente originale) ma rincarando la dose di orrore a base di sanguinolente stragi familiari. L'elemento più interessante e spaventoso di tutto poiché l'orrore generato dalla visione dei terrificanti filmini amatoriali rendono il film appetibile anche se dal seguito di una storia di per se interessante era lecito aspettarsi qualcosa di più. Colpa probabilmente di Scott Derrickson, che in questo lavoro passa il testimone della regia a Ciaran Foy, rimanendo comunque alla sceneggiatura, ma senza riuscire a dare a questo film del 2015 la direzione giusta. Film che indaga ancora di più in profondità sul misterioso demone che spinge i bambini a trucidare la propria famiglia, il tutto documentato sulle vetuste ma suggestive pellicole super 8. Tale film, infatti, approfondisce e si concentra su aspetti che nel primo film non erano stati evidenziati (soprattutto in riferimento alle scene che vedono coinvolti i bambini e i loro "mezzi" di coinvolgimento), e anche se non spiega tutto, ha un buon filo logico e un'interessante storia, nonostante si riallacci al precedente capitolo in modo confuso.

Il legame tra i due film è 'solamente' nella figura dell'ex vice-sceriffo (ovviamente già apparso nel primo film, personaggio alquanto ambiguo), ora indagatore dell'incubo, "So & So", interpretato da James Ransone, che continua a trovare indizi sulle investigazioni dello scrittore Ellison Oswalt (protagonista del primo, deceduto nel finale). I vari indizi che trova lo conducono nella casa rurale di Courtney (Shannyn Sossamon, la 'deliziosa' protagonista del primo Wayward Pines), madre di due figli, che in fuga dal marito violento, ci si trasferisce. Sa che lì è stato commesso un terribile delitto, non a caso, Dylan (Robert Daniel Sloan), uno dei due figli, comincia ad avere regolari visite di spiriti di bambini che gli mostrano terribili filmati amatoriali di morti violente (cosa che segnerà il suo destino), ma quello che non sa e che solo l'ex vice sceriffo conosce, è che dietro tutto questo vi è (di nuovo) il perverso disegno del demone Bughuul, il demone babilonese antagonista di tutti e due i film, che si ciba delle anime dei bambini, convincendoli a sterminare la propria famiglia. Come detto in precedenza però, anche se il  primo capitolo aveva ben impressionato per l'intelligente mistura fra horror e thriller immersi in un'inquietante e tetra atmosfera in cui si aggrovigliavano efferati crimini e sparizioni di bambini, il secondo perde un po' di trama qua e là e non riesce ad avere lo stessa 'aggressività' del suo predecessore, nonostante quello dei filmini è una delle trovate migliori, in scene condite di suoni inquietanti, dove vengono mostrati a loro e a noi uccisioni di famiglie nei modi più perversi e diversi, davvero agghiacciante. In Sinister 2 comunque, anche se la prima parte, risulta piuttosto fiacca, con pochi dialoghi e un riempimento fin troppo fastidioso di buchi tramite convenzionali impennate improvvise di volume e comparse subitanee di cose o presenze da dietro gli angoli, nella seconda, si risolleva grazie ad una minima complicazione dell'intrigo che lo rende più avvincente (che l'innocente diventi il colpevole, o quasi, è difatti uno dei maggiori interessi del film). Purtroppo però la figura demoniaca e imperiosa di Bughuul (qui leggermente 'scemotto') diventa all'improvviso scontata e non riesce quasi mai ad entrare in scena in maniera inquietante tranne che con espedienti già visti nel primo capitolo e quindi piuttosto prevedibili (come le fotografie in cui si anima). Per il resto Sinister 2 si appoggia (troppo) comodamente sulle buone idee del primo (i filmini amatoriali, il contesto familiare, i bambini) e si realizza tutto sommato in un buon prodotto che magari non sarà apprezzato dai 'perfezionisti' ma che comunque non ha del tutto dimenticato come si spaventa il pubblico. 6/10

Prima di cominciare con la recensione di Paranormal Activity: Dimensione fantasma (Paranormal Activity: The Ghost Dimension) sequel solo cronologico non temporale di Paranormal Activity 4, comunque ultimo film della serie, mi preme dire una cosa, cioè io dopo ben 10 anni ancora non capisco come si è riusciti a farne sei di questi film, di questa saga. Perché come nei precedenti capitoli la saga e il film non cambia stile (falso documentario), non cambia trama (con le telecamere piazzate per la casa per vedere quello che succede la notte) e non cambia neanche il finale, con il bene che esce sempre sconfitto, almeno una volta poteva succedere di uscirne vincitore, o no? No. Anche se in ogni caso la saga di Paranormal Activity rimane una delle inquietanti e spaventosi (e confuse, intricate e 'sceme') di sempre, grazie alla formula sempre uguale ma sempre efficace. Ma ovviamente dopo questo quinto capitolo, che prosegue dal finale del terzo e non quarto capitolo del franchise, che viene addirittura dopo lo spin-off Il segnato di Christopher Landon (probabilmente e paradossalmente il migliore di tutti), ha davvero stancato. Certo, finalmente scopriamo la verità o quella presunta, ma tutto diventa scontato e prevedibile, nonostante le inquietudini notturne a cui siamo stati abituati non mancano, con l'aggiunta, però, di fontane di energia Psi e altri 'contributi' digitali abbastanza deleteri anche se è l'elemento 'innovativo' migliore. Paranormal Activity: Dimensione fantasma (2015), diretto dal regista Gregory Plotkin, lo stesso del terzo, incredibilmente primo in ordine temporale, (immaginate quindi il caos), riparte infatti dal 1988 per poi spostare il tutto immediatamente ai giorni nostri e tirare in ballo una famiglia che, trasferitasi nella vecchia abitazione di Katie e Kristi, scopre una vecchia videocamera VHS che permette di vedere i fantasmi e rinviene videocassette appartenenti al passato proprio di questa videocamera, destinata a sconvolgere quello che doveva essere l'inizio di una nuova tranquilla esistenza tra quattro mura. Quella di Ryan (Chris J. Murray), Emily (Brit Shaw) e la figlia Leila (la piccina ma bravissima Ivy George), che scoprono presto che qualcosa non va e che la loro amata figlia parla con gli spiriti. Poiché guardando attraverso le lenti della telecamera cominciano a vedere che tra loro si sta svolgendo un'attività paranormale, tra cui la ricomparsa di Kristi e Katie. Quindi, man mano che viene ribadito che i demoni si nutrono di paura e che non prendono di mira le case, ma le persone, e man mano che la figlioletta dei protagonisti finisce in pericolo, giungiamo all'ultimo quarto d'ora di visione, ovvero quello strettamente riservato al lato dell'intrattenimento horror condito di rito con coinvolgimento di sacerdote, rigetti proto-l'esorcista e immancabile spargimento di cadaveri. Tutto abbastanza prevedibile anche se questa volta, dove come recita la locandina "Per la prima volta ogni mistero sarà svelato", la principale particolarità risiede in questo caso nella scelta di far manifestare nottetempo l'inquietante presenza (ovviamente digitalmente) cosa che avviene abbastanza discretamente, garantendo qualche balzo dalla sedia. Tutto sommato perciò un quinto (sesto in verità) capitolo non male per una saga che viaggia tra alti e bassi, con il solo scopo di far rabbrividire lo spettatore su un'argomento delicato quanto misterioso, affascinante ed inquietante come il paranormale. Un film che può comunque piacere agli appassionati della saga e del paranormale, poiché come detto prima rispetta le sacre regole del Paranormal Activity, anche se dopo 10 anni ha definitivamente rotto. 4/10

Ti potrebbe anche interessare:
Outcast (1a stagione)

Nessun commento:

Posta un commento